«Die Sache Beginnt Mit» L’Enciclica Emerita E Profetica di Benedetto XVI (Parte I)

“Die Sache beginnt mit” (in it. “La situazione ebbe inizio con”) è il titolo dell’enciclica personale del vescovo emerito di Roma, Benedetto XVI, pubblicata ieri 11 aprile 2019, e accessibile in tedesco, in italiano ed in inglese.

Un testo che anche se non ha l’autorità formale del ministero petrino, detenuta solamente dal Santo Padre Francesco, è impregnato di un’autorevolezza spirituale, teologica e umana che nella Chiesa cattolica non vede nessun altro ecclesiastico che Benedetto XVI possedere al giorno d’oggi.

Questo testo esprime il migliore che lo Spirito Santo vuole condividere con noi sulla situazione attuale, dandoci le ragioni profonde della crisi della Chiesa attuale e quindi mostrandoci le chiavi pratiche della soluzione spirituale.

Questo testo completa il trittico con il quale lo Spirito Santo accarezza in questi ultimi mesi maternamente le guance dei figli della Chiesa che piangono, soffrenti come sono del sistematico abuso del loro sensus fidei fidelium contro la dottrina, la liturgia, la morale e la pastorale dei chierici oggigiorno in carica di certe strutture ecclesiali, aggiungendosi alla professione di fede del Cardinale Müller e all’ultima fatica del Cardinale Sarah Le soir approche et déjà le jour baisse (in it. “Si fa sera e il giorno già volge al declino”).

Lo Spirito Santo non ci abbandona nella tempesta: questi tre segni sono come tre miracoli che ci concede per rifocillarci e continuare ad avere fiducia nella Sua Chiesa malgrado gli umani che la abitano e, volte, non ne vivono. Posso solo consigliare i nostri utenti di prenderne direttamente conoscenza e di meditarli nella preghiera, nella partecipazione ai sacramenti, nella riflessione per trovare come realizzarne le divine ispirazioni nel nostro quotidiano per il bene del nostro prossimo più vicino e, qualora possibile, più lontano, e sempre in unione con la Chiesa, Una, Santa, Cattolica ed Apostolica di cui siamo i membri per elezione.

In questo articolo vorrei farvi partecipi delle mie riflessioni, a caldo, sulla prima parte di questa enciclica emerita.

L’analisi delle origini del problema (la ben nominata “Die Sache beginnt mit”) è il fondamento razionale necessario prima di tentar e di riparare o costruire, infatti a nessuno verrebbe in mente costruire la sua casa nella sabbia e non sulla roccia e senza sedersi prima per calcolare se la si può davvero fare, a rischio di essere presi in giro dai vicini. La riunione dei Presidenti delle Conferenze Episcopali a fine marzo, ad esempio, non è stata capace di un’analisi delle vere cause del problema degli abusi, limitandosi ad una generica denunzia di clericalismo ecclesiastico, denunzia che può ovviamente sortire solo di due effetti e cioè sia l’eliminazione dei chierici, oppure il non fare nulla: ragione per la quale è stata un ennesimo buco nell’acqua.

Grazie al Cielo, lo Spirito Santo, tramite l’autorevolezza personale del Papa Emerito ci indica in questa prima parte di “Die Sache beginnt mit” le radici profonde del problema e ce le indica anche in modo profetico come siede alla Terza Persona della S.S. Trinità.

Benedetto XVI ci dà infatti non solo le radici del problema, oggettivamente relativamente circoscritto, della pedofilia ma anche più generalmente della crisi della Chiesa contemporanea in Occidente.

E non è nel clericalismo come tentano di convincerci i modernisti che desiderano nella loro concezione sociologica libertaria distruggere il clero de facto togliendogli millenarie autorevolezze ma soprattutto regole, cariche e oneri, come non è neanche nel S.S. Concilio Vaticano II, come vorrebbero i miopissimi tradi-protestanti che ereticamente lo vedono nella Sua dottrina a nome di una incompleta e contraddittoria nozione di Tradizione.

Benedetto XVI non si lascia abbindolare da visioni storiciste di radice massonica alla ricerca di processi temporali e di spazi da occupare, ma osserva quel che succede nella Chiesa che è nell’Evo e nel Luogo di Dio: individua il problema nella sua radice peccaminosa per poi, ovviamente, mostrarne le declinazioni concrete e proporne la giusta medicina.

E secondo lui la radice peccaminosa concreta all’origine di questa crisi è esattamente la stessa che abbiamo denunciato e condiviso su questo blog tantissime volte e cioè risiede nell’apostasia dei cattolici e del loro clero degli anni ’60 del secolo scorso, quando hanno voltato egoisticamente le spalle al mandato stesso del Creatore di fare del matrimonio il luogo sacro per eccellenza dell’atto di Creazione divina: “Tra le libertà che la Rivoluzione del 1968 voleva conquistare c’era anche la completa libertà sessuale, che non tollerava più alcuna norma” (“Die Sache beginnt mit”, §3).

È questa apostasia contro la quale San Paolo VI ha pubblicato Humanae Vitae e San Giovanni Paolo Magno i suoi molteplici insegnamenti sulla teologia del corpo che hanno ispirato durante decenni tantissime famiglie di cattolici che non avevano de facto apostato: lo Spirito Santo era sempre all’opera, allora come adesso.

