L’inganno Cripto-Lefebvriano: un Francescano dell’Immacolata risponde a De Mattei

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Pubblichiamo una replica di padre Angelo Geiger F.I (qui l’originale )ad un recente articolo di Roberto de Mattei su Corrispondenza Romana. Come richiesto dall’autore e dai suoi superiori, pubblichiamo questo intervento senza ulteriori commenti da parte nostra. Vorremmo solo ringraziare Padre Angelo e Padre Alfonso Bruno per averci concesso la possibilità di tradurre e far conoscere ai lettori italiani questo interessantissimo contributo.

Ribadiamo che ciò che conta sono e saranno solo ed esclusivamente le conclusioni, espresse in documenti ufficiali, che la Santa Sede indicherà al termine del Commissariamento apostolico e quindi, sin da ora siamo pronti ad accettarle in pieno. Fino a quando la Chiesa non si pronuncerà ufficialmente come è lecito che i discepoli di Manelli ne parlino sempre e solo in termini di esaltazione e di elogio, in questo momento e fino alla conclusione delle indagini è altrettanto lecito, per chi ne ha esperienza o conoscenza, produrre testimonianze, riflessioni, documentazioni e opinioni personali  sui punti negativi dell’Istituto e sostenere con vigore la necessità, la giustezza e la piena legittimità del  commissariamento, opponendosi anche ad una illecita canonizzazione in vita che non rientra nella Tradizione della Chiesa.   Inoltre affermiamo che noi distinguiamo nettamente il De Mattei professore di storia dal De Mattei  pubblicista, per cui le nostre osservazioni riguardano solo la produzione giornalistica del De Mattei pubblicista.

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Ciò che segue è la mia risposta al Professor De Mattei, che ha recentemente difeso il sito Rorate Caeli. Vorrei far notare che né de Mattei né Rorate Caeli hanno rimandato i loro lettori alle mie critiche iniziali (1 & 2).

Il Professor Roberto de Mattei, cosi come New Catholic di Rorate Caeli, ritiene che il mio uso del termine ‘cripto-lefebvrismo’ non abbia alcun significato. Entrambi affermano che non sia nient’altro che un insulto verso tutti i fedeli cattolici. In particolare, De Mattei sostiene che io intenda demonizzare chi ha l’unico desiderio di farsi guidare dalla Tradizione e dal Magistero, e che sotto queste due guide voglia decidere da se quando il Papa regnante sia da seguire e quando non lo sia.

Sostengo da parecchio tempo che il Vescovo Fellay, superiore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, abbia conseguito un enorme successo nel realizzare il suo piano durante lo svolgersi del suo dialogo, ormai fallito, con Roma. Secondo questo piano, che ha espresso in svariate occasioni, il lavoro della Fraternità avrebbe dovuto indebolire l’influenza del Vaticano II. Roberto de Mattei ha collaborato attivamente con la FSSPX.

Oscurare l’ermeneutica

Nessuno all’interno di questa discussione mette seriamente in dubbio che la Tradizione e il Magistero debbano essere i criteri per l’interpretazione del Concilio Vaticano II. Il problema è che de Mattei ed altri, tra cui la Fraternità Sacerdotale di San Pio X, affermano che l’ermeneutica della continuità proposta da Papa Benedetto, ( Dicembre 2005 )sia un invito a dibattere i meriti del Concilio; il che è semplicemente falso. Perché’ chi tra noi accetta l’ermeneutica della continuità, fa del suo meglio per trovare la continuità tra il Concilio e la Tradizione, invece di insistere semplicemente sul fatto che il Magistero moderno, papa Benedetto incluso, debba provare l’esistenza di tale continuità.

De Mattei giunge ad affermare che se il mio uso del termine ‘cripto-lefebvrismo ‘ha qualche giustificazione, lo stesso Benedetto XVI sarebbe un ‘cripto-lefebvriano’, in quanto è stato lui a proporre l’ermeneutica’ della continuità. Non riesco ad immaginare un’interpretazione più contorta dell’insegnamento di Papa Benedetto. In realtà, proprio l’ultimo discorso dedicato dal Pontefice al Concilio Vaticano II smentisce questa interpretazione.

Alcuni giorni prima della sua abdicazione, Benedetto XVI parlò di Concilio virtuale e di vero Concilio, e del fatto che la distruzione portata dal Concilio virtuale avesse oscurato il vero Concilio. Ma ora il Concilio virtuale è stato sconfitto, ed il vero Concilio si rivela come la ‘vera forza’ per un vero rinnovamento della Chiesa’. Benedetto XVI affermò inoltre che adesso il nostro compito è ‘lavorare affinché’ il vero Concilio, con il potere datogli dallo Spirito Santo, si compia e la Chiesa sia davvero rinnovata’.

Per quanto riguarda questo punto, io sono d’accordo con l’Arcivescovo Agostino Marchetto, che Papa Francesco ha chiamato in svariate occasioni ‘il miglior interprete del Vaticano II’. Una di queste occasioni fu la sua risposta alla nostra (dei Francescani dell’Immacolata) domanda sul Concilio. In un’intervista l’arcivescovo ha dichiarato che De Mattei

“ignora l’interpretazione che papa Ratzinger ha dato del Concilio nel celebre discorso del 22 dicembre 2005 alla Curia romana: il Concilio ha rappresentato la continuità e non la discontinuità con la tradizione cattolica. De Mattei sposa la causa della discontinuità e della rottura; in questo senso non accetta quella che è la dimensione ermeneutica del Papa. E’ vero che poi si rifugia in calcio d’angolo, rilevando che scrive da storico e non da teologo; e quindi dice di non occuparsi della questione ermeneutica. Però non si accorge che il ragionamento di Benedetto XVI si fonda necessariamente anche sulla storia.”

