La regola dell’illegalità. Analisi filosofica delle politiche di destra e sinistra contemporanee.

Continuano, sul blog del filosofo americano Edward Feser, gli articoli dedicati all’analisi politica redatti sotto l’insegna del diritto naturale e secondo la prospettiva tomista. In questo scritto, ideale continuato di quello straordinario dedicato a Platone pubblicato qualche mese fa (tradotto sulle nostre colonne), analizza le politiche di contenimento dell’epidemia di COVID-19 in atto negli Stati Uniti e nel mondo. Entrando nel merito morale delle stesse, ne scova le motivazioni peccaminose intrinseche e, proseguendo nel ragionamento, traccia in conclusione – con la consueta arguzia – una descrizione del modo di far politica della società occidentale contemporanea desolatamente illuminante. Prendete un bel respiro e…
Buona lettura.


Come ci insegnano Aristotele e Tommaso d’Aquino, gli esseri umani sono per natura animali sociali razionali . Poiché siamo uno specifico  animale , dobbiamo sentirci al sicuro da attacchi violenti, abbiamo bisogno della libertà di acquistare cibo, riparo, vestiti e altri beni materiali e di poter fare affidamento sul loro continuo possesso. Poiché siamo animali sociali , abbiamo bisogno della cooperazione degli altri per acquisire questi beni materiali, abbiamo bisogno del calore delle relazioni umane e di un senso di appartenenza e lealtà a un “tutto” più ampio – una famiglia, una comunità, una nazione . Poiché siamo animali razionali , abbiamo bisogno che gli altri facciano appello alla nostra ragione per persuaderci delle loro opinioni e politiche, anziché ricorrere all’intimidazione e alla violenza.

Questi sono beni umani fondamentali in quanto condizioni preliminari necessarie per l’acquisizione di altri beni e il dovere fondamentale di un governo è salvaguardarle.   Deve farlo in un modo che rispetti il cosiddetto principio di sussidiarietà del diritto naturale , secondo il quale è una grave ingiustizia dello Stato il suo subentrare al posto degli ordini sociali di livello inferiore (come la famiglia), facendo per loro ciò che possono fare per se stessi.   E deve farlo in un modo che rispetti lo Stato di diritto .   Lo Stato di diritto non è la stessa cosa della volontà arbitraria di un legislatore, ma il suo opposto.   La vera legge deve riflettere la razionalità sia nella sua motivazione che nei suoi effetti.  Un decreto che non ha una logica, un’applicazione coerente o che rende l’ordine sociale imprevedibile o comunque instabile, sa di tirannia piuttosto che di liceità.   Come scrive l’Aquinate:

Affinché la volontà di ciò che è comandato possa avere natura di legge, deve essere in accordo con qualche regola della ragione.   E in questo senso va inteso il detto che la volontà del sovrano ha forza di legge; altrimenti la volontà del sovrano avrebbe sapore di illegalità piuttosto che di legge .   ( Summa Theologiae I-II.90.1 )

E sulla tirannia scrive:

Tutto è incerto quando c’è una deviazione rispetto alla giustizia.   Nessuno potrà affermare con fermezza: questa cosa è cosi e cosi, quando dipende dalla volontà di un altro, per non dire dal suo capriccio . ( Sulla regalità , libro I, capitolo 4 )

Proteggere questi beni fondamentali degli esseri umani in quanto animali sociali razionali, in un modo che rispetti la sussidiarietà e lo stato di diritto, è il fondamento della vera giustizia sociale così come è intesa nella tradizione del diritto naturale e nella teologia morale cattolica.   Qualsiasi regime che metta in pericolo questi beni di base è fondamentalmente socialmente ingiusto.   E qualsiasi regime che li metta in pericolo in nome della giustizia sociale non è solo ingiusto, ma diabolicamente perverso.

Disordine del nuovo mondo

Ora, gli ultimi mesi hanno visto l’improvviso sorgere di uno particolare nuovo ordine (o meglio disordine) di cose, che mette in pericolo tutti questi beni di base.   Ha tre punti principali:

(1) blocchi a tempo indeterminato imposti in nome della salute pubblica che sono inutili, eccessivi nei costi materiali e spirituali che impongono ai cittadini, arbitrari nella loro applicazione;

(2) Il rifiuto di molti funzionari pubblici di reprimere disordini, atti di vandalismo e saccheggi, unito al loro diletto nel vedere lo smantellamento delle protezioni ordinarie della polizia (e in alcuni casi lavorando attivamente per la demolizione); 

(3) La diffusione nei media, nell’intrattenimento, nelle istituzioni educative, nei dipartimenti delle risorse umane aziendali e nelle agenzie governative di una “cultura dell’annullamento” in stile maoista che insiste su un’ideologia manichea semplicistica e divisiva, la quale cerca di disturbare in ogni modo i dissidenti e renderli famigerati e disoccupati. 

Questa confluenza di tendenze mette in pericolo la stragrande maggioranza dei cittadini, in particolare i poveri, la classe media e i proprietari di piccole imprese. Ha scarso effetto sulle società super-ricche e grandi, che hanno le risorse per proteggersi dai peggiori effetti della perturbazione economica e del caos sociale. Allora, chi ne beneficia? Principalmente due gruppi: (a) rivoluzionari e altri delinquenti che traggono profitto dal crollo dell’ordine sociale e (b) funzionari governativi e burocrati aziendali (come il personale delle risorse umane che cercano di stanare i dipendenti non sufficientemente proni al pensiero unico) che cercano di espandere il loro potere discrezionale.   In altre parole, avvantaggia il tipo di personalità tirannica descritto da Platone, che depreda la società dal basso (nel caso di criminali e rivoluzionari) e dall’alto (nel caso di ideologi in posizioni di potere).   Il resto della popolazione, rispettosa della legge, è intrappolata tra questi due gruppi, come in una morsa.   In effetti, come ho sostenuto altrove , ciò che stiamo vivendo, ricorda stranamente ciò che Platone descrive nella Repubblica  quale meccanismo classico di passaggio fra la democrazia e la tirannia. 

Analizziamo ciascuna di queste tendenze e come minacciano i beni umani di base che ho descritto sopra.

Blocchi senza legge

Senza dubbio alcuni lettori staranno già pulendo le macchie di saliva dagli schermi dei loro computer, indignati per aver anche solo suggerito che i blocchi possono essere in qualche modo discutibili.   Tali atteggiamenti istintivi sono precisamente parte del problema di cui sto parlando. Non nego che il COVID-19 sia un serio problema e che molte delle misure adottate per affrontarlo (allontanamento sociale, indossare maschere in pubblico, ecc.) siano ragionevoli. Non nego poi che il blocco iniziale fosse giustificabile come un modo per impedire agli ospedali di essere soverchiati – anzi, l’ho difeso. (anche se, col senno di poi, era vano sperare che i funzionari pubblici sarebbero stati disposti a chiudere quel particolare vaso di Pandora una volta che il pubblico gli avesse permesso di aprirlo).

Semplicemente a tutto questo non consegue che altri blocchi siano necessari o giustificabili ed è sciocco affermare che “i blocchi funzionano!” o fingere che gridando “Scienza!” sia sufficiente per giustificarli. Iniziamo dalla fine: i blocchi non sono solo una questione meramente scientifica. Oltre alle considerazioni epidemiologiche, ci sono domande sugli effetti che i blocchi hanno sui mezzi di sussistenza e sui risparmi di una vita delle persone, le loro ripercussioni su questioni legate alla salute diversi dal COVID-19, i costi psicologici dei blocchi, i loro effetti sull’istruzione, domande sulle circostanze in base al quale è eticamente lecito imporre tali enormi oneri ai cittadini, domande sugli effetti dei blocchi sulla stabilità sociale e politica, e così via. Epidemiologi e medici non hanno particolari competenze sulla maggior parte di questi argomenti. Risolverli è compito dello statista (la politikos di Aristotele ), non dello scienziato naturale, il cui ruolo è semplicemente quello di fornire consigli esperti ma fallibili su alcuni aspetti della questione. Fingere il contrario è scientismo, non scienza .

Riguardo al funzionamento dei blocchi, la domanda che ci si pone è sbagliata. Chiaramente, ragionando in astratto, tenere qualcuno rinchiuso in casa rende meno probabile che lo stesso contragga o diffonda il virus. Altrettanto ovviamente, questo comportamento rende anche meno probabile che sia coinvolto in un incidente automobilistico mortale, o che uccida qualcuno, o che venga assassinato.   Eppure nessuno pensa che i blocchi potrebbero essere un buon modo per ridurre l’incidenza di incidenti mortali o omicidi fino a quando non saremo in grado di migliorare la sicurezza del traffico e la giustizia penale.   Quindi, sarebbe abbastanza sciocco pensare che l’ovvio fatto che, in astratto, siamo “più sicuri a casa” di per sé provi qualcosa. 

C’è anche il fatto che, come ho affermato prima , i blocchi comportano azioni che, in circostanze ordinarie, sarebbero gravemente ingiuste.   Gli esseri umani hanno il diritto naturale di lavorare per provvedere a se stessi e alle loro famiglie.   Hanno il diritto naturale di riunirsi per il culto religioso.   Hanno il diritto naturale di decidere il modo migliore per istruire i propri figli.   Hanno un diritto naturale alla libertà di azione coinvolta nelle normali attività sociali quotidiane.   Hanno un diritto naturale alla stabilità e alla prevedibilità necessarie per una pianificazione a lungo termine, cose che lo Stato di diritto dovrebbe garantire.  L’interferenza con queste normali attività e beni umani causa gravi danni.   Pertanto, sebbene in linea di principio possano essere temporaneamente sospesi, se assolutamente necessario e in caso di emergenza, vi è una forte presunzione di poter fare quel che si vuole.   L’onere della prova di dimostrare che l’interferenza con questi beni è strettamente necessaria spetta sempre al governo , non spetta ai cittadini dimostrare che tale interferenza non lo è.