Purtroppo, il clero, i teologi e l’episcopato apostata di quegli anni non l’intendevano di quell’orecchio e urlarono l’antico non “Non Serviam” che riecheggia ancora oggi malvagiamente fin nelle sfere le più alte di certa gerarchia attuale: “… nello stesso periodo si è verificato un collasso della teologia morale cattolica che ha reso inerme la Chiesa di fronte a quei processi nella società” (Ibid., §5).

Benedetto XVI mette in evidenza con la sua autorevolezza quel che andiamo affermando da anni e cioè che anche se una filosofia umana non farà mai parte della Rivelazione divina in quanto tale, per la semplice ragione che l’umano non può contenere il divino e per la ragione che Essa deve poter esser attuata in modo comprensibile in differenti culture, eppure ci sono filosofie più adatte di altre ad esprimerLa con precisione come anche a renderNe conto razionalmente nel modo il più soddisfacente possibile: “… si affermò ampiamente la tesi per cui la morale dovesse essere definita solo in base agli scopi dell’agire umano. Il vecchio adagio “il fine giustifica i mezzi” non veniva ribadito in questa forma così rozza, e tuttavia la concezione che esso esprimeva era divenuta decisiva. Perciò non poteva esserci nemmeno qualcosa di assolutamente buono né tantomeno qualcosa di sempre malvagio, ma solo valutazioni relative. Non c’era più il bene, ma solo ciò che sul momento e a seconda delle circostanze è relativamente meglio” (Ibid., §6).

Il “Non Serviam” demoniaco del clero apostata si espresse formalmente con la Dichiarazione di Colonia: “Questo testo, che inizialmente non andava oltre il livello consueto delle rimostranze, crebbe tuttavia molto velocemente sino a trasformarsi in grido di protesta contro il magistero della Chiesa, raccogliendo in modo ben visibile e udibile il potenziale di opposizione che in tutto il mondo andava montando contro gli attesi testi magisteriali di Giovanni Paolo II “(Ibid., §8).

La risposta dello Spirito Santo all’attacco infernale contro il Suo Magistero non si fece attendere: “Fu pubblicata con il titolo Veritatis splendor il 6 agosto 1993 suscitando violente reazioni contrarie da parte dei teologi morali. In precedenza, già c’era stato il Catechismo della Chiesa cattolica che aveva sistematicamente esposto in maniera convincente la morale insegnata dalla Chiesa.” (Ibid., §10).

E qui ci insegna Benedetto XVI in continuità perfetta con due millenni di Magistero Autentico e assieme a San Giovanni Paolo Magno che “ Non ci poteva e non ci doveva essere alcun dubbio che la morale fondata sul principio del bilanciamento di beni deve rispettare un ultimo limite. Ci sono beni che sono indisponibili. Ci sono valori che non è mai lecito sacrificare in nome di un valore ancora più alto e che stanno al di sopra anche della conservazione della vita fisica. Dio è di più anche della sopravvivenza fisica. Una vita che fosse acquistata a prezzo del rinnegamento di Dio, una vita basata su un’ultima menzogna, è una non-vita. Il martirio è una categoria fondamentale dell’esistenza cristiana» (Ibid., §11).

Nel suo ultimo paragrafo della prima parte il Papa Emerito ci dà poi la radice intellettuale che impedisce alla gerarchia attuale di insegnare il Popolo di Dio sul piano morale in un modo chiaro, fermo e pacificante: “… in ampi settori della teologia morale si sviluppò la tesi che la Chiesa non abbia né possa avere una propria morale. Nell’affermare questo si sottolinea come tutte le affermazioni morali avrebbero degli equivalenti anche nelle altre religioni e che dunque non potrebbe esistere un proprium cristiano.” (Ibid., §13).

Lungi dal voler limitarsi in constatazioni pessimiste, Benedetto XVI conclude la prima parte della sua enciclica emerita consigliandoci una direzione ben precisa che non è intrinsecamente aliena alla “Opzione Benedetto” di Rod Dreher:

“La peculiarità dell’insegnamento morale della Sacra Scrittura risiede ultimamente nel suo ancoraggio all’immagine di Dio, nella fede nell’unico Dio che si è mostrato in Gesù Cristo e che ha vissuto come uomo. Il Decalogo è un’applicazione alla vita umana della fede biblica in Dio. Immagine di Dio e morale vanno insieme e producono così quello che è specificamente nuovo dell’atteggiamento cristiano verso il mondo e la vita umana. Del resto, sin dall’inizio il cristianesimo è stato descritto con la parola hodòs. La fede è un cammino, un modo di vivere. Nella Chiesa antica, rispetto a una cultura sempre più depravata, fu istituito il catecumenato come spazio di esistenza nel quale quel che era specifico e nuovo del modo di vivere cristiano veniva insegnato e anche salvaguardato rispetto al modo di vivere comune. Penso che anche oggi sia necessario qualcosa di simile a comunità catecumenali affinché la vita cristiana possa affermarsi nella sua peculiarità. (Ibid., §13; grassetti miei).

Benedetto XVI non ci propone fumosi processi temporali per occupare futuri spazi inesistenti, ma ci dice concretamente cosa fare hic et nunc: riuniamoci assieme, studiamo il Catechismo, Veritatis Splendor, Humanae Vitae, le Sacre Scritture, La Santa Tradizione e il Magistero Autentico e soprattutto facendone un modo di vivere secondo Cristo nell’Evus e nel Locus divino dove ci troviamo.