In realtà, De Mattei sposa la causa della discontinuità e della frattura rappresentata dal Concilio, ignorando e contraddicendo l’insegnamento di Papa Benedetto invece di difenderlo.

Controrivoluzionario

Infatti, de Mattei considera il Concilio ‘la Rivoluzione (con la R maiuscola)- non la sua disastrosa applicazione postconciliare ma il Concilio in se. Rifacendosi al pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira, propone una Controrivoluzione (con la C maiuscola). Questa è la sua posizione a priori rispetto a qualsiasi questione riguardante il Concilio Vaticano II.

Perciò, non nega la validità degli atti del Concilio, ma non nega neppure che il Concilio possa essere separato dalla ‘Rivoluzione’. Semplicemente, questa non è la tesi di Benedetto XVI. Né si tratta della pura ipotesi accademica di uno storico, ma piuttosto dell’agenda di un uomo d’azione che usa i media e la manovra politica per conseguire il suo fine. Parla anche di questi temi sotto la protezione della Fraternità Sacerdotale San Pio X, con cui coopera la stessa Rorate Caeli.

Non ho ovviamente alcuna obiezione- ne dovrei averne- sul dibattito tra accademici riguardo i meriti del Concilio o dei cambiamenti liturgici postconciliari, fin quando tale dibattito venga condotto in maniera ecclesiale. E spero che De Mattei e Padre Lanzetta imparino qualcosa dall’Arcivescovo Marchetto, con cui sono in dialogo. Credo che questa sia davvero un’ottima cosa.

Ma mi domando quanto questo dialogo rappresenti davvero un’occasione di studio, e quanto non si tratti invece solo dell’occasione per portare avanti un programma determinato; un programma che non è accademico ma controrivoluzionario. D’altra parte, sono quasi certo del fatto che De Mattei vorrebbe veder diventare il nostro Istituto un ingranaggio perfettamente integrato nella sua macchina controrivoluzionaria, mentre giustifica tale operazione presentandola come una ‘costruttiva’ e ‘profonda’ ricerca storico-teologica.

 

Propagandista

Quando Roberto De Mattei pubblica su Corrispondenza Romana è il propagandista e il politico per eccellenza. Ad esempio, ha dichiarato che i nostri frati sarebbero giustificati qualora disubbidissero alle restrizioni sull’uso della Forma Straordinaria della Messa, ed ha incoraggiato frati e suore a lasciare l’Istituto qualora la Santa Sede non avesse ceduto alle sue (le loro) richieste. Ha inoltre concesso un’intervista ad una tra le più rabbiose agenzie stampa anti-conciliari , affermando che a suo parere la canonizzazione di Giovanni XXIII fosse invalida. Su tutti questi temi, non sta agendo in qualità di accademico al servizio della Chiesa, ma come un controrivoluzionario. E ciò è quanto avviene quando attacca me.

Infatti Roberto de Mattei, per quanto ritenga che il termine ‘cripto-lefebvrismo’ non abbia significato, non si conforma al Modus operandi richiesto dall’Arcivescovo di Noia alla Fraternità Sacerdotale San Pio X. Proprio quando il dialogo tra la Fraternità e Roma si stava disintegrando, l’Arcivescovo di Noia, all’epoca Vice presidente della Commissione Pontificia Ecclesia Dei, scrisse alla Società:

“E’ stato un errore fare di ogni aspetto complesso nell’interpretazione teologica del Vaticano II un argomento di controversia pubblica, cercando di spingere persone non preparate teologicamente ad adottare il proprio punto di vista su complesse questioni teologiche.”

Inoltre, citando l’Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede, Donum Veritatis, che si occupa specificatamente delle responsabilità dei teologi, l’Arcivescovo di Noia consiglia anche riguardo al fatto che mentre uno studioso ha il dovere di far presente al Magistero i suoi problemi di coscienza per quanto riguarda insegnamenti non- infallibili che appaiono problematici, il teologo

“eviterà di ricorrere ai «mass-media» invece di rivolgersi all’autorità responsabile, perché non è esercitando in tal modo una pressione sull’opinione pubblica che si può contribuire alla chiarificazione dei problemi dottrinali e servire la verità.”

Così come notato dall’Arcivescovo Marchetto, De Mattei si salva in calcio d’angolo, negando di star facendo affermazioni teologiche. Ma così come l’ermeneutica della continuità di Papa Benedetto si basa sulla storia, così anche il rifiuto di tale ermeneutica ha conseguenze teologiche immediate.

Amare ciò che la Chiesa ama.

Ma il mio problema non è fondamentalmente col Professor de Mattei qua storico accademico, ma con il Roberto de Mattei propagandista e politico, specialmente considerando il modo in cui-citando i miei superiori- ha strumentalizzato il nostro Istituto. Non essendo né un teologo di professione né un consacrato, non è sottoposto allo stesso controllo gerarchico a cui sono legati teologi e consacrati. Ma è proprio questo il punto. In questo segue l’esempio di Plinio Corrêa de Oliveira, che usò la sua posizione di storico laico e propagandista per operare al di fuori del controllo dei vescovi. In tal modo, De Mattei continua ad essere la forza principale della resistenza contro i tentativi di rinnovamento dei Francescani dell’Immacolata portati avanti dalla Santa Sede.

