L’ultima messa

Messa secondo messale Paolo VI presso la Communauté Saint Martin

Messa secondo messale Paolo VI presso la Communauté Saint Martin

Il Santo Padre nelle sue ultime catechesi ci ha parlato con semplicità e precisione della Santa Eucarestia, ricordandoci che il problema non è quello di “sentirla” ma di “parteciparvi”.

La Messa, ci ricorda il Santo Padre…“è una commemorazione reale, cioè è una teofania: Dio si avvicina ed è con noi, e noi partecipiamo al mistero della Redenzione”

Si ricorda poi della messa alla quale partecipava da bambino, quella oggi celebrata nella forma straordinaria dell’unico rito romano: ““celebrare la liturgia è avere questa disponibilità ad entrare nel mistero di Dio”, nel suo spazio, nel suo tempo, e affidarsi “a questo mistero””

E ci ricorda la dottrina di duemila anni su cosa sia l’“essenza sostanzifica” della Messa, essenza messa da parte da troppi modernisti, ignoranti e poco mistici operatori pastorali, sacerdoti e, grande maledizione, vescovi duranti gli ultimi decenni:

“Quando noi celebriamo la Messa, noi non facciamo una rappresentazione dell’Ultima Cena: no, non è una rappresentazione. E’ un’altra cosa: è proprio l’Ultima Cena. E’ proprio vivere un’altra volta la Passione e la morte redentrice del Signore. E’ una teofania: il Signore si fa presente sull’altare per essere offerto al Padre per la salvezza del mondo.”

Questa è la dottrina della Santa Chiesa ribadita e riconfermata da Papa Francesco, il Papa del buon senso.

Ma al contempo la sezione ceca della Radio Vaticana, ritradotta da Rorate e riportata da MIL ci fa sapere un’opinione personale del Santo Padre su chi frequenta la forma straordinaria: un giudizio dato  con grande affetto , l’attenzione e la sensibilità di tutti” , ma durante il quale il Santo Padre ha detto non capire bene perché i giovani si rivolgano verso questo tipo di celebrazione mettendo questo sulla possibilità che sia un fenomeno di moda e conclude che se senza approfondire tali tematiche liturgiche nessuna forma liturgica , questa o quella che sia, ci può salvare “.

Infatti non sarà mai la scelta di una forma liturgica a salvarci ma il perché profondo partecipiamo alla Santa Messa da lui stesso così ben definita, che per noi è perfettamente rappresentata nell’Apocalisse di Giovanni

Mi sono chiesto ultimamente come vorrei che fosse la mia ultima messa o la messa dei miei funerali, in quanto amo davvero moltissimo la forma straordinaria per ragioni espresse più volte su questo blog e che potete veder descritte nella categoria “liturgia” : miglior uso del corpo umano e della scenografia nella partecipazione liturgica , verticalità liturgica che corrisponde molto più intimamente alla mia spiritualità eucaristica, silenzio abitato, più grande significato di  un popolo in marcia tutti nella stessa direzione verso l’Oriente, da dove Cristo torna, etc. etc.

Però, se fosse l’ultima delle ultime che forma scegliere? Quella dove “mi sentirei meglio” o quella dove “parteciperebbe meglio” la mia unità colla Chiesa universale, Quella di sempre, cioè Quella di oggi , che è la Sola che sia, con a Capo questo Vicario di Cristo, e questi Vescovi in unione con lui, e tutto il Popolo di Dio in unione con loro. L’Eucaristia è segno di unione, di un solo Corpo unito al Suo Capo, di un solo Cristo che si dà alla Sua Chiesa: come esprimerei al meglio questa unione?.

La mia risposta, dopo molta riflessione, è che la forma che sceglierò sarà quella ordinaria, senza abusi, senza sciattezze e, Dio volendo, celebrata con il canone romano e, gli uomini volendo, con canti gregoriani.