In Pace

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Categorie:Attualità cattolica, Filosofia, teologia e apologetica, Magistero, Simon de Cyrène

36 replies

  1. oggi, il venerdì di Quaresima prima della Settimana . secondo la sacra Liturgia si commemora la Vergine
    addolorata. preghiamo e offriamo la nostra sofferenza per la Chiesa, come fa il papa emerito Benedetto e ricominciamo a inginocchiarci davanti a Dio e non davanti ai potenti di questo mondo.

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  2. Sempre grande Benedetto XVI

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  3. Non avendo la presunzione di voler aggiungere nulla a questo post volevo solo condividere con voi la “luce” che mi ha dato il leggere, nel testo di BXVI, il passaggio dove riferisce del biglietto di von Balthasar (anteporre Dio e non solo presupporlo). Perdonate se non lo copio-incollo.
    Lo trovo, nella sua semplice basilarità, disarmante, puntuale e soprattutto dirimente di un sacco di questioni e situazioni ecclesial-confuse che magari non si sarebbero presentate se fosse stato cosciente consapevolezza nel cuore nostro(mio) e di tanti pastori.
    Cmq tutto il testo è meraviglioso, una perla preziosa.
    Ma trovo anche surreale tutto ciò.
    Sintetizzo: possibile che pronunciamenti come questo siano l’eccezione e non la regola?

    Ora mi perdonerete due cose.
    Un po’ di sarcasmo e un po’ di mal pancia:
    Pare che la Chiesa, come sempre in “ritardo sui tempi”, abbia finalmente dato risposta ai noti 5 dubia 😉…

    Mentre questo è il mal di pancia:
    http://www.cittadellaeditrice.com/munera/il-trauma-e-la-nostalgia-continuita-tra-prefetto-papa-ed-emerito/

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    • Dal link da te indicato:
      “- si dipinge la storia della teologia morale post-conciliare come se alla deriva resistesse solo “Veritatis splendor”, senza nulla dire della unilateralità con cui questo testo ha dovuto attendere “Amoris Laetitia” per essere finalmente ridimensionato nella sua pretesa fondamentalistica in campo morale;”
      … affermando cioè che, per fortuna, è arrivata “Amoris Laetitia” a ridimensionate il fondamentalismo della “Veritatis splendor”… povera la nostra Chiesa…

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      • Seguo quel blog, non per masochismo, ma per farmi gli anticorpi.
        Ci sono chicche ben peggiori disseminate tra gli articoli.
        Non dico con quale nome tengo il link salvato tra i preferiti 😁😁

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  4. “…
    si è verificato un collasso della teologia morale cattolica… Cerco di delineare molto brevemente lo svolgimento di questa dinamica:
    – Sino al Vaticano II la teologia morale cattolica veniva largamente fondata giusnaturalisticamente, mentre la Sacra Scrittura veniva addotta solo come sfondo o a supporto.
    – per una nuova comprensione della Rivelazione, l’opzione giusnaturalistica venne quasi completamente abbandonata e si esigette una teologia morale completamente fondata sulla Bibbia… .
    – la Facoltà dei gesuiti di Francoforte preparò… l’elaborazione di una morale completamente fondata sulla Scrittura.
    – Infine si affermò ampiamente la tesi per cui la morale dovesse essere definita solo in base agli scopi dell’agire umano:
    a) non poteva esserci nemmeno qualcosa di assolutamente buono né tantomeno qualcosa di sempre malvagio, ma solo valutazioni relative. Non c’era più il bene, ma solo ciò che sul momento e a seconda delle circostanze è relativamente meglio.
    b) in vista delle possibili decisioni di Veritatis splendor, (Franz Böckle) dichiarò che se l’Enciclica avesse deciso che ci sono azioni che sempre e in ogni circostanza vanno considerate malvagie, contro questo egli avrebbe alzato la sua voce con tutta la forza che aveva.

    L’Enciclica fu pubblicata il 6 agosto 1993 e in effetti conteneva l’affermazione che:
    – ci sono azioni che non possono mai diventare buone:
    – Non ci poteva e non ci doveva essere alcun dubbio che la morale fondata sul principio del bilanciamento di beni deve rispettare un ultimo limite.
    – Ci sono beni che sono indisponibili.
    – Ci sono valori che non è mai lecito sacrificare in nome di un valore ancora più alto e che stanno al di sopra anche della conservazione della vita fisica.
    – Dio è di più anche della sopravvivenza fisica.
    – Una vita che fosse acquistata a prezzo del rinnegamento di Dio, una vita basata su un’ultima menzogna, è una non-vita.
    – Il martirio è una categoria fondamentale dell’esistenza cristiana.
    …”

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  5. “Un testo che anche se non ha l’autorità formale del ministero petrino, detenuta solamente dal Santo Padre Francesco…” Questa affermazione è incontrovertibimente falsa.
    In realtà – come chiaramente specificato nel suo atto di rinuncia – BXVI non ha affatto rinunciato al Munus petrino (ammesso che potesse farlo), ma solo al suo esercizio attivo.

    Ora, considarato che detta circostanza rappresenta un punto di singolarità nella storia della Chiesa, non si può escludere che BXVI condivida il Munus con Francesco, ma è sicuramente da escludere che il Munus sia una prerogativa esclusiva di Francesco.
    Pertanto, ancorché in modo inevitabilmente e misteriosamente inusuale, le “note” di BXVI appartengono senza dubbio al Magistero ufficiale della Chiesa. Se la cosa non piace la si può intendere come un Post Scriptum al Magistero autentico, ma questo nulla toglie alla sua autorevolezza ufficiale.

