Santo Padre, c’è ancora tempo per fare il possibile e l’impossibile per salvare Alfie

Una preghiera per entrambi

Ripercorriamo brevemente gli eventi. Il 20 febbraio 2018, il giudice dell’alta corte inglese, Anthony Hayden, noto sostenitore delle adozioni di bambini da parte delle coppie omosessuali, autorizza i medici dell’Alder Hay Children Hospital di Liverpool ad uccidere Alfie Evans, un bimbo di due anni, distaccandolo dai macchinari che gli consentono di respirare e di nutrirsi. È una condanna a morte per soffocamento e per mancanza di acqua e di cibo. Alfie è colpevole di essere un peso per la società. Fornirgli aria e cibo assistendolo in una struttura sanitaria costa. Perché sprecare tante risorse? Alfie è ormai in stato di semi incoscienza da tempo (forse per via degli stessi farmaci somministratigli dai medici) ed è affetto da una malattia rara sconosciuta o ancora non diagnosticata. Non ha più una vita degna di essere vissuta. Il suo miglior interesse, così argomentano i medici e il giudice, è di essere ucciso in quel modo. I genitori? Hayden ritiene che non siano in condizioni di decidere quale sia il miglior bene del figlio. Loro vorrebbero salvarlo, tenerlo in vita. Per tale motivo, viene nominato per Alfie un custode legale. L’esproprio del figlio da parte delle autorità inglesi è completo. I genitori non possono portare il figlio in altre strutture ospedaliere o farlo assistere da altri medici. Possono solo aspettare che la sentenza di morte venga eseguita dai medici dell’ospedale.

Moltissime persone in tutto il mondo sono commosse e affrante per la sofferenza dei genitori e per il destino del piccolo decretato dal giudice Heyden ma la giustizia deve seguire criteri oggettivi. Proprio quando i sentimenti e le emozioni offuscano la mente, è compito dei giudici far sì che si agisca secondo l’oggettività e il miglior interesse delle parti. Questo in sé è giusto. I giudici che, nonostante le pressioni emotive, agiscono con fermezza secondo giustizia vanno lodati.

La cosa più curiosa è che, vista l’appartenenza della famiglia di Alfie alla Chiesa Cattolica, il giudice Hayden, stimolato in tal senso dagli stessi medici dell’ospedale, decide di argomentare la giustizia della sua decisione basandola sulla dottrina cattolica. Così ce lo spiega, in un’intervista rilasciata a Tempi.it, il nuovo presidente della Pontificia Accademia per la Vita nominato dal Papa, Monsignor Vincenzo Paglia:

«[è] bene leggere il testo del giudice per intero per comprendere la complessità e la delicatezza della situazione clinica di Alfie. Come pure si deve tener presente – e con serietà – la drammaticità di quello che i genitori stanno vivendo. Alla fine di un’ampia e articolata analisi medica, il giudice, considerando che i genitori sono cattolici, decide di prendere in esame anche la posizione della Chiesa. E si riferisce allora a tre testi, riscontrando tra di essi una completa coerenza: il Catechismo, il documento sull’eutanasia della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1980, il discorso del Papa del 2017».

Paglia non ha dubbi e, alla domanda precisa dell’intervistatore che lo sollecita sul fatto che il giudice Hayden avrebbe quindi deciso la “soppressione” di Alfie in virtù di un ragionamento cattolico che anche il Papa sottoscriverebbe, risponde:

«[…] parlare di “soppressione” non è né corretto né rispettoso. Infatti se veramente le ripetute consultazioni mediche hanno mostrato l’inesistenza di un trattamento valido nella situazione in cui il piccolo paziente si trova, la decisione presa non intendeva accorciare la vita, ma sospendere una situazione di accanimento terapeutico. Come dice il Catechismo della Chiesa cattolica si tratta cioè di una opzione con cui non si intende «procurare la morte: si accetta di non poterla impedire» (CCC 2278)».

Le parole di Paglia sollevano un polverone. Come fa il nuovo Presidente della Pontificia Accademia per la Vita ad assecondare il giudice inglese sull’interpretazione del caso di Alfie in termini di accanimento terapeutico? Leggiamo l’intero punto del Catechismo in questione:

«2278 L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’«accanimento terapeutico». Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente».

Qualche dubbio in passato c’è stato, perfino nelle più alte sfere. L’11 luglio del 2005, S.E. Mons. William S. Skylstad, l’allora Presidente della Conferenza Episcopale statunitense, inviò due quesiti a proposito di nutrimento e idratazione alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Leggiamo questi quesiti e le relative risposte:La scelta di parole del Catechismo è cruciale. L’accanimento terapeutico si ha quando si utilizzano procedure mediche «onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate» non idonee ad impedire la morte. In tali casi, la decisione di “staccare la spina” non intende «procurare la morte» ma equivale al riconoscimento da parte di noi creature «di non poterla impedire». Non c’è bisogno di essere membri della Pontificia Accademia per la Vita per capire quanto sia lontano questo punto del Catechismo dall’idea di togliere ad un bambino l’aria e il cibo necessari a vivere. Su questo non dovrebbe esserci bisogno di soffermarsi perché la bioetica cattolica lo ha sempre accettato accuratamente e unanimemente.

Primo quesito: È moralmente obbligatoria la somministrazione di cibo e acqua (per vie naturali oppure artificiali) al paziente in “stato vegetativo”, a meno che questi alimenti non possano essere assimilati dal corpo del paziente oppure non gli possano essere somministrati senza causare un rilevante disagio fisico?

Risposta: Sì. La somministrazione di cibo e acqua, anche per vie artificiali, è in linea di principio un mezzo ordinario e proporzionato di conservazione della vita. Essa è quindi obbligatoria, nella misura in cui e fino a quando dimostra di raggiungere la sua finalità propria, che consiste nel procurare l’idratazione e il nutrimento del paziente. In tal modo si evitano le sofferenze e la morte dovute all’inanizione e alla disidratazione.

Secondo quesito: Se il nutrimento e l’idratazione vengono forniti per vie artificiali a un paziente in “stato vegetativo permanente”, possono essere interrotti quando medici competenti giudicano con certezza morale che il paziente non recupererà mai la coscienza?

Risposta: No. Un paziente in “stato vegetativo permanente” è una persona, con la sua dignità umana fondamentale, alla quale sono perciò dovute le cure ordinarie e proporzionate, che comprendono, in linea di principio, la somministrazione di acqua e cibo, anche per vie artificiali.

Il Sommo Pontefice Benedetto XVI, nel corso dell’Udienza concessa al sottoscritto Cardinale Prefetto, ha approvato le presenti Risposte, decise nella Sessione Ordinaria di questa Congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione.

Roma, dalla Sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, il 1° agosto 2007.

William Cardinale Levada
Prefetto

Nelle note di commento a questi quesiti, la Congregazione per la Dottrina della Fede specifica ulteriormente, con parole di Giovanni Paolo II, che:

«L’ammalato in stato vegetativo, in attesa del recupero o della fine naturale, ha dunque diritto ad una assistenza sanitaria di base (nutrizione, idratazione, igiene, riscaldamento, ecc.) […] L’obbligo di non far mancare “le cure normali dovute all’ammalato in simili casi” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione sull’eutanasia, parte IV) comprende, infatti, anche l’impiego dell’alimentazione e idratazione (cf. Pontificio Consiglio Cor UnumQuestioni etiche relative ai malati gravi e ai morenti, n. 2.4.4; Pontificio Consiglio per la pastorale degli Operatori Sanitari, Carta degli Operatori Sanitari, n. 120). La valutazione delle probabilità, fondata sulle scarse speranze di recupero quando lo stato vegetativo si prolunga oltre un anno, non può giustificare eticamente l’abbandono o l’interruzione delle cure minimali al paziente, comprese alimentazione ed idratazione. La morte per fame e per sete, infatti, è l’unico risultato possibile in seguito alla loro sospensione. In tal senso essa finisce per configurarsi, se consapevolmente e deliberatamente effettuata, come una vera e propria eutanasia per omissione».

Questi chiarimenti non affrontano direttamente il caso della ventilazione, ma la ratio delle indicazioni generali fornite da Giovanni Paolo II sul «diritto ad una assistenza sanitaria di base» è abbastanza ampia da includerla. La ventilazione non serve a tenere in vita a tutti i costi un paziente che sta morendo, ma soltanto a consentirgli di ricevere l’ossigeno. Il paziente soggetto a ventilazione (ma anche a nutrimento e idratazione) può morire per cause naturali come chiunque altro, allo stesso modo di un cardiopatico col bypass o che segua una terapia funzionale a diluire il sangue. La ventilazione è quindi normalmente uno strumento ordinario e proporzionato dell’assistenza sanitaria di base dovuta ad ogni paziente. D’altronde, la ventilazione di Alfie non è delle più invasive. Adesso si riduce ad un tubicino nel naso, e come dimostrano le ultime ore, dopo il primo tentato omicidio, è così poco «straordinaria» che il piccolo ha continuato a respirare anche senza. Per chiarirci: tutti gli strumenti di assistenza, inclusi quello ordinari di base, possono diventare accanimento terapeutico qualora non siano più in condizioni di raggiungere il loro fine, come il nutrimento nel caso della somministrazione di cibo e l’ossigenazione nel caso della ventilazione. Nessuno di questi strumenti implica un assoluto morale. Non bisogna quindi interpretarli in maniera formalistica. Se però sono in condizioni oggettive di farlo non si possono interrompere. Togliere l’ossigeno, il cibo o l’acqua a un paziente non significa consentirgli di morire per cause naturali.