In Pace

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Categorie:Attualità cattolica, Liturgia e Sacra scrittura

29 replies

  1. Primo
    Saggio pensare alla morte, prudente pensare alla propria morte, lecito pensare alla messa per la propria morte, naturale pensarci dopo un fattaccio, però… accidenti, non ci far preoccupare troppo!.
    Dì anche che va tutto meglio (come spero), altrimenti – parlo personalmente – la lettura si riempie di presagi di sventura che non mi aiutano a ragionare sulla sostanza del post stesso! 🙂

    Secondo:
    Siamo d’accordo sulla scelta della “forma” sulla tua possibile ultima messa, ma su quella del funerale a me piacerebbe che fosse la più consona alla spiritualità dei familiari che mi sono stati vicini e che saranno chiamati a “vivere” quella messa, non alla mia. Esplico perché (lieto di venir smentito ovviamente): alla fine l’eucarestia (e la forma attraverso la quale viene concretizzata) non è che un mezzo per la ricezione della grazia. Essendo il mezzo questi non può divenirne il fine, ovviamente. Una volta trapassati ogni mezzo terreno (o sovrannaturale che si estrinseca nel terreno) cessa la sua funzione di mezzo. Detta in una battuta: in paradiso non ci si comunica più! 🙂 E se non lo si fa lì, figuratevi se lo si fa all’inferno…
    Per questo riterrei idoneo che la forma per le esequie fosse quella che accompagna chi è rimasto verso una migliore accettazione del mistero della morte, che guidi i superstiti in un cammino di grazia che ci parla sempre, anche e soprattutto in un lutto.

    Ovvio che è un pensiero personale,probabilmente anche erroneo in alcune parti, che non vuole criticare in alcun modo la confidenza personale di Simon presente in questo post.

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    • vedi minstrel io non so come potrò andare avanti qui ora e nella vita e mi pare po’ strano il pensiero del finale
      sarà quello keDio vorrà
      credo ke oggi le persone co la crisi economika ke li ha beccati non abbia gran spazi per il finale personale
      ci si affida alla provvidenza anke li’
      non si sa mai di ke male si puo’ morire
      scusa la mia esternazione
      penso ke il giudizio di là sia tenero per ki cerca la verita
      ciao

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    • Carissimo Minstrel,
      questa mia riflessione non vuol essere un testamento circa i miei funerali che saranno come Dio vorrà, ma giusto il cercare di mettere priorità nelle cose, tra i miei gusti e convinzioni personali e quello che è il più importante oggettivamente sulla scia delle riflessioni piene di buon senso del Santo Padre.
      Non vederci nulla di funesto: se avessi dovuto morire, lo sarei. 🙂
      Concordo con tutte le tue riflessioni espresse nel tuo secondo punto, se fosse di funerali che avessi parlato.
      🙂
      In Pace ed un grande abbraccio caro Fratello!