    Del resto, se così non fosse, tale testo non potrebbe essere di nessun aiuto alla Chiesa in questo terribile frangente. E, se così non fosse, BXVI non avrebbe proprio parlato; avrebbe semplicemente proseguito il suo silenzio, risparmiando anche qualche prurito al suo successore.

    Pertanto, le persone che ne apprezzano l’insegnamento, proprio loro, hanno tutto l’interesse a considerare questo documenteo un atto di Magistero autentico, non una privata opinione di un fine intellettuale che si poteva liberamente biasimare già quando era Papa regnante, figuriamoci adesso. Anzi, proprio ora questo distillato di sapienza, di grazia e di coraggio è più autorevole che mai, proprio perché è così necessario e proprio perché è così dovuto dal Magistero.

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  6. Stefano, se c’è una cosa falsa è l’affermazione che ci siano due Papi a detenere il Munus petrino.
    Ancora a distanza di sei anni c’è qualcuno che vuole ulteriormente portare confusione nella Chiesa con queste tesi, strabocciate da tutti i teologi (quelli che lo sono davvero per riconoscimento pubblico, studi effettuati e ruoli o cattedre ricoperte, non quelli che si autodefiniscono teologi perchè per hobbye si sono messi a studiare teologia).
    Le parole di Ratzinger sono ovviamente una illuminazione per tutti, ma non per questo appartengono al magistero ufficiale della Chiesa. E devo dire che persino quando era Papa , Ratzinger ha sempre tenuto a distinguere tra scritti personali (i suoi libri per esempio) e magistero della Chiesa. Figuriamoci ora, che il Papa è un altro e per esso è stato coniato il termine di “Papa emerito” , con una serie di prerogative solo formali (il titolo, il vestito etc etc) ma non sostanziali.
    Accetta le parole di Ratzinger come un prezioso insegnamento soprattutto per la tua vita, senza scomodare il Magistero, che è poi un modo per fare polemica senza approfondire veramente la propria fede personale.

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    • Caro MenteLibera
      E invece le parole di Benedetto XVI sono Magistero autentico in quanto perfettamente in linea con la dottrina cattolica e spiritualmente ricche di insegnamento e di conforto per il popolo dei credenti in questo momento di sofferenza e di delusione. Solo Benedetto poteva in questo momento dire queste parole e confortare il popolo di Dio.
      Il papa regnante invece quando dice parole che non solo non sono in linea con la dottrina cattolica, ma non sono neanche illuminanti bensi’ fuorvianti E non fanno che accrescere la sofferenza e la delusione del popolo di Dio, lui si’ , il Papa oggi regnante e’ fuori dal Magistero!
      il potere del Papa ci e’ stato detto infinite volte e’ “ servizio” , servizio alla Verita’ , non affermazione del proprio EGo .

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    • Caro MenteLibera65, la presenza di due Papi è una circostanza mai vissuta nella storia della Chiesa e, pertanto, è una circostanza né contemplata, né normata dal Diritto Canonico. Però si è verificata, e a noi è data la grazia di vivere questi tempi drammatici.
      E’ solo una questione di realismo cristiano, una precondizione della nostra fede.
      P.S.: se il Papa emerito avesse voluto che le sue “note” fossero ritenute come considerazioni personali opinabili (ma – chissà perché – “un prezioso insegnamento soprattutto per la tua vita”), lo avrebbe certamente specificato in premessa, come fece quando, da Papa regnante, pubblicava libri di fine teologia sulla vita di Gesù.

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      • Vorrei evitare di rispondere ad argomentazioni tanto risibili, ma mi ci costringete…magari poi sul tema spero che interverranno altri, visto che siamo su un blog tomista.
        1) Un conto è dire cose COERENTI col magistero della Chiesa Cattolica , un conto è dire cose che DIVENTANO magistero della chiesa. Tutti noi (spero) in genere diciamo cose coerenti col magistero della Chiesa cattolica. Non per questo siamo fonte di magistero autentico.
        2) Il Papa emerito. quando era Papa , aveva necessità di specificare che i suoi scritti non erano magistero. Ora che non è più Papa non ha più questa necessità , in quanto E’ OVVIO che i suoi scritti NON sono magistero. Anzi…se specificasse che non lo sono darebbe fiato a quanti (come voi) sostengono che egli in certuni casi possa essere, autonomamente, fonte di magistero.
        Detto questo , magari con parole improprie ma con senso evidente, lascio ad altri ribattere a chi ha deciso che ci sono 2 Papi nella Chiesa (che poi in realtà, sotto sotto, vuole intendere che il vero Papa è Benedetto, con queste patetiche obiezioni).

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        • I Vescovi compongono la Chiesa Docente: quel che insegnano, quando insegnano quel che la Chiesa insegna, è Magistero.
          In Pace

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          • Il mio problema è non saper usare a modo le espressioni formali. Ma sicuramente certo che tutti qui abbiate capito cosa intendevano Stefano e Gianpietro (Stefano addirittura parlava di Munus petrino per Benedetto)
            Che poi tramite sofismi si tenti di far finta di non capire dove volevano andare a parare Stefano e Giampietro, questo attiene alla propria coscienza ed onestà intellettuale.
            Nel senso inteso da Simon tutti i vescovi (TUTTI), quando insegnano quel che Chiesa insegna, è Magistero. Il che non fa certo sopravanzare Benedetto su tutti gli altri Vescovi. come invece si vuol in qualche modo intendere.
            Non vorrei che il fatto di “pendere” per un particolare vescovo diventi poi uno strumento di tentazione per glissare sui limiti dello stesso, strizzando l’occhio indirettamente a chi continua a fare del sedevacantismo latente.