Quindi, di nuovo, chiedere “I blocchi funzionano?” è porre la domanda sbagliata.   Quella giusta è: ” Sappiamo con certezza morale che i blocchi sono strettamente necessari per prevenire i potenziali danni del virus e che tali danni sono  maggiori dell’insieme dei danni causati dai blocchi stessi?”. Personalmente sostengo che non sappiamo nulla al riguardo e che i blocchi continui sono, di conseguenza, ingiustificabili e tirannici. 

Coloro che sono in grave pericolo per il virus sono gli anziani e le persone con gravi condizioni mediche preesistenti, non la popolazione generale.   E non è certo una seria minaccia per i giovani .   Quindi, per giustificare i blocchi generali e la chiusura delle scuole, dovremmo almeno essere moralmente certi che mettere in quarantena solo coloro che sono in grave pericolo, unita a misure meno draconiane per la popolazione generale (allontanamento sociale, mascherina, ecc.), non sarebbe sufficiente.   Si noti che non è abbastanza rispondere che coloro che sono a rischio speciale potrebbero contrarre il virus da persone che girano liberamente.   Perché è già così nonostante i blocchi che si sono verificati (ad esempio perché i negozi di alimentari, ferramenta e simili non sono stati chiusi).   Quindi, ciò di cui dovremmo essere moralmente certi è che chiudere le cosiddette aziende “non essenziali”   e le scuole  sia strettamente necessario, quando stiamo lasciando aperte molte attività.

Ebbene: semplicemente non ci sono prove che i blocchi siano strettamente necessari per ottenere i risultati desiderati, né che siano particolarmente efficaci.   La Svezia ha scelto di perseguire l’immunità di gregge piuttosto che imporre blocchi draconiani e, sebbene abbia avuto più morti di alcuni paesi che li hanno imposti, ha avuto meno morti di altri paesi che lo hanno fatto . Il Giappone, nonostante la numerosa popolazione anziana e le città densamente popolate,hi ha mantenuto basso il suo tasso di mortalità senza blocchi.   Esperti di salute pubblica come Johan Giesecke , John Ioannides e Sunetra Gupta sostengono da tempo che i vantaggi sperati dei blocchi non superano i danni noti.   Recentemente, Greg Ip ha riassunto utilmente i loro costi e Donald Luskin la mancanza di correlazione statistica tra blocchi e migliori risultati rispetto al COVID-19.   Le morti per COVID più pubblicizzate – quelle di migliaia di anziani – sono dovute non all’assenza di blocchi, ma alla politica di alcuni stati di rimandare le persone infette nelle case di cura.   Nel frattempo, sono proprio i poveri e gli altri vulnerabili ad aver sofferto di più a causa dei blocchi.

Il difensore degli stessi insisterà sul fatto che tutto ciò non prova che i blocchi non siano necessari, ma non spetta a me dimostrare che non lo sono. L’onere della prova spetta al difensore, il quale deve dimostrare che sono necessari e farlo con certezza morale .   In assenza di tale prova, i governi non hanno alcun movente per distruggere i mezzi di sussistenza della gente comune, i risparmi di una vita, la capacità di istruire i propri figli, di pianificare il futuro – e neppure possono nascondere i costi reali e i danni a essere umani in carne ed ossa che stanno imponendo, fingendo che tutto sia risolvibile in quanto l’economia non è che un’astrazione.  In assenza di tale prova, questa distruzione è tirannica  e il governo sta causando un danno grave e ingiusto ai suoi cittadini, non li sta proteggendo.

Favorire l’anarchia

Qualsiasi dubbio che i funzionari governativi più innamorati dei blocchi non stessero agendo con saggezza e giustizia, è stato dissipato dalla loro reazione alle proteste e ai disordini iniziati due mesi dopo il blocco. 

Per prima cosa molti degli stessi funzionari, che proibivano severamente i grandi raduni sulla base del fatto che rappresentavano un grave pericolo per la salute pubblica, improvvisamente hanno cominciato a tollerare o addirittura incoraggiare tali riunioni, naturalmente quando la causa politica che li motiva era quella con cui i funzionari simpatizzavano.   La giustificazione fornita per questo doppio standard è che la lottare contro la brutalità della polizia è una questione di salute pubblica tanto quanto il COVID-19. 

Ma questo è un sofisma di prima categoria.   In primo luogo, prima delle proteste, i difensori del blocco ci stavano assicurando che riunirsi in grandi folle e quindi facilitare la diffusione del virus minacciava vite innocenti , ed era persino equivalente a un omicidio .   Allora in che modo compiere qualcosa che equivale a uccidere può essere un buon modo per protestare contro l’ omicidio o per prevenire di ulteriori?

Secondo, il numero di persone che muoiono ogni anno nelle sparatorie della polizia non è neanche lontanamente vicino al numero di quelle morte per COVID-19.   Negli Stati Uniti, la polizia uccide circa 1.000 persone all’anno – dato che comprende anche quelle che nessuno sostiene siano ingiustificabili.   Nel frattempo, i decessi negli USA per COVID-19 paiono essere  190.000  quest’anno.   Quindi, se il vostro interesse è a salvare quante più vite innocenti possibili (come loro sostengono), allora come puoi giustificare simili reazioni di piazza?

In terzo luogo, molte delle proteste sono degenerate in rivolte e le rivolte stesse rappresentano una minaccia per vite, proprietà altrui e i mezzi di sussistenza di persone innocenti.

Quindi, questa loro risposta alle proteste da sola dimostra che i funzionari pubblici più inclini ai blocchi hanno un buon giudizio.   Ma di gran lunga peggiore è stata la loro risposta alle rivolte stesse! Al vandalismo e ai saccheggi seguiti alle proteste, che molti funzionari pubblici non hanno prevenuto in modo significativo, si sono cercate spesso delle scuse o, peggio, di rigirare la frittata mettendoli sotto una luce positiva. 

Anche qui le giustificazioni fornite erano manifesti sofismi.   Troviamo argomenti come: “La persona A ha ucciso ingiustamente la persona B; quindi è difendibile (o almeno scusabile, comprensibile) che la persona C saccheggi e bruci gli affari della persona D. ”   Inoltre, coloro che soffrono maggiormente di rivolte e saccheggi sono le minoranze per le quali questi funzionari pubblici affermano di essere più preoccupati.   Ancora peggio: alcuni di questi hanno espresso simpatie, anche attivandosi personalmente, per le cosiddette politiche di “definanziamento della polizia” – questo nonostante il fatto che le chi ci perde da questa folle politica sono proprio le minoranze che sostengono di voler proteggere. 

Questo finora quel che possiamo sapere con certezza morale.   Non ci si può fidare dei funzionari pubblici che si rifiutano di difendere persone innocenti da rivoltosi, saccheggiatori e vandali, e che addirittura nutrono l’idea di depotenziare la polizia. Inutile sperare che esprimano giudizi sani sui blocchi cosi come su qualsiasi altra cosa al riguardo.   Evidentemente non hanno a cuore gli interessi dei cittadini rispettosi della legge e / o mancano persino del rudimentale buon senso.   Poi capita che, di tanto in tanto , la maschera cade e le loro vere preoccupazioni vengono rivelate .

È difficile valutare la gravità di ciò che sta accadendo, perché è di gran lunga peggiore e più diabolico della normale corruzione di cui i politici sono spesso colpevoli.   Un politico corrotto infrange la legge da solo, ma ciò nonostante in genere ci tiene che la stessa legge sia in vigore, la apprezza a parole e la sostiene anche quando gli altri la infrangono.   Ma quello a cui stiamo assistendo con questi blocchi arbitrari e la tolleranza della criminalità è il sovvertimento della funzione più basilare di qualsiasi governo.  Gli stessi governi poi hanno direttamente causato gravi danni ai mezzi di sussistenza e alle attività di cittadini innocenti, rifiutandosi di difendere quei cittadini quando criminali e anarchici hanno saccheggiato e bruciato quelle attività, distruggendo di fatto quei mezzi di sussistenza.  I cittadini rispettosi della legge vengono puniti e le loro protezioni rimosse, mentre i trasgressori sono trattati con i guanti e la loro criminalità facilitata.   Questo è perverso ed è la direzione opposta a quella che un governo deve tendere secondo il diritto naturale.   È il governo che non solo non sostiene, ma indebolisce i presupposti fondamentali dell’ordine sociale.

Rafforzare gli ideologi

Se i blocchi minacciano i beni materiali di cui abbiamo bisogno come una specie di animale e l’anarchia minaccia i beni di cui abbiamo bisogno come animali sociali , la “cultura dell’annullamento” e gli ideologi del cosiddetto “pensiero unico” (gli “woke” americani) che la spingono, minacciano i beni di cui abbiamo bisogno come animali sociali razionali . 

