Chiesa, colonna della verità (03)

Domenica 6 dicembre 2015, Santa Dionisia

 

COME DIO CI PARLA

Così come fu dal principio, Dio parla alla sua Chiesa tramite la Bibbia e la Sacra Tradizione. Per assicurarci una retta comprensione della sua Parola, egli guida il Magistero della Chiesa in modo che questo interpreti la Bibbia e la Sacra Tradizione nel modo più esatto. Questo è quello che viene indicato come il dono dell’infallibilità.
Come le tre gambe di uno sgabello, la Bibbia, la Tradizione ed il Magistero sono tutti necessari per la stabilità della Chiesa e per garantire la solidità della dottrina da questa insegnata.

La Sacra Tradizione (CCC 75-83)
La Sacra Tradizione non deve in alcun modo essere confusa con le tradizioni degli uomini, che sono più comunemente dette usi e costumi. Gesù, in alcuni casi, condannò le tradizioni umane, ma solo quando queste erano contrarie al comando di Dio (Mc 7,8). Egli non condannò mai la Sacra Tradizione, né condannò le tradizioni umane nel loro complesso.
La Sacra Tradizione e la Bibbia non costituiscono due rivelazioni indipendenti. Queste sono le due vie attraverso le quali la Chiesa ha trasmesso lungo i secoli il vangelo. Insegnamenti apostolici quali il battesimo dei bambini, la Trinità, l’inerranza della Bibbia, il purgatorio, la perpetua verginità di Maria sono state insegnate più chiaramente attraverso la Tradizione, per quanto comunque implicitamente presenti nella Bibbia (ed assolutamente non contrarie a quanto da questa insegnato). La Bibbia stessa ci dice di rimanere aggrappati alla Tradizione, sia che questa ci giunga in forma scritta che orale (2 Tes 2,15; 1 Cor 11,2).
La Sacra Tradizione non va assolutamente confusa con le tradizioni della Chiesa, quali il rosario o il celibato ecclesiastico, ad esempio. Queste sono cose utili, ma non concernono in alcun modo la dottrina di Cristo. La Sacra Tradizione contiene la dottrina insegnata dagli apostoli e da questi consegnata alla Chiesa fino ad oggi tramite i loro successori, i vescovi.

La Scrittura (CCC 101-141)
La Scrittura, nella quale comprendiamo sia l’Antico che il Nuovo Testamento, è stata ispirata da Dio (2 Tm 3,16). Lo Spirito Santo ha guidato gli autori biblici nello scrivere ciò che voleva far loro scrivere. Dato che Dio è l’autore principale della Bibbia e dato che Dio è la Verità (Gv 14,16) e non può insegnare nulla di falso, la Bibbia è libera da errori in ogni cosa che asserisce essere vera relativamente alla nostra salvezza.
Alcuni Cristiani sono convinti che la Bibbia sia tutto ciò di cui hanno bisogno, ma questa nozione non è insegnata nella Bibbia stessa. Infatti, la Bibbia insegna proprio il contrario (2 Pt 1,20-21; 3.15-16). La dottrina della cosiddetta “sola Scrittura” non fu sostenuta da alcuno nella Chiesa primitiva.
Tale dottrina è infatti un qualcosa di relativamente nuovo, essendo sorta solo nel secolo XVI, durante la cosiddetta Riforma Protestante. Questa dottrina, quindi, non è altro che una “tradizione di uomini” che ha annullato la Parola di Dio, distorcendo il vero ruolo della Bibbia, e minando l’autorità della Chiesa che Gesù ha istituito (Mc 7,1-8).
Nonostante la sua popolarità tra i nostri fratelli protestanti, la teoria della “sola Scrittura” semplicemente non funziona nella pratica. L’esperienza storica stessa la confuta. Quasi ogni giorno sorge, infatti, una nuova confessione cristiana convinta di essere l’unica fondata esclusivamente sulla Bibbia. Oggi ci sono migliaia e migliaia di confessioni di matrice protestante, ognuna delle quali non fa che proclamare che la sua interpretazione della Bibbia è quella giusta, ma ognuna delle quali propugnante una qualche dottrina inconciliabile con quelle propugnate dalle altre. Ne è risultata una tale frammentazione della cristianità da causare confusione in milioni di sinceri Cristiani.
Ora, noi sappiamo per certo che lo Spirito Santo non può essere l’artefice di tale confusione (1 Cor 14,33). Dio non può insegnare dottrine contraddittorie, perché la Verità è una sola. La conclusione? La dottrina della “sola Scrittura” non regge.

