Beato Oscar Romero: in attesa del 23 maggio

'If they kill me, I will be reborn"

‘If they kill me, I will be reborn”

Trentacinque anni fa, precisamente il 24 marzo 1980, moriva l’arcivescovo cattolico Óscar Romero.
Morì, come molti sanno, per un colpo di pistola di un sicario mentre il Vescovo stesso elevava l’ostia nella consacrazione, in un periodo dove l’America Latina era gonfia di quel terrore oligarchico che in fondo è la cifra del potere irresponsabile.

Non voglio ricordarlo oggi per le sue posizioni politiche, per gli scontri con il governo sanguinario salvadoregno. Ne tanto meno desidero polemizzare per la sua simpatia nei confronti della teologia della liberazione di Gutiérrez, discorrendo di Müller e delle azioni papali al riguardo.
Vorrei piuttosto soffermarmi su alcune sue parole, su quello che oggi ci può dire su come lui viveva la Chiesa, su come la sognava. Una visione ecclesiastica “da fine del mondo”, copia antica del cammino papale odierno.

Cominciamo dal motto dello stesso Arcivescovo, quel “Sentire cum Ecclesia” che oggi appare così necessario per noi cattolici che vogliamo sentirci tali. Oggi tutto sembra essere lecito per il cattolico: dall’approvare vescovi scismatici a fare il tifo per chi è stato mandato dalla Curia per sanare situazioni che in fondo non si conoscono; dal criticare il Santo Padre con ogni mezzo e pretesto al leggere ogni uscita magisteriale in modalità estranea al Magistero stesso.
Tutti noi siamo chiamati a questa tappa, necessaria alla santità a cui Dio ci chiama.

Continuiamo con qualche citazione e iniziamo con una che sembra essere di Papa Francesco in persona.
E lo sappiamo che potrebbe essere criticata sottolineando come un conto è dire povertà, un altro è pauperismo e altre belle chiacchiere che siamo soliti leggere nei siti pseudo-tradizionalisti di professione. Sono parole che vanno lette con il senno del cattolico che, appunto, sente cum Ecclesia. Che ben conosce il rischio del pauperismo e non si erge, superbo, sul trono del “io sono io e tu…”. Che non si permette insomma di pensare di essere l’unico a conoscere questa banale differenza e di vantarsene con vanagloria inutile.
Leggiamo

Questa è la chiesa che voglio Ora la chiesa non si appoggia su nessun potere, su nessun denaro. Oggi la chiesa è povera. Oggi la chiesa sa che i potenti la rifiutano, ma che la amano quelli che ripongono in Dio la loro fiducia. Questa è la chiesa che voglio. Una chiesa che non conta sui privilegi ed il valore delle cose terrene. Una chiesa sempre più slegata dalle cose terrene, umane, per poterle giudicare con maggior libertà dalla sua prospettiva che è quella del Vangelo, dalla sua povertà.” (28.8.77)

e ancora:

Una Chiesa autenticamente povera, missionaria e pasquale, slegata da ogni potere temporale ed audacemente impegnata nella liberazione di tutto l’uomo e di tutti gli uomini
Gregorio Rosa Chávez, L’eredità di Monsignor Romero: la Chiesa della Pasqua, marzo 2005, in santamelania.it

Tutti noi siamo chiamati a saper leggere le parole e i fatti intorno a noi con l’ermeneutica del cattolico umile, necessaria alla santità a cui Dio ci chiama.

Concludo con alcune parole di autentico coraggio, soprattutto oggi che – come sempre – siamo chiamati a questo tempo di prova e di martirio. Parole che oggi, chiamati alla preghiera per i tanti missionari martiri che nella storia della Chiesa non sono purtroppo mai mancati, risuonano forti e profetiche. Sono parole che ci devono aiutare a trovare quello sguardo sub specie aeternitatis che Dio promette ai suoi discepoli, quella trasfigurazione del male che permette non solo di vedere il positivo nel negativo, ma addirittura di vedere il negativo nel positivo. Saper vedere anche il negativo nel positivo non significa affatto disprezzare o banalizzare il positivo bensì rieditare il suo speculare, il positivo nel negativo. Significa che il negativo non è mai assoluto, ma è relativo rispetto ad un bene che è assoluto e necessario.
Leggiamo:

Il martirio è una grazia di Dio che non credo di meritare, ma se Dio accetta il sacrificio della mia vita, che il mio sangue sia un seme di libertà e il segno che la speranza sarà presto realtà.
(citato da Paolo Giuntella, Il fiore rosso, Paoline, 2006)

e ancora:

Io parlo in prima persona perché questa settimana mi è arrivato un avviso che sto nella lista di coloro che stanno per essere eliminati la prossima settimana. Ma rimanga il punto fermo che la voce della giustizia nessuno mai potrà ammazzarla.
Gregorio Rosa Chávez, id

Tutti noi siamo chiamati al coraggio della fede del martire, necessaria alla santità a cui Dio ci chiama.

Quanto siamo lontani da questa santità.
Beato Óscar Arnulfo Romero y Galdámez prega per noi.

“Dove sei” è una canzone scritta da Padre Daniele Badiali, missionario dell’Operazione Mato Grosso in Perù negli anni di Sendero Luminoso, scritta per gli amici di Faenza che lo aiutavano con campi di lavoro in Italia. E’ presa da un cassetta dell’epoca.
Padre Daniele fu ucciso a maggio del 1997 da giovani guerriglieri di Sendero: “Non piangere, gioia e tesoro è dare la vita per me”.

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Categorie:Attualità cattolica

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24 replies

  1. Purtroppo chi non sente cum Ecclesia al dire quelle parole é il beato Romero. Perche lui vuole la sua chiesa (Questa è la chiesa che voglio)non la Chiesa come é.

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  2. C’è da dire che solo un’istituzione come la Chiesa riesce a santificare allo stesso tempo sia il martire che colui che lo mandò al macello.

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    • C’è da dire che…
      Quando leggo commentatori che hanno studiato perfino meno di me, mi dico “su su ragazza, non ti buttare giù, qua c’è altri più somari!!” (scrivo “c’è” al posto di “ci sono” per offrire una sentita vicinanza e un caloroso incorraggiamento ai somari. Una celebre trasmissione televisiva diceva “non è mai troppo tardi”)

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  3. E’ da pazzi nutrire dubbi sulla santità di Mons. Romero. E ci sono mille ragioni per affermarlo.
    E’ da assennati però anche notare certe strumentalizzazioni di alcuni settori che “tirano per la giacca” non in virtù del luminoso esempio di santità, ma per il voler affermare certe pseudo appartenenze-vicinanze che in realtà non ci sono mai state.

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    • “certi settori che tirano per la giacca”
      Il 99%dell’interesse della Chiesa cattolica odierna come gerarchia , vescovi, preti, (non come fedeli) è POLITICO. L’interesse politico e sociologico-economico in senso lato ha fagocitato l’interesse spirituale e teologico. L’interesse politico è l’equivalente di quello che in epoche passate è stato il potere temporale. La Chiesa non ha più un potere temporale, i preti però non desistono dall’impicciarsi dei poteri temporali e politici ed economici e dal dedicare a questo piutrtosto che alle cose spirituali le loro più strenue forze..
      Ancilla Hominis ha intitolato un suo libro Danilo Quinto. Cioè la Chiesa non è più Ancilla Dominis (l’ancella del Signore) ma l’ancella dell’uomo.