Inoltre, con riguardo ai quesiti riportati, Alfie non è in stato vegetativo permanente, non è neppure in coma, e non è in quello stato di parziale incoscienza poco diagnosticato da più di un anno. Non è neppure detto che sia in stato vegetativo. I medici stessi che lo hanno rapito, impedendo ai genitori di portarlo in altri ospedali e a qualsiasi altro medico di visitarlo, hanno parlato di uno stato semi-vegetativo. Come dicevo, è addirittura possibile che il suo stato attuale sia l’effetto dell’operato di chi pensava che sarebbe morto poco dopo il distacco del respiratore. La sopravvivenza di Alfie al tentato omicidio di ieri è un campanello di allarme sulla fondatezza di quella «ampia e articolata analisi medica», per dirla alla Paglia, che è stata posta dal giudice alla base della sua sentenza di morte. Un altro campanello di allarme per la Chiesa Cattolica, in questa vicenda, sarebbe dovuto subito venire dall’attivismo del giudice in favore delle adozioni omosessuali, in cui al “bene dei figli” è negata una famiglia naturale con un padre e una madre. Chi ha dimestichezza con questo tema, si deve subito interrogare sull’idoneità di un attivista del genere a giudicare del miglior bene di Alfie, togliendolo alla potestà dei genitori e condannandolo a morte. L’etica ha una sua continuità. Non si può capire perfettamente il miglior interesse del bambino in un caso e fraintenderlo completamente in un altro.

Il fatto è che, di fronte alle pretese di questo giudice di sentenziare la morte di Alfie citando il Papa e la dottrina cattolica, le autorità ecclesiastiche, a cominciare dal Papa avrebbero dovuto immediatamente entrare in allerta. Sarebbe bastato poco poi per rendersi conto che il caso di Alfie non ha nulla a che vedere con l’accanimento terapeutico e spiegare ai fedeli cattolici di tutto il mondo che la Chiesa non può tollerare l’eutanasia né per azione né per omissione. Visto anche l’attuale trend dell’Inghilterra e di altri paesi di legittimare di fatto l’eutanasia e l’eugenetica col pretesto dell’accanimento terapeutico, la responsabilità del munus docendi della Chiesa avrebbe dovuto entrare subito al livello di massima allerta.

Lasciamo stare la responsabilità del munus docendi, però, e concentriamoci sul caso di Alfie. Il giudice Hayden è incompetente sulla dottrina cattolica ed è palesemente inadatto a giudicare del miglior interesse di Alfie ma è pur sempre un giudice. Se deve cambiare idea ha bisogno di argomenti oggettivi. Non gli si può dire “Sì, guarda, hai ragione ma considera, per piacere, il dolore dei genitori e la solidarietà di tante persone nel mondo”. Un giudice di coscienza che ritiene di aver deciso bene non può e non deve cedere a richieste di questo tipo. Al giudice Hayden bisognava e bisogna dire chiaramente e con fermezza che ha sbagliato a interpretare sia la dottrina cattolica sia il concetto di accanimento terapeutico. Chiarezza e fermezza su questo punto potrebbero anche cambiare l’atteggiamento di altre autorità britanniche e di quelle fette dell’opinione pubblica che non capiscono perché si debba fare tanto clamore per questo bambino, il cui miglior bene “ufficialmente” consisterebbe nel morire subito per soffocamento e disidratazione. Forse una presa di posizione veritativa forte da parte della Chiesa potrebbe perfino fare uscire la regina Elisabetta dalla totale indifferenza che ha mostrato fino ad ora per la questione.

Chiarire l’oggettiva immoralità di togliere ad Alfie l’aria, l’acqua e il cibo avviando “procedure” intese a faro morire dovrebbe essere la responsabilità primaria e solenne della Chiesa in un caso del genere, non solo rispetto al munus docendi in generale, ma anche rispetto alla possibilità concreta di salvare la vita di questo bambino innocente. La carità cristiana dovrebbe lasciare le novantanove pecore sul monte in questo caso e occuparsi di questa piccolissima pecorella indifesa. Dovrebbe tuonare a tutto il mondo che quel bimbo non si tocca e quale terribile omicidio sarebbe farlo morire per asfissia o di fame e di sete.

La Chiesa ufficiale, invece, quella che ha il potere di dialogare con i potenti del mondo, ha finora scelto l’altra strada delineata da Paglia in quell’intervista. Ha deciso di rinunciare a giudicare il caso di Alfie alla luce delle verità oggettive della morale cattolica, e ha deciso perfino di rinunciare a ricordarle al giudice Hayden e al mondo. L’unica preoccupazione del Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, forse indotta dal dibattito recente su Amoris Laetitia, è di evidenziare che ogni caso concreto richiede “discernimento”, che le questioni morali non si possono semplicemente affrontare incollandovi sopra delle norme astratte. Ora, che l’applicazione e la comprensione delle norme morali richieda prudenza è una verità vecchia e importante ma che non può giustificare il deresponsabilizzarsi. Paglia parla come se dovessimo avere un complesso di inferiorità verso la “complessità” della decisione del giudice e delle perizie dei medici inglesi, come se dovessimo lasciare fare a loro che ne sanno di più. Se fossi maligno penserei che l’obiettivo, forse in consapevole, è anche il consenso di questo mondo, il cercare di farsi belli.

Credo che solo questa impostazione di Paglia possa gettare luce sull’uscita stupefacente dei vescovi inglesi, che si sono preoccupati, non di salvare la vita di Alfie, ma di difendere la professionalità, l’onestà e l’operato dei sui carnefici. Il Vaticano si è mosso con enorme ritardo rispetto al bene di Alfie, sulla scia dell’onda emotiva del dolore dei genitori e dell’esplosione di solidarietà in tutto il mondo. Il Papa ha fatto leva su questo, che però è precisamente ciò di cui le autorità inglesi non hanno bisogno. Anzi, fare leva sui sentimenti e i desideri, cercare di commuovere pensando allo strazio dei genitori, gioca come una conferma della sentenza del giudice e delle decisioni ad essa conseguenti. È come dire al giudice che sul suo ragionamento non c’è nulla da obiettare e chiedergli di agire sulla base delle emozioni.

Rileggiamo i messaggi principali del Papa:

«Affido alla vostra preghiera le persone, come Vincent Lambert, in Francia, il piccolo Alfie Evans, in Inghilterra, e altre in diversi Paesi, che vivono, a volte da lungo tempo, in stato di grave infermità, assistite medicalmente per i bisogni primari. Sono situazioni delicate, molto dolorose e complesse. Preghiamo perché ogni malato sia sempre rispettato nella sua dignità e curato in modo adatto alla sua condizione, con l’apporto concorde dei familiari, dei medici e degli altri operatori sanitari, con grande rispetto per la vita» (Regina Coeli, 15 aprile).

«Commosso per le preghiere e la vasta solidarietà in favore del piccolo Alfie Evans, rinnovo il mio appello perché venga ascoltata la sofferenza dei suoi genitori e venga esaudito il loro desiderio di tentare nuove possibilità di trattamento» (Tweet del 23 aprile).

A parte la genericità di questi messaggi, la cosa che colpisce di più nell’appello del 23 aprile, quello principale da cui ci si aspettava una svolta, è che non c’è alcuna traccia della grave ingiustizia perpetrata ai danni di Alfie. Non ci sono riferimenti ai princìpi oggettivi della morale. Non c’è alcun giudizio veritativo sul fatto che sia immorale provocare la morte di quel bambino innocente. L’appello è fatto in favore della sofferenza dei genitori e del loro desiderio: un appello inutile e controproducente, lo ripeto, per un giudice che (per ipotesi) è tenuto proteggere il miglior interesse di Alfie anche contro i sentimenti dei genitori e contro le pressioni, potenzialmente ingiuste e irrazionali, della gente.

