Papa Francesco – L’Unzione del Martirio

Papa Francesco

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«Oggi riuniti, io da Roma e voi lì, chiederemo che il Padre invii lo Spirito di Gesù, lo Spirito Santo, e ci conceda la grazia che tutti siano uno, “perché il mondo creda”. E mi viene in mente di dire una cosa che potrebbe essere insensata, o forse un’eresia, non so…

 Ma c’è qualcuno che “sa” che, nonostante le differenze, siamo uno. Ed è colui che ci perseguita.

Colui che perseguita oggi i cristiani, che ci unge con il martirio, sa che i cristiani sono discepoli di Cristo: che sono uno, che sono fratelli! Non gli importa se sono evangelici, ortodossi, luterani, cattolici, apostolici… non gli importa! Sono cristiani. E quel sangue si unisce».

Papa Francesco 24.05.2015

http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/francesco-francisco-francis-cristiani-christians-cristianos-41310/

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Categorie:Aforismi

40 replies

  1. Ma questo mio coterraneo capisce quel che dice? Il diavolo, (voglio credere che sia lui che ci perseguita) ci dice che siamo uno e noi dobbiamo credergli?

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  2. Queste parole del papa mi sconcertano.

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  3. Vabbe’ ragazzi, ormai il Papa potrebbe recitare il Credo e ci trovereste qualcosa di male anche li. Il diavolo non ci “dice che siamo uno”; per lui chiunque creda in Cristo e’ un nemico, da colpire armando la mano ai suoi cagnacci (tipo le bestie dell’ISIS) . E’ quello che lui chiama ‘l’ecumenismo del sangue”. E’nnamo!!!!!!

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    • E’ successo qualcosa di nuovo, che mi è sfuggito? Evangelici, ortodossi, luterani, apostolici… non sono più chiese separate da Roma? E se sono separate, come facciamo ad essere tutti uno?

      Vedi Claudio, ti sbagli, io non ce l’ho con papa Francesco, tanto meno sono alla ricerca ossessiva di parole del papa da contestare. Il problema è che papa Francesco spesso dice cose che non capisco e questo è uno di quei casi. Spiegatemelo voi allora che cosa vuol dire che “quel sangue ci unisce”. L’unico sangue che ci unisce, per quel che ne so io, è il sangue di Gesù Cristo. Come può il sangue di un peccatore, sia pure cristiano, ma separato dalla chiesa di Cristo, unire tutti i cristiani?

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      • Quindi ad esempio gli Ortodossi (prendiamo una realtà a casa) sono dei separati dalla Chiesa di Cristo, noi sono uniti a noi dal Sangue di Cristo, sono ipso facto dai PECCATORI e non possono avere nulla a che spartire con i Cattolici (certo non con quelli santi come te per l’unico merito – che culo – di essere stati battezzati nella Chiesa Cattolica) e conseguentemente il loro eventuale martirio – ma anche il solo spendersi per vivere secondo quanto hanno ricevuto, é una barzelletta.. A poco vale!

        Sei un grande…

        Poi ci sono i distinguo all’interno della stessa Chiesa Cattolica e stringi stringi ci restano solo i fra Centanni Giancarli e poco d’altro…

        MESCHINI NOI 😞

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        • Forte però ‘sta cosa che il Sangue di Cristo effuso sulla Croce perché si divenga tutti uno in Lui con i tempi e i modi che la Grazia dispone, serva in realtà a dire: No tu no! (naturalmente IO si!) …

          Raga svegliatevi, che non avete capito nulla…. !!
          E tu Bergoglio, destati dal sonno… Che ce vieni addì?

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          • Scusami mio coetaneo, tu credi al mio coterraneo che dobbiamo credere che siamo uno perche lo siamo per il diavolo?

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            • Caro coetaneo, la domanda è mal posta…

              Comunque non lo credo perché lo crede il diavolo… semmai il suo crederlo e operare in odio a ciò, e affinché l’unione perfetta non avvenga, è dimostrazione dell’importanza di questa unione che, seppure oggi ancora imperfetta è realtà quanto meno escatologica.

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            • Bariom, non mi spiegui perche la domanda sia mal posta ma non importa dalla tua risposta si capisce che non credi che siamo uno, e non credi che anche se l´aziona del maligno debbe essere in considerazione per capire se lo siamo o no.
              Allora perché diffendere questa affermazione di Bergoglio:

              “Ma c’è qualcuno che “sa” che, nonostante le differenze, siamo uno. Ed è colui che ci perseguita.”

