Onanismo mentale o la colposa arte di obliare la sostanza

Un solo Papa su questa foto

Un solo Papa su questa foto: chi?

Abbiamo vissuto giornate intense con la visita del Santo Padre in Israele, Palestina e Giordania.

Abbiamo ascoltato parole profetiche proferite dal Vicario di Cristo e abbiamo assistito a quel che il Dr Tornielli indica come il miracolo (uno dei tanti) di quel viaggio: certo il Santo Padre ci appare proprio come una novella incarnazione di San Giovanni Battista e, direi anch’io, perché no di un Santo Elia. Non esita a chiamare il male male, a richiamare gli uomini di buona volontà, e di cattolici in particolare, a dei comportamenti degni di N.S. Gesù Cristo che rivestono dal giorno del loro battesimo. E con forza e fiato ci indica la via da seguire: davvero in questi giorni mi è sembrato vivere quel che i nostri padri della fede hanno sperimentato al contatto con i profeti biblici.

Purtroppo sembrerebbe che alcuni invitati a ballare in piazza siano rimasti in casa a lamentarsi mentre altri invitati a piangere sul peccato dell’uomo rimangano spettatori criticanti e meschini. Oppure, altri, invece di riflettere su quel che il Santo Padre annuncia sprecano il loro tempo a sapere se ci sono o no due (sic) papi giocando e slittando con le parole ed i concetti, non ultimo un articolo di Messori sul Corriere della Sera e relatatoci dal Sismografo nel quale è citato un reputato canonista il prof. Stefano Viola.

Le domande ivi poste sembrano simili a quelle sul sesso degli angeli: perché non scegliere di chiamarsi «vescovo emerito di Roma» bensì «Papa emerito»? Perché non rinunciare all’abito bianco , pur avendo tolto la mantellina e l’anulus piscatorius al dito, segno della autorità di governo? Perché non ritirarsi nel silenzio di un monastero di clausura?”  Si avrebbe voglia di rispondere: (1) perché il primo implica il secondo il quale non ha senso senza il primo; (2) perché gli piace il bianco e che è prerogativa dei vescovi di Roma di portarlo assieme a tutti i sacerdoti in paesi di missione che sono anch’essi vestiti in bianco; (3) perché non ha la vocazione di monaco di clausura, come tutta la sua vita ha mostrato.

Ma perché fare semplice se si può fare complicato? Allora si vanno a fare processi alle intenzioni di Benedetto XVI aldilà del codice canonico e si va a chiedere ad un canonista di disquisire quel che è aldilà del canone e si scopre quel che si vuole: in questo caso che Benedetto XVI non ha inteso rinunciare al munus petrinus , all’ufficio, al compito, cioè, che il Cristo stesso attribuì al capo degli apostoli e che è stato tramandato ai suoi successori. Il Papa ha inteso rinunciare solo al ministerium , cioè all’esercizio, all’amministrazione concreta di quell’ufficio. “ ma, addirittura, possiamo ora anche definire due ministeria nel ministerium: si distingue innanzitutto tra il munus , l’ufficio papale, e la executio , cioè l’esercizio attivo dell’ufficio stesso” e scopriamo novità teologiche e canoniche come questa: “ Tanto più il vescovo di Roma, al quale il munus, l’ufficio, il compito di Pietro, è stato conferito una volta per tutte, per l’eternità intera, dallo Spirito Santo, servendosi dei cardinali in conclave solo come strumenti.

Beh, allora cascano le braccia l’assurdo inficiando la tesi: di che stiamo parlando? Una rapida lettura del CDC ci dice per cominciare che il compito di Pietro non è per l’eternità: Can. 331 – Il Vescovo della Chiesa di Roma, in cui permane l’ufficio concesso dal Signore singolarmente a Pietro, primo degli Apostoli, e che deve essere trasmesso ai suoi successori, è capo del Collegio dei Vescovi, Vicario di Cristo e Pastore qui in terra della Chiesa universale.” Qui in terra non vuol dire per l’eternità: vuol dire qui in terra, punto e basta. Non ci sono 266 papi nella Chiesa cattolica, ma ce ne sono stati 265 ed uno ed uno solo è Papa.

Se rileggiamo questo stesso canone vediamo che il Papato è un ufficio: non è una consacrazione ad vitam eternam, non è un grado superiore o ulteriore del sacramento dell’ordine, ma un semplice anche se importantissimo ufficio: “Can. 331 – … egli perciò, in forza del suo ufficio, ha potestà ordinaria suprema, piena, immediata e universale sulla Chiesa, potestà che può sempre esercitare liberamente” . Cioè non ci sono nel testo distinzioni tra munera e ministerium: munus e ministerium sono tutt’uno. Quando l’allora Papa Benedetto XVI pronunciò che  dichiara “di rinunciare al ministero di vescovo di Roma, successore di San Pietro…” è proprio all’ufficio che rinunzia in quanto tale . Il can 332 §2 parla di rinuncia dell’ufficio e il fatto che Papa Benedetto XVI l’abbia ben capito così è confermato dal fatto che dichiarò fin da allora di già sottomettersi al futuro Papa, riconoscendo che tale ufficio di potestà suprema, piena, immediata ed universale non era più sua.

Non dispiaccia a Messori, non ci sono due papi, neanche metaforicamente: c’è un papa emerito, cioè per definizione di “emerito”, una persona con consacrazione episcopale che conserva alcune prerogative papali, come la veste bianca e l’abitazione in Vaticano e l’orare per la Chiesa,  pur non esercitandone più né il munus né il ministerium, cioè l’ufficio, la sola cosa che definisca cosa sia un papa.

Ma perché stiamo a perdere il tempo su queste inezie invece di notare qualcosa di molto più importante: il ricentramento da parte di Papa Francesco degli obiettivi dei prossimi Sinodi sulla Famiglia via dalla sola problematica dei divorziati risposati ed il suo sottolineare la via indicata dal Suo immediato predecessore, l’allora Papa Benedetto XVI? “Torno sempre a una cosa che Papa Benedetto ha detto già tre volte: bisogna studiare le procedure di nullità matrimoniale, studiare la fede con cui una persona va al matrimonio e chiarire che i divorziati non sono scomunicati” Questo si che è interessante e confortante e va nella direzione che auspichiamo.

Nel frattempo preghiamo che la proposta del Patriarca Bartolomeo I per la convocazione di un terzo Concilio di Nicea nel 2025 si realizzi.

In Pace

Annunci


Categorie:Attualità cattolica

18 replies

  1. Buono. Lasciamo da parte le seghe mentali e andiamo al dunque: “Torno sempre a una cosa che Papa Benedetto ha detto già tre volte: bisogna studiare le procedure di nullità matrimoniale, studiare la fede con cui una persona va al matrimonio e chiarire che i divorziati non sono scomunicati”

    Già, disse Benedetto. Ma cosa disse San Giovanni Paolo II ?
    Nell’anno 2000 agli Officiali e Avvocati del Tribunale della Rota Romana nel suo discorso disse (o dicette):

    “E’ innegabile che la corrente mentalità della società in cui viviamo ha difficoltà ad accettare l’indissolubilità del vincolo matrimoniale ed il concetto stesso di matrimonio come “foedus, quo vir et mulier inter se totius vitae consortium constituunt” (CIC, can. 1055 ‘ 1), le cui essenziali proprietà sono “unitas et indissolubilitas, quae in matrimonio christiano ratione sacramenti peculiarem obtinent firmitatem” (CIC, can. 1056). Ma tale reale difficoltà non equivale “sic et simpliciter” ad un concreto rifiuto del matrimonio cristiano o delle sue proprietà essenziali. Tanto meno essa giustifica la presunzione, TALVOLTA PURTROPPO FORMULATA DA ALCUNI TRIBUNALI, che la prevalente intenzione dei contraenti, in una società secolarizzata e attraversata da forti correnti divorziste, OSSIA DI VOLERE UN MATRIMONIO SOLUBILE tanto da ESIGERE piuttosto la PROVA DELL’ESISTENZA del VERO CONSENSO.

    La tradizione canonistica e la giurisprudenza rotale, per affermare l’esclusione di una proprietà essenziale o la negazione di un’essenziale finalità del matrimonio, hanno sempre richiesto che queste avvengano con un positivo atto di volontà, che superi una volontà abituale e generica, una velleità interpretativa, un’errata opinione sulla bontà, in alcuni casi, del divorzio, o un semplice proposito di non rispettare gli impegni realmente presi.

