Fratelli Tutti (V): Capitolo Terzo

(CNS photo/ IPA/Sipa USA, Reuters)

(B) Analisi del capitoli terzo

Abbiamo notato che questo documento utilizza una pericope estratta dalle ammonizioni di San Francesco d’Assisi e la parabola del Buon Samaritano, semplicemente come finzioni letterarie per tentare di dare un po’ di lustro cristiano ad un documento moralizzante, a suo modo giansenistico, certamente totalmente orizzontale nel suo proposito e senza ombra di qualunque trascendenza.

 A cominciare dal capitolo terzo, il buon Papa Francesco vorrebbe proporre soluzioni a quel che lui vede come problemi nel suo primo capitolo: alcuni sono molto reali e li abbiamo sottolineati nella terza puntata di questa miniserie di riflessioni, altri sono semplicemente l’espressione indispettita dal fatto che le sue proprie ideologie non si applicano al reale come, sempre secondo lui, dovrebbero.

Il problema di fondo nel suo approccio è che egli non guarda alla situazione reale del mondo e della Chiesa nella quale ci troviamo per tentare di dare un risposta che potrebbe, almeno in linea di principio, veramente avere un effetto sulla realtà, situazione reale che, invece, abbiamo descritto nella nostra previa analisi del contesto storico. Purtroppo e consequentemente, egli considera solo risposte superficiali che non vanno, e non possono andare, alla radice.

Diamo qualche esempi: uno primo, astratto, per fare capire il concetto ed un paio di altri estratti dal testo stesso di cui facciamo la sistematica disanima.

Ammettiamo che ci sia una persona che presenta febbre, suda, tossisce, non parla più perché sta troppo male ed è chiusa su sé stessa: questo è analogo alla fattualità che abbiamo descritto nella nostra descrizione del contesto storico nel quale siamo.

L’approccio normale sarebbe di paragonare con altri casi similari e vedere quale possa essere la causa comune: le stesse cause avendo sempre gli stessi effetti, se ci sono effetti simili è molto probabile che la causa sia simile. Si può dare un nome a queste possibili cause come raffreddore, influenza, covid; si può anche indagare per vedere se ci sono cause efficienti come microbi, virus, antivirus; si vanno poi cercare i trattamenti ad hoc per evitare che tale causa si propaghi, come il lavarsi le mani, l’aspirina, la vitamina C o altre medicine, oppure creare vaccini, se e quando possibile, che, se efficaci, permettono al corpo stesso di lottare contro la causa, preventivamente addirittura. Questo è l’approccio che chiameremo “razionale”.

Vi è poi un approccio che chiameremo “populista-evanescente”: consiste a dire che questa persona sta male, non parla più a nessuno, è depressa visto che chiusa su stessa, che la gente la evita, che non va più al lavoro, che è debole. Con questo approccio la terapeutica proposta sarà di parlare di più con questa persona, di obbligarla a visitare gente, amici e conoscenti, di andare al lavoro, di fare ginnastica: ci si attacca a correggere epifenomeni invece di guardare alle cause e lottare contro di queste.

Purtroppo, nella sua essenza, dopo un capitolo primo che è stato capace solo di dare diagnosi “populista-evanescente” tutti i capitoli dal terzo in seguito si concentrano su “soluzioni” che sono un contro-senso al peggio, o di una leggerezza evaporata al meglio.

L’idea di base del buon Papa Francesco è di costruire le sue soluzioni partendo dalla nozione di felicità nel dono di sé e da lì giungere ad una nozione di amore che per natura, docet l’Aquinate, si espande sempre aldilà dalla persona fino ad inglobare l’umanità intera: la prova se ne troverebbe nell’internet e nelle connessioni aeree a credere quest’affermazione al punto (96): “Questo bisogno di andare oltre i propri limiti vale anche per le varie regioni e i vari Paesi. Di fatto, «il numero sempre crescente di interconnessioni e di comunicazioni che avviluppano il nostro pianeta rende più palpabile la consapevolezza dell’unità e della condivisione di un comune destino tra le Nazioni della terra. “

In nessun momento egli fonda la nozione di amore su una nozione divina della quale saremmo l’immagine, ma solamente su un’affermazione apodittica la quale, in quanto tale, è perfettamente opinabile: ad esempio, la concezione contemporanea che va alla grande già da secoli è che l’uomo si comporta da egoista e ottimizza i propri interessi egoistici socialmente. Mentre, poi, per il cristiano andare oltre i propri limiti consiste ad unirsi al cristo, (“cristiformazione”), per il Santo Padre questo amore che si espande si consterebbe, apparentemente, nell’uso delle comunicazioni e delle interconnessioni.

