Breve esame critico del breve esame critico!

Complice un bel post di Padre Matias Augé dedicato al pressapochismo di un utente del suo blog nel giudicare il Messale di Paolo VI – da leggere assolutamente – ho chiesto personalmente ad Augé se esistessero delle pubblicazioni che rispondessero in modo autorevole al celeberrimo (e da fin troppe parti celebrato) “Breve esame critico del Novus ordo Missae” dei Cardinali Bacci ed Ottaviani.
Ho messo in link la pagina di Chiesa e Postconcilio per rileggere l’esame critico. Ma è una su mille. Tantissime sono le pagine che lo riportano, come altrettante sono quelle che lo commentano, per lo più positivamente o addirittura rincarando la dose.
L’ultimo in termini di tempo da me scovato è questo, scritto da Don Ivo Cisar reperito nel sito In Quiete di Bertagni, dove a quanto pare si trova tutto e il suo contrario: per intenderci da Cisar che ripassa l’esame dei Cardinali alle pagine dedicate a René Guénon! Il sito comunque non è male, anzi! Da lui infatti si possono ad esempio leggere splendide trascrizioni di splendide interviste a Raimon Panikkar o a Battiato.

Procediamo.

Tempo pochi minuti ed ecco che Augé mi risponde dicendomi che una “risposta autorevole alle critiche di Bacci e Ottaviani, l’ha scritta C. Vagaggini. Il testo è stato ripubblicato recentemente in Rivista Liturgica anno 2009, pp. 449-459.”

Ringrazio e corro come ovvio a reperirla. On line c’è ed è su scribd.com, download a pagamento, ma lettura gratis.TItolo: “Il Nuovo Ordo Missae e l’ortodossia“.

Mi aspettavo una sorta di risposta punto su punto all’esame critico. In realtà il Vagaggini – a mio avviso in modo mirabile – non fa che fornire gli strumenti generali per comprendere come si debba leggere il Nuovo Ordo. Fa per così dire una sorta di “prima lezione di ermeneutica”. Ed è proprio da quell’articolo che traggo questa citazione, banalissima, eppure oggi tanto attuale perché mal praticata da molti:

“C’è una regola elementare nell’interpretazione dei testi. La conosce ogni alunno di prima teologia al quale siano stati insegnati i primi principi di interpretazione di ogni testo: quando in un testo non è ovvio il significato di una parola o di una espressione bisogna anzitutto chiedersi se tale significato non si possa ricavare in primo luogo dal contesto immediato, in secondo luogo dal contesto del libro, in terzo luogo da quello dell’autore e finalmente da quello dell’ambiente.”

Vagaggini, Cipriano osb, Il Nuovo Ordo Missae e l’ortodossia, in «La Rivista del Clero Italiano»  50 (1969), pp. 688 – 699, ripubblicato in «Rivista Liturgica» anno 2009 n. 3, p. 454

Ovviamente consiglio a tutti di leggere l’articolo di Vagaggini perché molte sono le domande oggi ancora attualissime (o meglio rese attualissime dal blog tradizionalisti che hanno ripreso certe questioni), alle quali risponde.

Non sono il solo ad averlo letto nel frattempo.
Nei commenti del post di Augé infatti l’utente ??? scrive:

Certo è che rileggendo l’articolo di Vagaggini si resta colpiti da una cosa: la sua difesa dell’IGMR è tutta giocata sul fatto che le singole formulazioni risultano orotodosse attraverso un costante “gioco” di rimandi ad altre formulazioni.

Al che rispondo:

Bingo. Questo significa a mio avviso leggere in continuità e senza togliere uno scritto dal contesto.
Se io, cattolico, dico che Gesù Cristo è Dio, sto forse dicendo che la Trinità non esiste? No, perché chi mi conosce sa cosa penso e se in quel caso parlo di Cristo sa che parlo ESCLUSIVAMENTE della seconda persona della Trinità senza escluderne cioè la portata veritativa.
Basta smettere di fare sofismi che sfiorano il fondamentalismo ed ecco che i tre punti di domanda possono mutare in tre puntini di sospensione (perché si sospende un giudizio che non ci compete) o in tre esclamativi (perché palesemente non si fa che ripetere dottrine tradizionali).