Lo fanno, prima di tutto, nei loro metodi, nella misura in cui dispiegano spudoratamente errori logici elementari come modalità di base per argomentare contro coloro con cui non sono d’accordo.   Ad esempio, affermano regolarmente slogan semplicistici non sostenuti da argomentazioni e respingono in modo ampio le opinioni opposte additandole come “razziste”, “sessiste”, “omofobiche”, “transfobiche” o nel migliore dei casi “bigotte” – se tali caratterizzazioni siano giuste e se il gli slogan siano veri, è precisamente ciò che è in discussione tra gli ideologi e i loro critici (così che i primi sono regolarmente colpevoli dell’errore di implorare la domanda ). 

Mettono regolarmente in discussione le motivazioni dei loro avversari piuttosto che affrontare le loro argomentazioni, liquidandoli con gli epiteti di prima. Dissuadono cosi gli altri dal prestare loro attenzione a titolo di scherno (e questi sono errori di appello al motivo , abuso ad hominem e appello al ridicolo ).   Distorcono inesorabilmente le opinioni dei loro avversari, dando loro le interpretazioni più sinistre e meno caritatevoli possibili (errore dell’uomo di paglia ).   E inutile dire che riescono a malapena a pronunciare una frase senza commettere un errore di appello all’emozione .

Peggio ancora, cercano di intimidire i loro avversari al silenzio fomentando i mob di Twitter contro di loro, investigando nei social, lavorando per farli licenziare dal loro lavoro, rovinandogli la fama e disoccupati cronici (errore di appello alla forza ). 

Naturalmente, la maggior parte degli esseri umani è incline a commettere tali errori di tanto in tanto, specialmente in contesti politici.   Ciò che è nuovo e diverso nella “cultura dell’annullamento” è che rappresenta un movimento di massa che ha adottato consapevolmente queste tattiche come metodo per assicurarsi vittorie politiche e di cambiamento sociale.   E le tattiche riflettono non gli occasionali errori di razionalità a cui siamo tutti inclini, ma le ideologie che rifiutano l’idea stessa di un discorso razionale neutrale e spassionato.   Il conflitto politico è interpretato essenzialmente come una guerra di volontà tra gruppi di identità o interessi economici in competizione, piuttosto che un onesto disaccordo tra menti che condividono un insieme comune di presupposti di base e standard di argomentazione.  Di conseguenza, il risultato desiderato viene interpretato come l’ imposizione della propria volontà (o la volontà del proprio gruppo di interesse) sull’altro , piuttosto che la persuasione di altri agenti razionali pel tramite di argomenti.

Quindi, il wokester, l’ideologo del politicamente corretto o il guerriero della giustizia sociale tende, suggerirei, ad essere quello che ho chiamato altrove “tipo di personalità volontarista”.  E l’attenuazione della sua ragione e il contenuto delle sue opinioni mi pare tendano ad avere due fonti più profonde, l’ invidia caratteristica dell’ideologo egualitario e la cecità mentale di coloro che sono profondamente invischiati nel vizio sessuale . Come ci avverte Platone nella Repubblica , l’invidia egualitaria e il desiderio sessuale disordinato sono i semi da cui nasce la tirannia negli ultimi stadi di una democrazia.    

In ogni caso, ciò che troviamo nella “cultura dell’annullamento” sono quelli che Tommaso d’Aquino definiva peccati contro la pace di una comunità, creatori di  discordia e conflitto .  Non solo. Sia nel contenuto che nell’ispirazione che dà a rivoltosi, vandali e saccheggiatori,  manifesta anche peccati di sedizione e di odio del proprio paese .   Ad esempio, demonizza gli Stati Uniti e le sue istituzioni come malvagi fino alle fondamenta, sulla base di affermazioni storiche folli che gli storici seri (inclusi gli storici di sinistra) hanno già demolito .   E sulla base di una scienza sociale folle , semina odio e paranoia demonizzando un’intera razza così profondamente permeata dal male che i suoi membri non risultano consapevoli che tutto ciò che dicono e fanno manifesta quel male.  (Alcuni critici di sinistra hanno sottolineato il carattere essenzialmente “hitleriano” di queste cosiddette teorie “antirazziste”, l’unica differenza dall’ideologia nazista è quale razza è demonizzata.)  Tali calunnie dividono i cittadini in campi intrinsecamente ostili, forniscono una razionalizzazione dell’estremismo e della violenza e rendono impossibile il compromesso, la buona volontà e la solidarietà che un ordine politico stabile richiede.

E ancora una volta, gli stessi funzionari governativi più favorevoli ai blocchi e meno inclini a porre fine a rivolte, vandalismo e saccheggi, e sono anche i meno inclini a criticare la “cultura dell’annullamento” e i suoi eccessi.   Fatevi i vostri conti.

Platone il profeta

L’improvvisa e drammatica interruzione delle precondizioni della vita sociale quotidiana rappresentata da queste tre tendenze, non sorprendentemente, ha avuto come seguito un preoccupante e generale aumento dell’ansia e della disperazione  .   Questo ha semplicemente accelerato una tendenza che già esisteva a causa del continuo e graduale crollo dell’istituzione sociale fondamentale : la famiglia!   Quella rottura è anche la vera causa alla radice della povertà e della criminalità che sono alla base dei disordini sociali contemporanei.   E, naturalmente, il crollo della famiglia è a sua volta dovuto principalmente alla rivoluzione sessuale. 

Ora, i liberali e quelli più a sinistra sono stati più o meno d’accordo sulla rivoluzione sessuale, felicissimi di contribuire alla distruzione delle restrizioni sul desiderio che hanno tradizionalmente salvaguardato la stabilità della famiglia.   La differenza è che i liberali volevano comunque preservare la stabilità delle istituzioni finanziarie e politiche borghesi.   Questo era il sogno “bohémien borghese” della democrazia clintoniana / socialmente liberale repubblicana: puoi avere la tua licenza sessuale, un quartiere sicuro, una florida pensione e pure qualche sbandieratore. 

Ma la sinistra “risvegliata”, quella che ora sta mettendo da parte i liberali, vuole abbattere tutto : la famiglia, l’economia di mercato, la polizia, il patriottismo e lo stato di diritto, che sostituirebbe con la regola del diktat del pensiero unico in continua evoluzione. .   I liberali sono “simpatici nichilisti”, per prendere in prestito una frase di Alex Rosenberg .   La sinistra risvegliata, non proprio simpatica.   I liberali, come le termiti che svuotano l’interno di un albero, hanno distrutto il nucleo dell’istituzione sociale della famiglia.   E ora gli ideologi del pensiero unico vogliono spazzare via anche la vuota buccia esterna.   C’è in loro una completa malattia dell’anima, un’inesauribile brama di distruzione, che ricorda i demoni di Dostoevskij, le tarantole di Nietzsche o, appunto, l’uomo tirannico di Platone.

Di nuovo, ho sostenuto che l’analisi di Platone illumina la nostra situazione attuale. Egli ricorda la sua classificazione dei cinque tipi fondamentali di ordine politico e il modo in cui riflettono diversi tipi di carattere o condizioni dell’anima.   La psiche umana, ci dice Platone, ha tre parti: la parte razionale , la parte vivace (la parte di noi che è mossa da considerazioni di onore e vergogna) e gli appetiti .   L’anima ben ordinata è quella in cui la parte razionale è in carica e la parte vivace è la sua alleata nel tenere a freno gli appetiti.   Un’anima disordinata è quella in cui questo ordine di cose è capovolto in uno dei tanti modi possibili, alcuni dei quali peggiori di altri.  Il miglior regime politico è quello in cui l’anima ben ordinata è onorata e coloro che ne sono in possesso sono al comando.   I quattro regimi cattivi, ciascuno peggiore del precedente, sono quelli dominati da anime sempre più disordinate.

In particolare, il regime ideale nel racconto di Platone è, ovviamente, il regno dei re-filosofi , che non sono solo un vecchio tipo di filosofo ma, in particolare, quelli impegnati in una metafisica ed etica ampiamente platoniche .   Di nuovo, questo è analogo al tipo di anima in cui la ragione domina la parte animata e gli appetiti, ed è il tipo di società in cui quel tipo di anima è idealizzata.   Il suo essere umano ideale sarebbe l’uomo che ha abbandonato le cure del mondo per la contemplazione della verità eterna e l’unione mistica con la Forma del Bene.

Il secondo tipo di regime – cattivo rispetto al regno dei re-filosofi, ma il meno cattivo degli ordini politici ingiusti – è la timocrazia .   Il tipo di carattere che predomina in questo tipo di società è quello in cui la parte animata dell’anima è dominante.   Il militare, piuttosto che il filosofo platonico, è il suo ideale, e virtù come il coraggio e il sacrificio di sé sono quelle più onorate.   Poiché pone l’onore al di sopra della ricerca disinteressata della verità, è inferiore al regno dei re-filosofi.   Ma poiché subordina nondimeno l’attrazione degli appetiti a considerazioni di onore e vergogna, conserva un certo grado di nobiltà.

Il terzo tipo di regime è l’ oligarchia , per cui Platone ha essenzialmente in mente il tipo di società orientata al commercio e all’accumulazione di ricchezza.   Il tipo di carattere che lo domina e che idealizza è il capitalista.   Questo tipo di regime è inferiore alla timocrazia, e molto inferiore al regno dei re-filosofi, perché ora gli appetiti sono arrivati ​​a dominare la società e coloro che la governano.   Tuttavia, il disordine dell’anima non è ancora completo in un’oligarchia, perché accumulare e assicurarsi ricchezza richiede un controllo degli appetiti.   Quindi le oligarchie onoreranno le virtù borghesi come la parsimonia, il ritardo della gratificazione, il rispetto per la legge e l’ordine e la preoccupazione per la rispettabilità. L’uomo oligarchico è imperturbabile anche se non terribilmente stimolante o nobile. 

Il quarto tipo di regime è la democrazia , per cui Platone ha in mente il tipo di società che premia la libertà e l’uguaglianza sopra ogni altra cosa.   In particolare, la sua tendenza è quella di considerare ogni desiderio e ogni stile di vita ugualmente buono, risentendosi se qualcuno suggerisce che alcuni desideri e modi di vita siano cattivi o addirittura inferiori ad altri.   “Fai quel che vuoi tu” è il suo ethos, e la tolleranza è la sua virtù più apprezzata.  Il tipo di carattere che prevale in questo tipo di società è così dominato dall’appetito che anche le virtù borghesi dell’oligarca vengono gradualmente indebolite.   Anche il relativismo e l’irrazionalismo diventano prevalenti, perché l’idea stessa di standard oggettivi di bontà e verità diventa odiosa per l’uomo egualitario.

L’unica cosa peggiore di quel tipo di società, secondo Platone, è la degenerazione della democrazia cioè la tirannia .   In un certo tipo di anima all’interno della società egualitaria, il predominio dell’appetito e il risentimento per i vincoli sociali diventano così schiaccianti che non si accontenta di essere lasciato soli a fare le proprie cose.   Vuole imporsi agli altri.   L’hippie rilassato diventa il rivoluzionario e “amore libero e roba gratis” quel qualcosa che deve essere assicurato dalle armi piuttosto che dall’urna.   Per Platone, la tirannia non è l’ opposto della democrazia come la intende lui, ma il suo culmine .

Il partito malvagio e il partito stupido

Per ulteriori informazioni sull’analisi di Platone rimando al mio articolo indicato, in particolare se si vuole approfondire il motivo per il quale pensa che ci sia una tendenza di ogni tipo di regime a cedere il passo nel tempo a quello peggiore successivo.   Naturalmente, non approverei ogni dettaglio della filosofia politica di Platone, ma le linee generali della sua analisi dei principali tipi di regime e dei tipi di carattere che riflettono sono, credo, illuminanti.   Vorrei suggerire che ciò che stiamo vedendo negli eventi attuali potrebbe rivelarsi qualcosa di simile alla transizione che ha descritto tra democrazia e tirannia.   E penso che l’analisi di Platone getti anche luce sulla natura della politica americana contemporanea più in generale.

Per la maggior parte del ventesimo e ventunesimo secolo, entrambi i partiti repubblicano e democratico sono stati essenzialmente oligarchici  in senso platoniano.   La differenza tra loro, soprattutto negli ultimi decenni, è questa. I repubblicani sono stati più inclini a celebrare le virtù militari e il patriottismo, così che nella loro visione delle cose c’è almeno un’eco di timocrazia nel senso di Platone; e nella misura in cui sono stati anche più inclini a lodare le credenze religiose tradizionali e a frenare gli appetiti, c’è anche una debole eco dell’altro mondo del re filosofo.  Nel frattempo, i Democratici negli ultimi decenni si sono sentiti sempre meno a loro agio con la religione e il patriottismo, e allo stesso tempo hanno sostenuto con entusiasmo la rivoluzione sessuale, il femminismo e, in generale, l’egualitarismo radicale e la liberazione dai tradizionali limiti all’appetito.   Quindi la loro traiettoria è stata chiaramente nella direzione della democrazia come la intende Platone; nella misura in cui, negli ultimi anni, hanno cominciato a flirtare con il socialismo diretto, c’è persino un’eco di tirannia nel senso di Platone. Nel caso dei wokester, questo eco è assordante.

Il senatore repubblicano Alan Simpson ha detto una volta: “Abbiamo due partiti politici in questo paese, lo Stupid Party e l’ Evil Party.   Io appartengo al primo”. Ho pensato a lungo a quanto questa sia una descrizione abbastanza appropriata dei moderni partiti politici di destra e di sinistra in generale.   Naturalmente, non intendo dire che ogni ala destra sia stupida e che ogni ala sinistra sia malvagia. Ma la tendenza generale dei moderni partiti di sinistra è quella di spingerci sempre più avanti nella traiettoria di ciò che l’analisi platonica considererebbe degenerazione sociale e politica.  E la tendenza generale dei partiti politici di destra è stata quella di resistere a questa traiettoria, ma in un modo timido, incoerente, incompetente e nella migliore delle ipotesi solo temporaneamente efficace. Cioè in un modo che raramente mira a qualcosa di più alto rispetto a ciò che Platone chiama oligarchia.   Ciò non sorprende, poiché la traiettoria complessiva della società occidentale moderna è essa stessa verso sinistra e verso quella “democrazia” intesa in senso platonico.   E la tendenza sta accelerando e si è fatta strada negli stessi partiti di destra.

Tenere azioni incerte, mal attuate e a malapena efficaci nonché destinate a fallire alla fine, sembra essere il meglio che possiamo realisticamente sperare dalla politica per il prossimo futuro. Quello che ho detto poco più di quattro anni fa ora è da raddoppiare: mai lo Stupid Party è stato tanto stupido, mai l’ Evil Party tanto malvagio.

Edward Feser



Categorie:Filosofia, teologia e apologetica, Sproloqui

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19 replies

  1. Questo articolo di un certissimo livello dimostra nella pratica quanto il ragionar aristotelico-tomista sia, come da sempre, il più adatto per capire le cause degli avvenimenti che viviamo sulla nostra pelle.

    Ci permette in un secondo tempo anche di capire perché un’enciclica come la Laudato Sì non sia, non solamente Magistero Autentico, ma neanche saggia, umanamente parlando, nelle sue prese di posizioni di fondo: per forza, visto che chi l’ha scritta non solo non ha quella vita spirituale minima richiesta per lo svolgimento della sua funzione, ma neanche la preparazione umana. filosofofica e metafisica che gli permetterebbe di guardare al mondo con una certa acuità. D’altronde la sua relazione al Covid è stata solo un sottomettersi alle ideologie politico mondane in voga, ritirando la presenza della Chiesa dalla vita di fin troppe persone.

    Ovviamente, per i due gatti che si sono dati la pena di leggere il mio saggetto estivo, apparirà chiaro che, per quanto mi concerne, non userei più del linguaggio tradizionale aristotelico dove nelle riflessioni sul principio di sussidiarietà si considera (Feser incluso) lo Stato come un ordine sociale di livello superiore a quello della famiglia, mentre in Realtà è la famiglia che rappresenta il livello sociale massimo: senza questa rivoluzione come preambolo nelle nostre teste nessun cambiamento radicale potrà mai avvenire.

    Questa inversione nelle priorità permette immediatamente di levare una sfocatura messa in evidenza nel testo stesso del Feser quando cita la Summa Theologiae: “Affinché la volontà di ciò che è comandato possa avere natura di legge, deve essere in accordo con qualche regola della ragione. E in questo senso va inteso il detto che la volontà del sovrano ha forza di legge; altrimenti la volontà del sovrano avrebbe sapore di illegalità piuttosto che di legge . ” Se si ammette infatti che la sovranità è propria della famiglia e non del sistema statale che ne ha da essa la delega, allora è molto semplice stabilire che la volontà del sovrano non può andare contro il principio che la fonda e cioè la felicità delle famiglie che lo fondano nella sua essenza e che ne garantiscono la liceità.

    Partendo da questo principio è allora ovvio che quel che lui chiama il disordine del nuovo mondo ha un fondamento illecito anche se corroborato legalmente, ma corroborato da uno stato che è contro-natura in quanto non fondato sull’interesse delle famiglie che dovrebbe rappresentare e da cui dovrebbe emanare.

    Alla fine, e queste considerazioni superate, quando atterriamo sul lato pratico ovviamente la mia concordanza con Feser è totale: nessuno Stato può andare, lecitamente, contro i principi del diritto naturale: ” Gli esseri umani hanno il diritto naturale di lavorare per provvedere a se stessi e alle loro famiglie. Hanno il diritto naturale di riunirsi per il culto religioso. Hanno il diritto naturale di decidere il modo migliore per istruire i propri figli. Hanno un diritto naturale alla libertà di azione coinvolta nelle normali attività sociali quotidiane. Hanno un diritto naturale alla stabilità e alla prevedibilità necessarie per una pianificazione a lungo termine, cose che lo Stato di diritto dovrebbe garantire

    Siamo ad anni luce da una Struttura Ecclesiale che ha ordinato la chiusura universale al culto, la messa sotto il moggio della pratica della fede in tutta la sua estensione pubblica, in quanto nella mentalità di chi la dirige attualmente, il cattolico non sarebbe abbastanza maturo da solo per prendere le misure necessarie per proteggere se stesso e la propria famiglia: allora si permette che lo Stato si sostituisca alla famiglia e detti alla Chiesa come celebrare i sacramenti e vivere la propria fede.

    Eppoi, come ben sottolinea il Feser, un paese come la Svezia che non ha imposto nessun blocco ha avuto meno morti dei paesi che lo hanno fatto: il che dimostra che se si responsabilizzano le persone queste si prendono in carica molto meglio: ma nella mentalità del burocrata sudamericano il popolo non ha nervi e non ha volontà ma è un gregge senza testa, salvo quella del tiranno.

    La messa in guardia di Feser rispetto alla situazione attuale, dove la politica ideologicizzata prende il passo sulla realtà epidemica, e dove si è sostituito l’uso della ragione con l’attacco ad hominem e l’appello al ridicolo, ci ricorda che questi sono i prodromi della tirannia e in particolare quella dettata dal PUPC (Pensiero Unico Politicamente Corretto) e come avrei voluto scrivere io questa frase (!) : “Quindi, il wokester, l’ideologo del politicamente corretto o il guerriero della giustizia sociale tende, suggerirei, ad essere quello che ho chiamato altrove “tipo di personalità volontarista”. E l’attenuazione della sua ragione e il contenuto delle sue opinioni mi pare tendano ad avere due fonti più profonde, l’ invidia caratteristica dell’ideologo egualitario e la cecità mentale di coloro che sono profondamente invischiati nel vizio sessuale . Come ci avverte Platone nella Repubblica , l’invidia egualitaria e il desiderio sessuale disordinato sono i semi da cui nasce la tirannia negli ultimi stadi di una democrazia”

    La considerazione finale tra lo Stupid Party e l’Evil Party è perfettamente azzeccata nel contesto americano: però, se abbiamo un po’ di onestà, potremmo dire che si applica anche da noi, mutati mutandis.

    Però a sempre voler cercare la salvezza presso le strutture umane, stupid o evil che siano, non sarà mai la soluzione che noi, cattolici veraci, ricerchiamo: la soluzione consiste, ovviamente, a ricentrare sulla propria famiglia il nostro sforzo, unendosi ad altre famiglie e alle realtà locali o remote che ci possono aiutare a generare effetti di leva positivi.

    In Pace

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    • Grande SImon!
      Ne approfitto per rilanciare pubblicamente il video che privatamente ti ho linkato, nel quale Nino Galloni sottolinea bene quali siano state le mosse assistenziali degli anni 80 che hanno portato molte famiglie a fare affidamento sullo Stato (e non su loro stesse in primis!), secondo accenna alle cosiddette “statonote” (che significa creare moneta locale e più locale è, meglio si adatta alla zona che serve, esattamente come tu consigliavi) e infine chiude con alcune possibili soluzioni le quali però sembrano sempre deboli rispetto a quella che tu proponi e consigli.

      Sempre più convinto insomma che la tua riflessione debba essere portata al grande pubblico, andrebbe studiato il modo migliore. Grazie ancora.

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  2. E’ molto interessante questo articolo.
    Ma permettetemi di dire…assolutamente generico ed incurante della complessità dei problemi.
    Affascinante la divisione tra il partito degli stupidi ed il partito dei malvagi, ma a questo punto Simon, Minstrel io e Feser, a quale partito apparteniamo ? Perchè se vi sono solo 2 partiti allora o siamo stupidi o siamo malvagi.
    Se siamo stupidi scrivere ed argomentare qui, come altrove ha poco senso, ed è solo fine a noi stesso ma il realtà non è in grado di descrivere il vero, ma solo quello che stupidamente pensiamo sia vero.
    Se siamo malvagi (e possiamo anche essere di partiti diversi) o siamo anche stupidi (perchè un cattivo fine a se stesso è anche stupido perchè danneggia anche se) oppure cerchiamo il dominio non curanti delle conseguenze che , alla lunga, tornano ad essere negative per tutti (quindi sempre stupidi, magari lentamente stupidi).
    La realtà è che ogni scelta singola ha effetto sulla propria micro comunità (famiglia?) ed ogni scelta famigliare ha effetto sulla comunità intorno , e così via.
    Quindi la necessità di una entità superiore che regoli le controversie derivanti dal fatto di essere fatti di carne e peccare (anche anche tutti i cristiani fanno, nessuno escluso) è vera e concreta, e talmente reale che mai nella storia recente dell’umanità c’è stato qualcuno che potuto concepire una struttura sociale senza un vertice decisionale che possa decidere per tutti ANCHE SE NON SONO TUTTI D’ACCORDO.
    In una società di miliardi di persone che condividono fiumi laghi territorio risorse naturali spiagge inquinamento dell’uno verso l’altro , strutture , fogne , gasdotti , etc etc non esiste “il falò dei saggi” dove si decide sempre per il meglio aiutati da Dio., come tra gli indiani.
    Esiste una comunità complessa che si organizza per decidere per il meglio, sperando di fare le scelte giuste, ed impone la sua decisione anche a chi non è d’accordo.
    Vorrei poi capire che cosa sia la famiglia, al di la del concetto sentimentale.
    Padre Madre e Figli ? Padre Madre e Figli e Nipoti ? Si va per linea maschile ? Una specie di tribù allargata all’infinito ? Il capo famiglia è il capostipite ? I cugini, i fratelli ? E’ proprio dalle famiglie “allargate” che sono nati i villaggi, poi le tribù ed infine gli stati e le nazioni. Riavvolgere la storia è come rimettere il dentifricio nel tubetto. Gli interessi di una famiglia possono essere in contrasto con quella dell’altra , e chi interviene ?
    E poi quali sarebbero i diritti della famiglia dove lo stato non può intervenire ? Se impazzisco e picchio a sangue mio figlio o violento mia figlia, quale entità interviene ? O non può intervenire, perchè nella famiglia mia decido io ? O se decido di non mandare mio figlio a scuola per insegnargli il terrapiattismo, chi difenderà mio figlio dal mio desiderio di renderlo ignorante ? Mio figlio è MIO o è di Dio ? Perchè se è di Dio non è detto che io ne sia il legittimo proprietario per tutte le scelte. Esiste la famiglia, ed esiste la comunità che veglia (con i suoi errori e deviazioni, ma siamo umani) perchè al “singolo” siano garantiti dei diritti indipendentemente dalla famiglia in cui è nato. O è un concetto illogico . O è un concetto da Evil Party?
    Per quanto riguarda poi le scelte statali ed ecclesiastiche su questo evento del coronavirus, mi sembra che appassionino solo i filosofi ed i detrattori della chiesa. Le scelte che si fanno in queste occasioni sono le migliori che sembrano necessarie. Criticarle a posteriori è facile. Criticarle senza avere la responsabilità di doverle prendere è una semplificazione ben poco filosofica e molto opportunistica, Se dopo il LockDown le chiese non sono tornate a riempirsi andrebbe ben capita la qualità dei cristiani che le riempivano prima, e non accusato questo o quello Stato o Conferenza Episcopale per averle chiuse per 2 mesi (non per 2 anni o 2 secoli). In babilonia israele c’è stato 80 anni senza poter professare pubblicamente la sua fede. Eppure dopo 80 anni è risorta intatta. Chi non torna in chiesa adesso ci andava svogliatamente anche prima.
    D’altra parte qualsiasi scelta fosse stata presa sarebbe stata stupida (perchè presa dal partito degli stupidi) o cattiva (perchè presa dagli altri).
    Salve…

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    • Beh, leggendo l’articolo mi pare perlomeno strano che tu non abbia fatto il legame con la situazione bipartitica specifica agli USA: non c’è quindi nessun obbligo per noi che siamo in altri sistemi di dover scegliere tra gli stupidi ed i malvagi. Ad ogni modo, meglio essere stupidi che malvagi se dobbiamo guardare le cose in assoluto e senza possibilità (teorica) di altra scelta.

      Sulla famiglia e la sua relazione allo stato, ti rimando al mio saggetto di quest’estate se il topic ti interessa per davvero e quindi, non perderò un minuto a risponderti, perché sarebbe semplice ripetizione.

      Le scelte statali ed ecclesiatische devono avere la flessibilità di riconoscere i propri errori e di adattarsi: cosa che non hanno fatto finora. La Struttura Ecclesiale cattolica, in particolare, si è mostrata assolutamente incapace di accompagnare il Popolo di Dio in modo conveniente, sottomettendosi al volere di Stati che sono opposti alla famiglia e alla Chiesa in quanto Corpo di Cristo: questa sottomissione innaturale, irrazionale e andante contro la propria ragione di esistere non è stato il fatto della codardia di alcuni chierici perfidi (etimologicamente parlando) ma è stata illecitamente imposta dall’alto e continua all’esserlo, imposizione purtroppo accettata da troppi, anche se, grazie al Cielo, non da tutti.

      Concordo con te per dire che il lockdown ha avuto il vantaggio ti setacciare i cattolici tra coloro che ci andavano per inerzia e quelli che ci vanno per fede: personalmente, nella parrocchia della FSSP alla quale vado ormai ogni domenica senza eccezioni, ho visto che il numero dei presenti alla messa dominicale è moltiplicato per due, al 95% giovani, giovani coppie e i loro figli. Questi sono gli ambienti dove il presente ed il futuro della Chiesa si sviluppano come Dio comanda: massimo rispetto dell’Eucaristia, senso della trascendenza, trasmissione integrale della fede alle nuove generazioni, carità.

      In Pace

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      • Confesso , senza nascondermi dietro ad un dito…di non aver letto il tuo scritto di questa estate, ma a mia discolpa c’è che nel luogo dove ero non prendeva bene internet 🙂
        Lo leggerò senz’altro.
        C’è questo articolo NBQ che affronta , a mio parere in modo relativista (cioè selezionando con cura gli eventi storici che più gli aggradano, e dimenticando quelli precedenti) un tema che può essere interessante, anche per capire come ancora oggi certe mentalità continuino (sotto la cenere) a persistere.
        Peraltro sono gli stessi che (nel caso non fosse avvenuto l’evento trattato nell’articolo) oggi si troverebbero ad essere governati da quello stesso Papa che ogni giorno, sulle stesse pagine, giudicano incapace , incompetente, se non proprio abusivo 🙂

        https://lanuovabq.it/it/porta-pia-dopo-150-anni-ancora-irrisolto-il-nodo-chiesa-stato

        Grazie per l’approfondimento.

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        • Quel che legittima uno Stato è se questi compie la funzione di subsidiarità che gli devolve naturalmente la famiglia naturale (nucleare, allargata, tribale questo è un punto di vista culturale) per aiutarla a raggiungere il proprio scopo che è la felicità (eudaimonia) : la sua legittimazione non è, quindi, da ricercare sul piano formale/legale ma sul piano essenziale della sua capacità a compiere tale funzione e chi lo decide in ultima istanza, legittimamente questa volta, è la famiglia stessa.

          Uno Stato che non funziona nel senso dato qui è uno stato che non ha legittimità e che non chiama a nessuna lealtà nell’ordine etico.

          Nel 1870 la questione è sapere quale dei due governi (dei Savoia o del Papa) era il più atto a garantire la felicità delle famiglie al cui servizio si trovavano: personalmente non ho né risposta né opinione.

          In Pace

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          • Be l’articolo cita : “è legittimo ciò che rispetta l’ordine naturale e finalistico delle cose, è violenza illegittima ciò che non lo rispetta, avesse anche il suffragio della maggioranza”.
            Credo che vi sia grande confusione tra ciò che è legittimo e ciò che è buono, finendo per metterli sullo stesso piano, il che è quanto di più illiberale esista.
            Se infatti ciò che è Buono potesse essere imposto alla maggioranza, anche quando non lo vuole, questo si potrebbe fare soltanto con un atto di violenza e/o intimidazione.
            Si ritorna al punto di inizio : chi decide chi è più bravo a garantire la felicità delle famiglie ? io direi le famiglie stesse, quindi la maggioranza di esse, quindi la democrazia.
            Il resto è solo un tentativo di far passare per legittimo quello che invece è dittatoriale.
            Il diritto di peccare, quando questo non coinvolge l’altro, è fondamentale per garantire la possibilità di non peccare in virtù della grazia.
            Se mi togli il diritto di peccare, mi escludi dalla salvezza, perché nessun merito avrò nel non aver peccato, e di fatto con cuore avrò peccato comunque. Grano e Zizzania crescono insieme , perchè non si rischi di strappare l’uno e l’altra.

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            • È difficile di parlare di “diritto” di peccare, in quanto un diritto è sempre legato a qualcosa di buono per persona, in quanto persona umana: ad esempio , è ridicolo parlare di un “diritto” a diventare uno schiavo.
              Possiamo parlare di una facoltà (cioè una potenza) umana a peccare: ma questa facoltà nessuno la può togliere a nessuno; non conosco nessun modo per obbligare una persona umana a non peccare, e se Dio l’avesse conosciuta, Adamo ed Eva non avrebbero peccato.

              Invece, il non essere impedito di essere salvato (o di non peccare) è un vero “diritto” e uno Stato che non favorisce, o addirittura, tenta di limitare questo “diritto” non è legittimato nella sua azione, e se la ragione di esistere è proprio questa allora questo Stato è illecito.

              Non è una questione di democrazia, ma di efficacità del detto Stato a permettere, positivamente, l’esercizio di questo diritto: se sì, è legittimo, se no, non lo è.

              In Pace

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              • Si Simon hai ragione….il termine diritto è improprio :-). Facoltà è molto più efficace.
                Ovviamente uno stato che ti “costringesse” a peccare sarebbe illegittimo, ma non mi pare che ci troviamo in questa situazione. Vi è sempre la possibilità di rinunciare ad una attività se questa comporta commettere un peccato (anche se a volte si tratta di rinunciare a soldi, carriera etc, ed è molto pesante).
                .
                Per quanto riguarda la costrizione a non peccare, non è vero che non esista: quando non c’era una legge sul divorzio sicuramente non era possibile per legge separarsi dal coniuge, con tanto di violazione penale. Ovviamente si possono affrontare le pene, andare in carcere, e separarsi lo stesso…se proprio si insiste un modo per peccare si trova sempre..:-) . Ma è evidente che quando lo stato entra in certi meccanismi sposta il comportamento delle persone , psicologicamente e praticamente.
                .
                Salve.
                .
                P.S. la FSSP a Roma ha una splendida chiesa in centro, ss trinità dei pellegrini.
                Non sono appassionato del Novus Ordo, ma se dovessi passarci ci entrerò senz’altro, visto che è tra le zone che frequento.

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                • Uno stato non ti può togliere la facoltà di peccare, ma ti può indurre al peccato.

                  Nel caso del divorzio non ammesso, una legge come questa, non è lì per impedirti di peccare, cosa impossibile, ma favorisce, in genere, l’unità della famiglia ed evita gli eccessi che vediamo oggi e che tutta la società paga. Uno stato che ammette il divorzio, non ti obbliga a divorziare, certo, ma non compie il suo ruolo primo che è la preservazione della famiglia. Uno Stato che ti impedisce l’esercizio del culto dovuto a Dio, ti impedisce di esercitare il tuo diritto (questo si) alla felicità.

                  In Pace

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                • Limitandosi al caso del divorzio, considerando che uno stato (a meno che tu non concepisca uno stato confessionale , che imponga l’etica cattolica) deve pensare a tutti i cittadini, cristiani o non cristiani o atei che siano, è impensabile che si possa imporre a due persone di restare insieme tutta la loro unica vita in modo coatto, per un bene considerato eticamente ed organizzativamente superiore, fondandosi su un “contratto” che non si può sciogliere. Si tratta a tutti gli effetti di una forma di schiavitù.
                  Ora è evidente che il divorzio sia una forma di disordine della società, ma questo è un male minore rispetto all’imposizione totalizzante a negazione della inalienabile libertà personale di poter cessare un rapporto adulto, pagandone ovviamente le conseguenze.
                  Il matrimonio cristiano è per sempre, ma il matrimonio civile che lo sostiene all’interno dello stato è semplicemente un contratto , con clausole obbligatorie e con possibilità di scioglimento, e se la società per questo risulta un po più disordinata e disgregata vuol dire che questo è il mondo umano fuori dal paradiso terrestre.
                  Siamo ancora agli albori di un’era in cui le libertà personali costringeranno i cristiani a fare i conti seriamente con la loro fede, senza il supporto di uno stato che aiuti loro e gli altri a non peccare.
                  Ma d’altra parte la storia ha dimostrato che l’occasione rende molti uomini ladri, a conferma quello che mancava non fosse la volontà quanto la possibilità.
                  Non abbiamo idea Simon dello sconvolgimento futuro , ma tutto rientra nel disegno di Dio che evidentemente non era poi così contento di avere miliardi di fedeli tiepidi, cristiani per tradizione invece che per fede e convinzione.
                  Ci spaventa perchè mai come ora la fede dei nostri figli è nelle nostre mani educative, e nessuno fuori da noi può dare supplenza. Ma non dobbiamo essere pessimisti ne conservatori dell’attuale e nostalgici del passato, come se non esistesse altro che esso. Tutto rientra nei piani di Dio, solo possiamo agire noi personalmente come cristiani cessando di delegare alle leggi ed alla società , che spesso diventano alibi per non convertirci.
                  Le chiese chiuderanno, i conventi si svuoteranno , i seminari si diraderanno, i preti perderanno potere e i fasti sempre più si ridurranno.
                  Sarà un enorme esilio, che proverà col fuoco la fede di molti, riducendo la massa ma anche restituendo valore alla fede dei singoli.
                  Pochi riflettono sul valore delle parole di Gesù circa l’essere il sale della terra (cioè una sostanza che per dare sapore a tutto si deve diluire e perdere) e di essere la luce del mondo (cioè un punto di riferimento dove guardare). Molti credono che evangelizzare significhi CONVINCERE tutti, mentre evangelizzare è ARRIVARE a tutti, e poi aspettare che il Signore agisca nei cuori di qualcuno.
                  Come in un pasto non esiste solo il sale (anzi se ce ne sta troppo non è buono) e come in una casa non esiste solo la luce (anzi se ce ne sta troppa diventa accecante), cosi nel mondo non c’è necessità di tutti cristiani, ma c’è necessità di cristiani autentici, di sale che sappia di sale e di luce che non sia fioca.
                  E i cristiani autentici sono quelli che seguono Cristo incuranti delle leggi umane e senza sperare nelle leggi umane. Senza la libertà non esiste autenticità, e credo che questa cura dimagrante sia certamente nei disegni di Dio e durerà il tempo che lui vorrà, depurandoci da molte delle sovrastrutture umane (leggi, beni e possedimenti eccessivi, usi costumi e tradizioni inutili) che in questi secoli si sono inevitabilmente sovrapposte e stratificate sopra la sua parola.
                  Scusami per il commento un po lungo…
                  Salve.

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                • Concordo solo molto parzialmente con le tue conclusioni, ovviamente, visto che partiamo da due punti di vista differenti: il mio essendo metafisico e guardando all’essenza delle cose.

                  Riguardo al divorzio: uno stato il cui fine è la felicità delle famiglie di cui è l’emanazione sussidiaria ha il dovere di (a) promuovere la famiglia, (b) salvaguardare la famiglia, (c) parare ai bisogni dei più deboli nelle famiglie disfunzionali.

                  Quanto all’aspetto confessionale uno stato che tiene conto della dimensione trascendentale della realtà umana e familiale sarà più legittimo, sul fondo, che uno che non ne tiene conto o che la avversa: questa è semplice logica.