    5. In coerenza con la dottrina costantemente professata dalla Chiesa, si impone, perciò, la conclusione che le opinioni contrastanti con il principio dell’indissolubilità o gli atteggiamenti contrari ad esso, senza il formale rifiuto della celebrazione del matrimonio sacramentale, NON SUPERANO I LIMITI DEL SEMPLICE ERRORE circa l’indissolubilità del matrimonio che, secondo la tradizione canonica e la normativa vigente, non vizia il consenso matrimoniale (cfr CIC, can. 1099).

    Tuttavia, in virtù del principio dell’insostituibilità del consenso matrimoniale (cfr CIC, can. 1057), l’errore circa l’indissolubilità, in via eccezionale, può avere efficacia invalidante il consenso, qualora positivamente determini la volontà del contraente verso la scelta contraria all’indissolubilità del matrimonio (cfr CIC, can. 1099).
    CIO’ SI PUO’ VERIFICARE SOLTANTO SOLTANTO QUANDO il giudizio erroneo SULLA INDISSOLUBILITA’ DEL VINCOLO INFLUISCE IN MODO DETERMINANTE SULLA DECISIONE DELLA VOLONTA’, perché orientato da un intimo CONVINCIMENTO PROFONDAMENTE RADICATO nell’animo del contraente e dal medesimo CON DETERMINAZIONE E OSTINAZIONE PROFESSATO …..

    …..Emerge quindi con CHIAREZZA che la non estensione della potestà del Romano Pontefice ai matrimoni sacramentali rati e consumati è insegnata dal Magistero della Chiesa comeDOTTRINA DA TENERSI DEFINITIVAMENTE, anche se essa non è stata dichiarata IN FORMA SOLENNE MEDIANTE UN ATTO DEFINITORIO. Tale dottrina infatti è stata esplicitamente proposta dai Romani Pontefici in termini categorici, in modo costante e in un arco di tempo sufficientemente lungo. Essa è stata fatta propria e insegnata da tutti i Vescovi in comunione con la Sede di Pietro nella consapevolezza che deve essere sempre mantenuta e accettata dai fedeli. In questo senso è stata riproposta dal Catechismo della Chiesa Cattolica. Si tratta d’altronde di una dottrina confermata dalla prassi plurisecolare della Chiesa, mantenuta con piena fedeltà e con eroismo, a volte anche di fronte a gravi pressioni dei potenti di questo mondo.”

    http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/documents/hf_jp-ii_spe_20000121_rota-romana_it.html

    Breve e coinciso PER CAPIRCI, il VIZIO DI CONSENSO:
    “SI PUO’ VERIFICARE SOLTANTO SOLTANTO QUANDO il giudizio erroneo SULLA INDISSOLUBILITA’ DEL VINCOLO INFLUISCE IN MODO DETERMINANTE SULLA DECISIONE DELLA VOLONTA’, perché orientato da un intimo CONVINCIMENTO PROFONDAMENTE RADICATO nell’animo del contraente e dal medesimo CON DETERMINAZIONE E OSTINAZIONE PROFESSATO”

    Ancora più ANCORA per capirci: “intimo CONVINCIMENTO PROFONDAMENTE RADICATO nell’animo del contraente e dal medesimo CON DETERMINAZIONE E OSTINAZIONE PROFESSATO”

    Si evince che non basta dire: “non sapevo o non me lo aspettavo o poi si vedrà. NO!
    Serve: CONVINCIMENTO PROFONDAMENTE RADICATO nell’animo del contraente e dal medesimo CON DETERMINAZIONE E OSTINAZIONE PROFESSATO”

    Mi piace

    • Beh, non c’è contraddizione con quel che disse Benedetto XVI: ovviamente il fatto di considerare la fede come un dato necessario per la validità del matrimonio sarebbe un approfondimento ulteriore della teologia del matrimonio, movimento che personalmente supporto in questo blog da molti mesi ormai.
      Quanto al fatto che i divorziati-risposati non siano scomunicati, questo fu ribadito da San Giovanni Paolo Magno.
      Comunque queste direzioni sono migliori che le fantasie sognatrici di Kasper o gli incubi di Grillo….
      In Pace