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  2. carissimo fratello, il Papa ha centrato il significato dell’Eucarestia ed è una grande benedizione, nessuna liturgia può salvarci e nessun canto gregoriano, che i0 dirigevo in liceo e che adoro.Ma se tutto si riduce al silenzio e alla contemplazione sterile,autogratificante,non salviamo né noi e né gli altri. Non onoriamo,né rendiamo efficace l’Eucarestia, Memoria Viva, senza fissazioni rituali,né con le spalle verso il popolo, né guardandolo in faccia come fecero Cristo e gli Apostoli. Ma se non spezziamo il pane, se non eliminiamo di nuovo la povertà, “nessuno era povero o scontento e nessuno diceva questo è mio”(Atti degli Apostoli),il resto è vanità, è vanificare il messaggio di Cristo. Con le vostre ironie, voi lacerate la Tunica di Cristo. Certamente il Papa ha davanti a sé un Mar Rosso da far aprire, per rinnovare la Pasqua, ma non come occasione di tiritere fratesche e stridenti, ma come abbandono della nostra superbia e presunzione. L’Unità si realizza aiutando il Papa ad andare fino in fondo nella Sua ricerca di autenticità e di coerenza. Per oltre un millennio la Chiesa è stata in mano ai poteri mondani che hanno reso l’Eucarestia, una bella liturgia, vuota. Io da sacerdote chiedo al Papa di essere retrocesso da sacerdote a diacono, per servire alla Mensa. Vorrei che ogni domenica in piazza S. Pietro e dentro S.Pietro,se piove, si faccia rivivere la Mensa Eucaristica, invitando tutti, specie poveri ed esclusi, ad un posto d’onore, con liturgie vive, preparate a turno dalle parrocchie di Roma. Non più mense per i poveri(lodevoli, ma riduttive),ma Cena del Signore, in latino,greco,aramaico,africano,arabo..ma con la concretizzazione della Parola che salva, fin da questa terra. Date voi stessi da mangiare a loro! Non è una giaculatoria. I Cristiani si riconoscevano dallo spezzare il pane, non dallo spezzare l’Unità. La Croce, se non ci porta a questa rinuncia di noi stessi, dando la vita e i nostri beni per il prossimo,(Fate come ho fatto io stesso, senza limitarsi a parole e a paroloni)ridiventa occasione per annientare il Messaggio di Cristo, con la rovinosa pretesa di saperne più del Papa. Chiedo scusa per la chiarezza, mi chiamo don Enzo Chiarini, e mi sento a disaggio tutte le volte che nella Santa messa recitando il mea culpa, ribadiamo il nostro punto di vista, dandoci la mano, confermiamo i nostri presupposti e i nostri risentimenti. Invitando alla Mensa del Signore, diamo una piccola ostia ,senza far rivivere nessun Cena e nessun Zaccheo(anzi dando i primi posti ai ricchi corrotti ) e senza reale partecipazione delle nostre sostanze. Così l’Eucarestia si trascina ad essere una fiction, che annuncia sola verbalmente. E voi avete la sfortuna di continuare a parlare di quali canti e di quali posizioni corporee, e di quale macabro rito!!! .

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    • Carissimo don Enzo,
      grazie e grazie ancora per questo intervento profondamente imbevuto di carità: un intervento davvero mistico. Quel che è espresso è proprio un sguardo spirituale e profondamente mistico su cosa sia la Santa Sinossi che realizza il Sacrificio del Calvario: quanto lo capisco.
      Io guardo al dono di Cristo per la Chiesa, dono che mi piace leggere coll’analogia del parto: parto di Mosé del popolo di Dio quando passa il Mare Rosso, le doglie del parto della creazione di San Paolo, il parto della Chiesa nella Morte e Resurrezione di N.S. Gesù Cristo.
      E tutto questo dono unico e fecondo si riassume nell’andare a fare la pace con il proprio fratello prima di andare alla Sinossi: chi se ne importa della forma del rito, o del rito se questa pace non è stata fatta prima con chi partecipa a questa tavola come anche a chi non vi partecipa.
      E l’anima deve poter respirare coi propri polmoni e guardare con i propri occhi e toccare con i propri sensi l’infinita bellezza di questo Dono di Cristo alla Sua Chiesa, perché non v’è dono vero senza fecondità, non v’è sacrificio senza redenzione.
      In Pace

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    • Ringrazio anche io Don Chiarini per questo commento. Spero semplicemente che le vada tutto meglio, Don.
      Ovviamente il nostro parlare di “canti” e posizioni corporee deriva da una osservazione del SOLO aspetto materiale/formale dell’eucarestia, ben consapevoli di cosa essa sia nell’essenza, ben consapevoli cioè che le parole del Papa al riguardo sono più che sacrosante!
      Diciamo che, stante l’essenza chiara e univoca, si può anche discutere sulla forma semplicemente per quello che è: una forma.
      Grazie comunque per averci ricordato l’essenza cui anche il Papa richiama.
      E di nuovo benvenuto.