A questo punto ??? dichiara:

il suo esempio su Gesù è acuto, ma non calzante. Il problema è dove Lei una cosa la dice e la scrive. Se parla della Messa al bar non è la stessa cosa che all’inizio dell’IGMR.

e io chiudo:

Eh no, soprattutto se do per scontato che non voglio discutere di cosa sia la messa per essenza.
E che sia così (cioè è scontato, è l’unica lettura possibile) è palese perché non c’è messa senza sacrificio pertanto è impensabile anche solo PENSARE di INTERPRETARE in modo ontologico quella frase!
[Aggiungo: l’esempio mio è quindi perfettamente calzante poiché il fatto che io cattolico parli di Cristo come Dio NON PUO’ significare MAI che parli di lui come UNICA PERSONA divina altrimenti smetterei di essere cattolico e cadrebbero le premesse per cui io posso parlare di Cristo come Dio! Chiaro?]
Farlo significa andare OLTRE IL CONTESTO dove è stata scritta e quindi sfiorare il fondamentalismo letteralista.
Cioè: la messa è soprattutto memoriale del sacrificio di Cristo? Si. E’ cambiato qualcosa al riguardo? No, lo sa anche il mio primo figlio e lo so pure io che essendo giovane son nato in pieno post CVII.
Quindi come è possibile dire che il NO non celebra il sacrificio?

No, non si può. Pena la contraddizione e dunque la nullità della propria affermazione.

Sempre il Vagaggini scrive circa il significato di “memoriale” sottolineando come sotto questo termine si nasconda ben più di quello che l’italiano intende.

Mi prefiggo a tale proposito di approfondire la questione mediante citazione ad hoc di opera autorevole. Tempo al tempo.

Certo che fa strano rileggere parole che rispondono a domande oggi tanto sentite, in frasi che narrano di un clima di ottimismo sul NO che ora mi sembra praticamente assente.

Annunci


Categorie:Liturgia e Sacra scrittura

Tag:, , , , , , , ,

10 replies

  1. Il tuo post è denso e ci sono tanti elementi: alcuni sulla metodologia di lettura di un testo e altri circa le differenze tra la forma ordinaria e la forma straordinaria.

    Vorrei giusto appesantirmi su un elemento della discussione alla quale fai riferimento E cioè sull’affermazione di P.Augé che ci sarebbe come una rottura tra le due forme del rito, in questo, sono sicuro, appoggiato caldamente dai tradizionalisti di turno.

    Non ne sono sicuro per niente : personalmente vivo ed esperimento le due forme liturgiche senza risentire questa rottura se non su certi aspetti formali, anzi apprezzandone le differenze esterne senza contrapporle in niente nel loro intimo.

    Vorrei procedere ad un’analogia : la meccanica quantistica rispetto alla meccanica classica. Possiamo vedere la prima teoria come una rottura nel tempo e nelle applicazioni colla seconda teoria e così è stata vissuta per qualche decennio, Einstein stesso rigettandola, in quanto “Dio non giocherebbe ai dadi”. Oggi vediamo che le due sono in una relazione di coerenza l’un l’altra. Si potrebbe anche prendere l’esempio della dinamica relativista rispetto a quella newtoniana, la prima smentendo apparentemente la seconda, mentre invece può esserne vista come una generalizzazione.

    Mi chiedo, analogicamente, se non fosse possibile vedere nella forma ordinaria come una generalizzazione di quella straordinaria, sorretta dal fatto che la teologia del CVII ha fatto generalizzazioni legate all’ecclesiologia.