Il Magistero (CCC 85-87, 888-892)
Il papa ed i vescovi sono i pastori della Chiesa ed il loro insegnamento è ciò che viene denominato il Magistero (dal latino magister, “maestro”) della Chiesa. Il Magistero, guidato dallo Spirito Santo, ci fornisce insegnamenti certi in materia di dottrina e di morale. La Chiesa è la custode della Bibbia, insegnando fedelmente ed accuratamente il messaggio in essa contenuto ed adempiendo al compito assegnatole da Dio stesso.
Bisogna sempre tener presente che c’era già una Chiesa quando il Nuovo Testamento non era ancora stato scritto. Gli autori ispirati del Nuovo Testamento erano dei membri della Chiesa e la Chiesa, sotto la guida dello Spirito Santo, è colei che sola può interpretare rettamente la Bibbia, il cui Canone (l’elenco dei libri che la compongono e che sono quindi da considerarsi ispirati) essa stessa ha stabilito. Tale interprete ufficiale ci è indispensabile al fine di comprendere la Bibbia in modo corretto. (Tutti noi sappiamo cosa c’è scritto nella Costituzione, ma solo la Corte Costituzionale può dirci che cosa questa veramente ci dice).
Il Magistero è infallibile nei suoi insegnamenti ufficiali, in quanto Gesù promise di inviare lo Spirito Santo agli apostoli ed ai loro successori per guidarli alla verità intera (Gv 16,12-13).

COME DIO DISTRIBUISCE I SUOI DONI

Gesù ci ha promesso che non saremo mai stati soli (Gv 14,18), ma che avrebbe inviato lo Spirito Santo per guidarci e proteggerci (Gv 15,26). Egli istituì i sacramenti per guarirci, nutrirci e rafforzarci. I sette sacramenti – battesimo, Eucaristia, penitenza (anche detta confessione o riconciliazione), confermazione, ordine sacro, matrimonio e unzione degli infermi – non sono solamente dei simboli. Sono bensì dei segni che effettivamente comunicano la grazia e l’amore di Dio.
I sacramenti furono adombrati nell’Antico Testamento da cose che, pur non essendo mezzi efficaci della grazia, possono essere considerati come dei simboli della medesima (la circoncisione, per esempio, prefigurò il battesimo ed il pasto della Pasqua ebraica prefigurò l’eucaristia). Cristo non eliminò i simboli della grazia, ma li trasformò in qualcosa di più che simboli: ne fece i mezzi efficaci della grazia.
Dio usa costantemente le cose materiali per mostrarci il suo amore e la sua potenza. La materia non è un qualcosa di cattivo, essendo una creazione di Dio, infatti, questa non può essere che qualcosa di buono (Gn 1,31). Dio tiene la materia in una così alta considerazione da essersi incarnato (Gv 1,14).
Durante il suo ministero terreno Gesù guarì, nutrì e fortificò molte persone tramite cose umili quali fango, pane, olio e vino. Egli avrebbe potuto fare a meno di questi elementi materiali, ma preferì usarli per compiere molti dei suoi miracoli, rendendoli mezzi della propria grazia.
Nel suo primo miracolo pubblico, Gesù mutò l’acqua in vino dietro richiesta di sua madre, Maria (Gv 2,1-11). Successivamente guarì un cieco spalmando del fango sopra i suoi occhi (Gv 9,1-7) e moltiplicò una manciata di pani e di pesci per nutrire migliaia di persone (Gv 6,5-13), fino a mutare il pane ed il vino nel suo corpo e nel suo sangue (Mt 26,26-28). Attraverso i sacramenti, che sono i mezzi materiali della grazia spirituale, egli continua a guarirci, a nutrirci e a fortificarci.

