Instrumentum Laboris del prossimo Sinodo : Considerazioni

La Chiesa in aiuto della Famiglia

La Chiesa in aiuto della Famiglia

Letto e riletto l’ Instrumentum Laboris dell’incombente primo Sinodo sulla Famiglia voluto dal Santo Padre Francesco è perfettamente in linea con il bel Documento Preparatorio che aveva accompagnato l’inchiesta qualche mese fa.

Veramente consiglio i nostri utenti di andarlo personalmente a leggere nella sua integralità: l’idea che potrà farsene potrà solo essere positiva, il testo è molto chiaro ed il suo linguaggio semplice ed accessibile e il tutto è quindi di facile lettura.

Documento davvero appassionante: mi chiedo quante altre organizzazioni che non siano la Chiesa sono capaci di questi sguardi  pubblici panoramici coraggiosi e senza la paura di quel che altri ne penseranno o di apparire debole.

E’ un documento  che illustra con distacco oggettivo la situazione della famiglia nella Chiesa a livello mondiale: lo sguardo vi è lucido e quasi chirurgico, la diagnosi stabilita senza compiacenze. Chiaramente questo documento è stato rivisto dal Santo Padre stesso visto che tutti i punti a lui cari sono stati ribaditi e sottolineati più volte: certo esso non è Magistero e non pretende esserlo ma è analisi senza compiacenza alcuna della situazione attuale.

Nella sua prima parte il documento ribadisce la dottrina della Chiesa sul matrimonio, ed i punti a noi cari, citando Efesini e Corinzi ma anche il magnifico insegnamento del S.S. Concilio Vaticano II colla Gaudium et Spes e la Lumen Gentium  e non esita a mettere in evidenza gli insegnamenti del Beato Paolo VI nella Humanae Vitae e di San Giovanni Paolo Magno, Magistero sempre sicuro ed incontrovertibile e sostenuto ancora ultimamente da Benedetto XVII in Deus Caritas est.

Ma il documento riconosce che c’è un deficit maggiore de …la conoscenza, la comunicazione e la ricezione degli insegnamenti della Chiesa riguardanti la famiglia”  ed il problema è presto e, a nostro parere giustamente, identificato: “ Nelle zone in cui è viva una tradizione cristiana ed una pastorale ben organizzata, si trovano persone sensibili alla dottrina cristiana sul matrimonio e la famiglia. Altrove, per motivi diversi, si trovano molti cristiani che ignorano la stessa esistenza di questi insegnamenti.”. Vi è qui una chiara denuncia inverso pastorali, chiamiamole così, “non bene organizzate”.  Il fondo del documento non afferma, quindi, che la dottrina della Chiesa abbia da essere cambiata, ma, invece, che va da essere insegnata correttamente e con maggiore pertinenza.

“In via generale, si può dire che l’insegnamento della Bibbia, soprattutto dei Vangeli e delle Lettere paoline, è oggi più conosciuto. Tuttavia, da parte di tutte le Conferenze Episcopali si afferma che resta ancora molto da fare, perché esso diventi il fondamento della spiritualità e della vita dei cristiani anche in riferimento alla famiglia”: qui ci possiamo chiedere, onestamente, ma a cosa è servita la pastorale dell’ultimo mezzo secolo?  A cosa si sono occupate queste stesse Conferenze Episcopali? Sono davvero impressionato dalla franchezza del documento che osa nel punto 12 riassumere questa mia preoccupazione con semplice schiettezza:12. Qualche osservazione pervenuta ha imputato la responsabilità della scarsa diffusione di questa conoscenza agli stessi pastori …  Il loro disaccordo con la dottrina della Chiesa ingenera confusione tra il popolo di Dio. Si chiede, per questo, che gli stessi sacerdoti siano più preparati e responsabili nello spiegare la Parola di Dio e nel presentare i documenti della Chiesa riguardo al matrimonio e alla famiglia”

A chi vorrebbero proporre una “nuova” dottrina perché non si è stati capaci di trasmettere quella di Cristo, si nota che “13. Un buon numero di Conferenze Episcopali nota che, là dove si trasmette in profondità, l’insegnamento della Chiesa con la sua genuina bellezza, umana e cristiana è accettato con entusiasmo da larga parte dei fedeli…  . L’insegnamento è maggiormente accettato dove c’è un reale cammino di fede da parte dei fedeli, e non solo una curiosità estemporanea intorno a cosa pensi la Chiesa sulla morale sessuale…. 14. A ragione, viene fatto osservare che sarebbe necessaria una maggiore integrazione tra spiritualità familiare e morale, che permetterebbe di comprendere meglio anche il Magistero della Chiesa in ambito di morale familiare… 15. Alcune Conferenze Episcopali rilevano che il motivo di molta resistenza agli insegnamenti della Chiesa circa la morale familiare è la mancanza di un’autentica esperienza cristiana, di un incontro personale e comunitario con Cristo, che non può essere sostituito da alcuna presentazione, sia pur corretta, di una dottrina.”

Tra le  proposte: Si suggerisce non tanto di moltiplicare iniziative pastorali, ma di animare biblicamente tutta la pastorale familiare 18 … Al riguardo, diverse Conferenze Episcopali richiamano l’importanza di sviluppare le intuizioni di San Giovanni Paolo II sulla teologia del corpo, nelle quali si propone un accostamento fecondo alle tematiche della famiglia, con sensibilità esistenziale e antropologica, aperto alle nuove istanze emergenti nel nostro tempo… 19. Infine, è rilievo comune che la catechesi su matrimonio e famiglia non possa essere oggi solo limitata alla preparazione della coppia al matrimonio; occorre una dinamica di accompagnamento di carattere esperienziale che, attraverso testimoni, mostri la bellezza di quanto il Vangelo e i documenti del Magistero della Chiesa sulla famiglia ci trasmettono.”