Il Papa ha chiesto di fare il possibile e l’impossibile per salvare Alfie, e tutti abbiamo assistito ai lodevoli sforzi di Mariella Enoc, Presidente del Bambin Gesù di Roma. La cosa “possibile” e auspicabile che può fare il Papa però, dopo aver comunicato empatia ed emozioni, è comunicare la verità. Può dire con chiarezza e fermezza a tutto il mondo che l’accanimento terapeutico non c’entra nulla con il caso di Alfie, che la dottrina cattolica non può essere utilizzata in alcun modo per legittimare l’operato del giudice Hayden, e che provocare la morte di Alfie è una ingiustizia infinita e un peccato gravissimo contro Dio e contro l’umanità. Finora il Papa ha chiesto di salvare Alfie in omaggio al dolore e ai desideri dei genitori. È ora di chiedere di salvare Alfie perché Alfie va salvato. Esiste la possibilità che questa chiarezza sull’oggettività morale, questo appello alla giustizia piuttosto che ai sentimenti, possa nei prossimi giorni salvare questo bambino o contribuire a salvarlo. Questo appello aiuterebbe anche la Chiesa intera, che è testimone di verità, che ha un primato nell’insegnamento della morale, e che non può permettere di cedere il proprio munus ad un giudice inglese che ha già dimostrato in molti modi la sua incompetenza e durezza di cuore.

Fulvio di Blasi

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Categorie:Attualità cattolica, Fulvio Di Blasi

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58 replies

  1. Ti ringrazio per questo riassunto della situazione.

    Vorrei farti notare che da nessuna parte i documenti ufficiali della Chiesa cattolica in queste questioni, tra l’altro da te stesso riportate, fanno menzione della ventilazione e la tua affermazione “la ratio delle indicazioni generali fornite da Giovanni Paolo II sul «diritto ad una assistenza sanitaria di base» è abbastanza ampia da includerla.” è un’opinione personale tua non corroborata da nessun insegnamento della Chiesa.

    Infatti la ventilazione in quanto tale, contrariamente all’idratazione e alla nutrizione, è un procedimento medico la cui funzione è sempre e solo stata di sostenere una cura o di provvedere, al massimo, un conforto sul piano palliativo e quindi può, in certi casi estremi,partecipare di un accanimento terapeutico e come tale può essere moralmente cessato, il che non è invece mai il caso dell’idratazione o del nutrimento.

    Per il resto, leggo molte ri-costruzioni, la cui ratio rispetto anche se non la condivido.

    Grazie ancora per questo bel articolo.

    In Pace

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    • Il dott. Paul Byrne, ex presidente dell’Associazione medica cattolica e co-inventore dei primi ventilatori neonatali, ha detto a LifeSiteNews: “Un ventilatore muove l’aria nella trachea e passaggi d’aria più grandi. Supporta la respirazione solo in una persona vivente. L’ossigeno passa dai polmoni al sangue, quindi viene fatto circolare su tutte le cellule, i tessuti e gli organi, quindi il biossido di carbonio viene raccolto e riportato ai polmoni per essere espirato. La respirazione si verifica solo quando è presente la vita. “Il dott. Byrne ha aggiunto:” Il ventilatore per respirare è analogo a un tubo di alimentazione. Questi tubi sono la vita che supporta solo in una persona vivente. Per allontanare il ventilatore da Alfie si sarebbe imposta la morte. ”
      https://www.lifesitenews.com/blogs/judge-cites-pope-francis-to-justify-ending-babys-life-against-parents-wishe

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      • Non c’entra niente con il topic, mi spiace.
        Mentre l’insegnamento della Chiesa è adamante che non si può mai negare alimentazione, idratazione, igiene nel caso della ventilazione ci possono essere casi (accanimento terapeutico) dove non sia immorale smetterla: tutto qui.
        Quanto alla valutazione della presenza o no di accanimento terapeutico nel caso di Alfie, qui nessuno è competente: quindi visto che siamo razionali, lasciamo il giudizio (e la responsabilità morale) a chi ha tutte le informazioni in mano, la competenza e l’autorità.
        Non dispiaccia al dott Byrne, ma mai un dispositivo tecnologico potrà risolvere un problema etico: lasciamo questa convinzone ai transumanisti e altri materialisti.
        In Pace

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        • Copia-incolla da wiki: “La ventilazione artificiale, nota anche come ventilazione meccanica, SOSTITUISCE O INTEGRA L’ATTIVITA’ DEI MUSCOLI INSPIRATORI fornendo l’energia necessaria ad assicurare un adeguato volume di gas ai polmoni.”
          Ti sarei grato se mi spiegassi perché sostituire o integrare l’attività dei muscoli masticatori o deambulatori si, mentre sostituire o integrare l’attività dei muscoli respiratori no.

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          • Infatti, se non erro, la ventilazione meccanica o assistita, non può impedire l’arresto cardiaco a la situazione di “morte cerebrale” (encefalogramma piatto), quindi come può essere considerato un accanimento terapeutico?
            Forse salvo nel caso in cui la patologia del paziente sia talmente oneroso, dolorosa e senza speranza alcuna di miglioramento che la ventilazione rischi di protrarre inutilmente tali sofferenze?

            Pongo domande, non sto facendo asserzioni…

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        • Vorrei inoltre chiederti: se il muscolo cardiaco non funziona, è accanimento terapeutico sostituirlo o integrarlo?

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        • io la giro. Ho letto che esistono problemi in teoria anche con l’idratazione. Dicono che può essere accanimento e causa di ulteriori prpblemi in caso di blocco renale terminale.

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  2. Grazie Simon. In realtà, non è una mia opinione personale. La bioetica cattolica è abbastanza unanime nel considerare la ventilazione artificiale come uno strumento, in linea di principio, non “straordinario” o “sproporzionato”, specialmente oggi che è diventata una procedura abbastanza semplice. Se un paziente è in difficoltà respiratorio lo si aiuta a respirare. Poi, è chiaro che il caso concreto potrebbe implicare accanimento terapeutico. Non mi sono soffermato molto su questo perché, nel caso di Alfie, il problema non è, o non è più, legato alla ventilazione, che è stata tolta e lui continua a respirare.

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    • Si volevo solo far risaltare la grande differenza tra alimentazione e idratazione che sono connessi al fenomeno vitale e mai da essere negati in alcuna circostanza, mentre il valore etico della ventilazione dipende dalla situazione oggettiva nella quale si trova il paziente.
      Solitamente, una persona intubata, alla quale l’operazione di trapianto cardiaco non ha funzionato, o l’operazione chirurgica necessaria alla riduzione di una lesione cerebrale in seguito ad un accidente non ha avuo successo, ha a ventiazione interrotta senza che questo sia considerato eutanasia, in quanto si capisce bene che la ventilazione è strumentale alla riuscita del’operazione, ma l’esito positivo della cura non essendo stato raggiunto , la necessità della ventilazione stessa sparisce.
      Che poi una persona intubata oggi giorno possa essere meno disturbata che nel passato, non toglie che ci si possa lo stesso trovare in situazione di accanimento terapeutico, causato appunto dal fatto di essere ventilato.
      Il fatto che Alfie sopravviva senza respiratore sembra una cosa buona, e a mia consocenza all’ospedale in questione continuano ad idratarlo ed alimentarlo.
      Sono molto più scioccato da quel che avviene negli ospedali in Belgio e Olanda dove uccidono e lasciano morire bambini già nati.
      In Pace

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  3. Si volevo solo far risaltare la grande differenza tra alimentazione e idratazione che sono connessi al fenomeno vitale e mai da essere negati in alcuna circostanza, mentre il valore etico della ventilazione dipende dalla situazione oggettiva nella quale si trova il paziente.
    Solitamente, una persona intubata, alla quale l’operazione di trapianto cardiaco non ha funzionato, o l’operazione chirurgica necessaria alla riduzione di una lesione cerebrale in seguito ad un accidente non ha avuo successo, ha a ventiazione interrotta senza che questo sia considerato eutanasia, in quanto si capisce bene che la ventilazione è strumentale alla riuscita del’operazione, ma l’esito positivo della cura non essendo stato raggiunto , la necessità della ventilazione stessa sparisce.
    Che poi una persona intubata oggi giorno possa essere meno disturbata che nel passato, non toglie che ci si possa lo stesso trovare in situazione di accanimento terapeutico, causato appunto dal fatto di essere ventilato.
    Il fatto che Alfie sopravviva senza respiratore sembra una cosa buona, e a mia consocenza all’ospedale in questione continuano ad idratarlo ed alimentarlo.
    Sono molto più scioccato da quel che avviene negli ospedali in Belgio e Olanda dove uccidono e lasciano morire bambini già nati.
    In Pace

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    • Mah, in realtà avevano interrotto l’alimentazione almeno per un giorno, procedura corretta per una persona ricoverata o si sta procedendo a un protocollo diverso rispetto a quello dell’assistenza a un malato grave?

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      • Guarda, seguo poco la faccenda, in quanto per porre un giudizio morale, quindi usando di prudenza, coraggio , temperanza e giustizia, cioè di virtuosa razionalità ,avrei bisogno al contempo di informazioni e di competenze mediche che non ho e di certo non sono né i media né i socials che me li comunicano con imparzialità.
        Quindi non avendo niente da dire, non ho opinioni e mi occupo di quel che nella mia vita aiuta all’eudaimonia delle persone che frequento e dove ho certamente competenza e suiffcienti virtu per stabilire un giudizio sensato.
        In Pace

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        • In passato non di rado mi sono trovato in polemica con Simon, ma mi sembra che sul punto dell’accanimento terapeutico sia l’unico (ora come nel caso di Charlie Gard) a mantenere una lucidità razionale sui fatti e una linea ortodossa rispetto agli insegnamenti della Chiesa.
          Condivido e sostengo in toto tutto quello che ha scritto, ed in particolare sottolineo la frase :

          “Seguo poco la faccenda, in quanto per porre un giudizio morale, quindi usando di prudenza, coraggio , temperanza e giustizia, cioè di virtuosa razionalità ,avrei bisogno al contempo di informazioni e di competenze mediche che non ho e di certo non sono né i media né i socials che me li comunicano con imparzialità”.

          Se tutti ci attenessimo a queste banali ma essenziali regole, si eviterebbero accuse e controaccuse e la divisione continua di questa vicenda in buoni e cattivi, laddove la Verità spesso si distanzia dalla verità o dalla Bugia per un punto o una virgola. Credo che da buoni cattolici dovremmo affidarci alla Preghiera per la vita di Alfie, ed per i genitori , i giudici , i medici , i politici e quanti altri coinvolti direttamente nella vicenda, perchè possano decidere secondo il meglio per Alfie stesso senza che a decidere cosa sia il meglio siano degli i soliti tribunali mediatici.

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          • Vorrei farti notare che la querelle non verte sull’accanimento terapeutico, ma sull’assunto di Simon a non equiparare la ventilazione meccanica ad idratazione ed alimentazione.

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          • I “soliti tribunali mediatici” in realtà non possono decidere un bel nulla, semmai, nel bene e nel male, ostinarsi a voler indicare ciò che ritengono sia un bene o un male…

            Comunque il papà di Alfie dimostra un saggio equilibrio in questa pur grave e penosa situazione:

            26 APRILE, ORE 11:15 – “CI E’ STATO RIFIUTATO DI ANDARE IN ITALIA, PURTROPPO”, HA DETTO TOM EVANS DOMANDANDOSI SE ADESSO TENTARE ALTRI RICORSI “SIA LA COSA GIUSTA DA FARE” E NON UN MODO PER ATTIRARSI “ALTRE CRITICHE” DA PARTE DEI GIUDICI. E CONCLUDENDO DI AVER DECISO A QUESTO PUNTO, INSIEME ALLA MOGLIE KATE, DI “AVERE OGGI UN INCONTRO CON I DOTTORI DELL’ALDER HEY: NOI ORA COMINCIAMO A CHIEDERE DI PORTARLO A CASA”.
            “ALFIE – HA PROSEGUITO PAPA’ TOM – ORMAI NON HA PIU’ BISOGNO DI TERAPIE INTENSIVE. E’ STESO NEL LETTINO CON UN LITRO DI OSSIGENO CHE GLI ENTRA NEI POLMONI GRAZIE ALLE BOMBOLE PORTATILI E PER IL RESTO RESPIRA DA SE’. ALCUNI DICONO CHE SIA UN MIRACOLO. CERTAMENTE E’ STATA UNA DIAGNOSI SBAGLIATA”. IN OGNI MODO, “TUTTO CIO’ CHE CHIEDIAMO AI MEDICI E’ CHE QUESTO INCONTRO SIA POSITIVO E CHE ALFIE POSSA TORNARE A CASA ENTRO UN GIORNO O DUE. SE POI L’INCONTRO NON ANDRA’ BENE, TORNEREMO IN TRIBUNALE”.

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            • Bariom sai bene come la pressione mediatica su questi temi sia ben lungi dall’essere equilibrata, ed allo stesso tempo spinga qualche personaggio pubblico ad utilizzarla per farsi pubblicità gratuita come se fosse il salvatore della patria, fiutando le parole giuste da dire sulla base del “mood”.
              I tribunali mediatici esistono eccome, e se non hanno potere diretto lo hanno , e moltissimo, in maniera indiretta , cercando di condizionare le decisioni e le iniziative.
              Tra l’altro sappiamo benissimo che se Alfie fosse nato in Africa da famiglia analfabeta, sarebbe morto da tempo senza alcuna cura (magari per mancanza dell’ospedale con l’impianto di ventilazione) e senza che alcun giornalista si prendesse la briga di inseguirne le vicende, e che alcuno di quelli che oggi sono in prima linea lo venisse a sapere.
              E’ per me sempre difficile accettare lo stridore immenso che c’è tra questi casi , relativi a chi non ha alcuna prospettiva concreta di vita ma finisce per diventare un simbolo in occidente, e quelli invece (che sono centinaia di migliaia) di coloro che invece di prospettive e di desiderio di vita ne avrebbero eccome, ma che mancano del minimo necessario (a volte pochi dollari) , e muoiono dimenticati dal mondo, ma certamente non dimenticati da Dio.
              Quelli che si potrebbero salvare muoiono nel silenzio. Quelli che non si possono salvare diventano il centro dell’attenzione del mondo. Potrà il Signore mai perdonare questo comportamento collettivo e personale ?

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              • E quindi? Credi non non ci abbia pensato anch’io?

                Non ci preoccupiamo di Alfie allora, che peraltro non è nato in Africa e non è che sta morendo di fame per le ingiustizie di tutto il mondo… ma la cui vicenda è sintomatica e non è la prima nel nostro Occidente pasciuto ma sempre più anticristico (e non perché tutti sono degli anti-cristo).

                Dimmi tu…

                Possiamo aggiungere alla lista tutti i bimbi uccisi nel grembo materno, i violentati, i venduti e la lista si allunga… sia qui che nel cosiddetto “Terso Mondo”
                Dove porta IN CONCRETO questo discorso?

                Infatti guarda casi io sono intervenuto qui proprio in contrasto al pensiero “dominante” di taluni che sembrano sostenere che se non ti occupi (che poi occupi che significa) di Alfie sei dalla parte dei malvagi…

                E neppure basta dire: “che ipocrisia… e tutti gli altri bambini in pericolo?”

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              • Condivido in gran parte le tue domande, ML65: quanto a me sembra strano e, per dirlo francamente, non davvero genuino, cristianmente parlando, tutto questo mobilizzarsi intorno ad un caso limite, complesso e la cui valutazione è sofisticata; ma un caso che ha un inizio ed una fine.
                Mentre nessuno si mobilizza per il vero massacro degli innocenti che ha luogo in Belgio e Olanda, quotidianamente, la cui malvagità etica è assolutamente chiara, e che non fnisce mai.
                Sembra più una battagia ideologica, quasi politica, che un vero preoccuparsi della difesa della vita degli innocenti: immagino che le motivazioni variano con le persone.
                A nessuno serve davvero questa battaglia di parole ed emozioni, salvo forse a chi vorrebbe mettere sullo stesso piano alimentazione e idratazione con ventilazione, così da poter chiamare i primi due cure, come per la ventiazione, e decidere che non vi è eutanasia quando si smette di nutrire e di dissetare, contro il chiaro insegnamento dela Chiesa e del senso comune. Purtroppo intelligenti pauca….
                In Pace

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              • @Bariom
                Concordo coi tuoi interventi in questo topic, poi penso che per chiarirsi le idee sia bene far parlare un cittadino inglese, ad esempio ho trovato queste parole scritte da un cittadino inglese su un altro blog
                “Sono un Inglese di origine Italiana che segue il Suo blog da tempo.
                Sono rincuorato da come si stanno battendo i cattolici Italiani per Alfie, e mi fa riflettere su come si comporta una società forse meno efficiente di quella Inglese ma tuttavia più umana. Però vorrei raccontare da oltremanica la ragione per cui nessun membro dell’ ‘establishment’ Inglese (vescovi Cattolici inclusi) si sbilancerà mai a favore di Alfie.
                L’Inghilterra ha perso la fede in Dio molto tempo fa, nella politica pure, l’impero è sparito e la famiglia reale ha perso molto nella faccenda Lady Diana, il rispetto per l’esercito, la polizia e le istituzioni è crollato sotto accuse di corruzione e razzismo. Allora, cosa ci resta di ‘morale’, di intoccabile di cui essere veramente fieri? Ci rimane solo il nostro sistema sanitario il ‘National Health Service’ (NHS). Questa istituzione con i suoi milione e mezzo di dipendenti può solamente essere osannata e ricoperta d’oro da ogni governo e partito politico, ed i suoi impiegati lodati come santi e taumaturghi dei nostri giorni. A quale potenza possiamo affidare la nascita dei nostri figli e chi può celebrare i riti finali dei nostri genitori? L’NHS! Criticare questa religione di Stato, questa chiesa nazionale è l’ultima blasfemia proibita. Suggerire qualche mancanza (tranne che di soldi) è suicidio politico.
                Quindi per proteggere l’onore di questo idolo ed il primato immaginario di un sistema sanitario pubblico mediocre, si dice qualsiasi menzogna.
                L’idea che un bambino dichiarato incurabile dagli arcipreti dell’NHS, possa essere curato altrove (addirittura in Italia) è un rischio troppo grosso da correre. Quindi Charlie Gard, Alfie Evans e chissà quanti altri verranno sacrificati sull’altare del NHS perché se no rischierebbe di crollare l’ultimo idolo di un paese ormai smarrito.
                Siamo nelle mani del Signore perché cadere nelle mani dell’NHS non lo auguro a nessuno.”
                https://www.gloria.tv/text/jvBubBxewX9Y2cw32CUS4zmaf
                E mi sembra evidente che ci sia del gran marcio in questa vicenda. Odore di uova marce, in altre parole odore di……. zolfo. Ci siamo capiti.

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              • @ Simon
                cura – Interessamento solerte e premuroso che impegna sia il nostro animo sia la nostra attività al fine di occuparsi attivamente di qualcuno o di qualcosa.
                Sarò anche nel novero dei “pauca”, ma sinceramente non vedo come, “mettere sullo stesso piano alimentazione e idratazione con ventilazione, così da poter chiamare i primi due cure”, possa favorire il “decidere che non vi è eutanasia quando si smette di nutrire e di dissetare”: per quello che ne so io, i favorevoli all’eutanasia non si sono mai fatti problemi a sospendere alimentazione ed idratazione per ammazzare qualcuno.

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              • @Simon
                “Se non vedi l’ovvia connessione, la causa ne è chiara…”
                Non è che, per caso, nell’incapacità di motivare adeguatamente una supposizione non basata né su basi mediche né su basi dottrinali, rispondi sfoderando una non velata tendenza a colpevolizzare l’intelligenza altrui…

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  4. Simon, questa è una analisi medica ben fatta della situazione di Alfie rispetto alle cure palliative. https://www.culturacattolica.it/attualit%C3%A0/in-rilievo/ultime-news/2018/03/08/il-bambino-alfie-evans-e-le-autentiche-cure-palliative

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  5. Grazie anche da parte mia Fulvio per questo ottimo articolo che analizza la questione in un modo davvero encomiabile, cioè guarda alla coscienza del giudice (a quell’antropologia opposta di cui parlavo in altri lidi) e chiarisce come si dovrebbe agire per il bene sia della Chiesa che del bambino. E senza gettare la questione in pasto ad alcuna ideologia. Una vera manna in questo momento confuso. Grazie anche per aver pensato di dedicare l’anteprima esclusiva di queste tue righe al blog. Continuiamo a sperare!

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  6. Difatto, e mi pare sia stato già sottolineato, allo stato attuale si è superato il problema del possibile-supposto accanimento terapeutico, che poteva essere generato dalla ventilazione assistita (sempre ammesso e non consesso che essa sia in sé una forma di accanimento terapeutico perché si badi bene, anche clinicamente è definita “ventilazione assistita” non “ventilazione forzata”…), perché Alfie è ora “nuovamente” un paziente che necessita di cure… idratazione, alimentazione e anche le cannule dell’ossigeno che sono un semplice aiuto alla ossigenazione del paziente.

    Assistenza questa che se guardiamo alla pura cronaca degli eventi, è stata di gran lunga rimandata e osteggiata dallo staff medico dell’Alder Hey (perché?)

    E come se in buona sostanza, dopo aver praticato il massaggio cardiaco ad un paziente in arresto, lo si sospenda dato che vi è la certezza che il cuore non riprenderà a battere, ma “miracolosamente” il cuore dopo qualche minuto, dovesse riprendere il battito e a quel punto si facesse di tutto perché torni in arresto…

    Naturalmente paragono per assurdo la ratio non certo il quadro clinico.

    Di fondo c’è e rimane la valutazione inaccettabile di partenza, quella cioè che per la patologia di fondo del piccolo Alfie, la sua vita non abbia senso e non sia degna di essere vissuta e qui c’è poca da appellarsi al “best interest”, si tratta di soppressione di un malato, si tratta di una forzata eutanasia.

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    • Concordo integralmente. In questa vicenda c’è il demonio all’opera, senza dubbio.

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    • Assistenza questa che se guardiamo alla pura cronaca degli eventi, è stata di gran lunga rimandata e osteggiata dallo staff medico dell’Alder Hey (perché?)

      Questo é un problema piú grave della discussione eutanasia/accanimento terapéutico. Sempre la prima grande domanda che mi viene leggendo su questi casi é perché i genitori vanno soli contro i medici di fronte alla giustizia. Cosi la causa é persa in anticipo. Non possono cercare un médico che sia “dalla sua parte” a rappresentarli? Per quel che so il Regno Unito a una salute pubblica centralizzata senza possibilitá di centri privati di salute, se questo é cosi potrebbe spiegare molte coase. Fare della salute un monopolio di uno stato centrale e centralista e molto rischioso.

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      • E infatti , come ho già detto, ormai la discussione o meglio i fatti, sono andati oltre la questione “accanimento terapeutico si o no”…

        Riguardo il quesito giusto che poni, credo che gli Evans non fossero del tutto soli contro il parere dei medici dell’ospedale davanti al giudice. Avevano i loro legali e questi portavano il parere di altri medici, in particolare di quelli del Bambin Gesù e della Dottoressa Enoc (in varie occasioni presente fisicamente a Liverpool), ma a quanto pare ciò non è stato sufficiente a convincere il giudice, che ha sentenziato che quella di Alfie era una vita non degna di essere vissuta (e si torna sempre al nocciolo…). E’ da quel punto che non si è più tornati indietro.

        Quello che trovo assurdo e che ci si ostini (i giudici, perché ora è coinvolta anche l’Alta Corte che ha negato i ricorsi), anche dopo che vi è stata l’estubazione del bimbo a cui si dava per scontata la rapida morte a non lasciare liberi i genitori di rivolgersi ad altra struttura pronta ad accoglierli.

        Al di là di tutte le possibili visoni antropologiche della questione, se questo bimbo è ancora in vita e giudici e ospedale SBAGLIANDOSI, altro non prevedevano che la morte, perché non dovrebbero arrendersi all’evidenza e al limite “lavarsene le mani”.

        La sentenza è stata emessa e ha visto la sua applicazione, cioè ad Alfie è stata interrotta la ventilazione assistita. La “giustizia” ha fatto il suo corso e nessuno si è potuto opporre. Punto.

        Qual è la ratio ora?? Cosa vogliono questi giudici? Perché non riconsegnano LIBERO questo bimbo ai genitori.

        Solo una spiegazione regge, al di là delle illazioni (non peregrine) che si potrebbero fare su meschini e arroganti “giochi di potere”… la sentenza voleva essere in realtà un sentenza di morte, perché solo la morte darebbe compimento pieno al (supposto) “best interest” di Alfie.

        Oppure mi si trovi un’altra valida spiegazione…

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        • “Solo una spiegazione regge, al di là delle illazioni (non peregrine) che si potrebbero fare su meschini e arroganti “giochi di potere”… la sentenza voleva essere in realtà un sentenza di morte, perché solo la morte darebbe compimento pieno al (supposto) “best interest” di Alfie.”
          Esattamente. Hai centrato perfettamente il punto. Non ti sarà data un’altra spiegazione per il semplice motivo che un’altra spiegazione (che non sia un arrampicarsi sugli specchi) non c’è.

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        • Avevano i loro legali e questi portavano il parere di altri medici, in particolare di quelli del Bambin Gesù e della Dottoressa Enoc (in varie occasioni presente fisicamente a Liverpool), ma a quanto pare ciò non è stato sufficiente a convincere il giudice, che ha sentenziato che quella di Alfie era una vita non degna di essere vissuta (e si torna sempre al nocciolo…).

          Ma l´opinione di una médica ed una struttura sanitaria papista non puó avere ragione su i medici diSua Maestá rispetto ad un suo suddito. Scherzi a parte non so se la Dottoressa Enoc abbia potuto valutare di persona ad Alfie e visto la sua storia clinica, perche questo é quello che ci vuole. Non c´é nella Gran Bretagna un médico cattolico? Ora che Alfie dimostra che l´ospedale sbagliava e lui vive senza il respiratore sarebbe propio utile. Se questo non c´é per colpa della struttura sanitaria britannica é utile per gli inglesi capirlo e modificarlo e cha altri paesi nonn gli imitino.

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  7. La Corte d’Appello di Londra, presieduta dal giudice Andrew McFarlane ha rigettato entrambi gli appelli presentati dai legali sia del padre sia della madre di Alfie, contro la decisione di ieri del giudice Hayden di vietare il trasferimento di Alfie a Roma.

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    • Credo che Londra farà i salti mortali per evitare che Alfie venga in Italia: che figura farebbe la sanità inglese se la sanità italiana riuscisse anche solo a migliorare di poco la qualità di vita di Alfie?

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      • Da tutto questo storia non c’ e’ bisogno di essere particolarmente colti e sapienti per capire una cosa: per i medici e i giudici inglesi Alfie Deve Morire . Punto.
        Una volta individuata nella morte il best interest di Alfie medici e giudici proseguono inderogabilmente sulla linea prefissata che appare loro giusta . Dura lex sed lex . Il protocollo deve essere seguito, non ci puo’ far condizionare dalla “ pietas” e se anche per miracolo Alfie si alzasse prendesse il suo lettuccia e volesse andarsene camminando sulle sue gambe lo bloccherebbero e lo costringerebbero a seguire il “ protocollo” prefissato.
        Se anche parlasse dicendo sono vivo e
        Voglio vivere , non importa dovrebbe seguire il protocollo prefissato. Perche’ non si possono fare eccezioni. Non sono ammesse deroghe . Il Protocollo , sanzionato dalla Legge, diventa il Fato, il Destino di Alfie a cui non puo’ sfuggire.
        Qui si scontrano non solo due antropologie ma due modi di essere uomini: ricorda il dilemma che Sofocle rappresento’ i benissimo nella tragedia Antigone. Questa di Alfie e’ una tragedia dei nostri tempi, e come tutte le tragedie e’ vissuta dagli spettatori come un dramma sacro.per questo tutto aspettano un “ Deus ex-machina” un papa, la regina, un fatto inaudito, uno scioglimento del dramma . Dalla tragedia di Alfie comunque andra’ A finire saremo tutti “ rinnovati” nel nostro intimo. La “ catarsi” .

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  8. Altro articolo che, distinguendo tra accanimento ideologico ed accanimento terapeutico, assimila la respirazione meccanica ad idratazione ed alimentazione:
    https://www.culturacattolica.it/attualità/in-rilievo/abbiamo-detto-gli-editoriali/all-opera-l-accanimento-ideologico

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  9. Gentile Fulvio, grazie del post molto interessante.
    E’ vero che un giudice deve rimanere impermeabile a qualsiasi pressione di tipo emotivo, ma in questo caso abbiamo superato il momento in cui l’argomentazione razionale ha la capacità di convincere. E’ evidente che questi giudici e questi medici si rifugiano in una apparente obiettività non per amore di verità e di giustizia ma per avere ragione a tutti i costi (arrivando persino a rinnegare le loro stesse parole e a negare la realtà dei fatti). Hanno molto più bisogno loro di “avere ragione” che Alfie della ventilazione assistita, e questo loro bisogno disperato intacca la loro obiettività più di qualsiasi appello alla compassione.
    A me sembra che siamo al punto in cui sarebbe più utile un esorcismo (per usare un’immagine estrema), non posso evitare di immaginare questa fragile vita mentre infuriano i soldati di Erode alla ricerca di infanti da massacrare. Che qua siano all’opera forze soprannaturali oltre l’umana comprensione me lo fa intuire non solo Il miracolo di una vita che si ostina a vivere; so per certo che Alfie ha spinto alla preghiera tantissime persone che non hanno tanta abitudine di pregare (ne conosco alcune) e penso che vedremo altri frutti del genere. Non mi preoccupo per lui perché, come Charlie Gard, anche lui comunque vadano le cose o avrà occasione di vivere ciò che gli resta con l’amore dei suoi oppure ritroverà il Creatore che lo ha pensato e lo ama così com’è. Mi preoccupo e prego per tutti quei cuori induriti che questa vicenda ha svelato, perché possano convertirsi al Suo amore, mi preoccupo delle tante persone toccate da questa vicenda (a cominciare da me stessa) e prego perché non cadano nella tentazione dell’odio, dello sconforto o della disperazione perché Cristo ha già vinto il mondo. In fin dei conti si tratta sempre di rimettersi alla Sua volontà.

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  10. Comunque come ho già scritto non so se qui o altrove, Thomas il padre di Alfie, ha un buon discernimento e questo è l’ultimo comunicato che ha rilasciato assieme alla moglie:

    COMUNICATO DEI GENITORI DI ALFIE ORE 19.00

    I GENITORI DI ALFIE CHIEDONO CHE SI SPENGANO LE LUCI MEDIATICHE DA LIVERPOOL, RINGRAZIANO L’ALDER HAY E CHIEDONO A TUTTI DI TORNARE A CASA.

    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/31318035_1921465834530784_7024856576948762559_n.jpg?_nc_cat=0&oh=d482aafddba3e77685a1c4f56fad2247&oe=5B9961E7

    “Nell’interesse di Alfie ora lavoreremo con il suo team di trattamento riguardo a un piano che provvederà al nostro ragazzo con la dignità e il comfort di cui ha bisogno. Da questo punto in poi non ci saranno più comunicazioni e non saranno rilasciate interviste. Noi speriamo che tutti voi possiate rispettare questo.”

    Si rende conto che il “can can” mediatico ha troppe derive negative, che hanno anche forse inasprito animi e posizioni.
    Se veramente si riapre una piena collaborazione con l’equipe medica, che smentisce i miei foschi presagi, non posso che essere felice di essere smentito.

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  11. L’articolo è stato corretto ed editato con alcune aggiunte derivate dagli ottimi commenti ricevuti. Grazie a tutti. A breve comparirà un ulteriore articolo che Fulvio ritiene doveroso, attendiamo 🙂

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  12. Grazie Mauro. Ho voluto specificare meglio il problema della ventilazione. Comunque, in relazione al dibattito che ho visto sopra, vorrei chiarire tre cose: 1) Che non c’è alcun dubbio che ordinariamente la ventilazione è dovuta quanto lo sono l’idratazione e la nutrizione. è sbagliato porre questa come cosa dubbia in bioetica cattolica (questo l’ho chiarito meglio ma succintamente nella versione editata); 2) Che non c’è alcun dubbio che il caso di Alfie, vuoi rispetto alla ventilazione vuoi rispetto a nutrizione e idratazione sia un caso che non rientra nell’accanimento terapeutico. Questo è chiarissimo a chiunque si prenda la briga di studiarlo un po’. Tra l’altro il giudice inglese stesso ha rifiutato la perizia di un importante medico tedesco che era stato chiamato a valutare il caso e che aveva detto che non si poteva togliere ad Alfie il sostegno vitale. Anche altri medici specialisti hanno affrontato il caso. Non è bene fare passare l’idea che in questo caso non si può esprimersi perché sarebbe troppo complesso per giudicare l’operato dei medici di quell’ospedale. Non è così. Il caso anzi è piuttosto semplice dal punto di vista della bioetica cattolica. 3) Non è giusto lavarsene le mani, con qualsiasi scusa, perché la provvidenza ha voluto che questo caso diventasse importante per chiarire sia la verità etica sia l’attuale trend eutanasico di grosse fette della sanità occidentale (inclusi i casi più gravi citati da Gaetan sopra). Credo sia responsabilità di tutti in questo momento riconoscere che il nostro vicino, che giace per terra mentre passiamo, è Alfie. Ignorarlo è andarsene non è l’atteggiamento del buon samaritano.

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    • Intanto è apparso il tuo ultimo articolo… urca!

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    • @fulviodiblasi

      “Che non c’è alcun dubbio che ordinariamente la ventilazione è dovuta quanto lo sono l’idratazione e la nutrizione. è sbagliato porre questa come cosa dubbia in bioetica cattolica (questo l’ho chiarito meglio ma succintamente nella versione editata)”

      Tempo fa avevo citato questo Sacerdote https://pellegrininellaverita.com/2018/02/20/volens-nolens-papa-francesco-ci-converte/comment-page-1/#comment-34556 e, premesso che concordo sul discorso della ventilazione, mi chiedo come mai venga spesso messa in dubbio, questa cosa.

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      • Credo che il motivo sia semplicemente storico contingente. Anni fa i quesiti maggiori di cui si occupò direttamente il Magistero riguardavano solo l’idratazione e l’alimentazione dovuta a malati in stato vegetativo (perché questi erano i casi in discussione). Una volta chiariti quei casi non ci furono più dubbi specifici sull’applicabilità di quella stessa ratio, in linea di principio, alle altre condizioni che non servono a curare la malattia da cui è affetto il paziente (facendolo risvegliare dal coma, ecc.), e che quindi non sono un “accanimento” rispetto ad un obiettivo irraggiungibile (cioè, la cura della patologia in sé) ma che semplicemente sono volte a consentire all’organismo di svolgere le funzioni primarie. In altre parole, se io cerco di curare l’incurabile è accanimento, ma se io semplicemente do aria, acqua, cibo, calore, igiene, ecc, ad un paziente che non posso curare, sto solo aspettando che la sua malattia segua il suo iter naturale mantenendo il paziente in condizioni migliori e dignitose. Non evito la morte ma neppure la provoco. Una cosa è che il paziente muoia per il suo male incurabile, altra cosa è che muoia perché io non gli do calore, cibo, aria, ecc. Le due morti e i rispettivi trattamenti sono diverse/i.

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        • Grazie mille per il chiarimento.

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        • Non evito la morte ma neppure la provoco.

          Non nel caso di Alfie, ma in quello di Charlie la malattia propio provocava la morte per arresto respiratorio. Allora si sto evitando la morte, fino a quando? Con quale scopo? Aspettando che un’altra malattia o la seguente tappa di questa che lo uccida? E se la prossima tappa di questa è provocare la morte per arresto cardiaco usiamo la circolazione extra corporea?
          Da tenere in conto è che sono poche le terapie ventilatorie che non richiedano la sedazione. Manteniamo bambini non coscienti ad aspettare la morte?

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        • Ci sono purtroppo due tentazioni per i cattolici: quella che desidera togliere/invalidare insegnamenti del Magistero e quella che invece ne aggiunge a piacimento.

          Questo essendo un blog cattolico, ognuno è libero di esprimere la propria opinione facendo grandissima distinizione tra le proprie opinioni personali anche se con un fondamento razionale e il Magistero ( ad esempio esprimendosi così: “secondo “me”, benchè debba essere chiaro che il Magistero non si sia pronunciato, la “mia” opinione assieme a quella di un tale e di un tale, è che la ventilazione debba essere considerata alla stessa stregua che alimentazione e idratazione per tale e tale ragione, senonché, riconosco che, chi non la vedrebbe in questo “mio” modo, non sarebbe contro detto Magistero” )

          A questo stadio, nulla permette di far dire al Magistero quel che NON ha detto e bisogna avere il coraggio morale di riconoscere che in questa materia c’è ampia libertà di pensiero, anzi, casomai, visto che la ventilazione esisteva già nei tempi dove si è pronunciato, la sua non considerazione tra la lista delle cure di base sempre necessarie non è da considerarsi un semplice oblio: quindi in attesa di un altro pronunciamento esplicito e specifico ci atteniamo sul blog di Croce-Via alla virtù di prudenza ( e in questo caso anche di giustizia) ed evitiamo di “condannare” chi tra papi, vescovi, moralisti non pensano giudizioso aggiungere conclusioni a quel che il Magistero insegna presentandolo, erroneamente, come “implicitamente” suo.

          Vorrei ancora aggiungere, che il Magistero della Chiesa è anche chiarissimo sulla legittimità che ha un tutore legale, (legale, quindi non per forza membro della famiglia…) di partecipare alla decisione di cessare un trattamento che sia un accanimento terapeutico: voglio sottolineare questo punto, in quanto niente, dal punto di vista del Magistero permette di condannare a priori il fatto che il tutore legale non siano i genitori naturali.

          Ancora una volta, commenti e opinioni divergenti sono benvenuti, perchè è il solo modo per approfondire i soggetti, ma non spacciateli per quel che NON sono e cioè per Magistero e, soprattutto, non condannate altri vescovi e sacerdoti sempre fedeli al Magistero anche se non sposano le vostre personali “estensioni” ad Esso.

          Grazie per la pazienza

          In Pace

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          • Proprio perché c’è “libertà di pensiero” su questo argomento (anche se su questo caso sembra proprio che di margine per interpretazione non ce ne sia, visto quanto detto da Fulvio), è meglio “peccare di zelo” che “peccare per difetto”.

            Cioè, quel che voglio dire è che, anche qualora questo caso potesse dare adito a conclusioni diverse, sarebbe meglio errare dal lato dell’accanimento terapeutico (che comunque non sembra affatto esserci qui) che dal lato dell’eutanasia.

            Io, sicuramente, preferirei rendermi colpevole davanti a Dio di accanimento terapeutico per eccesso di zelo piuttosto che di eutanasia.

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          • Ti ringrazio per il tuo intervento perché avendo più chiaro come la pensi, posso risponderti in modo più ampio.

            Per avere almeno basi comuni quando si parla di ventilazione meccanica e per chiarire a cosa serve, ritengo utile la lettura del seguente articolo:
            http://www.giornaledicardiologia.it/r.php?v=571&a=6784&l=9424&f=allegati/00571_2010_01/fulltext/03_01-10_12-19.pdf
            del quale riporto alcuni periodi conclusivi: “La ventilazione meccanica è la procedura più utilizzata in terapia intensiva per il controllo degli scambi respiratori nelle forme di insufficienza respiratoria acuta. Viene spesso considerata dai non addetti ai lavori un presidio curativo, mentre sono ben note le limitazioni ed i problemi correlati al suo utilizzo. In tal senso, se da una parte lo sviluppo tecnologico ha portato a perfezionare le apparecchiature in un divenire di modalità sempre più sofisticate, dall’altra parte la comunità scientifica intensivistica negli ultimi lustri si è orientata a scegliere percorsi strategici più orientati a proteggere il polmone, cercando di prevenire e limitare i danni iatrogeni legati ad un utilizzo scorretto della ventilazione meccanica… Negli ultimi anni le aree di applicazione della ventilazione non invasiva si sono progressivamente estese oltre i confini dalla terapia intensiva: quale possa essere la struttura organizzativa più adeguata per trattare pazienti con insufficienza respiratoria nei dipartimenti di emergenza e nei reparti di degenza, senza perdere in sicurezza e fattibilità, è oggi oggetto di acceso dibattito.”

            Per articolare ora quanto afferma in merito il Magistero utilizzerò il discorso di Pio XII del 24 novembre 1957, discorso citato in modo falsato da Monsignor Paglia, al fine di motivare la liceità della sospensione della ventilazione nella “inesistenza di un trattamento valido”;
            qui il discorso del Papa, in francese e spagnolo, “Ai membri dell’Istituto Italiano di Genetica “Gregorio Mendel” sulla rianimazione e respirazione artificiale”:
            https://w2.vatican.va/content/pius-xii/it/speeches/1957.index.html
            Tenendo ben presente che si sta parlandi di rianimazione, ritengo opportuno riportarne ampi stralci:
            – “rianimazione”. E ‘così designato in medicina, in particolare in anestesiologia, la tecnica suscettibile di ovviare a determinate incidenti che comportare rischi gravi per la vita umana, in particolare l’asfissia, come prima, quando non hanno i mezzi di anestesiologia moderna, portando in qualche minuti per l’arresto del cuore e della morte.
            – Accade così che l’anestesista possa, come negli incidenti e nelle malattie sopra indicati, e il cui trattamento offra sufficienti probabilità di successo, migliori le condizioni generali dei pazienti affetti da gravi lesioni cerebrali e il cui caso sembrava disperato sin dall’inizio. Ciò ripristina anche la respirazione, sia con l’intervento manuale, sia con l’aiuto di dispositivi speciali; rilascia le vie respiratorie e fornisce l’alimentazione artificiale per il paziente. Con questa terapia, in particolare per la somministrazione di ossigeno, attraverso la respirazione artificiale, la circolazione era quasi estinta viene recuperata e l’aspetto del paziente migliorato, talvolta così rapidamente che l’anestesista o altro medica che basandosi sulla sua esperienza, avrebbe abbandonato il caso, inizia a nutrire una leggera speranza di vedere la respirazione spontanea ripristinata.
            – Se la lesione cerebrale è così grave che è molto probabile, e persino praticamente certo, che il paziente non sopravviverà, l’anestesista solleva l’angosciata questione del valore e del significato delle manovre di rianimazione. Per guadagnare tempo e prendere decisioni più sicure, applicare immediatamente la respirazione artificiale con l’intubazione e la pulizia delle vie respiratorie. Ma può essere in una situazione delicata se la famiglia considera questi sforzi inopportuni e non è d’accordo con loro. Il più delle volte ciò non avviene all’inizio dei tentativi di rianimazione, ma quando le condizioni del paziente, dopo un leggero miglioramento, non progrediscono e quando è chiaro che solo la respirazione artificiale automatica lo tiene in vita.
            – La soluzione di questo problema, già di per sé difficile, diventa ancora più difficile quando la famiglia – forse cattolica – esorta il medico di medicina generale, e in particolare l’anestesista, a rimuovere l’apparato di respirazione artificiale per consentire al paziente, praticamente morto, per finire in pace. Quindi una domanda fondamentale deriva dal punto di vista religioso e per la filosofia della natura; Secondo la fede cristiana, quando si verifica la morte nel caso di pazienti per i quali sono state utilizzate moderne procedure di rianimazione? (In questo documento papa Pacelli si rimetteva ai medici circa la diagnosi di morte mentre il Magistero successivo di san Giovanni Paolo II accetterà di poterla diagnosticare in presenza della «cessazione totale ed irreversibile di ogni attività encefalica»)
            – I problemi che sorgono nella pratica moderna della rianimazione possono quindi essere formulati in tre domande: Avete il diritto o addirittura l’obbligo di utilizzare i moderni dispositivi di respirazione artificiale in tutti i casi, anche in quelli che, nel giudizio del dottore, sei considerato completamente disperato? In secondo luogo, si ha il diritto o l’obbligo di ritirare il sistema respiratorio quando, dopo alcuni giorni, lo stato di profonda incoscienza non viene migliorato, mentre se viene dispensato, la circolazione si interrompe in pochi minuti? Cosa dovrebbe essere fatto in questo caso se la famiglia del paziente che ha ricevuto gli ultimi sacramenti sollecita il medico a rimuovere il dispositivo? L’estrema unzione è ancora valida in questo momento? Terzo, un paziente che cade in stato di incoscienza a causa della paralisi centrale, ma in cui la vita, cioè la circolazione del sangue, viene mantenuta dalla respirazione artificiale e non ne segue alcun miglioramento dopo diversi giorni, dovrebbe essere considerata “de facto” o “de jure” come morta? Non è necessario aspettare per considerarlo come morto per fermare la circolazione del sangue nonostante la respirazione artificiale?
            – La ragione naturale e la morale cristiana dicono che l’uomo (e chiunque sia incaricato di prendersi cura dei suoi simili) ha il diritto e il dovere, in caso di malattia grave, di prendere le misure necessarie per preservare la vita e la salute. Questo dovere che ha verso se stesso, verso Dio, verso la comunità umana e più spesso verso certe persone, deriva da carità ben ordinata, dalla sottomissione al Creatore, dalla giustizia sociale e persino dalla rigida giustizia, così come di pietà verso la famiglia. Ma di solito richiede solo l’uso di mezzi ordinari (secondo le circostanze di persone, luoghi, tempi, cultura), cioè, che significa che non impongono alcun onere straordinario per se stessi o per un altro. Un obbligo più severo sarebbe troppo pesante per la maggior parte degli uomini e renderebbe più difficile acquisire beni superiori più importanti. Vita, salute, tutte le attività temporanee sono in effetti subordinate ai fini spirituali. D’altra parte, non è vietato fare di più di ciò che è strettamente necessario per preservare la vita e la salute, a condizione di non perdere compiti più seri.
            – In caso di dubbi irrisolvibili, puoi anche ricorrere a presunzioni di legge e di fatto. In generale, sarà risolto da quello della permanenza della vita, poiché è un diritto fondamentale ricevuto dal Creatore e dal quale è necessario dimostrare con certezza che è stato perso.
            – Pertanto, se sembra che il tentativo di rianimazione sia in realtà un onere per la famiglia che non può essere imposto alla sua coscienza, può legittimamente insistere affinché il medico interrompa i suoi tentativi, e quest’ultimo può legittimamente aderire ad essa. In questo caso non c’è una disposizione diretta della vita del paziente, né l’eutanasia, che non sarebbe mai lecita; anche se non comporta la cessazione della circolazione sanguigna, l’interruzione dei tentativi di rianimazione non è mai più che indirettamente causa la paralisi della vita ed è necessario applicare in questo caso il principio del doppio effetto e quello del ” voluntario in causa ».

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  13. Scusate ma qui noto un fraintendimento totale del Magistero della Chiesa… e mi scuso se non ho il tempo di interloquire di più in questo e in altri post. Vorrei fare un appunto metodologico a Gaetan, però, che forse avevo già fatto da altre parti… O accetti di occuparti sul serio di questo caso, sia in generale sia nel particolare, oppure non è corretto che parli come se gli altri non avessero opinioni fondate in re sulla questione. Detto questo, cerco di dirvi nel più breve spazio possibile gli errori interpretativi che ho rilevato del discorso di Pio XII riportato sopra (e mi scuso se lo riporterò in spagnolo ma non ho tempo per traduzioni..).

    Quel discorso è ampia conferma di quanto ho già scritto in precedenza:

    1. Il contesto del discorso di Pio XII riguarda casi medici in cui esiste il dubbio se la persona sia viva o morta.

    “Se pregunta entonces si se debe o si se puede proseguir la tentativa de reanimación, AUNQUE EL ALMA HAYA ABANDONADO QUIZÁ YA EL CUERPO”. Inutile dire che nel caso di Alfie non esiste alcun dubbio sul fatto che sia vivo…anzi…

    2. Il contesto del discorso è l’opposto di quanto avviene col caso Alfie, cioè riguarda i casi in cui la famiglia tenta di forzare i medici a staccare la spina.

    “La solución de este problema, ya difícil en sí, se hace más difícil todavía CUANDO LA FAMILIA —católica quizá— APREMIA AL MÉDICO de cabecera, y particularmente al anestesiólogo, A QUITAR EL APARATO DE RESPIRACIÓN ARTIFICIAL a fin de permitir al paciente, YA VIRTUALMENTE MUERTO, que acabe en paz”.

    Notate la frase “già virtualmente morto”.

    3. Il contesto di discussione di cui al punto 1 è così forte che le domande principali che si pone Pio XII sono quelle sulla definizione della morte e sulla possibilità di dare l’ultimo sacramento ad un soggetto che potenzialmente non è più vivo.

    “De ahí se deriva una cuestión fundamental desde el punto de vista religioso y para la filosofía de la naturaleza; según la fe cristiana, 1) ¿CUÁNDO SOBREVIENE LA MUERTE en caso de pacientes para los que se han utilizados los procedimientos modernos de reanimación? 2) ¿LA EXTREMAUNCIÓN ES VÁLIDA”.

    4. Lo stato di dubbio oggetto del discorso di Pio XII viene definito in termini di “stato di incoscienza profonda”. Questo è lo stato, in altre parole, in cui secondo questo documento sorgono i dubbi di cui si cerca una soluzione. Questo è lo stato in cui sorge il dubbio che la persona sia già morta.

    “¿se tiene el derecho o la obligación de retirar el aparato respiratorio cuando, después de varios días, EL ESTADO DE INCONCIENCIA PROFUNDA no se mejora, mientras que si se prescinde de él la circulación se detendrá en algunos minutos? ¿Qué es preciso hacer en este caso si la familia del paciente que ha recibido los últimos sacramentos impulsa al médico a retirar el aparato? ¿La extremaunción es todavía válida en este momento? En tercer lugar, un paciente que cae en la inconsciencia por parálisis central, pero en el cual la vida —es decir, la circulación sanguínea— se mantiene gracias a la respiración artificial y sin que sobrevenga ninguna mejora después de varios días, ¿DEBE SER CONSIDERADO COMO MUERTO «DE FACTO» O TAMBIÉN «DE JURE»? ¿No es preciso esperar para considerarle como muerto a que la circulación sanguínea se detenga a pesar de la respiración artificial?”

    5. In questo stato, il sacramento si potrà dare solo sotto la condizione del dubbio che si sia ancora in presenza di un essere umano.

    “LO QUE NO SEA UN SER HUMANO, no lo sea todavía o no lo sea ya, no puede recibir los sacramentos… En caso de no conseguirlo, se conferirá el sacramento BAJO CONDICIÓN, al menos tácita (con la cláusula «si capax est», que es la más amplia).”

    6. La preoccupazione di fondo di Pio XII è l’esatto contrario del caso Alfie rispetto ai suoi genitori: cioè, è di riconoscere un generale diritto del medico di agire contro la volontà dei genitori di staccare la spina. In altre parole, questo documento tutela al massimo grado la situazione perfino di quei pazienti in stato di dubbio sulla già avvenuta morte contro la stessa volontà dei genitori di staccare la spina. Ordinariamente il medico può opporsi al distacco della spina, ecc.

    “Pasamos ahora a la solución de las cuestiones particulares. 1. El anestesiólogo, ¿tiene el derecho o incluso está obligado en todos los casos de inconsciencia profunda, hasta en aquellos completamente desesperados, a juicio de un médico competente, de utilizar los aparatos modernos de respiración artificial, AUN CONTRA LA VOLUNTAD DE LA FAMILIA?
    En los casos ordinarios se concederá que el anestesiólogo tiene el derecho de obrar así…”

    Il resto del documento, poste queste precisazioni interpretative essenziali, è facilmente comprensibile e non ho il tempo di commentarlo.

    Ora, per chi lo legge con cura, è lapalissiano quanto questo discorso implichi, a contrario, che in casi in cui 1) non c’è dubbio che il paziente sia in vita, 2) non c’è dubbio che il paziente non sia in stato di incoscienza profonda; 3) non c’è dubbio che i genitori non vogliono staccare la spina, i dubbi affrontati da Pio XII non hanno ragione di esistere. Ripeto, considerate il contesto di quei dubbi per capire dove dubbi non ce ne sono. Per favore, non scherziamo col Magistero della Chiesa. Alfie non si può uccidere.

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