Caso Alfie : Lo Zampino Del Diavolo

Alfie, bambino battezzato e, quindi, redento in Cristo Gesù, che non ha avuto il tempo di commettere un solo peccato, in questo momento vede il Signore faccia a faccia e Ne canta la lode e gloria per i secoli dei secoli.

Una forma sconosciuta di degenerazione cerebrale che attaccava diminuendo tutte le funzioni del suo corpo al punto di renderlo in uno stato permanentemente semi-comatoso che peggiorava inesorabilmente al punto di impedirgli l’esercizio di molte funzioni vitali autonomamente come la respirazione, lo ha ucciso.

Tutte le nostre più sentite condoglianze ai suoi genitori: mai dovrebbero genitori vedere la morte dei propri figli, questa è la cosa la più innaturale che sia, conseguenza del peccato originale e una delle punizioni che Adamo e Eva hanno vissuto nella propria carne al decesso di Abele. Ma sono personalmente sicurissimo che il piccolo Alfie chiede già a Dio stesso che i suoi genitori siano benedetti con una figliolanza numerosa alla dimensione della generosità da loro mostrata nella vicenda che li ha scosso.

Il momento è venuto adesso di cominciare ad emettere qualche spunto di riflessione circa tutta questa faccenda, nella misura che ci ha interpellato personalmente,  per trarne qualche insegnamento su noi stessi e qualche pista di miglioramento soprattutto sul piano personale e spirituale.

In una prima tappa guardiamo il contesto oggettivo: un bambino stava morendo, il proprio corpo diventato il suo nemico, ogni giorno peggiorando come lo hanno mostrato i suoi scanners che evidenziavano la degenerazione estrema del suo cervello negli ultimi suoi giorni, già non poteva vivere senza polmone artificiale per soppiantare le funzioni respiratorie ormai incapaci di funzionare da sole. Medicato per forza abbastanza pesantemente, la domanda normale si poneva di sapere se fossimo in una situazione di accanimento terapeutico oppure no e cioè se si dovesse continuare a curare l’incurabile, non fosse cosa di per sé futile.

La Chiesa cattolica riconosce che ci possono essere tali casi e che il cessare i trattamenti medici futili non è un atto di eutanasia e la Chiesa precisa che questa decisione vada da essere presa in armonia tra la persona ella stessa coinvolta in quella situazione o, se questo fosse impossibile, tra il suo rappresentante legale, cioè quello nella società nella quale tale persona vive è riconosciuta come suo rappresentante, e il corpo medico in carica che lo conosce e lo circonda.

Nel caso di Alfie era questa una situazione di accanimento terapeutico oppure no? La Chiesa insegna che questa analisi e conseguenti decisioni e le responsabilità morali che ne conseguono sono del tutore legale, se la persona è incapacitata, e del corpo medicale. La Chiesa chiede solo che, qualora l’organismo stesso del morente non lo rifiuti, sempre siano garantite il nutrimento e l’idratazione finché c’è vita, anche se dati artificialmente, e le cure igieniche per rispetto della dignità umana, in quanto queste non sono terapie mediche in quanto tali, ma il minimo di cura alle quali un essere umano ha diritto: togliere nutrimento e idratazione è sempre, salvo quando il corpo li rigetta, un omicidio puro e semplice.

Da quel che ne sappiamo, quando hanno cessato la ventilazione forzata, vedendo che sopravviveva, ad Alfie hanno ridato alimentazione e idratazione finché si è spento naturalmente qualche giorno dopo: non sembra quindi che l’atto posto sia stato volutamente eutanasico, visto che il sostentamento di base necessario sembra essere sempre stato garantito.

Resta la gran problematica di base: ci si trovava in una situazione di accanimento terapeutico oppure no? Chi la Chiesa ha sempre riconosciuto come detentore dell’autorità e della responsabilità morale di tale affermazione ha detto che era il caso. Chi come i genitori naturali, anche se non tutore legale nella faccenda in questione, non accettava questa diagnosi è stato ascoltato e ha potuto fare ricorsi e controricorsi davanti i tribunali sia in Gran Bretagna che in Europa.

Non essere d’accordo con la valutazione del tutore legale e dei medici confermata dai diversi tribunali competenti a livello britannico e europeo è certamente possibile e perfettamente legittimo: chiunque ha il diritto di avere opinioni divergenti.

Ma il fatto di sapere se ci si trovava oggettivamente in una situazione di accanimento terapeutico, oppure no, non è una questione di opinione ma una questione che richiede il confronto con la realtà concreta di Alfie: chi può porre un giudizio oggettivo è solo chi ne è in carica e tale giudizio sarà tanto più giusto quanto più le persone in carica sono competenti sul piano scientifico e medicale e concretamente vicine ad Alfie e quanto più esse sono anche virtuose sul piano morale.

Contestare la valutazione di chi è in presa diretta è certamente possibile ma ha molto poco peso, morale ma anche epistemologico, rispetto a chi ha l’onere reale della decisione e si trova vicinissimo alla situazione.

Orbene, sono stato personalmente scioccato dall’atteggiamento di certi cattolici: sì, certo, c’è stato lo zampino del diavolo nella faccenda di Alfie, ma non dove si crederebbe superficialmente a prima vista.

Avere opinioni differenti è sempre possibile e desiderabile nelle faccende umane, ma quando queste conducono a trattare pubblicamente vescovi, sacerdoti, altri cristiani, le persone in carica del caso, come giudici, insultandoli vergognosamente, permettendosi di equipararli ai peggior peccatori della storia umana condannandoli all’inferno, chiedendo addirittura in certi casi la vendetta di Cristo sulle loro teste,  ed altri orrori del genere che potete constatare su altri blogs che si sono dedicati al caso, una cosa appare chiaramente: non è lo Spirito Santo che parla in loro e li rende inferociti, quanto piuttosto un “accusatore” che li tenta a mostrare pubblicamente il loro peggior viso, irrazionale e violento.

Povero Alfie: meritava una difesa da noi cattolici su un altro piano, più spirituale certo, ma anche più umano, meno istintivamente animale, più razionale, più impregnato di carità, dove l’aggressività e le urla mediatiche specialmente sui socials sarebbe stata sostituita da un aumento concreto di atti a favore della vita nella realtà quotidiana di ognuno di noi.

Il risultato visibile, il solo risultato di questa faccenda che ci è dato di valutare, è un’immensa zappata sui piedi: volendo, indebitamente e contro il senso comune e quel che esplicitamente insegna la Chiesa, mettere nello stesso sacco concettuale ventilazione con idratazione e alimentazione, in realtà si è appoggiato il punto di vista degli “eutanasisti” che esprimono esattamente la stessa idea, ma per categorizzarli come trattamenti medici da poter interrompere a volere quando ci fosse accanimento terapeutico. Il filosofo cattolico, specialmente, l’aristotelico/tomista sa quanto sia importante il distinguere per unire, di “maritainiana” memoria, e che, quando si semina confusione concettuale, si miete confusione pratica e caos sociale ancora peggiore.

Ci possiamo questionare sul perché questo caso limite, dove solo chi era davvero prossimo poteva esprimere un giudizio razionale e virtuoso, abbia generato tanto scalpore pubblico, e troppo spesso violentemente rabbioso, non cattolico, in certe sfere del cattolicesimo specialmente in Italia: non ne ho la risposta e, ammetto, di essere sconcertato.

Per chiudere definitivamente l’argomento su questo blog, non mi resta che esprimere una speranza: che questa volontà di difesa per la vita, anche se canalizzata non davvero in modo saggio in Italia nel caso di Alfie, sia una vera opportunità di conversione profonda; che tutti quelli che avendo un’opinione differente da quella di chi era legittimamente in carica del piccolo Alfie, continuino a lottare per la vita, creando e sviluppando famiglie numerose concrete a scapito del proprio conforto a corto e medio termine se necessario; che rispondano all’avvenimento di una morte che secondo la loro opinione era ingiustificata con una sovrabbondanza di vite nuove da offrire al Signore e alla società e al suo futuro; che si impegnino contro i sistemi legislativi in Belgio e Olanda, osceni nelle loro pratiche, essi davvero formalmente di ispirazione nazista, dove sono uccisi addirittura bambini post partum o praticate eutanasie di malati e persone anziane: a queste persone siano date le nazionalità vaticane ed italiane, sistematicamente.

Se ciò non è fatto, allora davvero il tutto era solo un’immensa farsa ideologica e politica, un pallone che si sgonfia, riempito di aria calda soffiata da irascibili, una fiera per ipocriti gesticolanti: allora davvero Alfie sarà morto per niente nel loro caso e solo strumentalizzato all’unico fine di solleticare gli ego di qualche politicante capofila dietro le quinte nella Chiesa e nella Città.

In Pace

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Categorie:Attualità cattolica

184 replies

  1. Concordo con ogni parola di questo commento.
    Veramente tanti sono , in ogni parte del mondo, i casi di bambini uccisi, maltrattati, lasciati morire per incuria e cupidigia, vittime di eutanasie, di malnutrizione, mancanti di tutto. Ognuno meriterebbe una battaglia, per ognuno dovremmo scandalizzarci.
    Eppure tanti cattolici sono pronti a muoversi, apparentemente lancia in resta, solo per i casi come Charlie ed Alfie, dove , come ha ben descritto Simon, già esperti di tutti i tipi cercano di trovare il bandolo di una impossibile matassa. E queste battaglie non risparmiano nessuno, secondo il ben noto principio che tutto è facile quando lo devono fare gli altri.
    Salve

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    • Mentre tu ML, per l’esatto contrario ma con il medesimo risultato, metti “tanti cattolici” sullo stesso piano indicando il loro muoversi, il loro impegno, le loro preghiere come cose futili e inutili se non addirittura ipocrisie con il tuo già noto contrapporre questo singolo caso con tutto il male del mondo che riguarda milioni di bambini.

      E dimmi, mentre tanti “lancia in resta” si occupavano “solo” di Alfie, tu concretamente di quanti altri innocenti vittime ti sei potuto occupare?

      Ciò di cui ci sarebbe realmente da preoccuparsi è che tanti di noi (mi ci metto anch’io), presi dalla costernazione, dalla rabbia, dall’impotenza anche, si scagliono con veemenza contro questi o quelli, invocando fiamme dal cielo o l’Ira di Dio nel giorno del Giudizio, con gran profusione di appellativi di ogni genere, augurando si la morte o almeno la rovina del peccatore.

      Cosa che come ben sappiamo, Dio per primo non vuole.

      Non solo, si sono accesi diversi fronti che già sono barricate, tra gli uni e gli altri e gli uni accusano già gli altri, di avere o non avere fatto o di essere motivo di una “sconfitta” non meglio attuale o futura.

      Così il piccolo Alfie si è fatto non pietra d’inciampo per chi Dio non conosce, ma pietra di scandalo tra coloro che dovrebbero dirsi Fratelli.

      Questa è la vera sconfitta che puntualmente si ripete ogni volta che si presentano simili casi…

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      • Concordo con i tuoi due ultimi paragrafi al 100%
        In Pace

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      • Beh, Bariom, Alfie ha anche unito giornalisti e lettori di Aleteia e la NuovaBQ. Normalmente chi legge uno non legge l’altro, ma in questo caso in tanti hanno letto indifferentemente i servizi della Frigerio e di Marcotullio dall’ospedale.
        Dall’altra parte di cattolici io so di Michela Marzano, così cattolica che contesta tutte le posizioni etico-morali della Chiesa.

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      • Bariom, ti conosco come una delle firme più equilibrate dei vari blog.

        Non ti può sfuggire quindi che grazie ad Internet si sia data voce ad una minoranza rumorosa, che aspira condizionare la maggioranza, fin’anche a definirsi maggioranza.

        Costoro , che in tempi passati sparlavano nelle sagrestie senza mai aver il coraggio però di alzar troppo la voce, hanno ora trovato lo strumento ideale ed anonimo per assumere toni che giustamente Simon a descritto nella frase : “Avere opinioni differenti è sempre possibile e desiderabile nelle faccende umane, ma quando queste conducono a trattare pubblicamente vescovi, sacerdoti, altri cristiani, le persone in carica del caso, come giudici, insultandoli vergognosamente, permettendosi di equipararli ai peggior peccatori della storia umana condannandoli all’inferno, chiedendo addirittura in certi casi la vendetta di Cristo sulle loro teste, ed altri orrori del genere che potete constatare su altri blogs che si sono dedicati al caso, una cosa appare chiaramente: non è lo Spirito Santo che parla in loro e li rende inferociti, quanto piuttosto un “accusatore” che li tenta a mostrare pubblicamente il loro peggior viso, irrazionale e violento”.

        Mi chiedi cosa ho fatto io , ed ovviamente la mia risposta è : nulla (rispetto a quello che ci sarebbe da fare). E anche nulla, perchè credo molto alla parola “non sappia la mano destra cosa fa la sinistra”.
        Ma non è questa la questione.

        La questione è che nei confronti della Chiesa ci possono essere 3 atteggiamenti:

        1) Quello di coloro che criticano in maniera personale alcune affermazioni della Chiesa stessa, senza però mettere in dubbio che siano affermazioni legittime della unica e vera Chiesa cattolica. E qualche volta mi ci metto anche io.
        2) Quello di coloro che selezionano solo quello che con la Chiesa concordano, mentre nascondono o cercano di alterare le affermazioni della Chiesa con le quali non concordano per farle coincidere con le proprie idee personali.
        3) Quello di coloro che cercano di delegittimare la Chiesa , facendo finta che non sia la vera Chiesa, ma la vera Chiesa sia un’altra, che prima o poi riemergerà.

        Il secondo ed terzo atteggiamento vanno purtroppo per la maggiore nei social cattolici, ed anche il caso di Alfie, come prima quello di Charlie, ne sono la cartina di tornasole.

        Dove porti tutto questo non lo so, ma certo vedere che centinaia di cattolici “militanti” si muovono (appelli , fiaccolate, etc etc) per casi come quello di Alfie e Charlie, assumendo sempre un atteggiamento precostituito e preconcetto che parte dall’assunzione che una parte abbia sempre ragione e l’altra sempre torto, dimostra come il demonio agisce concretamente per la divisione.

        Conferma di questo è che alcuni atteggiamenti sono ignari delle conseguenze.
        Se si continua infatti a dire che i genitori debbano avere diritti illimitati sui propri figli incapaci di intendere e di volere, come si farà a protestare quando altri genitori chiederanno l’eutanasia per i propri figli malati?
        Che credibilità abbiamo se si appello a presunti “diritti naturali inalienabili” quando ci fa comodo, e si invoca l’intervento dello stato quando non ci fa comodo ?

        Tutti se la prendono con le singole persone, mentre dovrebbero riflettere sulle leggi che consentono o vietano certe cose. E se esiste una legge sull’accanimento terapeutico, esiste poi per forza una catena decisionale che la legge prevede perchè questo eventuale accanimento sia valutato. Punto e basta.
        I cattolici dovrebbero pregare perchè medici e giudici e genitori prendano la giusta decisione, secondo il volere di Dio. E non perchè questa decisione sia coincidente con le proprie sensazioni ed il proprio pensiero. “Sia fatta la tua volontà” , dovrebbe dire il cattolico. Poi però ci si arrabbia se la “tua volontà” non coincide con la nostra….

        Per quanto mi riguarda io sono solo l’ultimo e meno degno dei cattolici, ma non faccio che registrare l’evidenza, e cioè che alcuni temi non sono proprio contemplati sui blogs, o quando sono contemplati lo sono per minimizzarli. Credo che la parola “povertà” appaia molto più di frequente nei vangeli che in un anno di produzione di articoli e di commenti di una decina di blogs cattolici messi tutti insieme. Bisognerebbe fare una severa indagine semantica su quali sono i temi e le parole più usate sui social, rispetto a quelle che invece propone il vangelo. Magari si scopre che quelle più diffuse da Gesù sono anche le meno gettonate. E su questo bisognerebbe che ognuno di noi si interrogasse seriamente.

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        • Ottime osservazioni che condivido pienamente nella loro sostanza.
          Grazie ML65
          In Pace

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        • @ML,

          hai messo molta carne al fuoco e forse sovrapposto qualche piano di troppo… Spero di trovare il tempo di risponderti.

          Per il momento buona festa di San Giuseppe

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        • “Se si continua infatti a dire che i genitori debbano avere diritti illimitati sui propri figli incapaci di intendere e di volere, come si farà a protestare quando altri genitori chiederanno l’eutanasia per i propri figli malati?
          Che credibilità abbiamo se si appello a presunti “diritti naturali inalienabili” quando ci fa comodo, e si invoca l’intervento dello stato quando non ci fa comodo ?”

          Non mi sembra un discorso valido. Nel caso dell’eutanasia è giusto limitare il potere decisionale dei genitori perché si tratta di un crimine, nel caso di Alfie la questione è ben diversa, perché ci sono tanti fattori che fanno capire che le cose sono tutto meno che cristalline. Poi liberi di pensare che tutti quelli che si sono opposti lo abbiano fatto tanto per fare, e che quello di Alfie sia un chiarissimo caso di accanimento terapeutico.

          Ma basta informarsi sul comportamento di chi ha gestito questa vicenda (senza denigrare a priori le fonti considerandole inaffidabili) per capire.

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          • Antonio, qualsiasi fonte che non sia direttamente coinvolta nel caso è di per se una fonte indiretta, e quindi meno attendibile.

            Ma qui il discorso è diverso : esiste una catena decisionale che coinvolge varie figure (mediche e
            giuridiche), le quali TUTTE concordano che per Alfie si trattasse di accanimento terapeutico.
            Ora tu puoi scegliere di credere che professionisti di varie materie compromettano la loro professione e professionalità per decidere appositamente CONTRO la vita di un bambino di un anno e mezzo, attirandosi addosso le critiche di mezzo mondo, oppure puoi decidere di affidare con fiducia a loro una decisione che ne te ne tutte le “fonti affidabili” da te citate sono in realtà in grado di prendere, ne sopratutto hanno l’onere di prendere!

            Per quanto riguarda gli aspetti giuridici da te citati ….mi sembra proprio che, come in atri casi, tu abbia una visione assai superficiale della giurisprudenza umana, scambiandola per uno strumento del giudizio divino. In realtà il Cristiano non è di questo mondo , ma deve vivere IN questo mondo, adeguandosi alle sue regole di costruzione delle leggi , ben sapendo che mai queste leggi saranno esattamente ciò che il Signore desidera ne mai potranno gestire al 100% tutte le variegate casistiche umane, che necessitano di un discernimento fatto di tante qualità (spesso ricordate pure da Simon in altri post), qualità che , almeno in parte, non necessariamente sono detenute soltanto dai Cristiani.

            Per questo in tutte le civiltà giuridiche, sopratutto la nostra occidentale, si distribuisce le responsabilità decisionali su più persone, con diversi ruoli, proprio perchè la fallacia (o magari anche la cattiva fede di qualcuno) sia bilanciata dalle decisioni ed indicazioni di altri. Poi magari sbagliano lo stesso, ma mai bisogna guardare tutto con la malizia, come invece purtroppo è uso fare.

            Altrimenti puoi sempre seguire le tue fonti , e te ne propongo anche io una “fantasiosa” , proprio per dimostrarti che queste vicende aprono il fianco a 1000 strumentalizzazioni.

            https://www.learntherisk.org/news/a-two-year-old-boy-is-set-to-be-executed-on-monday-in-the-uk/

            Salve

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            • Commento preciso e to the point. Esattamente quel che ho tentato di spiegare senza successo apparente. Grazie
              In Pace

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            • Quello che dici avrebbe maggior peso se quell’ospedale non fosse entrato nell’occhio del ciclone anche per altre vicende passate che ne minano molto la credibilità.
              E, soprattutto, se non esistesse Nikolaus Hass, il professore che ha visitato personalmente il bambino e che ha affermato che Alfie in Germania sarebbe stato a casa già da un anno (prego cercare sul web, visto che qui non mi viene permesso di postare documentazione al riguardo e ogni volta che ci provo il commento viene bannato).
              Ma va bene, facciamo pure finta che siano tutti d’accordo. È facile farlo quando quelli che non sono d’accordo non sono considerati.
              Come ha scritto Fulviodiblasi qui https://pellegrininellaverita.com/2018/04/26/i-vescovi-inglesi-come-caifa/#comment-35129
              “Le decisioni dei giudici inglesi e dei medici di quell’ospedale sono avvenute nel totale fraintendimento dei principi dell’etica e nel totale disprezzo delle opinioni discordanti, pur richieste giudizialmente, come quella di Haas”.
              Poi
              “In realtà il Cristiano non è di questo mondo , ma deve vivere IN questo mondo, adeguandosi alle sue regole di costruzione delle leggi”
              Eh? Dobbiamo adeguarci alle leggi giuste, non ad ogni tipo di legge, comprese le più inique in assoluto come quelle citate più volte da Simon di Belgio e Olanda.
              E all’adeguarsi c’è un limite, lo sanno bene i martiri che non hanno mai accettato di bruciare incenso davanti alla statua dell’imperatore.

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        • Parli della povertà materiale della quale e stato detto “non di solo pane vive l’uomo”
          o di quella spirituale che porta taluni a giudicare una vita “non degna di essere vissuta”?

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  2. Caro Simon, è da molto che non intervengo e avevo deciso di astenermi dal farlo, nel prosieguo di episodi “scottanti” via via intervenuti. Anche in questo caso mi sono limitato a pregare per Alfie, senza intervenire su questo e altri blog. All’inizio delle polemiche tra te e gli altri utenti di questo blog, quando ancora si poteva parlare, a informazioni non chiare, di accanimento terapeutico dovuto al nesso causale ventilazione=vita… ebbene, tra me e me ho tentato di giustificarti: evidentemente Simon, mi sono detto, applicando strettamente il suo tomismo vede nel “tenere attaccato alla macchina” che, unica, lo sostiene, un organismo ormai morto un esempio di intervento umano contro natura.
    Mi pare però che ad alcuni dei tuoi critici più esagitati – ma anche a te – sia sfuggito il vero nocciolo della questione, che sta nelle parole “best interest” con cui i medici e il giudice Hayden hanno giudicato “una vita inutile / futile” quella del piccolo. In altre parole: nella relazione medica e nei pareri giuridici non si parla di accanimento terapeutico (queste sono parole tue, nel post di sopra), ma di “miglior interesse”.
    Un miglior interesse che è anzitutto utilitarismo puro, sullo stile di Bentham (inglese non a caso)
    E che non ha nulla a che spartire con la legge naturale classica (già di Cicerone nel De Officiis) e di Tommaso, rettamente intesa, che parla di diritto che deriva dalle naturali inclinazioni dell’uomo, tra cui quella alla vita.
    E’ in forza di questa inclinazione alla vita che ciascuno di noi ha, che nei secoli si è sempre ritenuto consono alla legge naturale soccorrere i deboli (contro la legge naturale non rettamente intesa, che li condannerebbe alla morte); tra essi anche i malnutriti di cui parla Mentelibera64, altrimenti condannati in quanto perdenti rispetto al più forte.
    Un “più forte” che in questo caso è stato costituito da degli adulti, medici e giudici. Essi hanno stabilito il miglior interesse “a morire” di un bambino-debole (che non poteva parlare) giudicando al posto suo. Mentre in realtà il miglior interesse che avevano in mente (nonostante la disperata difesa dei genitori) era quello… economico, dell’ospedale e quindi dello stato. Quello stesso miglior interesse economico, Simon, che è alla base di quelle leggi eutanasiche belga-olandesi di cui tu parli: la tappa successiva ad Alfie Evans, bambino non attaccato alle macchine, sono appunto i malati di Alzheimer di cui parli tu.
    Mi si dirà: ma tu come fai a non parlare di accanimento terapeutico? C’è il dato oggettivo. Il bambino, staccato dalle macchine, ci ha messo quattro giorni e passa a morire. Non aggiungo altro.

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    • Caro Marco N.,
      ti ringrazio per questo tuo commento costruttivo.

      Incomincerò con un’osservazione circa il tuo ultimo paragrafo: nella definizione di accanimento terapeutico non è richiesta una relazione diretta di causa ad effetto tra la cessassione del trattamento medicalel e la possibie morte che ne seguirebbe. Smettere un accanimento terapeutico può anche essere semplicemente decidere di cessare una cura dolorosa ma inutile contro il cancro: la durata tra i due eventi può essere anch’essa prolungata su settimane. Quindi il fatto che il piccolo Alfie abbia sopravvissto qattro giorni non è per sè e di per sè un argomento di non esistenza di accanimento.

      Sul piano della decisione etica poi, non è chiesto neanche dalla Chiesa che ci sia una certezza basata sull’oggettività intrinseca della situazione (conoscere tutti i bandoli della matassa come ci dice Mentelibera), ma è sufficiente la certezza morale di chi è coinvolto professionalmente nel processo: nessuno può prevedere il futuro infallibilmente e nessuno lo richede, ma tutti chiediamo che chi consiglia e magari decida sia il più competente possibile (e il più virtuoso possibile [aggiunta posteriore]) ad un momento dato.

