Blog dei blogs: breve rassegna web – 45

Negative WWW

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Rapidissimo post, dedicato all’attualità cattolico cristiana sparsa nel web, con la consueta lista di articoli consigliati. Al volo, si parte con il caso Minutella:

La Stampa
Galeazzi riporta in questo buon articolo i fatti. Inutile dire che stiamo dalla parte del Vescovo perché per quanta ragione possa avere un sacerdote, egli ha comunque un dovere di filiale rispetto e di obbedienza nei confronti del Vescovo che lo nominò o che gli è capitato oggi. Non che gli debba necessariamente anche la stima, ma obbedienza e stima non sono due cose uguali o che corrono parallele. E certe cose è meglio se vengono “lavate in casa”, senza farsi forza con il popolo se possibile. Non lo so, la vedo così. Il rischio scisma alla Lutero (senza un Lutero e il suo spessore teologico, con buone illuminazioni riconosciute anche da teologi come Benedetto XVI nonostante gli errori immani) è alto. Il problema non è solo il Don, ma chi lo segue. Chi lo segue? Beh…

Chiesa e post Concilio
ad esempio. Torno dopo secoli su quel blog. Il clima non mi pare cambiato molto così come non è cambiata la possibilità di trovarvi delle notizie di non facile reperibilità, ovviamente da rileggere con il “traduttore” in modalità ON. Cito questa riflessione della Guarini sul caso perché mi pare una buona cartina tornasole per comprendere la forma mentis in atto in quella frangia cattolica che so potrebbe definire tradizionalismo “rigoroso”. Si dice che Don Minutella sia stato allontanato per “generico attentato all’unità della Chiesa” (mica poco…) e non per le sue idee che, mi paia si faccia intendere, sono necessariamente inattaccabili. E fra un “modernista” di qua e un “modernismo” di là ecco che si forma l’idea che Don Alessandro sia un campione della dottrina e che non può essere smentito in sede razionale. Ma è così?

UCCR
Andiamo sul tabloid web di Luca Pavani e leggiamo un articolo al vetriolo opposto a quello della Guarini. Non troviamo spiegazioni sulle idee dottrinale di Don Alessandro, ma ci illustra bene quel che ha detto in omelia. Il problema è che retoricamente il momento omiletico non è esattamente il massimo momento della divulgazione accademico-scientifica… L’articolo è ottimo perché se da un lato non lesina frecciate immani al Don Minutella, dall’altro sottolinea come una situazione simile non nasca dal nulla, ma è spesso figlia di un lassismo di matrice uguale e contraria. UCCR fa un nome preciso, ma…

Isola di Patmos
Ma si scopre che non è solo! Ci pensa infatti con la consueta verve, mitigata da una misericordia davvero umana (non sto scherzando), il nostro toscanaccio Don Ariel a chiarire nettamente gli aspetti della vicenda: da un lato demolisce parte della dottrina portata avanti da Don Alessandro parlando di marialatria, metafisica traballante, fondamentalismo e letteralismo biblico, citazioni tomiste risibili e chi più ne ha più ne metta (e così risponde alla nostra domanda), dall’altro parla di una situazione parrocchiale per certi versi inscresciosa e cita due casi di Don “all’avanguardia”, uno dei quali è proprio quello citato da UCCR.
Don Ariel consiglia al prete sospeso di far silenzio, ascoltare il Vescovo, prendersi due anni per fare un “format c:\” come si deve e rifarsi una vita verso il Paradiso. Serve umiltà e servizio, spesso confusa in momenti bui con la codardia e la negazione della propria coscienza. Lo stesso Don Ariel contemporaneamente non risparmia cannonate su questi due Don “all’avanguardia”, che paiono inclini ad una visione “di protesta” opposta a quella di Don Alessandro, eppure mai ripresi dal Vescovo stesso. Insomma, siamo alle solite vicende di politica ecclesiale. Una prece per Don Alessandro, un grazie a Don Ariel.

Nemo Rai2
Concludiamo con questo servizio di 10 minuti che la trasmissione Nemo dedica ai Lefevbriani & co. Non si inoltra in un reportage approfondito, diciamo che sorvola sulla superficie dell’oceano tradizionalista, ma ci sono stralci di interventi di alcuni Don tradizionalisti che potrebbero far notare la “verve” (eufemismo) con la quale vengono spesso disputate (eufemismo) le aperture (diciamo così) del Vaticano. Davvero interessante!

Andiamo al Caso Lovanio e Mercier.

Nuova Bussola Quotidiana
Capiamo il caso grazie alla NBQ. L’università si dichiara “cattolica” (sinistra italiana style?) ed è famosa per aver ospitato, fra gli altri, anche i domenicani più “intraprendenti” (eufemismo). E’ sulla bocca di molti pro-life perché pare sia arrivata ad un nuovo punto di rottura con la visione antropologica cattolica: tu professore (tal Mercier) dichiari che l’aborto è un omicidio? Fuori dalle palle! Questo almeno è quel che pare sia successo in soldoni. E già il fatto che “paia” a me pare una deriva, ma son di parte e son medievale, comprendetemi.

Cultura Cattolica
il blog di Don Mangiarotti riporta al riguardo un articolo al vetriolo. Boh, mentre lo leggevo io respiravo a pieni polmoni, ma io son di parte e son medievale e bigotto. Comprendetemi!

Tempi
Ci illustra cosa pare abbiano dichiarato i Vescovi per l’infelice (son medievale, comprendetemi) uscita dell’Amministrazione della Uni Lovanio: “Omicidio? Uuuuh, che esagerato!”. Sarà una rilettura del giornalista, ma a me la risposta dei Vescovi pare quanto meno acqua contro Mercier non contro il fuoco. Fra l’altro veniamo a scoprire che Mercier era nel mirino dopo aver tenuto un corso contro l’ideologia più cretidiota mai creata dall’idealismo gnostico nell’umana storia dell’universo. Al che ci fa andare direttamente a…

Giuliano Guzzo
In questo suo ultimo articolo ci fa sapere dei cosidetti bambini “libellula”. O meglio di una madre che apre un blog perché al figlio non piace Batman, ma il colore rosa e le bambole. Quindi? Quindi necessariamente è fluid. Domanda: ma dove razzo è il padre? Ma dove è quello che deve prendere quel bambino e portarlo in cima ad una vetta dopo due ore di cammino e 500 metri di burrone superati con le giuste paure e cautele? Ma non perchè “i maschi fan così e le femmine no” (figuriamoci, ho delle amiche che sui 6c+ ridono a scalare!), ma per portarlo lontano da casa, da quelle quattro mura in cui può solo che giocare alle bambole (o a quel che vuole), dalla madre che come ogni madre fa la madre (!), e fargli vedere il sole, farlo sudare, incitarlo a salire, urlargli di stare attento, dargli insomma un assaggio di mondo visto sotto gli occhi del maschio che è il papà! E poi sarà quel che sarà.
Un blog mi apre…

Silvana de Mari community
Moltissimi i contributi che i ragazzi della community stanno immettendo su web. Li state seguendo? Alcuni di questi, ad esempio quelli del prof. Gilberto Gobbi, finiranno nel secondo volume di ControCorrente che la Redazione sta preparando insieme ad Alessandro Benigni, curatore dell’opera.

Ma ora bando alle ciancie, squillino i tamburi, rullino le trombe. Arriva:

L’IMPRESCINDIBILE

ESD
Nuove uscite per la nostra casa editrice prediletta, una fra tutte la nuova edizione di “Amico della Verità” di Jean-Pierre Torrell, sacerdote domenicano considerato uno dei massimi esperti del pensiero di Tommaso d’Aquino. Qui l’anteprima del libro. Costa, come costano tutte le cose belle. In caso costi troppo oppure non vi fidate oppure il tono vi sembra troppo aulico e vi serve qualcosa di più divulgativo… beh, aspettate che esca il libro su Tommaso del nostro Adriano. Serve un poco di tempo in più. Attendete con ansia.

Avete altre segnalazioni da farci? Scrivetele as usual nei commenti!

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54 replies

  1. Il caso di don Minutella e’ tragico, perche lui e’ stato abandonato sia da suo vescovo e tanti fedeli modernisti e anche da i tradizionalisti. Ho letto che dice don Levi, e non mi ha piaciuto per niente. Forse don Minutella ha sbagliato, ma don Levi has looked down on him, faccendosi grande e superiore.

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  2. La vicenda di Don Minutella, unico parroco discutibile della chiesa di Palermo allontanato dal proprio vescovo, che lascia perfettamente al suo posto (vedi don Ariel) don Cosimo Scordato e don Fabrizio Fiorentino, mi lascia un retrogusto amarissimo.
    Mi spiego. Com’è noto don Minutella è il parroco “ribelle” al suo vescovo, che lo considera pericoloso per il suo continuo opporsi a una c.d. “falsa chiesa” (= problemi di obbedienza). Se passiamo a Don Scordato, notiamo però grossi problemi di dottrina (la benedizione della coppia di lesbiche in chiesa, con auspicio che la chiesa finalmente riconosca anche da par suo le unioni di persone dello stesso sesso); se passiamo a Don Fabrizio Fiorentino, c’è da rimanere perplessi di fronte alle sue foto in vacanza al mare in slip aderenti, vicino a una sventola di prima, nonché alla sua partecipazione ai convegni arcigay, e al noto tweet poco caritatevole nei confronti del card. Bagnasco (nel quale addolorato nota che muore Pannella, mentre altri continuano vivere; qui la fonte: http://palermo.blogsicilia.it/muore-pannella-e-non-bagnasco-la-frase-di-don-fabrizio-fiorentino/339018/ ).

    Quindi riassumendo: da un lato un problema di obbedienza all’autorità attuale (Minutella) dall’altro problemi in ordine alla castità, alla povertà, alla dottrina… alla carità nei confronti di un povero presule ormai disarcionato dalla carica, che non ha più l’autorità di un tempo (alzi la mano chi su Bagnasco pensa il contrario, e me lo dimostri).
    …ebbene il vescovo Lorefice chi decide di punire? naturalmente chi è reo della sola mancanza di disobbedienza. Sono sei mesi che si sia cosa ha combinato in Chiesa don Scordato (su questo sito lo avevo segnalato io, Minstrel, se vuoi ti cito il post; mi avevi anche risposto) e Mons. Lorefice non ha fatto nei confronti del sacerdote nessun intervento, di alcun tipo. Un intervento nei confronti di Don Fiorentino è stato fatto, cioè quello di… nominarlo componente della commissione per applicare Amoris Laetitia (qui :http://www.lafedequotidiana.it/larcidiocesi-palermo-apre-alla-comunione-ai-divorziati-risposati-nel-solco-della-amoris-laetitia/ )
    C’è una parola per definire tutto questo, e si chiama clericalismo. Per questo mi spiace, caro Minstrel, che un sito come UCCR, gestito da laici, abbia fatto quell’articolo al vetriolo. Una gerarchia che tende sempre a proteggersi (vedi Scordato, Fiorentino) fuorché quando tu gli parli contro… da laico, mi pare indifendibile.
    Un Marco N. profondamente deluso

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  3. Ciao a tutti. Il caso Lovanio è del tutto in linea con l’andazzo più che trentennale della chiesa belga, imprimatur del 19.11.2016 compreso… Un’esemplificazione dello status ecclesiae la troviamo qui tradotta:
    https://giovannimarcotullio.com/2017/04/07/aborto-belgio-mercier-lausberg-dupuis-lambert/
    p.s.
    Il blog linkato è di estremo interesse (e, per le cui benemerenze, al curatore volentieri perdono la sua difesa d’ufficio di Rahner, chez blog Miriano); pars pro toto, questo post, che parte dalla questione pecuniaria e finisce per dirne quattro sull’attuale (e anch’esso più che trentennale) sfacelo liturgico che coinvolge immagini e testi…

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  4. Scusate, faccio solo una prova per vedere se funzionano i commenti

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  5. Scusate se vado un po’ fuori argomento, ma che ne pensate di questo articolo riguardo alla società dopo il Concilio: http://www.cattonerd.it/2017/04/18/cattolicesimo-post-concilio-cosa-andato-storto/

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    • Bellissimo artìcolo, in larga parte condivisibile, fatta eccezione per alcuni punti. Concordo in particolar modo riguardo alla sua menzione della bellezza, e della sua importanza (purtroppo le nuove Chiese che vengono costruite sono talmente orrende che tutto ispirano meno che senso del sacro).

