Il Testamento Del Magister Ludi (VI)

 Novellina di una ricerca agaposofica della metasofia.

Chi-Rho

Capitolo I : (d) Il Gioco

Dom Benead si avvicinò sorridendo allo scrittorio di Telesforo con un paio libri alquanto spessi sottobraccio, guardò il giovane apprendista calligrafo nell’esercizio dell’arte magnifica per qualche istante eppoi lo interpellò:

Come stai Telesforo? Vedo che i tuoi caratteri gotici come anche quelli insulari hanno acquistato una maturità quasi  professionale; tra poco dovresti anche essere capace di cominciare ad imprimerci un tuo carattere proprio

-Grazie, Dom Benead, ormai ho assimilato bene l’onciale, le celtiche maiuscole e minuscole, la carolina e un paio di gotiche e sono capace di leggere e scrivere testi nelle varie calligrafie. Guarda qui: sono abbastanza fiero dell’apparenza di questo salmo scritto in insulare tipico di Kells.

-Vedo, vedo. Hai la mano sicura e chiaramente potresti diventare un copista efficace ed efficiente. Hai dimostrato volontà e intelligenza in quest’arte: spero tu non abbia l’impressione d’aver perso il tuo tempo.

– Tutt’altro: questi sono stati mesi che mi hanno permesso tantissima riflessione e anche preghiera, in particolare l’esicasmo che mi ha consigliato Dom Albertus. Pensi che ora sarò in grado di accedere al testamento di Chob Mevel?

Dom Benead sorrise mostrando tutta sua dentizione quasi stesse ridendo:

Non ancora: come penso hai ben capito, il testamento stesso è nella forma di un Gioco del Bro Manerou. All’inizio quando quest’ordine laico fu fondato, i primi giocatori si ispirarono dal gioco tradizionale cinese del Go affascinati come erano dalle rappresentazioni grafiche in bianco e nero che risultavano dalla progressione di una partita sulla scacchiera e cercarono di stabilire una simbolica tra partita ed estetica.

-Ma una simbolica sempre trascenderà l’oggetto che rappresenta, essa ha bisogno di un contesto che la identifichi e la decifri.

-Già: ragione per la quale furono nell’obbligo di utilizzare scacchiere molto più vaste che quella con solamente 81 posizioni del gioco di Go, ma anche a tre dimensioni, al fine di meglio mettere in evidenza relazioni tra i gettoni utilizzati ma in un terzo tempo dovettero anche accettare varie colorazioni dei gettoni che diventarono come delle palline multicolori, ognuna con differenti sfumature e ognuna corrispondente ad una definizione o a un concetto che si sviluppa dinamicamente durante la partita. In altre parole una partita del Gioco era come costruire un gigantesco ideogramma tridimensionale multicolore che cangiava forma lungo il tempo.

-Ne ho sentito parlare: ho visto qualche ologramma di una partita del Gioco, non capivo proprio niente di quel che significava ma l’estetica era magnifica. Certo che ci voleva scienza per apprezzarne tutta la bellezza ed il significato.

-Infatti, Telesforo, era un’arte: arte che abbinava bellezza a significato e relazioni a volte impensabili, usando dell’analogia e della metafora per connettere conoscenze apparentemente senza ovvio nesso, e mostrandone sempre il fascino dell’elegante dimostrazione. Solo i migliori, intellettualmente e artisticamente e anche moralmente parlando potevano pretendere diventare membri del Bro Maneriou.

-Sembra lo sforzo di tutta una vita: bisognava essere convinto che ne valesse la pena. Dopotutto si vive solo una volta.

-Comunque, Mevel fece fare un salto qualitativo drammatico al Gioco, quando notò che esso era stato giocato implicitamente praticamente da sempre. Decise di rimpiazzare le palline di vetro colorato e le scacchiere tridimensionali gestite da computers con illuminazioni e manoscritti come base del Gioco, in quanto considerava che la descrizione dei concetti doveva fare parte integrante del Gioco e non solo la loro rappresentazione simbolica sintetica: anche se, poi, tale descrizione è capibile solo all’interno di un contesto culturale dato, le possibilità del gioco aumentarono d’altrettanto. In altre parole, in analogia col passaggio da una scrittura sotto forma di ideogrammi a quella con una codificazione alfabetica, fece evolvere il Gioco da una pura simbolica concettuale ad un Ludus dinamico e molto più duttile che si lega più intimamente al contesto nel quale si esprime e lo si gioca. Ecco perché noi, monaci e amanti da sempre della scrittura alfabetica, siamo subito stati capaci di ricuperarlo e di attuarlo nel quadro della nostra cultura e fede.

Telesforo annuiva accennando col capo mentre ascoltava attentamente.

-Questo vuol dire che non mi basta la calligrafia per capire il Gioco del Testamento, se capisco bene dove vuoi andare a parare, Dom Benead…

-Infatti non ti basta: devi ora essere capace di capire quali siano gli elementi formali del Gioco, poi quelli materiali e magari fare te stesso un paio di partite. Solo allora potrai capire se il Testamento vale davvero la pena.