      Per terminare un’osservazione sulla nozione di “best interest”, la quale può essere certamente intesa nel senso che tu gli dai, ma che può anche essere semplicement capita come l’affermazione dell’inutilità, non della vita del piccolo Alfie, ma dei dolori e delle consequenze degradanti della sua situazione dovesse l’accanimento proseguirsi: il fatto che la Chiesa locale abbia interpretato quel giudizio senza condannarlo mi spingerebbe a considerare la seconda possibilità, anche perchè più consona al buon senso comune; comunque mai giustificherebbe di insultare i vescovi brittanici perchè la loro interpretazione e opinione sarebbe contraria ad un’altra propria opinione.

      Queste osservazioni fatte, mi trovo nell’essenziale, in accordo con te sul resto.

      In Pace

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      • “…ma tutti chiediamo che chi consiglia e magari decida sia il più competente possibile ad un momento dato.”

        Ciò può non bastare caro Simon.

        In taluni casi (in tanti casi) non può bastare la sola competenza.
        Tralasciamo pure il fatto che talvolta la presunta competenza e talune “certezze professionali” naufragano difronte all’evidenza.

        Non basterà la competenza del medico quando difronte alla malattia certa del figlio che porti in grembo (ma molto più spesso difronte alla possibilità più o meno remota di malattia o complicanze), ti consiglia o ti propone come unica soluzione, l’aborto.

        Non basterà la sola competenza dell’avvocato, quando rivolgendosi a lui per questioni legali, questi ti consiglia o ti propone come unica via, chessò, ridurre sul lastrico il tuo antagonista fosse anche uno stretto parente.

        Non basterà la sola competenza quando lo psicologo, perché tu esca dalla tua depressione, ti consiglia di interrompere la tua relazione con tua moglie o marito, perché da lì viene tutto il tuo malessere.

        No, non basta la sola “competenza”…
        Può bastare per il mondo, ma non per chi non è del mondo.

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  3. Simon, mi permetti di postere le parole di Filippo Maria Boscia, Presidente Nazionale dell’Associazione Medici Cattolici Italiani?

    Se si, ti ringrazio, ci terrei a postarla solo per mostrare che non è poi così vero che tutti coloro che hanno competenza in materia concordino con la decisione inglese

    xxxxxx
    Da qui

    http://www.meteoweb.eu/2018/04/eutanasia-caso-alfie-2/1083662/

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    • Antonio, mi sono permesso di tagliare via la tua lenzuolata copia/incolla, ma ne ho lasciato il link.

      Sono esteraffto dala tua incapacità a leggere quel che ho scritto: mai ho affermato “che tutti coloro che hanno competenza in materia concordino con la decisione inglese” !!!
      Non applichi il principio di charity nel mio caso: come potresti farmi dire, a me!, realista, aristotelico, tomista una tale castroneria? Tu , come tanti altri, non leggete quel che le persone scrivono ma quel che immaginate scrivono…

      Quel che ho detto è che non c”è paragone tra il valore morale (ed epistemico) del giudizio di persone che sono concretamente in carica di un caso, avendone la competenza e le personali virtù umane, e chi giudica da lontano anche se competente e virtuoso. Più ci si avvicina al caso singolo e concreto, più le regole generali tendono a sbiadirsi e vanno da essere intepretate con saggezza (donde le virtù) e competenza in materia tenendo conto di tutti gli elementi reali e concreti di per loro natura e per definizione non contemplabili a livelli di astrazione superiore. Chi affermasse il contrario è un kantiano, un idealista platonico, quel che vuoi ma non un realista e non un tomista.

      All’opposto, giudicare della malvagità delle leggli olandesi e belghe è ad un livello di astrazione sufficiente per permettere una discussione anche a chi non è belga o olandese: anzi invito i nostri utenti tra i più accesi difensori pro-vita di prepapare una serie di articoli su quel chle avviene in Belgio ed Olanda al fine di fare pressione sul Papa e sul Governo italiano affinché agiscano per l’abolizione di tali leggi o, perlomeno, ne sminuiscano l’impatto concreto.

      In Pace

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  4. Riguardo poi al fatto di quei Vescovi che hanno dato ragione al giudice gay friendly, ti consiglierei il sotto linkato articolo che dimostra come il giudice non abbia sentenziato in conformità alle linee guida del General Medical Council sul “miglior interesse” del paziente:
    http://www.lanuovabq.it/it/giudici-contro-la-legge-pur-di-uccidere-alfie

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    • E chi lo dice questo, lorenzo? Ancora teorici a tavolino oppure specialisti del diritto inglese e conoscitori del General Medical Council? Da quanto ne sò io varie istanze giuridiche, in Gran Bretagna ed in Europa, con tanto di appelli e contro-appelli, sono stati interpellati: chi meglio conosce l’ordinamento inglese? Tale Tommaso Scandroglio che cita la Treccani per trovare la definizione di “follia” oppure i giudici inglesi in carica diretta del caso?

      Eppoi cos’è questo bisogno di tentare di sporcare personalmente chi non la pensa come voi, ad esempio trattando questo giudice di gay-friendly, caratteristica che c’entra come i cavoli con la merenda con l’oggetto in questione? E sareste cristiani? I miei polli, nel mio giardino ridevano quando leggevo ad alta voce questo tuo intervento due minuti fa: spero che non impedirà loro di produrre le uova che mi aspetto oggi.

      In Pace

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      • Quando non riesci a replicare, se non banni il commento, ti arrampichi sugli specchi:

        – E’ vero o non è vero che un giudice ha stabilito che ad Alfie venisse tolto il supporto all’ossigenazione polmonare sulla base del “best interest” così come codificato dal General Medical Council?

        – E’ vero o non è vero che nel valutare il “best interest” di Alfie dovevano essere presi in considerazione:
        . i punti di vista dei genitori,
        . le credenze e i valori culturali, religiosi,
        . le opinioni di altri operatori sanitari coinvolti e di qualsiasi altro professionista?

        – E’ vero o non è vero che un giudice:
        . ha tolto la patria potestà ai genitori,
        . ha interpretato “pro domo” sua le parole del Papa,
        . non ha voluto ascoltare il parere di altri operatori sanitari e professionisti cuivolti,
        stabilendo così, sulla base del solo parere di taluni medifi favorevoli al distacco del supporto all’ossigenazione polmonare, che quello era il “best interest” per Alfie?

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        • Se tu leggessi quel che scrivo con intelligenza diciamo “normale” alora non mi porresti questo tipo di domande.

          In quanto avresti capito che non ho l’hybris arrogante di certuni che si pongono a giudici dei giudici a mille miglia di distanza: tutte le tue domande sono un’insalata mista di questioni particolari e di questioni generiche, di illazioni e di incomprensioni e quindi, ovviamente, non entrerò in questo tuo giochetto.

          Giochetto perverso il tuo e di quelli che lo fanno o hanno fatto sul web in quanto alla fine terminate sempre con l’offesa, la condanna senza elementi, con le urla e l’agressività malevolve contro chi non condividerebbe quelle che sono solo…. opinioni vostre e tali rimmarranno senza neanche il supporto di quel che insegna la Chiesa in campo morale sull’oggetto del contendere.

          La sola cosa che, forse, sarebbe interessante da discutere qui potrebbe essere il codice del General Medical Council in sé ( e non nell’applicazione specifica di caso in caso): è questi conforme a quel che insegna il Magistero della Chiesa? Se la risposta fosse negativa allora sì bisognerebbe combattere alla stessa stregua che gli ordinamenti olandesi e belga. Se uno specialista tra i nostri lettori se la sente di fare tale analisi per via della sua competenza in materia, sarà il benvenuto.
          In Pace

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          • 1. Il mio commento delle 10:04 si basava non su illazioni ma su notizie tratte in rete da giornali che ritengo non schierati e pertanto obiettivi nel riportare le notizie.

            2. Riguardo al GMC, per quello che ho letto e pertanto con riserva di non aver compreso bene alcuni passaggi, ritengo sia conforme a quello che insegna il Magistero; ti riporto, come esempio, alcuni passaggi di “0-18 years content”:
            “34. Both the GMC and the law permit doctors to undertake procedures that do not offer immediate or obvious therapeutic benefits for children or young people, so long as they are in their best interests (see paragraphs 12 and 13) and performed with consent (see paragraph 27).
            35. To assess their best interests you should consider the religious and cultural beliefs and values of the child or young person and their parents as well as any social, psychological and emotional benefits. This may be relevant in circumcision of male children for religious or cultural reasons18, or surgical correction19 of physical characteristics that do not endanger the child’s life or health.”
            Per valutare allora il livello morale del GMC spero basti il passaggio nel quale si afferma che, “Per valutare il loro miglior interesse, dovresti considerare le credenze e i valori religiosi e culturali del bambino o dei giovani e dei loro genitori, nonché qualsiasi beneficio sociale, psicologico ed emotivo.”: ti sembra che questo principio sia stato preso in considerazione prima di mettere tutto nelle mani di un giudice?

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            • 1. Quindi informazione di terza mano e opinioni: quindi illazioni.
              2. Tu valuti il GMC conforme o perlomeno non in opposizione con il Magistero della Chiesa. Quindi non c’è problema di fondo: e questa era anche la mia impressione (superficiale): rimane un possibile problema di applicazione. Se c’è contestazione su fondo allora si va dai giudici: da quel che ho capito è quel che è stato fatto anche a differenti gradi. Il risultato non ti piace: vuoi forse lottare per una riforma del sistema giudiziario ango-sassone? Perchè no, forse è quel sistema che, essendo secondo te immorale, ha prodotto giudizi immorali. Vedi te.

              In Pace

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          • Ritengo anche importante riportare quello che il GMC scrive in caso di disaccordo:

            Resolving disagreements
            47. You should aim to reach a consensus about what treatment and care would be of overall benefit to a patient who lacks capacity. Disagreements may arise between you and those close to the patient, or between you and members of the healthcare team, or between the healthcare team and those close to the patient. Depending on the seriousness of any disagreement, it is usually possible to resolve it; for example, by involving an independent advocate, seeking advice from a more experienced colleague, obtaining a second opinion, holding a case conference, or using local mediation services. In working towards a consensus, you should take into account the different decision-making roles and authority of those you consult, and the legal framework for resolving disagreements.
            48. If, having taken these steps, there is still significant disagreement, you should seek legal advice on applying to the appropriate statutory body for review (Scotland) or appropriate court for an independent ruling.22 The patient, those authorised to act for them and those close to them should be informed, as early as possible, of any decision to start such proceedings, so that they have the opportunity to participate or be represented.
            49. In situations in which a patient with capacity to decide requests a treatment and does not accept your view that the treatment would not be clinically appropriate, the steps suggested above for resolving disagreement may also be helpful.

            Per le notizie che sono a mia conoscenza e dalle parole di genitori, mi sembra che taluni passaggi di cui al “47” non siano stati presi in considerazione.

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            • Sono sicuro che gli avvocati dei genitori hanno fatto valere questo tipo di argomenti ai giudici in Inghilterra ed in Europa. Sei al corrente che ne sono stati impediti? In questo caso bisogna lottare contro un sistema legale, quello inglese, che impedirebbe agli avvocati di esprimersi con gli argomenti che ritengono i migliori. O forse gli avvocati erano anch’essi gay-friendly e della stessa loggia dei medici?
              In Pace

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  5. ‘Quel che ho detto è che non c”è paragone tra il valore morale (ed epistemico) del giudizio di persone che sono concretamente in carica di un caso, avendone la competenza e le personali virtù umane, e chi giudica da lontano anche se competente e virtuoso.’

    E le basi su cui affermi questo?
    Hai visto le foto postate da Tom su come lo accudivano? Cosa dici del sondino che dovevano sostituire ogni 15 giorni e Tom ha trovato ammuffito fuori e dentro? Cosa dici del fatto che dopo aver tolto il respiratore non gli hanno dato da mangiare e bere per un giorno? Cosa dici della mascherina per l’ossigeno, approvata dal NHS, fornita dall’esterno, che è stata sequestrata dal personale dell’ AH e che non volevano però sostituire con una loro?
    Il bambino l’avevano visto anche i medici del Bambin Gesù, non giudicavano a tavolino, e per loro non c’era accanimento terapeutico nel volerlo accompagnare fino alla morte naturale.
    Anche le opinioni pubblicate in questi giorni di don Roberto Colombo, docente della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma) e membro ordinario della Pontificia Accademia per la Vita (Città del Vaticano), che ha parlato di ostinazione anti-curativa, opposto delle cure palliative, immagino contino nulla. Lui è lontano, lui non sa.
    Il Papa: silenzioso per tanto tempo, alla fine è intervenuto più volte sul caso. Pensi che sarebbe intervenuto se non fosse stato rassicurato che non si era di fronte ad un caso di accanimento terapeutico?
    Il vescovo di Liverpool: in un primo tempo la curia ha persino detto che non erano cattolici. Il cappellano dell’ospedale non si è fatto vedere. Per l’unzione dei malati è dovuto venire un sacerdote da Londra (allontanato negli ultimi giorni dai bravi medici dell’ AH, sai mai che facesse un miracolo). Su questa unzione il vescovo ha trovato da ridire, invece di vergognarsi per la mancata assistenza del suo clero.
    Ma tu ti fidi di quei medici. Ma tu ti fidi di quel vescovo. Libero ovviamente, ma non pigliare per il culo chi la pensa diversamente: ‘I miei polli, nel mio giardino ridevano quando leggevo ad alta voce questo tuo intervento’

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    • Carissimo,
      guarda che quando un paio di volte, anni fa, sono andato a visitare consocenti in ospedali in Italia, l’estereffatto ero io quando paragonavo il livello delle cure quotidiane (sul piano strettamente medicale non mi pronuncio in quanto non son competente) a quelle che abbiamo in Isvizzera: francamente, se avrò la scelta il momento dato, tra Francia, Italia e Gran Bretagna, io andrò in Isvizzera. Questa è opinione mia: che ti piaccia o non ti piaccia.
      Adesso che facciamo? Chiediamo al Papa di intervenire affinchè tutti siano trattati come in Isvizzera?

      Che quelli del Bambin esù l’abbiano visto, non lo so e ho letto l’opposto qui o li: comunque tu non recepisci l’argomento etico che fa si che è coui che è in carica che ha le carte in mano e tutta l’informazione necessaria ragionevolmente disponibile. Chi soffia aria calda di solito non ha responsabilità, nella vita, nel lavoro, nella società.

      Il Papa e i Vescovi inglesi hanno sostenuto i genitori di Alfie ma non si sono mai espressi sul fondo stesso della questione che non è di competenza loro: anzi i messaggi sono sempre stati chiari che chi era coinvolto ha cercato di decidere per il meglio, con i dati a disposizione al più vicino del caso concreto.

      Ancora una volta, cari paladini e don quijotes dei mulini a vento, e torelli imbanderigliati che si lanciano contro le cappe rosse che si agitano davanti ai loro occhi, succubi dei vostri specchi alle allodole ideologiche, ma non cattoliche: valutate le cose con oggettività, applicate i principi tomisti con serietà e buon senso, riservate le vostre energie per il miglioramento delle vostre vite personali dove c’è tanto da ridire constatando come insultate vescovi, sacerdoti, pmedici e giudici che non condividono le vostre opinioni, e se avete energie supplementare usatele per salvare i bambini uccisi alla nascita in Olanda e Belgio la cui situazione etica è chiara e netta.

      E a questo tipo di commento: de hoc satis, tutto è stato detto.

      In Pace

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      • Ma le sai le cose o no: lo sai che il Papa ha detto alla Enoc di fare il possibile e l’impossibile per Alfie? Come puoi metterlo nella stessa frase assieme ai vescovi inglesi?
        Il punto che contesto/iamo è questo: il fatto che i medici dell’AH avessero il bambino nel loro ospedale non fa automaticamente di loro quelli che avevano ragione. Tu non hai postato nulla per dimostrare che il loro comportamento sia stato ineccepibile.

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        • Non ho postato e non posterò nulla sul fatto che siano ineccepibili e neanche che non lo siano, in quanto solo sarebbe un’opinione e, in quanto tale, ha pochissimo interesse morale ed epistemico per chiunque, me in primis, salvo, ovviamente, per persone che sarebbero interessate in sondaggi di opinione.
          In Pace

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  6. @simondecy ciao Simon e ciao tutti ( e per dire la classica banalitá da funerale, bello rivedersi peccato per l´occasione…).

    Io concordo con te che il coveraggio di questa situazione, da una parte e dall´altra , sia stato alquanto isterico e abbia raggiunto in alcuni casi vette simil deliranti, ma cé un punto che rende questa storia particolarmente inquietante, come ricordato da altri:

    dici “francamente, se avrò la scelta il momento dato, tra Francia, Italia e Gran Bretagna, io andrò in Isvizzera”;
    e altrettanto francamente, tra lo UK e l´Italia, i genitori di Alfie volevano portarlo in Italia, per avere accesso a delle cure palliative che in Uk gli erano di fatto negate.
    Non ti sembra , senza entrare nella questione accanimento terapeutico si no forse,che questo fosse un loro diritto, e che sia stato negato perché ” lo stato sa cosa é meglio per noi e per i nostri figli”?
    E non ti sembra un abuso, che sia stato fatto o meno a norma di legge UK poco importa?

    Io ci vedo la stessa mentalita´che in altri paesi nordici (tipo recentemente in Norvegia) ha fatto togliere la patria potestà a una famiglia di pentecostali perché educare i lofo figli secondo le loro “supersiztioni religiose” non era nel “best interest” dei loro figli https://www.lifesitenews.com/news/norways-child-welfare-seizes-familys-five-kids-for-alleged-christian-indoct ?

    Che in un contesto cosí difficile per le libertá religiose e civili i vescovi inglesi abbiano invitato alla calma lo capisco pure dal punto di vista realpolitik, ma mi sembra legittimo affermare che in Europa stanno succedendo cose terrificanti dal punto di vista delle libertá religiose e civili, e che il caso Alfie ne sia un esempio emblematico. Che ne pensi-pensate?
    ciao

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    • Sai qual è il problema: se i medici inglesi si fossero comportati seguendo le indicazioni del General Medical Council non credo ci sarebbero stato alcun problema.
      Prova a leggerlo dal link indicato e dimmi se non sembra anche a te che sia stato scritto in coerenza a quanto afferma la morale cattolica:
      https://www.gmc-uk.org/ethical-guidance/ethical-guidance-for-doctors/treatment-and-care-towards-the-end-of-life

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    • Sarà interessante leggere una risposta (se mai arriverà).

      Concordo su tutto.

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    • Certamente, ma il tutore legale del bambino ha pensato meglo di no. Così ne va della vita.
      Il tutore legale non vi piace? Allora andate in tribunale. Non vi piace ancora il risultato? Allora in appello, alla corte europea eccetera.

      Non penso che essere i genitori naturali sia l’unico e solo criterio per definire cosa sia meglio per i figli e questo va dai testimoni di geova che si oppongono alla trasfusione, a quelli che abusano dei figli, li vendono, li abortiscono, compiono infanticidi eccetera: non è quindi un assoluto, ma qualcosa che una società deve vagliare. Il sistema inglese ha vagliato. Il CCC è molto attento circa il soggetto quando si parla di accanimento terapeutico: non para di membri di famiglia ma proprio i chi ha responsabilità legale in quanto tale. Quindi niente è intrinsecamente sbagliato semplicemente perchè non sono i genitori naturali a decidere.

      Penso che cose terribili arrivano in Europa in quanto siamo alla fine di una civilizzazione che è rimpiazzata da altre popolazioni mentre i nuovi poteri si spostano inesorabilmente da ovest ad est. D’altro canto è un kharma ben meritato: mezzo secolo di mentalità contraccettiva conduce solo alla morte di nazioni intere e di culture antichissime.

      In Pace

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      • Simon, che questa storia non sia altro che parte di un processo di quella stessa cultura della morte di cui giá ci avvisava illo tempore San Giovanni Paolo II siamo d´accordo (hai letto questo? https://www.crisismagazine.com/2018/waste-land-britains-culture-death stavo pensando di tradurlo per CV) e capisco anche la frustrazione da ” e ve ne siete accorti solo adesso, a causa di un caso limite e complesso come questo?”
        Ma direi meglio tardi che mai.

        “Non penso che essere i genitori naturali sia l’unico e solo criterio per definire cosa sia meglio per i figli”
        neanche io; ma penso che la patria potestá si debba perdere solo in casi estremamente gravi, e qua stiamo parlando, in sintesi, di genitori cattolici che desideravano che il loro figlio ricevesse cure palliative ( e senza pesare sul contribuente) , non di satanisti che volevano sacrificare il loro pargolo a Baal. ed é emblematico che chi va ad abortire da quei pochi paesi che ancora non lo permettono tipo Irlanda e Polonia in altri paesi europei sia applaudito, chi va a suicidarsi in Svizzera pure, chi invece vuole offrire cure palliative al proprio figlio no, deve ricorrere al consiglio europeo e perché no ? anche a quello delle delle nazioni unite e nell´attesa & nel dubbio, al figlio in questione vengano sospese le cure.

        Ci sono altre violazioni sistematiche di qualsiasi diritto umano e familiare in Europa? certo; ma mi piace pensare che forse si sia giunti veramente al culmine e che le persone stiano, finalmente, capendo quante e quali libertá stiamo perdendo, anche grazie a storie tragiche come quella di Alfie.

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        • “I genitori non avevano diritto di allevare i figli, ma dovevano portarli in un luogo chiamato tesche, dove gli anziani esaminavano il bambino: se lo vedevano sano e robusto ne disponevano l’allevamento e gli assegnavano in anticipo una porzione di terreno demaniale; se invece lo trovavano gracile e malfatto, ordinavano che fosse gettato in una voragine del monte Taigeto, detta Apotete. Non conveniva infatti né alla polis né al bambino stesso che fosse lasciato crescere per restare sempre debole e dal fisico infelice.” (Plutarco, “Le vite”)

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  7. Queste le dichiarazioni rilasciate da Parolin:

    “In queste situazioni tutti gridano, cercando di tirare
    acqua al loro mulino. Da parte del Papa e della Santa Sede si è cercato di fare tutto ciò che era possibile per aiutare la famiglia e assicurare al bambino un accompagnamento nel decorso della sua malattia, nonostante la prognosi infausta”.
    Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato di Papa Francesco,
    intervistato dalla Stampa, commenta cosiì le polemiche seguite alla morte di Alfie Evans.
    “Mi ha dato – confida – un’enorme tristezza: di fronte a una
    disponibilità manifestata apertamente, molte volte e con grande impegno di mezzi, i medici del nostro ospedale Bambino Gesù sono andati per tre volte a Liverpool, c’e’ stato il rifiuto di permettere che Alfie fosse portato in Italia. E’ incomprensibile. E’ stato il punto che mi ha più colpito, scosso. Non riesco a capirne la ragione. O forse c’e’, ed èuna logica terribile”.
    Secondo il segretario di Stato, “ora che il caso è chiuso e i media lo dimenticheranno in fretta, ci sarebbe bisogno di riflettere pacatamente”.
    “Questi casi – prevede il cardinale – si ripresenteranno”. “Tutti insieme, a partire da punti di vista diversi, però anche con il contributo dei credenti, dovremmo cercare – conclude Parolin – di dare una risposta veramente umana a queste situazioni, un a risposta fondata sull’amore alla persona, sul rispetto della sua
    dignità e della sua irripetibilità. Speriamo che sia possibile farlo e che non si chiuda l’argomento senza pensarci più, pronti ad azzuffarci di nuovo al prossimo caso”.

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    • Bell’intervento di Parolin, infatti: adesso faccia la stessa cosa , riflessione compresa, per i bambini trucidati post -partum in Belgio ed in Olanda e a difesa di chi è eutanasiato.
      Sennò è ancora uno che produce aria calda e nient’altro, almeno al soggetto.
      In Pace

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  8. Ho riflettuto molto in questi giorni, interrogandomi sul perché questa vicenda mi ha tanto toccata. E’ vero, ci sono situazioni terribili di palese ingiustizia che meriterebbero ben più attenzione ma credo che la differenza sta nel fatto che in tali situazioni sia tutto sommato semplice capire cosa è bene e cosa è male e facile scegliere di conseguenza. Il caso di Alfie è invece un caso-limite, certamente complesso, ma per esperienza sappiamo che è nei casi-limiti dove il gioco si fa duro, dove si creano quelle crepe più pericolose. Credo che questo abbia avuto il suo peso.
    Quello che desta scandalo in questa vicenda (come è stato già sottolineato da qualcuno in questa sede) non è che sia morto un bambino. Bambini e persone di tutte le età muoiono ogni giorno, anche a causa di palesi ingiustizie, ma in questo caso abbiamo la quasi certezza che questo bambino ora è con Dio. Quello che desta scandalo e orrore è che sia stato dichiarato da persone umane, più volte e nero su bianco, che il miglior interesse per una vita umana è la morte. Le parole hanno la loro importanza e in questo caso non è stato soltanto dichiarato di non poter farci niente e di lasciare che la Natura (se proprio non si vuole scomodare Dio) faccia il suo corso, ma si è andato oltre e si è dichiarata una vita umana inutile. Non so spiegare perché, ma una voce dal profondo di me stessa continua a urlare che questo E’ SBAGLIATO E PERICOLOSO. E il fatto di presumere che tale dichiarazione sia stata dettata dalle migliori intenzioni nei confronti di quella vita umana non diminuisce di una virgola l’orrore che in me suscita. Perché apre le porte all’orrore (che erano già socchiuse). E questo sarà un frutto avvelenato che vedremo, sempre più spesso d’ora in poi.
    Questa vicenda è stata per me (e per tante persone che conosco) una dura prova, che però ha dato anche frutti splendidi. Ho sentito in questo periodo più che mai quel “leone ruggente” che mi si aggirava intorno cercando di divorarmi dall’interno. Ma con l’aiuto di Dio, con gli strumenti che ci ha donato, preghiera, penitenza, confessione, eucaristia, parola, sono riuscita a resistere, e sto’ ancora resistendo, alla tentazione della rabbia, l’odio, lo sconforto e la disperazione. C’è chi ha ceduto, è vero, ma spero e prego perché chi ha ceduto si ravveda e si rialzi, con l’aiuto del Signore e da ora con l’intercessione di quel angioletto.
    Ma posso testimoniare che questa vicenda non ha diminuito il mio impegno e quello di tante persone intorno a me nel sostegno di coloro che hanno bisogno. Intorno a me sono precisamente le persone più impegnate nei confronti di vita nascente, bisognosi e ammalati che più sono state toccate da questa vicenda, in positivo. Ho visto queste persone impegnarsi più a fondo e affidarsi al Signore con più fiducia e abbandono. Personalmente non ho pregato di meno bensì di più e ho notato che mi sono data di più nel mio lavoro di educatrice perché mi è diventato più chiaro che mai che i ragazzi devono essere preparati a quello che sta per arrivare. Non è che ho parlato con loro della vicenda, ma ho notato in questi giorni da parte loro più concentrazione del solito e più gentilezza tra di loro, anche questo mi è sembrato un segno.
    Il Signore sa quello che fa, questo mi è più chiaro che mai.

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    • “ in questo caso abbiamo la quasi certezza che questo bambino ora è con Dio”

      Togliamo il quasi. È battezzato e non può, nemmeno ipoteticamente, aver commesso neppure piccoli peccati veniali, perciò è sicuramente in Paradiso.

      “Quello che desta scandalo e orrore è che sia stato dichiarato da persone umane, più volte e nero su bianco, che il miglior interesse per una vita umana è la morte. Le parole hanno la loro importanza e in questo caso non è stato soltanto dichiarato di non poter farci niente e di lasciare che la Natura (se proprio non si vuole scomodare Dio) faccia il suo corso, ma si è andato oltre e si è dichiarata una vita umana inutile. “

      Esattamente, è proprio così.

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      • Il “quasi” di Lidia è motivato da sana prudenza.
        La Chiesa insegna che nessuno può presumere della altrui (o propria) salvezza o condanna eterna. Anzi il farlo configura un grave peccato.

        Nessuno ci vieta di nutrire questa “quasi certezza” e se preferisci “certa speranza”.

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        • “La Chiesa insegna che nessuno può presumere della altrui (o propria) salvezza o condanna eterna. Anzi il farlo configura un grave peccato.”

          Non è questione di presumere. Un bambino battezzato e morto prima dell’età della ragione non può che essere salvo.

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        • E per una semplice ragione: un battezzato è in Grazia fino a quando non commette peccato mortale attuale, e un bambino che è stato battezzato e muore prima dell’età della ragione non può aver commesso, logicamente, nessun peccato, tantomeno un peccato mortale attuale.

          Perciò si, possiamo essere sicuri che i bambini come Alfie siano in Paradiso, e affermarlo non solo non è presunzione, ma è una ineludibile necessità logica (a meno di non postulare, anche solo in via teorica, un Dio che condanni anche chi muore in stato di Grazia, cosa assurda).

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          • La logica è una cosa, attenersi a ciò che la Chiesa insegna è un’altra.

            Ciò non significa che la Chiesa insegni cose illogiche (ma semmai che travalichino l’umana logica).

            Non serve mi spieghi la logica secondo la quale affermi l’anima di Alfie “certamente” in Paradiso, posso comprenderla e persino condividerla, ma se debbo fare tale affermazione preferisco stare a ciò che la Chiesa insegna.

            Poi vedi tu a cosa attenerti.

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            • È proprio perché mi attengo a ciò che la Chiesa insegna che ho fatto quella affermazione. È sufficiente leggere ciò che ho scritto.
              La Chiesa insegna che non possiamo dire con certezza, normalmente, che una persona sia salva perché non possiamo avere la certezza assoluta che sia morta in stato di Grazia.
              Per non morire in stato di Grazia bisogna commettere peccato mortale attuale (questo lasciando stare la problematica dei bambini morti senza Battesimo, che non è ancora risolta).
              Per commettere peccato mortale occorre avere raggiunto l’età della ragione (e a dire il vero l’età della ragione è necessaria anche per essere imputabili di peccati veniali).
              Quindi ciò che ho scritto è tutto meno che una teoria personale basata sul nulla o che colliderebbe col Magistero, anzi ciò che ho scritto presuppone proprio gli insegnamenti del Magistero.

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    • Cara Lidia eppure il vescovo Nichols ancora ieri in una intervista difende a spada tratta l’ operato dell’ Adler Hey Hospital accusando coloro che si sono battuti perAlfie di non sapere nulla della situazione. Il vescovo Nichols ha detto che l’ Ospedale ha agito per il “ best interest” di Alfie sposando cosi’ in toto l’ idea che in alcuni casi il “ best interest” di un paziente sia la morte.
      Il caso Alfie ha portato divisione inutile negarlo anche DENTRO la Chiesa. Inutile far finta che questa divisione non ci sia. In questo come in altri ambiti sono venuti al pettine i nodi non risolti di un uso ambiguo delle parole e di un tatticismo per venire a “ Patti” col mondo di cui una parte della Chiesa odierna e’ afflitta.

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    • LidiaB, ti ringrazio del tuo pacato e commento.
      E’ vero, anche a me personalmente quella espressione mi è sembrata gratuita. E’ pure vero che si tratta di una espressione tradotta.
      La sostanza però è che i giudici hanno deciso che fosse meglio per Alfie INTERROMPERE le terapie (in questo caso la ventilazione forzata). Che questo abbia portato alla morte poi…è un fatto evidente, che essi stessi sapevano , tanto è vero che hanno usato una espressione tanto brutta quanto…purtroppo…evidentemente collegata alla realtà.
      E’ molto bella la prima parte del tuo intervento, dove fai riferimento alle tante ingiustizie del mondo. Come già detto più volte vorrei che l’attenzione dei socials , e le energie di tante persone, si concentrasse almeno una volta su una di queste ingiustizie, magari orientata a far sopravvivere almeno uno di quelli che ogni giorno muoiono nella dimenticanza, magari per malnutrizione o perchè uccisi in paesi favorevoli alla eutanasia. Come già detto (lo so mi ripeto all’infinito) non vedo questi temi trattati seriamente e continuativamente, e nonostante i miei continui appelli, continuano a non essere trattati.
      Sono quindi costretto, qui come sugli altri blog, a fare come la vedova insistente (Luca 18,1-8) nella speranza di vedere almeno una volta un articolo sui socials/blogs “non ufficiali” che ricordi i doveri dei cristiani verso i poveri e gli ultimi, e la bellezza del volontariato e della carità in questo senso.
      Che ricordi insomma che di Alfie in giro ce ne stanno milioni, e molti di loro sono salvabili, se solo si alza lo sguardo dal PC e si prova a guardare il mondo ……
      .

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      • Ma tutto quello viene costantemente ricordato dalla Gerarchia, mi pare. Che ci debba essere anche quello è fuori discussione, che le uniche cose di cui cattolici debbano preoccuparsi siano solo quelle, beh, questo è un altro paio di maniche.

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      • “… La sostanza però è che i giudici hanno deciso che fosse meglio per Alfie INTERROMPERE le terapie… ”
        – La sostanza però è che i giudici hanno deciso che fosse meglio interrompere la gravidanza… ed è stato introdotto l’aborto, pardon: la “tutela della maternità”…
        – La sostanza però è che i giudici hanno deciso che fosse meglio che quei coniugi si separassero… ed è stato introdotto il divorzio…
        – La sostanza però è che i giudici hanno deciso che fosse meglio regolarizzare la loro convivenza… ed è stato introdotto il matrimonio gay…
        – La sostanza però è che i giudici hanno deciso che fosse meglio che la coppia avesse un figlio… ed è stato introdotto l’utero in affitto ed il figlio di due madri o di due padri…
        – La sostanza però è che i giudici hanno deciso che fosse meglio non soffrire… ed è stata introdotta l’eutanasia anche per i depressi…

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  9. In risposta al commento di Mentelibera che ritiene di dover fare la “vedova insistente” per ricordare anche i bambini uccisi per malnutrizione (opinione che rispetto, si veda mio precedente commento pubblicato), debbo anch’io però fare la vedova insistente, e tornare, per rispettare la verità e non solo Mentelibera, su quanto ho detto in un precedente commento, che però non mi è stato pubblicato.
    Mentelibera dimostra di essere a conoscenza del solo fatto che al bambino Alfie è stata solo staccata la ventilazione. Non è così, come pubblicato in altri organi di informazione da una giornalista presente accanto ai genitori di Alfie fino al momento della sua morte (Benedetta Frigerio) ad Alfie è stata anche interrotta l’alimentazione per 36 ore, in spregio alle terapie palliative e alla prassi di accompagnamento al decesso in situazione di dignità e mancanza di sofferenza. E’ peraltro probabile che proprio la mancanza di alimentazione lo abbia debilitato con esito eutanasico.

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    • E’ peraltro probabile che voi abbiate già deciso che qualunque fosse stato l’esito di questa vicenda, in qualunque modo andasse, si dovesse a tutti i costi chiamare eutanasia. Ogni parere è lecito, ma alcuni sono soltanto preconcetti. Il bambino è morto dopo 5 giorni, cioè dopo 3 giorni e mezzo da quando aveva ripreso la nutrizione, evidentemente non poteva respirare da solo.
      Ma la sostanza non cambia : la verità è che Alfie è solo uno dei tanti strumenti di polemica contro le istituzioni mediche e giuridiche e contro la chiesa ufficiale (che poteva fare di più , doveva fare di più etc etc etc).
      Della sua vita in realtà non fregava realmente a nessuno di quelli che non fossero i diretti interessati (genitori parenti amici medici e giudici).
      Se a qualcuno fregasse veramente della vita dei bambini nel mondo, ben altri dovrebbero essere gli atti quotidiani.
      Piuttosto che questo circo mediatico per uno solo.
      Per poi tornare in silenzio.
      In attesa del prossimo caso eclatante.
      E lo spettacolo continua

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      • Continuamo a concordare circa l’ipocrisia che ha impregnato tutta questa faccenda.
        In Pace

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      • “Della sua vita in realtà non fregava realmente a nessuno di quelli che non fossero i diretti interessati (genitori parenti amici medici e giudici).”

        Questa è affermazione grave e semplicemente accusatoria, che presuppone un giudizio sulle intenzioni dei cuori di molti.
        Lo stesso identico atteggiamento che pretenderesti condannare negli altri, il che ti mette sullo stesso loro piano.

        E mi spiace che Simon concordi con te…

        Lo stesso dicasi della premessa “Ma la sostanza non cambia: la verità è che Alfie è solo uno dei tanti strumenti di polemica contro le istituzioni mediche e giuridiche e contro la chiesa ufficiale (che poteva fare di più , doveva fare di più etc etc etc).”

        Questa NON è la sostanza… semmai sarà la sostanza per coloro che amano SOLO la polemica (cosa che peraltro neppure io digerisco), ma che non puoi estendere in modo così generalizzato a chiunque in questa triste vicenda.

        L’impressione che ne traggo sempre più leggendovi è che tale e tanta la foga di controbattere gli atteggiamenti che hanno travalicato il cuore della questione (e ci sono), che neppure vi accorgete di utilizzare stesso metro e stessa misura con la pretesa della “verità” (la verità è ecc, ecc.).

        La medesima convinzione di verità che vi impedisce di porvi almeno qualche domanda su questa triste vicenda, perché di domande aperte ne rimangono sin troppe.

        La continua menata dei “quanti altri bambini soffrono nel mondo”, che continui a propinarci ad ogni commento, è puro e vuoto moralismo e lo sarebbe anche se tu fossi un campione di salvatore di bambini.

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      • Mi spiace Mentelibera, ma uno dei modi più subdoli (e più scorretti) di argomentare è quello di fare di tutt’erba un fascio mantenendosi sul generico, con una sorta di “siccome loro (loro chi?) dicono… allora anche tu…”, per poi passare al “voi”. Io non mi sono rivolto a te col “voi avete deciso” e ho parlato di fatti singoli; né ho accusato la chiesa ufficiale nel suo complesso. Certo la chiesa ufficiale è stata in questa situazione rappresentata anche dai vescovi inglesi (che si sono espressi con l’imbarazzante “tutti coloro che hanno preso le decisioni strazianti che riguardano la cura di Alfie Evans agiscono con integrità e per il bene di Alfie, così come loro lo vedono”, della serie: mia zia è malata di alzheimer, ma siccome per il suo infermiere, così come lui la vede, è bene che muoia, domani me la fa morire…).
        …però non è stata rappresentata solo da loro. Il Papa in persona ha ricevuto Tom Evans (il Papa, un altro a cui non fregava niente del piccolo? oppure vogliamo sostenere che è stato ingannato? se sosteniamo una tesi, sosteniamola nei dettagli!); si è speso per lui, e segnatamente per il trasporto al Bambin Gesù, mons. Francesco Cavina vescovo di Carpi. E oltre a lui si sono pronunciati mons. Negri, il patriarca Moraglia, i vescovi degli Stati Uniti, con nota congiunta… E gli interventi al proposito (visto che sembra sia stato solo un affare di quattro esagitati italiani) del Catholic Herald? E i parlamentari inglesi Woolfe e Norris? E il filosofo Jean Pierre Casey, che è si è detto imbarazzato di essere inglese? Vogliamo ridurre il tutto a quattro esagitati, perché ci fa comodo? Mi spiace ma non lo accetto.

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        • Barion e Marco
          Avete ragione, ho generalizzato in modo superficiale. Ma badate che le mie critiche sono principalmente rivolte ai social, ai blog, ed a chi è intervenuto a giudicare da lontano. L’esagitazione è nei modi e nei termini. E nelle accuse. Chi è intervenuto senza questi modi e termini, lo ha fatto correttamente. Ma basta leggere i blogs di queste settimane per farsi una idea reale e non edulcorata.
          Il Papa è intervenuto a sostegno della famiglia e con la preghiera, ma mai avrete sentito una critica si medici o ai giudici. Mai ha gettato il sospetto che tra i medici si nascondessero assassini o demoni, pronti ad uccidere come unico scopo della propria vita, come invece traspare da certi interventi dei social.
          Per quanto riguarda l’accusa di moralismo, allora tutta la Chiesa è moralista, il Papa in testa, quando parla dell’importanza dell’accoglienza, della tolleranza e dell’aiuto a chi non ha, della condivisione, come facenti parti primarie della missione del cristiano! Che significa moralista ? Io elenco soltanto quello che dovrebbe essere l’ABC del cristiano, ma che spesso in alcuni ambienti diventa lo XYZ.
          Spero di essere contraddetto con i fatti, ma allo stato, ancora mentre scrivo , leggendo i vari blog leggo questi articoli : “Il ritorno dei “Reparti Speciali infantili”, “Hitler Trionfante”, “La perfida Albione non molla, ma Alfie vive” , Un sistema eugenetico – Ecco come hanno fatto morire Alfie” , etc etc . Devo continuare?
          Articoli per Alfie, e con un taglio accusatorio : 1000 . Articoli per la missione sociale della Chiesa : 0.
          Sono moralista ? In questa accezione allora me ne vanto.

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          • Forse non ha ben presente cosi si intenda per un discorso moralista…
            Quindi la chiesa e il Papa non fanno mai discorsi moralistici… noi talvolta si

            Mi fa piacere tu riconosca che sei stato superficiale e hai troppo generalizzato, non perché tu debba dare ragione a me o a Marco, , ma perché ti aiuti a fare discorsi più costruttivi……..

            Per il resto non domandarsi se talvolta, dietro a taluni fatti, non vi siano interessi che non guardano in faccia neppure alla vita di un innocente o che non ci sia un spirito luciferino che muove a taluni atti (e non parlo di “figli del demonio), perdonami è veramente da poveri sprovveduti fuori dal mondo…

            Da lì a dare bellamente degli assassini a questi o quelli a fare paragone con demoni o nazisti, ce ne corre e allora si ci possiamo trovare d’accordo.

            Poi ancora, ti meravigli di quanto gli animi si accendono per certi argomenti piuttosto che altri…
            Basta che tu guardi a quanti sono i commenti su qualunque blog di ispirazione cattolica, sotto ad articoli di pura spiritualità o che leggono i fatti della nostra vita con un’ottica teologica, in confronto agli articoli dove si lanciano j’accuse, si ipotizza brogli e imbrogli o si spingono gli animi all’attivismo che tutto conosce pare tranne l’idea che è lo Spirito Santo e la Volontà di Dio che muove il mondo.

            Dovresti meravigliarti meno e anche agitarti un po’ meno… siamo tutti fatti della stessa pasta.
            Ricordare l’ABC va bene, ma una volta ricordato tutto l’alfabeto, non sempre si riescono a mettere assieme frasi di senso compiuto.

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            • “Per il resto non domandarsi se talvolta, dietro a taluni fatti, non vi siano interessi che non guardano in faccia neppure alla vita di un innocente o che non ci sia un spirito luciferino che muove a taluni atti (e non parlo di “figli del demonio), perdonami è veramente da poveri sprovveduti fuori dal mondo…“
              Soprattutto laddove certe cose sembrano reiterarsi.

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      • Personalmente preferisco citare il Card Nichols:

        “È importante ricordare che l’Alder Hey Hospital si è occupato di Alfie non solo per due settimane o due mesi, ma per diciotto mesi, consultandosi con i migliori specialisti del mondo – così che la posizione dei suoi dottori, secondo cui non poteva essere dato nessun aiuto medico ulteriore era molto importante. La Chiesa dice molto chiaramente che non abbiamo un obbligo morale di continuare una severa terapia quando non ha nessun effetto, mentre il Catechismo della Chiesa inegna anche che le cure palliative, che non sono una negazione di aiuto, possono essere un atto di pietà. Un’azione razionale, purificata dall’emozione, può essere un’espressione di amore; sono sicuro che Alfie ha ricevuto questo tipo di attenzione”.

        La saggezza ci mette in grado di prendere decisioni basate sulla piena informazione, e molte persone hanno preso posizione sul caso di Alfie nelle settimane passate senza avere tali informazioni e non hanno agito per il bene di questo bambino. Sfortunatamente ci sono state anche persone che hanno usato la situazione per scopi politici”.

        Quanto al’ipocrisia penso, come ML65, che essa si mostra eclatante con il fatto che questi stessi che si sono scalmanati irragionevolmente per il caso di Alfie non muovono il minimo dito per i bambini ucccisi quotidianamente in Olanda e in Belgio, per non parlare deli orrori contro di loro in tante parti del mondo.

        Malgrado io abbia apprezzato l’intervento di LidiaB, mi resta davvero incomprensibile intellettuamente e emozionalmente una tale dissimetria nelle reazioni della gente, con isteria da manicomio a fronte di un caso alquanto fumoso per chi non era in carica diretta di Alfie, e l’apatia totale a fronte dei casi quotidiani , essi chiarissimi sul piano etico, di infanticidio come in Olanda e Belgio.

        Due pesi e due misure che hanno per forza radici fuori dal cattolicesimo in quanto tale …

        In Pace

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        • Peccato che il Card. Nichols non abbia speso altrettanta solerzia pastorale per il piccolo Alfie e i suoi Genitori, limitandosi ad un comunicato da suo portavoce dove veniva sottolineato che il padre di Alfie non era stato ricevuto in quanto non cattolico (!)
          Ma naturalmente non è lecito porsi (e porre a lui) la domanda del perché.
          Aveva certamente i suoi buoni motivi e tanto ci deve bastare o si passa (e in questo caso io pure) per chi muove gratuiti e pretestuosi attacchi ad un esponente della Chiesa.
          E perdonami, dove da questo blog si è parlato dei casi di infanticidio di Olanda e Belgio?

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          • Li accenno regolarmente, ma né Alfano né Parolin danno loro nazionalità italiana o vaticana.
            Forse che se il “popolo di Alfie” facesse lo stesso casino che queste ultime settimane per loro qualcosa si muoverebbe….
            In Pace

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            • Va bene, ma cosa centra l’inerzia di alcuni politici con la presunta ipocrisia dei tanti commentatori o addirittura cattolici in generale (allarghiamo pure il cerchio)

              Nei commenti soprattutto di ML per via del suo generico riferirsi all’ammasso, non si comprende neppure più di chi stia parlando.
              Di chi scrive su un blog avendo un blog, di chi commenta semplicemente su uno o più blog, di chiiii?

              E scusami di nuovo, non è affatto una accusa, ma solo a sottolineare che rispetto l’accusare di ipocrisia altri per non essersi occupati di questo o di quello, non mi pare proprio sufficiente dire “li accenno regolarmente”… (Olanda e Belgio)
              Forse ci voleva qualcosa più di un accenno e questa poteva essere parte tua, che alla fine anche se solo con lo scopo di confutare tesi altrui di Alfie hai scritto e non di Olanda e Belgio (magari poteva servire a risvegliare animi sopiti)

              Ma io non sono qui a dire a te di cosa dovevi scrivere, sto solo sottolineando, in base al tuo confutare ad altri, una possibile incongruenza.

              “Forse che se il “popolo di Alfie” facesse lo stesso casino che queste ultime settimane per loro qualcosa si muoverebbe…”

              Anche qui, cosa ti infastidisce tanto nel “popolo di Alfie” (lasciando da parte gli scalmanati che certo lì in mezzo ci sono), che non si sono occupati di quel che tu (e ML) ritenete prioritario?
              Avreste preferito non ci fossero, che non inanellassero Rosari, che non si occupassero della vicenda?

              Perché anche in questo caso come sempre si dovrebbe fare, non si prende e si accetta solo il buono?
              Tutto da buttare? E chi lo dice di grazia?

              Io credo sinceramente sarebbe il caso di chiuderla qui questa inutile, ma veramente inutile, querelle.

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        • Simon,
          questo si chiama benaltrismo. E generalizzazione gratuita. Proprio ieri leggevo una serie di tweet in cui dopo aver criticato il socialismo sanitario inglese si parlava anche di quello belga.

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  10. Mi dispiace, ma non concordo con l’autore di questo articolo (per altro persona intelligente e preparata): nel caso del piccolo Alfie la vita non è stata tutelata sufficientemente; i giudici e il sistema sanitario inglese non hanno dimostrato né un adeguata sensibilità né un adeguato rispetto di quanto ci suggerisce il diritto naturale.
    https://www.tempi.it/tutto-questo-e-folle-parla-il-medico-che-ha-visitato-alfie-evans#.Wuivl1nOM0M

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  11. Devo dire all’amico Simon, autore dell’articolo, che pur rispettandolo moltissimo non ho intenzione di intervenire in questa discussione perché ritengo che manchino i presupposti di un dialogo razionale sulla vicenda. Credo che l’articolo abbia fondamenta ideologiche quasi impossibili da sradicare. Le contraddizioni principali che rilevo sono queste:

    1. La discussione si basa sul rifiuto epistemologico a-prioristico di poter esprimere giudizi sensati o conclusivi “dall’esterno” sul caso concreto.

    2. L’articolo rivela la preoccupazione di difendere alcuni esponenti della Chiesa gerarchica, come i vescovi inglesi, che però, in base al punto 1 non possono loro stessi avere opinioni certe sul caso. Quindi, se non si possono accettare le critiche ai medici e giudici inglesi da parte di chi ritiene che abbiano agito male non si possono neanche accettare le lodi di chi ritiene che abbiano agito bene. Il fatto di difendere i vescovi rivela una istanza ideologia irrazionale aprioristica che, come tutte le cose irrazionali, è al di là di una possibilità di dialogo e di confronto. Chi accetta il dialogo razionale deve anche accettare che se si può dire epistemologicamente che i vescovi inglesi hanno ragione allora si può dire anche che hanno torto.

    3. Il punto 1 è falso e questo lo sanno benissimo gli avvocati e giuristi. A me (che oltre che filosofo sono anche avvocato) vengono spesso clienti che hanno perso la causa in primo grado. Ho al mio attivo anche diversi casi di responsabilità medica. Quando succede una cosa del genere, ovviamente, io non posso dire loro: “Guardate, mi dispiace che avete perso in primo grado ma epistemologicamente io non posso fare nulla perché “dall’esterno” è impossibile giudicare del caso”. Questo sarebbe assurdo. Io invece, da bravo avvocato, mi leggo le carte processuali a partire dalla sentenza e dalle perizie, e poi decido se prendere il caso e fare appello. Le carte sono precisamente le cose da guardare per vedere il caso “dall’interno” come lo hanno visto i soggetti preposti in primo grado. Posso affermare con piacere che il mio studio ha vinto tante cause in appello che altri avvocati avevano perso in primo grado. Questo significa che ho dimostrato più volte, basandomi sugli atti del primo grado, che il giudice aveva torto e che, nei casi di responsabilità medica, i medici e l’intero ospedale con le loro perizie avevano torto. A volte ho perso in appello e vinto in Cassazione. Il fatto è che ogni giudice e ogni perizia potrebbe sbagliare ed è per questo che ci sono altri possibili gradi di giudizio. Epistemologicamente, questo significa anche che qualsiasi giudice può sbagliare e che qualsiasi bravo professionista del settore (medici, giuristi, eticisti) può, se si informa, esprimere una propria opinione sensata sul caso. Per la mia responsabilità di avvocato, dopo aver letto e studiato il caso di Alfie, non avrei dubbi a prendermi il mandato per un appello. Ripeto, chi non capisce questo è al di là di ogni possibile confronto razionale su questo e su simili casi.

    Se Simon sarà disposto a riconoscere che il suo schema epistemologico è sbagliato e ideologicamente orientato, allora potremo continuare una discussione produttiva, altrimenti questo sarà il mio ultimo commento in questo contesto.

    Alla prossima e con affetto.

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    • Caro Fulvio,

      Per cominciare ti ringrazio calorosamente per questo tuo appunto perché innalza il dibattito esattamente dove, secondo me dovrebbe situarsi: quale critica è sensata.

      Per cominciare contesto il tuo punto 1 nei miei riguardi che indirizzo solo alle persone (blogs, socials, mass-media, politicanti diversi, etc) che si basano su dati di seconda, terza e quarta mano per pretendere emettere un giudizio saggio ed esperto: ma, chiaramente, fosse questa tua ipotesi giusta nei miei confronti, ti darei ragione sul resto.

      Rispetto alla ragione che tu dai del mio sostenere i vescovi inglesi, nel tuo punto due, non concordo: i vescovi inglesi (né il Papa tra l’atro)mai, secondo me, giudicano l’operare dei medici e dei giudici sul fondo delle loro ragioni, come non si pronunciano sul fondo delle tecniche medicali o giuridiche, dove non hanno competenze, ma sul riconoscere che codesti hanno fatto del meglio che hanno potuto nelle circostanze date; non vi è quindi nessuna dimensione esplicitamente epistemica, contrariamente a quel che tu supponi.

      In realtà se mi leggi bene nell’articolo il problema di fondo non è epistemico, ma squisitamente morale: la dimensione etica è sempre e sola della persona che deve emettere un giudizio morale che ha conseguenze nell’ordine del reale. Una persona esterna può dare un’opinione o valutazione divergente (se fossi stato io, avrei fatto così invece di cosà) ma tale opinione non è propriamente una vera scelta etica, in quanto gli atti di tale persona esterna non hanno impatto nel reale ma rimangono nel campo del discettare teorico e non pratico (i kantiani ovviamente non saranno d’accordo, ma tant’è).

      Cerco di fare un esempio astratto per illustrare la semplice ovvietà di quanto affermato.
      Supponiamo che siamo in uno sistema legale dove chi ruba ha da andare in prigione (qui dopo la “Legge”); supponiamo che abbiamo due barboni, il Sig B1 e il SIg. B2 che si sono fatti sorprendere ed arrestare al contempo in un supermercato nel mezzo della notte; supponiamo che B1 ha rubato un tozzo di pane e B2 una conserva di caviale; si ritrovano al tribunale di prima istanza T1; B1 è difeso dall’avvocato A1 e B2 da A2.

      Il giudice G1 è colui che deve emettere il giudizio sulla situazione in questione: interroga brevemente i due barboni, dal che ne conclude che B1 ha rubato il tozzo di pane per nutrirsi mentre B2 per gustare una pietanza rara ed insolita, quindi G1 decide di liberare B1 e metter in prigione per sei mesi B2.

      Vi è una dimensione epistemica, che sono tutti i dati qui sopra descritti, ma manca l’apprezzamento intimo, che deriva dalla valutazione personale della situazione tenendo conto della Legge, essa anche dipendente dal grado di virtù personali (saggezza, prudenza, coraggio, temperanza, giustizia, etc.) di G1: ed è questa dimensione di chi concretamente ha da porre un giudizio che ha effetti nel mondo reale (in questo caso mandare o no in prigione) che renderà il giudizio etico/legale posto più o meno giusto.
      Altri giudici nello stesso sistema legale potrebbero porre altri giudizi finali, che saranno tanto più giusti quanto essi stessi saranno più virtuosi: visto che è difficile valutare la virtù di una persona prima del suo decesso, per questo è possibile, normalmente, andare in appello a più livelli così che un giudice G2 più sperimentato di G1 possa dire la sua e G3 più sperimentato di G2 e G1 ancora la sua e cosi via di seguito secondo l’ordinamento legale accettato nella società in questione.

      Chi criticasse i giudici può avanzare tre tipi di argomenti: i giudici non sapevano tutto, i giudici hanno poca virtù, l’ordinamento legale non funziona. Nel primo caso bisogna portare i nuovi dati, ad esempio B1 aveva in tasca anche una bottiglia di whisky o B2 è miope e credeva che fosse una conserva di carne per gatti; nel secondo caso si va in appello; nel terzo caso si combatte la legge o la sua interpretazione.

      In altre parole, il piano epistemico non sviscera quello etico anche se ne è una premessa: i giornalisti, i bloggisti, altri giudici fuori dal caso, altri moralisti ed analisti possono avvicinarsi epistemicamente quanto desiderano al caso (e purtroppo alcuni non lo fanno neanche, accontentandosi di semplici critiche o riportando informazioni non sempre sostanziate, etc.) ma non potranno mai cogliere l’intima essenza alla base della decisione di G1 costruita sulle fondamenta delle sue virtù personali e che è stata basata sulla sua convinzione che B1 ha rubato per mangiare e sostenere la sua vita mentre B2 per godersi un bene altrui guardandoli dritti negli occhi mentre poneva le domande e tenendo conto degli argomenti addizionali di A1 e A2.

      Ed è qui che si trova la ragione del mio scandalo in questa faccenda di Alfie: tante persone pronte a fare casino (non parlo dei genitori stessi la cui posizione soggettiva è comprensibilissima e insindacabile anche in tutto quello che hanno tentato) per opporsi ad un giudizio etico che è fuori dalla loro competenza sul piano della decisione etica circa il caso particolare stesso e in tantissimi casi anche sul piano epistemico: e su questo punto la posizione da me citata del Card Nichols è esemplare e perfettamente condivisibile per chiunque si interessi di morale : “La saggezza ci mette in grado di prendere decisioni basate sulla piena informazione, e molte persone hanno preso posizione sul caso di Alfie nelle settimane passate senza avere tali informazioni e non hanno agito per il bene di questo bambino. Sfortunatamente ci sono state anche persone che hanno usato la situazione per scopi politici”.

      Spero, finalmente, che ci siamo capiti e che il quadro del problema è adesso meglio stabilito: se non fosse il caso, come dici tu molto bene, passiamo ad altro.

      In Pace

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  12. Caro Simon,

    grazie della risposta, che mi soddisfa in termini di apertura al dialogo serio sul piano razionale. Non mi convince nei contenuti. Però forse mi fa intuire uno dei motivi del tuo sbaglio di fondo.

    1. Intanto, ritengo che tu continui a contraddirti sui vescovi inglesi. Tu scrivi: “i vescovi inglesi (né il Papa tra l’atro)mai, secondo me, giudicano l’operare dei medici e dei giudici sul fondo delle loro ragioni, come non si pronunciano sul fondo delle tecniche medicali o giuridiche, dove non hanno competenze, ma sul riconoscere che codesti hanno fatto del meglio che hanno potuto nelle circostanze date”.

    a. Ora, epistemologicamente, il giudizio “sul riconoscere che codesti hanno fatto del meglio che hanno potuto nelle circostanze date” si può emettere solo

    b. giudicando “l’operare dei medici e dei giudici sul fondo delle loro ragioni” e “sul fondo delle tecniche medicali o giuridiche”.

    Se io, ad esempio, come architetto dico che un collega ha “fatto il meglio che ha potuto nelle circostanze date” lo faccio sulla base della mia conoscenza 1) dell’architettura e 2) delle circostanze in cui ha operato il collega. Se io come avvocato dico ad un cliente che l’altro avvocato che l’ha difeso ha “fatto il meglio che ha potuto nelle circostanze date” significa che rifiuterò di procedere con l’appello perché non potrei fare nulla meglio di lui.

    2. Sul secondo piano invece, cioè quello che attiene alle radici del tuo sbaglio epistemologico, credo invece da quanto scrivi adesso che esso dipenda, in generale, da una sottovalutazione dell’oggetto dell’atto morale, e dall’altra, dal sottovalutare la differenza tra la giustizia e le altre virtù morali.

    a. Infatti, il principio di fondo che ti porta a pensare in quel modo è che (usando le tue parole) “la dimensione etica è sempre e sola della persona che deve emettere un giudizio morale”.

    b. Ora, questo è vero in etica solo dal punto di vista dell’agente rispetto all’effetto intransitivo che le scelte libere provocano sulle sue virtù e vizi.

    c. Non è vero però con riferimento all’oggetto dell’atto morale considerato nella sua specie. Questo oggetto si misura sulla base del rapporto mezzo-fine che l’atto morale esercita sulla realtà esterna all’agente (dove la realtà esterna include anche l’agente stesso considerato come una delle cose esistenti). Sotto questo profilo, posto un certo obiettivo dell’atto morale (ad esempio dimagrire) è perfettamente possibile per un soggetto terzo dare un consiglio all’agente che sia anche oggettivamente migliore di quello che lo stesso agente potrebbe capire da solo.

    d. Oggetto dell’atto morale a parte, c’è anche da considerare la differenza specifica dell’atto giusto rispetto agli atti di qualsiasi altra virtù morale. Gli atti di tutte le altre virtù morali, infatti, hanno un rapporto necessario con l’agente e quindi il loro oggetto non può essere misurato indipendentemente dalle condizioni dell’agente. Non posso dire se tu sei intemperante nel mangiare tre ciambelle se non conosco le tue condizioni soggettive (bimbo piccolo, uomo adulto, affamato, satollo, ecc.). L’atto della virtù della giustizia, invece, ha rapporto con quando dovuto ad un altro. Il suo oggetto quindi si misura in funzione di una regola esterna all’agente. Se tu devi 10 euro in base ad un contratto l’atto giusto è dare 10 euro. Non ha importanza come ti senti quel giorno. Ha importanza il contratto che hai firmato. Se devi rispettare la libertà di Caio l’atto giusto è rispettarla. Ecc. Spiego questo in maniera semplice in questo breve video http://ticenter.tv/video/ma-chi-decide-cosa-e-giusto/.

    Con affetto

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    • Caro Fulvio,

      Circa il primo punto della tua risposta, secondo me, te lo dico molto sommessamente, stai reagendo in modo sofistico: benché il Card Nichols non si pronunci sul fondo delle tecniche mediche e giuridiche nel suo comunicato spiega il fondamento della sua opinione: il fatto che l’ospedale si sia occupato del caso per 18 mesi e che si sia consultato con i migliori specialisti del mondo. Quindi le tue osservazioni di cui al punto 1 cadono, in quanto nulla è stato detto da Nichols che non fosse da lui stesso verificabile senza che sia necessaria una sua competenza specifica. Mi sembra così, a prima vita, che questi sia un argomento fantoccio.

      Quanto al secondo tuo punto mi sembra che tu stia facendo una fallacia di tipo Plurium interrogationum oppure come avrebbe detto l’amico Enrico qui sopra una forma di benealtrismo alla rovescia.
      Infatti, la problematica di tutte queste discussioni e attacchi alla Chiesa ufficiale, inglese e no, ai medici e giudici è sempre e solo stata rivolta agli agenti di tali decisioni morali e mai, ripeto mai, quanto all’oggetto stesso dell’atto morale.

      Le mie osservazioni negative quanto alla faccenda non sono mai poste rispetto all’oggetto dell’atto morale stesso: è chiaro che l’eutanasia è un male. Ma mai la discussione ha portato su questo, ma sul fatto che i medici e giudici si siano permessi di giudicare eutanasia accanimento terapeutico: quindi chiaramente si sindaca la decisione, il giudizio etico dell’agente stesso e non l’oggetto dell’atto morale.

      Quanto al tuo giudicare che io non conosca la differenza qualitativa specifica tra le virtù individuali e quella della giustizia, ti lascio alla tua valutazione personale secondo me imprudente e non la commenterò in quanto è ancora un’altra fallacia tua, tipicamente ad hominem del genere tu quoque.

      Il caso Alfie per essere discusso razionalmente sul piano dell’oggetto morale stesso è quel che si chiama un “no brainer”:

      (1) Le regole legali inglesi considerate in questa faccenda sono in opposizione esplicita con l’insegnamento della Chiesa? Se sì, allora bisogna combattere contro queste leggi (cosa che nessuno fa contro quelle olandesi e belghe); se no, allora si passa alla domanda seguente
      (2) Le decisioni prese dai medici vanno contro l’ordinamento legale inglese? Se no, non c’è problema. Se sì o se c’è un rischio che sì, si va al tribunale e si passa alla domanda seguente
      (3) Come il tribunale statua che le decisioni dei medici sono conformi all’ordinamento inglese? Se sì, allora non c’è problema. Se no, allora i medici non possono agire e si apre la possibilità di vari appelli con la stessa domanda reiterata.

      Gli attacchi portati invece sono sempre stati sulla non accettazione di questo processo logico/legale e per fare questo il discorso è sempre stato portato via dall’oggetto morale in quanto tale, trattato pertinentemente sia dai medici che dai giudici, cosa confermataci dalla Chiesa inglese, per essere spostato sulla sindacabilità del giudizio degli agenti morali e ho dimostrato, e su questo non hai mosso nessuna obiezione, che questo non è razionalmente ammissibile.

      Grazie per la pazienza.
      In Pace

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  13. Vorrei far notare che Croce Via è l’unico blog che ho trovato su cui si sia finalmente scatenato un dibattito acceso ma educato tra tutte le parti, dove le varie tesi si sono affrontate avendo tutte dignità di essere espresse, e con l’utilizzo di argomenti logici e non soltanto emozionali.
    Di questo è indubbio il merito dei moderatori , che hanno consentito la pubblicazione addirittura di articoli di segni diversi, a firma Simon e DiBlasi, e successivamente, in particolare Simon, hanno difeso, in modo duro ma argomentato, una posizione minoritaria (a livello di commentatori) senza però censurare gli interventi contrari. Un grande esempio di come sempre bisognerebbe lasciare dignità alle ipotesi in dibattito, quando queste sono espresse senza offendere nessuno.
    Sul punto poi mi permetto una conclusione personale.
    Le decisioni umane non sono mai perfette, perchè come tutta l’umanità risentono delle conseguenze del peccato originale e della nostra carnalità.
    Nel caso di Alfie bisogna prendere in considerazione l’esistenza di 3 elementi contemporanei per valutare i medici:
    A) Lunga conoscenza dei medici al caso in questione. : I medici inglesi d quell’ospedale hanno trattato il caso per tutti i 18 mesi di vita del bambino , avvalendosi anche di consulenze esterne. Quindi l’elemento è oggettivo, e non esiste medico che abbia più di loro tale caratteristica.
    B) Competenza. Questo è un elemento desumibile da fatti esterni. Si può presumere infatti che medici di uno dei più noti ospedali pediatrici del Regno Unito, che è una delle nazioni con un sistema sanitario che gode di ottima reputazione, siano per definizione sufficientemente competenti.
    C) Buona Fede . Questo è un elemento complesso, che tiene conto di un insieme di fattori qualitativi delle persone. Anche in questo caso bisogna procedere per esclusione : Quale interesse possono avere dei medici pediatrici, che si presume abbiano scelto questo mestiere anche come una missione (essendoci altre pratiche mediche decisamente più redditizie) a fare delle valutazioni appositamente sbagliate ? Quale guadagno ? E seppure uno di loro fosse in malafede, come è possibile che lo siano tutti e contemporaneamente? Quindi occorre presumere che anche l’elemento C sia presente nella valutazione dei medici inglesi.
    A questo punto, posta la presenza degli elementi A, B e C (peraltro verificati anche dai tribunali nelle varie sentenze) dobbiamo presumere che le decisioni degli stessi siano state prese nelle le migliori condizioni possibili, il che non significa che siano decisioni perfette
    Questo significa tra l’altro che non c’era nessun altro che poteva dirsi in una condizione migliore, per la presenza contemporanea degli elementi A , B e C.
    L’umanità, nel giudizio sui casi singoli, non può che affidarsi a questo metro di valutazione, cioè all’esistenza di questi 3 elementi, che possono poi essere verificati qualche volta oggettivamente e qualche volta soltanto empiricamente.
    In ultima analisi quindi la decisione presa da una equipe che ha seguito da sempre il caso, che sia competente e che sia in buona fede, è certamente quella più credibile rispetto a qualsiasi altra indicazione esterna che non sia corroborata da prove evidenti della mancanza di uno dei 3 elementi (per esempio l’esistenza di una cura alternativa che abbia dimostrato di funzionare, o la dimostrazione che uno o tutti i medici siano non sereni nelle decisioni perchè magari corrotti da qualche interesse economico diretto).
    Questo non garantisce che nel caso di Alfie tutto sia stato fatto in modo perfetto e non perfettibile. Garantisce solo che queste eventuali imperfezioni fanno però parte del giusto modo di agire.
    D’altra parte se non si procedesse attraverso questo metodo, non solo il caso di Alfie ma tutti i casi del mondo diverrebbero un dedalo di illazioni, presunzioni, anarchie metodologiche e decisionali, con grande danno prima di tutto per i pazienti.
    Se poi invece si vuole sostanzialmente smentire l’esistenza stessa della pratica dell’accanimento terapeutico, e tutto si riporta sempre ad una possibilità alternativa che prolunghi all’infinito cure invasive, nate invece per essere temporaneamente utilizzate con l’obiettivo di supportare la guarigione, allora si esce dal giudizio di merito e si entra in un giudizio ideologico, che non coincide però con quanto espresso dalla Chiesa, e previsto da vari ordinamenti giuridici.
    Il corpo, devastato da malattie incurabili e progressive e senza alcun tipo di coscienza celebrale (e bisognerebbe aprire un dibattito anche su cosa si considera “vivo”, quando il soggetto c.d.vivo non è e non potrà mai essere in futuro cosciente di esserlo, ma questo è un altro discorso), rischia di diventare oggetto (e non soggetto) di pratiche invasive che sarebbero insopportabili se vissute in modo cosciente. Il rischio è che queste pratiche siano mantenute non per il bene del soggetto stesso, quando per il bene di tutti quelli che ruotano intorno allo stesso e che apparentemente lo difendono, ma in realtà cercano sopratutto di evitare l’immenso dolore derivante dalla perdita di una speranza, seppur irrazionale.
    Se questo è comprensibile e sacrosanto per genitori, parenti ed amici, diventa invece perverso quando ad applicarlo è tutto il resto delle persone che , seppur non coinvolte direttamente, si auto-coinvolgono in questi dolori, dimenticando che , sopratutto per il cristiano, la morte fisica, seppure dura, è solo un passaggio verso una condizione che, dobbiamo credere, è certamente migliore.

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    • Velocemente…

      Giusto plauso iniziale alla linea di Croce-via a cui mi associo.

      C) Buona fede.

      Si deve partire sempre dandola non per “scontata”, ma come giusto atto scevro di pre-giudizi.
      Può essere messa in dubbio da una serie di accadimenti dalle dubbie motivazioni e soprattutto che vedono in sequenza una serie di azioni a dir poco opinabili.
      Perciò nel caso specifico è piuttosto banale a mio giudizio porre la questione nei termini espressi:

      Quale interesse possono avere dei medici pediatrici, che si presume abbiano scelto questo mestiere anche come una missione a fare delle valutazioni appositamente sbagliate?

      C’è stato più di un passaggio di decisioni e prese di posizione e non tuitte di carattere strettamente medico e soprattutto NON preese da singolo medico della struttura.

      Quale guadagno?

      Non necessariamente si deve trattare di “quadagno”… talvolta si tratta di mentenimento di prestigio, di non ammisisone di errore o sottovalutazione.

      E seppure uno di loro fosse in malafede, come è possibile che lo siano tutti e contemporaneamente?

      Infatti non credo proprio si configuri la malafede di un SINGOLO, ma – semmai e ribadisco semmai – di un STRUTTURA, che fa e impone scelte o prese di posizione o linee di comportamento anche a chi ne fa parte eche difficilente si sottrae per evidenti costrizioni anche non verbali.

      Esempio banale: tu capo-sala, per quanto possa non essere d’accordo e trovi odiosa la posizione, vai nella camera del paziente (Alfie) e dici ai suoi genitori che quella mascherina a ossigeno lì, non la puopi usare, perché non è dell’ospedale (ma non gliene fornisci un’altra).
      Ti puoi opporre? Certo… a rischio di…. e qui fai la tua scelta.

      Ora, sarebbe facile giudizio dare della “vigliacca” al/alla capo-sala o della persona odiosa se avesse fatto prorpio anche mentalmente questo agire, ma non è affatto questo il punto.
      Il punto è che le persone talvolta si trovano “costrette” da “strutture” (o da chi esercita èpotere su di loro) ad azioni o scelte che non condividono.
      Anche sottolineare che ognuno è libero e responsabile nelle proprie scelte tanto da divenire complice o connivente è una verità, ma anche questo è molto facile da sottolineare… la realtà che viviamo tutti i giorni è per lo più quella del compromesso.

      Se vuoi chiama questo mio un realilismo pessimista (io non sono affatto un pessimista), ma io chiamerei la tua ricostruzione un realismo troppo ottimista – se non utopico.

      Troppe sono le domande senza risposta che sono rimaste tali in questa vicenda.

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      • La mala fede o è provata da fatti concreti giudicabili e giudicati da un giudice terzo, secondo una catena di giudizi e ricorsi, oppure (se non è provata) è di fatto un giudizio gratuito , una malizia, una maldicenza, se non addirittura una calunnia.
        Questo non significa che ognuno non possa avere dei giudizi personali sul comportamento di questo o quel professionista o struttura, ma che passare questi giudizi, spesso fondati su fatti riportati, come sentenze inappellabili è esattamente l’opposto del discernimento necessario.
        E’ ovvio che se qualcuno in questa vicenda ha peccato (in modo evidente o nascosto), sarà giudicato da Dio a tempo debito. (Matteo 13:24-53)

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        • Tutti saremo giudicati a tempo debito da Dio, ciò non toglie che è giusto e anche doveroso chiedere conto di fatti che palesano o possono palesare un’ingiustizia.

          Anche sui “fatti riportati”, c’è da distinguere.

          Riportati da chi? Se riportati da persone “degne di buona fede” (e torniamo a bomba) e soprattutto TESTIMONI delle vicende, perché si dovrebbe dubitare?

          Forse che si può giudicare di una azione solo se ne siamo direttamente coinvolti? La giustizia umana, per quanto non infallibile non si basa forse in buon parte su “testimonianze”?

          Nel caso specifico abbiamo tantissime testimonianze, molte di testimoni dirette, altre dei “diretti interessati”.
          Perché in questo caso dovremmo dubitarne a priori o dubitare della loro buona fede?
          (Su singoli episodi poi il silenzio della controparte non depone a favore di una diversa interpretazione dei fatti).

          Come vedi, per quanto tu ti sforzi di riportare tutto sotto la luce di una “monovisione”, aprioristica e quasi unilaterale, la questione non è così semplice.

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    • Sono d´accordo, questo é l´unico sito cattolico dove si fa una discussione razionale del caso grazie a Simon che fa un analisi a 360, gradi come si dice oggi, e basato nella realtá dei fatti. Come con la conseguenza di dover trovare soluzione pratiche ed applicabili.
      Secondo me nasce tutto il problema dalla prima domanda che pone Simon, dove quasi tutti rispondono che si. Lo fa capire Fulvio di Blasi quando dice che non é giusta la decisione.
      Ma se si ammette questo, nascono tutte le incoerenze delle proteste perché in questo caso é no in tanti altri? Pretendiamo un ordinamento giuridico concorde l´insegnamento della Chiesa? Va bene, ma é realista arrivarci oggi? Fondiamo un partito político cattolico nel Regno Unito? Abbiamo paura della deriva eutanasica ed eugenetica? Ma quella non viene imposta dalla legge, nessuno obbliga i geneitori ad eutanizare i figli nel Belgio, non esiste nessuna legge che obblighi ad abortire i feti con trisomia del paio 21 ma il 90% della gente lo fa.

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  14. Veramente indicami dove ho detto che la questione è semplice.
    O dove ho detto che ho la certezza che sia stata gestita in modo perfetto.
    Ho solo detto che se esiste il concetto di “accanimento terapeutico” poi deve esistere un sistema perchè questo accanimento sia valutato. Essendo un sistema umano, sarà comunque fallibile, ma quello che conta è che si basi su decisioni di chi è vicino al caso, competente, ed in buona fede. Se hai notizie certe di cattiva fede, puoi denunciare il caso alla magistratura.
    Ma se non lo hanno fatto neppure i genitori, che pure hanno lottato fino in fondo, è evidente che queste testimonianze a cui fai cenno non sono poi così attendibili o provabili. In ogni caso c’è un sistema giudiziario a cui fare riferimento. Non ci sono altri sistemi per gestire queste cose, a meno di non dichiarare che l’accanimento terapeutico non esiste MAI , e che quindi ogni tentativo di dimostrarne l’esistenza è illecito, legalmente ed eticamente. La Chiesa però dice che il concetto di accanimento terapeutico esiste. Fine della vicenda !

    P.S. Approfitto per segnalare un altro articolo sui blog, sempre di segno distensivo e riflessivo sulla vicenda : “Dal darwinismo al malthusianesimo ad Alfie”. Sempre in tema di valutazioni oggettive e mai dietrologiche o complottistiche….:-)

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    • E certo che l’accanimento terapeutico esite (che la Chiesa lo ratifichi o meno), mai pensato il contrario.

      Questo pone la parola fine a questa o altre vicende in tutti i suoi aspetti?
      Non direi proprio.

      Se ci fai caso poi, io non mi sono mai addentrato nella quaestio “fu accanimento terapeutico o no”.

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  15. Ringrazio anche io voi lettori per questi apprezzamenti e soprattutto i due “contendenti” per aver dato prova che anche oggi è possibile fare disputa rispettosa pur mantenendosi saldi e fermi nelle parole e negli atteggiamenti. E’ un ottimo esempio per tutti.
    Anni fa, quando Croce.via nacque, l’idea mia personale – per altro credo accettata anche da Simon – era creare un polo di aggregazione di personalità che avessero anche differenti visioni, ma che tutte seguissero una linea comune di rispetto nel Magistero Cattolico e il realismo tomista come prospettiva metafisica. Sono felice che piano piano stiamo raggiungendo questo traguardo, anche se so che in questo modo è difficile una convivenza per noi che scriviamo e una netta comprensione della linea del blog per chi legge. Come si sa infatti è più facile classificare a priori delle opinioni e poi giudicare continuamente quelle seguenti con i pregiudizi creati, piuttosto che ogni volta mettersi in discussione. Ma non vogliamo gente che apprezzi ideologie qui, quanto piuttosto gente che ha voglia di camminare. E di incontrare altre persone che sanno ragionare in un crocevia di sentieri che vanno tutti verso la stessa meta. Un blog di dispute, non un blog facile da catalogare che disputa con altri. Come al solito…
    Ringrazio di nuovo Simon e Fulvio, se mi passate l’immagine, per aver fatto vedere che è possibile far convivere due galli in un pollaio. E lo è per due motivi: primo, questo blog non è un pollaio, bensì credo un luogo virtuale dove molte persone intelligenti ed interessanti si incontrano e si mettono in gioco; secondo, perché nessuno di due in disputa è un gallo, ma – accidenti – un uomo e quindi, come tale, un animale di molto superiore. E quindi con maggiore responsabilità. Responsabilità gestita qui alla grande da tutti, commentatori compresi.
    Grazie ancora.

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    • In effetti , anche secondo me questa “disputa è riuscita non perchè c’è stata una “capitolazione” ma perchè c’è stata evidente “chiarifcazione” delle radici intime della divergenza: la messa in evidenza della radicale differenza dei punti di vista iniziali sul quale poi si costruiscono le proprie convinzioni spinge, secondo me, al rispetto reciproco, e senza nulla lasciare al relativismo nel pensiero garantisce uno sguardo poliedrico dello stesso reale. Poi a ciascuno di vedere da quale punto di vista vuole entrare in relazione con detto reale.

      Questo è possibile solo se non si confondono i diversi piani: in questo caso è stato ineterssante vedere dove i punti di vista di Fulvio ed il mio entravano in apparente conflitto: lui perchè si esprimeva sul piano dell’oggetto morale e io in quanto mi ponevo su quello dell’agente morale.

      La confusione avviene quando si vuole giudicare l’agente morale sulla sola base dell’oggetto morale (con il rischio latente di avere un atteggiamento “cripto-kantiano” involontariamente) o, all’opposto, se si vuole giudicare l’oggetto morale sulla sola base dell’agente (con l’ovvio rischio di soggettivismo/relativismo).

      La difficoltà principale per tenere questa conversazione, anche se intellettualmente “dura”, pulita è stata nella moderazione che ho dovuto fare in modo inflessibile degli interventi di certi utenti i quali non capendo la posta nè li argomenti portati da ambo le parti hanno continuato, alcuni con frenesia patologica, a voler proporre elementi ed osservazioni spurie di nessun interesse rispetto agli argomenti disputati e di basso livello intellettuale e spesso solo finalizzati ad accrescere il disordine e la confusione invece di aiutare a sempre utili chiarificazioni: ringrazio gli utenti i cui interventi ho pubblicato, che abbiano espresso opinoni a me contrarie oppure no, in quanto hanno fatto uno sforzo reale di inserirsi positivamente con contributi a reale valore aggiunto.

      In Pace

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      • La mia sensazione, comunque, è che sempre di più in futuro, argomenti simili dovranno essere affrontati.
        Le evoluzioni in termini di scienza medica da una parte, e le evoluzioni legislative in corso un pò in tutti i sistemi giudiziari, allargheranno sempre di più le casistiche di queste zone “grigie”, dove sarà continuamente necessario ribadire concetti etici e di magistero della Chiesa, ed approcci metodologici, onde evitare quello che temo inevitabile, e cioè che per ognuno di essi si riapra il dibattito….
        E’ importante che su questo, come su altri argomenti, almeno Croce Via mantenga questa lucidità logica a garanzia di un approccio rispettoso delle differenze, ma anche fermo nel respingere le illazioni. Come ripeto, a meno di errori, non mi sembra che altrove si sviluppino dibattiti simili, neppure su quei blog che , almeno dal titolo, dovrebbero mantenere approcci logici e non preconcetti.
        D’altra parte non è un caso che , come nelle testate giornalistiche, il nome del giornale sia spesso usato per avvalorare dubbie credibilità. Solo due giornali, infatti, nella storia hanno avuto l’ardire di chiamarsi “La Verità” . Uno è ancora stampato in italia , l’altro era l’organo del partito comunista dell’Unione Sovietica (La Pravda, che in italiano significa appunto “verità”).
        A ognuno le sue valutazioni 🙂

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        • “…onde evitare quello che temo inevitabile, e cioè che per ognuno di essi si riapra il dibattito”.

          Certo ML, se la tua preoccupazione è tutta qui…

          La speranza è che casi come questi pongano sempre più domande di ordine etico e scientifico, soprattutto in chi è chiamato a decidere come anche a legiferare o rivedere norme esistenti, perché si riduca al minimo la possibilità di decisioni arbitrarie quando non palesemente ingiuste.

          Perché si possa ben valutare quale sia il reale “best interest” di un individuo e si esca da una visione antropologica (che sta prendendo sempre più piede se non te ne sei reso conto) che vede l’Uomo utile alla società o a se stesso, solo quando pienamente e interamente capace di ogni sua funzione fisica o mentale.

          Certo difficilmente vedremo una realtà dove non esistano, malattie, handicap, limitazioni di ogni tipo o dove la morte sia sconfitta (e difficilmente è un eufemismo), ma se il dibattito – come quello svolto qui o altrove quando costruttivo – serve a che queste realtà della nostra vita ferita dal peccato originale e dalla caducità che ne è derivata, veda il limitare di eventuali – ribadisco eventuali – abusi, sopprusi, ingiustizie, ben venga.

          Naturalmente né abusi, nè soprusi, nè ingiustizie, verranno cancellati dalla faccia di questa terra, come altrettanto certo che dibattiti e confronti servono, ma ciò che serve veramente all’Uomo e ai suoi “mali” è la conversione a Dio.

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          • È difficile parlare di rispetto reciproco quando nell’articolo si giudica chi ha una diversa impostazione di essere sedotto da Satana per il semplice fatto che non si vuole accettare la possibilità che questi possano aver ragione in principio, magari certo evitando di sparare i propri strali…d’altronde la più chiara evidenza psicologica di ciò la si ha nel meccanismo proiettivo che tira in ballo interessi politici di non precisati capipopolo, per celare quella che è la faccenda politica della questione, il vero piano su cui l’hai posta in essere.
            Come è indubitabile che nessuno meglio di un moderatore abbia la capacità di sedare certe reazioni scomposte, deraglianti od offensive. È però altrettanto doveroso far notare che, in un certo senso, te la sei cercata con perentorie accuse esposte su basi quali “sembra”, o “da quel che ne sappiamo”.
            Si poteva di certo affrontare diversamente la vicenda anche da parte tua quindi Symon, senza neanche accennare al tuo proprio sconcerto, non solo futile ma anche poco interessante narrativamente.
            Ora cosa rimane? Esulando da tutti i motivi per dubitare o giustificare quel che è accaduto, esulando dalle ipotesi e opinioni, dai giudizi espressi e discordanti della sacra Gerarchia, tutto si riduceva a capire se si fosse trattato di eutanasia o no, ed è cosa alquanto banale.
            Stando ai fatti possiamo dire questo:
            – la ventilazione è stata interrotta senza gradualità e criterio provocando un’infezione incurata.
            – l’alimentazione ed idratazione è cessata al contempo per 36 ore quando poi tutto è ripreso.
            Sufficienti prove per l’una e l’altra sponda? A mio dire no. Ed è qui la banalità poiché non vi è certezza.
            Utile quindi il dibattito sulla ventilazione, anche se, fattelo scrivere, non trova proprio tutti concordi e su questo a Fulvio difatti non hai risposto.
            Altro argomento da approfondire sarebbe invece stato questa realtà del tutore legale rispetto la potestà genitoriale di cui ti fai forte senza dare un briciolo di spiegazione.
            Oltre ciò l’intenzione mi è parsa buona ma come si sà di buone intenzioni è lastricata la via dell’inferno.
            A mio dire state tutti sulla stessa barca visto che amate tanto sentirvi dalla parte dei più bravi, gli uni e gli altri.
            Faccio notare a ML che quello che ha scritto non ha senso: si deve evitare di riaprire il dibattito sui casi dovendoli però approfondire. Chissà cosa comporterebbe una cosa del genere soprattutto quando non tutti sono d’accordo sulla sacralità della vita! Ma oltre questo risulta palese dal taglio della risposta che con tale leggerezza non ci si premuri neanche di poter evitarsi l’assassinio, risultando tale conseguenza dei propri atti semplicemente intesa come un mero effetto collaterale su cui fare accademia. Sconcerta, questo sì, come si possa ricorrere all’argomentazione ad hominem per assirire che ci si debba interessare imperativamente di tutti i casi non pubblici , che essendo tali, non possono impegnare chicchessia per forza di cose.
            Saluti

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          • Perché si possa ben valutare quale sia il reale “best interest” di un individuo e si esca da una visione antropologica (che sta prendendo sempre più piede se non te ne sei reso conto) che vede l’Uomo utile alla società o a se stesso, solo quando pienamente e interamente capace di ogni sua funzione fisica o mentale.

            E qui che bisogna stare attenti, perche nel nostro “best interest” esiste sorella morte, siamo stati espulsi dall´Eden perche non mangiassimo l´albero della vita che ci impedirebbe di morire e cosi risuscitare alla vita eterna. Sicuramente tutti abbiamo pregato perche Dio si prenda un caro nostro mel suo “best interest”. Differenziare le situazione si deve fare caso per caso.

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          • Bariom , ovviamente la mia preoccupazione è per il dibattito, perchè è almeno una cosa nella quale possiamo dare un contributo concreto.
            Ed anche perchè mi piacerebbe che luoghi di dibattito come questo fossero salvaguardati dal divenire come questo :
            https://costanzamiriano.com/2018/04/26/su-alfie-non-ci-saranno-piu-comunicazioni-per-volere-della-famiglia/
            Ecco uno spaccato di quello che si rischia di diventare se non si sta più che attenti : giudizi, sospetti, maldicenze, malizie, accuse, illazioni, complottismi.
            Anche tu ne sei stato vittima (e ti manifesto tutta la mia solidarietà, perchè quello che ho letto contro di te è francamente farneticante).
            Secondo te, rileggendo gli interventi di quel dibattito, non ci intravedi la presenza del Grande Accusatore? Ed un ateo, o un non credente, che si imbattesse in un dibattito del genere, cosa penserebbe dei cristiani ? Che sono il popolo dell’inno all’amore di S.Paolo (“L’amore è paziente, è benigno l’amore; non è invidioso l’amore, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.” ), oppure sotto sotto sono una cellula dell’ISIS ?

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            • @ML,

              sinceramente non mi piace neppure un po’ quando chicchessia cita un altro blog puntiando il dito e dicendo “mica come questi qui…”
              Soprattutto quando il blog in questione è e rimane un blog Cattolico, collegato (non esattamente “gestito”) da persona che conosco e stimo molto, e su cui (bontà loro) ho scritto e scrivo articoli.

              Assolutamente sopra le righe e quindi autosqualificante il tuo definre “sotto sotto … una cellula dell’ISIS”, cosa? il blog nella sua interezza o che altro?
              Quindi non ti seguirò nel tuo atribuire aggettivi o giudizi a quel contesto.

              Quello che posso dire è che certamente non vi è una supervisione dei commenti così stringente come quella che ha posto in essere soprattutto qui, il buon Simon, ma ci sono molti fattori da considerare:
              la linea di principio adottata, il numero dei commentatori e …il tempo a disposizione per gestire la moderazione.
              Detto questo un blog si distingue più per i temi proposti e il taglio dato che non per la ridda di commnetatori che lo affollano.

              Cosa pensino occasionali lettori (atei o meno) non saprei dire, ti posso assicurare che conosco tantissima gente che i commenti non se li fila proprio – e non posso neppur dire che facciano male.

              P.S. grazie della solidarità 😉

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              • Ho citato quei commenti solo perchè sono il “sunto” di quello a cui mi riferivo. E’ casuale che siano su quel blog, possono essere trovati un po dappertutto, anche se diciamolo : quel blog è uno di quelli che più ha “cavalcato” l’onda, e che più in genere da spazio ad alcuni, moderando altri. Qualche volta la conoscenza personale impedisce un giudizio sereno.
                Mi fermo qui, perchè dovrei fare altre citazioni, ma questo non è lo spazio per queste cose, che (invero) andrebbero discusse in privato, perchè comportano giudizi anche personali.
                Salve.

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                • Bene concordo…

                  Le conoscenze personali ostacolano un giudizio “sereno”?
                  Forse… Forse è vero il contrario, forse permettono un visione complessivamente più equilibrata.

                  Vedi talune affermazioni di Simon qui (ma potrebbero essere le mie…), se non lo stimassi come lo stimo, pur non conoscendolo personalmente, potrei saltare a conclusioni affrettate che potrebbero estendersi anche ad altri temi, formando di fatto, un pre-concetto o pre-giudizio.

                  Buona Domenica.

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              • Bariom…non concordo molto sulla conoscenza personale.
                In genere l’empatia per una persona ci sottrae da un giudizio molto critico su quello che fa.
                Si tende a reinterpretare le azioni e le parole, adattandoli alla nostra conoscenza personale (qui voleva dire questo, qui voleva dire quello, qui si è espressa male, qui etc. )
                Invece chi la conosce solo attraverso gli scritti, non potrà che giudicare attenendosi solo a quello che dagli scritti traspare, che nel caso di persone che per mestiere scrivono è , in genere, esattamente quello che volevano dire.
                Buona Domenica

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                • Penso che sul punto possiamo legittimamente avere opinioni diverse, mentre di nuovo se torniamo alle tue accuse, non si capisce se ti riferivi ai commentatori (quali? o sono tutti uguali?), a chi ha scritto articoli (quali? ci sono state diverse “firme”) o a Costanza “titolare” del blog.

                  Ma non mi interessa l’elenco o il distinguo, rilevo solo la “fumosità” dei tuoi riferimenti a soggetti terzi…

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            • Quindi a te ML interessa solo “ cosa penserebbe” un ateo o un non-credente del dibattito dei cattolici sul blog di Costanza Miriano ? Ti dovrebbe interessare di piu’ cosa ne pensera’ Il Signore Gesu’ Cristo della posizione presa da ciascuno in questa vicenda . E invece di scandalizzarti per i toni accesi di qualche scrivente dovresti scandalizzarti per la freddezza glaciale dimostrata dalla chiesa inglese sulla vicenda.
              Sulla vicenda di Alfie molti in questi giorni stanno cercando di rigirare la frittata come hanno fatto i medici inglesi hanno fatto col padre di Alfie, definito fanatico e visionario, accusando di essere fanatici e bigotti e ignoranti e
              privi di amore e anzi mossi da interessi politici coloro che si sono battuti per Alfie e invece come amorevoli e dialoganti e saggi quelli che hanno approvato le sentenze dei giudici. Che brutta cosa la menzogna .

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              • Cara Cristina. Se i Cristiani usano le stesse armi del mondo (illazione, aggressività, superficialità, complottismo, ricerca estenuante di un qualsiasi colpevole anche se comporta la punizione dell’innocente) cosa ci differenzierà dal mondo ?
                Certo che io penso a chi legge i blog, che sia ateo non credente, o credente magari tiepido (come il 99% delle persone ormai).
                Su questi blog scrivono persone che in qualche modo si proclamano facenti parte di quell’1% di Cristiani “adulti”, punti di riferimento per gli altri. Ma se chi li legge, poi , vi legge la stessa aggressività e la stessa passione per le vicende umane trattate come se fossimo in un reality, la stessa superficialità e facilità di giudizio, come si può pensare che notino la differenza tra un cristiano ed un non cristiano ? Tu sai che significa “scandalizzare i piccoli” ? Scandalizzare i “piccoli” nella fede è l’anti-evangelizzazione.
                Dove con le belle parole e i sani comportamenti si evangelizza, con i comportamenti aggressivi, con le maldicenze , con le accuse contro chiunque sia contrario alla tua idea, di fatto si fa una contro-evangelizzazione .
                Perchè Gesù Cristo ci ha lasciato delle armi per combattere tutte le battaglie : Preghiera, Digiuno, Elemosina. Tutte le altre derivano da queste. Ed egli, con la sua vita (finita in morte come innocente su di una croce) ci ha dimostrato che è possibile combattere utilizzando prevalentemente queste armi sempre, in ogni situazione, coscienti del suo aiuto per noi e per gli altri.
                Poi la Chiesa ci ha tradotto in atti pratici queste parole, ma senza mai deviare da questi concetti di fondo. Quindi :
                Nessuna battaglia giusta può essere combattuta utilizzando la menzogna, anche se gli altri la usano
                Nessuna battaglia giusta può essere combattuta con l’offesa , anche se gli altri la usano
                Nessuna battaglia giusta può essere combattuta teorizzando o addirittura praticando gesti violenti gratuiti, anche se gli altri si comportano così.
                Simon ha ben spiegato in altri post questa vicenda.
                Io ho solo portato un esempio di come anche noi Cristiani possiamo pensare e comportarci come non cristiani, quando pretendiamo di interpretare il pensiero di Gesù senza passare per la Chiesa, e quando pretendiamo di farci giustizia da soli, nella presunzione di essere giusti!
                La vicenda di Alfie è stata trattata , su molti social e blogs cattolici (italiani e non) , come una via di mezzo tra un reality ed una serie televisiva, dove tutti aspettano la puntata successiva e si schierano con questo o quel personaggio. Dove tutti elemosinano qualche notizia in più, un po come fanno i ragazzi che chiedono nuovi particolari su una serie televisiva ad amici che magari hanno visto le puntate in anteprima in lingua originale. Dove tanti si sono sentiti facenti parte di una non ben precisata “missione per conto di Dio”, che non era quella di pregare per Alfie e per tutti i protagonisti di questa storia ,medici e giudici inclusi, bensì quella di dimostrare la cattiveria del mondo assassino, il cui unico scopo era quello di uccidere Alfie, senza esitare a mettere sullo stesso piano pediatri ed infermieri con gerarchi nazisti affamati di sangue, ed a colpevolizzare persino i genitori nel momento in cui si sono permessi (come già fu per Charlie, esattamente la stessa cosa) di dire ai vari “fans” di abbassare la voce e di fare silenzio sulla vicenda.
                Tu prima hai detto : “Ti dovrebbe interessare di piu’ cosa ne pensera’ Il Signore Gesu’ Cristo della posizione presa da ciascuno in questa vicenda”.
                Non sarei così sicuro che di fronte a più di 20.000 bambini che ogni giorno decedono per cause connesse alla malnutrizione, ed a milioni di ingiustizie che ogni anno in tutto il mondo vengono commesse verso i bambini, dagli aborti alle eutanasie passando per gli incesti, stupri, pedofilie varie, Gesù sarebbe così contento di vedere che i suoi discepoli si scandalizzano soltanto per casi limite come questo, dimenticando di scandalizzarsi e sopratutto di agire in modo continuativo e fattivo, per tutti gli altri, dei quali (purtroppo) nei medesimi socials e blogs , non si fa quasi mai menzione, preferendo concentrarsi sui vari “reality” che la cronaca ogni tanto ci mette di fronte.

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                • Caro ML,

                  in linea del tutto teorica (a tratti anche “pratica”), potrei anche concordare con te.

                  Di certo concordo laddove OGGETTIVAMENTE si sono verificati, insulti, giudizi gratuiti, menzogne frutto di malafede (che sono diverse da possibili errori in buona fede) da parte di chicchessia – me compreso – soprattutto in ambito Cattolico e il perché ciò sia grave, tu lo evidenzi.

                  Ma non posso condividere (purtroppo mi ripeto per la ennesima volta), una visone massiva che non fa distinguo* e che ha una visione così pessimistica, che sfiora il giudizio gratuito, sulle intenzioni degli animi (vedi quella di chiedere notizie solo come se si seguisse un “reality”), che non può essere ammessibile allo stesso modo degli atteggiamenti che condanni.

                  *Quando parlo di distinguo parlo di discernimento personale, non dello stilare di una lista di “buoni e cattivi”.

                  Devo poi fare alcune obiezioni di fondo che sono semplicemente mie opinioni:

                  1. Credo che rispetto l’impatto che un blog e i suoi commenti possano avere su una larga fetta di non-credenti, tu ne sovrastimi il reale valore, per più di un motivo che potrei qui elencare.

                  2. Credo allo stesso tempo che la concreta possibilità di essere mezzo di conversione di un blog o qualunque altro mezzo “telematico” sia molto, molto limitato (seppure la Provvidenza si possa servire di ogni mezzo che a Dio piace).
                  La Fede nasce dalla stoltezza della predicazione, o dalla effettiva concreta e vissuta testimonianza di coloro che vivono (vivono…) dello Spirito di Gesù Cristo.
                  Credo anche che questi “mezzi”, difficilmente saranno sostituiti da altri più “tecnologici”.

                  3. Concordo invece che il “web”, come altri media magari meno invasivi, possono essere grande strumento “di scandalo” o meglio, dei “generatori di scandali”, veicolatori di menzogna e di calunnia.
                  Sostanzialmente strumenti di divisione e sappiamo chi semina spirito di divisione.
                  Ma, per mia per quanto piccola finestra di osservazione, ho l’impressione che questa divisione venga seminata a piene mani più ad “intra” che ad “extra”. Cioè più all’interno della Chiesa che non verso l’esterno.

                  (Il mondo troverà sempre motivi per diffamare e calunniare – talvolta partendo ahinoi da scandalosi fatti reali).

                  Ad intra bisognerebbe imparare a fare discernimento, a difendere il proprio cuore laddove, leggendo a destra e a manca, sentiamo insinuarsi il dubbio e il giudizio, quando poi non cadiamo nella trappola di divenirne propagatori, convinti di avere una “verità” da affermare o da difendere.
                  Invero un discernimento non semplice.
                  Non a caso il Signore chiama alcuni Suoi definiamoli “prediletti” a distaccarsi completamente dal mondo per vivere solo in intimità con Lui.

                  Beata clausura a cui dobbiamo tanto e la cui azione e importanza scopriremo interamente solo quando tutto sarà rivelato… ma non vorrei divagare.

                  4. In linea con il punto 1, credo che se Tizio o Caio, sono scandalosi per talune loro affermazioni (da blog), ciò appartiene null’altro che alla dimostrazione del fatto che NON siamo perfetti, che siamo peccatori, che siamo preda delle umane passioni… ciò ci deve scandalizzare o scandalizza? Forse… ma io non mi scandalizzo del peccato di mio fratello (o meglio cerco di non scandalizzarmi guardando alla mia realtà), in ultima istanza non mi “scandalizzo” neppure di chi può aver commesso ingiustizie – se ingiustizie ci sono state – verso il piccolo Alfie, perché non mi meraviglio di ciò che può fare l’Uomo che non conosce Dio abbandonato a se stesso e che più non ascolti la voce della coscienza.

                  La testimonianza del Cristiano comunque, non passerà dall’essere un “perfettino”, ma dal fatto che nonostante sia un essere debole e peccatore, in lui si manifesta lo Spirito di Cristo, che gli darà di compiere Opere che NON sono nella sua natura.
                  Allora sì, il non credente potrà dire: “veramente Dio esiste!”.
                  Ben venga che si dimostri che “sono” un iroso… il giorno che il mio agire sarà dell’umile, sarà evidente che la Gloria è di Dio.

                  Ho l’impressione che tu ti scandalizzi più del peccato dei tuoi Fratelli che non di quelli del mondo, perché mentre per il mondo trovi giustificazioni (come quella che ho prima accennato: il non conoscere Dio), per i credenti, non ammetti e tolleri non siano “perfetti”, ma questo è fuori della realtà delle cose.

                  Così come è fuori della realtà affermare che il 99% dei credenti, avrebbe un fede “tiepida”.
                  In base a quale statistica prettamente spirituale (discernimento degli spiriti) fai affermazione tanto grave?
                  Anche poi questo fosse, dovrebbe essere motivo per essere mossi a misericordia o essere mossi al giudizio?

                  Perdonami ma dal tuo dire, mi pare più ci si trovi nella seconda piuttosto che nella prima ipotesi.

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              • Bariom, non so…forse ho sbagliato le percentuali….potranno essere 95 a 5 o 90 a 10 o 85 a 15. Ma di certo non ti può sfuggire il significato di “fede adulta”, e tutto quello che implica. Se per esempio ieri hai seguito la giornata del Papa ….sai di cosa sto parlando…

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      • @ Simon
        “… certi utenti i quali non capendo la posta nè li argomenti portati da ambo le parti hanno continuato, alcuni con frenesia patologica, a voler proporre elementi ed osservazioni spurie di nessun interesse rispetto agli argomenti disputati e di basso livello intellettuale…”
        Vuoi sapere quale è, secondo la mia coscienza, \la posta in gioco?
        Puoi ricavartela da solo sapendo che Padre Gabriele, il sacerdote che per alcuni giorni è potuto stato vicino ad Alfie ed ai suoi genitori, dopo un “incontro chiarificatore” con il vescovo ausiliare di Westminster ha ritirato la propria richiesta di incardinazione ed è partito immediatamente per l’Italia senza nemmeno attendere i funerali del bambino.
        Mi dispiace per te, ma mi sembra (correggimi se sbaglio) che tu anteponi il diritto positivo al diritto naturale: è solo questo che, con i miei interventi certamente un po’ sconclusionati, ho cercato di farti capire: poi tu fai quello che vuoi…

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        • Questo di Alfie è, in fin fine, un caso semplice:
          (1) una persona si trova in una situazione dove la sua vita dipende interamente dalla tecnologia medica che lo sostiene senza, a vista umana, la possibilità di guarirne
          (2) la questione si pone: siamo oppure no in una situazione di accanimento terapeutico? Se la risposta è sì, alora secondo la dottrina cattolica è possibile cessare i trattamenti medicali futili, ad eccezione delll’alimentazione, dell’idratatzione, e delle cure igieniche.
          (3) chi può decidere se questa sia una situazione di acccaniento terapeutico: secondo la dottrina cattolica i medici direttamente in carica del paziente e il paziente stesso, se il paziente non può intendere, allora il suo tutore legale.

          Dunque per noi, persone razionali e cattoliche, osserviamo quel che è successo a Liverpool:

          (1) ai genitori è stata tolta la tutela del bambino: questo è stato il risultato di una sentenza secondo le leggi del paese, se questa sentenza non conveniva è sempre possibile di fare appello: è intrinsecamente contro il diritto naturale togiere la tutela ai genitori naturali? Ben sappiamo che no, ci sono situazioni, purtroppo, dove questa debba essere tolta. Questa decisione va intrinsecamente contro la dottrina cattolica? No. Chi può deciderlo legittimamente? I tribunali del paese. Quella decisione sembra ingiusta? Allora biosgna fare appello. Hanno fatto appello? Il risultato non è stato positivo? Il risultato non piace? Ma, in tribunale, alla fine di un giudizio, fosse anche salomonico, una delle due parti si sente sempre lesa, da che mondo è mondo.

          (2) I medici in carica del malato d’accordo con il tutore legale hanno concluso che ci si trovava davanti ad un caso di accanimento terapeutico e che meglio valeva cessarlo: niente di malvagio in ciò e niente fin qui è in conflitto con quel che insegna la Chiesa cattolica? Sono entrati in confiltto con i genitori naturali che sono andati al tribunale: tribunale che ha deciso che i loro argomenti non erano recepibili: in appello anche e a livello europeo c’ès tata unanimità. Il risultato non piace? Ma, in tribunale, alla fine di un giudizio, fosse anche salomonico, una delle due parti si sente sempre lesa, da che mondo è mondo (bis repetiva iuvant).

          (3) Il protocollo di cessazione dei trattamenti futili implicava il non alimentare, il non idratare, il non dare cure igieniche? Checchè se ne dica, nei fatti il bimbo è stato idratato ed alimentato per cinque giorni. Quindi la cessazione concreta dell’accanimento terapeutico non ha incluso nessun gesto eutanasico.

          Nei fatti siamo di fronte a un “non” casus belli per noi cattolici: siamo di fronte ad una legge che non è frontalmente opposta alla dottrina cattolica in materia, chi ha preso decisioni sono le persone previste anche dal CCC, ricorsi e controricorsi sono stati possibili, nessun atto eutanasico è stato posto.

          Questa è la situazione oggettiva.

          I cattolici avrebbero pututo obiettare se ci fossimo trovati a fronte di una legge anti-cattolica o anti-diritto naturale: questo non è il caso (anzi gli stessi che fanno casino per questa faccenda non dicono niente su leggi inique come in Belgio e Olanda, il che mostra la loro ipocrisia: quando dovrebbero agire non fanno niente e quando non c’entra niente fanno casino ). Niente in questa faccenda va contro quel che ci dice il diritto naturale e l’insegnamento della Chiesa.

          Tutta la problematica in realtà va contro l’accettazione del giudizio dei medici, del tutore legale e dei giudici coinvolti: a, in tribunale, alla fine di un giudizio, fosse anche salomonico, una delle due parti si sente sempre lesa, da che mondo è mondo (tris repetita autem iuvat). E per controbattere tale giudizio si è ricorso a tutte le fallacie argomentative del mondo, con un accento particolare nel tentativo di sporcare anche personalmente l’operato dei medici, del tutore legale, dei giudici: francamente i “cattolici” che si sono lasciati andare a questo giochetto contro la verità, contro l’insegnamento della Chiesa, contro l’onore delle persone coinvolte, e, in fine anche contro Alfie, hanno fatto schifo, lo dico con molta simplicità e franchezza.

          D’altronde che siano i vescovi inglesi, ma anche Francesco e Mons Paglia, mai eppoi mai si sono permessi di emanare tali giudizi sulle persone coinvolte e si sono limitate a dare un supporto spirituale e piscologico, meritato, ai genitori di Alfie.

          Interessante alla fine è vedere da quali ambienti è venuto fuori questo non rispetto della dottrina della Chiesa in materia: essenzialmente da quegli ambienti che non accettano la dottrina dela Chiesa nel suo insieme, sia perchè non riescono ad accettare la nozione di accanimento terapeutico, sia perchè vogliono far dire alla Chiesa quel che non insegna, come ad esempio che la ventilazione sia sempre ed in qualunque occasione un trattamento medicale alla stessa stregua delle cure date per alimentazione e idratazione, sia perchè sono degli eterni scontenti della Chiesa e del papato attuale, sia perchè sono troppo contenti di poter dar addosso a vescovi e cardinali di Santa Romana Chiesa, sia perchè hanno trovato in questa faccenda uno sbocco naturale al loro spirito sempre immerso nella cirtica costante, sia perchè si sono lasciati andare alll’emozione senza, cristianamente, tenerla sotto il controllo delle virtù di prudenza e giustizia. E così abbiamo visto fior d’insulti e di comportamenti più anti-cristiani che quelli dei medici e giudici di Liverpool.

          Et de hoc satis

          In Pace

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          • 1) una persona si trova in una situazione dove la sua vita dipende interamente dalla tecnologia medica che lo sostiene senza, a vista umana, la possibilità di guarirne

            Dipende interamente, ma a dispetto di questa convinzione NON muore una volta sopese gli ausili tecnologici che parevano essere gli unici a mantenerlo in vita. E questo è un fatto.

            Che fosse malato di una malattia a oggi inguaribile dovrebbe essere condizione neppura da citare, diversamente si sta ammettento l’eutanasia.

            (1 bis) ai genitori è stata tolta la tutela del bambino: questo è stato il risultato di una sentenza secondo le leggi del paese, se questa sentenza non conveniva è sempre possibile di fare appello

            Diventa difficile in una legislazione che prevede che ogni ulteriore eventuale appello passi sempre e comunque per lil medesimo giudice che ovviamente non smentirà se stesso.

            Ben sappiamo che no, ci sono situazioni, purtroppo, dove questa debba essere tolta.

            Ma qui ci si deve confrontare con uno specifico caso NON con l’ipotetico “ci sono situazioni in cui…”
            I rimanenti passaggi su questo punto sonop semplicemente “pilateschi”.

            (3) Checchè se ne dica, nei fatti il bimbo è stato idratato ed alimentato per cinque giorni. Quindi la cessazione concreta dell’accanimento terapeutico non ha incluso nessun gesto eutanasico.

            questo semplicemente NON corrisponde a verità, perché per i primi due giorni ad Alfie è stato rifiutato QUALUNQUE tipo di ulteriore sostegno – tanto che la mascherina per l’ossigeno è arrivata dall’esterno – il che connota chiaramente una propensione per uan forma indotta di eutanasia.
            Alfie doveva semplicemente morire come previsto e sentenziato.

            Mi spiace Simom, ma dovresti informarti meglio sulle dinamiche . che qui non sono inuinfluenti – oppure stai solo seguendo un logica avulsa da ogni conteso e possimo anche passare al romanzato e raccontarcela all’infinito.

            Tutto il resto è nuovamente (e siamo daccapo) un massivo j’accuse verso chi avrebbe infangato questi o quelli, ma non tutte le domande, i dubbi, le richieste di chiarimento o di modifica di uno stato di cose, sono di per sè calunnie o accuse gratuite.
            Non saper distinguere la gravità dei fatti e le probelmatiche che ne derivano, da chi possa aver ecceduto in accuse (e per cui non parteggio) e veramente un grosso limitecosì come il partire dall’unico assunto “era accanimento terapeutico” per cui tutto ciò che ne è derivato era “buono”.

            Anche la tua finisce per essere un posizione per partito preso a difiesa di una ipotetica “purità” d’intenti e di modi, che sa più di “galateo del cristiano” che altro.

            Te lo dico con altrettanta schiettezza.

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            • Appoggio in toto il commento di Bariom. Grazie.

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            • (1) “ma a dispetto di questa convinzione NON muore una volta sopese gli ausili tecnologici “: ma dove sta scritto ch euno debba morire immediatamente dopo la sospensione delle terapie cause dell’accanimento terapeutico? Quante persone, malate ad esempio di cancro, cessano le terapie dolorose scegliendo il ecorso naturale della malattia e muoiono settimane vedi mesi dopo?
              (2) “Diventa difficile in una legislazione che prevede che ogni ulteriore eventuale appello passi sempre e comunque per lil medesimo giudice che ovviamente non smentirà se stesso.” questo è il loro sistema legale accettato nella loro società, se fosse così malvagio lo avrebbero cambiato da tempo, non ti pare? Questa è una fallacia perchè non te ne piace l’esito, ma non c’è nessuna battaglia “morale”, a difesa del “diritto naturale” in questa faccenda, è solo uno iato tra a tua cultura e quella anglosassone
              (3) “per i primi due giorni ad Alfie è stato rifiutato QUALUNQUE tipo di ulteriore sostegno –”: falso perchè si è trattato di 36 ore e non due giorni, e nessuno è mai morto per non aver bevuto e mangiato per 36 ore e, contra factum non valent argumenta: è stato idratato e alimentato….

              Penso che abbiamo fatto il giro della questione.

              In Pace

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              • Mai usato il termine “malvagio”.

                Se una prassi anche in uso da anni (come tante in Italia) magari a fronte di nuove problematiche, mostra i suoi limiti, non ci si deve porre domande? Non se ne può chiedere la revisione?
                Continua la pretesa del “è così, facciamocene una ragione” (ed evitiamo ogni discussione).

                Cosa penso io della legislazione inglese non c’entra un bel nulla!

                Bene precisamente x 26 ore, prendo per buono il tuo dato senza neppure sindacare.
                Perché 26 ore?
                Perché la pantomima della cannula d’ ossigeno e la ripresa di idratazione e alimentazione solo dietro pressanti richieste?

                Poi suvvia, che vuoi che siano 26 ore per un infante in quelle condizioni?

                E tanto per porre altra domanda, perché impedire che Alfie morisse a casa (tanto speranze non ne aveva), o in buona sostanza uscisse dall’ospedale?
                Non era una richiesta tanto “lunare”…

                Ma mi fermo qui perché oramai le tue risposte sono un tantino prevedibili…

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  16. Domanda secca: perché è “male” l’accanimento terapeutico?
    Pensateci. Perchè? Se il bene è la vita qui e ora, non c’è alcun male a volerla prolungare sempre e comunque, punto! Al di là di qualsiasi male o dolore esista.
    Eppure… why?
    Se l’accanimento terapeutico è male per i cattolici, lo è perché il soggetto sta meglio nelle braccia del padre?
    Se lo è per gli eutanasici, è perché noi staremmo meglio nelle braccia mortifere della madre patria che non ha i fondi per tutti?
    Il punto è che qui si discorre come se fosse necessario vivere per sempre. Mi pare eh. E i due estremi dicono che invece “no”, non lo è affatto. OVviamente per due motivi opposti.
    Sembra un commento ad cazzum (come dicevano gli antichi), ma il punto mi pare qui. Mi sbaglierò…
    Mi chiedo: perché doveva stare qui Alfie invece che tranquillo nelle braccia del Padre dopo aver fatto il suo dovere?
    E ancora: perché doveva arrivare prima dal Padre (scusate gli errori teologici), nonostante quanto finora imparato dall’uomo sull’uomo avesse potuto magari donargli qualche ora (=decennio) in più?
    A me pare che Simon proceda in una visione teocentrica=Tutti corriamo verso Dio, Alfie ci precede, che ganzo, viva Alfie, il resto è noia.
    E Fulvio in una visione antropocentrica=Tutti corriamo verso Dio, ma non esageriamo, i ganzi sono quelli che rallentano la corsa e fanno molto qui durante il rallenty, il resto vedremo.
    Ho semplificato per far sorridere, vi prego, comprendetemi. Il punto non è solo et -et di queste due fazioni, bel modo per dire nulla, ma chiedersi se questo sia un momento di mistero o un momento di ignoranza altrui. Per Simon è mistero, credo. Per Fulvio è ignoranza, immagino. Questo il gran contendere. Un contendere da paura. Io guardo il mio. Le mie immense mancanze e le piccole costruzioni. E non riesco a non stare zitto. E non capisco chi riesce a parlarne. O meglio, immagino che chi parla, lo faccia avendo superato quel che a me sembra davvero pesante e insuperabile. Bravi, un plauso.
    Ho ricevuto alcune critiche via mail per questa modalità double face del blog. Le capisco. Non lo so, io so solo che quel che mi è capitato nella vita finora mi ha dato un gran daffare, nonostante fosse nulla rispetto a quello capitato agli Evans. E mi viene da stare zitto.
    Sarò un codardo…
    E’ per questo che apprezzo la disputa? Non lo so, ci sto pensando. Per ora studio e cerco di crescere, con tutti gli errori che possono concedermi, i miei figli. E capisco che non è solo “tanto”, bensì è “tutto”. E se non lo capisco, è solo colpa mia.
    Che commento sconsclusionato… uno dei migliori che io abbia mai fatto insomma…
    Buonanotte.

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    • Si, pare abbastanza sconclusionato…

      Tutti corriamo verso il Padre… vero.
      Ma allora tutto bene comunque ci si arrivi?

      Si, se abbiamo la grazia di arrivarci in grazia di Dio o se Dio terrà conto che chi ci ha dato una “spintarella”, magari ci ha tolto la possibilità di un pentimento… (e di altro ancora).

      E per chi ci ha dato una spintarella, tutto ok? (dovremmo quasi ringraziare)
      E perché la vita terrena dell’uomo è tanto sacra a Dio che toglierla è questo sì (peccato) mortale?

      L’accanimento terapeutico è un male, non tanto perché ci dice che il bene è la vita qui ora, ma è un male perché non accetta il pensiero della morte e con sé il pensiero della vita dopo la morte.
      Perché è normalmente inflitto a chi non può difendersi, cosi come l’omicidio.

      Così se il secondo ti dà una “spinta”, il primo ti lega mani e piedi e ti trattiene.
      Entrambi violano il Mistero di una vita e di una morte.

      Entrambi violano ciò che a Dio appartiene, pur non potendo sottrarGli nulla.

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    • Intanto bisognerebbe chiedersi cosa si intende con “accanimento terapeutico”. Io, ad esempio, trovo questa espressione un po’ ossimorica: una terapia, che è a favore del paziente, non dovrebbe aver niente a che fare con l’accanimento, che è evidentemente contro il paziente. Io, nel caso in cui la terapia non sia efficace rispetto ai fini della cura della malattia, parlerei piuttosto di terapia futile. Se invece è efficace a curare la malattia, quindi è capace di ottenere concreti miglioramenti del quadro clinico, allora parlerei di terapia efficace e quindi doverosa. Mi sfugge, dico davvero, il caso in cui si realizzerebbe l’accanimento terapeutico.

      Dice wikipedia: “L’accanimento terapeutico consiste nell’esecuzione di trattamenti di documentata inefficacia in relazione all’obiettivo, a cui si aggiunga la presenza di un rischio elevato e/o una particolare gravosità per il paziente con un’ulteriore sofferenza, in cui l’eccezionalità dei mezzi adoperati risulti chiaramente sproporzionata agli obiettivi della condizione specifica”. Ma io dico: se la terapia è inefficace va sospesa comunque, a prescindere dal “rischio elevato e/o una particolare gravosità per il paziente con un’ulteriore sofferenza…”. Quando la terapia diventa inefficace non ha alcun senso attendere che diventi anche gravosa per il paziente prima di decidere di sospenderla; va sospesa subito, punto e basta.

      L’unico caso in cui si potrebbe parlare effettivamente di accanimento terapeutico è quello in cui la terapia è efficace, cioè riesce a conseguire l’obiettivo per cui è stata istituita, ma, nel farlo, procura un tormento insopportabile. In questo caso, ovviamente, è lecito interrompere la terapia.

      Venendo alla questione che poni, Minstrell: “Il punto è che qui si discorre come se fosse necessario vivere per sempre”. Non è affatto vero. Il punto non è “vivere per sempre”, il punto è sempre difendere la vita, fin dove possibile: quinto, non uccidere! Alfie è stato ucciso. Infatti gli sono stati tolti i sostegni vitali (ventilazione assistita, idratazione e nutrizione) che erano efficacissimi rispetto al fine per cui erano stati istituiti, né causavano una sofferenza intollerabile al bambino. In conseguenza di questa omissione Alfie è morto. Questo è eutanasia, omicidio.

      Nel caso di Alfie la ventilazione assistita, come anche l’idratazione e la nutrizione artificiale, erano efficaci, svolgevano egregiamente il loro lavoro senza causare sofferenza. Chiarite, Simon in particolare, perché sarebbe stato lecito interromperli.

      A proposito della ventilazione assistita, o ventilazione invasiva, Il dottor Renzo Puccetti spiega con chiarezza quando si può parlare di “accanimento terapeutico”: “ Le apparecchiature per la ventilazione sono state progettate e sono impiegate per consentire la funzione vitale della respirazione: ossigenazione del sangue ed eliminazione dell’anidride carbonica. Considerando che l’organismo sottoposto a ventilazione invasiva (V.I.) non è equiparabile ad una camera d’aria da insufflare e sgonfiare, le situazioni in cui la V.I. cessa di essere indicata sono molteplici. Schematicamente: quando essa non fa quello che dovrebbe fare, oppure quando quello che dovrebbe fare e fa finisce per essere comunque inutile, oppure ancora quando per fare ciò che fa si procura un tormento maggiore del sollievo arrecato”. http://www.lanuovabq.it/it/la-ventilazione-dannosa-non-riguarda-charlie

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      • Attieniti alle definizioni del CCC: ti aiuteranno di più che quelle di wikipedia.
        L’opinione del Dr Pucceti è degnissima di rispetto, ma rimane quella che è, un’opinione, che non mi lega in quanto cattolico.
        In Pace

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        • Stai fuggendo, Simon.

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        • Tra l’altro, nel caso di Alfie come in quello di Charlie Gard, tu non ti sei affatto attenuto alla definizione data dal CCC. Se l’avessi fatto, avresti dovuto ammettere che in questi casi non esisteva alcun accanimento, dato che i sostegni vitali posti in essere svolgevano al meglio la loro funzione realizzando pienamente l’obiettivo per cui erano stati istituiti. Invece hai preferito attenerti alle sciocchezze dette dai medici, i quali hanno sempre parlato di “best interest”, il miglior interesse del paziente secondo la loro opinione, naturalmente; mai hanno parlato di accanimento terapeutico, né di terapia futile, dato che non potevano farlo.

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          • Chi è in carica, medico e tutori, quando prendono una decisione non esprimono un’opinione ma una convinzione che li obbliga ad agire in coscienza: epistemologicamente ed eticamente la differenza qualitativa con chi esprime solo opinioni è….infinita.
            In Pace

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            • Abbiamo però già detto: quale tipo di coscienza?

              https://pellegrininellaverita.com/2018/04/26/i-vescovi-inglesi-come-caifa/#comment-35126

              Difronte a decisioni, che implicano peraltro serie conseguenze, provenienti da coscienze non rettamente formate, dobbiamo semplicemente chinare il capo e dire “amen”?

              Ricordo che Qualcuno ci rimise la testa per aver detto: “non ti è lecito…”!

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              • “Difronte a decisioni, che implicano peraltro serie conseguenze, provenienti da coscienze non rettamente formate, dobbiamo semplicemente chinare il capo e dire “amen”?”

                Infatti questa è la mia stessa domanda.

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              • E chi dice che queste coscienze siano rettamente formate oppure no? Vedi che per invalidare le loro decisioni devi offendere e ritenere moralmente inatto chi era in carica, legittimamente, del caso in questione? Per questo che tutta questa critica agli agenti morali sviuppata da auto-procamatisi difensori del punto di vista cattolico, in realtà non è stata che una pagliacciata emotiva e poco cristiana.
                In Pace

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              • @Simon

                “E chi dice che queste coscienze siano rettamente formate oppure no? ”

                Ad esempio vedendo comportamenti passati che delineano un “pattern” a dir poco inquietante.

                Siccome qui è raramente concesso di linkare qualcosa, a riguardo di questo caso, consiglio di digitare su google le parole “Le sentenze di Hayden? Ecco perché sono tutte uguali”, dopodiché leggere l’articolo e valutare se:

                A. Si tratti solo di accuse infamanti o di fatti documentati.

                B. Di fronte a tali fatti sia lecito e soprattutto logico non avere molte ma molte perplessità riguardo al caso in oggetto.

                Spero che questo commento sia pubblicato.

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              • Se per te Simon, constatare e prendere atto di precise posizioni pubbliche che sono contrarie a ciò che la Chiesa insegna per poter conseguire un coscienza rettamente formata, significa “offendere” qualcuno, penso possiamo porre fine a qualunque tipo di confronto.

                Io ho voluto dichiarare che il giudice Hayden è inadatto? No, e non l’ho neppure fatto.
                Un giudice Cristiano avrebbe potuto prendere la stessa decisione? Si.

                Ma questo è un fatto incidentale, come ho cercato di sottolineare vi è stata una serie di decisioni a seguire che non depongono a favore di una “retta coscienza”, che peraltro per il motivo già addotto non può dirsi presente (che non significa NON avere una coscienza).

                Un medico che pratica l’aborto è inatto a condurre la sua professione? Allo stato della legislazione (anche italiana) non è inatto. Le sue scelte sono moralmente accettabili? E’ persona senza coscienza e senza morale o ha un coscienza non rettamente illuminata e una morale distorta?

                Per taluni certo la verità (non quella che credo io tale) certamente è “offensiva”, ma in realtà non è affatto un’offesa.

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    • La vera domanda è: quando c’è accanimento terapeutico?
      Tutto dipende, a voler semplificare i documenti del Magistero, dalla distinzione tra mezzi ordinari e straordinari, o, più precisamente, tra mezzi proporzionati e sproporzionati.

      Si legge nella “Dichiarazione Iura et bona”:
      “Finora i moralisti rispondevano che non si è mai obbligati all’uso dei mezzi “straordinari”. Oggi però tale risposta, sempre valida in linea di principio, può forse sembrare meno chiara, sia per l’imprecisione del termine che per i rapidi progressi della terapia. Perciò alcuni preferiscono parlare di mezzi “proporzionati” e “sproporzionati”. In ogni caso, si potranno valutare bene i mezzi mettendo a confronto
      – il tipo di terapia,
      – il grado di difficoltà
      – e di rischio che comporta,
      – le spese necessarie
      – e le possibilità di applicazione,
      – con il risultato che ci si può aspettare,
      – tenuto conto delle condizioni dell’ammalato
      – e delle sue forze fisiche e morali”

      Anche nel documento “Dans le cadre” del Pontificio Consiglio Cor unum si può leggere:
      “I criteri per distinguere i mezzi straordinari da quelli ordinari sono molteplici; li si applicherà in base alle esigenze dei casi concreti.
      Alcuni sono di ordine oggettivo,
      – come la natura dei mezzi,
      – il loro costo,
      – alcune considerazioni di giustizia nella loro applicazione e nelle scelte che essa implica;
      altri sono di ordine soggettivo,
      – come la necessità di evitare a un certo paziente degli shock psicologici,
      – delle situazioni di angoscia,
      – dei disagi ecc.
      In ogni caso, per decidere dei mezzi a cui ricorrere, si tratterà sempre di stabilire la proporzione tra il mezzo e il fine perseguito”

      Ora, tenendo conto di quanto afferma il Magistero, nel caso concreto di Alfie, i mezzi con i quali era tenuto in vita erano proporzionati al fine di accompagnarlo nel sua malattia? La mia risposta è decisamente si e pertanto ritengo che su di lui sia stata praticata eutanasia.

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      • Opinione la tua , il cui vaore epistemico e etico è avvicinante a zero, ma peraltro resta perfettamente legittima anche se irrilevante e che, di conseguenza, non ti da nessun diritto di criticare chi, a causa del ruolo nella faccenda, ha preso decisioni di reale valore epistemico e di certo valore etico.
        Fattene una ragione e passa ad altro.
        In Pace

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      • Ora, tenendo conto di quanto afferma il Magistero, nel caso concreto di Alfie, i mezzi con i quali era tenuto in vita erano proporzionati al fine di accompagnarlo nel sua malattia? La mia risposta è decisamente si e pertanto ritengo che su di lui sia stata praticata eutanasia.
        No, erano sproporzionati perche impedivano di morire senza guarire la sua malattia e costringendolo a vivere sedato. Tutti muoiono di un arresto cardiorespiratorio se si impedisce l’arresto respiratorio provocato da una malattia solo si impedisce di morire.

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        • Lo sapevi che la sedazione era necessaria a motivo del sondino?
          Lo sapevi che se un anno prima gli avessero praticato la tracheostomia non sarebbe stata necessaria la sedazione?

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  17. Minstrel il mio ragionamento è simile al tuo, ma io non credo sia questione di visione teocentrica o antropocentrica ma di applicazione oggettiva o, se mi permettete adesso che è di moda, farisaica della legge. Quelli che dicono che sia eutanasia partono dall’ insegnamento della Chiesa “non si può togliere alimentazione ed idratazione” e seguono questo precisamente, anzi ragionando vanno più in la se si deve far questo allora anche ventilazione. Mentre Simon usa legge oggettivamente nel caso e come aiuto a rispettare l’ordine dei valori questo si assoluto. E come il primo valore è Dio e la sua volontà usa l’insegnamento della Chiesa come guida per compierla. Cosi si ha la libertà di capire che anche l’idratazione e alimentazione può diventare sproporzionata. Toglierli una zonda nasogastrica ad un moribondo può dargli un sollievo. O al cardinale Martini lo volevano far morire come a Alfie?

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    • Parlando della morte del card. Martini, la nipote afferma: “… Poi le difficoltà fisiche sono aumentate, deglutivi con fatica e quindi mangiavi sempre meno e spesso catarro e muchi, che non riuscivi più a espellere per la tua malattia, ti rendevano impegnativa la respirazione. Avevi paura, non della morte in sé, ma dell’atto del morire, del trapasso e di tutto ciò che lo precede… Avevi paura, paura soprattutto di perdere il controllo del tuo corpo, di morire soffocato… Con la consapevolezza condivisa che il momento si avvicinava, quando non ce l’hai fatta più, hai chiesto di essere addormentato…”

      Scrive il Pontificio Consiglio Unum su “Questioni etiche relative ai malati gravi e ai morenti”
      4.4. È permesso sprofondare il malato nell’incoscienza?
      Questo ci permette di affrontare la questione della liceità, all’approssimarsi della morte, dell’impiego di droghe che sprofondano il malato nell’incoscienza. In alcuni casi il loro uso s’impone, e papa Pio XII ne ha riconosciuto la legittimità a certe condizioni (discorso del 24 febbraio 1957). Tuttavia è forte la tentazione di ricorrere sistematicamente a tali droghe, molte volte indubbiamente per compassione, ma spesso anche più o meno deliberatamente, per evitare a tutti coloro che si accostano al malato (infermieri, parenti…) il rapporto spesso difficile e faticoso con un essere umano vicino alla morte. Allora non si cerca più il bene della persona ammalata, ma la protezione dei sani all’interno di una società che ha paura della morte e la fugge con tutti i mezzi a sua disposizione. Si priva così il malato della possibilità di “vivere la propria morte”, di arrivare ad un’accettazione serena, alla pace, alla relazione a volte intensa che può crearsi fra un essere umano ridotto a una grande povertà e un interlocutore privilegiato. Lo si priva della possibilità di vivere la morte in comunione col Cristo, se il morente è cristiano.

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      • La mia domanda mirava al fatto che gli avevano tolto l’alimentazione e l’idratazione non alla sedazione.

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        • Nella “Carta degli operatori sanitari” emanata dal “Pontificio Consiglio per la pastorale degli operatori sanitari” si può leggere che “l’alimentazione e l’idratazione, anche artificialmente amministrate, rientrano tra le cure normali dovute sempre all’ammalato quando non risultino gravose per lui: la loro indebita sospensione può avere il significato di vera e propria eutanasia”

          Per quanto ne so io, l’alimentazione e l’idratazione sono state sospese al card. Martini perché la loro assimilazione era diventata eccessivamente gravosa a causa di insorte rilevanti problematiche collaterali.

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          • Appunto per un moribondo anche l´idratazione diventa sproporzionata. Non bisogna attacarsi a regole, seguirle nel loro spirito.

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            • Blaspas59,
              non è automatico che per un moribondo l’idratazione sia sproporzionata, ci sono casi in cui è utlie, altri in cui è inutile, altri ancora in cui è dannosa.
              Per Simon,
              il tuttologo è farmacista

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              • E torniamo al discernimento di chi deve giudicare cosa…

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              • Tu fosti pure medico pediatra specializzato in malattie “orfane” sempre saresti un tuttologo, in quanto non sei tu ad esserti occupato del caso particolare. Quanto al giudice egli ha chiaramente ascoltato tutti i suoni di campana di chi realmente conosceva il caso prima di sentenziare.
                In Pace

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                • E’ di tutta evidenza che per gli esperti il giudice ha usato due pesi e due misure: quello che dicevano i medici dell’AH lo prendeva per oro colato, quello che dicevano il medico tedesco (chiamato dalla corte, non era uno che passava di lì per caso) e gli italiani lo ignorava bellamente.
                  L’AH non è questa eccellenza di ospedale che vogliono far credere (non è una mia idea, una commissione l’ha esaminato) e quindi è assolutamente irragionevole voler fidarsi esclusivamente di loro che non hanno fatto una diagnosi e non hanno permesso che altri lo prendessero in carico per provare a farla. Che la sorte del bambino non cambiasse è ininfluente, quando hai una malattia si deve sempre cercare di capire cosa hai.
                  Comunque il problema rimane quello sottolineato da Fulvio Di Blasi:

                  ‘Se Simon sarà disposto a riconoscere che il suo schema epistemologico è sbagliato e ideologicamente orientato, allora potremo continuare una discussione produttiva, altrimenti questo sarà il mio ultimo commento in questo contesto.’

                  Puoi bannare il commento o meno, anch’io farò come Di Blasi

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                • Continui a fare il tuttologo: adesso spieghi come un giudice dovrebbe fare (ovviamente per giungere alla tua conclusione, la sola, secondo te, che un giudice può permettersi).
                  Le affermazioni di Fulvio erano fallacie argomentative, come esposto più sopra: non le puoi rimettere in gioco senza aver previamente dimostrato che tali non erano.
                  Visto che non è che hai portato gran che alla discussione, effettivamente non sarebbe mica male che tu vada a farti vedere altrove.
                  In Pace

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              • Appunto, allora non é automático dire che togliere idratazione sia eutanásico. E l´idratazione é descrita come una delle cose da mantenere dal magistero. Quanto piú lo sará la respirazione forzata.

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  18. Sono finalmente riuscito a leggere il testo originale della sentenza del giudice Hayden sul “caso” Alfie e devo dire che per quanto il mio inglese non brilli, non mi pare di aver letto in alcun passaggio la famigerata frase in cui il giudice affermava (come riportato da molti) che la vita di Alfie fosse “inutile” o “futile”.
    L’aggettivo “futile” (che potremmo anche tradurre come inutile) si riferisce più volte ai possibili o ipotetici trattamenti di cura della patologia che affliggeva Alfie.
    Lo stesso aggettivo è utilizzato e quindi riportato dal giudice, riferendo analisi e dichiarazione di vari medici interpellati.
    Complessivamente il tono della sentenza (su questa voglio rimanere), mi appare equilibrata e degna di essere presa in considerazione e riporta un passaggio che presenta umana compassione per i genitori di Alfie:

    66. It was entirely right that every reasonable option should be explored for Alfie. I am now confident that this has occurred. The continued provision of ventilation, in circumstances which I am persuaded is futile, now compromises Alfie’s future dignity and fails to respect his autonomy. I am satisfied that continued ventilatory support is no longer in Alfie’s best interest. This decision I appreciate will be devastating news to Alfie’s parents and family. I hope they will take the time to read this judgment and to reflect upon my analysis.
    Mi sembra corretto riportare quanto o riportato non avendo alcuna verità “mia” da salvaguardare e perché (come avevo scritto ormai non so più in quale commento) in certi casi è di gran lunga preferibile essere smentiti.
    Se qualcuno che mastica l’inglese meglio di me, avesse dei rilievi sulla sentenza, anche di segno contrario, la può leggere qui:
    http://www.biodiritto.org/index.php/item/download/862_54a5a8a167f46d98142aa04b96c510c5
    (spero il link funzioni)

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    • Bariom ti ringrazio molto per questo link, che non ero riuscito a trovare mentre per Charlie Gard a suo tempo c’ero riuscito (ed anche li la sentenza era molto equilibrata ed umana).
      Ti ringrazio anche per la tua onestà intellettuale sull’argomento, che dimostri pubblicandola.
      Come vedi la traduzione di questa sentenza è stata alterata, sui social, rispetto al significato originale inglese.
      Se questo sia stato fatto in consapevole mala fede, oppure per ignoranza della lingua oppure, come penso, per una forma di “frettolosità maliziosa” (cioè il leggere qualcosa assegnando alle parole il significato desiderato anche quando in realtà significano altro), non saprei dirlo.
      Sta di fatto che per giorni questa espressione “la vita di Alfie è inutile” ha riempito il web come se fosse stata scritta dal giudice, dimostrando , una volta di più , che il demonio si concentra sui particolari, perchè poi ci pensano gli uomini a ricamarci sopra.
      Questa espressione era quindi una tipica “fake news”.
      Il guaio è che moltissimi ci hanno creduto senza metterla in dubbio, o senza neppure mettere magari in dubbio che il senso effettivo fosse quello.
      La domanda da porsi è : perchè cosi tanti cristiani sono così pronti a credere nella malafede e nella cattiveria delle persone? O forse sono io che penso che sono “tanti” , quando invece sono solo una minoranza rumorosa?
      Salve

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      • Sono un minoranza molto rumorosa e siccome in una foresta fa più rumore un albero che cade che 1000 che crescono, le orecchie di noi tutti spesso percepiscono unicamente il rumore dell’albero che cade…

        Nelle cosiddette “fake news” poi, l’albero non è neppure caduto 😛

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    • Questo link funziona:
      https://www.judiciary.gov.uk/wp-content/uploads/2018/02/alder-hey-v-evans.pdf
      Leggetela per intero poi domandatevi che chi ha steso una sentenza del genere è un giudice degno di tal nome.

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      • Lorenzo, evidentemente sei obnubilato di preconcetti su questo argomento, il che ti impedisce di leggere le cose per quello che dicono (in inglese ed in italiano). Mi sembra che , come nel caso di Charlie, la sentenza esamini il caso da tutti i punti di vista, con cautela e rispetto, arrivando alla fine ad un giudizio finale che dice espressamente al n.66

        “The continued provision of ventilation, in
        circumstances which I am persuaded is futile, now compromises Alfie’s future
        dignity and fails to respect his autonomy. I am satisfied that continued ventilatory
        support is no longer in Alfie’s best interest. This decision I appreciate will be
        devastating news to Alfie’s parents and family. I hope they will take the time to
        read this judgment and to reflect upon my analysis”

        “La continua fornitura di ventilazione, in circostanze che, sono persuaso, non siano utili, compromette la dignità futura di Alfie ed il rispetto per la sua autonomia. Sono convinto che il supporto ventilatorio non sia più nell’interesse di Alfie. So bene che questa notizia sarà devastante per i genitori e la famiglia, ma spero che leggeranno con attenzione questo giudizio e rifletteranno sulla mia analisi”

        E questo stesso auspicio ho io : leggi (leggete) con attenzione il giudizio e riflettete sulla analisi.
        Ed in ogni caso, anche se non sei d’accordo, rispetta (rispettate) chi ha il compito e la responsabilità di prendere certe decisioni, mentre noi ne parliamo senza esserne minimamente impattati.

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        • Il “luogo” etico è quello di chi ha il compito e la responsabilità di decidere: altrove è solo disquisire sull’etica ma non è etica.
          Concordo con te ML.
          In Pace

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          • Non sapevo che far tacere chi ti dimostra, citando le parole usate dal giudice Hayden nella sentenza, che hai torto fosse etico: se sei arrivato a sessant’anni con simili paraocchi sei veramente messo male.

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            • Lorenzo, il problema è che i tuoi commenti sono ininteressanti perchè ripetitivi e non tenenti conto degli altrui argomenti ed del livello al quale si situano.
              Mi spiace, ma o fai un salto di qualità o rassegnati a non essere pubblicato.
              In Pace

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              • Spiegami almeno una cosa:

                come giudichi i punti 51 e 52 della sentenza nei quali il giudice,
                – dopo aver attestato che “I have on the parents’ behalf taken very great care to evaluate the quality of Alfie’s present circumstances, even though I accept entirely the conclusion of the medical evidence that treatment for Alfie is futile. It does not follow axiomatically that the futility of Alfie’s situation leads to the immediate withdrawal of ventilation. Life itself has intrinsic value, however tenuous or vestigial it’s hold.”, dando quasi l’impressione di acconsentire alla richiesta dei genitori di Alfie,

                – cita le lettera di papa Francesco al Presidente della Pontificia Accademia per la Vita del novembre 2017 scrivendo che “In his message Pope Francis called for “greater wisdom” in striking a balance between medical efforts to prolong life and the responsible decision to withhold treatment when death becomes inevitable. His letter identifies that not adopting or suspending disproportionate measures can avoid over-zealous treatment.”, arrivando a concludere che il sondino naso faringeo di supporto alla ventilazione andava staccato.

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                • Non giudico nente, ma osservo che egli fa una valutazione prudente che tiene conto di tutti i punti di vista prima di giungere in coscienza alla sua conclusione che la ventilazione di Alfie era una terapia futile.
                  Come in ogni giudizio, fosse anche salomonico, la parte che ha “perso” non è d’accordo: niente di nuovo sotto il sole.
                  In Pace

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              • Sai qual è la cosa strana, dopo essermi letto e riletto (al fine di meglio motivare le mie risposte):
                – quanto afferma il Magistero sull’intrinseca dignità della vita umana dei malati terminali,
                – la sentenza che riporta i pareri, accolti, dei periti dell’ospedale e quelli dei periti di famiglia, respinti non con motivazioni mediche ma con altre che lasciano perlomeno perplessi,
                – quanto prescrivono le norme mediche riguardo al corretto uso di determinati supporti vitali ed alle conseguenze del loro abuso,
                sono arrivato alla conclusione che il “via libera” alla morte di Alfie non ha motivazioni etiche ma estetiche.

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      • “Giudice degno di tale nome”… ancora un attacco ad hominem, uno sporcare il nome altrui: e questo sarebbe il comportamento “cattolico”.
        Ebbene sì, la lettura di tutto il testo conferma che è un giudice degno di tal nome.
        In Pace

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  19. “…compromises Alfie’s future dignity and fails to respect his autonomy”
    Future dignity?
    Respect his autonomy?
    Solo a me suona stonato? Perché mi suona stonato?
    Ero convinta che la dignità di Alfie e di chiunque altro, passata, presente e futura, fosse indipendente da qualsiasi macchinario, qualsiasi condizione di salute, esistenziale, competenza, altrui giudizio… Evidentemente non è più così.
    Grazie del link che ha sì fugato la bufala della “vita futile”, ma ha messo in chiaro le fondamenta del famigerato “best interest”.

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    • No cara Lidia non solo a te suona “stonato”. Ma a chiunque abbia mantenuto nel cuore l’amore per la verita’.Perche’nel caso diAlfie non si tratta I “opinioni” tutte ugulaalmente valide, valide quella dei medici, quella dei giudici, e quelle contrapposte. Non si tratta di opinioni enon siamo nel regno dell’opinione ma abbiamo toccato quel Regno che e’il regno della verita’. Non facciamoci tacitare dagli “esperti”,dagli intelligenti.
      Continuiamo a difendere quelle ragioni del cuore che la ragione non conosce.
      Perche’la verita’non e’un’opinione re l ativa e i cosiddetti intelligenti ed esperti spesso non colgono quella verita che gli.umili ed I piccoli colgono.

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    • Concordo. Non ha detto vita futile ma ha detto che una persona che non respira da sola, non è autonoma e non ha possibilità di esserlo in futuro, non ha dignità.
      Quanto agli attacchi ad hominem chissà perché a me viene in mente il circo, chissà (anche se 45 è un numero esagerato per un circo).

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    • Concordo assolutamente con Lidia.

      “Non ha detto vita futile ma ha detto che una persona che non respira da sola, non è autonoma e non ha possibilità di esserlo in futuro, non ha dignità.”

      Già. Ma, per qualcuno, questo è perfettamente concordante con la Weltanschauung Cattolica.

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      • Mi spiace dover intervenire proprio io, ma ““…compromises Alfie’s future dignity…” non vuol affatto dire che una persona che non respira da sola NON ha dignità, ma che “The continued provision of ventilation, in circumstances which I am persuaded is futile, now compromises Alfie’s future dignity…”

        Cioè il giudice è persuaso (a torto o a ragione) che insistere con la ventilazione meccanica comprometterebbe la “futura dignità” se in senso letterale, ma tradotto con un senso più compiuto possiamo dire una futura vita dignitosa.

        Si sta parlando di una “umana dignità”.

        Persino il CCC usa tale termine e trattando proprio il tema dell’ “accanimento terapeutico”:

        «2279 Anche se la morte è considerata imminente, le cure che d’ordinario sono dovute ad una persona ammalata non possono essere legittimamente interrotte. L’uso di analgesici per alleviare le sofferenze del moribondo, anche con il rischio di abbreviare i suoi giorni, può essere moralmente conforme alla dignità umana…»

        Che poi vi siano differenze anche profonde su quanto e come possa considerarsi “dignitosa” la vita di un ammalato gravissimo o cosiddetto incurabile, questo è evidente e su questo il confronto (più che lo scontro) è quanto mai aperto.

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        • Bariom, dare analgesici al moribondo che sta soffrendo COL RISCHIO di anticiparne la morte (gli oppioidi inibiscono la respirazione) è moralmente accettabile perché non hai intenzione di ucciderlo. Ma qui il bambino non stava vivendo tra atroci e crescenti sofferenze e non c’era motivo di pensare che sarebbero arrivate in futuro e con quello che il giudice dice di fare la morte non è un effetto collaterale non voluto

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          • Analgesici possono essere palliativi per diminuire altre sofferenze. Basta fare i tuttologhi al posto di chi deve scegliere con serietà. Lasciate chi è in carica decidere in coscienza nel suo quadro legale che non è intrinsecamente contro il diritto naturale.
            Siete noiosi e non portate nessun argomento nuovo.
            In Pace

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          • @Enrico, ti pare abbia messo in relazione le due cose, o le abbia messe sullo stesso piano?
            Per me il punto focale era un altro… Sinceramente mi pareva chiaro.

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        • Si, Bariom, capisco cosa vuoi dire, ma ciò che a me risulta “stonato” è proprio l’uso di “dignità” come se fosse un possesso della persona, e l’idea che la dignità umana di una persona possa variare col tempo o le circostanze. Le parole sono importanti, mi pare. La Persona è sempre degna in se (non possiede una dignità come non possiede la sua vita) dal momento che è, e tale dignità non è stabilita da qualcuno, nemmeno dalla persona stessa, e non ci sono gradi diversi di dignità.
          Come ho già detto precedentemente a me non preoccupa la vita delle persone che rischiano di diventare vittime di atti o omissioni eutanasiche perché sono sicuramente con Dio, ma l’anima delle persone che possono essere portate a pensare da certi modi di dire che in certi casi tali atti siano moralmente accettabili, e il rischio con questi modi di dire è alto. Quello che mi spaventa è a cosa può portare tutto ciò. A cosa sta portando.
          Perdonate il mio insistere sulle parole, perdona Simon per la mia particolare noiosità, ma vi assicuro, non sono mossa da odio o disprezzo verso qualcuno, ne verso il lavoro di qualcuno (medici o giudici o legislatori). Solo percepisco un pericolo incombente.

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          • @Lidia, è un pericolo reale…

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          • Non mi annoi per niente LidiaB: c’è una linea sottile tra astensione virtuosa e ommissione colpevole ( è l’oggetto dell’articolo seguente a questo).
            Solo il maturare delle virtù umane di chi è chiamato a giudicare di una situazione specifica permette di non travalicare colpevolmente da un atteggiamento all’altro.
            In Pace

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            • “solo il maturare delle virtù umane di chi è chiamato a giudicare di una situazione specifica permette di non travalicare colpevolmente da un atteggiamento all’altro”

              Senz’altro condivisibile questa affermazione: ma il maturare delle virtù umane non è così scontato se non esiste più una Norma a cui guardare come il Bene. Se cioè ricadiamo nel “ciascuno ha la sua idea del bene e del male”, le virtù umane per esempio di un giudice possono anche maturare ma magari nella direzione sbagliata. La storia è piena di esempi di uomini virtuosi e persino eroici ma .. nella direzione sbagliata! Vedi gli spartani che eroicamente tutto sacrificavano all’amor di patria, o certi comunisti, veramente eroici, che tutto sacrificavano al partito,
              Dunque non è la virtù individuale di chi la compie che fa il discrimine fra una azione sbagliata ed una giusta ma un criterio di verità che è insito nell’azione stessa.Per assurdo un giudice meno virtuoso e magari anche per nulla virtuoso può prendere una decisione giusta perchè conforme alla Verita’ e un giudice personalmente virtuosissimo inveve prendere la decisioni sbagliata perchè non conforme alla Veità.
              Mi sembra che Simon fidi troppo nelle virtù umane personali di medici, giudici e di chi deve decidere e metta in secondo piano che per ogni decisione esiste una Verità e non solo delle opinioni relative , e che dunque tale Verità ( per esempio la vita è sacra sempre e nessuno può toglierla se non Dio, come ha detto anche papa francesco) deve guidare le azioni .

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              • Che poi è il dialogo fra Gesù e Pilato. Pilato era presumibilmente un uomo virtuoso come anche Caifa e i grandi sacerdoti ebrei , che agirono seguendo la loro “idea del bene e del male2 per il best interest del popolo ebraico però non hanno riconosciuto la Verità e il loro giudizio è stato sbagliato. sbagliato non perchè non avessero “maturato le virtù umane” ma perchè non hanno riconosciuto la verità.