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      • Giacomo, con qualche lieve correzione e qualche opportuna specifica il suo commento sarebbe perfetto, anzi direi, “monumentale”.
        Guardi, le mostro come:

        “Il 99% dell’interesse PER LA Chiesa cattolica odierna [da parte di laici interessati, lobby economiche, politicanti in cerca d’autore e/o di supporto, ecc] come gerarchia , vescovi, preti, (non come fedeli) è POLITICO. L’interesse [da parte di quelli già sopra detti] politico e sociologico-economico in senso lato ha fagocitato l’interesse spirituale e teologico [verso la Chiesa]. L’interesse politico [da parte di quelli già sopra detti] è l’equivalente di quello che in epoche passate è stato il potere temporale [“potere temporale” che però coincideva, grosso modo, nei fini e negli intenti con il cristianesimo applicato]. La Chiesa non ha più un potere temporale, i preti [pure il papa lo è] però non desistono dall’impicciarsi dei poteri temporali e politici ed economici [ e meno male, altrimenti già saremmo all’avvento dell’anticristo, e noi non potremmo stare qui a discutere] e dal dedicare a questo piutrtosto che alle cose spirituali le loro più strenue forze [perchè, la battaglia contro certo “mondo” non è dedicare le forze a una cosa “spirituale”].”

        Per la parte finale: si dedichi a letture più proficue (o almeno a recensioni più proficue).
        Cordiali saluti.

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  4. A proposito di “cose spirituali”.
    Penso che la “cosa spirituale” maggiore, degna di nota, massima a cui aspirare sia la autonimia di pensiero, o meglio, un autonomo discernimento spirituale.
    Nel senso: meglio che nel discernere sbagli io, ingannato magari dal Demonio. Dinanzi a Dio avrei la scusante di essere stato ingannato da un essere spirituale che è “mistero d’iniquità” e che non è alla mia portata sconfiggerlo.
    Ma se senza discernimento autonomo mi arruolo in un carrozzone di persone, e che magari queste sono ingannate, embe’, il dicernimento è scarso è farsi imbrigliare da un “pensiero umano” ha meno scusanti…
    Meglio sbagliare con la propria testa che con quella degli altri…

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  5. Mi viene spesso da pensare che il caso di Romero sia collegato ad uno dei più grossi problemi della Chiesa del XX secolo: la paura matta che hanno certi settori del clero a parlare di economia, per il rischio di sembrare “comunisti”. C’è stato un disinteresse di ampia parte della pastorale nel trattare argomenti economici, lasciando così il campo libero a quel sottoderivato del marxismo che è la Teologia della Liberazione.
    Parlare di economia in chiave cristiana cattolica è importante, dacché il cattolicesimo vuole tutto. E per farlo, il Magistero (penso alla Rerum Novarum di Leone XIII, penso al Catechismo di san Pio X, giusto per dire due esempi) offre già abbondanti spunti, che rendono ingiustificato il ricorso a teorie come il marxismo e i suoi sottoderivati che sostanzialmente non hanno nulla a che vedere col Cristianesimo.

    Aggiungo: ai tempi in cui i monaci di san Benedetto avevano realizzato una mirabile sintesi di lavoro e preghiera così ben espressa dalla regola “ora et labora”, problemi come preti operai e TdL sarebbero stati semplicemente inconcepibili.
    E infatti, la radice di molti problemi della Chiesa nel corso dei secoli risiede proprio nella progressiva corruzione del glorioso ordine del santo patriarca di Norcia.

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  6. Dato che per scelta non metto i “mi piace”, sono passato e ripassato sul blogper rileggermi questo commento che “mi piace” ed è davvero interessante.
    Poi stasera uscendo per una visita al parentado sono passato davanti a uno dei templi dove si adorano il dio consumo e il dio denaro (centro commerciale): non credevo ai miei occhi, aperto e il parcheggio pieno zeppo. Che tristezza!
    E ho ri-pensato a questo ottimo commento.
    Certo quanto a “scristianizzazione” siamo messi male. Siamo in pieno paganesimo.