Il Battesimo (CCC 1213-1284)
Per via del peccato originale, tutti siamo privi della grazia, per cui non c’è modo per noi di entrare in comunione con Dio. Il Figlio si è fatto uomo proprio per rimediare a questa nostra mancanza. Gesù ha detto che solo chi è nato dall’acqua e dallo Spirito potrà entrare nel regno di Dio (Gv 3,5) – con riferimento al battesimo.
Con il battesimo noi nasciamo nuovamente, ma si tratta di una nascita spirituale, non di una nascita fisica. Con il battesimo veniamo lavati in un bagno di rigenerazione (Tt 3,5). Siamo battezzati nella morte di Cristo e pertanto siamo resi partecipi della sua Resurrezione (Rm 6,3-7). Il battesimo lava via il peccato e porta lo Spirito Santo e la sua grazia nelle nostre anime (At 2,38; 22,16). Il battesimo ci salva (1 Pt 3,21) e ci fa entrare nella Chiesa.

La Penitenza (CCC 1422-1498)
Durante il nostro viaggio verso il paradiso, può capitarci di inciampare e di cadere nel peccato. Dio però è sempre pronto a tenderci una mano per risollevarci e ricondurci nella vita della grazia. Per far ciò egli si serve del sacramento della penitenza (conosciuto anche come confessione o riconciliazione).
Gesù ha conferito agli apostoli l’autorità di riconciliarci con il Padre. Costoro ricevettero lo stesso potere di Gesù di perdonare i peccati quando questi comunicò loro lo Spirito Santo e disse che sarebbero stati rimessi i peccati a chiunque costoro li avessero rimessi (Gv 20,22-23).
Dal canto suo Paolo ha scritto: “Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. […] Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro.” (2 Cor 5,18-20) Tramite la confessione ad un sacerdote, ministro di Dio, possiamo ottenere quindi il perdono dei nostri peccati e ricevere la grazia di resistere alle tentazioni future.

L’Eucaristia (CCC 1322-1429)
Cristo non lascia nel bisogno i membri della sua famiglia, ma ha cura di loro nutrendoli con il proprio corpo ed il proprio sangue tramite l’Eucaristia. Nell’Antico Testamento, per preservarli dalla terribile piaga con cui stava per colpire l’Egitto, Dio comandò agli Ebrei di sacrificare un agnello e di spargere il suo sangue sopra le porte delle loro case, in modo che l’Angelo della Morte non le colpisse.
L’agnello sacrificale degli Ebrei è la prefigurazione di Gesù. Cristo è il vero “Agnello di Dio” che toglie i peccati dal mondo (Gv 1,29). Tramite Gesù noi entriamo nel Nuovo Patto con Dio (Lc 22,20), il quale ci preserva dalla morte eterna. Così come nella Pasqua ebraica si mangiava l’agnello sacrificale, così i Cristiani mangiano il vero Agnello di Dio tramite l’Eucaristia. Gesù ha detto che chi non mangia la sua carne e non beve il suo sangue non ha in sé la vita (Gv 6,53).
Durante l’Ultima Cena egli prese il pane ed il vino, dicendo: “Prendete, questo è il mio corpo… Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti” (Mc 14,22-24). In questo modo Gesù istituì il sacramento dell’Eucaristia, il pasto sacrificale che i Cattolici consumano ad ogni Messa.
La Chiesa Cattolica insegna che Cristo è morto sulla croce una sola volta e che tale sacrificio non può essere ripetuto (Eb 9,28). Cristo non muore nuovamente durante la Messa, ma è lo stesso sacrificio che avvenne duemila anni fa sul Calvario che si fa presente sull’altare. Ecco perché la Messa non è un ulteriore sacrificio, ma una partecipazione al sacrificio di Cristo sulla croce.
Paolo ci ricorda che il pane ed il vino, per via della grazia di Dio, diventano veramente il corpo ed il sangue di Gesù: “Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna” (1 Cor 11,27-29).
Dopo la consacrazione, del pane e del vino non rimane che l’aspetto esteriore, sotto al quale si celano il vero corpo ed il vero sangue di Cristo.