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          • LidiaB, il problema è che tu parti dall’assunto che ci troviamo di fronte ad una “vittima di atti o omissioni eutanasiche”. Dai cioè per scontato che quanto è accaduto ad Alfie è eutanasia, e da questo prendi spunto.
            Sull’argomento più volte siamo tornati per dire che il fatto che ci trovassimo di fronte a eutanasia o accananimento terapeutico, stante la complessità della materia e la nostra incompetenza nonchè lontananza dai fatti, è assolutamente ingiudicabile da noi, a cui manca peraltro la responsabilità di farlo, con tutto quello che ne consegue dal punto di vista etico. Quindi il tuo presupposto è secondo me improrpio.
            Ed in ogni caso la parola “dignità” contiene tanti e tali significati che cercare di capire il senso profondo di cosa intendesse il giudice mi pare un po ardito e forzato, visto che tra l’altro non siamo madrelingua.
            E’ ovvio che in una sentenza così delicata si cerchino le giuste parole, e non è facile farlo.
            La vera stortura di questa vicenda è che di Alfie è stata data una idea falsa.
            Alfie era malato “di una forma grave di encefalopatia epilettogena, o sindrome di Ohtahara, un’encefalopatia epilettica progressiva infantile, che colpisce fin dai primi mesi di vita e che non ha un’unica causa certa. Questa patologia neurologia è estremamente debilitante, e comporta la comparsa di crisi epilettiche (intrattabili e progressivamente sempre più gravi)”.
            Nella mia vita ho avuto la triste esperienza di subire 4 crisi epilttiche all’età di 20 anni circa, lungo la durata di un anno. Ti posso garantire che si tratta di una esperienza micidiale… Mentre si cammina, o si parla, o si gioca a calcio (come è successo a me), ci si ritrova col corpo improvvisamente bloccato e irrigidito, la mente che pensa ancora per qualche secondo (cosa mi succede?!?) e dopo tutto buio, e ci si ritrova sdraiati per terra o sul campo, con la gente intorno che ti guarda allibita come a dire “ma allora non è morto” . e ti fa capire che hai fatto chissà cosa nel periodo di qualche minuto in cui eri senza coscienza. Dopo di che ti alzi , vomiti e poi , se non vai in ospedale perchè hai qualche ferita o escoriazione che ti sei fatto da solo, torni a casa e ti metti a dormire senza sogni per 12/14 ore di seguito. Perchè è come un tilt elettrico. Come un corto circuito a fronte del quale il cervello si spegne e si riaccende, e mentre si spegne spara segnali elettrici impazziti a tutti i muscoli, che a quel punto fanno quello che gli pare.
            Pensare di subire più crisi in breve periodo o addirittura al giorno è un pensiero terribile, assurdo, insostenibile. Non mi stupisce che dopo tutti questi mesi i medici abbiano stabilito che il cervello di Alfie fosse ormai irrimediabilmente danneggiato. E non mi stupisce neppure che ormai il corpo fosse insensibile alle cure preventive per l’epilessia (di solito barbiturici) che io ho ingerito in dosi sempre minori per circa 20 anni.
            Quindi Alfie non era un tranquillo bambino addormentato con problemi respiratori, ma un bambino pesantemente malato che in maniera irreversibile ed incurabile subiva continue crisi celebrali ed epilettiche, a stento limitate dai farmaci, e in conseguenza delle quali il cervello perdeva progressivamente la sua capacità gestionali volontarie ed involontarie, e che veniva sostenuto anche con ausili di ventilazione.
            Questo è il panorama di partenza sul quale medici e giudici si sono mossi : Un bambino incosciente, senza terapie efficaci, destinato a crisi sempre più forti e frequenti, ventilato artificialmente e sostenuto da farmaci.
            Non ti piace la parola dignità ? Scegliene un’altra che descrive quello che Alfie sarebbe diventato proseguendo così. Ma risponditi da sola: continuare a sosterlo era certamente il “migliore dei suoi interessi”? Certamente era il “migliore degli interessi” per genitori, amici, parenti, Alfie Army, Web, Social, Telegiornali, etc etc. Ma lasciami il dubbio che fosse il “migliore degli interessi” di Alfie… Facciamoci sempre venire qualche dubbio…

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            • Opinione del prof. Haas riguardo la malattia di Alfie, così come riportata nella sentenza:
              “In summary i t is clear – based on my assessment and on these reports – that Alfie suffers from a progressive, very likely ultimately fatal neurodegenerative disorder of so far unknown origin. There have been numerous test performed, unfortunately without any possibility to give the disease a known name (maybe this disease will be ultimately named after him – Alfies disease).”

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            • Mente Libera, sono un medico e quindi ti parlo con cognizione di causa. Ad Alfie non e’ stata fatta nessuna diagnosi dai medici dell’Adler Hey Hospital. Non c’ e’ stata diagnosi .Di nessun tipo. Ancora non si sa da cosa fosseaffetto. Dopo l’ estubazione e’ sopravvissuto e ha respirato autonomamente. Che io sappia Per terminarlo hanno dovuto fargli dei farmaci.
              Presumibilmente ( PRESUMIBILMENTE! ) secondo i medici dell’ Adler H3y Hospital , che non hanno capito cosa avesse, non sarebbe mai guarito e dunque meglio terminarlo. Sai tu quanto percentuale di errore c’ e’ in una PREVISIONE medica? Sai tu quanti si sono sentiti dire morra’ tra un anno e campano ancora dopo dieci anni? Sai tu quante donne si sono sentite consigliare di abortire perche’ il feto era sicuramente malformato, non l’ hanno fatto e il feto e’ nato SANO?
              La medicina non e’ una scienza esatta e l’ organismo umano non e’ un ROBOT. Gli sbagli dei medici sono innumerevoli e per la gran parte , passano via inosservati e da nessuno denunciati.Per la MASSIMA PARTE!
              La vostra fiducia “ assoluta” negli esperti medici come coloro che possono decretare dall’ alto dell’ Olimpo se una vita e’ degna e’ dignitosa e se il best interesse e’ la morte, e’ una fiducia puerile e assurda .
              Come disse Chesterton Quando
              si smette di credere in Dio si crede in qualunque cosa.
              Vi siete fatti della “ scienza” degli esperti un feticcio. Facendo parte della categoria e conoscendo i miei colleghi medici mi viene da ridere per non piangere…..

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              • Giacomo, devo dire che un medico che utilizza il vocabolo “TERMINARE” verso dei colleghi mi mancava.
                Mi permetto , basandomi sul tuo modo di esprimerti , di dubitare dell’effetiva esistenza di questa carica che ti sei autoassegnato, e che è inverificabile , ma tutto può essere.
                In ogni caso anche il medico tedesco ha dichiarato che “Alfie suffers from a progressive, very likely ultimately fatal neurodegenerative disorder of so far unknown origin”. Cioè una malattia fatale, anche se di origini sconosciute. Io ho solo citato il sintomo epilettico, che è un fatto osservabile (non opinabile).
                Poichè ritieni (senza prove) che Alfie si stato assassinato da una iniezione letale, altrimenti sarebbe a giocare in giardino col pallone, credo che il colloquio con te possa difficilmente essere fruttuoso, essendo fondato su tue apodittiche affermazioni. Quindi lo termino qui.

                Salve

                P.S. Più rileggo il tuo post e più mi convinco che se tu sei un medico io sono un astronauta.

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            • Se però @ML è vero che “…stante la complessità della materia e la nostra incompetenza nonchè lontananza dai fatti, è assolutamente ingiudicabile da noi, a cui manca peraltro la responsabilità di farlo, con tutto quello che ne consegue dal punto di vista etico.
              non ti lanciare poi in una teorizzazione ricca di particolari che parte unicamente dalla tua personale esperienza.

              Tu non eri affetto dalla stessa patologia di Alfie, giusto?
              Avere avuto sintomi similari non significa poter giudicare clinicamente la situazione di Alfie.
              Quindi applica anche al tuo pensiero lo stesso metro che vorresti altri applicassero.

              Io poi non metterei gli “interessi” (già la parola stona) dei genitori di Alfie con quelli (ammesso che di “interessi si possa parlare) del resto del mondo…
              Non mi pare proprio cosa accettabile.

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              • Bariom, mi sono espresso male. Non volevo assolutamente accusare i genitori di qualcosa. Era solo una chiosa venuta male.
                Invece per ciò che concerne le crisi epilettiche, io non sono certo malato come Alfie ma ho portato la mia testimonianza solo per raccontare cosa accade in una singola crisi epilettica, in modo che sia in qualche modo percepibile cosa significa subirne centinaia.
                L’ho fatto soltanto per contrastare la sottovalutazione delle condizioni cliniche di Alfie, che spesso viene descritto come una bambino che , pur inguaribile, vivesse serenamente.
                Il giudice ha fatto una disanima attenta delle condizioni di vita che aveva Alfie (attaccato ad un respiratore e con crisi epilettiche continue che avevano già danneggiato il cervello) e quelle che si prospettavano per il futuro (attaccato ad un respiratore con crisi epilettiche ancora più frequenti ed il cervello ancora più danneggiato). Occorre leggere tutta la sentenza, non solo singole parti.
                Salve.

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              • E’ il non semplice dilemma del “cosa è *degno* agli occhi di Dio?”…
                Il dilemma è capire quale sia la Sua volontà ed accettarla.

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                • Se si sta in “ascolto” non è un gran dilemma…
                  Può diventarlo quando ci arrabattiamo sulla Sua volontà rispetto la vita altrui, ma spesso non è affar nostro.

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            • ML, nel mio precedente non mi occupavo di stabilire se c’è stata eutanasia o meno, o cos’è eutanasia e cosa non lo è, bensì di portare l’attenzione sul fatto che un certo linguaggio denota un certo pensiero, nel caso in oggetto, che sia facoltà delle persone umane vive stabilire cos’è persona umana viva e degna. A mio parere con questi casi-limite Dio ci vuole impartire una lezione importante, con i suoi metodi un po’ drastici come al solito, ed è proprio che noi non possiamo stabilire cos’è la persona umana viva e degna e che non ci sono gradi di essere vivi, umani, persone o degni. La persona umana viva è o non è (un embrione non è meno persona umana di un bambino, ne quest’ultimo meno di un adulto; una persona umana che necessita di apparecchiature per rimanere in vita non è meno persona umana, ne meno viva, ne meno degna di me o te che presumo vivi non attaccato a macchinari) e ogni persona perché tale è degna. E tale dignità, come l’essere vivi o persone umane, non sta ne a medici, ne a giudici, ne a genitori, nemmeno al soggetto stesso stabilirla (l’aultodeterminazione e l’eterodeterminazione sono due facce dello stesso modo erroneo di concepire la persona umana), ne è nelle loro disponibilità. Tale dignità è di Dio e solo sua, a noi resta solo di accogliere il mistero delle vite che ci potrebbero sembrare “meno” degne, ma delle quale in fondo non possiamo sapere niente (l’essere degno di una persona umana viva esula dalle competenze di chiunque, medici, giudici e genitori compresi). Come al solito, finché non impareremo questa lezione molte persone umane vive soffriranno fino alla morte. Ma non saranno perse, perché probabilmente lui prepara un posto speciale per loro in quanto “apostoli” prediletti che annunciano un suo messaggio, che poi è sempre quello: amare l’altro come Lui ci ama, soprattutto quando siamo tentati di non riconoscere un altro in un corpo inerme e attaccato a macchinari.

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              • E’ il non semplice dilemma del “cosa è *degno* agli occhi di Dio?”…

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              • Lidia, pur capendo il tuo punto di vista , esso porta a stabilire che di fatto non esiste il concetto di accanimento terapeutico.
                Se il compito dato da Dio agli esseri umani è quello di mantenere in vita (in qualsiasi situazione di vita) tutti quanti costi quel che costi, allora questo va fatto ricorrendo ad ogni mezzo medico conosciuto, invasivo o meno, artificiale o meno, e per sempre.
                La Chiesa ha dato delle regole per capire fino a quando ci si può spingere a sostenere artificialmente una vita, prima di accettare il fatto di non poter evitare la morte.
                Personalmente di fronte al mistero di quei momenti finali mi arrendo, ma di certo non sono personalmente soddisfatto da una visione che non tenga conto della possibilità di interrompere le cure ad un certo punto , come previsto dalle legislazioni e dalla Chiesa.
                Giustamente Bariom dice : Ma cosa è degno agli occhi di Dio ?
                Cioè…siamo proprio sicuri che sostenere sempre e comunque, anche con mezzi invasivi, situazioni come nel caso di Alfie, sia fare il volere di Dio , posto che fino a pochi anni fa si sarebbero risolte con la morte naturale già molto prima , e senza aggiuntive sofferenze?
                Non lo so. Ma è una domanda da porsi !
                Sopratutto la domanda da porsi è se questa insistenza terapeutica (non a caso chiamata accanimento) non sia in realtà una azione che venga sopratutto dall’evitare un dolore alle famiglie , agli amici , etc etc. A noi insomma che restiamo vivi, e che non sopportiamo di veder morire un bambino, sicchè vorremmo tenerlo sempre con noi, anche se di fatto non è più con noi, e non sa neanche di esserlo!
                Tu parli di vita sempre degna, ma il problema è che sarà sempre più difficile stabilire cosa è effettivamente una vita umana, di fronte a corpi mantenuti artificialmente da macchine che ne sostituiscono perennemente le funzioni vitali, con incoscienza e insensibilità totale e disfacimento progressivo ed inesorabile. C’è un momento, anche prima che la “macchina” si fermi da sola per disfacimento totale di ogni componente, in cui si può dire che quella non sia più una “vita umana”, ma forse solo una “vita biologica”? Il rischio è che il malato diventi da “soggetto” ad “oggetto” del desiderio consolatorio di altri, che vogliono resti apparentemente vivo il più possibile.
                Non lo so…ma certo è una situazione che il futuro renderà sempre più frequente.

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  20. Mi sembra che il discorso di Lidia ponga in evidenza la differenza tra la questione morale e la questione tecnica relativa alle malattie incurabili: dal punto di vista morale ha ragione nel dire che un cristiano non si pone la domanda (come fanno atei, agnostici…) “se una vita in certe condizioni è DEGNA…” perché la risposta è scontata, ogni vita è degna di essere vissuta perché ogni creatura è “immagine di Dio” e nessuna condizione può togliere questo dono; diverso è il punto di vista tecnico, per cui anche la Chiesa parla di accanimento terapeutico: non c’è giudizio sulla vita del malato, ma il giudizio è sulle cure, appropriate o efficaci o proporzionate nell’alleviare la sofferenza. Se un trattamento medico è così invasivo da peggiorare la situazione del malato senza avere alcuna possibilità di intervenire sulla malattia allora il cristiano ha il dovere di prendere in seria considerazione il giudizio tecnico di “accanimento terapeutico”, perché un cristiano difende e si prende cura di ogni singola vita, ma non protegge LA vita passando sopra le persone… la vita viene da Dio e a Lui appartiene.
    Nel caso di Alfie, come già in quello di Charlie, non c’è stata chiarezza nella comunicazione e nell’uso di certi termini, prima di tutto a partire da medici e giudici. Forse pensavano in buona fede che mescolando il piano morale e quello tecnico fosse più facile per i familiari accettare la decisione, ma a mio parere non sono riusciti a far capire il loro punto di vista, nel senso del loro punto di osservazione sulla vicenda (che è legittimo ma non è l’unico possibile). E il resto l’hanno fatto tutti quelli che hanno commentato (giornalisti, ideologi, fomentatori…) che hanno utilizzato un punto di vista ideologico e colmo di pregiudizi…

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  21. “C’è un momento, anche prima che la “macchina” si fermi da sola per disfacimento totale di ogni componente, in cui si può dire che quella non sia più una “vita umana”, ma forse solo una “vita biologica”?”
    Grazie, ML, proprio questo mi sembra il punto, c’è questo momento? Probabilmente c’è ma noi NON LO SAPPIAMO, è questo che ci costa tanto ammettere, ci sono cose che non sappiamo e tutta la tecnologia, che come ben dici renderà sempre più frequente la questione, non ci aiuta a capire. Quando non capiamo possiamo soltanto affidarci e agire se dobbiamo secondo il principio di precauzione. Anche perché negli ospedali l’accanimento terapeutico è più raro di quanto si pensi. La situazione mi ricorda il caso di tutti gli embrioni congelati risultato delle tecnologie riproduttive moderne. Non è moralmente lecito eliminarli, ne impiantarli, sono li come monito, come interrogativo.
    Tempo fa su questo blog c’era un articolo di Basti sul problema mente-corpo-persona, ricordo che a un certo punto accennava al fatto che la tecnologia attuale di “lettura” dell’attività cerebrale non è in grado di rilevare tutta l’attività negli stati vegetativi, potrebbe essere che ciò che si legge come “rumore di fondo” sia in realtà un certo tipo di attività. Scusate il linguaggio poco tecnico, potrebbe essere interessante riproporlo (è possibile?).
    Grazie a tutti di tutti gli spunti di riflessione su questo argomento.

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    • “Anche perché negli ospedali l’accanimento terapeutico è più raro di quanto si pensi.”
      Non credere Lidia… anche se non voglio generalizzare e neppure ho “dati numerici” da presentare, mia moglie che in ospedale ci lavora, mi racconta che non di rado sono i parenti di chi è ad uno stato “terminale” di qualsivoglia patologia, che insistono con i medici per questo o quell’altro trattamento, impreparati o non arresi come sono, all’idea che il proprio caro lasci questa vita anche quando il paziente-parente è decisamente avanti con gli anni.
      Si obietterà, che i medici non sono certo obbligati a fare ciò che i parenti chiedono, ma la realtà oggi è che sono talmente tante e talmente ordinarie, le denunce ai medici difronte alla morte (anche inevitabile) di un parente, che i medici si guardano bene dal sottrarsi alle pressioni.

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      • Bariom un medico non puo’ che accogliere le richieste di cura dei familiari di un paziente. Sono un medico e ho fatto il Giuramento di Ippocrate. Un medico non puo’ mai anteporre le proprie opinioni o considerazioni tipo” meglio sarebbe se questo paziente morisse” al suo lavoro che consiste nel curare,fino all’ultimo, accompagnando il paziente alla sua fine naturale non accelerandone la morte. Non spetta al medico dare giudizi sulla “ qualita’ “ della vita dei pazienti come parametro per accelerarne la morte. La differenza molto semplice fra accanimento terapeutico ed eutanasia e’ facile da definire: l’ accanimento terapeutico sono terapie del tutto inutili a migliorare la salute del paziente e per di piu’invasive E/o dolorose per il paziente stesso. Fare delle terapie inutili e che causano sofferenza e’ accanimento terapeutico. L’ eutanasia invece sia attiva che omissiva consiste nell’ accelerare la morte del paziente invece di aspettare la sua fine naturale. Accelerar e la morte di un paziente si puo’fare sia attivamente , iniettando dei farmaci per fare morire. Sia passivamente omettendo di dare al paziente cio’ che e’ necessario alla vita, come l’ossigeno, l’ idratazione,la nutrizione.
        Al contrario di quanto dici tu la mia esperienza di medico e’ che e’molto piu’ frequ ente negli ospedali l’eutanasia soprattutto omissiva e passiva anche se nascosta e non resa nota , piuttosto che l’accanimento terapeutico. I parenti piu’ spesso vivono gli anziani come un peso e non vedono l’ ora che se ne vadano all’ altro mondo. . Spesso i medici danno un aiutino ad accelerare la “ dipartita” del congiunto. Tanto meglio per lui che muoia al piu’ presto….Questa e’ eutanasia. Sai quante eutanasie sil,enziose e non pubblicizzate accadono ogni giorno soprattutto negli “ hospice” ?
        Nel caso di Alfie, non c’ era accanimento terapeutico. Infatti non venivano fatte al bambino terapie inutili e dolorose. Una volta staccato dal respiratore Alfie e’vissuto ed aveva solo bisogno di ossigeno, idratazione, nutrizione.Non gli e’ stata data per 36 ore.
        Prova caro Barion a non innaffiare con questo caldo un fiorellino sul tuo davanzale. Il fiorellino dopo due giorni e’ appassito e dopo anche se lo innaffi non si riprende piu’ ,e’ ormai seccato.
        Se non innaffi il tuo fiorellino e questo muore, cosa e’eutanasia o smettere l’ accanimento terapeutico?

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        • Caro Giacomo forse mi sono espresso male io o forse non hai compreso il senso del mio intervento, che nel succo era pro-medici non contro i medici…

          La differenza molto semplice fra accanimento terapeutico ed eutanasia e’ facile da definire: l’ accanimento terapeutico sono terapie del tutto inutili a migliorare la salute del paziente e per di piu’invasive E/o dolorose per il paziente stesso. Fare delle terapie inutili e che causano sofferenza e’ accanimento terapeutico.

          Infatti a questo mi riferivo laddove i medici si rendono ben conto dell’inutile aumento di sofferenze, ma sono pressoche “costretti” a intervenire…
          (esempio? Dialisi a paziente che NON ne trarrà alcun beneficio e che anzi rischia di vedere ulteriormente ridotto il poco tempo che gli rimane, tempo che lui come i parenti, potrebbero dedicare a qualcosa di umanamente se non spiritualmente molto più fruttuoso).

          Ma mi ripeto, se non fossi stato chiaro, non è una nota di demerito per medici, né sono qui a giudicare l’aspetto morale di chi eventualmente non prende posizioni diverse per timore di ritorsioni (vede denunce).

          Spero di aver chiarito

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    • Penso che dobbiamo essere attenti quando mettiamo in relazione tecnologia che è operato umano con l’etica che è propria della natura umana.
      In altre parole la tecnologia di per sè non ha nessuna valenza etica altra che quella che noi umani gli diamo: la tecnologia può portare a nuovi problemi ma mai a soluzioni etiche in quanto tecnologia.
      Il problema di sapere quando avviene la morte di una persona è una questione che rileva non tanto del batto cardiaco di per sè, o dell’attività cerebrale, neuronale o altra: in fin dei conti la tecnologia potrà solo dire che certe funzioni non sono più operazionali , ma non potrà mai rispondere e garantire la vita o la morte, il grado di autocoscienza dell’individuo investigato.
      Come ben dici, la tecnologia non ci aiuta a capire cioè a sbrogliare la matassa etica che ha da essere esaminata. La matassa etica rileva del suo incontro con la persona che ha da prendere una decisione e tale matassa sarà tanto meglio districata quanto più tale persona è virtuosa: non sono sicuro per niente che il principio di precauzione possa essere considerato come il sommo e unico e finale principio da tenere in conto, in quanto il suo utilizzo estremo può rivelare, in alcuni casi, dell’assenza della virtù di prudenza e di coraggio.
      Ci sono situazioni nella vita (la maggior parte di esse) dove si deve prendere il rischio, prudentemente valutato, di agire in un certo qual modo: ad esempio in caso di accanimento terapeutico, un principio di precauzione usato all’eccesso avrebbe come conseguenza il protrarsi di tale accanimento il che è una cosa non buona in sè.
      Tutto quindi gira intorno alla virtù della prudenza, cioè la capacità di guardare tutti i risvolti della matassa etica in questione e a valutarne le varie conseguenze: da dove anche l’importanza della competenza professionale e della conoscenza del caso di prima mano.
      In fin dei conti, alla fin fine, tutto è una questione di “common sense” quando si ha da prendere una decisione etica: buon senso distaccato da ideologie e che ha il coraggio di guardare la realtà in faccia per quella che è, con o senza tecnologia.
      In Pace

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  22. Lidia, è proprio qui che interviene la Chiesa.
    L’uomo è chiamato, in tutto il vangelo, ad operare la Giustizia. E chi opera la Giustizia ha il DOVERE di fare delle scelte differenziate a seconda dei casi.
    Non si può permettere di dividere matematicamente il bianco dal nero, altrimenti si tratterebbe di una giustizia sommaria. Per questo la Chiesa chiede di valutare, all’interno di certi parametri, caso per caso, assumendosi la responsabilità della scelta
    D’altra parte tutta l’opera della Chiesa è in questo senso.
    Pensa ad Amoris Laetitia. In fondo quanti fedeli rientrano numericamente nella casistica che prevede che alla fine possano avere l’eucarestia. Se ben si guarda ai mille distinguo ed alle mille cautele, si può immaginare che siano pochissimi. E pensando alle mille polemiche che inevitabilmente sono sorte con quel documento, la Chiesa ed il Papa , tutto sommato , potevano anche dire : lasciamo stare, per pochissimi non ne vale la pena!! Quanti di noi avrebbero detto così ?
    Ma anche quei pochissimi sono figli di Dio, e meritavano Giustizia, cioè di essere valutati per tutto quello che AL dice, e non solo per quello che formalmente si vedeva!
    E quindi la Chiesa ha agito perchè, per il loro bene, ci fosse una differenziazione.
    Ovvio che ogni scelta comporti un rischio, ma non scegliere mai comporta una ingiustizia certa. Lavarsi le mani di fronte a situazioni a volte così drammatiche (come il caso Alfie, ma anche tanti altri) è sicuramente più comodo. Pilato non scelse, ed infatti non è passato alla storia per la sua giustizia, ma per la sua ignavia.
    Ed i medici ed i giudici del caso Alfie, in fondo, se non avessero scelto si sarebbero risparmiate tante offese e tante critiche, e chi avrebbe potuto dirgli nulla?
    Bariom lo ha detto : per quieto vivere e per timore di ritorsioni , quanti medici italiani, anche in questo momento, seguono le pressioni delle famiglie e continuano terapie invasive infinite?
    Salve.

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  23. Simon, siccome stai costantemente censurando i miei interventi nei quali cerco di provare che per Alfie si è trattato di eutanasia, ti sarei grato di citarmi i passaggi della sentenza dai quali tu ricavi che invece si è trattato di far cessare l’accanimento terapeutico: non dirmi che non sei in grado di farlo…

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    • Non puoi provare che c’è o non c’è stata eutanasia: è un giudizio che tu non hai il diritto, oltre al fatto che non hai le competenze, di enunciare per le ragioni già da me esposte in lungo ed in largo, in questo thread come nel seguente e che non andrò ripetendo anche se, senza colpa tua, tu non fosti capace di capirle.

      Penso che, se già non sei capace di intendere le cose arci-lineari che espongo con somma semplicità in questo blog e di assimilarle (per poi dibbatterne, anche criticamente, perchè no?), è perfettamente normale che tu non sia capace di fare il legame tra la sentenza del giudice inglese e la nozione di accanimento terapeutico. Cioè, davvero, non posso aiutarti: ad alcuni le orecchie sono tappate ad altri il loro comprendonio, e questo affinchè non si salvino il giorno del Giudizio: è tutto il mistero della predestinazione: alcuni capiscono, altri non possono o non vogliono, e questi ultimi non li possiamo obbligare.

      E, infatti, non desidero, oltre che non posso, obbligarti a capire: non conosco il tuo problema e te lo devi gestire da te; mi spiace profondamante dirtelo, ma debbo essere onesto, soprattutto intellettualmente, con te.

      Va a vedere su altri blogs con gente che ha forti limiti simili ai tuoi; forse li sarai più felice, perchè sarete tra di voi a raccontarvele e suonarvele e giocarvele come vi pare e piace. Onestamente, e sommessamente, non credo che tu possa trovare qui un qualunque giovamento vista la tua incapacità ad assimilare altrui punti di vista prima di entrare in discussione con lo scopo, cristiano, di una dinamica fruttuosa.

      Va in Pace!

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