-Sembra una scommessa: per capire se il Testamento vale la pena, dovrei investire tempi non corti per impararne i codici e le regole e se mi accorgessi che non ne vale la pena, avrò perso il mio tempo, a parte la soddisfazione di una mia curiosità…

-In realtà, hai qualche garanzia, ad esempio quello di tuo Nonno e quello di Dom Albertus che sono persone per te credibili e affidabili. C’è anche la mia, per quel che vale nel tuo rispetto.

-Ma a cosa mi ha portato fare tutta questa calligrafia, messo a parte il fatto che ho imparato a scrivere e a leggere parole e concetti senza ideogrammi?

-Sei diventato bravo in calligrafia, questo è vero. Vedi, la calligrafia è analogica agli avvenimenti della vita di ogni uomo o ogni società: una bella calligrafia è efficace nell’esprimere la parola, come il lavoro umano lo è nel produrre beni; una bella calligrafia è efficiente nel significare il simbolo, come le azioni umani devono esserlo nel dare senso alla vita di ciascuno; una bella calligrafia deve essere elegante, come dovrebbe esserlo per sé la vita di ognuno. Ecco, quel che hai fatto finora è, analogicamente, esprimere la vita di un uomo onesto, lavoratore, che sa perché fa le cose e conosce il valore di codeste e le fa del meglio che può: è la vita dell’uomo virtuoso. Per giunta, praticando l’esicasmo, gli hai sovrapposto una dimensione spirituale che trascende queste virtù umane. Ora però devi fare un passo supplementare, un salto qualitativo, un ribaltamento.

-Ma è possibile, umanamente, fare meglio che vivere di virtù o, simbolicamente, scrivere colla migliore e più adatta calligrafia, Dom Benead?

-Infatti, ora devi calare la scrittura nel suo contesto, contesto che darà pienamente senso allo scritto e che farà trascendere lo scritto stesso, cioè pur rimanendo quel che è, prenderà altro valore che senza il contesto non potrebbe mai possedere: scritto e contesto diventando uno e sinergicamente qualcosa di nuovo.

-Ma… concretamente?

-Concretamente, preparando il contesto nel quale calerai lo scritto: concependo le miniature, gli intrallazzi, le figurine e tutta l’ornamentazione del foglio che riceverà il testo. Questo lavoro ti permetterà di connettere il testo, non solo con l’immagine, ma con tutte le associazioni di idee e le loro rappresentazioni relative al tuo contesto culturale, facendo risaltare pienamente il significato del testo, liberandolo dall’impresa puramente simbolica e rendendogli una certa materialità sul foglio stesso. Peraltro, il foglio non sarà più carta, nella quale si incrosta l’inchiostro, ma pergamena sulla quale si deposita lo scritto e le illuminazioni, come l’Essere che sostiene ogni essere senza esserne influenzato nella sua sostanza. Già che ci penso ti ho portato qualche palinsesto già risciacquato e raschiato: eccoli qui.

-Oh Grazie. Adesso sono impressionato: mi sembra utilizzare prodotti talmente unici che sono aldilà del prezioso

-Guarda qui, ti ho portato una copia fatta nel nostro monastero anni fa dei vangeli di Kells. Esamina bene queste due illuminazioni: quella del folio 34 col Crisma Chi-Rho e il testo “[Christi] autem generatio” e questa del folio 290 con i simboli dei 4 Evangelisti.

-Opere d’arte!

-Sì così dev’essere: devono esprimere bellezza. Ma al primo sguardo, nell’illuminazione del Crisma non è il testo stesso che salta agli occhi, ma il gioco delle geometrie minuziose: per essere fatto, questo tema ha avuto bisogno di compassi, squadre, modelli predefiniti e i disegni che vedi sono in finis l’espressione di formule matematiche complicatissime.

-Uno potrebbe passare ore a guardare i giochi degli intrallazzi e godersi le sottili regole geometriche che vi sottostanno. E la finezza dei disegni e l’oro che dà valore supplementare all’espressione dell’opera.

-Si, ma la geometria e la matematica non esauriscono il senso dell’opera e dopo un poco cominci a vedere anche tre angeli qui sulla sinistra. Poi lo sguardo desidera avere una vista d’insieme e ritrova il Crisma stilizzato e, infine, il testo stesso, che riprende nascita dal contesto e al contempo che dà senso allo stesso, ma in controparte irradia grazie ad esso. Questo era il Gioco ante litteram.

-Dovrò essere capace di tanto?

-Lo sarai, Telesforo. Adesso guarda il foglio con i quattro Evangelisti. Quattro animali, quattro bestie che si riferiscono alla visione di Ezechiele. Ma lo sai che per i monaci di Kells nel quadro culturale di quei tempi, l’Uomo rappresentava la vita umana del Cristo, il Toro il suo Sacrificio, ecatombe perfetta, il Leone la Risurrezione e l’Aquila il Cristo che regna su ogni cosa dal’alto dei Cieli alla destra del Padre?

– E perché il leone rappresenterebbe la Risurrezione?

– All’epoca, in seguito ad alcune descrizioni zoologiche di San Isidoro di Siviglia si credeva che i leoncini nascevano morti ma che dopo tre giorni il ruggito del Leone adulto li riportava alla vita: questo si connetteva bene con il Cristo risorto il terzo giorno. E i serpenti erano simboli dell’eterna gioventù del Cristo, in quanto quando cambiano pelle erano ritenuti ringiovanirsi. I pavoni rappresentavano l’incorruttibilità in quanto erano reputati avere una carne imputrescibile.

-Cioè quel che i monaci facevano era stabilire connessioni tra le loro conoscenze e la loro cultura e il testo che esprimeva la loro fede e facendolo mettevano ancora più in risalto la Parola di Dio.

-Proprio così Telesforo. In fin dei conti, quel che ti proponiamo è di compiere una nuova rivoluzione copernicana: lasciare l’ottica del mondo dove è la bellezza della propria calligrafia virtuosa che conta, ma lavorare affinché tu sia il contesto affinché la Parola di Dio diventi bella e prenda rilievo, la calligrafia diventando ormai l’espressione concreta della bellezza del tutto che esprime la Parola di Dio.

-Hai una parola difficile, Dom Benead.

-Quando l’intelligenza si adegua perfettamente alla cosa conosciuta, essa è nella verità. Quando la volontà si adegua perfettamente all’intelligenza, allora essa è nella libertà. Quando la volontà si adegua ad un’intelligenza che è nella verità allora sono tutte e due nella carità dell’obbedienza e la loro mutuale adeguazione è nella bellezza. Questo succede analogicamente nel testo illuminato: quando tu concepisci il contesto artistico nel quale calerai la parola eserciti l’intelligenza, se questo contesto esprime una verità allora quando vi scriverai il testo avrai identità tra l’espressione della tua volontà e quella verità e questo farà irradiare la carità che sarà percepita esteticamente nella bellezza del tutto.

-Da dove cominciare, Dom Benead?

-Con imparare ora a fare miniature e illuminazioni….

 

In Pace

Inizio della novella qui: Prefazione e Prologo

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Categorie:Sproloqui

6 replies

  1. Cordialiter sembra annunciare la rivincita di Padre Scozzaro? I Francescani dell’Immacolata avevano qualcosa da nascondere?

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  2. Finalmente trovo due minuti per rileggere questa meraviglia! Grazie Simon, davvero.
    Ti dico la verità: da amante degli intrighi fantasy in ambiente sci-fi comincio forse a capire il “gioco” del testamento, ma non voglio parlarne qui e nemmeno parlartene via mail. Primo per non rovinarmi la sorpresa del finale e secondo per non indicarti una via a cui magari non avevi pensato e che potrebbe invece “rovinare” quella che hai in mente.
    Eppoi c’è quella strana risata inquietante dell’episodio precedente che non può rimanere senza spiegazione (non mi sembri il tipo da lanciare sassi e non spiegare di chi è la mano come fanno i film giapponesi 😀 ) e che non so dove mettere nell’economia della mia ipotesi conclusiva…

    Insomma: curiosità a mille!

    Va beh, torno alle mie miniature… 😉

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    • Caro Minstrel, sei troppo benevolente ( ma fa, comunque, sempre piacere … 🙂 )
      Ogni elemento della novella fino e compreso i nomi stessi o la geografia dei luoghi ha un senso che si svela nella novella: tutto partecipa direttamente alla “quest” del testamento. alcune risposte saranno esplicite, altre saranno come degli ammiccamenti che necessiteranno un po’ di ricerca e te li svelerò se lo vuoi per mail o telefono. Quanto alla “risata” essa è strumentale a future evoluzioni del testo.
      Certo già conosco il “gran finale” ma, per ora, il piacere mio è di far compartire il mio proprio piacere nella riflessione analogica, la fantascienza essendo uno sfondo naturale per indagare certi estremi come ad esempio quello se si può o no battezzare un robot dotato di “coscienza” e riflettere sull’ ilemorfismo e cosa questo significa oggigiorno.
      Insomma, sono contento che ti diverti e grazie!
      In Pace

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      • Anyway, te ne rendi conto che questa struttura degna de “il nome della Rosa” se messa in mani giuste diventerebbe un romanzo in italiano con i contro maroni?! Fossi in te una volta finito lo scriverei nella tua lingua natia e lo depositerei sotto una licenza perchè con la fame di argomenti decenti che c’è in questo periodo nel mondo letterario… non si sa mai… 😀

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        • No, no… non ho nessuna pretesa letteraria qui: giusto compartire il piacere dello spaziare coll’intelligenza analogica.
          Scriverlo in francese, mamma mia: sarei nell’obbligo morale di scriverlo perfettamente, mentre in italiano mi basta solo cercare di fare il meglio che posso nell’ambito dei miei limiti.
          😀
          In Pace

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