    Secondo me siamo ormai ad una distanza rispettabile dal 1969 e penso sia gran tempo di analizzare senza passioni l’ipotesi, secondo me plausibile, come la forma straordinaria sia, in realtà, un caso particolare di quella ordinaria nel senso delle analogie rinviate qui sopra, anche se sono sicuro che gli Einstein di servizio diranno che no….
    In Pace

    Mi piace

  2. Il punto sta proprio in quel “memoriale (ben compresa dagli ebrei, ben poco da tanti cattolici)” ossia attualizzazione del sacrificio di Gesù, Si rivive l’offerta di Gesù al Padre per la nostra salvezza e ci viene dato il pane e sangue come nutrimento per la nostra anima per unirci al sacrificio di Gesù a cui uniamo tutto noi stessi. Il NO ha tutto questo. Ma, a quanto pare, non basta ai tradifondamentalisti! Sulla critica del NO di Bacci e Ottaviani ci sarebbero da fare molti commenti negativi, soprattutto sull’impostazioni di alcuni assunti particolarmente forzati. Ne verrà l’occasione-

    Mi piace

    • Infatti, caro Vincenzo!
      Non bisogna neanche dimenticarsi che anche nell’ A.T. il sacrificio era proprio nel pasto sacerdotale stesso: la manducazione dell’offerta da parte dei sacerdoti partecipava pienamente al sacrificio rituale e alla sua cremazione.
      Da dove anche il fatto che quando comunichiamo lo facciamo in quanto popolo di sacerdoti in virtù del nostro battesimo visto che assumendo il Corpo ed il Sangue del Cristo compiamo quel gesto sacerdotale: cioè la sinossi è sacrificio.
      In Pace

      Mi piace

      • No ! Vi prego non demolite una parte della mia adolescenza ! Sono stato svezzato nella mia dolescenza nel tradizionalismo di Una Voce-Italia attraverso il Breve Esame Critico che consegnai, nascosto dentro la borsa della scuola, a decine di sacerdoti !
        Una specie di ” vedetta ” tradizionalista che consegnava del materiale cartaceo che all’epoca era proibito !
        Avendo studiato , temporibus illis, il Breve Esame Critico posso dire che almeno un grande risultato quello studio lo ottenne : la modifica in senso tradizionale dell’Intitutio iniziale che, nella versione originale, poi emendata da Paolo VI, così recitava : ” 7 -«Cena dominica sive Missa est sacra synaxis seu congregatio populi Dei in unum convenientis, sacerdote præside, ad memoriale Domini celebrandum. Quare de sanctæ ecclesiæ locali congregatione eminenter valet promissio Christi “Ubi sunt duo vel tres congregati in nomine meo, ibi sum in medio eorum” (Mt. 18, 20)».
        La versione attuale del Proemio del Messale Romano afferma , secondo la dottrina tradizionale della Chiesa : ” 27. Nella Messa o Cena del Signore, il popolo di Dio è chiamato a riunirsi insieme sotto la presidenza del sacerdote, che agisce nella persona di Cristo, per celebrare il memoriale del Signore, cioè il sacrificio eucaristico. Per questo raduno locale della santa Chiesa vale perciò in modo eminente la promessa di Cristo: «Là dove sono due o tre radunati nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18,20). Infatti nella celebrazione della Messa, nella quale si perpetua il sacrificio della Croce, Cristo è realmente presente nell’assemblea riunita in suo nome, nella persona del ministro, nella sua parola e in modo sostanziale e permanente sotto le specie eucaristiche .”
        Lode quindi al Breve Esame Critico anche per aver evidenziato ( ad perpetuam rei memoriam ) alcuni aspetti importantissimi del Rito Romano con una puntigliosa precisione che andando oltre al semplice rispetto rubricistico diviene devozione !
        La celebrazione della Messa antica, fra vallate e montagne, rimase ancora intatta fino all’avvento , negli anni ’80, dei gruppi carismatici.
        I bravi montanari poi non davano offerta alcuna ai preti per la festa estiva patronale se non c’era la Messa in Terzo … ( questo in diverse località umbro-marchigiane). Io sono stato testimone oculare di una cenata che un Monsignore della SdS, originario del posto, bardato come conviene ad un prelato di rango, fece in sagrestia in occasione della festa patronale al giovane pretino . ” Non mi rompere …. io celebro la Messa dei miei nonni ! ” Poi afferrando me, che stavo scappando terrorizzato in cantoria mi intimò ” e voi rispondete bene alle risposte in gregoriano sennò vi butto dalla cantoria!”.
        In un’altra città montagnola senza dirmi niente ( io dirigevo il coro per la festa dell’Avis locale) il prete, anzi il canonico, se ne uscì per la messa all’aperto col manipolo sfoderando un bel ” introibo ad altare Dei” che risuonò per i monti … Dopo la Messa mi disse, conoscendo le mie note simaptie liturgiche : “Scherzo da prete … “.
        Così la Messa andò avanti fra provincialotti e motanari fin quando i fedeli furon buttati fra le braccia carismatiche …