Egli propone dunque alla società malata di oggi, non di andare a guardare cosa la rende malata di egoismo, ma di non comportarsi da egoista: la questione è che il male, propriamente detto, non è di comportarsi da egoista ma di essere egoista, e non sono le interconnessioni e le comunicazioni che guariranno le persone. E poi continua così, senza mai badare alle cause profonde, con un discorso moralizzante (e colpevolizzante della peggior specie) dove dice al malato del covid di fare ginnastica e di andare al lavoro e di visitare amici e conoscenti, pardon! volevo dire di integrare gli esiliati occulti (98), di togliersi via le idee nere e di rendersi conto che il futuro non è monocromatico (100), di lottare contro i gruppi sociali che si aggrappano ad un’identità (108). Mai, però, egli si pone la domanda del perché ci sono tali esiliati, tale futuro monocromatico, tali gruppi sociali alfine di andare alle radici dei problemi!

Alcune uscite, come il citare il manifesto illuminista della rivoluzione francese, liberté, égalité, fraternité (103) vengono tirate fuori dal cappello senza testa ne coda: non si vede bene perché le sue definizioni, sempre apodittiche, sarebbero differenti o migliori di quelle dei massoni rivoluzionari che fecero la repubblica francese in quanto regicidi: anche quando afferma cose condivisibili per il cattolico credente come “l’individualismo radicale è il virus più difficile da sconfiggere. Inganna. Ci fa credere che tutto consiste nel dare briglia sciolta alle proprie ambizioni, come se accumulando ambizioni e sicurezze individuali potessimo costruire il bene comune” (104), non lo basa però su un’argomentazione razionale fondata sulla Buona Novella ma solo su un seguito di slogans senza portata veritativa del tipo “La fraternità non è solo il risultato di condizioni di rispetto per le libertà individuali, e nemmeno di una certa regolata equità.” (103); “Che cosa accade senza la fraternità consapevolmente coltivata? …Succede che la libertà si restringe” (103), “Neppure l’uguaglianza si ottiene definendo in astratto che “tutti gli esseri umani sono uguali”, bensì è il risultato della coltivazione consapevole e pedagogica della fraternità” (104), (LOL).

Va poi continuando con affermazioni gratuite perché mai fondate sulla Buona Novella ma solamente sulla sua parola: ad esempio quando afferma che bisogna “rendersi conto di quanto vale un essere umano, quanto vale una persona, sempre e in qualunque circostanza” (106) ma senza mai esprimere quanto vale (e perché) una persona umana. Per essere qualcuno che pretende capire il mondo in modo poliedrico, Papa Francesco è alquanto risibile con la sua pretesa di pensare che questo suo pensiero sia umanamente, culturalmente, religiosamente universale!

Ogni tanto ci sono affermazioni che potrebbero essere condivisibili se fossero circostanziate , come in (110): “Una società umana e fraterna è in grado di adoperarsi per assicurare in modo efficiente e stabile che tutti siano accompagnati nel percorso della loro vita, non solo per provvedere ai bisogni primari, ma perché possano dare il meglio di sé, anche se il loro rendimento non sarà il migliore, anche se andranno lentamente, anche se lo loro efficienza sarà poco rilevante.” Oppure come in (116) “In questa linea, torno a rilevare con dolore che «già troppo a lungo siamo stati nel degrado morale, prendendoci gioco dell’etica, della bontà, della fede, dell’onestà, ed è arrivato il momento di riconoscere che questa allegra superficialità ci è servita a poco. Tale distruzione di ogni fondamento della vita sociale finisce col metterci l’uno contro l’altro per difendere i propri interessi”. Nei due esempi è denunciato uno stato di fatto, ma tale denunzia, fondata su nozioni apodittiche, non guarda alla causa profonda di ciò: perché il mio malato non parla con nessuno ed è chiuso su stesso senza contatti? Ovvio che questi comportamenti non siano buoni, ma la domanda giusta da porsi sarebbe di conoscere il virus, il bacillo, il microbo che lo indebolisce e non fargli la morale a lui e a chi gli sta intorno perché non si parlano ed evitano contatti diretti.

Eppure, ecco, cosa questa circolare propone come rimedio:  “Volgiamoci a promuovere il bene, per noi stessi e per tutta l’umanità, e così cammineremo insieme verso una crescita genuina e integrale” (113),  “Desidero mettere in risalto la solidarietà”(114) , Quando parliamo di avere cura della casa comune che è il pianeta, ci appelliamo a quel minimo di coscienza universale e di preoccupazione per la cura reciproca che ancora può rimanere nelle persone”(117).

Siamo in un “palabrare” inconsistente da bar dello sport sotto casa, ma a livello di un’enciclica urbi et orbi!

Vi è poi fatto un accenno tendenzioso dal numero (117) al numero (120) circa la proprietà privata, dove egli ricorda che secondo la dottrina cattolica, giustamente, la proprietà privata è subordinata alla realizzazione del bene comune: però omette di sottolineare che è proprio l’uso della proprietà privata, (in quanto privata), che permette la realizzazione del bene comune, in base ad un ovvio principio di sussidiarietà. E passa completamente, anzi ideologicamente, sotto silenzio che è proprio quando si toglie la proprietà privata alle persone che li si impoverisce (per definizione, proprio), ed in particolare ed ancora più violentemente quando tale proprietà privata concerne lo strumento di lavoro di ognuno!