Anche adesso, De Mattei e Rorate Caeli definiscono ‘dissidenti’ coloro che supportano gli sforzi di Padre Volpi, Commissario Apostolico dei FI per volontà del Santo Padre. Tutto mentre ci sono frati che, seguendo l’incoraggiamento di De Mattei, incitano alla rivolta contro le decisioni del Commissario apostolico- e del Santo Padre- e spargono voci infondate secondo cui i rappresentanti della Santa Sede che hanno istituito il Commissariamento e gli stessi commissari sono nemici della Chiesa.

Ma grazie a Dio papa Francesco, tutt’altro che uno stupido, nutre un interesse personale nei confronti del nostro benessere, anche muovendosi per darci una casa a Roma, in quanto stiamo per essere sfrattati dai nostri precedenti benefattori. Inoltre, il Papa supporta pienamente l’operato del Commissario Apostolico Padre Fidenzio Volpi. Scrive Roberto de Mattei:

“Il supremo criterio di giudizio per un cattolico dovrebbe essere quello della Chiesa: amare e odiare ciò che la Chiesa ama e odia. Amare la verità, in tutta la sua unicità e integrità, odiare l’errore in tutte le sue molteplici espressioni. Ortodossia ed eterodossia restano il metro ultimo di giudizio a cui la ragione di un cristiano deve sottomettersi.”

Certo, e questo significa pensare cum Ecclesia ed essere fedeli ed obbedienti al Vicario di Cristo. L’entità del danno causato da Roberto de Mattei al nostro Istituto dovrebbe essere ormai più che evidente, anche a quei frati che sono stati incoraggiati dal suo supporto. Da ciò non verrà niente di buono.

Questa non è un’opposizione contro ‘alcuni dissidenti’, o contro la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e il Commissario Apostolico. E’ un’opposizione contro Papa Francesco. E chi tocca il Papa non finisce bene. Questo è stato verificato reiteratamente. Io prego che i tradizionalisti che sono stati radicalizzati imparino finalmente la lezione e spero sinceramente che Roberto de Mattei, ed anche New Catholic e Francesca Romana di Rorate Caeli, amino veramente ciò che la Chiesa ama e odino ciò che la Chiesa odia.

E’ tempo che la smettano di opporsi a Papa Francesco e alla sua opera di rinnovamento del nostro Istituto.

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Categorie:Risposte a critiche web

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36 replies

  1. Ottimo articolo dell’ottimo P. Geiger. Speriamo sia l’inizio di un approfondimento critico su tutti i danni arrecati dal pubblicista Roberto de Mattei, ma anche, imprescindbilmente, sulle sue vere radici culturali e falso-teologiche che lo muovono e su tutta la sua strategia di sovvertimento della vera Chiesa Cattolica. Grazie anche al vostro ottimo sito che pubblica articoli qualificati.

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    • Tengo davvero a ringraziare Claudio per la traduzione che rende così accessibile in italiano un testo importante dell’attualità cattolica.

      Il sito originale di P. Geiger, Mary Victrix, http://maryvictrix.com/ vale la pena di essere visitato regolarmente trattando di soggetti interessantissmi: è stato aggiunto nella nostra list adi blog e portai cattolici a destra.

      In Pace

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  2. Commenti riaperti, chiedo venia per il misunderstading.

    🙂

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  3. mi piace trovare serenità kiarezza in siti validissimi come voi alla ricerca ai crocevia della Verità da persone in cui trovo pacem in terris……………………

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  4. Bravo p. Geiger,
    è da tempo che nel mio piccolo ho riconosciuto che il bersaglio vero di questo movimento di “resistenza” sia la nostra Chiesa e la persona del Papa.
    Da ormai un anno si è passati dalle subitanee e rassicuranti parole di piena fedeltà al Papa e di piena obbedienza alla Chiesa rilasciate a caldo sul sito istituzionale dal MG deposto P Stefano Manelli alla organizzazione pilotata della sommossa sotterranea con la discesa in campo degli amici di sempre che quotidianamente sui blog e a mezzo stampa hanno inneggiato alla rivolta, alla disobbedienza, alla diserzione dei frati affinché l’istituto non sopravvivesse nelle mani dei Volpi di turno.
    Perché tutto ciò? per dimostrare la bontà della gestione Manelli e l’impossibilità genetica dei frati FI di sopportare di essere passati al vaglio della Chiesa? per manifestare quanto forte fosse il pensiero di infallibilita del p Fondatore e quindi inammissibile ogni critica al suo operato?
    Oppure per la convinzione inculcata nellla testa dei poveretti di essere il non plus ultra della Chiesa, anzi essere loro stessi la vera chiesa e che al di fuori di loro “non c’è salvezza”? Od è per la reputazione di infallibilita di p. Stefano da opporsi alle interessate visioni della Congregazione, dei Segretari, dei Vescovi , che sono mosse non dallo Spirito ma da poteri e mire distorte fino a giungere alla volontà distruttrice del neo- VdR?
    Chissà quante volte i poveri frati FI si sono sentiti raccontate a tavola da un rapito P Stefano la storiella riferita al Concilio V II
    delle 4 T: TuTTe Tenebre!
    Oppure del vero Terzo segreto di Fatima con le ROVINEEE della Chiesa del dopo Concilio.
    Oppure degli ormai in ritardo famosi tre giorni di buio, della valanga di fuoco dei diavoli sciolti e liberi di vagare sulla terra e della morte subitanea dei 2/3 dell’umanità. … tutte cose serie queste, ascoltate di persona e che rendono bene l’idea di chi è P Manelli e chi sono coloro che lo difendono: membri di una setta cui per grazia la Chiesa ha detto basta, adesso basta!