      Mi piace

  2. 🙂 Fuori tema cattivello con domanda cattivella… 😉
    Come mai si cita Tornielli ? Cosa ci entra col tema ? Sembra abbia poco a che fare (sempre che non tiriamo in ballo un altro attore non citato nel post ma che col tema ci entra e ci fa entrare anche Tornielli)
    Forse il maligno Ubi pensa ad una “difesa preventiva”… 🙂

    Mi piace

  3. ki vive situazioni particolari di infelicità non è così scemo da cascarci con diverso partner senza aver elaborata analizzata la propria vita, vagliare tutto, ke gli aiuti esterni non esistono, ogni situazione se’ stante, e mi kiedo certi signori ke studiano studiano leggono leggono per cercare soluzioni per altrui vite……a parte tempo libero ke hanno………io amo di + ki la battaglia della vita vive senza stendardi…..tendendo okki mani braccia cuore teste dal vivo ..libero arbitrio non c’è ke quello co la speranza di trovare retta via tutti…………..

    Mi piace

  4. Non capisco tutto questo ‘tongue in cheek’ e questa diplomazia.parliamoci chiaro, il tutto ovviamente in uno spirito di correzione fraterna; a Socci , per usare un termine scientifico, si e’ sbarellata la capoccia, e non da adesso.”Lo dicevo, io, Il Papa unne’ Papa…’roba da pazzi…

    Mi piace

  5. Ignoro troppo del diritto canonico per poter dirimere la questione “due papi”. Mi attengo al principio che si usa per affrontare le situazioni incerte e senza combinare troppi guai: il principio di precauzione (che qui Simon brillantemente illustra).
    p.s.
    La foto, però, non rende un buon servizio alla buona causa, ho paura che sia un po’ taroccata:
    http://bufaleedintorni.wordpress.com/2014/03/12/bufala-gli-ultimi-tre-papi-insieme/

    Liked by 1 persona

    • Ah grazie per l’avviso su questa bufala. Non è la prima che foto di papi siano un po’ “taroccate”.
      Quanto al senso della mia domanda, esso resta vero.
      In Pace

      Mi piace

  6. Ma il prelato che si vede nella foto tra Woityla e Ratzinger è davvero Bergoglio?
    Gli assomiglia molto, però non sarei proprio sicuro che sia l’attuale Papa Francesco.

    Mi piace

  7. fotomontaggio pare

    Mi piace

  8. “Abbiamo ascoltato parole profetiche proferite dal Vicario di Cristo e abbiamo assistito a quel che il Dr Tornielli indica come il miracolo (uno dei tanti) di quel viaggio: certo il Santo Padre ci appare proprio come una novella incarnazione di San Giovanni Battista e, direi anch’io, perché no di un Santo Elia. Non esita a chiamare il male male, a richiamare gli uomini di buona volontà, e di cattolici in particolare, a dei comportamenti degni di N.S. Gesù Cristo che rivestono dal giorno del loro battesimo. E con forza e fiato ci indica la via da seguire: davvero in questi giorni mi è sembrato vivere quel che i nostri padri della fede hanno sperimentato al contatto con i profeti biblici.”

    Da molto non leggo niente di così abietto, anche blasfemo. Amici, scusatemi, ma voi mi fate schifo.

    Liked by 1 persona

    • Azz, considerando che mi sto per trasferire in Brasile, le tue parole mi suonano come un terribile monito.Ecco lo sapevo….neanche il tempo di ottenere il visto, e i brasiliani gia mi schifano…perche’ ci schifi, amico brasilero?

      Liked by 1 persona

      • Ah, vieni in Brasile? Allora ti rispondo in portoghese. Prendi una carta, scrivi quello que dico e mostri ai tuoi amici brasiliani quando arrivi nell’aeroporto. Così puoi imparare un po’ di nostra lingua e anche presentarti convenevolmente ai miei conterranei: “Eu sou o puxa-saco nojento que teve a cara de pau de comparar em público o ex-leão-de-chácara com os o profeta Elias.” Un saluto cordiale.

        Mi piace

  9. @ Brasiliano
    🙂
    oki, desculpe pelos erros(,estou aprendendo portugues)
    obrigado, mas eu acho que “meu nome é Claudio ‘é o suficiente! se os’ inimigos’ são tão’ engraçado como você eu vou aproveitar ‘definitivamente no Brasil!. Porque você não gosta do Papa?’ causa e ‘argentino?
    ate mais!

    Mi piace

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: