Humanae Vitae: come tramutare il dibattito in proficua disputa

San Paolo VI!

La segnalazione del buon articolo di sunto redatto da UCCR, dedicato a Humanae Vitae (HV), mi ha spinto a questa breve riflessione sullo sterile dibattito sorto oramai più di un anno fa (cioè da quando sono cominciate a filtrare indiscrezioni su una commissione “segreta” di studio sull’enciclica), amplificato ad hoc da giornali e blog. Dibattito che ha accentuato e approfondito se possibile il conflitto fra quelle che appaiono, agli occhi degli esterni, come due fazioni cattoliche opposte.

Gli amici di UCCR sono da sempre una sorta di colonna di sostegno della nostra personale linea editoriale in difesa del Magistero della Chiesa, posizione che non combacia con il sostegno continuo e cieco del Papa o della curia Vaticana tout cour, come si può ben immaginare.
Anche in questo caso l’articolo mi pare di ottima fattura e aiuta non poco a comprendere bene alcuni argomenti in campo. Eppure alla fine della lettura resta quel sentore di “partigianeria” che – come ho già scritto – mi ha francamente stancato.

Corre l’obbligo per altro, per cogliere le conclusioni di questo mio scritto, chiarire in primis una opinione personale che funga da premessa: non penso che in questo gioco delle parti pro o contro HV si stiano scontrando due “massonerie” cattoliche pseudo segrete opposte, quasi fosse una copia in salsa cristiana di quel che sta succedendo nel sistema economico europeo da alcuni anni a questa parte. Non credo cioè, per scriverla in stile complottista, all’esistenza di “logge” iperorganizzate a priori (attenzione) che hanno precisi obiettivi a lungo termine e sfruttano alcuni loro scribi asserviti per influenzare le masse.

Penso invece che dopo il Vaticano II (come per altro dopo ogni Concilio) si siano formati, gioco forza, due rivoli precisi in quel grande fiume che è la Chiesa; rivoli opposti formati da gente che, in buona fede, crede davvero in quel che pensa. E quel che pensa deriva da quel che teme.
Nel caso di HV è presto detto: generalizzando alcuni sono preoccupati che il Magistero Perenne venga demolito con attacchi ai fianchi che lo smonterebbero nella logica, altri che lo stesso Magistero resti lettera morta senza agganci valevoli in questo periodo storico “dopo Cristo senza Cristo” (Nembrini).
A me paiono entrambi onesti atteggiamenti di fondo pur nelle loro opposte conclusioni, senza mala fede che ne guida le premesse.
Il punto cardine, che per altro unisce le visioni, mi pare essere la preoccupazione per la propria fede. Mi lancio, in caso mi correggerete: i primi probabilmente sentono il pericolo di perdere la fede perché è chiaro che una volta smontata la logica che sorregge l’autorità del Magistero della Chiesa, la Chiesa stessa sarebbe demolita nella sua razionalità d’impianto; altri credono che poter perdere la fede se non sentissero un continuo respiro pastorale di vicinanza “misericordiosa” nelle loro vite e in ogni ambito ecclesiale.
Sono entrambe preoccupazioni legittime nonostante i secondi sembrino spesso più preoccupati di difendere le opinioni di chi la fede non ce l’ha o manco la sta coltivando e i primi addirittura temere “prevalebunt” del mondo sulla Chiesa di Crito. A tale riguardo lo stesso Don Ottaviano della Didaskaleion dichiarava che, in caso di demolizione della logica del Magistero, anche lui avrebbe perso la fede nella Cattolica, ma lo dichiarava con la tranquillità di chi sa essere questa ipotesi impossibile. E’ un altro mondo.
Sono preoccupazioni legittime dunque, ma figlie di una visione di fede imperfetta. D’altronde chi di noi è perfetto? Siamo tutti in cammino e procediamo nell’errore. Basta non perseverare. E se lo si fa, beh, quanto meno accorgersene è il primo passo.

Per tornare all’articolo di UCCR: ci si chiede “cosa c’è dietro a queste continue fake news?” (altro inglesismo che francamente mi ha rotto). Ebbene personalmente ritengo non ci sia nulla dietro se non legittime preoccupazioni che nascono da visioni personali di fede in cammino, a volte continuo a volte interrotto.

A me non va (più) dunque di attaccare delle posizioni che nascono da queste premesse da giornalismo di prima. Si potrebbe fare al massimo rimproverare alcuni articoli di mancanza di prudenza, ma chi di noi a volte non pecca di imprudenza, soprattutto quando è molto preoccupato?
Chi gioca sull’imprudenza altrui e la attacca non fa che alimentare preoccupazioni e quindi altra imprudenza. Per questo dico che la discussione in campo non mi appassiona più.

Un altro punto importante e innegabile di questo ragionamento è sapere che, ad oggi, esistono forze in campo che tentano la spallata, pro o contro che sia. L’uscita astrusa di “Noi siamo chiesa”, ben demolita dall’aggiornamento dell’articolo di UCCR citato, lo dimostra. Così come è vero che un Magister o un Tosatti (e altri) pare si dimostrino spesso più preoccupati di preoccuparsi che preoccupati di pregare per accrescere la fede nella Chiesa terrena e quindi far diminuire o cessare le loro preoccupazioni…

Intendiamoci: qui nessuno è ingenuo. Sappiamo benissimo che esistono forze in campo sui fronti opposti che sanno di essere tali (cioè forti). E sappiamo che chiunque scrive, scrive sapendo di essere in qualche modo un “influencer”. Ma questa consapevolezza non frena la mia opinione, in qualche modo la rafforza.
Il punto è questo: l’esistenza di associazioni, forze, costruzioni “politiche”, influencer e blogger sono a mio avviso realtà a posteriori, nate a sostegno e a causa di queste preoccupazioni, non a premessa.
Esse dunque sono armi (spuntate) di chi tenta, nel vincolo della sua coscienza preoccupata, di fare quel che per loro è il bene della Chiesa. In questo senso vi ritrovo la buona fede e su quella voglio lavorare.

La buona fede non cancella errori o visioni di fede che il nostro Simon dichiarerebbe ostinatamente platoniche. Però mettere questa premessa come prospettiva implicita delle nostre letture di scritti altrui potrebbe facilitare il dialogo con queste realtà e quindi lo sprono al cammino!

Siamo alle solite: siamo a richiamare tutti, di nuovo, all’utilizzo del mai troppo osannato principio di carità. Solo con esso sarà possibile percepire serenamente le intime preoccupazioni del nostro fratello e rispondere a tono per risolverne i problemi intrinseci.
Solo in questo modo sento che il dibattito che in questi mesi inquina l’aria potrebbe tramutarsi in proficua disputa verso una verità che non ci appartiene, ma a cui apparteniamo e che tutti noi vogliamo solo comprendere di più e meglio. Verità per la quale siamo tutti preoccupati, ma (occhio!) non in quanto bravi cristiani, bensì in quanto esseri umani imperfetti. Parliamoci chiaro: alla fine non solo la Chiesa non la salveremo di certo noi (suvvia), ma in prospettiva cattolica (cioè anche teologica quindi eterna) la Chiesa è già salva, non abbisogna di salvezza.

Rimpariamo dunque a scrivere senza la volontà (implicita o palese) di attaccare il prossimo: questo provoca in lui soltanto un attaccamento ancora più saldo alla fazione a cui appartiene e un rinfocolare le sue preoccupazioni.
Tutto qui? Si. E se vi sembra poco forse non mi sono spiegato.

Correggere chi sbaglia è sacrosanto, ma c’è modo e modo. Personalmente ritengo che quello che ho qui descritto potrebbe essere il modo migliore per farlo, non solo perché il fratello interpellato potrebbe ascoltarci o addirittura cambiare idea, ma soprattutto perché questo è l’atteggiamento umile e attivo proprio di chi cammina: pazientemente in attesa di godere panorama alla prossima curva, ben sapendo che ad essa ne seguirà un’altra e un’altra ancora. E con esse nuovi panorami.

Poi si sa: ci sarà sempre chi non vorrà ascoltare, che seguirà ciecamente la sua idea platonica di Chiesa, che non solo non vorrà andare oltre quella curva, ma si ostinerà a dire, a sé stesso e agli altri, che essa nemmeno esiste ed il cammino è bello che finito. Sarà però chiaro che questo atteggiamento, facilmente pronosticabile in molti purtroppo, sarà solo chiusura psicologica (gli antichi la chiamavano “ignoranza invicibile”), completamente estranea alla nostra personale responsabilità.

Buona estate a tutti!

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Categorie:Attualità cattolica

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14 replies

  1. Non credo di aver capito molto il problema posto,ho grande pietà per il povero Diavolo di “noi siamo chiesa” e condivido il pensiero a riguardo della articolata realtà “io”/”noi” che nella Chiesa ha legittima “casa”.

    Humanae vitae è l’enciclica “titolare”, Quella che fonda la Dottrina sociale della Chiesa, riferita appunto alla società tutta
    due riuniti nel suo nome, il fondamento “elementare” di ogni società a misura d’uomo, il rispetto sul quale si fonda ogni buon Governo .

    MA, la Comunità cristiana tutta, (il Popolo di Dio! pecore&pastori…) non ha inteso, non ha voluto intendere questo lieto annuncio e si è arroccato in critiche, contestazioni, censure, dispregi.
    con le conseguenze che ne sono venute: “subito” (6 anni dopo) divorzio, poi aborto, poi……..fino ai giorni nostri

    Dio non ci ha cancellato dal mondo: per Cristo è rimasto fedele al Suo Amore (con Noè Cristo non si era ancora manifestato!) e tramite il suo Vicario ha fatto un passo indietro: Amoris laetitia:
    questa lettera FONDA la coscienza nella singolarità della persona PER CUI PARADOSSALMENTE SE PUR nel tempo Amoris laetitia segue Humanae vitae, la precede perchè da/recupera/ribadisce i fondamenti su cui può MAGNIFICAMENTE fiorire Humanae vitae (che per molti, negli anni è stata ridotta ad una “procedura”….)

    dice poi una cosa importantissima (che vale per tutti, anche per quelli che non hanno problemi di seconde/altre nozze) : che l’ascolto della propria coscienza e perciò l’azione che ne consegue, non può avvenire in “solitaria”, avviene attraverso un confronto e nientepopò di meno che con Gesù stesso (per qs. si parla di discernimento con mInistri ordinati)

    se H.v. è riferita alla più piccola Comunità possibile (due sposi!) A.l. è riferita esclusivamente alla SINGOLA PERSONA

    per queste ragioni vedo con preoccupazione quanti, si comportino con i Santo padre come allora “altri” si comportarono con Paolo VI. Ho proprio l’impressione che oltre all’aria fritta, si “arrampichino” sulle scoregge del Diavolo.
    è legittimo che in un reale e vivo discernimento, Gesù proponga ad una persona una determinata cosa e ad un’altra persona persin il suo opposto! (certamente NON negando, in nessun caso, i 10 Comandamenti?)
    smettiamola, come la rivoluzione francese, di pretendere una uguaglianza che non esiste! “tutti” abbiamo lo stesso valore e amore dinnanzi a Dio, ma Lui, non può permettersi di condurci a sè ognuno per la propria (unica?) via, nel grembo fertile della Chiesa? (Chiesa che non è una sommatoria di unicità…..)
    Maria Rita Polita

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  2. Minstrel mi pare che sia UCCR che tu non tenete conto che, come ha notato Simon in questo blog, abbiamo per Papa una persona che forse non crede a quello che insegna e abbiamo paura che finirá per insegnare quello che crede. Oggi per esempio a cambiato il catechismo perché insegni quello che lui crede. E il cattolicesimo é diventato cosi insignificante che praticamente nessuno lo ha notato, pagina 10 dei giornali.

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    • Forse ti riferisci alla definizione di illeicità della Pena di Morte ?
      Mi sembra che il Papa abbia compiuto ne più e ne meno quanto previsto da Dio in persona.
      Antecedentemente la pena di morte era prevista solo quando uccidere fosse necessario perchè il condannato non ripetesse i suoi crimini,
      Nel 2018 è semplicemente falso sostenere che non sia possibile evitare che una persona possa ancora fare dei delitti senza ucciderla. I sistemi di detenzione garantiscono che sia possibile trattenere a vita una persona, senza pericolo per altri, e questo fa venire meno l’esigenza della pena di Morte, che se eseguita diventerebbe ne più ne meno che una vendetta. Ma la vendetta non è nei piani di Dio.
      Quindi Francesco non ha fatto altro che dare pieno compimento al comandamento “non uccidere”, in base alle possibilità di questo tempo.
      Se non ti piace è un tuo problema, e di tutti quanti credono che la Chiesa sia un partito politico conservatore , invece che la sposa di Cristo.

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      • Ml, qui non è questione di partito politico conservatore.

        Alla mia “parte umana” queste parole di Papa Francesco fanno molto piacere, il problema però non sono i sentimenti, il problema è se ciò sia compatibile col Magistero precedente oppure no.

        Perché è evidente che il Magistero precedente mai ha detto che la pena di morte sarebbe IN SE STESSA (le parole hanno un significato) contraria al Vangelo. Mai. Anzi, ha detto l’esatto contrario. Cito questo articolo scritto in tempi non sospetti (quindi non in risposta al cambiamento del Catechismo operato dal Papa) https://www.catholicworldreport.com/2018/01/20/capital-punishment-and-the-infallibility-of-the-ordinary-magisterium/

        Ora, io sto “andando contro i miei interessi”, nel senso che sulla questione della pena di morte io sono portato a pensarla come detto dal Papa, e se davvero si potesse fare un cambiamento così radicale (perché di questo si tratta, aldilà degli esegeti che con le loro acrobazie linguistiche fanno dire ai testi ciò che non dicono e non gli fanno dire ciò che dicono) su una question con questa forse allora si potrebbe fare anche su altre questioni e altri insegnamenti poco digeribili (ma che, da cattolico, accetto).

        Il punto quindi non è l’essere conservatori o meno, o cosa piaccia o meno, il punto è se una cosa, un cambiamento, possa essere fatto oppure no. È tutto lì il discorso. Credo che il 99,99% dei cattolici vorrebbero vedere alcune cose cambiate, per il resto, ma se per cambiarle bisogna andare contro la dottrina infallibile non ne vale la pena.

        Anche perchè mi vengono in mente le parole di Cristo “Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?“

        A che serve una Chiesa che ci rende eventualmente la vita più facile se poi rischiamo di trovarci una sorpresa infinitamente più sgradita di qualunque “portata poco digeribile” che Madre Chiesa sforna dalla sua cucina?

        Il mio discorso è tutto qui.

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      • “Quindi Francesco non ha fatto altro che dare pieno compimento al comandamento “non uccidere”, in base alle possibilità di questo tempo.”

        Alle possibilità di questo tempo dove? Ti ricordo che il mondo non è fatto di stati sviluppati come quelli dell’Europa Occidentale e degli Stati Uniti.

        In Brasile ad esempio ci sono 60.000 omicidi l’anno, una cosa astronomica. Vienimi a dire che li le cose possano essere gestite esattamente come in Italia, con una corruzione astronomica, criminali pericolosissimi che sono capaci (grazie a suddetta corruzione) di tramutare un ergastolo in una pena di cinque anni e poi possono tornare liberi a uccidere. E il Messico, con l’impunità, è ancora peggio http://www.borderlandbeat.com/2018/08/the-impunity-of-mexico-60-arrested.html

        Il discorso del Papa è sensato se riferito all’Occidente, peccato che le parole che sottolineano come la pena di morte sia IN SE STESSA contraria al Vangelo escludono questo tipo di circoscrizione, perché se è una cosa è in se stessa contraria al Vangelo lo è a Milano come a Rio de Janeiro, a Barcellona come a Ciudad Juarez.

        È elementare. Che poi alcuni decidano di ignorare quanto ha effettivamente detto il Papa per ricondurre il suo discorso a quello della precedente versione del paragrafo 2267 del CCC (che non sostiene certo l’inammissibilità intrinseca, in se stessa, della pena di morte, proprio perché le parole hanno un significato) è un altro discorso, ma a me questo prestidigitazioni lasciano molto perplesso.

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    • La faccenda è intricata. Di prima acchito ci siamo restati secchi (io immaginavo Feser a bestemmie…). Ci stiamo studiando sopra, ma quello che mi sconcerta per ora è il coro di “era ora” levatosi in commenti vari, lettori di Avvenire su tutti, che mi dimostra una volta di più la lontananza dei cattolici oggi nei confronti della logica usata da millenni nella e dalla loro fede…

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      • E il problema non è solo la questione in se, ma forse peggio le ragioni del cambiamento.

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      • Infatti, non era già stato chiarito da Evangelium vitae? Vedo che adesso è tutto un riesumare mastro Titta ed elogiare l’evoluzione della dottrina.

        E’ proprio questa tendenza ad essere un po’ fastidiosa: se tutto evolve e tutto quello che si è fatto è sbagliato, anzi chi ha seguito le indicazioni della Chiesa di ieri deve essere pure pubblicamente redarguito, non si capisce in base a cosa uno debba poi fidarsi a seguire quelle di oggi.

        Tanto vale fare da soli.

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    • Il fatto è che sembra che il Papa l’abbia definita intrinsecamente inammissibile, non inammissibile in questo contesto storico.

      Anche perché non tutti gli stati sono come le varie nazioni dell’Europa occidentale e gli Stati Uniti, eppure il Papa non pare certo aver fatto questa distinzione. Non sembra, cioè, che abbia circoscritto l’illicieità della pena di morte solo a determinati stati che possono permettersi altre soluzioni.

      Lo cito

      “Si deve affermare con forza che la condanna alla pena di morte è una misura disumana che umilia, in qualsiasi modo venga perseguita, la dignità personale. È in sé stessa contraria al Vangelo perché viene deciso volontariamente di sopprimere una vita umana che è sempre sacra agli occhi del Creatore”

      Affermare che sia in se stessa contraria al Vangelo significa affermare che sia intrinsecamente sbagliata, non sbagliata in questa o quella circostanza di questa o quella nazione come dici tu.

      Questo in effetti pone problemi a livello di Magistero (mentre la tua interpretazione non è altro che quella precedente che era nel Catechismo).

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    • “II vero probIema rimane neIIa ragione adottata che giustifica ufficiaImente, ma aI contempo Iimita I’appIicazione pratica di questa nuova versione deII’articoIo deI CCC: Ia dignità umana. Infatti usando di questo criterio, ci possiamo porre Ia domanda di sapere se I’ergastoIo è una pena che rispetti Ia dignità umana, e a questa domanda io, che ho visitato benevoImente prigioneri neI quadro deIIa cappeIIania cattoIica deI mio cantone, rispondo che no: Ia prigione stessa va contro Ia dignità umana, figuriamoci I’ergastoIo.“

      Ma se l’ergastolo va contro la dignità umana cosa diresti di “detenuti” sottoposti senza requie a torture continue? Credo che lo riterresti ancora peggiore, no? Oppure lo riterresti il garante della libertà umana?

      In ogni caso le parole del Papa sono inequivocabili: se la pena di morte è in se stessa (cioè intrinsecamente, anche perché come hai ben visto il Papa non ha certo fatto la differenza tra l’Occidente e il terzo mondo, nel quale molti stati, la maggioranza, non hanno certo le strutture che abbiamo in Occidente tali da potersi permettere ciò che ci possiamo permettere noi) contraria al Vangelo vuol dire che è sempre inammissibile.

      Resta da vedere quanto ciò sia compatibile col Magistero.

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  3. Ok, però il magistero dovrebbe essere un punto di riferimento, la vita già è complicata di suo, possibile uno debba far tutta questa fatica per capire se una cosa è lecita o meno?

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