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    • Se questo era il fondo di commercio dell’omilitica “manelliana” , allora davvero c’è stata una deviazione del carisma iniziale quale riconosciuto a suo tempo dalla Santa Sede. In altre parole, vedo male l’approbazione di costituzioni finalizzate alle “4 T” o ad terzo pseudo “segreto di Fatima”.

      Il tempo mi sembra comunque venuto di essere molto più taglienti nelle risposte alle offese, alle calunnie e alle distorsioni del De Mattei e della sua combriccola di ficcanasi.
      In Pace

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  5. E così De Mattei è servito… Una bella analisi dello scorretto comportamento, delle mire e contraddizioni di costui, purtroppo ormai alla deriva e da tempo. Rivoluzione e Controrivoluzione! Quanto riferito da Padre Felice sull’atteggiamento di P. Manelli tambureggiante sulle imminenti disgrazie sul mondo e la chiesa fa pensare veramente ad una setta millenaria. Dunque viene fuori il pericolo scivolone dei FI di Manelli verso la cricca De Mettei-lefebriani, pronti a fare il passo. Non ha un senso l’alienazione dei beni in questa prospettiva, visto che l’ideale della povertà fa acqua da ogni parte? I primi risultati infatti è stato lo sfratto dei FI!

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  6. Come non essere d’accordo con l’Arcivescovo Agostino Marchetto che “il Concilio ha rappresentato la continuità e non la discontinuità con la tradizione cattolica ” .

    Come rilevato da P.Geiger citando Mons. Marchetto a proposito di De Mattei E’ vero che poi si rifugia in calcio d’angolo, rilevando che scrive da storico e non da teologo; e quindi dice di non occuparsi della questione ermeneutica. : spesso sui siti tradi-protestanti e cripto-lefebrviani vi si legge che il Papa deve agire da Pietro e non da Simone (essi stessi ovviamente ritenendosi i giudici ed i boia esecutori di tali sentenze), personalmente direi che quando De Mattei si avanza in queste materie non ci dice la Storia come da Erodoto ma depone una Batracomiomachia à la Pigrete .

    P.Geiger si pone retoricamente la domanda “quanto questo dialogo rappresenti davvero un’occasione di studio, e quanto non si tratti invece solo dell’occasione per portare avanti un programma determinato; un programma che non è accademico ma controrivoluzionario : la risposta è chiara, quel che costoro desiderano è una battaglia tra topi e rane….

    Purtroppo ci stanno di mezzo 400 anime che desiderano essere consacrate a N.S. Gesù Cristo e che non meritano di essere guardate come topi e rane da chi si credono gran politici ma sono semplici sovversivi nella disobbedienza.
    In Pace

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  7. Dal libricino che tengo tra le mani, ricopio
    “Dovremmo valutare le conseguenze del peccato con gli occhi illuminati della fede. Sono le conseguenze del peccato a provocare divisioni e fratture, non solo all’interno di ogni persona ma anche entro le varie dimensioni della vita di ciascuno: in rapporto alla famiglia, al lavoro e all’ambiente sociale, come spesso si può notare dall’esperienza”
    Giovanni Paolo II, Il Perdono (libro con raccolta di pensieri).
    Da veloce googlata dovrebbe essere citazione da Reconciliatio et paenitentia.

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  8. Scusatemi, ma sono sconcertato certi commenti e il credito ce si dà ad essi. In particolare trovo particolarmente odioso il tono delatorio e vendicativo del frate che si firma Frate Felice: non mi piacciono le spie e non mi piacciono coloro che riferiscono un aneddoto o una battuta di nessun peso per costruirci sopra accuse spropositate. Mi meraviglia che a personaggi di questo stampo venga aperto credito incondizionato mentre tutti i frati che hanno testimoniato cose diverse siano tacciati tutti quanti di falsi, disobbedienti, e chi più ne ha ne metta.
    Ma quel che più mi fa allibire è che le stesse persone che si dimostrano consapevoli dell’importanza del Motu Proprio Summorum Pontificum,del fatto che le nuove generazioni di preti sono in ampia parte attenti e interessati alla Tradizione, dell’aperta guerra fatta dai residuati del postconcilio contro lo stesso MP, ebbene quelle stesse persone, dicevo, sembrano non accorgersi affatto che la distruzione dei F.I. muove da quegli stessi ambienti che vorrebbero distruggere il MP e cancellare dalla storia il pontificato di Benedetto XVI come anche i 1500 anni precedenti l’ultimo Concilio.
    Il fatto è che non era sopportabile che un ordine che si muoveva secondo logiche diverse da quello che sono invalse negli ordini religiosi dopo il Concilio crescesse impetuosamente mentre gli altri si estinguono: era la prova provata di un fallimento che non può essere addossato a singole persone, ma alle scelte della Chiesa postconciliare.
    Vi racconto un episodio. Tre o quattro anni fa a un convegno conobbi quattro suore dell’Immacolata e ne trassi un’ottima impressione. Ne parlai con un frate francescano conventuale che mi disse pressappoco così: brave brave, però non va bene, si credono di essere gli unici veri francescani. Pensando allo stile di vita di questa persona e di suoi confratelli, che ben mi era noto per diretta conoscenza, pensi che non avessero proprio tutti i torti… Era il loro stile che dava fastidio, perché implicitamente smascherava quello altrui.
    Dopodichè vorrei fare un paio di domande a Simon. Lei, unendosi al frate del’articolo, ridicolizza De Mattei (che, preciso, trovo anch’io sopra le righe, spesso assurdo e quasi sempre inefficace) quando dice che non fa un discorso ermeneutico ma storico. Qui invece mi trovo d’accordissimo con De M. e trovo questa distinzione quantomai opportuna; trascurarla significa fraintendere alla base i piani di lettura, come fa Marchetto.
    Io posso essere perfettamente d’accordo con l’ermeneutica proposta da Benedetto XVI, da Marchetto e da Lei stesso. Ma appunto siamo sul piano dell’ermeneutica. Tutto diverso è il discorso storico, la cui prima tappa è la ricostruzione dei fatti. Ora, Lei può ben dire, e io son d’accordo con Lei, che i documenti conciliari si pongono e vanno letti in linea con la Tradizione ecc.; ma i fatti storici, cioè ciò che materialmente ed effettivamente è accaduto nella Chiesa, sono un’altra questione. E certamente i fatti storici ci dicono che si è verificata una rottura evidente, che e ha dato origine a un tracollo che è a dire poco spaventoso. Io non mi sono mai interessato di Fatima , profezie ecc., ma, senza scomodare la Madonna, uno dice che la crisi postconciliare della Chiesa è epocale e gigantesca, non ci vedo niente che non corrisponda alla realtà. Tanto più negli ordini religiosi.
    Quindi, caro Simon, che l’ermeneutica va bene, ma non crede che nella lettura della vicenda conciliare e postconciliare si debba fare i conti pure con la storia e con ciò che è di fatto accaduto nella realtà ? Non credo ch’Ella ritenga di dover ignorare la realtà degli eventi in omaggio all’ermeneutica dei documenti.
    In questi giorni sul sito di Augé si leggono paralleli fra la Messa tradizionale e gli omaggi ai boss mafiosi. La seconda domanda è dunque: vede che cosa succede a ignorare i fatti? Succede che mentre predichiamo la corretta ermeneutica e accusiamo i FI di criptlefebvrismo, gente come Augè e Grillo insegnano nelle università della S.S., nei seminari ecc. Con buona pace di Benedetto XVI e dell’ottimo mons.Marchetto, questa è la realtà.
    Scusate la lunghezza.

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    • La lunghezza è più che benvenuta qui. Ci sono cose che non si possono dire in due righe.
      Penso di averti in parte risposto sotto. Grazie del tuo intervento.

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    • Gentile Gregorius,
      Molta carne al fuoco : per ordinarla cercherò di rispondere mettendo un numero più o meno corrispondente ai suoi paragrafi e rispondendo quindi ad ognuno di codesti.

      1. Non conosco personalmente “frate Felice” ma si è mostrato come qualcuno che sembra essere davvero al corrente di quel che si vive o si è vissuto all’interno dei FFI: è intervenuto per ripareggiare la verità in un momento dove la sua comunità era attaccata dai soliti. Che le battute di P. Manelli, supponendo che la testimonianza si frate Felice sia genuina, siano battute di nessun peso, non lo affermerei con leggerezza: sono battute del fondatore carismatico di quell’istituto e si imprimono fortemente nella mente del giovane che è come una tabula rasa quando entra in religione. Personalmente, nella mia propria vita, ho visto che alcune cose che dicevo e che per me erano chiaramente battute più o meno lorde, invece “impressionavano” chi mi era sottoposto moralmente, legalmente o volontariamente: chiunque tra gli utenti che ha avuto una qualche responsabilità nella vita sa che dico il vero e che quindi anche “frate Felice” ha ragione di denunciare queste deviazioni.

      2. I “frati che hanno testimoniato di cose diverse” non sono più frati e, in quanto tali, come minimo, sia non ne avevano la vocazione sia l’hanno tralasciata, quindi la loro testimonianza va da essere considerata cum grano salis. Ne abbiamo parlato esplicitamente nei commenti ai posts precedenti questo

      3. “La distruzione dei F.I. muove dagli stessi ambienti che vorrebbero distruggere il M.P.”: guarda che qui ci sono moltissime illazioni, in primis che si vogliano distruggere i FFI questa è una tipica affermazione propagandista “à la De Mattei e compari”. Se si voleva distruggerli il Santo Padre non li avrebbe ricevuti ma semplicemente firmato un decreto ad hoc. In seguito la visita apostolica fu voluta da S.S. Benedetto XVI allora regnante come anche la decisione di commissariamento, solamente postpsta di qualche settimana a seguito a della sua rinuncia alla carica papale: non credo che si possa dire che l’adesso Papa Emerito sia degli ambienti che vogliano distruggere il M.P. e distruggere la storia del proprio pontificato…

      4. Conosco personalmente altri ordini che crescono impetuosamente e sono perfettamente in armonia con gli insegnamenti del Magistero attuale, ad esempio, la famiglia monastica di Betlemme, dell’Assunzione della Vergine e di San Bruno , http://www.bethleem.org/ , che conta circa 800 sorelle e 200 frati dediti alla pura contemplazione eremitica nel loro caso con decine di entrate al noviziato ogni anno.

      5. Al suo aneddoto ho poco da ribattere: è quel che lei ha vissuto.

      6. Non mi permetterei mai di ridicolizzare l’uomo De Mattei in quanto persona, Dio me ne guardi, ma critico lo storico che vuol fare “politica” usando come leva della bontà della sua politica il suo essere storico di professione, cioè critico Erodoto quando agisce da Pigrete di Alicarnasso.

      7. L’ermeneutica del S.S. Concilio Vaticano II è sola del Magistero stesso, quindi né io né De Mattei né Lei né chicchessia ne ha le chiavi. Il discorso dello storico ha esso stesso tre livelli, come minimo: i fatti oggettivamente stabiliti, i documenti ed i testimoni che vi si riferiscono, l’interpretazione dei documenti e dei testimoni che ne fa lo storico. Il discorso dello storico è sempre uno sguardo cheg li è proprio che si proietta sui documenti ed i testimoni e non è mai il fatto oggettivamente stabilito. La storia è scritta vai vincitori mai dai vinti. Ho letto ultimamente, credo su un blog, questa affermazione giustissima: la storia ce ne dice di più sullo storico che la racconta che sui fatti realmente avvenuti.

      8. “certamente i fatti storici ci dicono che si è verificata una rottura evidente, che e ha dato origine a un tracollo che è a dire poco spaventoso.”: questo è un buon esempio di “ermeneutica” che esula dal discorso storico e che entra in un’analisi “politica”. Prima di tutto l’uso della parola rottura, quando il Magistero parla di riforma: lo storico vede cambiamenti tra un prima ed un dopo, la qualifica di rottura o riforma è un’affermazione politica. Non posso dire, in quanto studioso, che ci sia stata una rottura, ma solo che ci sono stati cambiamenti e metterli in evidenza: il loro statuto ermeneutico lo può solo dale il Magistero, il quale, fin dagli inizi, dallo stesso Beato Paolo VI, è stato molto chiaro nello stabilire che l’insegnamento del detto Concilio è in continuità con quello del passato e che quindi si assiste a una riforma e non ad una rottura. Non so se Lei adesso percepisce la nefandezza di chi, basandosi sulla propria autorità professionale, fa dire al Magistero quello che non ha mai detto. Lo stesso sconcio agire di un fisico che vorrebbe estrapolare la non esistenza di Dio da un teorema sulle stringhe.

      9. “uno dice che la crisi postconciliare della Chiesa è epocale e gigantesca”: andiamoci piano con queste generalizzazioni “politiche”. C’è una crisi mondiale che data dal dopoguerra ma che potremmo far risalire alla prima guerra mondiale: una crisi dei valori occidentali, uno scempio intellettuale, una di quelle crisi che sono sempre avvenute periodicamene in tutte le culture, salvo che questa è globale e tocca più o meno tutte le geografie. La Chiesa, che non è fuori dal mondo, vive e soffre coll’umanità intera di questa crisi nella propria carne. Non è una crisi della Chiesa in quanto tale ma è com-passione della Chiesa col mondo che è chiamata a salvare. Questa crisi mondana è epocale e gigantesca: quindi la sofferenza della Chiesa è epocale e gigantesca . Senza il S.S. Concilio Vaticano II , dopottutto voluto dallo Spirito Santo, questa crisi mondana avrebbe avuto un effetto ancora ben più nefasto sulla Chiesa.

      10. Circa Grillo e compari di merenda: credo che questo sito sia stato tra i più corrosivi sulle loro prese di posizione. Non credo quindi che lei mi/ci possa rimproverare di guardare solo in una direzione. Qui su Croce-Via siamo estremamente coscienti che non è in questi opposti , paralleli e speculari estremismi come quelli di De Mattei e di Grillo che si possa vivere del Magistero.

      Grazie, ed ancora grazie, per questo suo intervento
      In Pace

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      • Ecco dove l’hai letto Simon.
        Appena letto anche io 🙂

        http://liturgia-opus-trinitatis.over-blog.it/article-i-dialoghi-dell-eremita-xiv-123909869.html

        Fa molto l’idea di storia di Henri-Irénée Marrou presente in “la conoscenza storica”. Chiarisco: non ho mai letto il libro, ma so di cosa parla a grandissime linee e tutto parte da questa idea: la storia presentata accettata non è che la storia vista da una serie di storici che usa il paradigma dominante in quel momento per rileggere i fatti. Marrou va anche oltre, ma non me la sento di sposare la sua idea completa, ma epistemologicamente a mio avviso la premessa non fa una grinza.

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        • O.T.: Detto ciò, c’è un articolo moooolto interessante di Grillo sul blog di Augé intitolato Il Matrimonio “complesso” e la salvezza dell’altro che, in seguito ad una prima lettura rapida e superficiale, tenderei a condividire. http://liturgia-opus-trinitatis.over-blog.it/article-il-matrimonio-complesso-e-la-salvezza-dell-altro-124089330.html
          in Pace

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        • Minstrel “Marrou va anche oltre, ma non me la sento di sposare la sua idea completa, ma epistemologicamente a mio avviso la premessa non fa una grinza”

          Sempre OT : me la dici in 2 righe l’idea completa?
          (dato che sono d’accordissimo con la premessa)
          Grazie.

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          • Piglio dal sunto che possiedo (e che è reperibilissimo): “La storia è ciò che del passato lo storico riesce a possedere; ma passando attraverso i suoi strumenti di conoscenza, questo passato ha subìto una così profonda rielaborazione, un tale mutamento, da mostrarsi interamente cambiato, da divenire ontologicamente tutt’altra cosa.”

            Praticamente – probabilmente erroneamente – la storia è comparabile all’ “ideologia” dello storico. And so: “Grande storico sarà chi, nei limiti del suo sistema di pensiero saprà porre il problema storico nel modo più ampio e più capace di sviluppi, saprà vedere quale domanda rivolgere al passato. Perciò il valore della storia è strettamente subordinato al genio dello storico”

            Io sposerei appieno la sua visione se non fossi ignorantissimo delle possibili visioni epistemiche contrarie. Quindi nel dubbio, “resto indietro”. 🙂

            Edit: approfittando della tua domanda sto cercando materiale. Ho trovato questo da “Filosofia della religione” di Mancini dove si scrive: “la vera verità storica è quella della conoscenza storica, il passato non esiste se non nel rapporto, a partire dall’oggettività non si costruisce il tessuto storico.” Detta così mi sembra un pò troppo kantiana (vedasi Maritain), per non parlare che non mi pare nemmeno una definizione di storia realista. Leggo poi che il filosofo Croce ha fornito una ulteriore risposta che manco conoscevo. Insomma, un nuovo mondo filosofico tutto da scoprire… aiut! 🙂

            Edit 2: continuando a leggere l’anteprima sto avendo un attacco di curiosità immane sulla filosofia della storia, ma non ho tempo per tutto caz! Claudio HELP UUUUUSSSS!!! 🙂

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      • Nonn solo ringrazio vivamente Simon de Cyrène, ma lo pregherei di continuare a seguire questi eventi perchè i De mattei purtroppo e per sfortuna sono sempre troppi e petulanti.
        Mi permetto solo di aggiungere tre cosette minime:
        – rispetto al punto 4, della crescita impetuosa solo di questo istituto: oltre a quanto dirà poi sempre il Simone, ricordo che è il mondo occidentale che è è in crisi di vocazione: non certamente l’Asia e l’Africa, per esempio. Ma probabilmente non hanno i De Mattei
        – rispetto al punto 9, sul tracollo postconciliare: ma se questi, come il de Mattei e compari, parlassero da veri storici, forse ,oltre a conoscere i dopoconcili del passato, saprebbero anche fare delle analisi un po’ più ampie e veritiere e non fermarsi la post hoc propter hoc di abusata memoria
        – infine non commento perchè se non qui bisognebbe sprecare aggettivi ed entrare nei giudizi, sul solito ritornello che solo questi erano i veri frati e gli altri no: Ma mi facciano il piacere.
        Cordialmente
        paolo

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        • Seguiremo questi eventi, non c’è dubbio, in quanto ormai ci appare chiaro che assistiamo ad una persecuzione contro i F.F.I. e, attraverso loro, contro lo stesso Santo PAdre, da parte di quegli ambienti cripto-lefebvriani e tradi-protestanti che gravitano intorno a De Mattei e compari .

          Questa persecuzione non ha argomenti ed è nell’obbligo di generare calunni ecostanti o di deformare a proposito fatti e detti che considerati nella loro contestualità significano l’esatto opposto che questi ambienti, mossi da motivazioni politiche, voglion far credere ai babbei che li seguono.

          C’è un dovere di ripareggiare la verità e le circostanze hanno fatto sì che con fatima 1960, frate felice ed ora l’accesso al blog di fr Angelo ci sia ormai possibile di farci un’opinione molto più completa e basata sui fatti.

          Tutte le nostre preghiere vanno ai Frati e alle Suore pregando Iddio che questa vessazione persecutoria da parte di questi laici ex-cattolici all’agenda distruttiva non sia che una croce supplementare sul cammino che N.S. Gesù Cristo ha scelto per far diventare i F.F.I: ancora più santi.
          In Pace

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  9. E’ con un piacere che scopro ora che il sito dei Frati dell’Immacolata ha linkato il nostro blog, nella precisione questo post di Fatima1960, in un suo articolo in difesa della azioni del commissiario Volpi datato 27 giugno 2014.

    http://www.immacolata.com/index.php/it/35-apostolato/ffi-news/284-chiarimenti-istituzionali-sulle-imprecisioni-di-corrispondenza-romana

    Questo ci da la conferma di quanto già “sospettavamo”: lì boni frati conoscono il nostro blog e seguono le nostre discussioni su quanto sta accadendo loro.
    Da un lato questo ci rafforza nel nostro proposito di continuare a comprendere quanto sta accadendo, seguendo la banale logica, rispondendo nel contempo alle accuse mosse su vari siti. Questo sempre nel rispetto della privacy dovuta ad indagini di commissariamento religioso e con la consapevolezza che i laici possono far molto danno se si impicciano di cose che a loro non competono.
    Dall’altro ci rende ancora più responsabili di quanto verrà pubblicato in questa sede che verrà ancora più dettagliatamente valutato. La nostra intenzione non è mai stata quella di comprendere quale sia la parte esente da errori, quanto piuttosto cercare di esplicare mediante deduzioni e confutazioni cosa non funziona in alcuni ragionamenti che si leggono on line.
    Ovviamente la logica del Magistero ci impone, come impone ad ogni cattolico osservante, di mantenere la fiducia piena nell’operato della Curia. Questo fino a prova contraria che, ovviamente, non potrà che avvenire a presunto e possibile “misfatto” chiarito e palese. E’ con questa “remotissima possibilità” che abbiamo cominciato il nostro ragionamento. E ragionando sulle poche cose che a noi laici è dato sapere, abbiamo sempre più compreso che questo Ordine stava diventando una leva importante di interessi diversi dal semplice “Love Maria forever and pray for all”.
    Cercheremo, nel limiti del nostro errare umano, di continuare criticamente a leggere gli avvenimenti su questo caso, senza pensare di aver trovato la stairway to heaven della vicenda. E senza nemmeno pensare che questa via passi inevitabilmente nel dare fiducia incondizionata a qualcuno che di questa vicenda parla, sia egli un De Mattei che con la scusa di parlare di storia fa politica (e il melting pot parte da lui, e lui come storico non può non accorgersene), o un nick che potrebbe nascondere chiunque (anche se alla fine quel che scrive pare comunque nascondere una persona che l’ambiente lo conosce gran bene) o quello che il Commissario intende scrivere sul sito istituzionale dell’ordine.
    Non siamo insomma sul libro paga di nessuno.
    Ma questo non significa avere una cultura del sospetto senza riserve “comunque e ovunque e su chiunque” poiché ci muoverà di fondo la fiducia nell’operato del Magistero e del Papa.

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  10. La bellissima traduzione di Claudio è stata utilizzata anche dai Frati per la loro rassegna web. 🙂

    http://www.immacolata.com/index.php/it/35-apostolato/ffi-news/288-rassegna-web

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    • caro minstrel
      grazie del tono pacato e dell’intento di ricerca. Credo sia quello che ci vorrebbe in dosi maggiore da parte di tutti.
      paolo

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  11. Caro Minstrel, il punto dolente è questo: io mi fido del Papa anzi dei Papi (intendo non solo dei due attuali, di tutti) nel momento in cui mi dicono che la linea-Marchetto è la miglior esegesi dell’ultimo Concilio. Confido pienamente nella cosiddetta ermeneutica della continuità. E fin qui tutto bene, perché siamo sul piano della teoria. I problemi cominciano quando dal piano delle idee scendiamo sul terreno dei fatti. E ti chiedo, caro amico, se ti sembra che i fatti della storia ecclesiale dell’ultimo cinquantennio ti sembrano rappresentare una storia di continuità; se la Chiesa ha vissuto un’epoca di continuità; se la liturgia ha vissuto un’epoca di continuità; se gli ordini religiosi hanno vissuto un’epoca di continuità (e non c’è bisogno che ti spieghi che quando parlo di continuità intendo nel senso che gli danno Ratzinger-Marchetto) e così via. Qel che oggi accade ai FI io non posso non leggerlo come l’ultimo atto di questa storia.

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  12. non c’è peggior sordo di ki non vuol capire, fede speranza carità, non li toglierete mai ai buoni cattolici, ke di certo non scodinzolano dietro de mattei e c…………………oscurantisti, vedon solo sè stessi nel giusto, concretezza tutto campo vera buona esemplare, doveri tutti sensi……………….

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  13. “In particolare, De Mattei sostiene che io intenda demonizzare chi ha l’unico desiderio di farsi guidare dalla Tradizione e dal Magistero, e che sotto queste due guide voglia decidere da se quando il Papa regnante sia da seguire e quando non lo sia.”

    Ma gli scritti non parlano da soli: ognuno li reinterpreta in qualche modo.
    E allora Tradizione e Magistero interpretati da chi? Da De Mattei? Bene, dunque lui è il “papa” della “vera” chiesa invisibile.
    Considerando che altri potrebbero applicare il principio “disobeddienza alla luce di T. e M.” anche a lui, si formerebbero tante chiese (tutte rigorosamente incarnanti a loro dire il “vero” spirito del Cristianesimo originale).
    Tanti papi, tante chiese = nessuna chiesa, e allora che ognuno si legga le Scritture secondo i propri gusti e sensibilità!

    Mi trovo d’accordo con Crocevia: questo è protestantesimo.

    Se non c’è un affidarsi – in questo caso al papa, alla Chiesa, allo Spirito Santo che affermiamo Credere guidarla e a Gesù stesso che ci ha garantito “non praevalebunt” – al di là delle proprie convinzioni personali e dubbi (sicuramente umani), a che serve avere Fede?

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    • Law
      giustamente ti domandi retoricamente :” E allora Tradizione e Magistero interpretati da chi? Da De Mattei? Bene, dunque lui è il “papa” della “vera” chiesa invisibile”.
      Vorrei solo far notare che, come sottintendi giustamente tu, questo prof de Mattei ha toni che nella loro perentorietà e sicurezza, sembrano ( così si dice a volte ) ‘papali’.
      Però rientrando nella storia, come chiede proprio il De mattei e il suo commentatore qui presente, non mi pare che gli ultimi papi abbiano avuto questi toni ‘papali’…
      ciao
      paolo

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  14. Condivido l’articolo. Come diceva padre D. M. Turoldo, si può essere lefebvriani in modi diversi. Finalmente qualcuno che si prende la briga di rispondere alle affermazioni di questi signori, che dall’uscita del Summorum Pontificum hanno scritto articoli, pubblicato libri e fatto conferenze per creare confusione sul Concilio. E lo hanno fatto su più fronti, essendo alcuni teologi, altri storici, altri filosofi, ecc… Ma la cosa più assurda è stata quella di tirare per la giacchetta Benedetto XVI, che proprio nel già citato discorso alla Curia e in altri interventi, smentisce tutte le asserzioni dei tradizionalisti. Anche il beato Paolo VI viene citato in modo parziale, ogni volta che si ripete il ritornello del “fumo di satana” o di qualche altro suo discorso relativo alla situazione di quegli anni in cui fu Pontefice. Perchè non ricordare anche le sue affermazioni contro il modo di pensare dei tradizionalisti?

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  15. grazie Giuseppe ke vedi anke te le travi di costoro, grandi e beceri confusionari di classi elite compagnie dove i soldi girano bene in loro soccorso……………..

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  16. Ah già

    si se qualcuno si chiede come mai il sito dei frati non riporti in alcun modo che la traduzione è di Claudio la risposta è: non lo sappiamo, ci siamo stupiti anche noi di questo fatto, alziamo le braccia sospirando e annamo avanti!

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  17. Segnalo agli interessati che sul sito immacolata.com è stato pubblicato un articolo di risposta di padre Geiger a quello di De Mattei.

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