La Confermazione (CCC 1285-1321)
Dio fortifica le nostre anime anche grazie ad un altro mezzo, vale a dire grazie al sacramento della confermazione. Anche se i discepoli di Gesù avevano già ricevuto la grazia precedentemente, dopo la sua Resurrezione, durante la Pentecoste, lo Spirito Santo scese su di loro per fortificarli ulteriormente in vista del duro lavoro che li attendeva. Allora, costoro ebbero il coraggio di uscire fuori dal loro nascondiglio e di iniziare quell’opera di predicazione che Gesù li aveva incaricati di svolgere. Successivamente, costoro imposero le mani sui vari convertiti per fortificarli (At 8,14-17). La confermazione è quindi il sacramento tramite il quale i Cristiani vengono fortificati al fine di poter meglio affrontare le sfide spirituali che incontreranno nel corso della loro vita.

Il Matrimonio (CCC 1601-1666)
Molte persone sono chiamate alla vita matrimoniale. Attraverso il sacramento del matrimonio Dio ci dona una speciale grazia atta a sostenerci nelle difficoltà che possono incontrarsi nella vita di coppia, in particolare per aiutarci a crescere i nostri figli nell’amore di Cristo.
Il Matrimonio cristiano non è un rapporto a due, ma a tre: la moglie, il marito e Dio. Quando due Cristiani ricevono il sacramento del matrimonio, Dio è con loro, a far da testimone e a benedire il loro patto matrimoniale. Il matrimonio, in quanto sacramento, è permanente, solo la morte lo può spezzare (Mc 10,1-12; Rm 7,2-3; 1 Cor 7,10-11). Questa unione santa è un simbolo vivente della relazione che intercorre tra Cristo e la sua Chiesa (Ef 5,21-33).

L’Ordine Sacro (CCC 1536-1600)
Così come alcuni sono chiamati al matrimonio, altri sono chiamati a condividere in modo speciale il sacerdozio di Cristo. Nel Primo Patto, nonostante che Israele fosse stato dichiarato un regno di sacerdoti (Es 19,6), il Signore chiamò certi uomini ad uno speciale sacerdozio ministeriale (Es 19,22). Nel Nuovo Patto, anche se tutti i Cristiani sono sacerdoti (1 Pt 2,9), Gesù ha chiamato alcuni di costoro a svolgere uno speciale ministero sacerdotale (Rm 15,15-16).
Tramite il sacramento dell’ordine sacro alcuni Cristiani diventano sacerdoti, e ricevono uno speciale potere al servizio della Chiesa (2 Tm 1,6-7) quali pastori, maestri, e padri spirituali in grado di curare, nutrire, e rafforzare il popolo di Dio – in modo particolare attraverso la predicazione e l’amministrazione dei sacramenti.

L’Unzione degli Infermi (CCC 1499-1532)
I sacerdoti hanno il potere di curare il nostro spirito quando siamo fisicamente malati per mezzo del sacramento dell’unzione degli infermi. A tal proposito la Bibbia dice: “Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati.” (Gc 5,14-15) Questo sacramento non solo ci aiuta a sopportare la malattia, ma ci purifica dal peccato e ci aiuta a prepararci per l’eventuale imminente incontro con Dio.