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            • Ovviamente ce n’è uno solo che può esercitare il munus petrino cioè Francesco. È vero che TUTTI i vescovi quando insegnano quel che la Chiesa insegna fanno Magistero. Ma alcuni vescovi hanno più autorevolezza personale di altri: di certo quella di Benedetto è massima.
              In Pace

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        • Caro MenteLibera65, ti do atto della coerenza dei tuoi argomenti, ma, con tutto il rispetto, mi sembrano più la replica della difesa nel dibattimento di un’udienza preliminare che argomentazioni decisive sul piano teologico.
          Intanto, che uno scritto di BXVI di quel tenore e in questo frangente non sia Magistero è OVVIO solo a te: una tale asserzione andrebbe quantomeno dimostrata. E’ ovvio che BXVI non possa pubblicare un’enciclica, ma se egli scrive e diffonde delle “note” che sono come un’enciclica è puro formalismo leguleio sottilizzare che non è pubblicata in latino sugli Acta Apostoliccae Sedis. Tu chiamalo se vuoi… Magistero Supplente.
          E’ chiaro al sensus fidei che il magistero di BXVI supplicsce, completa e chiarisce quello di Francesco, e questo è quanto basta ai fedeli per mantenere la rotta al di là delle schermaglie verbali o delle dispute da pollaio che possiamo fare noi utenti del web.
          Che poi BXVI non voglia specificare l’OVVIO “per non dare fiato a quelli come noi” è argomento deboluccio, se non altro perché “quelli come noi” sono tanti. Una sua puntualizzazione per chiarire definitivamente questo GROSSO EQUIVOCO non sarebbe affatto ovvia, ma semmai molto opportuna.
          Tu puoi dubitare dell’onestà intellettuale di quelli come noi, ma non di quella di BXVI, perciò devi tener per certo che se fosse necessario specificare l’ovvio a quelli come noi egli lo farebbe immediatamente e in modo inequivoco.
          Ma quello che di importante c’era da specificare BXVI l’ha specificato fin da subito quando ancora regnante ha dato lettura del suo atto di rinuncia. Dunque, nel pieno delle sue facoltà mentali e come ultimo autorevole atto del suo Ponteficato egli ha nitidamente scandito che “La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo”.
          Quest’ultima frase è un punto di singolarità nel tempo e nello spazio della storia della Chiesa; dopo questo punto di non ritorno nulla può essere più banalmente ovvio. E’ per la sua autorità di Papa regnante infatti che BXVI conserva il Munus anche dopo la rinuncia all’esercizio attivo del suo Ministero.
          Per venire poi a “chi ha deciso che ci sono 2 Papi nella Chiesa” – come tu dici alludendo sarcasticamente a “quelli come noi” che furbescamente dicono due per intendere uno solo – ti sono evidentemente sfuggite le affermazioni pubbliche del card Muller quando era ancora Prefetto della CDF e dello stesso Segretario personale di BXVI Georg Ganswein che non sto qui a riportare ma che puoi ritrovare in rete.
          Per concludere, io mi rallegro personalmente e ringrazio il Signore per essere giunto alla conclusione che è molto meglio per noi avere due Papi che essere costretti a sceglierne uno.

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          • Caro Stefano, non sono qui a fare politica, ma se Ratzinger, che è un uomo di Dio e della Chiesa, avesse voluto mantenere delle prerogative proprie lo avrebbe espressamente detto, per evitare fraintendimenti.
            C’è purtroppo una certa quantità di popolo cattolico che da una parte ha vissuto come un trauma le sue dimissioni, e dall’altra non è soddisfatta di Papa Francesco, che non si rassegna e cerca nella storia , nella teologia, nella dottrina, nel magistero ed infine nelle parole ed azioni del Papa Emerito un qualsiasi appiglio che renda queste dimissioni meno efficaci di quello che sono nella realtà, che è invece molto semplice.
            C’è un Papa (Francesco) con tutte le sue prerogative alcune delle quali la dottrina il magistero e tradizione identificano come esclusive E c’è poi una altra persona, diversa dal Papa, dal carisma sicuramente immenso (come hanno avuto immenso carisma, ed inspirato in molte forme gli scritti ufficiali della chiesa, molti pensatori del passato, a cominciare da San Tommaso), che quelle prerogative non ha più. Tutto qui.
            Il che non toglie che le parole di Ratzinger, proprio per il suo carisma ed il suo passato, debbano essere meditate profondamente , ed invece di discutere sul loro valore ufficiale sarebbe opportuno discutere della loro sostanza.
            Per esempio l’espressione sul martirio (Ci sono valori che non è mai lecito sacrificare in nome di un valore ancora più alto e che stanno al di sopra anche della conservazione della vita fisica. Dio è di più anche della sopravvivenza fisica. Una vita che fosse acquistata a prezzo del rinnegamento di Dio, una vita basata su un’ultima menzogna, è una non-vita. Il martirio è una categoria fondamentale dell’esistenza cristiana) , meriterebbe da sola ben altro spazio, per confrontarsi su esempi concreti invece di farla restare a livello teorico. Perchè ognuno di noi potrebbe averne una idea diversa nel concreto.