        Mi piace

        • Scusate ma debbo invocare più spesso Santa Lucia, avrei infatti voluto scrivere : ” Io sono stato testimone oculare di una SCENATA “

          Mi piace

        • Grazie di averci lasciato questi tuoi bellissimi ricordi Andrea. Diciamo che qui nessuno vuol prendere sottogamba l’oramai celeberrimo “breve esame critico”, ma non posso che concordare con Vagaggini in molti punti, soprattutto riguardo la modalità di lettura del documento in esame.
          Ho fatto notare infine come è strano leggere le risposte alle solite domande odierne in un clima di ottimismo incredibile oggi per l’NO. Questo non squalifica chiaramente le risposte, piuttosto fa capire che a) in quegli anni la riforma era (ben)voluta da molti (ci saranno stati dei motivi pratici oltre alla retorica della massoneria che oramai a vinto contro Cristo, no?!) b) nel clima entusiastico si pensava che tutto fosse semplice e non ci fossero le solite problematiche secolari che seguono OGNI concilio.

          Mi piace

          • Sarei molto grato a tutti voi se vorreste approfondire un aspetto che mi sta molto aa cuore.
            In talune regioni dell’Italia centrale la messa tradizionale ha continuato ad essere celebrata anche dopo la pubblicazione della Costituzione ” Messale Romanum ” di Paolo VI. Era “normale” che accanto alla messa nuova convivesse senza problemi quella antica. L’incantesimo ha avuto fine quando esplose la ” questione lefebvriana”. Allora facendo muro comune in difesa del papato-concilio ( che divenne il super conciliio) e riforma liturgica ( fino ad alloraa avversata submissa -manco tanto – voce ). Avvenne il paradosso che la resistenzza salutare e santa di Mons.Lefebvre ha distrutto la continuità della messa antica in provincia. Domanda.
            Secondo voi se il Concilio Vaticano II fosse stato lasciato in pace dai lefebvriani laa messa antica sarebbe stata meno perseguitata allora come oggi ?
            Domanda bis.
            Perchè i vescovi , nella stragrande maggioranza, non si fidano dei tradizionalisti liturgici italiani ? Cosa dobbiamo fare per farci considerare come dei comuni figli da farsi amare ?
            Grazie per questo ottimo spazio di seria riflessione senza preconcetti,
            Ho conossciuto questo blog grazie a un mio collega professore.
            Dio Vi benedica !