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      • grazie a voi che invece di dissertare a zonzo, andate alla sostanza del nostro Credo, che ovviamente trova conforto e garanzia nella nostra accettata e consapevole fiducia nella guida del successore di Pietro, sia,Benedetto un Joseph che un Francesco tanto atteso,

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  3. scusa era Simon artefice articolo
    parlate crisi matrimonio come fosse prblm massimo
    leggevo appunto sti dì di padre di giussano e madre di mazara oggi
    genitori omicidi
    kiedo perkè persone ke danno la vita arrivano simili gesti orrendi e inconsulti
    la solitudine oggi peggio di una volta, gente ke non si cerca aiutare perkè ritenuta ignorante, immatura
    e a volte cadere nelle trame dei delinquenti porta a vissuti orribili
    ciao

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    • Non è problema “massimo” , ma è il problema il più attuale nel senso in cui tutta la società laicarda sta lottando per distruggerla e questo non da oggi ma da 60-70 anni.
      La distruzione della famiglia è una delle cause delle solitudini a cui accenni, in quanto il concetto stesso di solidarietà familiare è stato diluito.
      In Pace

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  4. caro don Enzo grazie

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  5. nella società laicarda dovrebbero esserci rappresentanti cattolici seri fattivi onesti portanti sempre i valori
    senza usare scimitarre ma co azioni serie non solo il portafoglio gonfio anke dove fanno leggi
    la mia solitudine è ritrarsi da clan ipocriti pseudoreligiosi cattocomunisti o cattofascisti secondo carro favorevole.
    li definisco anke cattolic-z-i
    i veri cattolici ai figli la prima confessione, comunione la fan fare coi altri bimbi parrocchia e non cerimonia retro ad personam
    se una persona famiglia ha grave accidente personale dato da follia membro famiglia, i bimbi devon essere messi al corrente non tenuti lontani da questa persona ferita (ke gradirebbe loro compagnia) per non far conoscere il marcio della famiglia classica (scheletri negli armadi)
    non è litigio
    è non accettare ipocrisie
    ciao

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    • cl
      colleghe andavan confessarsi don giussani desio lui co la stola viola sul divano
      e se ne vantavano anke
      cugina potente una primaria cl
      nella famiglia usate mancanze rispetto mia madre e me
      i movimenti son integralismi
      la Kiesa deve essere una santa e apostolica
      kiaro la Kiesa Cattolica

      ci son due mottetti ITALIANI ke mi hanno aiutato ed aiutano a trovare pace
      tradotti dal precedente latino salmi o preci
      non ricordo bene inizio
      uno “al Dio ke allieta la mia giovinezza” nella fede non si invekkia +

      altro mi ricorda candori neve appunto
      “purificami o Signore sarò + bianco della neve” cantato a funerali

      non credo di essere una troll cerco verità, onesta’ semplicità
      ciao

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      • indemoniati posseduti da diavolo

        santi posseduti da Dio?

        o alcuni ke si ritengono santi si sentono possessori di Dio?

        i santi Paolo, Agostino ke prima del ravvedimento, son stai dissoluti persecutori cristiani?

        i martiri per loro mano dove sono dopo la morte?

        ciao

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  6. Ho creato una categoria nuova dietro suggerimento di Simon: “Sinodi della famiglia”. Per un arcano motivo, che ancora non comprendo, tale categoria appare a sinistra, nelle “categorie in evidenza” e non in cima, sotto la testata. Scriverò chiedendo lumi agli autori del template appena ho due minuti.

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  7. “il Santo Padre ha detto non capire bene perché i giovani si rivolgano verso questo tipo di celebrazione”

    Il cardinal Newman scriveva: “forms are the very food of faith.” (Sermon 14. Submission to Church Authority)

    Se Newman avesse ragione è facile “capire bene perché i giovani si rivolgano verso questo tipo di celebrazione”

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    • Newman sta parlando in questo caso della forma dell’unione nella Chiesa. “Church-union” leggo io nel punto 1 del suo sermone 14
      http://www.newmanreader.org/works/parochial/volume3/sermon14.html

      Non sta affatto parlando di forme del rito, ma anzi sta analizzando l’unità della Chiesa di Cristo e prevede che questa sia l’unica FORMA possibile! Tant’è che inizia il suo punto – che si conclude con la frase che hai citato – così: First they say, “Why keep so strictly to one body of Christians when there are so many other bodies also—so many denominations, so many persuasions—all soldiers of Christ, like so many different armies, all advancing in one cause against one enemy?

      Questo quello che capisco da una lettura rapidissima. Posso anche aver capito malissimo, eh.

      Perché ora si pretende di usare questa lettura pro “Church-union” per creare DIVISIONE in seno alla “Church-union” snaturando il senso dello scritto?

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      • Non è necessario che il contesto dello scritto riguardi specificatamente la liturgia…

        Newman spiega cos’è la forma… e il rito è anch’esso una forma e le forme (plurale) sono il cibo della fede quella stessa fede che ci permette di andare oltre l’apparenza dei sensi… questo il succo…

        “Perché ora si pretende di usare questa lettura pro “Church-union” per creare DIVISIONE in seno alla “Church-union” snaturando il senso dello scritto?”

        Eeh?

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        • Non è necessario che il contesto dello scritto riguardi specificatamente la liturgia

          Non ne sarei affatto sicuro. Quanto meno dopo gli studi ermeneutici di Ricoeur

          Newman spiega cos’è la forma

          Proprio per niente. E’ la conclusione omiletica ad effetto, non spiegata, che vuole imprimere ancora più importanza alla forma che ha appena trattato e che non riguarda la liturgia.

          le forme (plurale) sono il cibo della fede

          Naturalmente! Ma posso chiedere di spiegarmi in quale modo lo sono in modo che questa tirata non sembri una argomento fallace per autorità, per altro reinterpretato tradendo il contesto per il quale lo scritto è nato?
          E anche a voler accettare l’argomentazione, perché è un problema liturgico visto che il novus ordo di certo non manca di forma?
          E anche se fosse forma diversa rispetto al vetus (ed è pacifico), mi spiega perché questa forma non dovrebbe essere CIBO per la fede? Se il vetus è pera e il novo è mela viene smentito forse il cardinale Newman (ben sapendo che egli aveva ben altro per la testa)?
          E anche se nutrisse di meno lo farebbe in maniera soggettiva poiché ognuno è attratto a Dio da Dio (ed è questa la fede!) secondo i suoi percorsi.
          E se anche nutrisse di meno in maniera oggettiva sempre cibo sarebbe e nulla verrebbe intaccato.
          E se anche non nutrisse affatto e non fosse cibo, perché si dovrebbe demolire l’aspetto di fascino della fede tramutandola in superstione per la quale basta seguire precisi modi di fare che arriva la fede? La fede è fascino, la fede è Dio che ti guida, è vedere le spalle di Dio ed essere trascinati da lui e in tutto questo discorso questa essenza del concetto “fede” non è nemmeno contemplata.

          Dunque, riformulando la conclusione:

          perché tradire in maniera siffatta uno scritto altrui, che parla di come sia necessaria unità nella Chiesa (!), se non per seminare il dubbio che oggi la chiesa non ha più cibo per la fede?

          Poi posso anche aver travisato neh.

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          • *”Ma posso chiedere di spiegarmi in quale modo lo sono…”

            Semplicemente perchè così è la natura umana che all’inizio del cammino di fede ha bisogno di nutrire lo spirito per mezzo dei sensi… e lo si vede già nell’AT ad esempio con il vitello d’oro o con il serpente…

            *”E anche se fosse forma diversa rispetto al vetus (ed è pacifico)”

            Appunto! Sono due forme diverse… Per il resto sono già state spese miliardi di parole sul web…

            *”E se anche non nutrisse affatto e non fosse cibo, perché si dovrebbe demolire l’aspetto di fascino della fede tramutandola in superstione per la quale basta seguire precisi modi di fare che arriva la fede? La fede è fascino, la fede è Dio che ti guida, è vedere le spalle di Dio ed essere trascinati da lui e in tutto questo discorso questa essenza del concetto “fede” non è nemmeno contemplata.”

            La fede non arriva dai precisi modi di fare ma ne è nutrita che è diverso… del resto anche il Simbolo niceno-costantinopolitano è una forma e la fede un’aderenza ad esso…
            Poi “superstizione”, “precisi modi di fare” mi sembra di discutere con un evangelico, mancava solo che anche tu abusassi di quel verso di Gv dove dice che bisogna adorare il Padre in spirito e verità…
            Newman contesta anche questo e ti rivedo molto con quello che hai scritto:
            “We dissent from you; yet we will cast aside our forms if you will cast aside yours. Thus there will be mutual concession. What are forms, so that our hearts are one?”
            A differenza di Newman il tuo concetto di Church-union va a scapito della forma e di conseguenza della fede…
            A mio parere quel “la fede è fascino” fa molto New Age…

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          • Guarda, al di là di quello che sembro e non sembro, l’importante è essere chiari al di là di principi di autorità che sminuiscono solo il discorso: a tuo avviso il VO è cibo per l’anima assolutamente più nutriente del NO? Ma come è possibile pensarlo, sarebbe come pensare che la Chiesa volutamente ha trascurato un suo aspetto fondamentale: la pastorale e la cura delle anime! Al massimo si può pensare che l’NO può ancora variare. Al massimo si può pensare che il VO è preferito e preferibile per ALCUNE SENSIBILITA’ (!!!), ma allora di cosa stiamo parlando? Rw: il Novus Ordo è valido? Ed è per te la forma ordinaria cioè assolutamente la preferibile oggi da un punto di vista pastorale (anche se per te e la tua sensibilità no?)? E se si, perché tutto questo discorso? E se no, hai pensato che effettivamente molta curiosità può nascere da una “vecchia” novità soprattutto fra i giovani?
            Come si fa ad essere sicuri che non sia “moda” o voglia di qualcosa di “nuovo”? E come faccio ad essere sicuro che invece non è nuova consapevolezza di fede?
            Non lo so! E devo star zitto.
            Per questo non mi vanno gli argomenti autoritativi estraniati dal contesto, che nulla possono dimostrare.
            Come anche non mi convincono le conclusioni sicure di sillogismi ipotetici indecidibili.

            E quindi? Niente: aderenza al Magistero che, nella sua lungimiranza, grazie a Benedetto, ora permette anche che sensibilità molto vicine alla spiritualità VO possano godere e mangiare dei frutti di quella mensa.

            Oh no… ho detto mensa?!
            aaaaargh!

            😛

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  8. le forme della fede sono anzitutto carità e umiltà
    ringraziate se avete possibilità osservanza praticanza tanta
    cercare le minime ragioni come ago nel pagliaio
    credo cmq ke di certo non siete della manca anke senza essere avanguardisti
    ciao

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    • le forme della fede sono anzitutto carità e umiltà

      Si.
      E si ringrazia per tutto, anche per la possibilità di ragionare. 🙂

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      • minstrel guarda ke ragione anke io coi miei termini
        la vs cultura ke dici vi dà possibilità ragionare non so quanto sia veramente aperta a tutto il mondo
        magari simon è stato missionario nei 5 continenti
        magari è anselm grunn ke ne pensi di anselm?
        andre rieu, mi sollevan molto i suoi concerti vedendo le emozioni ke da’ agli spettatori sono na semplice e ne son molto felice, cosa ne pensi di andre’ rieu come suona adagio lui mi piace un sacco
        ognuno renderà conto a Dio del sè
        specie ki critica anke il Suo Vicario e ki li sostengono
        ciao

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        • Anselm Grün è un’anima spirituale molto ricca e di lui ho letto troppo poco per formulare un giudizio obiettivo. Tu cosa ne pensi?
          Andre rieu, mai ascoltato ergo: grazie lieta del consiglio! 🙂

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  9. carità per coinvolgere tutti verso Dio e umilta’ nel non vedere solo le pokezze dei poveri miseri osannandoci delle nostre migliori posizioni
    umiltà vedere il grande bene vero nei poveri nei semplici
    o veri acculturati dovrebbero avere migliori okki e mezzi per capire i + miseri
    ciao

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  10. Quelli nella foto sono i Norbertini di Sant’Antimo a Montalcino

    http://www.antimo.it/

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