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              • @blaspas59,

                tu desumi ciò che non mi pare io abbia affermato.
                Per tagliare la testa al toro: io concordo con il pensiero che siamo UNO sotto l’unzione del Martirio perché è un Martirio procurato in odium fidei e accettato pur di non rinnegale la propria Fede in Cristo.

                A me tanto basta. A te non basta? Vuoi cavillare guardando a questi Martiri su si, ma, però, forse, ecc, ecc. Padrone.. accomodati.
                Lascio a te questo sapiente esercizio. 😉

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            • Bariom, leggi quello che ha sempre insegnato la Chiesa.

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              • Tipo ciò che bene riassume Santo Giovanni Paolo II (già il suo saluto basterebbe…):

                DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI RAPPRESENTANTI DELLE ALTRE CONFESSIONI CRISTIANE

                Magonza, 17 novembre 1980

                Venerati fratelli in Cristo,

                “Quanto è buono e soave che i fratelli vivano insieme!” (Sal 133,1). Non possiamo noi tutti sperimentare in quest’ora la verità di questa parola del salmo? Ci siamo trovati insieme come fratelli nel Signore. La fraternità non è per noi una parola vuota o un sogno fugace; è una lieta realtà, oggi e ovunque i cristiani obbediscano al loro Signore e lo seguano. La grazia di Dio ci unisce con lui e fra noi. Col Vaticano II possiamo aver fiducia che “questo legame fraterno tra tutti i cristiani” “ci porta finalmente secondo la clemente volontà di Dio alla piena e perfetta unità” (Unitatis Redintegratio, 5). Siamo tutti destinati a vivere insieme nell’unica “famiglia di Dio”; siamo chiamati “a servire alla salvezza e al rinnovamento di ogni creatura, affinché tutto sia ricapitolato in Cristo e gli uomini trovino in lui un’unica famiglia e un unico popolo di Dio” (Ad Gentes, 1).

                Tutta la gioia per il nostro incontro, per la nostra vocazione e missione non ci deve far dimenticare quanto poco abbiamo corrisposto e corrispondiamo alla grazia di Dio. Nonostante la nostra profonda unione per molti aspetti siamo, di fatto, divisi.

                Il nostro stare insieme nella vostra patria Germanica ci pone di fronte all’evento della Riforma.

                Dobbiamo pensare a ciò che l’ha preceduto e a quanto è avvenuto da allora. Se non tralasciamo i fatti, ci rendiamo conto che le colpe degli uomini ci hanno portato all’infelice divisione dei cristiani e la nostra colpa impedisce nuovamente i passi possibili e necessari verso l’unità. Con vigore faccio mio ciò che disse il mio predecessore Adriano VI nel 1523 alla Dieta di Norimberga: “Certamente la mano del Signore non si è abbreviata tanto da non poterci salvare, ma il peccato ci separa da lui… Noi tutti, prelati e sacerdoti, abbiamo deviato e non c’è neppure uno che faccia il bene (Sal 14,3). Perciò dobbiamo tutti rendere onore a Dio e umiliarci davanti a lui. Ognuno di noi deve considerare perché è caduto e giudicare se stesso piuttosto che essere giudicato da Dio nel giorno dell’ira”. Con l’ultimo Papa tedesco o olandese, dico: “La malattia è profondamente radicata e sviluppata; si deve procedere quindi passo per passo e affrontare anzitutto i mali più gravi e pericolosi con medicine appropriate, per non aggrovigliare di più ogni cosa con una riforma affrettata”. Oggi, come allora, il primo e più importante passo verso l’unità è il rinnovamento della vita cristiana. “Non si dà autentico ecumenismo senza conversione interiore” (Unitatis Redintegratio, 7).

                Nello sforzo per il rinnovamento e l’unione può aiutarci molto quanto si è già fatto nella vostra patria dal punto di vista ecumenico. Ricordiamo in proposito il trovarsi insieme dei fratelli disuniti negli anni della comune calamità e tribolazione sofferta, il martirio di coloro che hanno immolato la loro vita per l’unità in Cristo, i comuni diuturni sforzi scientifici fatti insieme per l’unità dei cristiani, i mutui e regolari contatti ufficiali, la traduzione ecumenica della Sacra Scrittura elaborata insieme, le iniziative sempre di nuovo intraprese per rispondere insieme alle sfide del nostro tempo, la riflessione, animata da spirito ecumenico, sull’intento e la testimonianza della “confessio augustana” e la celebrazione del suo 450° anniversario, l’unione nella associazione operaia delle chiese cristiane “per una testimonianza e un servizio comune” (ACK-Satzung, § 1).