      Tuttavia manca una menzione importante di ciò che sta rovinando il cattolicesimo: l’arminianesimo.

      La stragrande maggioranza dei cattolici non l’ha mai sentita nominare, questa eresia; nondimeno ne condivide funestamente quasi tutti i “canoni”. Di più, è convinta che la Chiesa Cattolica stessa insegni detti “canoni”.

      Ed è un bel problema, per vari motivi che adesso sarebbe lungo (nonché OT) spiegare.

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      • Orsù… qualcosa di valido lo si trova.

        http://ceuntempoperognicosa.wordpress.com/2012/12/03/chiesa-di-san-josemaria-escriva-balaguer-citta-del-messico/

        Poi dipende dalla concezione che si ha del bello, ecc, ecc. 😉

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      • Vorrei capire meglio questa storia dell’arminianesimo. Si potrebbe chiedere il permesso ai moderatori di avviare l’OT. Qualora il permesso fosse negato, naturalmente, rispetteremo la decisione dei mod. 🙂

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        • @Bariom

          Non è poi così male quella Chiesa. Ma, diciamo, che si allontana abbastanza da ciò che considero bello nel vero senso della parola. Devo anche dire, poi, che se il concetto di bello è in una certa misura soggettivo, è altrettanto vero che ciò che è davvero bello è difficile che non venga riconosciuto come tale in praticamente tutti i casi.

          @Alessandra

          Il tema è complesso, diciamo che l’arminianesimo è figlio bastardo del molinismo tanto quanto calvinismo e giansenismo sono figli bastardi del tomismo.

          Non a caso sia tomismo che molinismo sono abbracciabili da un cattolico, che può scegliere tra queste due posizioni non avendo la Chiesa preso posizione definitiva, mentre invece giansenismo, calvinismo e arminianesimo sono eresie.

          Spiegare il perché quest’ultima sia particolamente pervasiva e dannosa, oggi, tanto quanto il giansenismo secoli fa (portando, sorprendentemente, ad esiti simili e ad un “modus cogitandi” molto simile in chi lo abbraccia, ulteriore conferma che “gli estremi si toccano”), è complesso, ma ci proverò, se i padroni di casa daranno l’ok.

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          • @Cicero, per capire mi piacerebbe avere un esempio di ciò che tu consideri “bello” 😉

            Io amo il Romanico, Tardo Romanico e il Gotico, parlando di Architettura Sacra, ma, come hai letto, anche cose decisamente più moderne…

            D’altronde si potrebbe pensare alla riproposta oggi di un Romanico così come era?

            Il problema, che ho già discusso altrove, è che non si è stati capaci di una vera “evoluzione” che non tradisca l’essenza, la funzione liturgica e in particolare i “segni”.
            I motivi sono più di uno, ma in particolare io identifico una eccessiva “libertà di iniziativa”, che si traduce nel “chi progetta cosa” (e chi commissiona cosa a chi – se mi si consente il gioco di parole), dove il “chi” e il “cosa” sono termini tutt’altro che ininfluenti.

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            • @Bariom

              “Cicero, per capire mi piacerebbe avere un esempio di ciò che tu consideri “bello” ”

              Una delle mie Chiesa preferite è questa, per essere chiaro

              “D’altronde si potrebbe pensare alla riproposta oggi di un Romanico così come era?”

              Per quanto riguarda le Chiese non vedo perché no. La Chiesa è la casa di Dio, il luogo del sempiterno, dove l’eternità dovrebbe quasi diventare “palpabile”.

              Poi, come hai osservato, c’è anche il problema (ed è un problema niente affatto marginale) dell’incapacità di operare una evoluzione senza tradire la sostanza, l’incapacità di cambiare gli accidenti senza intaccare la sostanza.

              Lo vediamo, oltre che in questo campo, anche nelle liturgie di alcuni movimenti ecclesiali, liturgie blasfeme a dir poco, talvolta. Mentre invece il Novus Ordo celebrato come si deve (senza nemmeno bisogno di vagheggiare di “riforma della riforma”, basta applicarlo decentemente come, grazie a Dio, vedo fare spesso) è bello ed edificante.

              “I motivi sono più di uno, ma in particolare io identifico una eccessiva “libertà di iniziativa”, che si traduce nel “chi progetta cosa” (e chi commissiona cosa a chi – se mi si consente il gioco di parole), dove il “chi” e il “cosa” sono termini tutt’altro che ininfluenti.”

              Vero. Spesso la progettazione delle nuove Chiese riflette la volontà narcisistica di imporsi dell’architetto, piuttosto che la volontà di onorare il Sacro.

              @Alessandra

              Ritieni che il silenzio del corpo moderatori alla tua/nostra domanda possa interpretarsi come tacito assenso? 😉

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              • Non so se interpretarlo come un silenzio-assenso o come un silenzio-diniego! Minstrel dove sei? Potresti esprimerti? 🙂

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              • L’ho chiesto perché è un argomento piuttosto vasto, e prima di iniziarlo vorrei essere sicuro che non sia di disturbo o fuoriluogo.

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              • Mah, senti Cicero, riflettendoci, su queste pagine si è parlato varie volte di eresie o controversie teologiche risalenti ai secoli XVI-XVII, per cui immagino che i moderatori non siano seccati se introduci quanto più brevemente possibile l’argomento. Al massimo, potrebbero chiederci di fermarci se andiamo troppo fuori tema. Da parte mia, mi impegno a limitarmi a leggere senza farti troppe domande, così da evitare una proliferazione di interventi off topic,

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              • D’accordo, Alessandra, nei prossimi giorni (oggi proprio non ho tempo) cercherò di elaborare un post o due il più possibili esaustivi, riguardo a quella questione (che tocca, e in modo tutt’altro che tangenziale, il tema della Grazia e anche molte controversie relative a questo Pontificato che, secondo me, hanno radice profonda).

                Buona Domenica.

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              • Naturalmente, scrivi solo se e quando hai tempo, Cicero! Buona giornata!

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              • Cara Alessandra,

                Sto finendo di scrivere la mia tesi sull’arminianesimo, porta pazienza ancora un po’. 😀

                E, tra l’altro, di pazienza ne avrai bisogno ancora di più per leggere tutto quello che sto scrivendo, perché è un argomento che mal si presta a delle sintesi troppo brusche.

                Io lo pubblico, poi nel caso non ti lasciassi scoraggiare dalla sua lunghezza, potrai leggerlo un po’ per giorno. 😉

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              • Ciao Cicero, se vuoi provare a spedircelo alla mail del blog per una eventuale pubblicazione su queste colonne a tuo nome, saremmo lieti di leggere la dissertazione per capire se rientra nella linea editoriale! Pensaci su.
                Ciao a tutti!
                https://pellegrininellaverita.com/contattaci/

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              • Attendo con trepidazione 🙂

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              • Spero che non te ne pentirai. 😀

                Ti avverto che sarà un “malloppo” piuttosto pesante da digerire tutto in una volta, purtroppo non mi è stato possibile essere più sintetico, data la complessità dell’argomento.

                Porta ancora un po’ di pazienza. 😉

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              • Caro Minstrel,

                Se così fosse mi serve ulteriore tempo per “raffinare” il testo, che è certamente migliorabile in diversi punti.

                Solo una domanda: che qualità deve avere per soddisfare la linea editoriale del blog? Te lo chiedo perché così vedo di regolarmi e di vedere se il contenuto del testo le soddisfa.

                Nel testo parlo di una verità di Fede, di una dottrina cattolica, che ormai (nonostante il suo status di verità di Fede, e non di opinione Teologica) è considerata una specie di tabù, nella Chiesa Cattolica, e ho pensato, nel mio testo, di tracciare un collegamento tra l’abbandono di questa verità di Fede e i principi dell’arminianesimo (che sono fondati sull’abbanondano di tale verità), che in quanto degenerazione ereticale del molinismo (dopo che il molinismo ha preso piede negli ultimi secoli sul tomismo, degenerano nell’arminianesimo ed errori susseguenti di cui la nuova teologia è impastata) ritengo abbia preso piede nella Chiesa almeno quanto, secoli fa, presero piede giansenismo e calvinismo.

                Ed è particolarmente subdola questa eresia, perché non solo i cattolici italiani (cosa diversa per gli americani, che vivono in terra protestante) non la conoscono per nome, ma sono arrivati a condividerne gli assunti credendoli del tutto cattolici, e dando dell’eretico a chi li contesta.

                A mio avviso questa teologia degenerata è la prima causa degli errori della nuova teologia, causa remota oppure no ma sempre causa.

                Non so, fatemi sapere come dovrebbe essere il testo per rientrare nelle linee editoriali.

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              • Minstrel, sinceramente non me la sono sentita di proporvi la pubblicazione di questo mio scritto. Essendo io da poco in questo blog, preferisco aspettare, e qualora quanto scrivo e scriveró sia apprezzato, allora magari scriveró sulle vostre colonne. Attualmente mi sentirei imbarazzato a farlo, e preferisco rispondere ad Alessandra su un semplice post.

                Cara Alessandra, eccomi qua come promesso.

                Dunque, per spiegare perché attacco l’arminianesimo devo innanzitutto spiegare di cosa parliamo quando trattiamo di arminianesimo, e cioè di semi-pelagianesimo in piena regola.

                Sebbene, a parole, l’arminianesimo affermi l’assoluta necessità della Grazia divina, per la salvezza, poi di fatto la nega (tale assoluta necessità), rendendo la salvezza opera dell’uomo.

                L’arminianesimo rigetta, proprio per i motivi di cui sopra, il principio di causalità universale di Dio [1] e rifiuta di ammettere che l’essere dei nostri atti liberi venga da Dio come da causa prima, e questa mentalità, applicata su “larga scala” come fanno oggi molti cattolici e in generale le persone formate dalla mentalità post-moderna e post-cristiana, porta all’incapacità di riconoscere e accettare i preambula fidei (come le cinque vie), e quindi anche l’incapacità di risalire, tramite le cose create, alla causa prima.

                I prodotti dell’arminianesimo sono, nell’ordine, semi-pelagianesimo, antropocentrismo, legalismo/antinomianismo e fideismo.

                1. Semi-pelagianesimo perché l’arminianesimo mette l’uomo come reale autore della propria salvezza, invece che Dio; o meglio, mette l’uomo alla pari con Dio, per quanto concerne la salvezza.

                Questo perché l’armianianesimo afferma la dottrina del concorso simultaneo, secondo la quale, se è vero che l’uomo ha bisogno della Grazia di Dio per la salvezza, allo stesso modo Dio ha “bisogno” della risposta dell’uomo per salvarlo; vale a dire che Dio, secondo questa dottrina, è incapace di rigenerare il cuore dell’uomo, e in tal modo, essendo l’accettazione della Grazia divina completamente indipendente da Dio stesso, secondo questa dottrina è l’uomo, alla fine, che si salva da se; ciò rende inutile la preghiera, sia per se stessi che per gli altri, poiché implicito all’atto del pregare c’è il riconoscere che Dio possa influire attivamente sul destino dell’uomo, ad esempio dando la Grazia non solo di poter osservare i comandamenti e di pentirsi -grazia che Dio non fa mai mancare a nessuno, cioè la Grazia sufficiente- ma proprio causando la nostra osservanza dei comandamenti e il nostro pentimento quando cadiamo, rigenerando la nostra anima; e questo è proprio ciò che l’arminianesimo nega, poichè afferma che l’efficacia della Grazia non dipende dalla Grazia stessa, ma per l’appunto dalla nostra risposta ad essa. . Questo è falso poichè, quando si ragiona sul rapporto tra grazia e libertà, non si deve pensare che da una parte vi sia l’azione di Dio e dall’altra l’azione dell’uomo. Se così fosse, saremmo nel pelagianesimo o nel semipelagianesimo.
                L’azione di Dio e l’azione dell’uomo non sono sullo stesso piano, ma la prima è nella linea della causa principale; la seconda nella linea della causa strumentale. [2]

                2) Antropocentrismo. E qui abbiamo il rifiuto del principio di causalità universale di Dio di cui ho parlato sopra, rifiuto che, partendo dall’ambito della Grazia e della Salvezza, è inevitabile che venga allargato, arrivando ad una concezione di Dio simile a quella della Massoneria, una specie di Grande Architetto che mette in moto l’universo e poi se ne disinteressa; questa idea porta l’uomo a non riconoscere più la “mano di Dio” nella storia dell’uomo e nella sua storia personale; e l’uomo si convince di essere il padrone della storia e che ciò che ha e fa di buono venga da se stesso e non da Dio. tale dottrina porta inoltre, nel suo rifiuto della causalità universale di Dio, tra le altre cose, a non riuscire più a dare ragione della propria Fede, perché il cattolico perde la capacità di dimostrare e riconoscere razionalmente l’esistenza di Dio; in questo modo si perde la capacità di dare ragione della propria Fede, specie sotto gli attacchi del nuovo ateismo, che ritiene di poter considerare Dio una superstizione infantile. Invece non solo l’esistenza di Dio è dimostrabile razionalmente, ma il Dio che è dimostrabile razionalmente è coerente con la predicazione cattolica, a livello metafisico (sebbene poi per accettare la rivelazione occorre un ulteriore atto di Fede che va oltre i preambula fidei).

                3) Legalismo/antinomianismo. Come detto per l’arminianesimo, fondamentalmente, Dio non può salvare l’uomo producendo la sua risposta libera alla Grazia, ma ha sostanzialmente le mani legate dalla volontà umana, di cui è semplice spettatore. Per quanto riguarda la vita morale, nell’arminianesimo quindi abbiamo gli antinomianisti che abbracciano la dottrina dell’opzione fondamentale -secondo la quale basta avere un generico orientamento verso Dio per non perdere la Grazia, anche se si commettono peccati gravi con piena avvertenza e deliberato consenso, basta non rigettare Dio a livello intellettuale e come fine ultimo che, anche se le azioni sono malvage, si è salvi- , la quale teoria dell’opzione fondamentale è già condannata dalla Chiesa, e i legalisti, i quali abbracciano una dottrina invece simile a quella cattolica sul peccato mortale, con la differenza che non credendo che la Grazia di Dio possa cambiare realmente il cuore dell’uomo, rigenerandolo dall’interno, come spiegato nel punto 1, tale legalismo si rivela autenticamente farisaico e condannante e infine disperante poiché rimette il fedele al precetto e basta, senza insegnargli che, pregando -e la preghiera stessa è dono di Dio, nel senso che si prega sotto la mozione della Grazia- Dio gli darà certamente la Grazia sovrabbondante non solo di poter osservare i comandamenti, ma di osservarli di fatto; da questo deriva, secondo me, l’incapacità pastorale di un certo clero e di certi cattolici nei confronti degli altri fedeli, poiché si oscilla costantemente tra rigorismo disperante e lassismo sciocco.

                4) Fideismo. Il rifiuto della causalità universale di Dio, tra le altre cose, a non riuscire più a dare ragione della propria Fede, perché il cattolico perde la capacità di dimostrare e riconoscere razionalmente l’esistenza di Dio; in questo modo si perde la capacità di dare ragione della propria Fede, specie sotto gli attacchi del nuovo ateismo, che ritiene di poter considerare Dio una superstizione infantile. Invece non solo l’esistenza di Dio è dimostrabile razionalmente, ma il Dio che è dimostrabile razionalmente è coerente con la predicazione cattolica, a livello metafisico (sebbene poi per accettare la rivelazione occorre un ulteriore atto di Fede che va oltre i preambula fidei). Il cattolico, in tal modo, perde la capacità di dimostrare e riconoscere razionalmente l’esistenza di Dio, e spesso, addirittura, a negare espressamente che l’esistenza di Dio possa essere razionalmente dimostrata, negazione che è una grave eresia [3].

                La cosa peggiore, cara Alessandra, è che questi “principi”, se così vogliamo chiamarli, oggi sono condivisi da moltissimi cattolici, che li ritengono dottrina cattolica la più pura. E, se hai letto con attenzione, noterai tu stessa che molti cattolici la pensano davvero così.

                La confutazione di queste eresie sta nella dottrina cattolica, che è una verità di Fede, della predestinazione alla Gloria.

                La dottrina della predestinazione alla Gloria infatti confuta sia il semi-pelagianesimo, sia l’antropocentrismo, sia gli opposti estremismi di legalismo e antinomianesimo.

                Se ti ricordi, in un post sopra, ti spiegavo che, per quanto riguarda la Grazia, sia il tomismo che il molinismo sono accettabili per un cattolico, e infatti entrambe queste dottrine riconoscono la sovranità di Dio e il primato della Grazia, nonché la predestinazione alla Gloria. Perció adesso parlerò del tomismo e del molinismo, e di come entrambi (sebbene il tomismo lo faccia in maniera molto più efficace e sensata, teologicamente) confutino le eresie pelagiane o semi-pelagiane tanto diffuse oggi che ho elencato sopra.

                Il tomismo insegna che, dal momento che l’essere dei nostri atti liberi buoni proviene da Dio come causa prima, non esiste salvezza senza una Grazia che “muova” la nostra volontà a determinarsi liberamente nel Bene e, soprattutto, a persistere in esso; tale Grazia è chiamata “Grazia efficace”.

                Partiamo dall’inizio: secondo la dottrina tomista, Dio da a tutti la Grazia sufficiente, ovvero la Grazia necessaria per osservare i precetti e per pentirsi quando si commette peccato mortale, e questo perché per tutti Cristo è morto sulla croce, e la volontà antecedente di Dio riguardo l’umanità è la salvezza di tutti gli esseri umani [4]. Questo non significa che tutti si salvino, perché, se Dio vuole la salvezza di tutti gli uomini con volontà antecedente, condizionale e inefficace, solo coloro di cui Dio vuole la salvezza con volontà conseguente, assoluta ed efficace si salvano.

                La Grazia sufficiente, la quale viene da Dio donata a tutti gli uomini in forza della sua volontà antecedente,dona alla persona il reale potere di osservare i comandamenti e di pentirsi dopo una caduta in colpa mortale, sicchè quando una persona non fa fruttificare la Grazia sufficiente, la quale quindi rimane sterile, la colpa è solo sua.

                Quindi il dannato si danna per sola sua colpa, non perché Dio non gli abbia dato la Grazia sufficiente.

                Al contrario il salvato non si salva per merito suo, se non come causa seconda: al contrario la salvezza avviene perché Dio gli dona la Grazia efficace, ovvero quell’impulso che pre-muove la volontà di Tizio ad accettare e accogliere la Grazia sufficiente.

                C’è quindi una sorta di asimmetria, nel senso che mentre la non accettazione della Grazia sufficiente da parte di “Tizio” è solo colpa di “Tizio” stesso, che vi oppone resistenza (nonostante, per l’appunto, come ho spiegato, la Grazia sufficiente da il potere di osservare i comandamenti, ds li la colpa morale di chi la rende sterile), l’accettazione della Grazia da parte di “Caio” non è merito di “Caio” (se non in quanto causa seconda), ma di Dio, che ha pre-mosso la sua volontà ad accettare detta Grazia. Pre-mozione non significa necessità. Caio rimane sempre libero di rifiutare la Grazia, tuttavia sotto la mozione della Grazia Efficace non lo farà. Cioè, la Grazia efficace “potenzialmente” è resistibile, ma la resistenza non viene mai attualizzata. È una Grazia che raggiunge sempre infallibilmente il suo scopo salvifico, perché non discende dalla volontà antecedente di Dio, ma dalla Sua volontà assoluta e conseguente [5]. La Madre di Dio ha dato un “fiat” del tutto libero alla volontà del Padre, infatti, nonostante fosse la “piena di Grazia” e l’unico essere umano al quale è stato fatto il dono dell’impeccabilità (cioè il dono di non commettere nemmeno peccato veniale).

                Questo perché la Grazia efficace, lungi dal violentarle il libero arbitrio, lo attua nella sua vera tendenza al Bene, rendendo libera davvero la persona che ne beneficia, poiché la vera libertà la si ha solo nel fare la volontà di Dio e nella salvezza. I beati (mi riferisco ai defunti che sono in Paradiso, ma potremmo metterci anche quelli del Purgatorio) non possono commettere nemmeno peccato veniale, eppure sono sommamente liberi.

                Anche la preghiera stessa è dono di Dio, nel senso che nessuno prega se non sotto la mozione della Grazia. San Tommaso ad esempio scrive che la preghiera aiuta la predestinazione degli eletti, e anzi è parte di essa. Mi spiego prendendo una rivelazione privata: Gesù a Santa Faustina disse che ogni preghiera con la coroncina della Divina Misericordia per la conversione di un determinato peccatore viene esaudita da Dio. Questo significa che se tu, Alessandra, preghi la Coroncina per un peccatore, e preghi che egli abbia la conversione e la morte in stato di Grazia, egli l’avrà, perché la tua stessa preghiera è stata ispirata dalla Grazia di Dio, è stata pregate da te liberamente ma sotto la mozione della Sua Grazia,al fine di impetrare, per questa persona, la Grazia efficiente della conversione e della perseveranza finale. Perciò questa persona era destinata a salvarsi per l’impetrazione della Grazia ottenuta dalla tua preghiera, e tu sei stata mossa dal Signore a pregare liberamente per lei. [6]. E questa persona si salverà, perché Dio, usando un termine biblico, sostituirà il suo cuore di pietra con un cuore di carne. Questo è molto consolante, no? Sapere che tutte le tue preghiere sono e saranno ascoltate è molto consolante.

                Nell’arminianesimo, invece, Dio di fatto “non può” salvare un peccatore, a meno che lui non voglia essere salvato. Nell’arminianesimo Dio non può guarire la volontà di persona per far si che desideri di essere salvata e che accetti la Grazia liberamente, rigenerandole l’anima dall’interno e muovendola alla salvezza. Nell’armanianesimo Dio non è Colui che causa la salvezza dell’eletto e permette la dannazione del reprobo, no; nell’arminianesimo Dio è semplice SPETTATORE della volontà e del destino dell’uomo, il quale solo ha in mano la sua salvezza, perché come detto l’arminianesimo non accetta proprio la predestinazione alla Gloria basata sulla predilezione di Dio verso gli eletti.

                Invece nel tomismo DIO muove a conversione il peccatore, facendo si che compia liberamente le opere buone necessarie e che muoia in stato di Grazia.

                In questo sta la pre-destinazione alla gloria, che è assoluta e indipendente dai meriti, poiché i meriti stessi sono frutto di tale pre-destinazione (e non viceversa) [7]. Cioè, chiaramente i meriti degli eletti sono realmente meriti loro, e meritano davvero un aumento della Grazia, ma solo in quanto cause seconde, perché i loro meriti in realtà provengono da Dio come causa prima.Ecco perché Sant’Agostino, e anche il Concilio di Trento, affermano che quando Dio corona i nostri meriti non corona altro che i Suoi doni [8]. Dio è il vero autore della salvezza, l’uomo coopera con Dio liberamente ma la sua stessa cooperazione libera è frutto della Grazia.

                Al contrario la riprovazione non è pre-destinata da Dio, nel senso che nessuno è predestinato al male e alla dannazione, e anche questa è una verità di Fede [9]. Sicchè. la dannazione dipende solo dai demeriti (dalle colpe) del riprovato.

                Vale a dire che il reprobo è tale non per un decreto positivo di dannazione da parte di Dio, ma unicamente per la sua colpa di aver rifiutato la Grazia sufficiente, colpa che, quando si protrae fino all’impenitenza finale, è meritevole di dannazione, la quale non è causata da Dio ma è solo da Lui permessa; quindi Dio permette la dannazione come pena per i peccati del reprobo. Mentre antecedentemente Dio vuole la salvezza di tutti, e quindi anche del reprobo, la Sua volontà conseguente è quella di permettere che il reprobo cada, per sua esclusiva colpa, nel peccato, e che patisca la pena della dannazione come conseguenza del suo peccato, commesso col suo libero arbitrio. [10]

                Ogni reprobo è pienamente colpevole della sua dannazione, poichè la Grazia sufficiente gli ha dato il vero, reale potere, di non peccare, e di pentirsi dopo che si è peccato, e lui ha frustrato questa Grazia.

                Rimane peró il fatto che qualunque reprobo, qualunque dannato, si sarebbe salvato se gli fosse stata donata la Grazia efficace.

                Ad esempio, Giuda si e dannato perché ha rifiutato la Grazia sufficiente anche in punto di morte, morendo nell’impenitenza finale.
                Però è altrettanto vero che se Dio, nella Sua Misericordia, gli avesse donato la Grazia efficace Giuda si sarebbe certamente (e liberamente) pentito della sua grave colpa. Del resto il dono della perseveranza finale è impossibile senza la Grazia Efficace, senza una Grazia speciale da parte di Dio [11].

                Allo stesso modo San Paolo si è convertito perché Dio ha avuto Misericordia di lui donandogli una grazia efficacissima, che da assassino di cristiani l’ha fatto diventare una delle due colonne eterne della Chiesa di Roma. Col suo assenso libero (di San Paolo), certamente. Ma, da capo, l’assenso libero di San Paolo è esso stesso Grazia di Dio, perché è stato attualizzato proprio dalla Grazia efficace di Dio, sotto la cui mozione la volontà e la libertà di San Paolo è stata diretta infallibilmente al Bene, pur rimanendo libera, anzi essendo ben più libera di prima (poichè, come scrivevo, la massima libertà la si ha nel fare la volontà di Dio, non nel peccato, che è una schiavitù).

                Potremmo quindi dire che la Grazia efficace è frutto unicemente dalla Misericordia di Dio, nel senso che,mentre la Grazia sufficiente discende dalla Sua Giustizia, poichè Dio non può rifiutare la Grazia sufficiente agli uomini (perché se lo facesse sarebbe ingiusto, comandando l’impossibile, visto che senza la Grazia sufficiente l’osservanza dei comandamenti e il pentimento dai peccati sarebbe impossibile), può invece rifiutare di dare ad alcuni la Grazia efficace, in quanto dono di Misericordia che, come tale, Dio non “deve” a nessuno. Similmente (in una analogia forse povera ma che ritengo efficace, analogia già presentata da San Tommaso) al padrone della vigna che paga l’operaio dell’undicesima ora tanto quanto quelli che hanno lavorato tutto il giorno, e nessuno può lamentarsi di ciò (poichè gli altri operai hanno ricevuto quanto era giusto ricevessero, il fatto che l’operaio dell’undicesima ora abbia ricevuto “di più” di quanto hanno ricevuto gli altri è un dono di Misericordia, che in quanto tale è non dovuto e va oltre quanto dovuto per giustizia) allo stesso modo nessuno può lamentarsi, da dannato, di non aver ricevuto la Grazia Efficace, nè incolpare Dio, poiché Dio la Grazia sufficiente, che conferisce il reale potere di osservare i comandamenti e di pentirsi quando si è caduti, gliel’ha donata.

                Sintetizzando, la dannazione del reprobo avviene unicamente per i suoi demeriti e le sue colpe, la salvezza dell’eletto avviene unicamente per Grazia e Misericordia di Dio.
                Ho scritto sopra che la Grazia efficace discende dalla Misericordia di Dio perché di fatto, attualizzando il potenziale salvifico contenuto nella Grazia sufficiente, libera l’uomo dalla schiavitù della Legge (visto che per l’eletto, che riceve la Grazia efficace, la Legge non è più motivo di condanna, ma di santificazione) e lo conduce alla beatitudine tramite il dono della perseveranza finale.

                Quindi possiamo dire che la vera differenza tra gli eletti e i reprobi è che i primi avranno il dono della perseveranza finale per Grazia di Dio, i secondi invece moriranno nell’impenitenza finale per colpa propria.

                In questo momento, mentre ti scrivo, è probabile che ci siano degli eletti in peccato mortale e dei reprobi in stato di Grazia, infatti non essere predestinati alla Gloria non significa non poter avere la Grazia della Giustificazione in questa vita [12]; significa solo che non si avrà il gran dono della perseveranza finale e che quindi, alla fine, si perderà tale Giustificazione, morendo in peccato mortale per propria esclusiva colpa. Per essere chiari, quale che sia lo stato spirituale, in questo momento, degli eletti e dei reprobi (come ho detto sopra è possibile che, in questo momento, ci siano degli eletti in stato di peccato mortale e dei reprobi in stato di Grazia), siamo certi che la fine della vita degli eletti sarà in stato di Grazia per merito e Misericordia di Dio, mentre la fine della vita dei reprobi sarà in colpa mortale per loro esclusiva (dei reprobi) colpa. La Grazia sufficiente da loro il reale potere di osservare i comandamenti, perciò il fatto che i reprobi si dannino è dovuto solo e soltanto al loro rifiuto della Grazia sufficiente, che è realmente, di per se, sufficiente a salvare (da lì il suo nome) se solo l’uomo non vi opponesse resistenza, frustrandone, per propria colpa, il potenziale salvifico (poiché se nella Grazia sufficiente è contenuta, come in un bozzolo, la Grazia Efficace, e il fatto che detto potenziale salvifico non passi dalla potenza all’atto è colpa dell’uomo, quando invece detto potenziale salvifico passa dalla potenza all’atto, rendendo la Grazia efficace, il merito principale è di Dio, il quale agisce sulla volontà umana tramite la pre-mozione di cui ho parlato sopra).

                Pensiamo al buon ladrone: ha vissuto tutta la vita in probabile colpa mortale, eppure è morto in Grazia di Dio per aver accettato Gesù. Certo, l’accettazione di Gesù è stato un atto libero, ma che non sarebbe mai avvenuto senza la pre-mozione della Grazia efficace divina. Senza la mozione della Grazia Efficace, infatti, San Dismas avrebbe rifiutato la Grazia sufficiente esattamente come fece Gestas, l’altro ladrone. Può forse lamentarsi Gestas? Può forse incolpare Dio della Sua dannazione? No, può, anzi deve, incolpare solo se stesso. San Dismas invece può vantarsi per la Sua salvezza? No, può, anzi deve, ringraziare solo Dio, che gli ha dato la Grazia tramite la quale lui ha accettato liberamente il Signore, morendo in stato di Grazia.

                Perciò se la volontà antecedente di Dio vuole la salvezza di tutti gli uomini, la volontà conseguente di Dio vuole la salvezza di alcuni uomini per mostrare la bontà del Creatore sotto l’aspetto della Sua Misericordia, e vuole la dannazione di altri come pena conseguente ai loro peccati, commessi da loro libero arbitrio, per mostrare la bontà del Creatore anche sotto l’aspetto della Sua Giustizia.

                Spero di essere stato abbastanza chiaro ed esauriente riguardo la dottrina tomista su Grazia e libero arbitrio.

                Anche il molinismo salva il dogma della predestinazione alla gloria con la dottrina dei futuribili e della scientia media, secondo la quale Dio attualizza un determinato mondo nel quale ha previsto che l’eletto giungesse a salvezza per un puro atto di misericordia verso l’eletto stesso (e questa è elezione incondizionata, sebbene più “contorta” che nel tomismo), poiché avrebbe potuto attualizzarne un altro dove detto eletto si sarebbe dannato (e, all’inverso, avrebbe potuto invece attualizzare un mondo nel quale Hitler morisse subito dopo il Battesimo, salvandosi), tuttavia il molinismo, rifiutando il concetto di Grazia intrinsecamente efficace (poichè fa dipendere l’efficacia della Grazia dal consenso dell’uomo, e non il consenso dell’uomo dall’efficacia della Grazia, come è invece nel tomismo), rifiuta con esso anche il concetto di causalità universale di Dio, e da lì è facile arrivare (e infatti ci si è arrivati, poiché il 90% dei cattolici non sono molinisti ma abbracciano, anche se spesso senza saperlo, le eresie dell’arminianesimo) alle eresie degli arminiani.

                I cattolici americani, che vivono in terra protestante, sono particolarmente consapevoli di quanto questa eresia oggi abbia infettato il mondo cattolico

                Invece il tomismo non ha nessuno di questi problemi, infatti:

                A). Confuta il pelagianesimo e il semi-pelagianesimo insegnando l’assoluta necessità della Grazia divina per la salvezza, e il fatto che l’uomo da il consenso libero alla Grazia solo se aiutato sovrannaturalmente dalla Grazia Efficace, evitando l’errore pelagiano di mettere la Grazia divina e la risposta umana sullo stesso piano;

                B). Confuta l’antropocentrismo perché la dottrina che ogni atto buono compiuto dall’uomo proviene, come causa prima, da Dio, evita qualsiasi sottovalutazione del peccato originale e pericolose illusioni sull’uomo “buono per natura”, non estromettendo così DIO dalla storia per relegarlo in un iperuranio impenetrabile nel quale può stare il dio della massoneria, non certo il Dio vivo e vero;

                C). Confuta sia legalismo che antinomianismo, il legalismo viene confutato con l’insegnamento che solo tramite la Grazia divina (e non certo la nostra volontà) è possibile osservare la Legge che santifica, perciò non possiamo vantarci della nostra Giustizia, l’antinomianismo viene confutato insegnando l’assoluta necessità delle buone opere per la salvezza, la perdita della Grazia dopo ogni peccato mortale, nonché la dannazione se si muore non in stato di Grazia; la coscienza che solo per Grazia di Dio si rispetta la Legge, da un lato, e dall’altro la coscienza che la Legge è e rimane necessaria, evita sia gli opposti estremismi di rigorismo e lassismo;

                D). Il fideismo irrazionale dimostrando razionalmente l’esistenza di Dio, e la coincidenza degli attributi di Dio col Dio rivelato dalla Chiesa Cattolica (anche se, come già detto, accettare la Rivelazione è un passo ulteriore).

                I cattolici americani, che vivono in terra protestante, sono particolarmente consapevoli di quanto questa eresia, l’arminianesimo, oggi abbia infettato il mondo cattolico. I cattolici italiani molto meno, ma resta il fatto che ne condividono, in gran parte, i principi. E ritengo che tutte le deviazioni della “Nouvelle Theologie” abbiano radice nei principi di quella deviazione del molinismo (che già di per se, anche quando “puro”, è problematico, come ho cercato di mostrare sopra) che è l’arminianesimo.

                Spero che questo Papa possa, col tempo, porre le basi per un ritorno alla teologia tomista, che è l’unica davvero a “prova di cannone”, Vedendo come Al è tomista da cima a fondo devo dire che ho buone speranze in merito.

                Penso veramente che i problemi della Chiesa possano essere risolti, riprendendo una sana teologia come guida.

                Di seguito ci sono le note che ho pensato di mettere, con vari riferimenti dottrinali per supportare ciò che ho scritto (che ho deciso di riportare per esteso, nel caso volessi leggerle) con l’eccezione della quintanota, che è una mia riflessione sulla differenza tra volontà antecedente e conseguente.

                [1] Ventiquattresima ed ultima proposizione delle XXIV Tesi del Tomismo [“Nessun agente creato influisce nell’essere di qualsiasi effetto, se non in forza di una mozione ricevuta dalla causa prima”. Vale a dire l’uomo NON PUÒ, checchè ne affermino i pelagiani o pseudotali, produrre un atto buono se prima non è stato mosso dalla causa prima che è Dio].

                [2] Summa Teologica 1,83,1

                “Il libero arbitrio è sì causa del suo atto, in quanto l’uomo a motivo della libertà muove se stesso ad agire. Non si richiede tuttavia, per salvare la libertà, che ciò che è libero sia la causa prima di sé… E Dio che è la causa prima che muove sia le cause naturali che quelle volontarie. E come muovendo le cause naturali non toglie ad esse che i loro atti siano naturali, così muovendo le cause volontarie non esclude che le loro azioni siano volontarie, ma piuttosto fa questo in esse: opera infatti in tutte le cose secondo la loro natura”.

                [3] Concilio Vaticano I, Costituzione dogmatica “Dei Filius”, primo Canone sulla Rivelazione [” Se qualcuno dirà che l’unico vero Dio, nostro Creatore e Signore, non può essere conosciuto con certezza dal lume naturale della ragione umana, attraverso le cose che da Lui sono state fatte: sia anatema.”]

                [4] Concilio di Trento, Sessione VI, Capitolo III.
                [ Chi sono i giustificati da Gesú Cristo.]
                [Ma benché egli sia risorto per tutti 14, tuttavia NON TUTTI RICEVONO IL BENEFICIO DELLA SUA MORTE, MA SOLO QUELLI CUI VIENE COMUNICATO IL MERITO DELLA SUA PASSIONE. Come infatti gli uomini, in concreto, se non nascessero dalla discendenza del seme di Adamo, non nascerebbero ingiusti, proprio perché con questa propagazione, quando vengono concepiti, contraggono da lui la propria ingiustizia: cosí se essi non rinascessero nel Cristo, non potrebbero mai essere giustificati, proprio perché con quella rinascita viene attribuita loro, per il merito della sua passione la grazia per cui diventano giusti. Per questo beneficio l’apostolo ci esorta a rendere sempre grazie al Padre, che ci ha fatti degni di partecipare alla eredità dei santi nella luce, che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del Figlio del suo amore, nel quale abbiamo la redenzione e la remissione dei peccati 15. ]

                [5] [“Relativamente alla distinzione tra volontà antecedente, condizionale e inefficace di salvezza (che Dio ha verso tutti, compresi i reprobi) e la volontà di salvezza conseguente, assoluta ed efficace (che Dio ha solo verso gli eletti), bisogna tenere in conto che la bontà di Dio, la Gloria di Dio, non si manifesta solo nella Misericordia, ma anche nella Giustizia. Se a Tizio viene donata, per Misericordia, la Grazia efficace, a Caio viene negata per Giustizia (poiché ha rifiutato la Grazia sufficiente, frustrandola con la sua volontà peccaminosa). Se quindi, Dio, antecedentemente vuole la salvezza di tutti gli uomini [1 Tim 2,4), la Sua volontà conseguente è di permettere che alcuni cadano, per loro esclusiva colpa, nel peccato e nell’impenitenza finale, al fine di mostrare la Sua Giustizia e la punizione del male. Come un magistrato, ad esempio, antecedentemente non vuole condannare nessun uomo a morte, ma in conseguenza di alcuni atti di determinati uomini può valutare che essi meritino la pena capitale, e che detta pena sia un bene nell’ordine generale delle cose, allo stesso modo vi è differenza tra la volontà antecedente di Dio e la Sua volontà conseguente, che è quella che si compie infallibilmente”].

                [6] Summa Teologica 1,23,8

                [Se la predestinazione possa essere aiutata dalle preghiere dei santi]

                [ Nella predestinazione ci sono da considerare due elementi: il disegno divino e il suo effetto.
                Quanto dunque al primo elemento, in nessuna maniera la predestinazione può ricevere aiuto dalle preghiere dei santi: poiché non potrà mai avvenire che uno sia predestinato per le preghiere dei santi.
                Quanto invece al secondo elemento si può dire che la predestinazione è aiutata dalle preghiere dei santi e dalle altre opere buone: LA PROVVIDENZA INFATTI, DI CUI LA PREDESTINAZIONE È UNA PARTE, NON ELIMINA LE CAUSE SECONDE, MA DISPONE GLI EFFETTI IN MANIERA CHE ANCHE L’ORDINE DELLE CAUSE SECONDE SIA COMPRESO SOTTO DI ESSA. Come dunque è stato provveduto agli effetti naturali preordinando ad essi anche le rispettive cause naturali, senza di cui tali effetti non sarebbero prodotti, così è stata predestinata da Dio la salvezza di un singolo in maniera che entro l’ordine della predestinazione venga compreso anche tutto ciò che porta l’uomo alla salvezza, come le sue proprie preghiere o quelle degli altri, le opere buone o qualunque altra cosa del genere, senza di cui nessuno consegue la salvezza.
                Quindi i predestinati devono sforzarsi di agire e di pregare bene, poiché con questi mezzi l’effetto della predestinazione si compie con certezza. Per cui sta scritto [2 Pt 1, 10]: “Cercate di rendere sempre più sicura la vostra vocazione e la vostra elezione per mezzo delle buone opere”.]

                [7] Summa Teologica 1,23,5

                [Se la previsione dei meriti sia la causa della predestinazione]

                [La predestinazione include la volontà, come si è visto [aa. 3, 4]: perciò bisogna ricercare la ragione della predestinazione come si ricerca quella della volontà divina.
                Ma abbiamo detto [q. 19, a. 5] che non si può assegnare una causa alla volontà divina in quanto atto volitivo; gliela si può invece assegnare [se si considerano] gli oggetti della volizione, dato che Dio può volere una cosa a causa di un’altra. Non c’è stato dunque nessuno così insano di mente da dire che i meriti sono la causa della divina predestinazione dalla parte dell’atto del predestinante.
                La questione è invece un’altra, vale a dire se la predestinazione, nei suoi effetti, abbia una causa. E questo è come domandarsi se Dio abbia preordinato di dare a uno gli effetti della predestinazione in vista dei suoi meriti.
                Ci furono dunque dei teologi i quali sostennero che gli effetti della predestinazione per alcuni furono prestabiliti a causa di meriti acquisiti in un’altra vita anteriore. E tale fu l’opinione di Origene [Peri Arch. 2, 9], il quale riteneva che le anime umane fossero state create all’inizio tutte [insieme], e che secondo la diversità delle loro opere avrebbero sortito uno stato diverso in questo mondo, unite a dei corpi.
                Senonché tale opinione è esclusa dall’Apostolo [Rm 9, 11 s.], che [parlando di Esaù e di Giacobbe] dice: “Quando essi ancora non erano nati e nulla avevano fatto di bene o di male, non in base alle opere, ma alla volontà di colui che chiama, fu dichiarato: il maggiore sarà sottomesso al minore”.
                Ci furono invece altri i quali opinarono che motivo e causa degli effetti della predestinazione sarebbero i meriti acquisiti in questa vita. I Pelagiani, infatti, sostennero che l’inizio dell’agire meritorio proviene da noi, il compimento invece da Dio. E così accadrebbe che gli effetti della predestinazione sono concessi a uno piuttosto che a un altro inquantoché il primo vi ha dato inizio preparandosi, e l’altro no.
                Ma contro questa opinione stanno le parole dell’Apostolo [2 Cor 3, 5]: “Non siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi”. Ora, non è possibile trovare un principio [operativo] anteriore al pensiero. Quindi non si può affermare che in noi esista quell’inizio che sarebbe causa degli effetti della predestinazione.
                Vi furono quindi altri i quali insegnarono che la causa della predestinazione sono i meriti che seguono l’effetto della predestinazione, intendendo dire che Dio dà la grazia a qualcuno, e ha preordinato di dargliela, appunto perché ha previsto che se ne servirà bene: come se un re donasse a un soldato un cavallo sapendo che ne userà a dovere.
                Ma costoro evidentemente distinsero ciò che viene dalla grazia da ciò che proviene dal libero arbitrio, come se un medesimo effetto non potesse derivare da entrambi. È chiaro infatti che quanto viene dalla grazia è un effetto della predestinazione: quindi non può essere considerato come causa della predestinazione, essendo incluso in essa.
                Se dunque qualche altra cosa, da parte nostra, è la ragione della predestinazione, questo qualcosa sarà estraneo all’effetto della predestinazione. Ma NON SI PUÒ DISTINGUERE CIÒ CHE PROVIENE DAL LIBERO ARBITRIO DA CO CHE PROVIENE DALLA PREDESTINAZIONE, come non si può mai distinguere ciò che deriva dalla causa seconda da ciò che deriva dalla causa prima: poiché la provvidenza, come è stato già detto [q. 22, a. 3], produce i suoi effetti mediante le operazioni delle cause seconde. Quindi ANCHE LE AZIONI COMPIUTE DAL LIBERO ARBITRIO DERIVANO DALLA PREDESTINAZIONE..
                E allora dobbiamo dire, concludendo, che possiamo considerare l’effetto della predestinazione in due modi.
                Primo, in particolare. E sotto questo aspetto nulla impedisce che un effetto della predestinazione sia causa e ragione di un altro: cioè l’ultimo può essere causa del primo come causa finale, e il primo può essere causa del secondo come causa meritoria, che corrisponde a [quel genere di causalità chiamato] disposizione della materia. Come quando diciamo, p. es., che Dio ha stabilito di dare a qualcuno la gloria a motivo dei suoi meriti, e che ha decretato di dargli la grazia perché si meritasse la gloria.
                In un secondo modo si può considerare l’effetto della predestinazione in generale. E allora È IMPOSSIBILE CHE TUTTI GLI EFFETTI DELLA PREDESTINAZIONE, CONSIDERATI NEL LORO INSIEME, ABBIANO UNA QUALCHE CAUSA DA PARTE NOSTRA. Poiché QUALSIASI COSA si trovi nell’uomo che lo porta verso la salvezza È COMPRESA TOTALMENTE SOTTO L’EFFETTO DELLA PREDESTINAZIONE,persino la preparazione alla grazia: infatti ciò non avviene se non mediante l’aiuto divino, secondo le parole della Scrittura [Lam 5, 21]: “Facci ritornare a te, Signore, e noi ritorneremo”. ]

                [8] Concilio di Trento, Sessione VI, Capitolo XVI
                [Del frutto della giustificazione, ossia del merito delle buone opere, e del modo ai questo merito]
                [“Ora agli uomini giustificati in questo modo, sia che abbiano sempre conservato la grazia ricevuta, sia che, dopo averla perduta, l’abbiano recuperata si devono proporre le parole dell’apostolo: Abbondate in ogni opera buona, sapendo che il vostro lavoro nel Signore non è vano (139). Egli infatti non è ingiusto e non dimentica ciò che avete fatto, né l’amore che avete dimostrato per il suo nome (140). E: non abbandonate dunque la vostra fiducia, alla quale è riservata una grande ricompensa (141).
                Perciò a quelli che operano bene fino alla fine (142) e sperano in Dio deve proporsi la vita eterna, sia come grazia promessa misericordiosamente ai figli di Dio per i meriti del Cristo Gesù, sia come ricompensa da darsi fedelmente, per la promessa di Dio stesso, alle loro opere buone e ai loro meriti. Questa è infatti quella corona di giustizia che, dopo la sua lotta e la sua corsa, l’apostolo diceva essere stata messa da parte per lui e che gli sarebbe stata data dal giusto giudice, e non a lui solo, ma anche a tutti quelli che amano la sua venuta (143).
                Poiché infatti lo stesso Gesù Cristo, come il capo nelle membra e la vite nei tralci (144), trasfonde continuamente la sua virtù in quelli che sono giustificati, virtù che sempre precede, accompagna e segue le loro opere buone, e senza la quale non potrebbero in alcun modo piacere a Dio ed esser meritorie, si deve credere che niente altro manchi agli stessi giustificati, perché si dica che essi, con le opere che hanno compiuto in Dio (145), hanno pienamente soddisfatto alla legge divina, per quanto possibile in questa vita, e che hanno veramente meritato di ottenere a suo tempo la vita eterna (se tuttavia moriranno in grazia (146)). Dice, infatti, il Cristo, nostro Salvatore: Chi berrà l’acqua che gli darò io, non avrà più sete in eterno; ma l’acqua che gli darò, diventerà in lui sorgente di acqua zampillante per la vita eterna (147).
                In tal modo né si esalta la nostra giustizia come se provenisse proprio da noi (148), né si pone in ombra o si rifiuta la giustizia di Dio (149). Infatti QUELLA GIUSTIZIA CHE SI DICE NOSTRA, PERCHÈ INERENTE A NOI CI GIUSTIFICA, È QUELLA STESSA DI DIO, PERCHÉ CI VIENE INFUSA DA DIO PER I MERITI DEL CRISTO.
                Né si deve trascurare che, quantunque nelle sacre Scritture si dia tanta importanza alle opere buone, che perfino a chi ha dato a uno dei suoi piccoli un bicchiere d’acqua fresca Cristo promette che non resterà senza ricompensa (150), e l’apostolo testimoni: la nostra presente tribolazione momentanea e leggera ci procura un incommensurabile e eterno cumulo di gloria(151), mai un cristiano deve confidare o gloriarsi di se stesso e non nel Signore (152), il quale è talmente buono verso tutti gli uomini, DA VOLERE CHE DIVENTINO LORO MERITI, QUELLI CHE SONO I SUOI DONI (153).
                E poiché tutti pecchiamo in molte maniere (154), ciascuno deve avere dinanzi agli occhi con la misericordia e la bontà anche la severità e il giudizio, né alcuno deve giudicare se stesso, anche se non fosse consapevole di nessuna colpa (155) poiché tutta la vita degli uomini deve essere esaminata e giudicata non secondo il giudizio umano, ma secondo quello di Dio, il quale illuminerà i segreti Più occulti, e renderà manifesti i consigli dei cuori; e allora ciascuno avrà da Dio la sua lode (156); che, come sta scritto, renderà a ciascuno secondo le sue opere (157).
                Dopo questa dottrina cattolica della giustificazione, – e nessuno potrà essere giustificato se non l’accetterà fedelmente e fermamente (158) -, è sembrato opportuno al santo sinodo aggiungere i seguenti canoni, perché ognuno sappia non solo quello che deve credere e seguire, ma anche quello che dovrà evitare e fuggire”.]

                [9] Concilio di Trento, sessione VI, sesto canone sulla Giustificazione

                [“Se qualcuno afferma che non è in potere dell’uomo rendere cattive le sue vie, ma che è Dio che opera il male come il bene, non solo permettendoli, ma anche volendoli in sé e per sé, di modo che possano considerarsi opera sua propria il tradimento di Giuda non meno che la chiamata di Paolo: sia anatema”.]

                [10] Summa Teologica, I, 23,3

                [Se Dio riprovi qualcuno]

                [” Dio riprova alcuni. Infatti abbiamo già detto [a. 1] che la predestinazione è una parte della provvidenza. E si è anche dimostrato [q. 22, a. 2, ad 2] che la provvidenza può ragionevolmente permettere qualche deficienza nelle cose ad essa sottoposte.
                Essendo quindi gli uomini indirizzati alla vita eterna dalla provvidenza divina, appartiene ad essa il permettere che alcuni manchino di raggiungere questo fine. E ciò viene detto riprovare.
                Quindi, COME LA PREDESTINAZIONE È UNA PARTE DELLA PROVVIDENZA RELATIVAMENTE A COLORO CHE DA DIO VENGONO ORDINATI ALLA SALVEZZA ETERNA, COSÌ LA RIPROVAZIONE È UNA PARTE DELLA DIVINA PROVVIDENZA RISPETTO A COLORO CHE NON RAGGIUNGONO TALE FINE. Per cui la riprovazione NON DICE SOLTANTO PRESCIENZA, ma aggiunge concettualmente qualcosa, come si è già visto [q. 22, a. 1, ad 3] per la provvidenza. Come infatti la predestinazione include la volontà di conferire la grazia e la gloria, così LA RIPROVAZIONE INCLUDE LA VOLONTÀ DI PERMETTERE CHE QUALCUNO CADA NELLA COLPA, E [LA VOLONTÀ] DI INFLIGGERE LA PENA DELLA DANNAZIONE PER IL PECCATO. “]

                [11] Concilio di Trento, Sessione VI, capitolo XIII

                [ Del dono della perseveranza.]
                [“Similmente, per quanto riguarda il dono della perseveranza, di cui sta scritto: Chi avrà perseverato sino alla fine, questi sarà salvo (118) (DONO CHE NON SI PUÒ AVERE SE NON DA CHI HA TANTA POTENZA DA MANTENERE IN PIEDI COLUI CHE GIÀ VI È (119), perché perseveri, e da riporvi colui che cade), nessuno si riprometta qualche cosa con assoluta certezza, quantunque tutti debbano nutrire e riporre fiducia fermissima nell’aiuto di Dio. Dio infatti se essi non vengono meno alla sua grazia, come ha cominciato un’opera buona, così la perfezionerà (120), suscitando il volere e l’operare” (121)]

                [12] Concilio di Trento, Sessione VI, diciassettesimo Canone sulla Giustificazione
                [“Se qualcuno afferma che la grazia della giustificazione viene concessa solo ai predestinati alla vita, e che tutti gli altri sono bensí chiamati, ma non ricevono la Grazia, in quanto predestinati al male per divino volere: sia anatema”.]

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              • WOW. Benché la mia opinione valga meno di zero non esito a dire che questo intervento mi è piaciuto moltissimo. Non mi aspettavo, francamente, uno scritto curato con tanto rigore e, se da un lato mi dispiace aver indotto Cicero a profondere tanta parte del suo tempo e delle sue energie nella compilazione dell’intervento, dall’altro mi rallegro per me stessa, perché la lettura mi ha appassionato. In base a quanto ho compreso, francamente non sarei così pessimista nel considerare l’arminianesimo un morbo così capillarmente diffuso. Ad esempio, tutte le vecchiette della mia parrocchia, nel loro tanto vituperato devozionismo, sanno che la Madonna di Fatima ha detto ai pastorelli che tante anime vanno all’inferno perché nessuno prega e si sacrifica per loro, che la preghiera per la conversione di un peccatore, se perseverante, è sempre esaudita, che la b. Elisabetta Canori è stata confermata in grazia e che s. Faustina è stata preservata non solo dai peccati, ma persino da qualsivoglia tentazione impura: tutte cose che, da quanto ho capito (ma potrei aver capito poco e/o male, ad una prima lettura) non mi sembrano compatibili con l’arminianesimo.
                Un’ultimo rilievo sullo stile dello scritto di Cicero: apprezzo molto l’estrema chiarezza, la divisione in paragrafi, il rigore logico dell’esposizione. Al contempo, noto che queste caratteristiche si riscontrano di frequente in coloro che si sono formati sui testi di Tommaso d’Aquino. Deve trattarsi di una caratteristica del Dottore Angelico che i tomisti mutuano da lui.
                Grazie ancora e buon pomeriggio.

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              • Alessandra, grazie per i complimenti, li apprezzo molto. Mi sono impegnato a cercare di scrivere un post con tutti i crismi perché su un argomento così complesso è facile scrivere dei post “involuti” e confusionari, tanto è vero che l’ho riletto e corretto in varie parti svariate volte.

                Riguardo a questo

                ” In base a quanto ho compreso, francamente non sarei così pessimista nel considerare l’arminianesimo un morbo così capillarmente diffuso. Ad esempio, tutte le vecchiette della mia parrocchia, nel loro tanto vituperato devozionismo, sanno che la Madonna di Fatima ha detto ai pastorelli che tante anime vanno all’inferno perché nessuno prega e si sacrifica per loro, che la preghiera per la conversione di un peccatore, se perseverante, è sempre esaudita, che la b. Elisabetta Canori è stata confermata in grazia e che s. Faustina è stata preservata non solo dai peccati, ma persino da qualsivoglia tentazione impura: tutte cose che, da quanto ho capito (ma potrei aver capito poco e/o male, ad una prima lettura) non mi sembrano compatibili con l’arminianesimo.”

                Giustissimo, ma le persone di cui stai parlando qui non si sono fatte contagiare dalla nuova teologia, che ritengo che come causa (magari remota ma pur sempre causa) abbia l’arminianesimo, estremizzazione ereticale del molinismo.

                Il molinismo, seppur problematico, con la questione della Scientia media e i futuribili salva il primato della Grazia, nell’arminianesimo no, Dio è impotente e non può rigenerare il cuore dell’uomo, come ho scritto è un semplice “spettatore” della salvezza.

                Di sicuro se leggiamo gli scritti dei mistici e ci basiamo sulla testimonianza degli anziani, che si sono formati alla Fede in un’altra epoca, questi problemi sono molto minori, ma oggi, per quanto riguarda le nuove generazioni di cattolici, tali problemi sono estremamente presenti.

                E lo dico anche perché, prima di leggere i mistici e studiare il tomismo, anche io avevo determinate idee che ora non esito a qualificare come pelagiane.

                Bisogna ripartire dal primato della Grazia, e l’unica teologia che conosco che riesca a mantenere questo primato senza per questo sconfinare nell’antinominianismo (più o meno pronunciato) è proprio il tomismo.

                Il primato della Grazia è l’unico antidoto all’antropocentrismo e al volontarismo che infetta la teologia negli ultimi decenni, con le sue deviazioni (inevitabili) antinomianiste e legaliste.

                Dal mio punto di vista è pura illusione sperare di tornare ad una teologia cristocentrica senza ribadire il primato della Grazia. Senza il primato della Grazia abbiamo solo l’uomo con le sue miserie, che deve guadagnarsi una salvezza irraggiungibile (è impossibile senza la Grazia) e quindi passa continuamente dalla tentazione di vantarsi delle sue povere opere alla tentazione di abolire la Legge per abolire il peccato.

                La Misericordia, tanto per dire, che è il tema di questo Pontificato, è del tutto incomprensibile senza il primato della Grazia. Perché secondo molti cattolici odierni Dio fa Misericordia solo a chi si pente, vale a dire che il pentimento è il “pedaggio ” da pagare per ottenere Misericordia dal Padre.

                Ma anche questo è un equivoco gigantesco, un errore gigantesco, poichè non è che la Misericordia segua al pentimento, ma è piuttosto il pentimento che è causato dalla Misericordia gratuita di Dio, che cambia il nostro cuore di pietra in un cuore di carne. Non è la Legge che salva, la Legge di per se condanna, perchè mette l’uomo di fronte alla sua peccaminosità e gli da coscienza del peccato, togliendogli ogni scusante di fronte a Dio, è solo la Grazia, gratuita e immeritata, che fa si che la Legge diventi strumento di santificazione e non più un giogo. Cito gli atti degli apostoli : “Perché continuate a tentare Dio, imponendo sul collo dei discepoli un giogo che né i nostri padri, né noi siamo stati in grado di portare? Noi crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati e nello stesso modo anche loro” (At 15,10).

                Perciò Alessandra, se è vero che nelle rivelazioni private e in San Tommaso e, più in generale, nella dottrina della Chiesa, non si trovano i principi dell’arminianesimo, purtroppo questi principi sono enormemente diffusi tra le nuove generazioni.

                Molte volte, mostrando a dei cattolici la dottrina della Chiesa che insegna che le nostre opere buone sono doni di Dio e che è del tutto impossibile meritare la salvezza senza la Sua Grazia, e che di fatto ogni opera buona che compiamo (compreso il pentimento dai peccati mortali) è opera di Dio come causa prima, mi sono sentito dare del calvinista.

                Eppure l’ho detto e lo ripeto: se non si riparte dal primato della Grazia nella salvezza (che è l’unica cosa che conti, perché solo nella salvezza raggiungiamo il nostro fine) l’antropocentrismo dilagherà sempre di più, con tutto quello che ne consegue e di cui ho parlato in quel post.

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              • “…vale a dire che il pentimento è il “pedaggio ” da pagare per ottenere Misericordia dal Padre. Ma anche questo è un equivoco gigantesco, un errore gigantesco, poichè non è che la Misericordia segua al pentimento, ma è piuttosto il pentimento che è causato dalla Misericordia gratuita di Dio…”

                E’ un concetto molto interessante…

                Al pentimento siamo mossi dall’Amore gratuito di Dio, che ci ha amato (e ci ama) proprio quando Gli siamo (o siamostati) “nemici”.
                «…infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo» (Rom 5).

                “… di fatto ogni opera buona che compiamo (compreso il pentimento dai peccati mortali) è opera di Dio come causa prima”

                «Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo.» (Efesini 2,10)

                “… mi sono sentito dare del calvinista.”

                Probabilemnte perché c’è in molto un (in)sano terrore che qualche “non-meritevole” ottenga Misericordia senza “meriti” o che chi tanto si è applicato a “compiere opere buone”, non veda riconosciuti i propri… 😐

                Battuta sarcastica a parte è certo un tema molto importantee delicato quello dei “meriti” (uso il termine improprio per capirci) dell’Uomo a fronte dell’agire di Dio e dei Suoi Comandi, perché anche Cristo ha posto degli “imperativi” a cui rispondere e a tutte le “norme” che la Chiesa insegna.

                Il cuore del problema forse sta nel vivere il tutto stando nuovamente sotto la Legge (che non salva) o come risposta ad una “azione di Grazie” (di cui anche le “norme” fanno parte).

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              • Bariom,

                “E’ un concetto molto interessante…

                Al pentimento siamo mossi dall’Amore gratuito di Dio, che ci ha amato (e ci ama) proprio quando Gli siamo (o siamostati) “nemici”.
                «…infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo» (Rom 5).”

                Proprio così. Io poi sopra ho citato due Concili e San Tommaso, ma le testimonianze scritturali sono innumerevoli (e tu ne hai portata una molto buona).

                La più chiara di tutte per me rimane Rm 9,14-18

                “C’è forse ingiustizia da parte di Dio? No, certamente! Egli infatti dice a Mosè: Avrò misericordia per chi vorrò averla, e farò grazia a chi vorrò farla. Quindi non dipende dalla volontà né dagli sforzi dell’uomo, ma da Dio che ha misericordia. Dice infatti la Scrittura al faraone: Ti ho fatto sorgere per manifestare in te la mia potenza e perché il mio nome sia proclamato in tutta la terra. Dio quindi ha misericordia verso chi vuole e rende ostinato chi vuole.”

                Naturalmente il “rendere ostinato” è sempre stato interpretato, dal Magistero autentico, nel senso che Dio ha permesso l’ostinazione del faraone, non che l’ha causata.

                I calvinisti invece affermano, commentando questo passo, che Dio è causa efficiente dell’indurimento del faraone e di ogni dannato, e questa è una eresia (perché accusa di peccato Dio stesso) condannata sotto anatema dal Concilio di Trento (ho messo il canone relativo a questa eresia tra le note del mio post ad Alessandra).

                ” Probabilmente perché c’è in molto un (in)sano terrore che qualche “non-meritevole” ottenga Misericordia senza “meriti” o che chi tanto si è applicato a “compiere opere buone”, non veda riconosciuti i propri…

                Battuta sarcastica a parte è certo un tema molto importantee delicato quello dei “meriti” (uso il termine improprio per capirci) dell’Uomo a fronte dell’agire di Dio e dei Suoi Comandi, perché anche Cristo ha posto degli “imperativi” a cui rispondere e a tutte le “norme” che la Chiesa insegna.”

                Non credo che sia una battuta sarcastica, anzi penso paradossalmente che descriva certe realtà in modo piuttosto accurato. Come dicevo nel mio post ad Alessandra, che abbraccia il semi-pelagianesimo ha solo due vie, due strade nelle quali inevitabilmente finisce:

                1) l’antinomianismo, che in questa nuova forma di pelagianesimo si declina nella teoria dell’opzione fondamentale (che sostanzialmente è una riedizione del pecca fortiter sed crede fortius di Lutero, poichè tale teoria afferma che non si perde la Grazia nemmeno commettendo peccati in materia grave con piena avvertenza e deliberato consenso, visto che l’unico peccato mortale sarebbe un rigetto esplicito di Dio);

                2) il legalismo, che si declina nell’atteggiamento che hai detto, poichè il cattolico legalista non sa, o non vuole sapere, che se è migliore di un altro, e se le sue opere sono migliori di un altro, è solo perché è stato aiutato maggiormente da Dio (è il cosiddetto principio di predilezione ***). Ignorando o volendo ignorare questa cosa, egli si vanta, in cuor suo, della sua Giustizia, come se anch’essa non fosse un dono. In realtà l’umiltà cristiana è proprio fondata sul primato della Grazia, e se cade il primato della Grazia cade anche qualsiasi vera (ovvero non fasulla, non “chiacchierata”) umiltà. A dirlo è l’Apostolo stesso “E che cosa possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché ti vanti come se tu non l’avessi ricevuto?” (1 Cor 4,7). Va da se che, una volta venuto meno il primato della Grazia, e con esso l’umiltà, accade ciò che ha scritto, poichè essendosi illuso di starsi salvando con le sue forze, il legalista si sente quasi “creditore” verso Dio, e non può accettare l’idea che solo per la Grazia di Dio è uscito dal fango del peccato, e che se Dio decidesse di permetterlo, ritornerebbe a ruzzolarsi nello stesso fango dal quale è uscito, morendoci dentro.

                Non si possono servire due padroni: se si rifiuta il primato della Grazia si mette l’uomo al centro, e non Dio, e quando si mette l’uomo al centro ci sarà inevitabilmente la tendenza ad abbassare Dio ai nostri comodi (così l’antinomianista) o a cercare di elevarsi a Dio con le nostre misere forze (il legalismo da te ben descritto).

                L’arminianesimo e i suoi principi semi-pelagiani non sono altro che un ulteriore modo per adorare la creatura al posto del Creatore.

                “Il cuore del problema forse sta nel vivere il tutto stando nuovamente sotto la Legge (che non salva) o come risposta ad una “azione di Grazie” (di cui anche le “norme” fanno parte).”

                Proprio così. Fondamentalmente il semi-pelagiano, credendo in un dio impotente (ovvero in un “non dio”, al massimo un triste idolo), che vorrebbe salvare tutti ma proprio non ne è in grado (poichè questo Dio l’unica cosa che fa è “prendere atto” della volontà umana, sia che sia malvagia sia che sia buona, senza nè permettere la prima nè causare la seconda) è sotto la Legge, ed essendo sotto la Legge cercherà o di annullarla per non venire da essa condannato, inventatosi astruse teorie teologiche che lambiscono il luteranesimo, oppure cercherà, da stolto, di salvarsi tramite la Legge credendo stoltamente, con le sue misere forze, di potercela fare, quando l’Apostolo dice “Quelli invece che si richiamano alle opere della legge, stanno sotto la maledizione, poiché sta scritto: Maledetto chiunque non rimane fedele a tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica” (Gal 3,10).

                Alla fine è un circolo che si ripete, purtroppo: l’orgoglio umano ha edema difficoltà ad accettare 1 Cor 4,7 e ce l’avrà sempre.

                Solo la Grazia può fargli superare questa tendenza a “farsi Dio” di se stesso.

                *** “Quello che noi sosteniamo è il principio della predilezione, ovvero, se uno nella vita morale è migliore di un altro, non è che se lo è meritato, è che è stato più aiutato. Quindi Dio predilige coloro che predilige, li predestina alla salvezza.” http://www.arpato.org/testi/lezioni_grazia/Grazia_10_Lezione.pdf

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              • “Come dicevo nel mio post ad Alessandra, *che* abbraccia il semi-pelagianesimo ha solo due vie, due strade nelle quali inevitabilmente finisce:”

                *Chi*.

                ” *inventatosi* astruse teorie teologiche che lambiscono il luteranesimo”

                *inventandosi*.

                “Alla fine è un circolo che si ripete, purtroppo: l’orgoglio umano ha *edema* difficoltà ad accettare 1 Cor 4,7 e ce l’avrà sempre.”

                * Estrema*.

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              • “Probabilemnte perché c’è in molto un (in)sano terrore che qualche “non-meritevole” ottenga Misericordia senza “meriti” o che chi tanto si è applicato a “compiere opere buone”, non veda riconosciuti i propri… 😐”
                In una catechesi divulgativa (e quindi necessariamente un po’ semplicistica) che ho ascoltato una volta, il relatore esortava a guardarsi da due opposti errori: il pelagianesimo e la dottrina luterana sulla giustificazione (dottrina basata sugli scritti polemici anti-pelagiani di Agostino). I pericoli derivanti dall’adesione a concezioni simil-pelagiane esposti nella catechesi erano più o meno quelli enucleati da Cicero. Quanto all’idea che l’uomo non è salvato dalle opere, ma dalla sola fede in Cristo, invece, il relatore paventava il rischio di una deriva lassista e de-responsabilizzante: in tali esiziali teorie si riconosceva infatti la causa della rinuncia di Lutero al voto di celibato e di altri non commendevoli atti compiuti dall’eresiarca tedesco. Questa impostazione (che ammetto però di non aver preso subito per oro colato, perché nell’immaginario collettivo l’etica protestante è considerata molto rigida e che non mancano chiese evangeliche impegnate in iniziative di carità e solidarietà sociale), potrebbe essere la radice del diffuso “terrore” notato da Bariom.

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              • Ho messo un “che” di troppo nella parentesi tonda qui sopra. Riformulo la frase: […]perché nell’immaginario collettivo l’etica protestante è considerata molto rigida e perché non mancano chiese evangeliche etc. etc.

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              • Hai centrato il punto, Alessandra.

                Ecco perchè ritengo che il tomismo sia, a mani basse, la teologia migliore: proprio perché riesce a coniugare mirabilmente il primato della Grazia con la necessità delle buone opere e del sincero pentimento dai peccati mortali per la salvezza.

                Tuttavia se ci badi il semi-pelagiano non è affatto immune dall’errore di Lutero: infatti come ho detto egli passa dal volersi elevare a Cristo con le sue sole forze (il caso descritto da Bariom), quando ha una attitudine rigorista/legalista, a inventarsi astruse teorie come l’opzione fondamentale (che è, in fin dei conti, un “Luther reloaded” 😀 ).

                Insomma, senza il primato della Grazia si passa da un estremo ereticale all’altro, ma sempre neo-semi-pelagiani si è.

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              • Colui che abbraccia l’opzione fondamentale infatti ritiene che, fin tanto che LUI mantiene Dio come sua opzione di fondo, cioè fintanto che non decide di rigettare esplicitamente Dio, sarà sempre giustificato dal medesimo. Dico che anche questo è semi-pelagianesimo perché, oltre all’errore luterano del negare importanza alle opere e al pentimento (come sappiamo per Lutero si viene semplicemente “ricoperti” dai meriti del Cristo, senza rigenerazione interiore), il motivo della salvezza anche qui viene ricondotto alla volontà umana di accettare Dio, come se detta volontà non venisse innanzitutto da Dio.

                Anche in questo caso l’uomo si salva da se, perché questo dio antinomianista non fa altro che prendere atto della volontà di fondo, da parte dell’uomo, di accettarlo e di passare l’eternità con lui, senza però essere causa prima di questa volontà. Quindi anche qui, letteralmente, l’uomo è causa prima della sua salvezza e Dio è un semplice notaio celeste che la ratifica, invece che essere il Salvatore e Redentore.

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              • Alessandra e Bariom, quando avrete tempo e/o voglia date un’occhiata a questa discussione, avvenuta in un forum cattolico americano https://forums.catholic.com/showthread.php?t=315999

                L’utente Mikeleds ha risposto alla grande, dando risposte autenticamente cattoliche e, come il sottoscritto, è stato accusato di calvinismo. 😀

                Quella discussione vale la pena di leggerla, come ti dicevo la differenza tra i cattolici americani e quelli italiani è che loro, essendo in terra protestante, conoscono “il nome” dell’eresia prevalente oggi nel cattolicesimo, vale a dire l’arminianesimo.

                I cattolici italiani il nome di questa eresia non lo conoscono, tuttavia molto spesso, specie le nuove generazioni, ne condividono in toto i falsi dogmi.

                L’unica cosa sulla quale discordo con Mikeleds è che l’arminianesimo non sia semi-pelagiano; lo è eccome invece.

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              • Non ho finito di leggere, anche perché Mikeledes inserisce molti link. Ad ogni modo, quello che ho visto sinora mi conferma nella convinzione che bisogna stare molto attenti a come si pongono certi concetti (come quello di “predestinazione”) perché non tutti i lettori sono attenti a coglierne le sfumature e subito vanno a pensare ad al calvinismo, dottrina che può essere disperante (san Francesco di Sales era angosciatissimo al pensiero di non essere un “predestinato” in senso calvinista e si è salvato dalla disperazione solo ricorrendo a Maria Santissima con la preghiera del Memorare). A mio umilissimo avviso dovremmo stare tutti molto attenti ad evitare ogni estremo in un senso e nell’altro e a non ingenerare in noi stessi e nel prossimo qualsivoglia forma di sfiducia nella divina misericordia e nell’amore del Padre per tutte le creature (con l’eccezione, forse, di quelle eternamente perdute come i demoni, che forse non sono oggetto dell’amore di Dio – francamente non lo so). Comunque oggi sto cercando di riflettere sulla quinta meditazione per il mese di Maggio della serva di Dio Luisa Piccarreta (ho iniziato con due giorni di ritardo, oggi si dovrebbe meditare sulla settima), che mi sembra sottenda proprio l’impostazione proposta da Cicero: cfr http://www.preghiereagesuemaria.it/libri/la%20vergine%20maria%20nel%20regno%20della%20divina%20volonta.htm (bisogna scorrere un po’ e andare al 5° Giorno – Il quinto passo della Divina Volontà nella Regina del cielo. Il trionfo della prova).

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              • Comunque, in tutto questo l’unica cosa certa è che, prima che Cicero lo spiegasse, non avevo la minima idea di cosa fosse l’arminianesimo. Non so se questo provi che tale eresia è poco conosciuta tra i laici italiani o se sia più semplicemente l’evidenza più patente di quanto sono ignorante e al di sotto della media dei fedeli comuni.

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              • No no Alessandra, sono davvero pochi a sapere dell’esistenza di questa eresia.

                La cosa interessante è che, nonostante ciò, moltissimi ne approvano i contenuti, come ho detto.

                Se tu fossi americana l’avresti conosciuta certamente anche per nome.

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              • Che poi, che tu ti definisca sotto la media come conoscenza è, al più, una battuta.

                Il cattolico medio confonde l’immacolata concezione con il parto verginale di Maria, pensa te. 😉

                E quelli che hanno una conoscenza più approfondita spesso, purtroppo, hanno spesso più che altro nozioni della “Nouvelle Theologiae”, che di problemi ne ha a non finire.

                Perciò direi che sei molto sopra la media, altrochè sotto.

                Io conoscevo l’arminianesimo perché ho fatto siversi dibattiti anche fu forums americani, non per altro. Ho scritto anche su “suscipe domine”, a suo tempo, è un gran forum.

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              • Rilancio a Cicero. Il commento merita un articolo a parte su queste colonne. Chiedo se possibile utilizzarlo per tale fine appena riesco. In questo modo continuiamo i commenti (e le lodi) allo scritto non OT. Ok? Grazie ancora, qualunque sia la reply.

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              • Caro Minstrel, visto che dopo averlo letto ritieni che il mio commento sia meritevole di un articolo a parte, direi che non solo non c’è problema, ma sono anche lusingato da questo tuo giudizio.

                Per me va bene. E grazie per il tuo apprezzamento.

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          • sei molto gentile con me, Cicero. Grazie.

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  6. Di notevole interesse il link da cattonerd.
    Che si sia creata una progressiva distanza tra la Chiesa e i più o meno giovani, è un fatto.
    Lo si riscontra anche oggi, da fonte autorevole (Aldo Maria Valli), che autocriticamente parla di “fuori sincrono”.
    Ma la questione non è (solo)di oggi.
    Negli anni intorno al 1950 è accaduta una sorta di Chernobyl spirituale, come denunciava (tentando di farvi fronte) a suo tempo Giussani, per cui alla forma non rispondeva più naturaliter il contenuto.
    Di qui, l’alternativa: o l’apodittico riproporre quel naturaliter o la ricerca affannosa del contenuto in altra forma… senza che però la prefigurata alleanza tra nuova forma e perenne contenuto si sia davvero realizzata.
    La discrasia di temi e linguaggi di cui al link nasce, più che dall’apodittico porsi nei confronti dei problemi nuovi, dalla crisi di questo porsi.
    L’apodittico (il mainstream) è diventato il mondo (il mondo è come il “nuovo apodittico”) e la Chiesa ha continuato a rincorrerlo, il contenuto in nuova forma è diventato altro contenuto.
    Ora posso citare solo elementi puntuali di questo “nuovo apodittico”, in genere sottaciuti, sollecitando il parere degli altri commentatori.
    In un clima di cinquantennale denatalità programmata, in ruolo di “facilitatrice”, la Chiesa si è limitata a creare dal nulla il concetto di paternità/maternità “responsabile”…
    In un clima di femminismo imperante e di demaschilizzazione progressiva, sempre in ruolo di “facilitatrice”, la Chiesa ha ossessivamente elaborato sempre nuovi ruoli della donna nella chiesa (e si tratta purtroppo di work in progress).
    Infine, quanto più la comunicazione mondana si è fatta icastica ed iconica, la Chiesa ha sempre più elaborato invece una neolingua prolissa e verbosa, l’ecclesialese (oggi che tenta di recuperare, lo fa spesso avendo come base soltanto l’apodittico mondano).
    Sulla c.d. “Chiesa dei media”, già si esprimeva Ratzinger (in ultimo, il 14.02.2013).
    Uno studio antropologico-culturale di molta pubblicistica odierna (paradigmatico un sito in sedicente riferimento a Lc 5, 38) rende chiaro che del dogma cattolico resta vivo e vivificante solo ciò che corrisponde al mainstream.

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    • D’accordo con Lycopodium. Aggiungerei il progressivo allontanamento dalla chiarezza argomentativa aristotelico-tomista, per privilegiare tipi di comunicazione basate sull’emotivita’e la psicologia e l’ uso di un linguaggio teologico ambiguo ed nebuloso. spacciato per “familiare”o “colloquiale” piu’che logico, tale da arrivare a vere e proprie aberrazioni come le recenti frasi sulla Santa Trinita’ pronunciate dal pontefice regnante e riportate da Sandro Magister.

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        • Divertente da questo articolo: “Luca Diotallevi, sociologo della religione tra i più attenti, ha individuato parecchie similitudini tra il pontificato di Francesco e il fenomeno Donald Trump, tra le quali c’è il comune risentimento contro l’establishment.”

          Infatti, sono sempre felice di vedere che noi di Croce-Va siamo sempre in avanti di 6 mesi sulla media della blogosfera:
          https://pellegrininellaverita.com/2016/11/09/trump-e-come-francesco/

          In Pace

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          • Diotallevi interpreta il fatto del 10.02.2013 come radicale declericalizzazione del ruolo papale, nel cui solco si porrebbe il fatto del 13.03.2013, come semplice sequitur, per quanto di rilievo.
            Nulla di nuovo. A suo tempo, il primo a farla fu il Vaticanista Senior, con l’ostentata sicurezza di chi sapeva “come” le cose sarebbero andate di lì ad un mesetto (e – per questo “come” – lavorava col dire ed il non dire, non dal febbraio 2013, ma praticamente dall’aprile 2005).
            Il risultato prefigurato (approvato? in un cattolico-liberale, per quanto non liberal, ci starebbe) è quello di una cattolicesimo secolarizzato, mutato in “religione a bassa intensità”, cioè sempre meno incidente dal punto di vista sociale e sempre più atrofico quanto a identità e autocoscienza.
            In pratica, un minimo contenuto identitario e pratico “ad extra”, ma (cosa che sembra emergere poco dall’analisi sociologica) che ritrova intensità nella lotta “ad intra”, intransigente fino all’invettiva e alla sanzione, contro i residui di un passato (clericale, sacrale, identitario) che non vuol passare…
            Emerge, peraltro, ancor di meno (e non si vede come potrebbe, viste le premesse), l’obbligata e fatale “sacralizzazione di ritorno”, con l’infallibilizzazione del nuovo corso ecclesiastico, niente affatto “secundum” concilio Vaticano 1° (primo!), ma “praeter” ed anche “contra”, fino alla teologizzazione del dettaglio (ricordate l’enzobianchi delle valigia nera?) e dei soggetti, del tutto funzionale al mainstream apodittico di cui parlavo più sopra.
            Una spiegazione di questa fatale deriva la trovo in un grande medievista, tutt’altro (si badi bene) che avverso all’attuale nuovo corso: “L’auctoritas universale di chi non possa o non voglia definirsi rex et sacerdos è condannata a un’arbitraria autoreferenzialità, l’unico titolo di sostegno della quale è la forza bruta. Così, non si fonda alcun ordine stabile”. Parlava delle lezioni della storia, ma mi pare possa valere anche per l’attuale frangente.

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            • a proposito di “arbitraria autoreferenzialità”:
              la chiesa “in uscita”, la preferenza per le “periferie esistenziali”, il richiamo a un gioioso “fate casino” , il fastidio per gli aspetti formali, l’odio per la chiarezza teologica, rischiano di sembrare più atteggiamenti provenienti e conseguenti ad una autobiografia umana , specifica, che non dal cattolicesimo in quanto tale. Un po’ come se il papa tedesco avesse posto l’accento soprattutto su la civiltà cattolica dei secoli passati, sull’importanza del “centro”, sulle regole del monachesimo quale paradigma, avesse invitato a studiare teologia ecc ecc.
              Solo che il papa tedesco NON l’ha fatto, non ha calcato la mano sulle sue personali preferenze derivatigli dalla sua autobiografia, mentre il papa argentino rischia di mutare il ruolo di Pietro in quello di tipico sudamericano con tutto il folclore del caso.

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  7. Caro Cicero, chiunque tu sia, grazie!
    L’approccio è davvero innovativo e nel contempo perfettamente inserito nella grande Tradizione cattolica. Se posso osare una metacomunicazione, lo chiamerei approccio “TEO-ontologico”, contrapposto all’ONTO-teologico che snerva le prospettive da te criticate (approccio che è tale proprio perchè prende veramente sul serio il primato dell’Essere sugli enti).
    Devo dire che riflettere su questi tuoi appunti (in attesa spasmodica di leggere il Saggio nella sua forma definitva), mi ha provocato un effetto beneficamente straniante: la prospettiva della precarietà radicale di ciascuno di noi dal punto di vista dei novissimi, esposto nonostante tutto alla possibilità di una impenitenza finale, riporta altrettanto radicalmente ad un perenne reiterato De profundis (Salmo 129).
    E quello che tu hai espresso con tono di filosofico distacco è, in realtà, la punta dell’iceberg del dramma.
    Davvero quel Salmo dovrebbe innervare ogni nostra idea e azione…
    Mi piace, poi, il tuo riabilitare la relazione di elezione/predilezione, particolarmente negletta oggi nell’ambito ecclesiale (colpevole/vittima dell’egalitarismo appiattente dell’amore, quando non dell’ammmore, che dimentica la forma specifica dell’Amore del Dio Padre del N.S, Gesù Cristo, che è elezione nell’Eletto: così il lezionario italiano – traduzione laodi-CEI del 2008 – toglie “prediletto” dal vangelo della trasfigurazione e del battesimo, irrimediabilemnte e scandalosamente banalizzando).
    Infine, una postilla di contestualizzazione: in una situazione come quella che tu hai diagnosticato (diagnosi che condivido: cfr. i miei commenti a questo stesso post, che con altre parole dicono quasi la stessa cosa), ogni approccio genericamente e scolasticamente tomista (armonia tra natura e soprannatura) rischia di avere effetto eterogenetico (diventa un’arma di allontanamento dalla grande Tradizione cattolica…).
    Più che di un tomismo di armonia, servirebbe un tomismo di rottura o quanto meno di contrappunto.
    Il tuo Saggio, proprio per il suo approccio TEO-ontologico e non ONTO-teologico, mi pare proprio felicemente avviato in tale direzione.

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