                  Il divorzio in quanto tale non è una realtà positiva e facilitarne l’esercizio è quindi contrario alla sostanza stessa di quel che dovrebbe fare uno stato degno di questo nome e se l’ “inalienabile libertà personale di poter cessare un rapporto adulto” in realtà, a ben guardare quel che succede nella nostra società malata di divorzi, significa meno protezione familiare per i membri della detta famiglia, allora l’essere adulto non consiste a fuggire le proprie responsabilità, ma ad assumerle e lo stato deve assicurarsi che questo comportamento responsabile sia assunto in tutta la sua estensioen contrattuale, come ben dici. Orbene, male si vede come il divorziare possa condurre ad un comportamento responsabile nel quadro di questo contratto, il quale ha come due basi la procreazione e l’aiuto mutuale. Ci sono ovviamente i casi di violenza, ma questi sono abusivi in ogni circostanza e permettono certamente la separazione fisica per la salvaguardia delle persone coinvolte.

                  È errato considerare che soddisfare un contratto a vita sia in ogni caso una forma di schiavitù: questa è l’espressione di una mentalità distorta. O allora l’obbligo dei genitori verso i loro figli è una schiavitù, l’obbligo di pagare tasse vita natural durante è una schiavitù, l’obbligo di confidenzialità è una schiavitù, etc etc.

                  Del futuro, caro ML65, non me ne cala un gran che, come spero che tu abbia capito dal tempo che tratto del soggetto: quel che conta sono le scelte nel Qui e nell’Adesso che è il luogo metafiisco dove si tocca l’Eternità e si realizza la nostra propria Eviternità.

                  Per concludere, il cristiano autentico non è noncurante delle leggi umane, proprio in quanto lo stato è una realtà sussidiaria inferiore alla famiglia e che questa deve assicurarsi che esso compia quel per il quale ha ricevuto delegazione: egli ha, quindi, il dovere di assicurarsi, per quanto a lui possibile in ogni momento specifico, che queste siano leggi che aiutano alla pratica delle virtù cardinali e all’esercizio di quelle teologali nel modo il più esteso possibile: da dove il dovere di “fare” politica in quanto cristiano.

                  È vero che in questo periodo storico troppi saranno i dannati, ma come espresso prima, chi prima non aveva bisogno di fare grandi cose per essere salvato (fedeltà nelle piccole cose) perché viveva in una società che lo aiutava moltissimo sul piano della fede, restiamo pure certi che coloro che oggi non sono fedeli nelle grandi cosi (la persecuzione chiara e tonda nella quale viviamo) non lo sarebbero stati nelle piccole nei tempi di allora.

                  In Pace

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  3. Che partiamo da due punti di vista differenti mi sembra evidente, e non voglio certo convincerti del mio.
    Personalmente ritengo che l’uomo abbia percorso gli ultimi secoli a liberarsi da una visione eccessivamente metafisica della realtà, ed è certamente probabile che sia andato fin troppo avanti , eccedendo, ma su questo tema ognuno ha le sue responsabilità….
    Permettimi però di dire che la tua espressione “È errato considerare che soddisfare un contratto a vita sia in ogni caso una forma di schiavitù: questa è l’espressione di una mentalità distorta. O allora l’obbligo dei genitori verso i loro figli è una schiavitù, l’obbligo di pagare tasse vita natural durante è una schiavitù, l’obbligo di confidenzialità è una schiavitù, etc etc.” è capziosa, in quanto le fattispecie da te esplicate sono profondamente differenti dal caso in specie.
    Un conto sono i debiti fiscali, che esistono solo se si hanno dei guadagni e che fanno parte dell’inevitabile ripartizione dei costi dello stato tra i cittadini per servizi di cui è impossibile non godere per il solo fatto di vivere su un territorio (ed in ogni caso sono legati al reddito, quindi anche zero a volte)
    Un conto il sostentamento dei figli, che prima o poi viene meno raggiunta la maggiore età e l’indipendenza economica (tranne eccezioni …ma l’eccezione conferma la regola)
    Un conto invece il legame di matrimonio civile.
    Nel matrimonio civili infatti sorgono una serie di obblighi (per esempio la convivenza) che incidono nella sfera privata ed indisponibile di una persona, se non entro certi limiti volontari.
    L’obbligo di restare sposati comporterebbe quindi una serie di conseguenze che violano questa indisponibilità.
    Senza l’opzione “divorzio” e senza una data di scadenza, tale contratto diventa una obbligazione personale a vita di una persona rispetto all’altra non dissimile dai contratti antichi dove si vendeva la propria prestazione a vita ad un certo padrone. La vendita o cessione di se stessi è legalmente invalida, in quanto cessione di un bene indisponibile.
    Qualsiasi contratto umano che preveda una prestazione può essere disatteso, dietro al pagamento di una penale. Il diritto moderno (grazie a Dio) prevede che nessuno possa essere costretto, con la forza, a fare qualcosa che non vuole fare, ma deve esserci sempre una altra alternativa.
    Dove non c’è alternativa c’è abuso. Servi della Gleba, Schiavi, lavoratori ceduti a vita, etc etc , appartenevano a questa categoria di abusati.
    Il matrimonio civile senza divorzio rientra in questa fattispecie, se vogliamo con una postilla peggiorativa perchè quanto meno nella schiavitù il padrone magnanimo poteva liberare lo schiavo. Nel matrimonio civile senza divorzio nessuna delle due parti, seppur d’accordo, può rinunciare ai diritti/doveri verso l’altro.
    Quindi gli stati che non prevedono il divorzio saranno anche più ordinati, ma sono illiberali, e non è vero che procedano per la felicità dei propri cittadini, ma piuttosto per una ideologia che casualmente collima con un comandamento cattolici, ma che in realtà nasconde una forma di ateismo dove lo stato è padrone dell’individuo, e ne decide per la vita.
    Sul punto non saremo mai d’accordo..ma non è necessario esserlo fortunatamente 🙂

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    • Non ha significato dire che ci possa essere una visione eccessivamente metafisica della realtà, in quanto la realtà è pienamente comprensibile solamente metafisicamente.

      Ancora una volta debbo sottolineare quanto sei lontano da una comprensione profonda della realtà e del ruolo che vi abbiamo in questo mondo: ci è chiesto lealtà, fedeltà, senso dell’onore alla parola data, alleanza con Dio per sempre. Dio stesso vomita i tiepidi, coloro che cambiano idea ogni mattino, che non sono fedeli alla parola data: l’essere umano è, secondo la sua natura, fatto per scegliere in modo definitivo, per tutta la sua vita quel che è giusto e buono senza tornare indietro.

      La vita su questa terra è un percorso che ci permette di dimostrare che siamo queste persone completamente e veramente date a Dio: questo è l’ordine naturale delle cose, cioè quando mente, corpo, azione si concentrano sull’impegno, sull’alleanza che Dio stabilisce con noi.

      Se hai questo ben chiaro in testa, allora capirai immediatamente che questo tuo discorso è semplicemente un ri-sputare acriticamente quel che il pensiero unico, laico, anti-cattolico ti ha messo in testa, lavandoti ben benino il cervello: il matrimonio è una obbligazione personale a vita di una persona rispetto all’altra ed è questo che fa di noi persone serie e non superficiali, gente davvero responsabile e profondamente felice e non leggera, incoerente e mesta. Ed è il ruolo dello stato lecito e legittimo, in quanto in carica della salvaguardia della famiglia di cui è il servo, facilitare questa responsabilità adulta e non dare da pensare o favoreggiare che si possa essere delle girandole se si desidera la propria felicità e quella della propria famiglia.

      Per concludere, uno stato che pretende che gli individui e le famiglie siano al suo servizio e non il contrario è una struttura di peccato ed è immorale.

      In Pace

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  4. Simon, non riesco a capire se nei tuoi scritti ti riferisci solo al matrimonio cattolico o anche al matrimonio civile.
    Se cioè quando scrivi “il matrimonio è una obbligazione personale a vita di una persona rispetto all’altra ed è questo che fa di noi persone serie e non superficiali, gente davvero responsabile e profondamente felice e non leggera, incoerente e mesta.” includi anche coloro che si sposano soltanto civilmente, perchè atei o altri motivi.
    Perchè se per te anche il solo matrimonio civile rientra nella categoria del “il matrimonio è una obbligazione personale a vita di una persona rispetto all’altra”, allora credo che ogni nostro dibattito sul tema non abbia senso, in quanto tu proponi un tipo di legislazione civile in cui io non mi riconosco, che limita i diritti personali e istituisce obbligazioni personali non estinguibili tramite il pagamento di una penale, che sono appunto alla base della schiavitù.
    Personalmente ritengo che, pur riconoscendo tutti i danni collaterali dei divorzi, un cattolicesimo ed una famiglia che si regga sulla coercizione imposta per legge, con tanto di pene carcerarie, sia la negazione stessa della nostra religione, e che non vi sia nessuna obbligazione persona che possa essere mantenuta a vita, finendo per formare solo una forma di ricatto reciproco dove la famiglia finisce per essere solo un contenitore di odio e recriminazioni, senza alcun valore aggiunto per nessuno.
    L’addove i coniugi non trovano in loro stessi o (se credenti) in Dio l’energia e la roccia su cui costruire la propria unità contro ogni tentazione o problema, non sarà certo lo Stato e poterlo fare.

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    • Il nocciolo del tuo problema è che per te lo Stato non avrebbe l’obbligo di garantire la libertà e la progressione nella libertà dei membri/famiglie di cui esso è al servizio: mentre per me e per il filosofo, come per la Chiesa, questa è la sua funzione prima.

      Uno Stato etico, e quindi veramente legittimo al servizio dei suoi mandanti, garantisce loro lo sviluppo e l’uso pratico delle virtù cardinali (temperanza, prudenza, coraggio, giustizia) sole garanti di libertà; la giustizia essendo, poi, la chiave di volta di ogni sistema sociale e l’onorare la parola data è in tutte le culture antropologicamente sane considerata una massima virtù. E all’esercizio di queste virtù uno Stato legittimo deve vegliare (e poco c’entrano credenze, religioni, etc a questo stadio): solo nell’esercizio delle virtù vi è possibiltà di felicità, e, quindi, lo Stato deve garantire e massimizzare la possibilità di esercitarle.

      Un divorzio è una gravissima mancanza alla parola data, un disordine maggiore in una società, una garanzia di infelicità, un crimine pubblico contro la giustizia: questo è quel che è oggettivamente, in quanto venendo a mancare alla parola data, oltre lo scandalo che esso comporta, implica la rottura dell’impegno mutuale di procreare, di educare la discendenza e quello dell’aiuto mutuale vita natural durante. Uno Stato ben fatto, laico o cattolico che sia, si deve dunque di arginare e non di facilitare tale ingiustizia a cominciare con non riconoscerla parte integrante del proprio corpo legislativo.

      In Pace

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      • E’ interessante il fatto che da una parte si invochi l’azione etica dello Stato , e quindi gli si deleghi il potere di esercitarla, e dall’altra si discuta e critichi continuamente le modalità con la quale la esercita, quando non sono consone al nostro pensiero (per esempio nella gestione della pandemia).
        Questa dello Stato etico è una mera illusione, anche molto pericolosa, che si tira fuori solo quando serve.
        In realtà lo Stato è etico quando fa quello che pensiamo sia giusto, altrimenti diventa usurpatore. E’ sempre stato così e sempre sarà così. Per questo i poteri dello Stato in termini di libertà e diritti personali devono essere minimi, anche a costo di sopportare una società più disordinata.
        Qualsiasi Stato che nel passato abbia provato ad esercitare questa funzione etica in maniera continua ed invasivamente coercitiva, invece che propositiva ed educativa, è fatalmente sfociato nell’autoritarismo, se non addirittura nel totalitarismo.
        Se io delego allo Stato il controllo su comportamenti etici che io ritengo importanti (ma altri no) al punto di delegare allo stesso definitivamente persino la mia libertà personale pur di perseguire un fine da me ritenuto buono e maggiore, chi impedirà allo Stato stesso , un giorno , di decidere diversamente e costringermi a fare cose il cui fine invece non ritengo buono?
        L’etica umana è semplicemente una convenzione, e mentre su alcuni aspetti tutti gli esseri umani più o meno concordano, su altri non è affatto così.
        Le considerazioni sul valore del matrimonio indissolubile, per la società, sono assolutamente soggettive.
        Lo stesso Stato che oggi potrebbe costringermi a non divorziare per ragioni etiche di protezione della famiglia, un domani , perseguendo in teoria lo stesso obiettivo, potrebbe costringermi a non fare più di un figlio perché non ritiene etico consumare le risorse del mondo a danno di tutte le altre famiglie.
        Come si potrebbe logicamente obiettare che non ne avrebbe diritto?

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        • Anche se è vero che non esiste nel cristianesimo una filosofia che va seguita come dogma, è altrettanto vero che solo alcune filosofie sposano tutte le istanze dogmatiche poste dal Magistero e finora solo una (indovina quale) riesce a compenetrare e sorreggere, quale ancella, quasi tutte le istanze teologiche di grado certo. All’interno di questa visione filosofica (indovina quale?), la parte morale deriva da una naturalità informata nel sinolo anima-corpo che è l’uomo ed è costruita credendo reali le 4 cause aristoteliche, causa finale soprattutto.
          Qui si crede (per logica filosofica!) che l’uomo ha una natura UNICA, ha un fine UNICO e pertanto ha una precisa morale UNICA. “Tutti gli uomini sono uguali” (davanti a DIo, alla legge, fra di loro, mettici quel che vuoi) deriva da questi presupposti metafisici, non da altre cazzate contingenti.
          Fine.
          La realtà non è democratica e la realtà dell’uomo, considerata in maniera metafisica e sotto la miglior logica finora pensata, nemmeno. Sai come dicono i giovani? E’ così, non ci sono cazzi.

          Ora rileggiti mentre scrivi che a tuo avviso uno stato diventa totalitario quando dispone all’uomo di fare l’uomo, oppure quando ritieni implicitamente la libertà sganciata dal fine ultimo della natura umana, oppure quando bruci secoli di teologia certissima dichiarando che l’etica è convenzione o getti al vento serenamente millenni di riflessione di filosofia politica ritenendo che democrazia necessariamente faccia rima con relativismo.
          Puoi dirmi che non è vero, che ho frainteso, che sei andato di fretta, ma il tuo ultimo commento questo è: convenzionalismo relativista pregno di nichilismo esistenzialista.

          Tutti grandi paroloni, manca giusto “cattolico”. Quello non riesco proprio a scrivertelo.

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          • Sinceramente non capisco l’aggressività delle tue espressioni Minstrel, giustificabile solo con la difficoltà nel dare risposte concrete alle semplici domande che ho poste , e cioè se uno Stato possa imporre coercitivamente comportamenti etici personali fino al punto di imporre a due persone di restare insieme anche se entrambe non lo vogliono, e (qualora sia giusto imporli) come si potrebbe evitare che lo stesso Stato imponga comportamenti personali malevoli, facendoli passare per etici.
            So benissimo che tu ritieni il Tomismo come espressione di perfezione, ma se tu pensi che ritenerlo perfetto consenta di creare una società dove certi comportamenti non siano solo proposti ma anche imposti, ovviamente ci sarà qualcun’altro che si sentirà autorizzato ad imporre ben altri comportamenti, partendo da logiche opposte alla tua, ma applicando lo stesso metodo.
            La mia sensazione è che per quanto i vostri ragionamenti siano assolutamente profondi e molto più dotti dei miei, siano viziati dal problema di fondo di non riuscire a pensare anche come pensa chi non crede nel cattolicesimo.
            Ma persino Dio , mandando Gesù nel mondo , oltre a sconfiggere il peccato, ha fatto un gesto che lo ha messo in condizione fare l’unica cosa che logicamente (da Dio) non poteva fare prima : sapere esattamente cosa significa non essere Dio, e quindi limitati. Un essere illimitato si è fatto limitato per conoscere la sua creatura , le paure, i limiti, la corporalità , la psicologia della mente umana.
            Vero Dio e vero Uomo, mentre prima era solo Dio. Lo ha fatto per Amore, perchè solo chi ama si scende dal proprio piedistallo per conoscere e farsi conoscere dall’amato.
            La realtà è quindi ben più complessa di quello che descrivi, e non può essere spiegata senza far ricorso alla parola Amore, che non può che far rima con Libertà. Chi Ama non imprigiona, non impone la salvezza ma la propone , perchè sa che la salvezza imposta non salva nessuno. Ed infatti San Paolo parla della parola di Dio diffusa con la “stoltezza della predicazione” , e non con la forza della legge.
            Nella storia ci sono stati periodi in cui i comportamenti imposti erano ben più vicini alla teologia di oggi, e questo non ha impedito agli uomini di dividersi, uccidersi, proporre modelli di sviluppo nepotistici e fondanti sulla povertà di molti e la ricchezza di pochi, sul lavoro senza diritti e su forme più o meno velate di schiavitù formale e sostanziale, dove la gerarchia era sconnessa dall’effettivo merito e la maggior parte delle persone escluse dalle conoscenze.
            Da pochi milioni si è passati a diventare miliardi e ad un tasso di giustizia diffuso che , per quanto ancora molto insufficiente , non può essere lontanamente paragonato alla società fatta a caste di un tempo. E tutto questo avviene in un mondo meno cristiano, molto pagano, pieno di figli e famiglie fatte senza matrimoni o divisa. Non è un bene, ma è un fatto , ed a poco serve dichiarare che in teoria non sia un bene, se poi non si dimostra con i fatti che società diverse garantirebbero non solo la felicità teorica ma quella percepita e reale dei cittadini.
            A poco serve che la ricetta di una torta sia teoricamente perfetta e pensata nei minimi particolari, se poi quella torta piace a pochi e non la compra quasi nessuno, Sarebbe il caso di chiedersi se per caso non ci sia qualche parametro che non si è ben valutato. E mentre qualcuno la mangia è inutile andargli vicino e dirgli continuamente “senti quanto è buona, vero che è buona?”
            La realtà non sarà democratica, ma il mondo è pieno di gente che, enunciando questo principio, si propone di spiegarla con le idee proprie o di qualche filosofia o teologia ritenuta perfettissima ( ma in contrasto l’una con l’altra) Tanto di cappello per cotanta scienza, ma quando questo è stato imposto la teoria “perfetta” si è rivelata inapplicabile e ha prodotto alla lunga talmente tanti sfaceli, al punto che oggi si è arrivati a determinare che è meglio un po di democrazia imperfettissima visto che i sistemi precedenti, alla lunga ed alla fine, sono risultati peggiori per la maggior parte delle persone. E questa è l’unica realtà. E dato che sulle cose umane sono un relativista , aggiungo anche : “per me”.

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