                Sia di cuore ringraziato Dio per tutto ciò! Egli conceda a tutti forza e coraggio per non rallentare i numerosi sforzi per l’unione piena. Egli faccia sì che il buon seme spunti e porti frutti copiosi.

                Certamente tutto dipende in maniera decisiva dall’unirsi sempre più “per una testimonianza e un servizio comune”. L’unità della Chiesa appartiene alla sua essenza inalienabile. Essa non è scopo a se stessa. Il Signore la conferisce “perché il mondo creda” (Gv 17,21). Non lasciamo nulla di intentato per testimoniarci gli uni agli altri ciò che ci è stato dato in Gesù Cristo. Egli è “l’unico mediatore tra Dio e gli uomini” (1Tm 2,5). “In nessun altro c’è salvezza” (At 4,12). Tutti i passi verso il mediatore ci obbligano e ci incoraggiano nello stesso tempo ad osare i passi necessari verso tutte le nostre sorelle e fratelli. Come l’amore del Signore, così pure il vero servizio nella sua sequela non conosce barriere. Esso riguarda tutte le dimensioni dell’esistenza umana e tutti gli ambienti del nostro tempo. Impegnamoci insieme “sia nello stimare rettamente la dignità della persona umana, sia nel promuovere il bene della pace, sia nell’attuare l’applicazione sociale del Vangelo, sia nel far progredire, onde venire incontro alle miserie del nostro tempo, quali la fame e le calamità, l’analfabetismo e l’indigenza, la mancanza di abitazioni e la diseguale distribuzione dei beni” (Unitatis Redintegratio, 12).

                Ricordando questa esigenza del movimento ecumenico, vorrei richiamare subito le ultime parole.

                Nella coscienza che la “riconciliazione di tutti i cristiani nell’unità della Chiesa di Cristo, una e unica, supera le forze e le capacità umane”, il Concilio ha riposto “tutta la sua speranza nella preghiera di Cristo per la Chiesa, nell’amore del Padre per noi e nella forza dello Spirito Santo. “E la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato effuso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, che ci è stato donato” (Rm 5,5)” (Unitatis Redintegratio, 24).

                Preghiamo: Signore, dacci la forza della speranza, il fuoco dell’amore, la luce della fede. Preghiamo insieme come il Signore ci ha insegnato:

                “Padre nostro…”.
                ……………………………………………..

                Ma probabilmente avrai da eccepire e da cavillare su cosa sia “insegnamento” e cosa invece rienti o non rientri in questo a seconda del giorno e del momento…

                Cmq blaspas59 che ti devo dire… io ti lascio il passo… d’altronde da chi invita altri a leggere ciò che evidentemente presumi ignorino, che sa per certo cosa possa intendere il Demonio, cosa il Santo Padre dovrebbe dire o non dire, come e quando, e in ultima analisi, secondo logica, non può non sapere per certo cosa è a Dio gradito in tema di Martirio, solo si può fare un paso indietro: “ubi major, minor cessat”

                Ti saluto. 😉

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          • E tuttti i martiri , caro Bariom, cattolici uccisi dai protestanti? Tipo San Tomas More ed altri inglesi fatti uccidere da Enrico VIII perchè non si voleva convertire all’anglicanesimo? O i cattolici bruciati a Ginevra da Calvino? Dov’è nella storia passata l'”unione del sangue”? Non c’è mai stata!
            I protestanti sgozzzavano i cattolici!!! ( e viceversa)
            Questi martiri cattolici che hanno versato il sangue uccisi dai protestanti li vogliamo dimenticare del tutto? Oppure, come credo, nesssuno ne sa nulla, a nesssuno gliene frega nulla della storia passata della Chiesa cattolica, perchè l’IGNORANZA regna sovrana. Tutto quello che per questi signori , tipo Bergoglio, è importante è il “qui e ora” Nesssun senso storio, nessuna conoscenza del passato
            L’ignoranza unita all’arroganza purtroppo siede sul trono di PIetro.
            Un papa che si vanta di leggere per 10 minuti un solo giornale… Repubblica!
            http://www.repubblica.it/esteri/2015/05/25/news/il_papa_non_guardo_la_tv_leggo_repubblica_-115198336/?ref=HREC1-8

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            • eggia’. Perche’ pregare per l’unita’ dei cristiani ed affermare un fatto (ovvero che nel 2015 i cristiani , cattolici ortodossi o protestanti che siano, vengono ammazzati in quanto cristiani) equivale nientepopodimenoche’ a dimenticare-disprezzare i nostri martiri.