A causa di questo approccio ideologico, senza nessun fondamento scritturale o magisteriale, egli ne viene ad affermare che” Il diritto di alcuni alla libertà di impresa o di mercato non può stare al di sopra dei diritti dei popoli e della dignità dei poveri; e neppure al di sopra del rispetto dell’ambiente, poiché «chi ne possiede una parte è solo per amministrarla a beneficio di tutti»”: non è riducendo il diritto di alcuni alla libertà di impresa che si risolve il problema della giusta fruizione del bene comune da parte di tutti, ma è proprio nell’espansione massima dell’esercizio di diritto di impresa individuale e familiare a tutti quanti, che si realizzerebbe questa giustizia necessaria alla felicità dell’umanità.

La nozione di bene comune non è quella di un “luogo” dove ci sono quelli che producono e di altri che beneficiano di tali produzioni, ma è un “luogo” dove tutti producono e tutti beneficiano: non è togliendo agli uni per darlo agli altri che si realizza il bene comune, ma è responsabilizzando tutti nella partecipazione attiva a tale bene che si realizza la giustizia.

Ed il problema del mondo attuale non è che ci siano ricchi o poveri ma è che non tutti partecipano allo sviluppo del bene comune con il loro apporto personale e privato, ovviamente di qualità e quantità differente, ma questo è proprio quel che definisce anche un bene comune e cioè l’effetto di leva generato grazie alle differenze e alla minimizzazione delle omogeneizzazioni.

Ad onore del vero, vi è un breve accento al lato positivo degli imprenditori nel numero (123), ma, nello stesso paragrafo, non può fare a meno, ideologicamente, nel (124) di affermare che bisognerebbe togliere beni agli uni per darli agli altri (immigranti) mentre non è qui il problema, ma è nel permettere a tali migranti di avere la proprietà del proprio strumento di lavoro.

La storia insegna che quando i migranti lavorano e producono valore aggiunto nella società che hanno raggiunto essi si integrano in un paio di generazioni al massimo: non è quindi togliendo al bene comune di una nazione, come sembrerebbe sottendere questo documento ideologico pontificale, per distribuire ai migranti che si fronteggia la problematica migratoria, ma è nello spingerli a partecipare alla produzione di bene comune che li si integra.

Il capitolo terzo termina con una conclusione lirica che riproduce a livello delle nazioni le considerazioni ideologicamente sforzate a propositi dei migranti.

Lui stesso lo ammette “Se non ci si sforza di entrare in questa logica, le mie parole suoneranno come fantasie. Ma se si accetta il grande principio dei diritti che promanano dal solo fatto di possedere l’inalienabile dignità umana, è possibile accettare la sfida di sognare e pensare ad un’altra umanità” (127): il problema è che queste sono parole “sue” come ben dice, che non si appoggiano né sulla Parola di Dio, e visto che non si possa dire che abbia brillato in competenza economica neanche a livello dello staterello vaticano con i suoi 4600 dipendenti, non si capisce bene da quale podio egli possa fare il sermone ad altri.

Alla fine del capitolo terzo, in vece di riconoscere il Cristo stesso come solo fautore di Pace, egli si permette di concludere in un’ottica materialistica e, praticamente, atea che “Perché la pace reale e duratura è possibile solo «a partire da un’etica globale di solidarietà e cooperazione al servizio di un futuro modellato dall’interdipendenza e dalla corresponsabilità nell’intera famiglia umana»”

Nella prossima puntata percorreremo questo delirio autistico più rapidamente, saltando le disquisizioni logorroiche per concentrarci su alcuni, purtroppo troppo pochi, punti salienti dei capitoli successivi.

In Pace

(Fratelli Tutti (I): Valore Magisteriale)

(Fratelli Tutti (II): Contesto Storico)

(Fratelli Tutti (III): Capitolo Primo)

(Fratelli Tutti (IV): Capitolo Secondo)

(Fratelli Tutti (VI): Fine)



Categorie:Attualità cattolica

30 replies

  1. “ Il diritto di alcuni alla liberta’ di impresa o di mercato non puo’ stare sopra dei diritti dei popoli o della dignita’ dei poveri.”

    A parte che la dignita’ umana dei poveri PERMANE anche quando essi sono poveri materialmente e cioe’ privi di beni , e non viene inficiata dalle violazioni della giustizia che fanno eventualmente gli altri ( se io povero vengo imbrogliato o conculcato o maltrattato da un ricco disonesto e’ la SUA dignita’ umana , quella del ricco , a venir meno, non certo la mia, almeno nell’ ottica cristiana, in cui Dio guarda al cuore dell’ uomo e non alla sua riuscita sociale, tanto e’ vero che il ricco Epulone va all’ Inferno e il povero Lazzaro in Paradiso)