IL RAPPORTO CON DIO E CON I SANTI

Una delle attività più importanti per ogni Cattolico è la preghiera. Senza di questa, infatti, non si può avere una vera vita spirituale. Attraverso la preghiera personale e quella comunitaria della Chiesa, specialmente durante la Messa, noi preghiamo e lodiamo Dio, esprimiamo dolore per i nostri peccati ed intercediamo in favore degli altri (1 Tm 2,2-4). Con la preghiera facciamo crescere il nostro rapporto con Cristo e con i membri della famiglia di Dio (CCC 2663-2696).
Questa famiglia include tutti i membri della Chiesa, sulla terra, in paradiso e in purgatorio. Gesù ha un solo corpo e siccome la morte non ha il potere di separarci da Cristo (Rm 8,3-8), i Cristiani che sono in paradiso o che, prima di entrare in paradiso, sono purificati nel purgatorio dall’amore di Dio (1 Cor 3,12-15) continuano ad essere parte del Corpo di Cristo (CCC 962).
Gesù ha detto che il secondo comandamento più grande è quello di “amare il prossimo come noi stessi” (Mt 22,39). Coloro che sono in paradiso amano noi molto più intensamente di quanto ci potessero amare quando erano sulla terra. Essi pregano costantemente per noi (Ap 5,8) e le loro preghiere sono potenti (Gc 5,16; CCC 956; 2683; 2692).
Le preghiere rivolte ai santi del paradiso per chiedere loro di pregare per noi ed intercedere per noi presso il Padre non minano in alcun modo il ruolo di Cristo quale unico Mediatore (1 Tm 2,5). Nel chiedere ai santi del paradiso di pregare per noi non facciamo che seguire le istruzioni di Paolo: “Ti raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità. Questa è una cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità.” (1 Tm 2,1-4)
Tutti i membri della Chiesa di Cristo sono chiamati a aiutarsi l’uno con l’altro tramite la preghiera (CCC 2647). Le preghiere di Maria sono poi particolarmente efficaci in forza dello specialissimo rapporto che costei ha con suo Figlio (Gv 2,1-11).
Dio ha dato a Maria un ruolo specialissimo (CCC 490-511, 963-975). Egli l’ha preservata da ogni peccato (Lc 1,28-47), l’ha resa benedetta tra le donne (Lc 1,42), e ne ha fatto un modello per tutti i Cristiani (Lc 1,48). Alla sua morte l’ha assunta in paradiso nel corpo e nell’anima – un’immagine della resurrezione di tutti noi alla fine dei tempi (Ap 12,1-2).

Leggi la Prefazione
Leggi la prima parte
Leggi la seconda parte

Translated by Trianello

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Categorie:Magistero

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20 replies

  1. Interessante e ben fatto.
    A Trianello voglio porgere una domanda: ritieni che la Tradizione abbia avuto-ha-debba avere -anche- uno scopo-effetto kathekontico rispetto a “La Scrittura” ovvero alle “sola”, ai letteralismi, libere interpretazioni, se non addirittura a certi assolutismi tipici di certe sette (frutto dell’avanzato stato terminale di decomposizione della riforma) che vedono “La Scrittura” stessa come se fosse il “libro” coranico?

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    • La Tradizione ed il Magistero. Come ci dice il Catechismo della Chiesa Cattolica: Scrittura, Tradizione e Magistero sono un trittico inscindibile. I protestanti non hanno fatto che appropriarsi del Magistero (oltre che della Scrittura), senza avere il supporto della Tradizione, con tutte le bizzarre derive che, specie nel terzo protestantesimo americano, ne sono scaturite.

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      • Trianello, erano domande che facevo per capire, non per inquisire.
        Sia ben chiaro, per carità!
        A me interessava, di questa domanda, approfondire il fatto che ciò che oggi è Magistero domani diventa Tradizione, cioè quanto il Magistero è Tradizione in itinere.
        Grazie per le risposte.

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        • Andava sotto l’altra domanda, ma va bene, credo si capisca.

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          • In verità, non è che il magistero aggiunga qualcosa all Tradizione o alla Scrittura. Questo ci dice però che cosa appartiene alla Fede così come ci è stata consegnata attraverso Tradizione e Scrittura e come trovare in questa la risposta per un determinato problema d’ordine teologico o morale.

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            • Era meglio porre, nel TRADERE, i concili ecumenici ed i sacri canoni, la liturgia, il magistero e la scrittura, e le sacre reliquie ( non solo robba dei morti ) e disposizioni. La liturgia ovviamente comprenderebbe i sacramenti

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  2. Altra domanda per Trianello: Quanto e in quale misura possiamo sovrapporre e far coincidere il Magistero con la Tradizione e viceversa?
    E in qual misura possiamo ugualmente ritenere che la Tradizione precedente possa avere scopo-effetto kathekontico rispetto al Magistero successivo e viceversa quanto quello successivo possa averlo sul precedente?

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  3. Il Magistero non può che non fondarsi sulla Tradizione (e sulla Scrittura). Il vero Magistero della Chiesa è il Magistero Ordinario ed Universale della medesima, il quale fonda il diritto del Magistero straordinario di esprimersi in materia di fede, quando la storia ne presenta la necessità.