              Sul leggere Repubblica…non so come gli regga lo stomaco, ma fa bene; per combattere un nemico bisogna conoscerlo!

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            • E tutti gli uomini e donne e bambini uccisi a MILIONI da altri uomini e donne (e persino da bambini) caro Giacomo… di qualunque religione, qualunque regione, qualunque pensiero?

              Cosa ci insegna la Storia (anche quella della Chiesa)? (Che a ben guardare sembra proprio a molti nulla insegni!)

              Puoi certamente continuare a guardare oggi come ieri a sangue e merda e altro non vedrai temo neppure per il futuro…
              Anche questo è segno di ignoranza (nel senso letterale), di arroganza forse… non saprei.
              Certamente non è segno dello spirito di Gesù Cristo coltivare cosa? il ricordo il rancore l’astio l’odio l’avversione il non-perdono o cos’altro… ah forse la giustizia… quella della legge del taglione?

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          • Grazie dell´ironia Bariom ma devo di nuovo corregerti, chi da per certo cosa possa intendere il demonio e Bergoglio come si legge nel post, non ho mai detto cosa debba dire o non dire il Papa, ma se dice che quello che é sul tavolo non é una mela non posso non dire che sbaglia. E su cosa sia gradito Dio in tema di martirio accetto umilmente ció che la Chiesa insegna.

            In pace.

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      • Fra centanni: Ovvio che si tratti di Chiese separate; non per niente il Papa ha pregato per l’unita’ dei cristiani; che ahime’non c’e’. Su rapporti tra Cattolicesimo e altre confessioni cristiane, ti consiglio di leggere qua http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_25051995_ut-unum-sint.html
        e
        http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20000806_dominus-iesus_it.html
        della Dominus Iesus ne abbiam parlato qui https://pellegrininellaverita.com/2014/11/04/dominus-iesus-ritorno-al-futuro/

        Per il resto,vedi sotto Simon e Franceschiello.

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  4. Ma pensate che agli agli islamici o agli Indu interessi la nostra divisione? A loro basta chiamarsi cristiani per combatterli indistintamente tutti. Ha pienamente ragione il papa in questo. Secondo voi un evangelista non può fregiarsi del titolo di martire se è perseguitato per la sua fede in Gesù?

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  5. Quel che ha insegnato il Papa Francesco in questo testo è un’intuizione profonda e, direi, un lampo di genio profetico: non è la prima volta che lo afferma ma il suo pensiero va affinandosi.
    DI certo niente di eretico, ma fiato portentoso che apre la sola via possibile e concreta per un ecumenismo sensato e veridico.

    Ai teologi e a tutti noi di ruminare queste frasi portentose nel nostro cuore sotto la guida dello Spirito Santo per unire la nostra volontà, cioè l’amare, all’intenzione di quel che il Santo Padre desidera comunicarci: un ruminare che secondo i caratteri ed i temperamenti di ognuno di noi sarà più razionale, o più mistico, piì teologico o piû filosofico, piû pratico o più teorico, più magistrale o più pastorale.
    Rispetto, ma sono sconcertato, dalle reazioni di blas e di fra’centanni.

    Il cristiano è colui che testimonia, cioè, letteralmente, che è martire della morte e della risurrezione di Cristo Gesù: la Chiesa è il Corpo di Gesù che testimonia nelle Sue ferite e nella Sua risurrezione. Chiunque testimonia di questa morte e risurrezione negli atti e nelle parole è Chiesa.

    E l’Unica Chiesa di Cristo, cioè il Suo Corpo, pienamente sussiste nella Chiesa cattolica: cioè tutti i martiri della morte e della risurrezione di Cristo sussistono nella Chiesa cattolica, che è in loro come ormai loro sono in Lei.