    Certo se dai vertici della Chiesa partisse una bella intemerata contro le aperture domenicali (e figurarsi in una Solennità come quella di oggi) sarebbe bello (io che sono un tipo pure misericordioso sparerei subito la Scomunica sic et simpliciter -a scopo “medicinale” ovviamente- per gestori e avventori.
    E -volesse il cielo ciò avvenisse- cosa si penserebbe? Da una parte accusserebbero di essere comunista e marxista, dall’altra l’arruolamento forzato nelle file dei comunisti e marxisti.
    Fossi in chi di dovere me ne f8rei e sparerei la bordata scomunica a scopo MEDICINALE (maiuscolo da intendersi come sottolineatura).
    Santificare le feste è “cattolico”. Non voglio argomentare oltre.

    Chiudo perchè nella mia mente (probabilmente bacata) mi sono immaginato un triste siparietto: un avventore -che magari si crede cattolicobuono- che alla cassa con piglio da santerello offre un ramoscello d’ulivo al cassiere, e il cassiere che con un sorriso gli risponde: “non invoco un fuoco dal cielo perchè sono cattolico, ma in fondo lei e tutti quelli che siete qui una bella incenerita la meritereste…”.
    Siamo messi male, ma malle male male….

    Ora et labora…
    Una volta si lavorava per vivere, oggi si (soprav)vive per lavorare…
    e da certe parti si chiude un occhio, e poi e poi e poi….
    Ci vuole coraggio energia e virilità, ed il coraggio di dichiarare la guerra al mondo, guerra globale in tutto su tutto e per tutto, non esistono priorità, la priorità è una sola: guerra totale al mondo!…

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    • “mi piace” anche a me! Santificare le feste non solo è cattolico ma è anche un comandamento.
      Sarebbe interessante un blogpost sulla Dottrina Sociale della Chiesa.
      Una buona Settimana Autentica a tutti i frequentatori del blog.

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    • Ubi la sua scomunica includerebbe i padroni di ristoranti, cinema e teatro, padroni di giornali, radio,mittente televisive, organizzatori di spettcoli di svago quale campionati sportivi professionisti, armatori che facessero lavorare le tripulazioni la domenica? Se non fosse cosi come sapere che attivitá sono compatibili col santificare le feste e quali no?

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  7. Il MIO REGNO NON E’ DI QUESTO MONDO ha detto Gesù in tutte le salse- Eppure , pare assurdo, ma nonostante le chiare parole di Gesù, ancora oggi ci sono persone che pensano che le migliori energie di un cristiano ( sia esso un laico o un prete e un vescovo) non consistano inanzitutto nel cercare il regno dei Cieli e quindi CAMBIARE SE STESSI, cioè il proprio EGo, con l’ascesi, il sacrificio, la purificazione interiore , la preghiera, la bontà disinteressata, ma nel voler soprattutto cambiare il mondo cioè GLI ALTRI.
    Se vescovi e preti mettessero lo stesso ardore che mettono nel voler cambiare il mondo, nel cercare di cambiare se’ stessi, la loro vanità, il loro narcisismo, avremmo una miriade di vescovi e preti SANTI.
    Così invece abbiamo una miriade di preti, vescovi e laici, che vogliono cambiare il mondo in nome di Gesù, senza aver prima cambiato se’ stessi. E percàò vani e nulli!
    la loro volontà non porta a nulla, la loro azione è tanto inefficace.
    solo i santi cambiano veramente il mondo. invece di cercare la santità, i sacerdoti odierni credono di esser così bravi da cambiare il mondo con la politica e la sociologia. Esattamente come pensavano i loro colleghi mille o mille e trecento anni fa.Poveri illusi!
    come non accorgersi che senza una vera “conversione del cuore”, senza una santità di vita, senza una purificazione personale, una ascetica salita verso Dio come prescritta da San Giovanni Climaco nella sua
    SCala. le loro sono solo pie illusioni ???.
    Eppure dovrebbero accorgersene dal fatto che frutti di tutto il loro darsi da fare politico-sociologico- economico-psicologico non ve ne sono! Anzi..