    Questo pensiero di Papa Francesco va al di la’del comunismo e si situa nella pura utopia. . Almeno nel comunismo le “ imprese” e i beni di produzione, le fabbriche , le officine, non appartenevano ai padroni ma appartenevano al popolo, al quale era demandato di lavorare,a volte anche in maniera stakanovista per far funzionare e fruttare queste imprese. E DOVEVANO FARLE FUNZIONARE, e lavorare. Nessuno stato e’ meno assistenzialisti di uno stato comunista. I mendicanti non sono tollerati in una visione marxista.
    Ma nella visione di Papa Francesco ci dovrebbe essere una societa’ basata esclusivamente sull’ assistenzialismo: i poveri e i popoli poveri dovrebbero godere della ripartizione della ricchezza di popoli piu’ ricchi senza FARE NULLA, cioe’ per puro assistenzialismo. Chi dunque si occupera’di produrre quei ricavi dalle imprese di cui far parte ai poveri a cui spetta solo di essere “ sovvenzionati” ?
    Mettiamo pure che si tolga la liberta’ di impresa e di mercato alle industrie occidentali : i popoli poveri che dovrebbero vivere dell’ assistenzialismo dei ricchi , se tutti divengono poveri da chi saranno assistiti?
    Ecco il paradosso logico della carita’ assurta a principio economico e della “ decrescita” economica: se la Chiesa ( e le persone) sono tutte povere chi aiutera’ i poveri ?

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    • ” Il diritto di alcuni alla liberta’ di impresa o di mercato non puo’ stare sopra dei diritti dei popoli o della dignita’ dei poveri.”

      Gian Piero , da questa semplice frase hai tratto un poema, ma sei sicuro che il senso fosse quello che presumi ?
      Quando le società occidentali fanno leggi per la regolamentazione del mercato, per la salvaguardia della salute dei lavoratori, per la protezione dei posti di lavoro, per mettere un limite agli orari, per garantire un ambiente di lavoro dignitoso, non limitano già oggi di fatto la libertà di impresa e di mercato ? Che ne pensi per esempio del lavoro domenicale indiscriminato ? Farlo diffondere tra tutti è un segno di libertà di impresa , o anche un segno di schiacciamento dei diritti dei popoli (e dei cristiani) ad avere un giorno di festa INSIEME ad altri?
      Quando le società occidentali cercano, senza successo, di impedire monopoli e grandi concentrazioni , quando fanno legislazioni per proteggere le donne lavoratrici incinte, non limitano di fatto la libertà di impresa e di mercato, in favore dei diritti dei cittadini (che tutti insieme formano il “popolo” ) ?
      Uno stato che scegliesse di tagliare pesantemente le tasse, consentendo quindi un robusto aumento dei consumi a favore delle imprese, ma allo stesso tempo decidesse di abolire OGNI forma di sostegno economico alle frange più povere della popolazione, non sarebbe forse uno Stato che fa prevalere SOLO gli interessi di mercato (orientati al consumo indiscriminato di cose voluttuarie e quindi per definizione ben lontano dalla visione cristiana) sulle esigenze dei più bisognosi?
      Rileggi la frase con questo senso (che è possibile) invece di vederci una visione integralista del marxismo leninismo.

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      • Posso capire l’osservazione di Gian Piero , come anche posso capire la tua reazione ML65.
        Il problema è che questa frase, presa in isolazione, sembra opporre il diritto alla libertà di impresa a quello della dignità dei poveri: in realtà niente sarebbe più falso ed ideologico.
        La dignità dei poveri si risolve solo in (ri-)dando loro la libertà di impresa: sono diventati poveri avendo ceduto, volenti o nolenti, la loro proprietà, sola la libertà di impresa permetterà loro di riacquistarla degnamente, e non come un’elemosina.
        Opporre o sembrare di opporre questi due termini denota una pesante fallacia ideologica.
        In Pace

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        • La frase si può leggere in vari modi.
          Ma tu stesso hai detto che essendo stata scritta da un Papa , nel dubbio deve essere intesa alla luce di tutta la tradizione della Chiesa, in quindi non in senso pauperista distruttivo, ma nel senso della dottrina sociale.
          E la Chiesa ha sempre difeso gli strati più deboli della popolazione e criticato il capitalismo e consumismo selvaggio, ben prima di Francesco.
          Il resto viene dal pregiudizio.

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          • Onde evitare incomprensioni riformulo la frase :
            “E la Chiesa ha sempre difeso gli strati più deboli della popolazione e criticato il capitalismo selvaggio ed il consumismo selvaggio, ben prima di Francesco.”

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          • È indubbio che bisogna applicare il principle of charity relativo ad un’asserzione papale: su questo non si discute.

            Nel caso presente è, però, praticamente impossible e forse anche intellettualmente disonesto voler connettere Fratelli Tutti alla Dottrina Sociale della Chiesa perché, in essa, rarissime sono le citazioni nel testo che si riferiscono a questa Dottrina: siamo di fronte ad un’accozzaglia di pensieri che non si riferiscono direttamente né alle Sacre Scritture né alla Dottrina Sociale della Chiesa e, quindi, l’uso del principio of charity se ne trova impedito in quanto manca una base intellettualmente legittima per applicarlo senz’altro.