    Nei Vangeli appare chiaro in più occasione che anche i demoni testimoniano di chi sia Cristo e quale sia la Sua missione, al punto che Gesù stesso deve ordinare loro di tacere. Quando l’Accusatore ottiene la condanna di Gesù, questa stessa condanna è testimonianza e conduce al martirio stesso di Gesù, il Quale sulla Croce testimonia di quel che vede dal Padre e cioè il Suo Amore.

    La testimonianza satanica esiste e nella sua infecondità lascia sempre la porta totalmente spalancata alla fecondità divina proprio quando crede aver vinto: vittoria alla Pirro che si ripete ogni qual volta il diavolo uccide il testimone, mentre invece il testimone è inscindibilmente unito al Testimone per antonomasia, ormai anch’egli martire unito per sempre al Corpo di Cristo.

    Quindi, assieme al Santo Padre, concordo nel dire che il fatto stesso che satana indica i cristiani di ogni appellazione come oggetto di persecuzione, sia la prova (in chiaroscuro) dell’unità in Cristo di tutti i cristiani martiri della Sua morte e risurrezione.

    La vera domanda che dovremmo porci, non è tanto sapere se siamo cattolici o no, ma sapere se vogliamo davvero essere martiri, fin al punto di dare la nostra propria vita, ché non vi è dimostrazione di più grande amore. Solo dando eroicamente la nostra vita come martirio, cioè testimonianza, della morte e della risurrezione di Cristo, possiamo/potremo dirci veramente parte della Chiesa cattolica in quanto membri dell’Unica Chiesa di Cristo assieme a tutti coloro che sono stati massacrati in odio al Nome che sta al di sopra di ogni nome: questo è il solo e vero ecumenismo che dobbiamo praticare.

    In Pace

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    • Ottimo Simon…

      Per poi scoprire Dio non voglia, quanti “cattolici tutti d’un pezzo” se la daranno a gambe se chiamati alla testimonianza sino al sangue (su me stesso non scommetto) e quanti fratelli di Chiese cosiddette “separate”, il loro sangue lo verseranno…

      😐

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    • Ma allora perche ti scandalizzi di Marx e Kasper? Quello che sostengono e quello che da secoli appartengono all´Unica Chiesa di Cristo.

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    • Concordo su tutta la linea Simon.
      Eccetto sul ‘rispetto’ verso chi alza di continuo muri e/o vuole rafforzare quelli che già ci sono. A me sembra… paradossale ‘rispettare’ certe posizioni.
      Intendiamoci: non è che devi prendere a male parole chi auspica e fomenta divisioni. Però…prendendo lo spunto di Blas (su kasper-marx) al contrario: perché essere duro con i cardinali tedeschi e non con chi mette in dubbio perfino il sangue dei martiri?
      La durezza va usata in entrambi i casi.
      E per quanto mi riguarda io NON rispetto chi sputa veleno sul ‘sangue che ci unisce’. Perché NON rispetto quello che ci sta nascosto dietro (anzi nemmeno tanto nascosto, secondo me, visto l’odio che traspare).

      Rimanere ‘sconcertati’ di fronte a certe posizioni e ‘rispettarle’ per me non va bene. Il COMBATTIMENTO va bene. La DUREZZA va bene.
      DETESTARE per me va ancora meglio.
      Perché combattere e contrapporsi all’odio-che-divide è giusto.
      Mentre fare uno strano cortocircuito e rispettare chi-divide è sbagliato.
      Per me.

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      • El hereje que rechaza un solo artículo de fe no tiene el hábito ni de la fe formada ni de la fe informe. Y la razón de ello está en el hecho de que la especie de cualquier hábito depende de la razón formal del objeto, y si ésta desaparece, desaparece también la especie del hábito. Pues bien, el objeto formal de la fe es la Verdad primera revelada en la Sagrada Escritura y en la enseñanza de la Iglesia. Por eso, quien no se adhiere, como regla infalible y divina, a la enseñanza de la Iglesia, que procede de la Verdad primera revelada en la Sagrada Escritura, no posee el hábito de la fe, sino que retiene las cosas de la fe por otro medio distinto. Como el que tiene en su mente una conclusión sin conocer el medio de demostración, es evidente que no posee la ciencia de esa conclusión, sino tan sólo opinión.
        Ahora bien, es evidente que quien se adhiere a la enseñanza de la Iglesia como regla infalible presta su asentimiento a todo cuanto enseña la Iglesia. De lo contrario, si de las cosas que enseña la Iglesia admite las que quiere y excluye las que no quiere, no asiente a la enseñanza de la Iglesia como regla infalible, sino a su propia voluntad. Así, es del todo evidente que el hereje que de manera pertinaz rechaza un solo artículo no está preparado para seguir en su totalidad la enseñanza de la Iglesia (estaría, en realidad, en error y no sería hereje si no lo rechaza con pertinacia). Es, pues, evidente que el hereje que niega un solo artículo no tiene fe respecto a los demás, sino solamente opinión, que depende de su propia voluntad.