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      • Gentile Giacomo,
        agire nel mondo e cambiare se stessi non si escludono. Pensare le due cose come opposte e credere di dover fare una scelta escludendone una è ciò che vuole colui-che-divide.
        Buona Settimana Autentica

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    • Mi sembra che ci sia confusione.
      Certo che dobbiamo cambiare noi stessi e che questo vale anche per il clero.
      Però il clero ha un mandato ben particolare, chiamato munus docendi, che gli dà non solo la possibilità ma anche il dovere con le grazie annesse e connesse di insegnare altrui di cambiare se stessi.
      In Pace

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    • Giacomo, spero non creda che io voglia giocare al tiro al piccione coi suoi commenti.
      Perchè ho ancora da fare “appunti”:
      1) Cade in una tentazione se non un errore vecchio: tutto spiritualità e tutto me stesso. No! Oltre che nel “mondo” siamo incarnati nella carne e incardinati in una comunità. Bene ascesi ecc, ma non stile stiliti o monaci di clausura. Noi siamo nel mondo, anche i vescovi -compreso quello di Roma- sono nel mondo cosi come i preti, infatti si dice “clero secolare”, che è nel secolo. Quello che dice lei, o meglio, la FORMA di osservanza di cui dice lei, è quella che più si adatta agli appartenenti agli “Ordini”, cioè a quel clero detto regolare, ed ancor più all’interno di questi agli “Ordini monastici”. Li c’è -deve esserci- l’ascesi allo stato puro, che riguarda il monaco singolo e la comunità e dal chiuso di quei conventi verranno frutti.
      Ma a mietere quei frutti deve essere il clero secolare che è il “Marta” della situazione…
      Non confonda i ruoli di Marta e Maria e tenga presente che non esiste una senza l’altra (anche se esiste una “parte migliore” e ciò lo stato contemplativo).
      2) Concordo che “con la politica e la sociologia” non si risolve nulla, ma se pure molti si affrettano per questa strada, grazie a Dio, c’è sempre una parte che si affida ancora a ciò che tradizionalmente conta e che, ha ricadute positive.
      3) Condivido in parte l’articolo, non condivido che si dica che tutto il neoclero sia cosi. C’è sempre qualcosa di buono.

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  8. Comunque, quando si parla di povertà della Chiesa, mi sembra giusto e doveroso dire un paio di cosette che raramente si dicono.
    Mai come da tipo 15 secoli a questa parte, la Chiesa è povera. Dopo le espropriazioni della rivoluzione protestante del XVI secolo, e le espropriazioni delle rivoluzioni liberali del XIX secolo, alla Chiesa è rimasto ben poco di quell’immenso patrimonio immobiliare accumulato nel corso dei secoli.
    Campione di autentica povertà della Chiesa fu il Papa san Pio X, che trattando con la rinnegata figlia primigenita della Catholica (la Francia) dovendo scegliere tra i beni della Chiesa e il bene della Chiesa, alla fine scelse quest’ultimo.

    E mi viene anche da pensare che se il re d’Inghilterra ed i principi teutonici non fossero stati così bramosi di metter le mani sulle terre della Chiesa, oggi a Lutero, Calvino, Zwingli & co. sarebbero dedicate solo poche righe nei libri di storia ecclesiastica.

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    • Eppure, caro Franceschiello, oggi c’è chi si lamenta della ricchezza della chiesa ed invoca una chiesa povera per i poveri.
      Come se la chiesa fosse ricca.
      Come se la ricchezza fosse un male in sé.
      Come se la povertà fosse un bene in sé.
      Come se una chiesa povera potesse aiutare i poveri.
      Come se la chiesa dovesse aiutare solo i poveri.

      Io, invece, vorrei una chiesa ricca e potente, capace di aiutare tutti, non solo i poveri.

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      • Non si capisce che la Chiesa é sempre stata e sempre sará evangelicamente povera e materialmente ricca. Perché la Chiesa vende terreni con tesori nascosti e perle ricercati dai esperti.

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