            Quanto affermato da Papa Francesco sui diritti all’impresa o diritto dei popoli non ha ovvia connessione né con il Vangelo né con il Magistero: e come ben sai, fosse anche un angelo ad aggiungere o a togliere una parola alla Buona Novella……

            Diciamocelo con semplice franchezza andando al sodo: siamo di fronte ad un documento politico ideologicamente (e non religiosamente) orientato, senza alcuna consistenza spirituale e dottrinale e non è quindi più intellettualemente completamente illecito, purtroppo, interpretarlo in un modo non cattolico.

            Non dimentichiamoci che chi lo ha firmato si è distinto per i suoi frequenti insegnamenti loschi (come sui conigli), eretici (sulla disparizione delle anime dannate o sulla pena di morte), apostatici (adorazione pubblica di divinità pagane come la pachamama) , immorali (con il pessimo esempio della promozione pratica di chierici pedofili, omossessualisti, etc), anti-spirituali (assenza di venerazione fisica del Cristo stesso nell’Eucaristia, mai mettendosi in ginocchio mentre ne è ben capace), rifiuto di essere chiamato ufficialmente Vicario di Cristo (vedasi l’ultimo Annuario Vaticano): un problemino, mi pare che ci sia….

            In Pace

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            • Io credo che serva a tutti leggere, rileggere e ripassare la Rerum Novarum di Leone XIII e la Quadrigesimo Anno di Pio XI, perché forse non è chiaro toni e modi delle scritture di questi papi.

              Riporto un solo estratto dalla Quadrigesimo Anno, tanto per farvi ricordare i toni..:

              « Voi conoscete, venerabili Fratelli e diletti Figli, anzi avete familiare la mirabile dottrina onde l’enciclica Rerum novarum resterà gloriosa nei ricordi dei secoli. In essa l’ottimo Pastore, lamentando che una sì grande parte degli uomini, si trovano ingiustamente in uno stato misero e calamitoso, con animo invitto prende a tutelare egli stesso in persona la causa degli operai che le circostanze hanno consegnati soli e indifesi alla inumanità dei padroni e alla sfrenata cupidigia della concorrenza »
              « Ultime conseguenze dello spirito individualistico nella vita economica sono poi quelle che voi stessi, venerabili Fratelli e diletti Figli, vedete e deplorate; la libera concorrenza cioè si è da se stessa distrutta; alla libertà del mercato è sottentrata la egemonia economica; alla bramosia del lucro è seguita la sfrenata cupidigia del predominio; e tutta l’economia è così divenuta orribilmente dura, inesorabile, crudele. »
              « l’abbassarsi della dignità dello Stato, che si fa servo e docile strumento delle passioni e ambizione umane, mentre dovrebbe assidersi quale sovrano e arbitro delle cose, libero da ogni passione di partito e intento al solo bene comune e alla giustizia. Nell’ordine poi delle relazioni internazionali, da una stessa fonte sgorgò una doppia corrente: da una parte, il nazionalismo o anche l’imperialismo economico; dall’altra non meno funesto ed esecrabile, l’internazionalismo bancario o imperialismo internazionale del denaro, per cui la patria è dove si sta bene. »
              .
              A confronto di certe affermazioni , la frase  » Il diritto di alcuni alla liberta’ di impresa o di mercato non puo’ stare sopra dei diritti dei popoli o della dignita’ dei poveri.” di Papa Francesco è un carezzina.
              .
              Sempre per restare nell’alveo della onestà intellettuale.

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              • Sempre per restare nell’alveo dell’onestà intellettuale, ti accorgi da solo che la Rerum Novarum di Leone XIII e la Quadrigesimo Anno di Pio XI si muovono alla luce dei Vangeli mentre la FT si muove alla luce di un’utopica fratellanza universale?

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        • D’altra parte fra i missionari si dice sempre che non bisogna regalare il pesce, ma regalare la canna ed insegnare a pescare.
          E la canna cosa è se non “un mezzo di produzione” che diventa TUO e ne devi avere custodia?!
          20 anni di Wojtyla per distruggere il comunismo e ce lo abbiamo ancora fra le palle? ebbasta.

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          • In questa orgia di confusioni nei termini e di preconcetti circa i significati è inutile discutere.
            Se sostenere che le fasce povere della popolazione vadano aiutate significa incitare al Comunismo, allora mi arrendo al pregiudizio.
            Ho citato altri papi che dicono cose simili, che oggi come oggi se pronunciate sarebbero accusate di marxismo, e qui mi fermo.
            La frase sulla canna da pesca è sacrosanta, ma capziosa, perchè sono secoli che chi la cita la usa solo per giustificare il non fare nulla o fare poco.
            Termino gli (inutili) interventi su questo argomento citando la fonte primaria a cui dovremmo tutti attenerci invece di fare il processo alle intenzioni , e cioè antico e nuovo testamento.
            La prima, la parabola del giovane ricco, l’ho già citata, e per quante interpretazioni si possano dare è sufficientemente esplicita per chi la legge senza la malizia di chi vuole eludere.
            La seconda la cito subito :
            “Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? 12 O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione?”
            Ora bisogna dare quello di cui gli altri hanno bisogno in quel momento, e questo messaggio, se interpretato con rettitudine , significa che occorre aiutare concretamente chi ha bisogno per sopravvivere oggi, ed aiutarlo per sostenersi da solo domani. Tutte e due le cose, l’una non esclude l’altra. Senza filosofie, e senza l’ipocrisie.
            La terza è tratta dalla Bibbia , ed è generale .
            “Noè fu agricoltore e fu il primo a piantare una vigna. Un giorno bevve il vino, si ubriacò e si addormentò nudo nella sua tenda. Cam, padre di Canaan, vide suo padre nudo e uscì a dirlo ai suoi due fratelli. Ma Sem e Iafet presero un mantello, se lo gettarono tutti e due sulle spalle e, camminando all’indietro, coprirono il loro padre che era nudo. Poiché voltavano la faccia dall’altra parte essi non videro il padre nudo”
            Il giudizio beffardo e superficiale che date del Papa equivale al comportamento di Cam, che visto il padre nudo, invece di far finta di nulla e coprirlo, va ad avvertire tutti. L’esaltazione degli errori e l’indifferenza verso le cose giuste, dimostrano una visione opposta a quella voluta da Dio.
            Il Padre nudo viene esposto al pubblico ludibrio, incuranti delle conseguenze e del rispetto che comunque gli deve essere attribuito, anche se non si è d’accordo o anche se si è convinti che sbagli.
            Che poi una enciclica del Papa, anche se non magistero, possa essere considerata, giudicata e criticata da un cattolico alla stessa stregua dei consigli di Frate Indovino questa è una visione molto relativista della Chiesa, non dissimile da quella che per secoli è stata criticata.
            Se l’enciclica non è piaciuta meglio sarebbe stato ignorarla invece di sezionarla e progressivamente passare dall’oggettivo al soggettivo e finire nello sberleffo o nell’ingiuria, come se fosse la relazione politica del segretario di un partito , giudicata dalla componente di minoranza di quel partito stesso.
            Salve.

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            • In questa orgia di confusioni nei termini e di preconcetti circa i significati è inutile discutere.

              Ma l´origine delle confusioni e i preconcetti mi pare sia nel linguaggio aprossimativo e la mancanza di concretezza nel discorso di Bergoglio.

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            • No nononono aspetta spetta spetta, cosa ho appena letto?!?

              Se sostenere che le fasce povere della popolazione vadano aiutate significa incitare al Comunismo, allora mi arrendo al pregiudizio.

              DOVE si è scritto questo? Qui si dice invece c’è modo e modo di aiutare. E che i missionari danno il pesce E LA CANNA in modo che quelli siano lucidi per capire come si pesca con la canna che hanno ricevuto in regalo! Che poi sia più facile continuare ad avere il pesce ed accontentarsi è talmente palese che è il classico problema delle missioni, vissuto per altro in prima persona dal sottoscritto quando fui in missione.
              E si è detto che la proprietà privata dei mezzi di produzione è la porta verso la responsabilità e la libertà dell’uomo! Ora rileggiti Marx e vai avanti tu. Puoi sempre dirmi che non ti piace l’idea liberista del capitale, ma non metterti a fare la paternale a delle idee economiche lecite mettendo davanti i poveri.

              La prima, la parabola del giovane ricco, l’ho già citata, e per quante interpretazioni si possano dare è sufficientemente esplicita per chi la legge senza la malizia di chi vuole eludere.

              Sarebbe interessante invece capire cosa è per te il denaro, cosa intendi per beni e cosa per poveri.

              “Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? 12 O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione?”
              Ora bisogna dare quello di cui gli altri hanno bisogno in quel momento

              Primo: Gesù qui parla per analogia di Dio che è padre e parla di relazione padre-figlio, non “degli altri”. Secondo: se io chiedo a Dio quello che non è buono per la mia felicità, col piffero che mio Padre me la concede ed è giusto cosi! Terzo: se io chiedo quel che mi pare giusto e buono, non è detto sia quello che davvero mi serve. Dunque vogliamo essere “padri” di tutti “gli altri”? Impariamo in primis a capire se quello che chiedono sia davvero quello di cui hanno bisogno.
              “Signore, signore, ho fame, mi dà 10 euro?”, “facciamo cosi, ti invito a pranzo in quel posto”, “no grazie”. Mai successo? Meglio.

              Il giudizio beffardo e superficiale che date del Papa equivale al comportamento di Cam

              E’ da anni che si analizza scritti e uscite del nostro Papa Francesco. E ad uno scritto pressoché illeggibile SImon ha tentato (è il caso di dirlo) una analisi pressoché introvabile per profondità e precisione. Il beffardo che leggi tu è una tua opinione legittima da me non condivisa, il superficiale però proprio non possiamo accettarlo. Qui c’è tutto quello che serve per capire la posizione in campo, belle parti sottolineate comprese. Puoi schifarla, ma rispondere a 7 articoli con due righe su Cam col dito puntato, fa sorridere per la leggerezza (se ti sapessi poco capace di mente) o incazzare per la sfrontatezza (se ti credo intelligente).
              Per me sei una persona intelligente, mentelibera, trai tu le conclusioni su come ho preso il tuo commento.

              Se l’enciclica non è piaciuta meglio sarebbe stato ignorarla invece di sezionarla e progressivamente passare dall’oggettivo al soggettivo e finire nello sberleffo o nell’ingiuria, come se fosse la relazione politica del segretario di un partito , giudicata dalla componente di minoranza di quel partito stesso.

              No, se facessimo come dice la BIbbia non avremmo dovuto IGNORARLA, bensì coprirla nelle sue nudità. GUarda caso esattamente quel che ha fatto Simon, citando le parti nude e rimettendole nella carreggiata cattolica. Che poi alcuni di noi, fra cui io, siano passati a sparare sulla croce rossa col sangue alla bocca può essere. L’ho pure scritto. E apprezzo che Simon stesso (che ha spesso commenti più sanguigni dei miei) sia stato quello che ha tirato le orecchie a tutti (lui compreso).

              Dispiace che parlando di uno scritto papale alla fine rimanga soltanto uno scontro polarizzato fra ideologie economiche, politiche e sociali. Saremo i soliti antibergogliani di turno. Peccato che gli articoli raccolti negli anni di questo blog smentiscano pure questa lettura…

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      • Guarda Mente Libera che io non ci vedo una visione del marxismo leninismo, che per quanto discutibile e dimostrata fallimentare dalla Storia e’ pur sempre una rispettabile teoria economica , ma una maledetta utopia. Cioe’ qualcosa che non sta ne’ in cielo ne’ in terra. Fuori della realtà ’
        Se diciamo che la liberta’ di impresa e di mercato sta SOTTO i diritti dei popoli ( l’ enciclica dice non puo’ stare sopra ecc) cosa vogliamo dire? Di cosa vivono i popoli? Di cosa vivono le masse? Non certo di aria e di belle parole. Le masse vivono dei beni prodotti. Chi li produce ? Certo e’ ingiusto che pochi ricchi capitalisti abbiano le ricchezze e gli altri lavorino per rendere piu’ ricchi i ricchi. Ma e’ ancora peggio che nessuno produca nulla e che tutti si:aspettino dal cielo, come la pioggia, la sussistenza! Un progetto assistenzialisti su scala mondiale, dove nessuno produce nulla e tutti si aspettano la manna dal,cielo?
        Se i ricchi capitalisti non producessero per esempio la tecnologia ( smartphone, computer, @utomobili , ecc) i poveri africani starebbero meglio ? Senza smartphone ( che sembrano essere gli UNICI BENI che i migranti hanno) ?…
        Se non ci fossero i maledetti ricchi ma se fossimo tutti poveri, se per esempio in Italia si fosse come nell’ Africa sub sahariana , questo sarebbe un vantaggio ? Per chi?

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      • La frase, a prima vista, potrebbe apparire molto bella: quando però si inizia ad analizzare quello che è esattamente scritto, sorge qualche interrogativo.
        – « Il diritto di alcuni alla libertà di impresa o di mercato… »: perché solo di alcuni? Chi decide che il diritto di alcuni non è un diritto universale mentre per altri lo è?
        – « … non può stare sopra dei diritti dei popoli o della dignità dei poveri.” quali sono i diritti dei popoli a cui si devono piegare le libertà dei singoli? Chi stabilisce cosa è dignitoso per poveri e cosa non lo è?
        – Una volta premesso che tutti siamo figli di Dio e che quindi tutte le culture e le società sono un riflesso del suo amore, a parte ovviamente coloro che fanno proseliti, chi stabilisce, tra la culture pastorale di Abele e quella agricola di Caino, quella che ha il prioritario diritto di pascolo o di semina?

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        • Tanto parlare dei “diritti” ci distoglie della visione cattolica che vede tutto come dono di DIo.

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        • “il diritto di alcuni…”

          Forse vuole intendere che alcuni, sfruttando malamente la libertà di impresa, opprimono gli individui (che formano i popoli) immiserendoli e/o li opprimono approfittando della loro condizione di povertà perché accettino qualsiasi soppruso pur di guadagnare un tozzo di pane. Mi viene in mente la Cina… sia indoor che outdoor.

          “non meno funesto ed esecrabile, l’internazionalismo bancario o imperialismo internazionale del denaro, per cui la patria è dove si sta bene.”

          A me questa frase mi sa tanto di mazzata sui denti di chi predica la legittimità dell’immigrazionismo (sottolineo -ismo) e del capriccioso “diritto” di vivere dove pare e piace.

          PS
          A me piacerebbe vivere in un mondo dove io, ovunque vada, abbia la libertà di stabilirmi se trovo che il posto sia consono alle esigenze mie e della mia famiglia. Senza invadere se è già occupato, ovviamente. Finché c’è spazio…
          Ma riconosco che un mondo così è praticamente impossibile e non si posso realisticamente ignorare i benefici, le necessità e le buone ragioni delle cosiddette “frontiere”.
          Su questioni così complesse occorre realismo (intelligenza della fede e intelligenza della realtà), “sognarci su” è un vero lusso per pochi.

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          • Riguardo poi alla condanna del “diritto” di alcuni ad opprimere altri, vorrei ricordare che due dei quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio sono:
            – Oppressione dei poveri.
            – Defraudare la giusta mercede a chi lavora

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            • Esattamente, ecco perché il diritto e la libertà di impresa e di mercato hanno da essere mitigati dal rispetto per la dignità della persona per non incorrere in questi obbrobriosi peccati.

              Sinceramente? Se era questo il, da me(noi?) ipotizzato, senso della frase “papale” (non riesco a togliermi dalla testa la molto probabile presenza di tanti e sussiegosi ghostwriters) poteva essere espresso meglio. Così com’è rischia di sembrare la solita invidiosa lamentela verso i “pochi che ce la fanno”.
              Ma come qui giustamente si dice e si ripete, personalmente non ho problemi a stendere il velo della carità su questa particolare frase.

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              • La sola cosa che mitiga i comportamenti umani è l’esercizio delle virtù umane : voler migliorare il mondo senza sviluppare l’esercizio delle dette virtù presso gli abitanti di uno stato o di tutto il pianeta è solo “hot air”.

                Orbene non una sola parola è stata spesa in questa direzione in questa circolare abusiva.

                In Pace

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                • Esatto, il problema non é la propietá privata, ne la soluzione limitarla di piú, il problema sono gli uomini decaduti.

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                • Non posso che concordare. Il non esercizio delle virtù porta inevitabilmente, tra tante altre cose, al non rispetto della dignità umana, all’homo homini lupus.

                  Sconsolatamente concordo anche sull’ « Orbene… »

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    • Penso che sia chiaro per tutti i cattolici che questo documento è solamente ideologico.

      Il problema che vedo è che esso aumenterà ancora di più la divisione tra i cattolici invce di cimentare una necessaria rinnovata unità.

      Infatti, nelle questioni sociali e politiche spesso i ragionamenti sono molto limitati, a volte solamente a livello di slogans ripetuti, e troppi fanno delle ideologie la loro religione: questa tentazione non potrà che affermarsi con i seguaci dell’ideologia bergogliana che crederanno essere davvero religione.

      Aspettiamoci al peggio.

      In Pace

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      • In quelli “di sinistra” che conosco finora nessuno ha detto nulla al riguardo. Lasciata passare come se non esistesse. Probabilmente le 233 pagine di chiacchiere sconforta anche chi potrebbe pure sposare l’ideologia. Gli unici che l’hanno letta infatti per ora sembrano chi scrive contro, ed è tutto dire. Ma sarà il mio google che mi mostra quel che piace a me valutando i cookies…

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  2. “Dichiariamo –fermamente – che le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue. Queste sciagure sono frutto della deviazione dagli insegnamenti religiosi, dell’uso politico delle religioni e anche delle interpretazioni di gruppi di uomini di religione che hanno abusato – in alcune fasi della storia – dell’influenza del sentimento religioso sui cuori degli uomini”.

    Questa affermazione della Fratelli tutti e’altamente discutibile e irrealistica . Le”religioni” se si vuole metterle tutte sulle stesso piano non sono tutte uguali e non insegnano tutte le stesse cose. Se per ebrei e cristiani valgono i dettami dell’AMA il prossimo tuo come te stesso , per i musulmani valgono gli insegnamenti del Corano che ritengono volonta’di una lo sterminio degli infedeli che non si sottomettono e la punizione di coloro che peccato di “blasfemia”.
    Non e’vero che solo i “radicalizzati”politicamente fra gli islamici aderiscono a questi precetti che sono proprio nel Corano:,certo i radicalizzati li usano politicamente, ma per Tutti i musulmani (almeno per quelli che ci credono) vale la prescrizione che blasfemi e infedeli vanno puniti,anche violentemente .
    Quindi le religioni non sono tutte uguali e non e’vero che tutte “non invitano alla violenza e allo spargimento di sangue”. Ci sono religioni , come l’Islam, che invitano alla violenza e allo spargimento di sangue in nome di Allah per punire blasfemi e miscredenti.
    Che poi l’Imam di Al Azar in combutta col papa cattolico voglia fare passare per verita’una menzogna palese e lampante agli occhi di tutti ( basta vedere i fatti successi in questi giorni in Francia ) e ciie’che l’Islam sia una religione di pace aliena dalla violenza , e’un altro discorso questo si’ squisitamente ,”politico”.
    Ma che le religioni siano tutte pacifiche non e’vero, come spuego’con dincerita’e intelligenza papa Benedetto XVI a Ratisbona.

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