        Santo Tomás de Aquino, S.Th. II-II, q.5, a.3, co. /ad1

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  6. Una volta lessi da qualche parte una cosa del genere: “il cattolicesimo è questione di sacramenti”.
    Un cattolico dunque non può mai trascurare la sacramentaria.
    La Catholica riconosce come perfettamente valido il battesimo di ogni confessione cristiana che accetti la Trinità, pertanto per la Chiesa di Roma il battesimo amministrato presso gli ortodossi o i luterani è valido quanto quello amministrato presso i cattolici.
    Per la Catholica, quindi, un ortodosso o un pentecostale,al di là delle dolorose divisioni, è un cristiano, avendo egli ricevuto un valido battesimo.
    Il discorso del Papa circa l'”ecumenismo del sangue” è dunque molto giusto.

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  7. Ma rimango comunque convinto che sia sconveniente questo continuo flirtare del Papa con i pentecostali.
    Trovo molto più interessante il dialogo ecumenico con gli ortodossi, sia dal punto di vista teologico, che dal punto di vista “strategico”.
    Dal punto di vista teologico, perché il problema del Filioque è un’inezia rispetto al problema del Sola Scriptura.
    Dal punto di vista “strategico”, perchè gli ortodossi hanno una gerarchia con valida successione apostolica (sempre dal punto di vista sacramentario, questo significa moltissimo), cosa di cui i protestanti sono del tutto privi, e quindi i continui dialoghi del Papa con Traettino rimangono solo chiacchierate tra il Papa e un pentecostale, visto che alla fine dei conti nella galassia protestante “uno vale uno”, e ognuno rappresenta se stesso.

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    • Non so cosa sia strategico oppure no.
      Gli ortodossi ci sono dottrinalmente e sacramentalmente più vicini non c’è dubbio, ma i pentecostali e gli evangelici hanno un dinamismo apostolico e proselita che gli ortodossi non sognano manco nelle loro estasi athonite,
      Ad esempio, ci sono migliaia di musulmani che si convertono all’evangelismo in Algeria, al punto che la polizia di stato di quel paese comincia a reagire, mentre noi cattolici stiamo zitti zitti colla paura del martirio e mentre i nostri fratelli ortodossi tremano quando un musulmano chiede loro di essere battezzati a causa anche del fatto che “tengono famiglia” (sono cosciente che faccio una caricatura, ma è per rendere l’idea in due parole).
      A ben pensarci è forse più “strategico” stabilire legami positivi cogli evangelisti, pentecostali o no: la loro dottrina morale è più. vicina alla nostra che quella delle comunità ecclesiali protestanti tradizionali come i calvinisti ed i luterani.
      Opinioni.
      In Pace

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      • Finchè i pentecostali fanno proselitismo a spese dei musulmani, ok.
        Il problema (perchè si tratta di un problema) è che fanno proselitismo anche a spese dei cattolici, vedi il Sudamerica.
        “Strategicamente”, non è molto inteligente bacchettare in casa propria chi fa proselitismo, per poi andare a congratularsi in casa d’altri con chi invece fa proselitismo sfrenato.

        Poi, d’accordo, è “strategicamente” più utile stabilire legami positivi con i pentecostali, piuttosto che con i protestanti storici: io luterani, anglicani, e valdesi non li considero proprio 😉 , essendo questi ultimi in via d’estinzione.

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    • Il problema è che per gli Ortodossi NON è un’inezia… se veramente lo fosse per noi Cattolici (e la sua genesi è piuttosto chiara…), dovremmo noi, cercare di eliminare questo ostacolo…

      Come dice Simon, opinione…

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      • …il problema del Filioque, intendo.

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      • infatti ho detto che è un’inezia RISPETTO al Sola Scriptura, ma per il resto sono consapevole che il dialogo con gli ortodossi sia tutt’altro che facile.