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            • MenteLibera65, come fai a dire che se BXVI avesse voluto mantenere delle prerogative proprie lo avrebbe espressamente detto? Ma se è proprio quello che ha fatto!?

              E poi, ormai poco vale richiamarsi agli schemi dottrinali, perché, in primo luogo, proprio in base alla dottrina e alla tradizione BXVI non avrebbe potuto dimettersi. Però l’ha fatto, e non c’è nulla di ovvio in questo: il Diritto Canonico non contempla le dimissioni di un Papa. Ma se non poteva dimettersi egli è ancora Papa e l’elezione di Francesco è invalida (se proprio vogliamo essere ovvii).

              Se però BXVI ha conservato il Munus rinunciando solo al suo esercizio attivo – come ha voluto puntualmente precisare – allora siamo in presenza di una fase nuova che apre ad una nuova comprensione teologica del mistero del Ministero Petrino; ecco perché non te la puoi banalmente cavare con la falsa ovvietà che dopo la rinuncia BXVI sarebbe “un’altra persona, diversa dal Papa che quelle prerogative non ha più”.

              Tutto questo necessita certamente di una definizione e messa a punto sul piano teologico e dottrinale, ma, intanto, sia il card Muller che il Segretario personale di BXVI, nonché Prefetto della Casa Pontificia, Georg Ganswein – non io – hanno annunciato apertis verbis che “siamo in presenza di un ministero allargato”. Capisco che non è facile da capire e meno ancora da accettare (io c’ho messo tre anni e solo da poco mi sono convinto) ma lo Spirito ci sorprende sempre e questa cosa rientra a mio avviso proprio nelle modalità che Dio usa per sorprenderci (consideriamo anche che ogni sorpresa per i figli di Dio di fronte a una Sua manifestazione è parimenti fonte di confusione per il diavolo e i suoi figli).

              Ecco perché diventa vieppiù importante meditare profondamente la cripto-enciclica di BXVI, non tanto per la sua saggezza, il suo talento di intellettuale e per il focus su punti cruciali che nessuno ha più il coraggio neppure di sfiorare, ma per il carisma che gli deriva dal suo indelebile Munus (parola dai molteplici significati: dono, dovere, funzione, impegno, compito, carica).

              In particolare, sul punto di meditazione che tu ci proponi (la vocazione al martirio di ogni cristiano), io avrei una traccia da suggerire: l’importanza dell’ortodossia come antidoto efficace contro ogni tentativo di eradicazione della croce dalla vita cristiana.

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        • Premesso che se il “Munus Petrino” fosse garanzia di inerranza in parole ed opere, nessun errore avrebbe commesso nemmeno Giovanni XII quando, dietro lauto compenso in danaro, consacrò vescovo di Todi un ragazzetto di dieci anni,
          sei o no d’accordo sul richiamo alla testimonianza (martyrium) rivolto da Benedetto XVI, a chi ha orecchi per intendere, riguardo ai seguenti punti della dottrina oggi messi in discussione:
          – “Ci sono azioni che sempre e in ogni circostanza vanno considerate malvagie.”
          – “Ci sono beni che sono indisponibili (e) valori che non è mai lecito sacrificare.”
          – “Dio è di più anche della sopravvivenza fisica.”
          – “C’è un minimum morale che è inscindibilmente connesso con la decisione fondamentale di fede.”
          – “La peculiarità (del cattolicesimo rispetto alle altre religioni) risiede ultimamente nel suo ancoraggio all’immagine di Dio, nella fede nell’unico Dio che si è mostrato in Gesù Cristo e che ha vissuto come uomo.”
          – “L’Eucaristia… consiste nella Sua presenza reale… (e non) gesto cerimoniale… che le buone maniere esigano che sia distribuita a tutti gli invitati”
          – “La Chiesa non consiste solo di pesci cattivi e di zizzania… La Chiesa di Dio c’è anche oggi, e proprio anche oggi essa è lo strumento con il quale Dio ci salva.”

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          • Caro Lorenzo il Munus petrino garantisce l’inerranza al Papa – e alla Chiesa attraverso il Papa – nel suo ufficio di insegnare e ammaestrare i fedeli nelle verità di fede e di morale. Per tutto il resto Dio ha voluto (ne è capace e così a Lui è piaciuto) scrivere tra le righe storte dell’umanità a cui si è affidato per continuare a vivere e a manifestarsi nel corso della Storia. Un saluto e Buona Pasqua.

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            • Il “Munus Petrino” riguarda l’ufficio di supremazia del Sommo Pontefice sulla Chiesa: è sottomesso solo a Dio e gode dell’infallibilità solo quando parla “ex cattedra”.
              http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350477.html
              Altra cosa è invece l’autorità magisteriale che i fedeli riconosco ad un Papa quando, con parole ed atti, insegna ed ammaestra i fedeli nelle verità di fede e di morale: che San Pietro fosse il titolare del “Munus Petrino” cambia forse il fatto (Gal 2. 11-14) che lui avesse torto e San Paolo ragione?
              Il presupposto di tutti i pronunciamenti magisteriali è infatti la fedeltà agli insegnamenti evangelici.

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              • S.Paolo ha avuto ragione solo perché così ha riconosciuto S.Pietro.