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  4. Grazie per questo ricordo del giusto rapporto tra Magistero, Tradizione e Scrittura.
    Tutte le eresie della storia della Chiesa girano intorno al disequilibrio tra queste componenti, ma tutte hanno in comune il volersi emancipare dal Magistero Ordinario e Universale della Chiesa: i protestanti sono squilibrati sulla Sola Scriptura, i tradi-protestanti come i lefebvriani sulla Sola Traditio ed i progressisti sulla Sola Opinio Mundi.
    Mi sembra infatti importante di sottolineare quanto si può la precedenza logica e storica che ha il Magistero rispetto alle altre due colonne portanti.
    Questo si può anche capire nel senso che né la Scrittura né la Tradizione emettono un “giudizio”, attività che solo il Magistero può compiere.
    In Pace

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  5. “Nonostante la sua popolarità tra i nostri fratelli protestanti, la teoria della “sola Scrittura” semplicemente non funziona nella pratica. L’esperienza storica stessa la confuta. Quasi ogni giorno sorge, infatti, una nuova confessione cristiana convinta di essere l’unica fondata esclusivamente sulla Bibbia.”
    Vero, verissimo.
    Io aggiungerei un appunto. Non è un caso che il sola scriptura, che è il minimo comun denominatore di tutti i protestantesimi vari ed eventuali, sia comparso nel XVI secolo, ossia alcuni anni dopo l’invenzione della stampa a caratteri mobili. Nei quindici secoli precedenti, quando cioè i libri essendo papiri e pergamene scritti a mano erano poco diffusi, l’approccio soloscripturistico era semplicemente impensabile. Dovremmo quindi dedurne che i cristiani dei primi 15 secoli non fossero autenticamente cristiani? Assolutamente no! Anzi, nei primissimi secoli non era ancora perfettamente chiaro cosa fosse la Bibbia, quali libri fossero da considerare ispirati e quali no, eppure quei primissimi secoli abbondano di straordinarie figure di santi cristiani.

    Fino a quando Gutemberg non stampò la sua Bibbia (1455), a nessuno sarebbe mai potuto passare anche solo per l’anticamera del cervello di trasformare il Cristianesimo in una religione del libro (perchè il protestantesimo essenzialmente questo ha fatto).

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    • Beh più che solo scritturistico è un approccio un po’ solipsistico.

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    • Magari non sarebbe male ricordare che il protestantesimo prese grandissimo vigore dall’uso sconsiderato di indulgenze e questue, diffusosi a quei tempi.
      Queste pratiche, non contemplate dalle scritture , non contemplate dal magistero o tradizione, erano invece entrate a far parte della prassi pastorale comune in modo alterato, sostituendo di fatto la confessione e facendo passare l’idea che ci si potesse pagare la salvezza.
      Va bene che di sola scrittura non si vive, ma probabilmente non ci si rende conto di quanto gli usi ed i costumi della chiesa di quei tempi (dai preti al Papa) fossero, agli occhi della gente, lontani dalle scritture stesse.
      Come stupirsi se alla fine, avendone la possibilità non più negata, qualcuno ha preso in mano la Bibbia stampata ed i Vangeli stampati e li ha cominciati leggere in modo letterale, notando l’enorme differenza?
      La povertà di Cristo, che caccia via i mercanti dal Tempio, come si concilia con la chiesa opulenta di quei tempi ? Partendo da Cristo e dagli Apostoli, attraverso quale tipo di tradizione si poteva arrivare ad un magistero che concepisse una struttura gerarchica della Chiesa non dissimile da quella di una corte regale ? (con tanto di emblemi, castelli, sigilli, etc etc).
      Facile dire che Lutero e gli altri “sbagliavano”, ma certi che la Chiesa non sia stata essa stessa una delle cause del loro errore?
      Quando un figlio scappa di casa, chiediamoci prima di tutto se non abbiamo fatto qualcosa di sbagliato che lo abbia scandalizzato.
      Salve.

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      • A mia conoscenza il problema delle indulgenze e del cattivo esempio del clero, papa in primis in quei tempi, fu semplicemente un pretesto di Lutero che per nulla entusiasmò il popolo cristiano, il quale ben accettò le indulgenze. E’ il clima particolare sociologico e politico di quei tempi che causò la ribellione popolare. La Germania era allora la nazione più povera del continente: Le principali potenze Spagna, Portogallo e poi Inghilterra con le scoperte delle Americhe importarono quantità enormi di ricchezza causando una svalutazione delle proprietà immobiliari , principale ricchezza dei Principi tedeschi,che si trovarono in breve tempo…poveri. Povertà che si riversò fatalmente anche su tutta la popolazione che in gran parte era quasi in miseria. Lutero ebbe buon gioco nell’additare il papa come l’anticristo. Incontrò subito il favore popolare e dei principi non per motivi prettamente religiosi tanto sbandierati quanto il distacco da Roma voleva dire per il popolo non pagare la decima e per i principi successivamente incamerare i beni della Chiesa. Il Luteranesimo ebbe successo principalmente per questo fattore che si può riassumere nel nazionalismo ed indipendenza che sembrò
        a molti una soluzione del problema sia economico che politico strettamente uniti. Già nell’alto Medio Evo abbiamo assistito a furori sociali e religiosi causati dalla miseria e dallo scandalo del clero corrotto e ignorante. Basti pensare a Valdo. Lutero ebbe l’astuzia di usare subito e in modo massiccio l’invenzione di Gutemberg ed in breve tutta l’Europa fu sommersa dei suoi scritti creando una situazione vasta di confusione e contestazione.
        Non va senz’altro trascurato l’aspetto dello scandalo di una Chiesa che non riusciva mai a riformarsi, come spesso fu richiesto e di cui anche il clero cosciente. Senza nazionalismo e l’appoggio interessato del e dei Principi tedeschi Lutero non avrebbe mai avuto successo. Lutero stesso per molto tempo pensò di riconciliarsi con la Chiesa. Fu il suo orgoglio e la spinta popolare ormai irrefrenabile e sopratutto l’appoggio per motivi puramente politici dei Principi che lo frenò e gli fece fare il grande passo. Ricordiamo che Lutero era un carattere irascibile e incostante, pieno di dubbi.Per molto tempo si pensò ad un Lutero grande teologo. Ora si tende a pensare ad un Lutero grande ed efficacie oratore, Come teologo difettava molto e non si avvide delle grandi contraddizioni della sua nuova religione. L’unico dato positivo della Rivoluzione di Lutero fu il costringere la Chiesa a convocare il Concilio di Trento che molto risentì del clima del tempo, non proprio ideale per una serena riforma, pur essendo stato fondamentale per l’avvenire della stessa Chiesa. Non va dimenticato che Lutero con il ridurre la Fede a semplice sentimento, con la libera interpretazione delle Sacre Scritture e libera coscienza , ecc. mise le basi per l’illuminismo successivo e relativismo moderno. Uno studio e un post su Lutero sarebbe veramente interessante per capire la situazione religiosa e socio-politica europea nel suo evolversi nei secoli successivi e per meglio comprendere l’Europa di oggi liberal-massonica nei suoi vertici la cui ideologia che si espande e fa presa velocemente nei popoli europei, specie al Nord. Chi vuole cimentarsi? E’ ben accetto chi mi vuole correggere. Grazie.

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  6. In realtà è la tradizione stessa che ha deciso sulla scrittura, la tradizione da un certo punto di vista precede la stessa scrittura, e d’altronde , la scrittura priva di ermeneutica fondata sul Cristo e sulla sua Persona ci accosterebbe agli ebrei, od altre realtà.

    Tralasciamo la contraddizione relativa al matrimonio. Sacramentalmente la concessione per il matrimonio per i vedovi è una questione di economia, come anche per coloro che incappano iconsapevolmente in questioni “nullificanti” il matrimonio stesso. Per quanto in cielo non si prenderà moglie o marito, vari padri dicono che esso sussiste anche dopo la morte ed invitano tutti al monogamismo assoluto, ossia al cercare di arrivare vergini al matrimonio proprio alla luce della restaurazione cristica.

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    • Escludere dal magistero i padri della Chiesa è un po’ triste. Includervi invece ogni menata del gerarca, un po’ ridicolo.

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  7. Carissimi,
    ho raccolto l’invito di Minstrel e sono disposto a scrivere qualcosa sul tema proposto da Vincenzo. In questo momento sto studiando le fonti che ho a disposizione e buttando giù qualche idea che spero di pubblicare a breve. Certamente non vuole essere niente di esaustivo, solo uno spunto per riflettere.
    A presto.

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