            Mi piace

          • Grazie a lei insegnante, davvero. Mi fa molto piacere se si cominci già a parlare di questo blog e in termini così lusinghieri. Le sue domande sono legittime, soprattutto la seconda a cui non so dare risposta personalmente poiché non sono addentro nelle questioni liturgiche in ambito accademico. Andrebbe girata a chi di dovere, come Padre Augé. Sulla prima invece mi impongo di rispondere come rispondo a chi dice che senza Vaticano II la Chiesa oggi starebbe meglio: la storia non si fa con i se.
            Cioè: è assolutamente lecito chiedersi cosa sarebbe successo se un tale avvenimento non fosse successo, ma le risposte non possono essere mai degne di considerazione in sede di discussione di quell’avvenimento (capisce? Pura petizione di principio…). Queste domande al massimo possono essere utili ad illuminare degli aspetti dell’avvenimento, ma non a giudicarlo ovviamente. Pertanto – anche se effettivamente mi stuzzica pensare che forse senza lo strappo lefebvriano le due forme sarebbero state accettate senza alcun problema dai fedeli che basano la loro fede sull’obbedienza al Magistero; e mi sovviene altresì che, come ci insegna la Storia della Chiesa, sono proprio i misunderstanding di fedeli che si credevano perfettamente conformi al Magistero precedente al loro ad aver obbligato la Chiesa a dogmare le dottrine a causa della divisione che essi crearono – devo concludere che questa domanda è fallace poiché porterebbe a risposte improvabili, siano esse positive che negative.
            Naturalmente a malincuore… 😉
            Magari altri qui sapranno dare una risposta ai quesiti che pone, intanto non posso che ringraziarla di nuovo per il passaggio e questo suo intervento.
            Buon cammino intanto. E se le va, naturalmente, ci faccia sapere come procede questo cammino direttamente qui, nel crocevia dove i sentieri si incontrano. 🙂

            Mi piace

        • Comunque per quanto riguarda questa faccenda liturgica io sono l’ultimo qui che può parlare. Posso dir la mia su alcuni piccoli argomenti, ma per il resto sto muto e vi ascolto.
          Il ricordo della mia adolescenza, figurati, si perde nei locali fumosi dove andavo a cantare metal e progressive fino a mattina, negli studi di registrazione per il primo demo e il primo disco, nelle notti brave passate su spiaggie a bere e suonare la chitarra che si concludevano inevitabilmente con il sottoscritto che suonava a bocca asciutta e tutti gli altri che baciavano la vicina… ahahahah

          Diciamo che se la Chiesa di oggi ha saputo parlare a me – e per bocca di Don che probabilmente farebbero inorridire i tradizionalisti visto che citavano l’inferno vuoto di Balthasar (che non ho mai equivocato ne pensato come nuovo dogma ottimistico!), celebravano in cerchio facendoci pure discutere durante il momento della predica e ricordavano con un sorriso le preghiere in comune con i maestri in India… – forse non tutto quello che si racconta sulla dottrina trasmessa oggi è vero.

          Mi piace

          • Difficilissimo quesito quello del Professore che mi pongo anche io da diverso tempo.
            Da un lato l’enorme debito di riconoscenza all’Arcivescovo Lefevbre che ” fino a poco prima è stato considerato in Vaticano per molti decenni uno dei migliori vescovi a livello mondiale della Chiesa Cattolica” ha, di fatto, salvato la celebrazione della Santa Messa nel rito tradizionale ( prima aveva obbedientemente adottato il Messale del ’65 e poi aveva riscoperto quello del ’62 senza avere tentennamento alcuno sulla recezione dell’Ordo della Settimana Santa rinnovato da Pio XII , come si fa pure attualmente in tutti i priorati ) dall’altro la constatazione che avendo l’Arcivescovo ” contestato ” il Sacrosanto Concilio Vaticano II ” ha ( uso le parole dell’insegnante ) eretto un ” muro comune in difesa del papato-concilio ( che divenne il super conciliio) e riforma liturgica ( fino ad allora avversata submissa -manco tanto – voce )”. L a Storia ci insegna che in presenza di un ” nemico ” esterno le difese si raddoppiano creando un clima di unità nell’emergenza anche dove non c’era coesione alcuna.
            Questo è effettivamente accaduto … la Messa nuova si impose perchè c’era il nemico esterno, dal nome ormai impronunciabile , da combattere.
            Un argomento da approfondire .

            Mi piace

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: