Blog dei blogs: breve rassegna web – 07

Negative WWW

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L’appuntamento settimanale con la rubrica è slittato di un giorno – e chiedo venia – a causa di impegni improrogabili del sottoscritto. Ma forse l’attesa non è stata un male perché questa settimana è successo di “tutto e di più” sul fronte, chiamiamolo così, tradizionalista e ancora l’eco del big bang si sta riverberando nell’aere.  E’ un periodo di riflessione per tutto il panorama web tradizionalista. Addirittura la stessa Mic ha scritto che stava riflettendo non poco sull’opportunità di tacere o parlare. La decisione successiva, oramai divenuta palese, di non tacere (e di s-parlare) ha portato molti dei blog tradizionalisti che in questa rubrica seguiamo a prendere posizione.

Personalmente resto alla finestra e osservo.
Cerco di non alimentare quelli che per alcuni potrebbero sembrare scontri; comprendo le analisi precise e nitide di Simon e le richieste più emotive, ma onestissime di Don Camillo apparse nel post precedente. Trovo l’analisi di Colafemmina davvero splendida, ma contemporaneamente – di nuovo – scritta sulla scia di un’onesta onda emotiva che personalmente ammiro, ma che so non poter fornire appigli logici per scusare l’eresia del “Magistero” delle alte sfere della FSSPX. D’altra parte incontri di preghiera con altre famiglie, anche molto numerose, gli ho sempre avuti anche in ambito progressista o estraneo a queste diatribe legate al Magistero. Ricordo ad esempio gli incontri con Don Valentino Salvoldi o i campi di lavoro dell’Operazione Mato Grosso. Non è che sia prerogativa della SPX essere circondata da bambini festanti e famiglie felici e queste non possono certo scusare le esternazioni infelici di Fellay. Però il conoscere questa situazione interna (anche grazie a scambi privati intercorsi fra noi e altri amministratori di blog cattolici) ci impone più prudenza.

Buona navigazione!
Oggi cominciamo dall’…

L’IMPRESCINDIBILE

Fides et Forma 2.0
La lettera aperta di Colafemmina ai Tradizionalisti che lui definisce “tristi” fa esplodere il web tradizionalista italico. Mic è disorientata (ma li non scrive), Luisa commenta da Francesco con malcelata rabbia, appare il nostro Simon che ringrazia, Marco Marchesini che non ci sta (parla di spazzatura papale, ma poi si scusa e chiede spiegazioni in modo preciso come suo solito), Pastorelli (vecchio commentatore MiL) riappare e applaude; e poi commenti di lettori che non avevano mai commentato e che ora scrivono a Colafemmina anche solo per ringraziarlo. E poi commenti che parlano di vita vera. Finalmente. Vita vera di commentatori che parlano di loro e di come stanno. Deo Gratia!
A costo di sembrare autoreferenziale mi appare l’esplosione di quanto prefigurato da me tempo fa, anche grazie agli scambi privati intercorsi con il caro Andrea Carradori: qualcosa SI E’ MOSSO nella galassia Tradizionalista! E alla grande! Vai Francé!

Fine settimana:
Se Don Camillo, MiL e altri offrono l’intervista di Bongi a Don Petrucci, noi offriamo la nostra parte. La rassegna stampa dedicata alla fede e alla Cultura ci offre la trascrizione dell’intervista/articolo di Tornielli fatta a Don Pierpaolo Petrucci. Della stessa offriamo (grazie Francesco Colafemmina!) anche un jpeg dell’articolo. Buona lettura.

Apologeticon:
Luis commentava la legge antinegazionismo in discussione in Parlamento e nei commenti è intervenuto l’utente felsineus con un commento davvero splendido. Ho richiesto la possibilità di postarlo pari pari anche qui appena ho due minuti per sollevare eventualmente una discussione. Possibilità concessa, dateci tempo.

Magister:
No al proselitismo, si alla missione. Circa il dovere della Chiesa di farsi “missionaria”, ossia di “continuare nel cammino della storia la missione stessa che Gesù ha affidato agli apostoli”. Parole di Papa Francesco. La prova che tante parole spese da molti per censurare quella parte dell’intervista di Scalfari erano parole inutili.
Barzeletta: “Due TdG alla porta: – Toc toc- , – Si, chi è?! -; “Salve signora, siamo venuti a portarle la luce!”; “Mario apri, sono arrivati quelli dell’Enel!”

Augé
Pubblica un articolo apparso ne “la settimana” del 20 ottobre 2013 dedicato alla danza nella liturgia. E’ un’intervista a padre Eugenio Costa e alla ballerina Roberta Arinci. Chiarisce bene le motivazioni di questa scelta e fa capire che i protagonisti di questa vicenda non sono sprovveduti, conoscono le difficoltà di comprensione di questo linguaggio qui in occidente e chiariscono la loro iniziativa. Una lettura è il minimo se ci si vuole fare un’idea su questo argomento per quindi, dopo – eventualmente! -, giudicare.
Dopo! EVENTUALMENTE!
E con l’accortezza, come dice l’articolista, di sapere che  “le buone realizzazioni pratiche possono venir apprezzate (ma solo constatando di persona)”!

Messa in Latino
Continua la linea editoriale ondivaga. Sono andato a cercare quello che ci ha segnalato Don Manuel e l‘ho trovato. Compresa la minaccia: “Ah ma già, il proselitimo, e quindi la consequenziale conversione, è una sciocchezza… Stiano attenti, a Roma: e non solo per l’estremo Giudizio…
Ridicolo!
D’altro canto anche lì hanno scritto un bel post dedicato ai i cattolici di rito anglicano, come prima aveva fatto Simon. Il tutto però accompagnato da soliti commenti ululanti.
Uff!

Chiesa e post Concilio.
Mi ero permesso di scrivere anche li per chiedere a Mic di spengere il computer e decidere il suo cammino. Sono stato accusato naturalmente di mielosità, di doppio gioco e di essere disonesto. Amen.
Come risposta indiretta ecco partire una raffica di posts che palesano la scelta compiuta da Mic: si pubblicano articoli del Foglio contra, lettere di Pio XII cui nei commenti si legge che non si vuole “contestare Bergoglio, ma osserviamo con apprensione la sua ‘rappresentazione’ del papato che sembra dissolverne l’Autorità insieme ai dogmi rifiutati”, articoli di blog mai sentiti prima (se ne scoprono uno al giorno di blog di critica al Papa?). Infine si ricorda che dal 24 ottobre al 27 c’è il pellegrinaggio “Summorum Pontificum” ad Petri sedem. Probabilmente non si accorgono che in quel contesto, con i posts precedenti, quello scritto non sembra più un articolo dedicato ad una possibilità, una festa, un momento di fede, di crescita e di cammino, ma uno dedicato ad una nuova Marcia su Roma di stampo (pseudo)cattolico…

Accademia del Redentore
Mi è giunta alla mail privata la comunicazione che il sito sta mettendo a disposizione un nuovo corso di filosofia di Padre Barzaghi OP dedicato interamente alla Metafisica. Appena finisco di studiarmi la sua storia della filosofia mi fiondo su questo. A Dio piacendo e spettacoli permettendo, ovviamente…

UCCR
Cosa centra il DNA con il motore immobile di Aristotele? Scopritelo solo su Masiero’s educational channel! Grazie Prof!

Queriniana
La Queriniana fa sconti per Natale. Mica male!

Sacramentum Futuri
Continua l’esame dei documenti delle Commissioni incaricate alla preparazione della Costituzione liturgica del Vaticano II. E’ un modo perfetto mi sembra di riflettere sui documenti conciliari. Come ebbe a dire Livi (cfr. nota 10), “il limite, e talvolta il grave difetto (non tanto storiografico quanto dottrinale), di molte “storie del Vaticano II” è che offrono una summa “delle dispute tra teologi durante lo svolgimento dei lavori conciliari” anziché “un’ermeneutica dei documenti del Vaticano II” fatta mediante “la testimonianza dei padri conciliari stessi, e soprattutto [mediante] il modo pastorale con cui gli intendimenti e le iniziative pastorali del Concilio sono stati da essi presentati ai fedeli delle proprie diocesi: e in questo senso è importante e davvero preziosa la testimonianza del Cardinal Siri nei discorsi qui riportati.”
Amen Mastro Antonio!

Avete altre segnalazioni da farci? Beh, i commenti sono aperti; postatele lì senza alcun problema. Grazie!

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Categorie:Blog dei Blogs

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50 replies

  1. L’articolo di Augé non cita che la Congregazione per il culto divino (mica pizza e fichi) ha ribadito che la danza liturgica -fuori da un contesto culturale in cui la danza è liturgica per tradizione- è un abuso bello e buono. Poi, se di questo non vogliamo parlare, allora perché non scomodare pure la Transustanziazione…tanto i decreti della Chiesa sono noccioline! Inoltre, anche un cieco vedrebbe -riporto il sunto di un commento- che l’actuosa partecipatio caldeggiata dal Concilio, e realizzata a partire dall’eliminazione del concertismo musicale, va a farsi benedire se mi ritrovo 6 ballerine che danzano intorno all’altare mentre la folla le guarda.

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    • Aggiungerei anche che non vedo in cosa delle ballerine aggiungerebbero all’ “actuosa participatio” voluta dai Padri Conciliari: salvo a fare tutti danze indiane in chiesa, il che come tutti sappiamo fanno parte della più antica tradizione di tutti i riti latini ….
      Questa della danza (indiana) liturgica è un controsenso totale: mi sorprende che P. Augé non abbia avuto il coraggio morale di rimettere i puntini sulle “i” nel suo stesso blog: dov’è finita tutta questa sua competenza liturgica?
      In Pace

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      • Per non parlare del fatto che -secondo me- almeno dietro un noto nickname si celi, nientepopòdimenoche, il prof. Grillo. Sono rimasto piuttosto inquietato dal vedere come un consacrato non solo se ne lavi le mani ma -essendo competente della materia (a questo punto temo che la competenza sia solo nell’esser di una certa corrente) ignori volutamente un documento della Chiesa. Sai, il discorso dell’actuosa partecipatio te lo rigirano come vogliono dicendoti che la danza è stigmatizzata (perché il punto finale sarebbe far ballare tutti), senza poi accorgersi che non è della nostra cultura la danza liturgica, ma il pronunziamento dei pastori cui è affidato dal papa e dai vescovi di vigilare, ossia la Congregazione per il Culto Divino, viene non solo ignorato ma ignominiosamente attaccato da molti afiçionados di quel blog…Ma di che Chiesa parlano? di quella che fa loro comodo?

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        • Noto che Augé ancora tace. Che si sia reso conto non solo del suo errore ma di tutte le falsità dette dai suoi più assidui commentatori? Certo è che ormai è lecito dubitare della sua buona fede quando pubblica post.
          Ringrazio ancora questo spazio: qui si può pensarla diversamente, ma gli autori del blog si fanno sentire e non agiscono per interposta persona.

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          • Grazie a te dei tuoi passaggi Domenicano. Soprattutto grazie per il tuo metterti in gioco: è quello che chiediamo e che facciamo anche noi ogni volta.
            In fondo credo sia tutto qui.

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    • Grazie ad entrambi. Due considerazioni:
      1 – non conoscevo lo scritto della congregazione. Ignoranza che avanza. Posso averne il link che lo leggo volentieri?
      2 – ovvio che non esiste tradizione di danze indiane nella liturgia latina e personalmente mi darebbe fastidio vedere lo spettacolino davanti all’altare. Ma mi rendo altresì conto che questo è un fastidio soggettivo poiché riconosco essere un mio limite il non riconoscere la sacralità di un gesto del corpo. E’ una prospettiva alquanto diversa come vedete. Probabilmente il mio lato artistico si fa sentire e mi chiedo perché il mio canto – che è arte ed è tecnica ed è anche esibizionismo entro certi limiti – deve essere accettato perché “tradizionale” e un altro codice (ad esempio quello del corpo attraverso la danza) non può tentare di farsi strada CREANDO una nuova tradizione. D’altra parte cosa è la tradizione? Il senso comune mi impone di pensare che quello che è oggi è considerato “tradizione” un tempo era ovviamente (ovviamente!) una immensa novità! Dunque la domanda a mio avviso va spostata: la tradizione non può essere “contaminata”? Brutto termine. La tradizione non può essere “globalizzata”? Termine equivoco… mi aiutate?

      Breve intervallo
      Una cara amica di famiglia, danzaterapeuta, pensa invece l’esatto contrario riguardo alla “sacralità” di un gesto; attraverso esperienze di danzaterapia, lei dice, si possono raggiungere stadi che lei definisce quasi mistici. Problema: in questa fase totalmente “antropologica” si scambiano stadi “mistici” con stadi di profonda rilassatezza/calma interiore solamente umana. Cioè temo che quando mi si parla di “mistica” si parla di uno stato interiore in cui Dio nemmeno esiste.
      Il problema di questa disciplina terapeutica è che si richiama ad una tradizione metafisica orientale e a volte sfocia in deliri new age. Se solo si potesse applicare l’idea metafisica di anima aristotelico-tomista a questa, chiamiamola così, disciplina verrebbero probabilmente in luce degli aspetti quanto meno interessanti. Perché è innegabile che la nostra tradizione occidentale abbia per lungo tempo svalutato il valore comunicativo di tutto il corpo o per lo meno di molte parti.
      Quando i cosidetti tradizionalisti chiedono di “inginocchiarsi”, non è questa una forma coreografica di utilizzo del corpo per comunicare uno stato d’animo e/o un’intenzione?
      Le mani giunte è un movimento coreografico.
      Facendo molto teatro personalmente mi sono accorto che tutto quello che facciamo è considerato in quel contesto “coreografia”. Il movimento del corpo tutto è tutto sempre coreografia e danza. Abbassare il capo? Danza. Intingere due dita nell’acqua benedetta e fare il segno della croce? Coreografia. Il prete si muove lentamente in processione e si ferma a metà navata e innalza il crocefisso? Pura coreografia. Incensare con turibolo l’altare usando quella mano e quel gesto e quel movimento e e e? Pura danza!
      E allora è questione terminologica? Allora è questione di contesto? Perché quelli che ho appena descritto divengono per noi solo gesti “sacri” quando in realtà sono azioni coreografiche in una diversa metolodogia e in un diverso contesto?
      Quello fra arte e sacro è un rapporto difficile da sviscerare e chiarire. A me sembra in fieri. Personalmente mi considero un’artista; cioè sento in me l’esigenza, l’urgenza, di esprimermi attraverso un codice comunicativo non ordinario, un codice che abbisogna di un talento naturale inusuale iniziale, non obbligatorio in termini sostanziali, puro accidente, e di una lunga (o almeno minima) preparazione tecnica. Pensare che questo talento non sia possibile usarlo per esprimere un grazie a Dio o rendergli ciò che è dovuto è come demolirne la portata massima di quel tipo di linguaggio. Come se ne esce?
      In My – ignurantississsima – opinion!

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      • Caro Minstrel,

        debbo dire che cosa ha “cacciato” il corpo dall’azione liturgica è proprio la forma ordinaria , cioè il nuovo messale romano: in questo appare chiaramente l’influenza protestante in generale e calvinista in particolare nelle riflessioni di chi ha elaborato il nuovo Messale. Il protestante ha paura del corpo in quanto è molto impregnato del “pudore” tipicamente biblico giudeo e non ama per niente le esternazioni fisiche.

        Nell’antico rituale, senza parlare dei gesti tutti codificati come un… balletto, che il sacerdote compie mentre celebra e che sono tra 350 e 500 (!), tutti i fedeli compiono atti fisici molto precisi a momenti precisi: grandi segni di croce, piccoli segni di croce, piccoli inchini di testa, inchini più profondi della parte superiore del corpo, a ginocchio colle due ginocchia, a ginocchia con un ginocchio, in certe liturgie grande metanoia stesi per terra, colpirsi il petto, alzare la testa per adorare e abbassarla per sottomettersi durante l’elevazione, alzarsi, sedersi ma non in modo qualunque, tutto questo è una coreografia del corpo che richiede attenzione e compunzione. Per giunta, diaconi, sotto-diaconi, accoliti e altri turiferari salgono e scendono tra l’altare e la navata del popolo immagine della scala di Giacobbe, icona degli angeli che salgono a Dio e ne discendono verso gli uomini

        Se vai a guardare le foto che ho messo sul rito anglicano vedrai questa nozione di coreografia apparire.
        Allora Grillo o P, Augé non ci vengano a dire quanto è importante il balletto indiano nella liturgia se poi criticano appunto questi aspetti corporei e coreografici del Vetus Ordo: qui, mi spiace, manca il senso della verità e siamo in piena ideologia.

        In Pace

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        • P.S.: caro Mistrel, a livello mio personale, tanto che tu sappia, essendo profondamente influenzato dalla spiritualità certosina, ti dirò che, come gli ortodossi, sono un estremista: il solo strumento che trovo veramente accettabile in una liturgia è il canto umano. Ma non mi sognerei mai di imporre ciò al resto della cattolicità 😉
          In Pace

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  2. Gli appunti di don Bevilacqua sono una miniera d’oro, ci danno una criteriologia per rileggere, non solo e non tanto le riforme fatte proprie dall’Istituzione, ma i modi di applicazione e disapplicazione posteriori:

    «I. Ogni riforma della Sacra Liturgia, per riuscire veramente ricostruttrice, deve partire da alcuni principi:
    a) essenziali: cioè costitutivi del suo primo nucleo centrale.
    b) sicuri: cioè fondati sulla parola di Dio, la tradizione, il magistero ecclesiastico.
    c) organici: cioè atti a ricondurre l’ingente massa dei particolari rituali al senso e sotto la direzione del tutto liturgico.
    d) semplici ed evidenti: perché solo la semplicità e l’evidenza spingono a tradurre in vita vissuta il pensiero.
    II. Alla luce di tali principi, potrà apparire nitidamente:
    a) la rigorosa connessione di tra liturgia e verità, realtà, virtualità del Cristianesimo stesso, per cui ogni sostanziale deformazione liturgica finisce per risolversi in deformazione dogmatica.
    b) ciò che nella liturgia è essenziale ed accessorio, quindi riformabile e non riformabile.
    c) ciò che è logico sviluppo e progresso vitale liturgico e ciò che ne è deviazione, superstruttura di epoche, di gruppi, di singoli.
    d) ciò che costituisce il volto autentico della liturgia da ciò che ne fu deformazione disgregatrice (liturgia considerata come immobilismo – letteralismo rubricistico – archeologia –fasto cortigiano – dissociazione del soggettivo dall’oggettivo)».

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  3. @Minstrel,
    mentre il blog di Mic, Chiacchiere e Pettegolezzi Calunniosi, sta diventando la pattumiera ufficiale anti-cattolica e anti-Papa Francesco della blogosfera italiota alla ricerca costante di articoli insozzanti il Vicario di Cristo pubblicati da estremisti sbilanciati anche fuori d’Italia (dovrebbe, a mio umile parere, rinominare il suo blog in Cesso e Pattumiera Chiocciante) e mentre troppi blogs si concentrano sulle lamentele odierne dei soliti due confusi Gnocchi e Palamro, abbiamo un luminoso testo firmato dal S.E.R. Mons. G.L. Mueller apparso sull’Osservatore Romano che è come una mini-enciclica sul matrimonio con qualche interessante declinazione sulla coscienza .
    Facilissimo da leggere, ricorda la dottrina della Chiesa e le piste teologiche pastorali con semplice luminosità: da LEGGERE ASSOLUTAMENTE!
    In Pace

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    • GRANDE!
      Sentito stamane Melloni su Radio3 che naturalmente proponeva una lettura minimalista di questa “mini enciclica” di Muller cioè di colui che, lo ricordo, è il teologo che ha scritto uno dei migliori trattati di dogmatica presenti sul mercato. Parlava, as usual, che il cambio di atteggiamento di Papa Francesco diventerà prima o poi cambio di mentalità e quindi diventerà, col tempo, cambio di dottrina.
      Vaaaa bene…

      PS: Vi ricordate quando MiL attraverso i soliti noti faceva fondamentalismo raccogliendo i pareri teologici contenuti nei suoi scritti di dogmatica togliendoli dal contesto e dalle dispute teologiche contemporanee? Chissà come leggeranno questo scritto…
      PPS: ovvio che Melloni non può nello spazio di una risposta di 30 secondi spiegare tutto, certo è innegabile che la scelta del GR rai gravita sempre su questa persona quindi gli ascoltatori sono quasi sempre esposti alla sua “corrente” che egli rappresenta e a cui egli crede.

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      • Melloni dirà quel che vuole.
        La mini-enciclica c’è ed esprime il Magistero autentico.
        Minstrel, la crisi della Chiesa cattolica dal dopoguerra in poi , non è una crisi causata dal Concilio o dal post-Concilio, ma è causata da un’apostasia presso i fedeli cattolici e molti vescovi in riguardo all’insegnamento della Chiesa sulla Famiglia e la Coppia : qui è la radice addirittura unica di tutti i problemi compresa la sovente bruttezza delle celebrazioni liturgiche.
        Debbo fare un post su questo, assolutamente.
        In Pace

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        • Condivido. E me ne sto accorgendo anche io! Sentivo il Melloni stamane e dicevo fra me e me: “d’accordo che cercare di spiegare a chi non conosce nulla della dottrina cattolica questa faccenda è impossibile, ma perché non usa 20 dei 30 secondi concessi dalla Rai per esplicare il discorso e non per fare delle conclusioni gratuite?!”

          Metto un distinguo: personalmente mi scontro con questa apostasia solo raramente e la vedo in persone in cui è ben identificabile. Quando feci, tempo fa, il cosidetto “corso fidanzati prematrimoniale” è stato per me un’illuminazione. Al tempo ero agnostico duro e puro e sono uscito da quel corso almeno con la consapevolezza che quello che dice la Chiesa ai fidanzati è di vivere il loro amore come “Dio comanda” in senso gergale. Cioè proprio in termine colloquiale: amare “da Dio!”, siamo chiamati all’amore e l’amore esige.
          Posso dire che quel corso, con la sua pastorale assolutamente cattolica, ma molto (molto!) vicina alla visione conciliare, mi ha spalancato la porta della “Chiesa”.
          Io ho sbirciato dentro e ho trovato… me stesso felice, con la mia futura moglie, in cammino.

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          • Confermo: la pastorale pre-matrimoniale e matrimoniale (se ce ne fosse una) è (dovrebbe essere) il cammino per eccellenza per l’incontro con Cristo dei laici.
            Nel matrimonio si vivono (sottolineo vivono perché non è un discorso intellettuale) la realtà del Dono di Sé di Cristo alla Chiesa, la fecondità ontologica di tale dono, l’Eucarestia per antonomasia, la Liturgia celeste nel dono dei corpi e delle anime, il soffio dello Spirito Santo nell’ascolto dell’altro , l’Obbedienza al Padre in quella alla vita quotidiana, la Croce, la Morte e la Resurrezione.
            Grazie Minstrel.
            In Pace

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          • Ecco Muller:
            “L’amore è qualcosa più del sentimento e dell’istinto; nella sua essenza è dedizione.”
            Che meraviglia!

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    • Piuttosto: sei proprio arrabbiato con Mic eh Simon?! Io… non lo so caspita; non dico che ci credo ancora però… orpo mi dispiace.

      yours

      il solito melenso doppiogiochista che porta alla perdizione.

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  4. Gli articoli dell’Osservatore Romano che riportano le omelie quotidiane di Papa Francesco a Santa Marta
    http://www.vatican.va/holy_father/francesco/cotidie/2013/index_it.htm

    Non l’avevo mai scovato; lo metto nei link di interesse generale del blog!

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  5. Dall’ultimo post di Chiesa e pC
    “Dunque siamo arrivati all’assurdo: gli Anglicani sono cattolici pur conservando il loro rito bastardo – sia pure rivisto – accolto e considerato “ricchezza da condividere”, mentre i cattolici vengono de facto limitati quando non privati (con un anomalo de iure: vedi caso FI) della libertà di conservare il Rito Romano Antiquus “mai abrogato” sancita dal Motu proprio Summorum pontificum.”

    0_0

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    • They’re spinning…
      In Pace

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      • Colafemmina risponde ad una Luisa oramai sull’orlo di una crisi
        “Non sono per:

        Bergoglio Santo o Bergoglio Falso Profeta
        Chiesa salvata solo da chi ha la retta dottrina o lasciata al regno delle tenebre
        Parlare (in alcuni casi mi sembra una specie di compulsione patologica) o tacere

        Io sono per:

        Parlare in positivo della tradizione e vivere da veri cristiani
        Cercare di preservare le cose positive della storia vivente della Chiesa e di contaminare positivamente quella parte maggioritaria che oggi non sa nemmeno della loro esistenza
        Cercare di stemperare i toni perentori e saper usare anche il silenzio come stimolo dell’intelligenza, della meditazione e della preghiera.”

        OOOOOH YYYEAAH!

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  6. Conclusione di articolo di Mic su Muller
    “Lo esamineremo con più accuratezza e, soprattutto, vedremo l’impatto nella prassi.”

    Della serie: Ad un primo esame è tutto nella nostra norma, cerchiamo il pelo nell’uovo ovviamente! Eventualmente, nel caso assurdo che sia perfettamente cattolico a modo nostro, potremo criticare – senza paura di essere smentiti – circa le conseguenze pratiche dello scritto che saranno pari a zero.”
    Immaginiamo i commenti?
    “Ortoprassi dopo questo scritto? Non è cambiata! dunque scritto inutile!”
    “Questo scritto è rimasto lettera morta perché oramai la Chiesa è nel delirio dell’ortoprassi selvaggia!”
    “Ricordatevi che Muller era quello che annullava la transustanzazione! Cosa vi aspettavate? Picchia la botte sapendo che il cerchio non farà mai quello che scrive così fa contenti tutti. NON FATEVI INGANNARE!!!”

    Caspita… divertente questo gioco! Dunque la finisco qui (come da buon proverbio).

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    • Certo che c’è inversione di valori: non hanno capito che il loro ruolo è la ricezione del Magistero autentico e e non la sua correzione….
      In Pace

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  7. E ancora: un interessante punto di vista di Costanza Miriano sul Papa.

    http://costanzamiriano.com/2013/10/23/un-papa-che-ci-converte-e-non-stona/

    Cosa ci dà fastidio, dunque, e perché? Il problema è il nostro?giornata_con_papa_francesco_645

    “Perché fatico a capire che quando il Papa dice che il bene è una relazione non sta affatto facendo concessioni al relativismo, ma mettendo l’accento sulla carità? Perché dimentico che quando un Papa dice che bisogna obbedire alla coscienza non parla di assecondare pensieri ed emozioni spontanei ma intende certo tendere una mano ai lontani, sapendo che per la nostra dottrina è la coscienza il luogo nel quale “l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi”, (Catechismo della Chiesa Cattolica, niente di meno), e che la coscienza va sempre rettamente formata?”

    e poi

    “La fede è sostanzialmente diffidare di sé, aderire a Gesù Cristo, spegnere il nostro ego cialtrone, chiacchierone e millantatore, e anche la nostra bontà da quattro soldi. Fare spazio a Dio. Quando uno ha incontrato davvero Gesù diventa credibile, e il cristianesimo allora non è più una dottrina ma una somiglianza. È così, solo così che è possibile una vera evangelizzazione: per inseguimento. Lasciarci inseguire per la nostra bellezza, pienezza e ricchezza è esattamente il contrario del proselitismo.”

    wow

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  8. A proposito della danza liturgica.
    Incuriosito, sono andato a leggere quel blog, che ho lasciato oltre un anno fa per motivi – come dire? – “microclimatici”.
    Riporto, dal troppo e vano dei toni rissosi che caratterizzano i commentatori, per informazione bibliografica, questo scampolo di conversazione:

    “Io invece mi trovo perplesso. Apprezzo l’arte e la religiosità della danzatrice, ma dubito che la danza possa oggi rientrare in modo immediato nella liturgia. Dubito che questo trapianto, oggi come oggi, possa riuscire. Più facile abbinare danza e misticismo, danza e spiritualità. Ma la liturgia e il rito sono, almeno credo, una cosa diversa dal misticismo e dalla spiritualità. Magari danno meno adrenalina, ma sono comunque cosa diversa. Penso che invece si possa tornare a considerare il gesto liturgico in sé stesso come una forma di danza, senza considerarlo frettolosamente come un semplice stereotipo. (Commento n°38 di xyz)”
    “La considerazione di xyz merita un discorso a parte. Essa mette in luce un pregiudizio assai diffuso, secondo il quale la liturgia sarebbe diversa dalla spiritualità e dalla mistica. Bisogna invece riconoscere che storicamente il Movimento Liturgico ha recuperato proprio il rapporto tra l’atto di culto e la spiritualità. Inoltre la danza, nelle sue radici antiche, è un atto corporeo legato originariamente alla azione rituale. Tutta la danza incomincia come atto di culto. Come la musica. Come la poesia. Come il teatro. Tutte queste espressioni sono, all’origine, liturgie. Il recupero di questa dimensione, ovviamente, non è e non può essere un programma immediato. Ma non perché la danza non c’entra con la liturgia, ma perché occorre superare uno strato di pregiudizi che ci impedisce di riconoscere la pertinenza dell’atto corporeo della danza all’atto corporeo della liturgia. (Commento n°39, di Kaspar Hauser [alias il prof. Grillo])

    Come vedete, dubbi e perplessità affiorano anche lì. E anche un abbozzo di risposta.

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    • Ad ogni modo, come da me descritto più sopra, l’elemento coreografico e la “giustezza e precisione” del gesto in sé che è quel che ricerca l’artista che danza lo troviamo proprio nell’antico rito romano, l’attuale forma straordinaria.
      Joseph Ratzinger stesso interpreta l’atto liturgico come un “gioco” (Spiel) dove i personaggi personificano chi rappresentano adottando certe regole che permettono, appunto, all’azione di compiersi.
      L’evacuazione dell’aspetto corporeo è avvenuto soprattutto con il nuovo messale dove, ad esempio, elementi ripetitivi e ritmanti sono stati eliminati: penso, esempio a caso, ai tre “mea culpa” battendosi il petto, leggermente chinati o a ginocchio del confiteor, dell’agnus dei del non sum dignus.
      Quindi ben venga la proposta indiana, ma questa dovrebbe interpellarci a ri-assumere le espressioni corporee liturgiche e paraliturgiche levigate da secoli senza, perché no, essere chiusi all’introduzione di nuovi elementi culturali laddove facciano senso ( penso alla liturgia “zairese”) : ma chi fa un discorso pro-corporeo e non vuole sentire parlare di quel che richiedeva l’antico rito , mi sembra soprattutto un confusionario….
      In Pace

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      • Aggiungi e chiudo: mi arrischio a dire che quel che la gente, senza saper darci un nome, trova “brutto” nel nuovo rito Paolo VI è proprio l’assenza di spirito coreografico e di ricerca del gesto giusto e preciso della danza… .
        E’ la nozione di sciatteria spesso sentita, sciatteria poi facilmente associata all’assensa di sacralità

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        • Può anche essere Simon. Infatti il sottoscritto che sente la danza lontanissima dal sacro (ma ripeto che lo vedo come mio limite ed è per questo che ho scritto quello che ho scritto nel post) trovo le coreografie vetus ordo assolutamente distanti dal mio sentire.
          Differenze con Kaspar:
          – io sono coerente perchè trovo l’NO BELLO, moderno e assolutamente NON SCIATTO proprio perché hanno tolto moooolte coreografie che trovo personalmente “astruserie”.
          – sono consapevole che il mio trovare “astruserie” le coreografie VO è un MIO LIMITE!

          Figuratevi che personalmente faccio i pochissimi gesti richiesti dal NO da poco tempo perché ho sentito l’esigenza di… sentire “l’esigenza di fare quel gesto” per farlo (e scusate il gioco di parole!). E c’è voluto un cammino da parte mia, anche incontrandomi/scontradomi con i tradizionalisti, per comprendere il valore di quel tipo di gesto, sentirlo mio, e quindi sentirlo giusto.
          Sono stato quindi protestante rispetto al Magistero per molto?
          Ovvio. Solo che non lo sapevo.
          Ora che sto cercando invece di dare il giusto valore al Magistero e di chiarirmi i suoi limiti e soprattutto i MIEI LIMITI, per coerenza cerco di seguire tutto quello che il Magistero prescrive.
          Ma è un cammino e trovo che questa mia esperienza non è così peregrina perchè seguita da molti oggi.
          Se avessi trovato una messa VO che obbliga a gesti precisi e continui all’inizio del mio “ritorno” la mia ignoranza di allora (termini moderni: la mia mentalità) mi avrebbe ricacciato fuori da quelle 4 mura a velocità supersonica!

          Per questo dico che sono figlio della riforma liturgica del Vaticano II. Per questo sorrido quando mi dicono che si svuotano le Chiese a causa della riforma NO. Io sono la prova vivente che, almeno per una persona, questo non è stato affatto vero. 🙂

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          • Una coreografia deve avere un riscontro culturale che la possa recepire: in quel senso proporre le danze sacre indiane nel nostro contesto è sicuramente incongruo.

            Lo stesso shock culturale può avvenire (ormai) a chi si avvicina dopo 50 anni per la prima volta al V.O. : non c’è dubbio. I codici sono stati persi da molti.

            Il mio punto era quello di notare quanto il V.O. nei fatti era molto corporeo e visuale ( recepibile quando parte di una cultura che lo “comprendeva”), al contrario del N.O. che è più astratto e verbale (alcuni diranno addirittura “verboso”).

            Volevo solo dire ciò: noto ch echi risente maggior corpoerità e vanno a gaurdare la danza indiana come “soluzione” sono coloro che praticano il N.O.: tale richiesta non verrebbe mai da chi pratica il V.O. soprattutto perché lì non ce n’è bisogno.

            Quanto ai gesti che tu “scegli” di fare secondo che li “senti” o no, fai quello che vuoi, ovviamente, però l’intenzione è sempre l'”actuosa participatio” dove compiamo gli stessi gesti degli altri, esprimendo così unità di tempo e di azione nell’obbedienza a quel che la Chiesa comanda…
            Che ci piaccia o che non ci piaccia: non questo che da “valore” al nostro atto agli occhi di Dio, ma quello di fare quel che la Chiesa vuole sia fatto.
            In Pace

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          • REFUSO: … noto che chi risente maggior bisogno di corporeità e vanno a guardare la danza indiana come “soluzione” sono coloro che praticano il N.O. …

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          • Esatto Simon: ”actuosa participatio”! Ed è su questo principio che ora cerco (!) di seguire tutti i pochi gesti dell’NO. E’ proprio vero che ognuno in questo periodo storico ha il proprio cammino. Se la Chiesa vuole e deve aprirsi a tutti temo che in questo periodo storico debba aprirsi anche ad una certa flessibilità di vedute.
            Credo. Che ne pensi Simon? Non lo so, io sto parlando proprio personalmente, di quel che ho vissuto e sto vivendo. Nel mio piccolissimo cioè così la Chiesa mi ha “acciuffato” e in questo modo mi sta guidando.
            Poi sta a me, a Dio piacendo ovviamente. 🙂

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          • A causa della sua “astrattezza” il N.O. , come la Natura che ha orrore del vuoto e sempre va a riempirlo, è chiamato a “riempirsi” e infatti si riempie a volte, purtroppo, di abusi.

            Immagino che bisogna lasciarci sorprendere dallo Spirito Santo che queste cose le ha permesse: immagino che alla lunga (parlo di decenni e secoli) le varie culture del pianeta saranno capaci di riempire questi vuoti perfezionandoli colle proprie idiosincrasie, incarnando il N.O. nelle loro realtà, allo stesso modo che il V.O. ha incarnato la specificità europea negli ultimi 5 secoli.

            Immagino che in Europa, tra un secolo o due, molti elementi arabizzanti saranno presenti nella messale di Paolo VI dovuti, in seguito alla persistente denatalità degli aborigeni del Vecchio Continente, alla presenza dei vari Califfati nazionali che rimpiazzeranno gli stati attuali dell’ U.E. (Unione Europea ) che sarà chiamata allora U.E. (Ummah Europea)…
            Risibundus sum in Pace

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    • Kaspar allora mi confermate essere Grillo, vero?

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  9. Cantuale è stato citato paro paro dall’Osservatore Romano grazie ad un suo post davvero splendido dedicato ai nuovi linguaggi per l’evangelizzazione nei nuovi media!
    Da leggere (e probabilmente risegnalerò settimana prossima!)
    http://www.cantualeantonianum.com/2013/10/padre-mi-benedice-il-tatuaggio-della.html

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  10. Pur comprendendo e rispettando l’itinerario di Minstrel (qualcosa mi dice di aver battuto, magari più velocemente, gli stessi sentieri…), sono d’accordo con Symon, la cui prospettiva non poi così lontana da quella di Kasper Hauser (con la sola eccezione che K.H. si muove sempre e solo in una logica “monoritualista N.O.”).

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  11. Impressionante il giudizio totalmente negativo di Mic sull’articolo di Socci:”Molti lettori mi chiedono cosa ne penso dell’ultima esternazione di Socci su Il Foglio di oggi.
    Esternazioni come questa un mio amico – e condivido – le chiama ‘super-cazzole’. ” ! Tra l’altro difendono in tutto Gnocchi e Palmaro. Il loro senso critico riescono ogni tanto usarlo anche per chi stimano e per se stessi? Mi pare orami che lì vi è una truppa selezionata di sordi con pregiudizi orm ai radicati nella convinzione assoluta di dover salvare la chiesa dal modernismo, dove vi mettono di tutto, e dai cattivi papi che tradiscono(?) la tradizione! E’ solo necessaria e giusta critica la loro? Mah!

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