        Le gerarchie ortodosse rifiutano il primato petrino (essenzialmente è questo il nocciolo della questione ortodossa), ma sono pur sempre gerarchie con valida successione apostolica, questo significa che con gli ortodossi condividiamo praticamente tutta la sacramentaria. Con i protestanti, invece, oltre al battesimo non condividiamo nient’altro.

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  8. Magnifica intervista qui.
    http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/francesco-41318/
    Buona lettura a tutti.
    In Pace

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  9. In una commovente gara al “volemose bene” cieco e senza senso (o con un senso drammaticamente chiaro…) anche l’Expo diventa occasione per vivere la “grazia della interreligiosità”. Gioiosa mensa comune tra induisti, anglicani, islamici, valdesi, ebrei, buddisti e… cattolici (?).

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  10. Tutto sommato, l’uscita del papa non è così strana, anzi serve a ricordare a tutti la vera “teologia del martirio”.

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    • 1. Il martirio cristiano (mai cercato, a scanso di equivoci contemporanei) è stato sempre vissuto e pensato come dono di testimonianza e identificazione con il Testimone primo e ultimo, il Crocifisso.
      «Christus in martyre est», dicevano i Padri, ma la stessa Apocalisse parla della moltitudine di chi ha lavato le proprie vesti, rendendole candide col sangue dell’Agnello Immolato.
      Esemplare è la preghiera finale del santo martire Policarpo:
      «Padre del tuo amato e benedetto Figlio Gesù Cristo, per mezzo del quale ti abbiamo conosciuto, Dio degli angeli e delle potestà, ti benedico per avermi ritenuto degno di questo giorno e di questo momento, rendendomi partecipe, nel numero dei martiri, del calice del tuo Cristo per la risurrezione dell’anima e del corpo nella vita eterna e nell’incorruttibilità dello Spirito Santo. Possa io oggi essere accolto fra loro innanzi a te in un sacrificio pingue e gradito, quale tu stesso mi hai preparato e manifestato e porti ora a compimento, Dio verace e leale. Perciò io ti lodo anche per tutte le cose, ti benedico, ti rendo gloria per mezzo dell’eterno gran sacerdote Gesù Cristo tuo Figlio diletto, e per mezzo suo sia gloria a te in unione con Lui nello Spirito Santo ora e sempre nei secoli venturi, amen».
      Questa preghiera sarà poi lo schema ideale della grande Preghiera Eucaristica che la Chiesa proclama da un confine all’altro della terra.

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      • 2. Fino ad una certa data, in effetti, era del tutto spontaneo associare il martirio alla confessione (fino all’effusione del sangue) dell’identità cristiana. Pensiamo al Prefazio dei Martiri.
        Poi la sensibilità si è spostata verso altri tipi di criteriologia: l’ “odium fidei” è diventato, nella percezione dei più (e non senza aspetti anche condivisibili), un caso particolare dell’ “odium iustitiae”.
        Oggi, così, è del tutto autoevidente il martirio di un Romero, di un Popielusko, di un Puglisi … (ed io sono “devoto” da sempre alla figura laica di Jan Palach).
        Il risultato però è quello di mettere in sospetto proprio “la confessione l’identità cristiana”, che per poter essere “dicibile” deve essere ricodificata sotto altra forma (la difesa del povero, l’amicizia con i popoli, la lotta ai pregiudizi, l’approccio dialogico e non proselitistico …)…
        Come se l’unica vera forma del cristiano non fosse Cristo stesso.

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        • 3. La verità delle cose è che c’è stato (anzi c’è) un Agnello immolato, che il suo sangue ci ha redenti, che le sue piaghe ci hanno guarito, che risorto da morte, intercede in eterno e in eterno vive con i segni della sua Passione.
          Volendo andare oltre (o prescindere da) quel “corpo offerto in sacrificio”, quel “sangue sparso in remissione dei peccati”, in realtà non si raggiunge lo stato di “non violenza”, ma si sta “al di qua” di quel Dono totale, che Lui ha reso in eterno al Padre a nostro beneficio.
          La verità delle cose è c’è stato e c’è chi testimonia Cristo “fino alla fine” e proprio chi dice di credere in Cristo ne coglie a fatica l’Implicazione ultima.
          Paradossalmente, ma non del tutto, la vera consapevolezza “teologica” sembrano averla oggi (rovesciata) proprio i persecutori e, primo in assoluto, il persecutore per antonomasia, Satana…

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