Segue nel documento una lunga e necessaria riflessione avviata dalla constatazione che la nozione di “legge naturale” non è capita correttamente e molti paragrafi sono dedicati a quest’aspetto filosofico ma anche di comunicazione con il mondo: debbo dire che l’analisi che ne è fatta è realistica e la difesa del concetto stesso strenua in tutta la parte del documento che la tratta come in “20 … «La legge naturale risponde così all’esigenza di fondare sulla ragione i diritti dell’uomo e rende possibile un dialogo interculturale e interreligioso» (CTI, Alla ricerca di un’etica universale: nuovo sguardo sulla legge naturale, 35).”

A questo punto un altolà è anche dato a certi teologi che vorrebbero abolire tale nozione di “legge naturale”: “ 26…  Poiché il venir meno del concetto di legge naturale tende a dissolvere il legame tra amore, sessualità e fertilità, intesi come essenza del matrimonio, molti aspetti della morale sessuale della Chiesa non vengono oggi capiti. Su questo si radica una certa critica alla legge naturale anche da parte di alcuni teologi.”

Dopo questa lunga analisi al punto “ 30. …  Si raccomanda maggiore riferimento al mondo biblico, ai suoi linguaggi e forme narrative. In tal senso, degna di rilievo è la proposta di tematizzare e approfondire il concetto, di ispirazione biblica, di “ordine della creazione”, come possibilità di rileggere in modo esistenzialmente più significativo la “legge naturale” (cf. l’idea di legge scritta nel cuore in Rm 1,19-21 e 2,14-15). Si propone anche l’insistenza sui linguaggi accessibili, come ad esempio quello simbolico utilizzato dalla liturgia. “

Da questa proposta sulla nozione di “ordine della creazione” mi distanzierei  in quanto essa sarebbe altrettanto, se non ancora di più, ambigua che la nozione di “legge naturale”: non si scamperebbe ad ogni modo alla deformazione “scientista” di una tale definizione e si introdurrebbe una ancor più dubbia ambiguità tra discorso etico e discorso scientifico per giunta introducendo una nozione di “creazione” , e quindi di teismo, che la nozione di “legge naturale” non ha e, quindi , riducendo la possibilità di dialogo con chi non ha la fede su questioni che sono, di per sé, perfettamente discutibili colla sola ragione.

Il testo continua  sui  vari pericoli contemporanei che minacciano la famiglia come la sua privatizzazione, la sua emarginazione dalla società in quanto  tale, i problemi generazionali, la difesa della vita.

Vi si riconosce il ruolo della parrocchia come primo sostegno “46… parrocchia vissuta come “famiglia di famiglie”, identificata come il centro principale di una pastorale rinnovata, fatta di accoglienza e di accompagnamento, vissuto nella misericordia e nella tenerezza”

L’importanza della pietà popolare a sostegno della spiritualità famigliare come “57… la devozione mariana, le feste popolari, quelle dei santi del luogo, come momenti aggregativi della famiglia. Oltre alla preghiera del rosario, in alcune realtà è in uso l’Angelus; un certo valore mantiene la peregrinatio Mariae, il passaggio di un’icona o di una statua della Madonna da una famiglia ad un’altra, da una casa ad un’altra.” Siamo ad anni luci dalla (assenza di) spiritualità di organizzazioni e gruppi di pressione progressisti stile Wir sind Kirche.

Il documento rivela come 62. Alcune risposte rilevano come, nelle situazioni in cui la fede è debole o assente nelle realtà familiari, la parrocchia e la Chiesa nel suo insieme non siano percepite come un sostegno e anche come “63. Molte risposte rilevano come una crisi di fede possa essere l’occasione per constatare il fallimento o un’opportunità per rinnovarsi, scoprendo ragioni più profonde a conferma dell’unione coniugale. “  eppoi passa all’analisi e a proposte circa le situazioni pastorali difficili.

Circa le  convivenze “tra le linee di azione pastorale proposte troviamo le seguenti: offrire, fin dall’adolescenza, un percorso che apprezzi la bellezza del matrimonio; formare operatori pastorali sui temi del matrimonio e della famiglia. Si segnala anche la testimonianza di gruppi di giovani che si preparano al matrimonio con un fidanzamento vissuto in castità.

Circa le unioni di fatto 85. Tra le possibili linee di azione pastorale, al riguardo, si ritiene essenziale aiutare i giovani ad uscire da una visione romantica dell’amore, percepito solo come un sentimento intenso verso l’altro, e non come risposta personale ad un’altra persona, nell’ambito di un progetto comune di vita, in cui si dischiude un grande mistero e una grande promessa. I percorsi pastorali devono farsi carico dell’educazione all’affettività, con un processo remoto che inizi già nell’infanzia, come anche di un sostegno ai giovani nelle fasi del fidanzamento, mostrandone il rilievo comunitario e liturgico. “

Circa i separati, divorziati e divorziati risposati e altre situazioni di irregolarità canonica si nota che “92…. Tutto questo evidenzia la necessità di opportuna formazione e informazione. In altri casi, non si percepisce come sia la propria situazione irregolare il motivo per non poter ricevere i sacramenti; piuttosto, si ritiene che la colpa sia della Chiesa che non ammette tali circostanze.” e

Circa l’accesso ai sacramenti “93. …Il problema non è tanto quello di non poter ricevere la comunione, ma il fatto che la Chiesa pubblicamente non li ammetta ad essa, cosicché sembra che questi fedeli semplicemente rifiutino di essere considerati in situazione irregolare.”. Qui lo sguardo del documento è molto corretto in quanto ribadisce con chiarezza che tali situazioni sono in situazioni oggettivamente irregolari checché ne pensino soggettivamente le persone interessate e mette in valore quegli “94.  … Altri ancora, come viene segnalato da alcune Conferenze Episcopali dell’area euroatlantica, accettano l’impegno di vivere in continenza (cf. FC 84).”

Alla richiesta di alcune conferenze episcopali di considerare la possibilità di un secondo e terzo matrimonio  è ricordato che “95. … a questo proposito, dai Paesi di maggioranza ortodossa, si segnala come l’esperienza di tali soluzioni non impedisca l’aumento dei divorzi. …”

Le proposte che sembrano ricevere un sostegno più preciso sono citate nel punto “97. … In tale contesto, si trovano richieste di promuovere maggiormente una pastorale della riconciliazione, che si faccia carico delle possibilità di riunire i coniugi separati. Alcuni fanno notare che l’accettazione coraggiosa della condizione di separati rimasti fedeli al vincolo, segnata da sofferenza e solitudine, costituisce una grande testimonianza cristiana.”

Riguardo alla semplificazioni delle cause matrimoniali sono analizzati i vari “pros and cons” delle varie soluzioni possibili: problematica squisitamente pastorale ma una delle proposte di far gestire in modo amministrativo e non più giudiziale il riconoscimento in nullità non ci convince per niente, diciamocelo molto schiettamente.

Purtroppo uno dei punti per i quali siamo in favore e cioè il fatto di dover poter dire di no alla celebrazione del matrimonio di una coppia che non mostra fede sembra non avere il favore del documento: “108… Secondo alcuni episcopati dell’Europa del Nord e dell’America settentrionale, quando si è posti di fronte all’evidenza che la coppia non capisca o non accetti gli insegnamenti basilari della Chiesa riguardo ai beni del matrimonio ed ai relativi impegni, sarebbe opportuno suggerire di posticipare la celebrazione delle nozze, pur sapendo già in anticipo di indurre con questo genere di proposta a incomprensioni e malumori. Tale soluzione comporterebbe anche il pericolo di un rigorismo poco misericordioso.”

Circa quelle abominazioni contro-natura ( o contro l’ordine della creazione) che sono i matrimoni omosessuali “113. Tutte le Conferenze Episcopali si sono espresse contro una “ridefinizione” del matrimonio tra uomo e donna attraverso l’introduzione di una legislazione che permette l’unione tra due persone dello stesso sesso”.

Nel caso di battesimi dei poveri bambini in mano a queste situazioni di vita contro-natura viene proposto con molta saggezza che “120. … . In questi casi, la preparazione all’eventuale battesimo del bambino sarà particolarmente curata dal parroco, anche con un’attenzione specifica nella scelta del padrino e della madrina.”

Circa l’insegnamento della Chiesa sull’apertura alla vita e alla responsabilità educativa si ricorda che “122. L’Enciclica Humanae Vitae ha avuto un significato certamente profetico nel ribadire l’unione inscindibile tra l’amore coniugale e la trasmissione della vita. La Chiesa è chiamata ad annunciare la fecondità dell’amore, nella luce di quella fede che «aiuta a cogliere in tutta la sua profondità e ricchezza la generazione dei figli, perché fa riconoscere in essa l’amore creatore che ci dona e ci affida il mistero di una nuova persona» (LF 52)”.

Si nota che “123. Le risposte relative alla conoscenza della dottrina della Chiesa sull’apertura alla vita degli sposi, con particolare riferimento all’Humanae Vitae, descrivono realisticamente il fatto che essa, nella stragrande maggioranza dei casi, non è conosciuta nella sua dimensione positiva. Coloro che affermano di conoscerla appartengono per lo più ad associazioni e gruppi ecclesiali particolarmente impegnati nella frequentazione delle parrocchie o in cammini di spiritualità familiare”  Il che di per sé è un’ottima notizia in quanto mostra che la pratica di Humanae Vitae sia un po’ come un “metro” della vita spirituale di una coppia.

Il testo ricorda poi con giustezza che “124. … I metodi naturali per la regolazione della fertilità non sono “tecniche” naturali che si applicano ad un problema per risolverlo: essi rispettano l’“ecologia umana”, la dignità della relazione sessuale fra i coniugi, e si inquadrano in una visione della coniugalità aperta alla vita. In questo senso, si differenziano dalla contraccezione e l’esperienza dimostra l’efficacia del loro impiego.” Quando sappiamo quanto Papa Francesco abbia a cuore l’ecologia in generale e l’ecologia umana in particolare al punto che sta preparando un’enciclica al soggetto possiamo considerare quest’insegnamento come definitamente stabilito.

Quindi il documento sottolinea quanto  Humanae Vitae sia un insegnamento profetico sempre, e sempre di più, valido e che “127 … La risposta, pertanto, non potrà essere solo relativa alla questione dei contraccettivi o dei metodi naturali, ma dovrà porsi al livello dell’esperienza umana decisiva dell’amore, scoprendo il valore intrinseco della differenza che segna la vita umana e la sua fecondità.” E come conseguenza : “128. Dal punto di vista pastorale, le risposte, in moltissimi casi, indicano il bisogno di una maggiore diffusione – con linguaggio rinnovato, proponendo una coerente visione antropologica – di quanto affermato nell’Humanae Vitae, non limitandosi ai corsi prematrimoniali, ma anche attraverso percorsi di educazione all’amore” e che “129… Le risposte evidenziano pure come sia molto diversificato l’atteggiamento pastorale dei sacerdoti in riferimento a questo tema: tra chi assume una posizione di comprensione e di accompagnamento e chi, invece, si mostra molto intransigente o, al contrario, lassista. Si conferma così la necessità di rivedere la formazione dei presbiteri su tali aspetti della pastorale.

E, più in generale, “130 … Pertanto, nell’ambito della responsabilità pastorale della Chiesa s’impone una riflessione su come poter sostenere una mentalità maggiormente aperta alla vita.

Seguono poi moltissimi e necessari punti che riguardano i figli, i bambini ed i giovani che devono essere la preoccupazione prima di ogni pastorale familiare ben concepita.

Non ci illudiamo! Questo è “solo” un Instrumentum Laboris: ancora due anni ci separano prima delle formulazioni finali le quali potranno portare a sorprese come solo lo Spirito Santo sa fare da duemila anni. Ad esempio spero sempre che l’aspetto teologico della dimensione vocazionale del matrimonio sia molto più valorizzato di quanto lo sia in questo documento mentre sul piano pastorale spero che si proponga e operi per davvero e con molta più concretezza una reale formazione lungo le linee di Humanae Vitae e Familiaris Consortio dei sacerdoti e degli operatori pastorali e, infine, aspetto un’implicazione ancora più coinvolgente dei movimenti con forte accento sulla spiritualità familiare  a sostegno concreto delle pastorali diocesani ed a testimonianza della bellezza della Buona Novella di N.S.Gesù Cristo sul Santo Matrimonio.

In Pace

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Categorie:Sinodi della famiglia

33 replies

  1. Grazie per questa tua puntuale analisi, sì l’Humanae Vitae, è un capolavoro di saggezza e di prudenza, e questo strumento di lavoro non fa che riattualizzarlo.

    Ma ho PAURA!, ho paura che nell’assise sinodale si prenda altra piega, e ben sappiamo che intere conferenze episcopali non hanno poi tanto le idee chiare su questo punto, anzi per meglio dire chiarissime, ma in senso opposto al documento!

    Secondo me sarà un bagno di sangue!

    Preghiamo molto per Papa Francesco, per la sua salute! Attualmente solo lui ha tale fermezza morale e altissimo prestigio universalmente riconosciutogli per poter orientare in senso cattolico tutto questo Sinodo!

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    • Caro Don Camillo,

      Quando si tocca al matrimonio c’è da sempre bagno di sangue e rischio di scisma:è così fin da San Giovanni Battista che ci ha rimesso la testa.

      La paura ce l’abbiamo tutti, immagino, e come ben dici, bisogna aver fiducia in Papa Francesco ma ancora di più nella Chiesa stessa e lo Spirito Santo che L’anima.

      Anche io come te sono stato SUPREMAMENTE ben sorpreso dal “ritorno ufficiale” di Humanae Vitae e dal come, sembrerebbe, il suo insegnamento sia considerato attualissimo dal nostro Papa e da tantissime conferenze episcopali: questo Magistero sembra essere ora ben più accettato a livello di intere conferenze episcopali che non lo era al momento della sua promulgazione.

      Veramente questo Papa è stato scelto dallo Spirito Santo!
      Oremus et pro Pontefice nostro.

      In Unitate Orationis ac in Pace

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  2. era ora ke Papa Francesco avesse rispetto da un tradi

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  3. i suoi amici sans doute sempre difesi da lui spada tratta, comunity percio’ pensavo non avendo tempo analisi la pensasse idem, fede and culture, fra cui il noto da loro strapremiato osannato e ………………..

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  4. Su Corrispondenza Romana Roberto De Mattei scrive “e l’altrettanto inquietante documento Instrumentum laboris, presentato il 26 giugno, in preparazione al prossimo Sinodo sulla famiglia, sarebbe lecito attendersi dalla congregazione, oggi presieduta dal cardinale Gerard Mueller, una parola chiarificatrice sui gravi problemi sul tappeto in materia di famiglia e morale sessuale.” Se questo documento traccia linee guida per il Sinodo come è possibile chiedere a Mueller di intervenire ora? Mah!

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    • Non solo, vincenzodatorino!
      Ma dov’è la logica di questo Di Mattei? Il fatto di “rilanciare” Humanae Vitae sarebbe ora una cosa “inquietante in materia di famiglia e morale sessuale” che abbisognerebbe l’intervento della CDF? Non mi ricordo più chi li chiamava “tradi-progressisti” i tipi come De Mattei, ma mi sa proprio che questo nomignolo si azzecca a costui e a chi lo segue almeno quanto quello di tradi-protestante e cripto-lefebvriano!
      Bah
      Buona domenica
      In Pace

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      • Il giudizio di De Mattei mi pare un attimo superficiale, comunque mi da l’impressione che non l’abbia letto bene. Così come superficiale il termine che voi utilizzate in termine dispregiativo: “cripto-lefebvriano”, considerando che in un incontro recente che ho avuto con sacerdoti della San Pio X, non abbiamo fatto altro che utilizzare l’Humanae Vitae come testo base per “casi” di morale speciale. E il tutto mi ha sorpreso e molto edificato! Magari l’avessimo studiato e approfondito così nelle Università che si vantano del titolo di “Pontificie”….

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        • Il problema di De Mattei e compari è che non riescono più a connettere con la realtà se non attraverso un prisma ideologico fortemente deformante.

          Sennò bisognerebbe definire il “lefebvrismo” prima di parlare della sua versione “cripto-” cioè implicita. Io lo definisco come una delle variegate forme di tradi-protestantesimo e questi in analogia al protestantesimo: il fulcro del protestantesimo è il libero esame delle Scritture ( Sola Scriptura) senza tener conto dell’insegnamento del Magistero della Chiesa attuale (in atto) mentre quello del tradi-protestantesimo è il libero esame della Tradizione ( Sola Traditio) a prescindere dall’insegnamento del Magistero Autentico attuale (in atto).

          Ed in effetti, in quegli ambienti si ergono a giudici a spada tratta del Magistero attuale disprezzandolo e quindi disprezzando il Cristo stesso: basta leggere le baggianate che scrivono, compreso De Mattei in primis.

          Mi felicito che presso la FSSPX si insegni l’Humanae Vitae e mi rallegro che la insegnino, come non mi rallegro, in questo assieme all’Instrumentum Laboris, che non sia insegnata seriamente nei seminari diocesani: d’altro canto Humanae Vitae insegna qualcosa che la ragione umana anche non credente può benissimo capire ed è un capitolo della legge naturale.
          In Pace

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  5. il termine per i superbi finti umili ma super innamorati di Dio (farisei)ke preferiscon paragone improprio affondo barconi immigrati (ke faccian guerre liberatorie da loro con dialoghi o battute di diritti civili) a leggi strane per omo ke trovan il tempo ke trovano……………..e cmq casi di morale speciale (sessuale?) sacerdoti son i meno ke possano capire credo……………..

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    • E’ vero che le leggi omo trovano il tempo che trovano, lieta: in Francia quasi nessuno le utilizza e i “divorzi” sono quasi automatici, soprattutto tra gli omo maschi. E’ un fine di società: la società cristiana secondo me è finita dopo la prima guerra mondiale con l’avvento di regimi nazisti, fascisti e comunisti e quella occidentale finisce adesso.
      In un senso concordo con Papa Francesco: occupiamoci di annunciare il Kerygma a questa società in sfacelo e non incominciamo colla fine del discorso che, tanto, non è udibile da troppi.
      In Pace

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  6. Mi trovo d’accordo Simon quando dici che sarebbe meglio dire no alla celebrazione del matrimonio in caso di coppie che non dimostrano fede… la mia età è over 40, ho partecipato ad un numero abbastanza alto di nozze di amici, conoscenti, parenti e pochi di quei matrimoni sono rimasti in piedi. Pochissimi. Era meglio fermarli prima perché oggi sono quelle coppie che chiedono una soluzione alla Chiesa, anche con questo Sinodo.
    La mia opinione è che molti matrimoni siano effettivamente nulli perché contratti senza fede né idea di impegno, anzi molte volte senza neppure un briciolo di buona volontà…però capisco anche che a riconoscerli ora tutti nulli si darebbe l’impressione del “divorzio cattolico”.

    Da un altro punto di vista mi viene da dire di non fare i fratelli (e le sorelle) del figliol prodigo nel caso ci si trovasse con questo Sinodo di fronte ad aperture inaspettate….
    Io ho comunque fiducia nella guida di Papa Francesco.

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    • Posso solo concordare con questo tuo intervento.
      Non faremo il “fratello” del figliol prodigo per una semplice ragione: io, davvero, credo la Chiesa come giuriamo ogni domenica recitando il Cred. Ed io La credo fermamente aldilà delle mie opinioni personali che possono ovviamente essere sbagliate.
      In Pace

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      • Oltre che per quello, io anche per altro che attinge alla mia storia personale.
        Ok lo dico. Ho alle spalle una lunga convivenza. Finita.
        Lo rifarei? No, non lo rifarei. Volevo e dovevo “recuperare” lui, invece lui ha trascinato me in un insensato mondo senza Dio, in un povero mondo di plastica e di gomma…si rimbalzava un pò qua e un pò là e sembrava che se non mi piaceva la plastica ero proprio cretina… lo spirito, la mente, il corpo non avevano più un senso in quel mondo.
        È tutto un mondo intorno alla coppia, non è solo la coppia…
        Ne sono uscita ma è stato pericoloso. Ne sono uscita perché un giorno mi sono ammalata gravemente e ho dovuto fare appello allo spirito: il corpo e la mente non rispondevano più. Quelli di plastica non mi hanno più voluta, lui compreso.
        Oggi sono guarita. E certa plastica mi rivorrebbe indietro. Ma ora sono io che vedo la plastica per quello che è.
        Anche per questo oggi posso vedere sotto la luce giusta tutti quei matrimoni sfavillanti a cui sono stata…non mi convincevano neanche allora ma mi dicevo che ero io quella sbagliata, quella che non capiva bene come andava il mondo. Avevo pure fatto (avevamo) il corso di preparazione al matrimonio……e continuavo a dirmi inconsciamente “ma se anche per i preti va bene così, sono io che non capisco” …insomma plastica da una parte e preti che accettavano la plastica dall’altra….ragazzi, ci sono preti nel blog, io in certi anni non ci capivo più niente e mi sentivo persa.

        Ritorno al punto principale.
        La Chiesa mi perdona e mi accoglie. Mi perdona.
        Non ero vincolata da nessun matrimonio. Posso riprendere un percorso di fede e di ricerca senza particolari problematiche. Mi sento graziata. Anzi mi sento liberata, come se davvero Qualcuno (che era mio amico) fosse venuto a riprendermi.
        E mi chiedo: quante mie coetanee che sono state migliori di me, con più fede e comportamento sicuramente migliore del mio si sono sposate con una parvenza di uomo (esattamente come era il mio) che poi per un capriccio le ha abbandonate?
        E queste donne magari oggi, dopo tanto soffrire, hanno trovato un compagno…..
        Però loro non vengono giudicate come me. Lo so bene che loro sono SOSTANZIALMENTE in una situazione diversa dalla mia.
        Ma lo stesso di fronte a loro mi sento più o meno una farabutta.

        Per questo non sarò certo io a fare il fratello del figliol prodigo.
        Perché sono stata io, ben prima di altri, il figliol prodigo.

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        • cara trinity credo ke oggi tanti di noi peccatori sian figli prodighi, cerchiamo cmq ora la gioia del vivere meglio dando peso al bello della vita, conoscenza cultura, bellezza. amore………… ci portano a Dio accettiamo con cuore grato felice questi doni immensi ke riscopriamo ciao

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        • Ringrazio Trinity e Lieta per le loro testimonianze: c’è poco altro da fare che accoglierle in quanto tali in quanto esprimono il vostro vissuto ed un vissuto non si giudica con categorie di sbagliato o giusto, ma solo se ne può ammettere ed accettare l’esistenza.

          Vorrei però poter commentare la riflessione di Trinity nella quale “compara”, se si può dire così, il fatto che lei, ora, può senza problemi accedere ai sacramenti, mentre qualcun altro, un divorziato risposato, non potrebbe e vi percepisce come un’ingiustizia.

          Secondo me vi è tanta incomprensione da parte di molti, compresi uomini di Chiesa su cosa significhi essere “nella” Chiesa, essere salvati, ricevere i sacramenti, “extra Ecclesiam nulla salus”, e così via.

          Prima di tutto è da notare che nessuno si salva se non per grazia della Redenzione compiuta da Cristo stesso: questo è vero anche per chi non è battezzato, per chi non è cattolico, per chi è peccatore senza distinzione. Cioè è lasciandosi esplicitamente guardare dal Cristo in Croce che siamo salvati.

          In secondo luogo, la croce di Cristo la troviamo tutti, esplicitamente od implicitamente, nel fondo della nostra sofferenza nella nostra vita e nella nostra morte: cioè chiunque, di qualunque religione, razza e cultura può fare sì che la propria croce sia unita a quella del Cristo, come fece il buon ladrone. Questo ci salva, sia che siamo casti celibi, sia che siamo in concubinato, sia che siamo divorziati risposati, sia che siamo una coppia sposata sacramentalmente sempre fedele e con numerosa figliolanza, sia che siamo cattolici oppure no: siamo tutti uguali di fronte alla Croce di Cristo che ci salva e non c’è nessuna distinzione.

          In terzo luogo, bisogna rendersi conto che chi riceve i sacramenti non è più (o meno) salvato che chi non li può ricevere: come detto nei primi due punti quel che salva è lo sguardo di Cristo che proviene dalla Croce, che ci rammenta il serpente di bronzo degli israeliti nel deserto: lo guardavano ed erano guariti, colla differenza che qui è il contrario che succede, cioè bisogna lasciarsi guardare da Lui.

          Chi riceve e, soprattutto, vive dei sacramenti, ed in particolare quello del matrimonio che ci interessa qui, riceve dallo Spirito Santo qualcosa d’altro che non è la salvezza ma un'”opera” mistica: l’insigne grazia di partecipare all’atto di Redenzione del Cristo, cioè di diventare corredentore con Lui: le proprie sofferenze, disagi, malattie, morte, cattive esperienze quotidiane si aggregano così efficacemente a quelle di Cristo stesso per la salvezza del genere umano tutto.

          A titolo di esempio, chi vive il Santo Matrimonio vive la via crucis, la morte e la risurrezione di Cristo e co-redenta tanti esseri umani per grazia del Cristo stesso. Ma se stessi, non ci si può salvare in un modo differente di uno che non avrebbe ricevuto tale sacramento e cioè, come lui, deve essere capace di lasciarsi guarire dallo sguardo che Cristo offre a tutto il genere umano.

          Siamo tutti farabutti , cara Trinity, e non abbiamo nessun merito, ma proprio nessuno, per l’aver avuto proposto dalla Chiesa di essere corredentori tramite i sacramenti: restiamo tutti farabutti fino alla nostra morte compresa, ma il Signore prende quel che c’è di buono e di sofferto in noi per farne opera di redenzione, tramite la Sua Croce, per tutti gli uomini di buona volontà e ciò senza alcun merito nostro.

          Certo, il divorziato risposato, come anche chi non è battezzato, o è peccatore, o è ignavo, non avendo pienamente accesso ai sacramenti, non può partecipare sacramentalmente a quest’opera di corredenzione, ma è già salvato se guarda alla Croce di Cristo e la trova nella propria vita.

          La Chiesa è la Sposa di Cristo, il suo Corpo mistico: ma il corpo umano di Gesù è stato unicamente unito, durante la Sua vita terrena, al solo legno della Croce; la Croce è quindi l’archetipo mistico della Chiesa stessa, animata dallo Spirito Santo, e quando l’incontriamo nella nostra vita o in quella altrui e che vi riconosciamo il Cristo che soffre e che soffre con noi, sacramenti o non sacramenti, allora siamo anche noi della Chiesa e siamo salvi.
          In Pace

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          • Grazie. Volevo mettere una stellina “mi piace” Simon 29 giugno ore 22.30 ma wordpress mi chiede la registrazione. Alla registrazione mi fa presente che “sorry, that username already exists” dunque non mi sono registrata perché dovrei cambiare nick.
            Quindi. Simon: stellina Mi Piace 🙂
            Se magari qualcuno spiegava la faccenda così…vuoi vedere che non sarebbe neppure partito tutto l’ambaradan? Perché fondamentalmente è un aspetto punitivo che viene percepito da chi non può accostarsi ai sacramenti…e in effetti anche un aspetto di “condanna alla non-salvezza”.

            Ora mi copio-incollo la lezione. Grazie 🙂

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          • Vorrei fare una domanda: cosa bisogna fare per andare all’inferno?

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          • Certo, sono d’accordo: nessuno si salva perché si comporta bene, ma tutti POSSONO (non necessariamente) salvarsi in virtù della redenzione di Cristo. Di conseguenza anche i divorziati risposati POSSONO salvarsi. E chi lo nega? Per salvarsi però, DEVONO abbandonare la loro vita di peccato, DEVONO chiedere perdono a Dio (attraverso il sacramento della confessione), DEVONO cioè riconoscere il proprio peccato, pentirsi e promettere di non peccare più, come tutti gli altri peccatori del resto.

            Io sono d’accordo con lei quando dice che i sacramenti non possono garantire la salvezza (che viene solo dalla redenzione di Cristo, però bisogna chiederla, non è che Gesù Cristo ci salva per forza, a prescindere… NO! Ci salva solo se vogliamo essere salvati.). Sono d’accordo anche quando dice che possono salvarsi anche persone che non ricevono sacramenti, per Grazia di Dio. Ma non può salvarsi chi ama il proprio peccato, chi convive senza essere sposato e, coscientemente, rifiuta la legge di Dio preferendo una legge fatta (inventata) su misura per lui.

            Qui non si tratta di capire chi si salva e chi no, si tratta di capire la volontà di Dio. E la volontà di Dio è chiarissima: MATRIMONIO INDISSOLUBILE.

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          • @Giancarlo

            1) cosa bisogna fare per andare all’inferno? Risposta: niente. Facendo niente si va in inferno. Cos’è l’inferno? E’ quel luogo che è fuori dal Regno di Dio, cioè è quel luogo dove si mantengono le spalle voltate al Cristo per non incrociarNe lo sguardo. Nel Regno di Dio si è girati verso il Cristo e si accetta il Suo sguardo dall’alto della Croce, nella profondità della Trinità. L’inferno è il luogo “naturale” del genere umano dal giorno della Creazione per via del peccato originale: quindi non bisogna andare in inferno, già ci siamo tutti e non c’è niente di speciale da fare per rimanerci ed è la soluzione la più facile, la “via larga” che si oppone a quella “stretta” che mena al Regno di Dio.

            2) Si, è vero che bisogna convertirsi per davvero, quel che tu chiami abbandonare la vita di peccato ed è anche vero che il sacramento del Santo Matrimonio è indissolubile.

            Prendiamo un esempio riferendoci all’intervista del Santo Padre al Messaggero di ieri a proposito delle ragazzine prostitute appena uscite dall’infanzia: esse vivono nel peccato e non potranno, forse, mai uscirsene, ognuna avendo una sua propria storia; esse soffrono nella situazione inumana nella quale i loro aguzzini pedofili e chi ci fa i soldi con tali depravazioni morali le hanno messe, eppure quella “croce” che vivono quotidianamente esse possono benissimo unirla alla “Croce” di Cristo, sapendosi nel peccato e riconoscendo il loro peccato e non c’è dubbio alcuno che esse saranno giustificate, eppure saranno nell’impossibilità di uscire, nell’immediato, dalla loro vita di peccato. E qui subentra uno dei ruoli della Chiesa, cioè di noi tutti, che è quello di aiutare queste donne ad uscirne, se possibile, ma a tener buono fino alla fine nella fede, la speranza e la carità in tutti i casi.

            Lo stesso vale per una persona divorziata e risposata civilmente e che non può più separarsi dal secondo coniuge sia perché c’è reale affezione, sia perché ci sono figli o chissà quali altre ragioni: la persona è oggettivamente in una situazione peccaminosa, ma se questa persona vive ormai le proprie croci quotidiane in unione con quella di Cristo, cioè sotto lo sguardo del Sovrano del Regno di Dio, questa persona è già salvata e questo non lo dico io, ma lo dice il Cristo in Croce al ladrone, che muore ladrone e riconoscendo di esserlo, ma che si ritrova nel Regno dei Cieli, primo fra tutti noi e secondo solo a Gesù, per il solo fatto di aver riconosciuto il Giusto appeso alla Croce accanto alla sua propria. (E qui, per inciso, si situa una delle riflessioni dei prossimi Sinodi sul ruolo della Chiesa rispetto a chi si trova in queste situazioni, cioè sul come aiutare questi divorziati risposati ad uscirne, se possibile, e come fare concretamente affinché tengano buono fino alla fine nella fede, la speranza e la carità in tutti i casi.)

            Quindi certo, né la prostituta, né il divorziato risposato possono vedere i loro propri atti oggettivamente peccaminosi diventare elementi di “corredenzione” sacramentali, come lo sono, ad esempio i segni di affetto e gli atti paterni all’interno di una coppia con numerosa prole che vive del Sacramento del Matrimonio o il fatto di comunicarsi al Corpo ed al Sangue di Cristo, però è anche altrettanto certo che le loro sofferenze come anche i loro atti buoni possono (non devono) avere valore salvifico e questo non dammeno che chi è “in regola”.

            In Pace

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  7. oggi nei matrimoni spesso fiorisce violenza ove non ci sia impegno reciproco
    il marito ha dei residui di padronanza
    la maturita’ diversa fra i coniugi è di varie valenze
    c’è ki magari guadagna di + data fortuna o scaltrismo
    ki è meno ingenuo e meno semplice anzikè esser lieto dell’ingenuità incontrata ne approfitta non sa dare protezione anke con aiuti reali fattivi, e approfitta nel kiedere sempre di + operativamente
    il marito ke controlla piani col dito a misura polvere e poi si arrabbia per la sua ugola delicata anke se moglie lava pavimenti tutti die………………..
    a iosa ste cose concrete e quando il sopraffattore pazzo incrina la volontà della controparte sono miserie umane davvero e pessimi esempi figli ke per aver ragioni usan il misero sistema + becero ke non si riesce annullare………………..scusate sfogo……….

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    • Ciao Lieta. Ti capisco così bene. Tu non sai quanto.
      La mitezza che viene giudicata debolezza.
      L’approfittare della buona educazione e della lealtà da parte di chi ha solo la legge della giungla.
      Prenditi cura di te stessa.

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      • grazie infinite cara trinity, oggi sono po’ malmessa mi fa piacere tua vicinanza, a volte in crocevia mi sfogo un po’ ciao

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  8. Anche se la questione non è accennata nell’Instrumentum, mi auguro che il Sinodo condanni in maniera inequivocabile la pratica abominevole dell’utero in affitto.

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  9. certo franceschiello, cmq libero arbitrio dà chances uso ki lo vuole

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  10. cmq ci son peccati grossi anke diversi, ladrocinii omicidi violenze sopraffazioni, disonorevole mancanza di rispetto……….troppe situazioni son lasciate scorrere indifferentemente……………….

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  11. Ho una domanda difficile…
    Opinioni varie (compresa la mia) ritengono che oggi molti matrimoni siano nulli e per il loro scioglimento basterebbe solo rivolgersi alla Sacra Rota.
    Questo avviene in molti casi, più che altro in vista di un secondo matrimonio.

    Domanda: che cosa succede invece, realmente, spiritualmente, in quei matrimoni “nulli di fatto” in cui non c’è motivo/interesse dei coniugi per chiedere il riconoscimento di nullità?
    L’espressione giusta infatti, leggendo in giro, è proprio “riconoscimento di nullità” e non “annullamento” (giuridicamente sono due cose diverse).

    Dunque mi chiedo: quei coniugi in che situazione REALE si trovano?
    Quei coniugi per i quali è stato indifferrente fin dal primo giorno rivolgersi alla chiesa o al municipio…. Quelle coppie in cui fin dal primo istante non è mai stato abbracciato nessuno dei criteri/regole di un matrimonio cattolico?
    Per la Chiesa sono equiparati a conviventi? Oppure finché non chiedono un pronunciamento della Sacra Rota sono in qualche modo nel Santo Matrimonio (espressione di Simon molto bella che rende l’idea) ?

    Questo interrogativo mi è nato non in linea teorica ma per l’osservazione diretta di alcune coppie…. per comportamenti che vedo, per dichiarazioni chiarissime che sento, anche per la mancanza a volte di un un minimo, genuino, concreto, semplice amore terreno tra umani……insomma nemmeno la parvenza di un matrimonio-consorzio umano…figuriamoci santo…..?!

    P.s. e c’è una differenza di “status” se sono entrambi i coniugi “fuori norma” o se solo uno lo è?

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    • Mi vergogno di dire che non sono sicuro di aver ben capito la tua domanda, cara Trinity.
      Un matrimonio nullo di fatto resta nullo: cioè non vive del dono di Cristo alla Chiesa e delle grazie che ne conseguono.
      Effettivamente non c’è annullamento e solo un riconoscimento del fatto che esso sia nullo e non avvenuto.
      Per “loro situazione reale” immagino che tu chieda rispetto a Dio: di certo non sono sposati e sono in una situazione di peccato oggettiva, perché, in quanto cattolici, quindi sottomessi, al diritto di quella società perfetta che è la Chiesa, non sono “realmente” sposati e non hanno l’intenzione di esserlo nel tuo esempio. Sono quindi “come” adulteri concubini agli occhi di Dio che conosce il foro interno.
      Per la Chiesa in quanto istituzione, invece, sono considerati a priori sposati fino a prova del contrario e nel dubbio sempre si considerano sposati, il legame matrimoniale essendo sempre supposto valido per difetto. Ma questo è un giudizio del foro esterno, il solo che la Chiesa può fare.
      Il sacramento del Matrimonio si basa su una realtà contrattuale: bisogna che le due parti siano d’accordo di stabilire questo contratto e basta che una delle due non lo sia e questo contratto non entra in forza e quindi il sacramento non è celebrato, come se mancasse l’acqua al battesimo o peccati da confessare alla penitenza, o il pane all’eucaristia.
      Spero averti lo stesso risposto correttamente.
      In Pace

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  12. Sì, certo mi hai risposto. Sono io che non uso terminologia adeguata e faccio cocktail linguistici presi a destra e a manca.
    Sì, per “situazione reale” intendevo “davanti a Dio”.
    Volevo infatti sapere che cosa “succede” se un matrimonio è nullo di fatto e la coppia in questione non si rivolge alla Sacra Rota, non si rivolge alla Chiesa per il riconoscimento di nullità – perché magari, come spesso accade, non sa nemmeno che cosa significhi il matrimonio cattolico.
    E pensa magari di essere sposata validamente. Dunque rimane “sposata in Chiesa” comportandosi come se fosse “sposata solo civilmente” e quindi con i soli obblighi imposti dallo Stato. Senza preoccuparsi mai di che cosa significhi l’unione nel sacramento.
    (diciamo che se la storia che ho raccontato più sopra sfociava in matrimonio…beh sarei io stessa in quella situazione a causa della controparte. Inoltre ho varie conoscenze di persone sposate così).

    Quindi ora mi chiedo: un’altra bella cosa che potrebbe fare la Chiesa con questo Sinodo…potrebbe essere quella di avvertire con più chiarezza le persone dicendo “guardate che se non ci sono queste e queste condizioni, voi siete come i conviventi” ? ….e quindi tutto ciò che ne consegue…..
    Era un pò questo il discorso.
    In pratica, c’è una certa preoccupazione per le situazioni di conviventi e divorziati risposati. Ma in realtà ci sarebbe pure un bel numero di matrimoni “nulli di fatto” di cui occuparsi…..
    Come tu dici, la Chiesa li vede sposati dall’esterno, ma non lo sono all’interno. Quindi la Chiesa stessa “pensa” di avere certe fondamenta che non ha. Oppure si può vedere anche da un altro punto di vista: i figli della coppia vedono i genitori “sposati in Chiesa” e quello è l’esempio che hanno di matrimonio cattolico.
    Quindi un bel disastro….

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  13. Intervista al card. Thomas Collins in vista del Sinodo sulla famiglia.
    Dal sito La Nuova Bussola Quotidiana che traduce da Word on Fire
    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-collins-il-sinodonon-puo-cambiarela-verita-sulla-famiglia-9787.htm

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