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                • San Paolo aveva ragione perché era nella Verità e San Pietro aveva torto perché non era nella Verità: la sola Verità è in Cristo.
                  Compito di Pietro è quello di confermare nella Verità, di ribadire la Verità, non di insegnare nuove verità: “Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano (quindi anche Pietro viene vagliato); ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli (Lc 22. 31,32)

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                • @lorenzo
                  Pietro era nella Verità, altrimenti non avrebbe dato ragione a Paolo. A sua volta Paolo che sapeva di essere nella Verità – e, aggiungo, proprio perché era nella Verità – aveva però bisogno di essere confermato in questa verità da Pietro.

                  Si sbaglia a ritenere che Pietro essendo stato chiamato a confermare i suoi fratelli nella fede sia diventato una specie di oracolo che non sbaglia mai. Pietro rimane un umano che sbaglia, ma è il solo uomo che ha avuto da Gesù il la garanzia di riconoscere la Verità (o l’errore) là dove si manifesta, anche se fuori di lui, cioè nei suoi fratelli.

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                • @stefano
                  Visto il senso che hai dato alla parola “Verità”, non posso negare che anche Pietro fosse nella Verità: puoi tuttavia negare che quello che insegnava Pietro non fosse conforme alla Verità in quanto Paolo definisce il comportamento che Giudei avevano attuato in ossequio a quello che tu definisci “Munus Petrino” simulazione ed ipocrisia?.

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                • @lorenzo
                  Pietro si è corretto e dunque insegnava il vero (alla fine).
                  Questo episodio degli Atti (che ha anche risonanze attuali) ci insegna che nell’esercizio del suo Ministero Pietro si avvale dell’ausilio del Collegio degli Apostoli. E’ la Chiesa con a capo Pietro che, nel suo complesso, è sempre e comunque infallibile.

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                • P.S.: Aggiungo e preciso che la Chiesa nel suo complesso va intesa anche e soprattutto come la Chiesa di tutti i tempi, con tutti i suoi santi e con a Capo Cristo; la quale Chiesa, in virtù della sua infallibilità complessiva, non può mai cadere in contraddizione con sé stessa.
                  Questa precisazione serve a liquidare il modernismo e tutte le sue ramificazioni tossiche che instillano nella Chiesa il veleno dell’auto-menzogna; che cioè per 20 secoli la Chiesa avrebbe creduto alle favole, non avrebbe mai saputo leggere il Vangelo e avrebbe imposto all’umanità una religione oppressiva e erronea (mi fermo qui, non voglio proseguire l’elenco delle infinite eresie secrete dal modernismo nel cuore della sposa di Cristo).
                  Spero e credo che il messaggio nella bottiglia lanciato da BXVI nell’ultimo suo scritto serva a forzare la mano del timoniere nella doverosa correzione di rotta necessaria alla Barca di Pietro in questo secolo.

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                • Fermo restando che in questa diatriba ha evidentemente ragione Stefano, tutti queste confusioni nascono appunto dal fatto che ci si ostina a leggere, dietro ai fatti, delle conseguenze che i fatti stessi non contengono in modo diretto.
                  Questo vale per le dimissioni di Benedetto , come per l’episodio di S.Paolo.
                  L’episodio di S.Paolo è esemplare: S.Paolo riprende S.Pietro, il quale accetta la correzione e la fa sua.
                  Vi sono altri episodi in cui S.Paolo riprende S.Pietro e S.Pietro non modifica la sua visione, eppure la Chiesa in tempi futuri ha seguito S.Paolo in contraddizione di S.Pietro ? la risposta è semplice : NO.
                  Per quanto ci trovassimo di fronte al carisma immenso di San Paolo, neppure lui era quindi in grado di sorpassare l’autorità di Pietro, senza che Pietro lo volesse.
                  E questa è la Chiesa : Pietro si avvale dell’ausilio degli apostoli e da questa comunione provengono dottrina e magistero.
                  L’episodio delle dimissioni è pure esemplare : Le parole di Benedetto non sono chiarissime in un punto , e molti partono da esse per fare elucubrazioni che arrivano persino a ripartire tra Benedetto e Francesco il “Minus petrino”. Ma dopo le dimissioni il Papa Emerito Ratzinger ha mai dimostrato di voler esercitare tale presunto Minus? Ha mai prounciato parole col tono ufficiale del Papa o prodotto scritti che avessero il tono o il modo o la prestesa di essere ex Chatedra ? NO, anzi ha mantenuto sempre un ruolo collaterale e di intervento personale, seppur da grande studioso e teologo, certamente ispirato. Sempre, ed anche in questa ultima lettera.
                  Eppure c’è ancora qualcuno che fa confusione tra carisma ed autorità. Paolo e Pietro.
                  Ancora qualcuno che tira la giacchetta a Ratzinger sperando che dica qualcosa in contraddizione con Francesco.
                  Ancora qualcuno che dice di amare la Chiesa, ma in realtà ama solo la sua personale visione delle Chiesa, che deve collimare con le sue personali convizioni , altrimenti non è Chiesa.

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                • @MenteLibera65
                  Cosa c’è di poco chiaro nella rinuncia di BXVI? Le sue parole sono state chiarissime; ciò che non si capisce, o meglio, ciò che rimane coperto da un velo di mistero è cosa davvero sottendano, il perché le abbia pronunciate, questo non possiamo sapere allo stato.

                  Egli ha rinunciato all’esercizio attivo del Ministero, quindi è chiaro che non può comandare su Francesco, anzi ha giurato a lui obbedienza e sottomissione. Quindi, non può insegnare ex-cathedra, non può firmare un’enciclica, non può creare cardinali, ecc. Ma conserva il Munus – così ha detto – ricevuto come un dono irrevocabile, e di questo ha voluto mantenere i segni visibili (la talare bianca, il titolo di Papa, l’anello del sigillo (anche se Francesco ha il suo). In poche parole, non è tornato a fare il cardinale, né il titolo di Emerito sta a significare che se ne andato in pensione. Al contrario, è rimasto nel cuore della Chiesa, nella Sede di Pietro (per la cronaca, i Vescovi emeriti non risiedono nelle diocesi di cui erano a capo).

                  Tutto questo pone degli interrogativi che non possono essere tanto facilmente liquidati in poche battute o col ricorso al Diritto Canonico che non poteva prevedere una simile circostanza. Sono interrogativi che solo col tempo (o forse l’Eternità) potranno trovare soluzione. Noi dobbiamo vedere in questo un segno, un segno – quanto meno – che i tempi che viviamo non sono tempi normali. Non possiamo far finta di niente e continuare a ballare sul Titanic che affonda come se niente fosse, tanto siamo inaffondabili.

                  Io credo che BXVI sia ancora un grosso enigma soprattutto per il suo successore, il quale – a me così pare, ma potrei sbagliare – non ha mai creduto alla storia del Munus e vive in modo infastidito questa coabitazione. Ma credo anche che o prima o poi anche lui dovrà fare i conti col Munus di BXVI e, di conseguenza modificare, la sua azione di governo della Chiesa.

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                • Io invece credo che tutto ciò appartenga al gossip catto-giornalistico, che Ratzinger fino al giorno della sua morte non farà ne dirà mai nulla in contrasto con Francesco e che Francesco proseguirà il suo papato ispirato ma non condizionato dagli scritti del Papa emerito.
                  Se poi l’unica forma di vita cattolica praticata da qualcuno è il “complottismo” , questo non significa che tutti ci dobbiamo adeguare o rassegnare a tutto ciò
                  Questo considerando che a nostro Signore non gliene può fregare di meno di quello che pensiamo su complotti e complottini, ma vuole vedere come spendiamo la vita che ci ha donato e se ci comportiamo, nella quotidianità, come Gesù ci ha detto. Per questo motivo esco dal virtuale del blog e rientro per un po nel reale della battaglia quotidiana.
                  Salve.

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                • Intanto a Parigi Notre Dame brucia. Normale amministrazione.

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  7. “se Ratzinger che e’ un uomo di Dio e della Chiesa avesse voluto mantenere delle prerogative proprie l’ avrebbe espressamente detto “
    E infatti L’ ha detto , ma in maniera sommessa e nessuno ci ha fatto caso:
    Nella Declaratio dell’ 11 febbraio 2013: “ Sono ben consapevole che questo Ministero per la sua ESSENZA SPIRITUALE deve essere compiuto non solo con le parole e le opere ma non meno soffrendo e pregando . …..Per quanto mi riguarda anche in futuro VORRÒ SERVIRE di tutto cuore con una vita dedicata alla preghiera la Santa Chiesa di Dio “

    Ecco le “ prerogative proprie espressamente dette,ecco cosa Benedetto ha rivendicato per se’ ecco a cosa NON ha rinunciato: l’ “ essenza spirituale “del ministero petrino.
    Pregare e soffrire. Non da semplice fedele qualsiasi ma da Papa.

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  8. Chiedo scusa se infesto il sito con link di blog altrui (e di una certa risma) ma vorrei tanto sapere, soprattutto da Simon, cosa ne pensa di questa dichiarazione nei confronti delle 18 pagine di BXVI.

    http://www.cittadellaeditrice.com/munera/crisi-ecclesiale-e-pregiudizio-teologico-la-dichiarazione-dei-teologi-moralisti-tedeschi/

    Aleggiano ancora certi fantasmi del passato?
    La provenienza pare sia sempre delle medesima “area”.

    Come, mi si lasci passare il termine, controbattere?

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    • C’è poco da controbattere, questi sono proprio apostati, come tale Grillo in Italia.
      Il Papa Emerito si riferisce genericamente proprio a loro e ai loro simili e ha già ben argomentato nei suoi “appunti”: i risultati li vediamo.
      E la Chiesa tedesca è una delle più sbracate moralmente nei suoi vesocvi e nei suoi “teologi”, nessuna soluzione verrà mai da loro.
      In Pace

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  9. Grazie Simon

    “Il Papa Emerito si riferisce genericamente proprio a loro…”
    L’immagine mentale che mi sovviene in questi giorni mentre leggo certi “contributi” è proprio BXVI che, col palmo della mano aperto, me li indica e fa “vedi? vedi?” e poi quella mano diventa un facepalm.
    Battute a parte, oltre che apostati mi pare siano pure bugiardi volontari, almeno stando a quanto documentato dal Der Spiegel in un articolo de il Foglio del 2013 riproposto da Aldo M. Valli in questi giorni.

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  1. “L’ENCICLICA “EMERITA” DI BENEDETTO XVI, “Die Sache beginnt mit”… – JOSEPH RATZINGER :B16 e G.GÄNSWEIN

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