Potere, dall’egemonia all’influencer

Ripubblichiamo qui un’articolo di  Pierluigi Fagan il cui originale si può leggere su FB qui dove l’autore restituisce degli elementi di riflessione del Prof. Carlo Galli pubblicati nel suo libro “Sovranità” reperibile qui. È uno spunto di riflessione interessante che personalmente condividiamo nel suo insieme. Buona lettura per il Ferragosto!

In Pace


Nel suo condensato “Sovranità” (Il Mulino, 2019), Carlo Galli individua la struttura del potere negli Stati (occidentali) contemporanei, definendola triadica (p.117). C’è il potere politico, il quale non è sempre o tutto parlamentare, c’è il potere economico il quale da ultimo è più finanziario che produttivo e c’è il potere mediatico-narrativo, “culturale” si potrebbe sintetizzare, che detta lo sviluppo del discorso pubblico e la legittimità argomentativa. Quale scaturisce da quale?

L’intero edificio dei poteri sociali si erge sulla distribuzione asimmetrica di conoscenza. E’ così dalla nascita delle società complesse cinquemila anni fa. Lungo tutta la storia delle società umane, le élite in cui si condensa il potere, almeno nelle società stanziali, sono quelle dotate di formazione e conoscenza. L’intero comparto sacerdotale si è sempre qualificato per il possesso di conoscenza, a partire dalla scrittura e rabbini, preti e sacerdoti, imam e sapienti confuciani, nelle loro rispettive società, sono a lungo stati i monopolisti della cultura alta e dell’insegnamento. In Occidente, solo a partire dal XIX – XX secolo si è pervenuti a prime forme di istruzione di massa, sebbene élite economico-sociali e religiose abbiano continuato a mantenere loro centri di pensiero, autonomia di pubblicazione e reti di educazione e formazione autonome. Tutt’oggi, i livelli più alti di istruzione universitaria e post universitaria nel mondo anglosassone e spesso europeo, sono garantiti da istituzioni non del tutto aperte e non del tutto pubbliche.

Così per l’editoria che a certi livelli non può che interfacciarsi con quelle istituzioni, quindi corrispondervi. Così per l’informazione dove sappiamo che da Murdoch a gli Agnelli, dal Washington Post di Jeff Bezos a Berlusconi, dal Financial Times posseduto dalle oligarchie finanziarie giapponesi al Sole24Ore confindustriale e tutti gli altri, il potere economico o più spesso finanziario è direttamente proprietario di emittente informazione, inclusi i nuovi media on line. Così per i mezzi di comunicazione allargata che pur non facendo direttamente informazione, fanno “formazione” culturale. Dal monopolio hollywoodiano cinematografico, ad Instagram e Facebook, Linkedin (Microsoft), YouTube (Google), tutte -invariabilmente- americane.

Il triedo di Galli quindi è una piramide che si basa sul tasso medio di ignoranza o presunta conoscenza definito, per lo più, dalle élite economiche e finanziarie. Queste non solo controllano quel livello di base ma vi fanno poi corrispondere la propria offerta di conoscenza emessa che sia quella del titolo di studio di quella università top-100, piuttosto che quel giornale che detta l’agenda e le categorie del dibattito pubblico, o quel modo di intrattenersi on line spendendo un certo tempo e impegno per fotografarsi i glutei da pubblicare poi con vivido orgoglio, stante che in secondo piano si vede che ci si trova in qualche posto esclusivo che muova l’invidia sociale. O anche scambiare la presa del Palazzo d’Inverno con il rifiuto militante a mettersi le mascherine sanitarie. Questa risonanza tra livello e distribuzione di conoscenza e fruizione del contenuto info-culturale fa poi fa da base alla partecipazione politica distratta che ogni quattro anni, chiama tra il 50%-60% della popolazione ad esprimere un voto semplificato per chi “sembra” a noi più conforme. Possedendo direttamente partiti come nel caso italiano di Forza Italia o esponendo leader miliardari come Trump e la famiglia Bush o indirettamente influendo su partiti come i vari partiti liberali europei, En Marche e collegati minori spagnoli ed italiani, i Tories, il corpo principale delle varie democrazie cristiane o social-democratici definiti tali per tradizioni ormai scomparse o condizionando gli altri con i bombardieri culturali ed informativi, quando non con i “mercati” che danno giudizi silenziosi, impersonali ed inappellabili, la “conformità” è quindi assicurata come armonia prestabilita.

Una popolazione educata o maleducata dal potere economico e finanziario, trova magicamente corrispondenza nell’offerta politica condizionata e pre-formata dallo stesso originario potere cultural-formativo-informativo che ha educato o maleducato quella popolazione.

Cose note si dirà. Già, ma allora non si capisce perché le sfrangiate e minimali energie di resistenza politica a questo edificio di potere contemporaneo si ostinino a pensare che fare “politica” sia solo una faccenda di partiti, parole d’ordine, mosse tattiche, proposte politiche, quando l’essenza dell’edificio è prettamente culturale. Quantomeno ci si aspetterebbe una mobilitazione anche su quel campo. In effetti, qualche editore ostinato sull’orlo del fallimento, qualche professore non conformista, qualche blogger, qualche pensatore on line resiste ostinatamente. Manca però un quadro e discorso condiviso a monte. Manca soprattutto la condivisione del fatto elementare che la battaglia politica si fa nella testa della gente, a partire dai tuoi contatti facebook, da quello o quelle o quelli che ti stanno accanto. Immediatamente, tutti pensano “ok sono d’accordo con quello che dici, ma che fare? come far diventare questo discorso un discorso che porta nostri rappresentanti al “potere”? Ma come li porti al potere se non c’è una base di larga condivisione nella società occupata militar-cognitivamente dai poteri in atto? Il campo di battaglia non è il parlamento o le sedi di potere in cui cercar di addensare un contropotere, non almeno fino a quando si diffonderà una certa egemonia nel livello di base della distribuzione di conoscenza ed ignoranza generale.

L’Italia è tra i paese OCSE messi peggio quanto ad istruzione. Certo, “questa” istruzione non è di per sé garanzia di capacità emancipativa, ma l’istruzione è a sua volta un edificio fatto a fondamenta e piani ed alcuni presupposti logico-linguistici-razionali, nonché qualche nozione di base, vanno comunque presupposti per l’emancipazione. Rispetto ad una media UE del 20% tra ignoranti totali, elementari e medi, l’Italia segna un poco glorioso quasi 40%, il doppio.

Molti decenni fa, c’erano forze politiche e sociali, in genere di “sinistra” che, sulla scorta della flessione gramsciana della tradizione marxista-leninista, avevano in gran conto l’aspetto cultural-formativo-informativo. C’erano centri studi, scuole di formazione politica, decine di riviste ed anche quotidiani faticosamente tenuti in piedi dall’impegno militante di giornalisti e lettori, case editrici, registi, scrittori, poeti e pittori, musicisti. C’era una vera e propria “politica” di presenza nelle istituzioni pubbliche e private, un impegno politico forte ad allargare la penetrazione della formazione in tutti i ceti sociali. La visione generale era che al “popolo” dovevano esser dati strumenti per l’emancipazione e questi strumenti erano culturali. Questa non era la ricetta completa ma era la pre-condizione necessaria. Nessuno comunque si sognava di rivendicar con orgoglio una presunta saggezza dell’ignoranza. Questa era “l’egemonia” che oggi ha varie versioni, tutte di destra, dalla liberale alla fascio-sociale.

Nelle moderne c.d. “democrazie liberali”, questo è l’unico vero terreno di scontro, non può essercene altro poiché qualunque istanza, anche la meglio intenzionata, non potrà mai giungere a pubblica e corretta visibilità chiedendo supporto di consenso, ad una base popolare tenuta nell’ignoranza e nella mis-informazione.

Oggi si presentano numerosi attacchi alla partecipazione popolare al voto democratico da parte di coloro che notano che vasti livelli di ignoranza non dovrebbero avere il potere di determinare le scelte politiche. Alcuni rispondono difendendo il diritto inalienabile al voto per tutti come fondamento della stessa c.d. democrazia e fanno bene. Ma questa difesa è debole. La miglior difesa, si sa, è l’attacco ma molti non sono in grado di neanche ragionare in attacco, a parte la mancanza di forze obiettive. Le stesse forze però mancano nella misura in cui manca l’impegno a formarle e questa formazione di forza, dovrebbe passare proprio dalla spinta a coltivare conoscenza ed informazione senza la quale la democrazia rimane “così-detta”.

Un paese col 40% di corpo elettorale che oscilla tra l’istruzione elementare o media, non può andare da nessuna altra parte che non sia il finire sistematicamente nelle attraenti trappole disseminate a iosa dal potere economico-finanziario-informativo-culturale che domina il potere politico, quindi giuridico, che domina la società intera.



Categorie:Aforismi, Cortile dei Gentili, Simon de Cyrène

23 replies

  1. Simon, a tuo avviso è possibile creare un parallelo fra la presenza di ricchi di denaro e poveri di denaro con la presenza di ricchi di sapere (che non è informazione che fa rima sempre con “narrazione”!) e poveri di sapere?

    Mi spiego. La desiderabilità del denaro deriva dalla scarsità e quindi dal fatto che sia in mano di pochi. Eppure in pochi desiderano il sapere davvero, forse perché non sanno cosa sia e riempiono questo desiderio con nozioni narrate, informazione. In somma vengono “rimbambiti” da quello che si presenta come sapere, ma non è che narrazioni costruite ad arte, spacciate per informazioni di fatti riportati in modo poco soggettivo. e la loro conoscenza da parte di chi si informa è presa come sinonimo di “conoscenza, consapevolezza, sapere”. Forse mi sto incartando, ma ci sarà un motivo per cui i più ricchi sono di solito quelli con maggiore consapevolezza, con maggiore sapere inteso come maggior spirito critico. No? Ci sarà un motivo per cui si riempie il dell’uomo di capire cosa sta succedendo, con narrazioni ad hoc e si tende a offrire solo quelle, non occasioni di confronto critico costruttivo.
    Allora se devo cercare un parallelo direi che la desiderabilità del denaro è un epifenomeno creato dalla sua scarsità che fa comodo avere ed è artificiale. La desiderabilità di sapere è propria della natura umana invece, totalmente naturale, come tale quindi va gestita in modo diverso da chi vuole che siano pochi ad averla. Bisogna far restare vuoti i portafogli e riempire le teste di narrazioni (magari su come spendendo quel che si ha in vizi, si possa essere felici).

    Questo mi fa arrivare alla conclusione -magari affrettata e certamente complottista – che alcuni di coloro che si ostinano a mettere in testa che non esiste alcuna natura nell’uomo, che ci si può reinventare come e quando si vuole, che l’uomo è quel che desidera (e che si può comprare…), mentono. E mentono sapendo di mentire! Cioè c’è qualcuno che è realista, conosce bene la natura umana, applica fino in fondo i principi dei grandi filosofi e pensatori greci e le intuizioni del cristianesimo circa la natura umana e il suo essere nel peccato originale e sfrutta questo sapere, letteralmente. Per altro la questione è che potrebbe benissimo farlo, come tutti i peccati, non in modo perfettamente lucido, semplicemente sa che “il mondo” funziona cosi e che il modo migliore per sfruttarlo è fare in modo che questa consapevolezza sia… scarsa.
    Molto interessante.

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    • Prima risponderti due riflessioni per chiarire il linguaggio ed i relativi concetti.

      Scarsità e desiderabilità non sono esplicitamente connessi: ci sono cose altamente desiderabili ma che sono molto comuni, ad esempio una buona spaghettata, come pure ci sono cose rare che non sono desiderabili,ad esempio una pietra lunare riportata dalle spedizioni Apollo.
      La scarsità è un dato oggettivo mentre la desiderabilità è dell’ordine del soggettivo cioè dello psicologico e dipendente dal contesto.
      La nozione di valore di qualcosa, però, dipende dalla desiderabilità soggettiva e dalla scarsità oggettiva: nel caso del denaro, la desiderabilità è direttamente in relazione con il potere di acquisto che esso dà.
      Ci possono essere cose che valgono molto di più che il potere di acquisto: quel che caratterizza la nostra società contemporanea è l’aver idolizzato il potere di acquisto e , quindi, garantito la desiderabilità del denaro: ma ci sono altre realtà, che non l’epifenomenico denaro, che varrebbero di più la pena di essere idolizzati, come il lavoro, il bene comune, la cultura,etc, o, per chi vi è stato eletto da tutta eternità, la santità.

      Vi è poi una differenza di natura tra denaro e conoscenza: il denaro, in quanto è riconoscenza di debito emesso a mio favore da una banca centrale, quando è ceduto ad un terzo, ad esempio quando gli compro qualcosa, diminuisce in realtà il credito che ho contro detta banca centrale; la conoscenza (o sapere, il quale non è sapienza, la quale non può essere condivisa, visto che è realtà esperienziale personale del sapere) quando è ceduta a terzi, invece, non diminuisce presso chi la detiene: se conosco il teorema di Pitagora e lo spiego a qualcuno, non è che mi dimentico detto teorema.

      Il sapere è desiderabile in quanto è in relazione con la libertà: sono più libero quando so di più, in quanto posso predere le decisioni razionalmente le migliori diminuendo il fattore di rischio. La mancanza di conoscenza è generatrice di angoscia perché quel che non si conosce è ansiogeno per definizione: se desidero essere felice debbo quindi conoscere.

      Mantenendo il livello della popolazione nell’ignoranza, la si mantiene in una situazione intrinsecamente ansiogena, quindi da infelice, ma grazie proprio alla causa di tale ansia, cioè l’ignoranza, è possibile vendergli “ricette”, narrazioni come dici tu, che avranno come effetto di polarizzare detta popolazione su quel che si vuole che sia polarizzata: in questi tempi sul potere di acquisto. Sei angosciato? comprati il gioco video, il vaccino un tale, cambia sesso, va in vacanza, fa girare questa benedetta moneta che permette di arricchirmi.

      Di certo è più facile fare denaro agendo sulle debolezze conseguenti il peccato originale che agendo contro tali debolezze per accedere a più libertà, il prodotto ideale essendo quello al quale tutti ne sarebbero come tossicodipendenti:vederci una teoria del complotto? Non credo che ce ne sia bisogno: visto che tutti, ricchi e poveri, stanno in realtà correndo per sviluppare i propri vizi, il tutto può apparire come orchestrato da un un terzo, ma, in realtà, questo avviene perchè, semplicemente, tutti stanno correndo, per strade differenti, verso lo stesso baratro giocando, in finis, la stessa partizione.

      In Pace

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      • O forse, teologicamente parlando, qualcuno che dirige l’orchestra di questo mondo c’è.
        Grazie del commento, hai sistemato un bel pò di pezzi di puzzle che avevo lanciato sul tavolo a mò di sfida personale che hai sapientemente raccolto (e chiuso ehm).

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        • E sapiamo chi è… Cambia veste – seduttore, accusatore, mentitore, assassino, divisore, terrorizzatore – ma sempre di esso si tratta. Non è complottismo, è realtà, Gesù stesso ce ne parla.
          Ben ritrovati dopo una movimentata pausa estiva. Questo articolo è davvero interessante, invita alla riflessione. A me viene da pensare che non ostante l’ignoranza diffusa, i cristiani cattolici abbiamo un bel vantaggio nella fede; la parola, la liturgia, la tradizione, i santi, l’arte cristiana, la vita sacramentale, la catechesi, sono, tra altre cose, altamente formativi, forniscono già utili strumenti sia per acquisire la conoscenza come è intesa normalmente, sia per essere felici. Valutare ogni cosa e tenere ciò che vale da una parte, e riconoscere l’albero di suoi frutti dall’altra, sono due criteria estremamente utili, sia per fare la spesa sia per prendere decisioni di vita e di morte. Almeno questa è la mia esperienza. Io ho una buona formazione per quel che riguarda il mio settore di competenza e penso una decente cultura generale, ma la nonna, riposi in pace, con il suo grado di scuola elementare, ha vissuto una vita piena e felice, rendendo felici e istruendo coloro che la circondavano (me compresa, ho imparato moltissime cose da lei). Lavorava molto, aveva una fede genuina e solida, viveva nella parola e nei sacramenti e non le piaceva la televisione, non la guardava praticamente mai (qualcosa vorrà pur dire…).
          Buona giornata e grazie del lavoro che fate!

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      • E ancora… tu hai ragione Simon, ma io per questo che pare la nuova meraviglia dei simmer non ci sto più dentro! Ma quando arriva il 18 agosto?!?!

        https://www.xbox.com/it-IT/games/microsoft-flight-simulator

        ahahahah akrasia, portami via!

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      • non hai una visione troppo intellettualistica del conoscere? Io manderei più su la conoscenza pratica o direi manual-sensoriale: la verità che fara liberi nella sacra Bibbia è difatti omnicompresiva…

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        • aggiungerei poi il potere estetico-artistico che è base rispetto all’apice ideologico-epistemetico.La questione economica è poi protetta da clausole di prestigio, così come ogni commercio è cartellizzato, grazie al potere politico la cui cabina di regia è celata ( quindi è illogico dar peso al politicame odierno, seguitando l’articolo di Feser su Platone ).
          A vedere certe trasmissioni, a vedere i grandi concerti e parate relative, sportive o cosa, la simbologia usata è perlomeno inversa e vien dunque da chiedersi come dei senza DIO siano così meticolosi nell’usare certe atmosfere, certi gesti, certe parole, certi pseudo-riti.
          Avevo scritto riguardo la conoscenza pratica perché mi pare, io per primo, che la digitalizzazione ancor di più ma già prima la meccanizzazione elettrodomestica, abbia scollegato anch’essa dalla realtà fattuale ognuno di noi

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          • Daouda, la tecnologia di qualsiasi tipo (persino l’invenzione della ruota) produce un cambio antropologico nell’essere umano. Quello che fino a prima non era possibile, forse neppure immaginabile come possibile, diventa invece reale e concreto. Quello che era inarrivabile diventa scontato.
            Un cambio antropologico che negli ultimi secoli si è accelerato a dismisura, e negli ultimi decenni (con computer , telefoni e internet) e negli ultimi mesi (col lavoro da casa, impropriamente chiamato smart working) si è impennato ancor di più.
            Leggendo la Bibbia le caratteristiche dell’uomo emergono immutate, ma non bisogna dimenticare che sopra questi mattoni base vi è ora una sovrastruttura enorme, i cui reali effetti sono pressoché imponderabili, soprattutto perché l’accelerazione tecnologica è stata cosi repentina da non lasciare tempi di assestamento.
            Come possiamo noi, abituati al telefono cellulare e whatsup, immaginare le sensazioni di una moglie che 200 anni fa vedeva il marito imbarcarsi per destinazioni lontanissime e di cui non aveva potenzialmente alcuna notizia per mesi e mesi ? Possiamo capire veramente l’angoscia e la paura e la sensazione di abbandono e solitudine , mitigate dalla speranza fondata solo sulla fede e magari sull’innato ottimismo di alcuni ?
            Tutto è diverso oggi, seppure i meccanismi sono gli stessi (le liturgie laiche non sono state forse ereditate da quelle religiose ? Basta guardare una partita di calcio…con la processione ordinata dei giocatori che entrano a tempo di musica, una squadra da un lato e una dall’altro, con un bambino per mano e gli arbitri davanti a tutti col pallone in mano. Prete e fedeli che entrano in processione, si collocano ognuno al suo posto ordinatamente, si salutano e danno il via alla celebrazione, che nel calcio si chiama « partita », e che , come capita anche in certe messe importanti, è anche seguita dalla TV e dalla telecronaca che ne spiega i riti….)..

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            • « La tecnologia di qualsiasi tipo (persino l’invenzione della ruota) produce un cambio antropologico nell’essere umano ».
              Assolutamente vero! E tuttavia ciò che appare inquietante, piaccia o no, è lo strapotere della “tecnica” nei confronti dell’uomo, nonostante sia il frutto del suo ingegno.
              Pensate ad esempio alla biochimica e quindi la contraccezione, che in un giorno ha sciolto i solidi nessi e le stabili strutture su cui l’intera storia dell’uomo aveva fino a quel momento organizzato e interpretato se stessa.
              La contraccezione ha prodotto una radicale rivoluzione antropologica – forse l’unica – che l’umanità ha vissuto. Un cambiamento così profondo nel modo di essere uomini, che nessuna filosofia, nessuna religione, nessuna calamità, avevano mai così radicalmente determinato. La pillola anticoncezionale ha procrastinato il desiderio di un figlio ai limiti estremi dell’età fisiologica, ha liberato la sessualità rendendola meno poetica e più pratica, ha trasformato radicalmente lo schema della relazione maschio-femmina. Ha spostato i limiti del comune senso del pudore, costringendo le morali a fare delle contorsioni su se stesse per rendere tollerabile quel che un tempo era deprecabile. Ha in una parola stravolto il vivere quotidiano…
              Un progredire incalzante su tutti i fronti quello della tecnica, che ha modificato radicalmente in molti settori il nostro modo di vivere e continua a farlo incurante dei paletti culturali ed etici.
              In tutto questo c’è un aspetto inquietante come pochi. Quando qualche anno fa, ci furono i primissimi esperimenti condotti sugli embrioni con la tecnica dell’editing genetico, furono consultati alcuni tra i maggiori esperti del settore, ricercatori, bioeticisti e imprenditori sull’eventuale potenziale e i rischi del mettere in pratica la nuova tecnica. La risposta di molti di loro fu lapidaria e chiarissima: «The question is when, not if». La domanda non è se, ma quando!
              E il perché dipende dalla nostra specie che non si fermerà davanti a niente per eliminare il rischio di malattie o di tratti percepiti come negativi nella propria discendenza e sarà molto difficile riuscire in modo efficace a regolare o a controllare l’uso di tecnologie di editing genetico nella riproduzione umana. Ma questo è soltanto uno degli aspetti.

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              • La “tecnica” è accidentale rispetto alla natura umana: essa non ne diminuisce la responsabilità ma, al contrario, la aumenta.
                L’esempio che fai della contraccezione è ottimo: avendo a disposizione uno strumento che gli permette di controllare la propria fecondità, l’uomo si è dato uno strumento con il quale affermare ancora più radicalmente l’invito del Creatore di compartecipare alla Sua fecondità, rifiutando di utilizzare tale strumento per questo fine.
                La tecnologia è invenzione umana utilissima in quanto permette di fare effetto di leva con le sue potenzialità: la tecnologia è cosa buona in quanto è una leva che si poggia sul fulcro della persona umana.
                Avere una testata nucleare permette di prendere la misura della propria responsabilità umana nell’utilizzare strumenti di guerra e quanto sia virtuoso non utilizzarli; cosi anche la contraccezione: averla a disposizione permette di esercitare la propria libertà nella fecondità rifiutandone radicalmente gli strumenti senza ipocrite sfumature e scusanti.
                L’essere umano, dal frutto dell’albero della vita in Eden alle manipolazioni genetiche attuali ed a venire, non può, ovviamente, cambiare la propria natura, ma può, però, aumentare la propria chiarezza circa la bontà delle sue scelte: tra quelle che ne aumentano la libertà di seguire la via stretta di Cristo e quelle che lo vincolerranno sempre di più alla schiavitù e all’akrasia, compresa quella tecnologica.
                In Pace

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            • Cambi antropologici li abbiamo da sempre: dipende cosa intendiamo con questo termine.
              Se intendiamo cambio della natura umana, allora no, non c’è nessun cambio antropologico dovuto alla tecnologia, la quale cambia e potenzia i mezzi a disposizione ma non la causa umana che li mette in moto.
              A dire il vero cambio antropologico avvenne quando fu commesso il peccato originale, ed avviene ogni qualvolta riceviamo un sacramento che imprime in noi un nuovo carattere, come il battesimo, la cresima e il sacramento dell’ordine.
              Di certo non è il cellulare che cambia la mia natura umana.
              In Pace

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              • Simon, ovvio che la tecnica non cambi la nostra natura umana, e che di fondo i peccati siano sempre gli stessi (basta rileggersi in discorso tra Dio, Adamo ed Eva quando Dio chiede conto ad Adamo di aver mangiato dell’albero proibito. C’è tutta l’umanità in Adamo che storna la colpa da lui verso Eva e Dio : “La DONNA che TU mi hai messo accanto me ne dato, e io ne ho mangiato”. Eccezionale)
                Questa stessa tecnica però si è sovrapposta a questi peccati e ne ha amplificati alcuni.
                Ed è inoltre indubbio che sopratutto oggi l’umanità viva in una consapevolezza scientifica e dipendenza tecnologica come mai nella storia. E come non ci potrebbe definire tutto questo un cambio antropologico ? Quando i nostri figli parlano attraverso la tecnologia, anche quando sono vicini, e si sentono perduti in mancanza della connessione internet, evidenziano che l’uomo non è più soltanto l’uomo, ma è uomo+macchina. Una specie di ibrido , che sempre di più in futuro sarà integrato e sempre meno separato. E questo è molto antropologico, cambia la relazione con le cose, con il lavoro , con gli affetti, con le persone (oggi ne posso conoscere migliaia, un tempo decine).
                Posso entrare in contatto facilmente con culture, idee ed atteggiamenti totalmente diversi dai miei. non per interposta persona , come in un documentario, ma per conoscenza diretta. Spesso anche fisica, grazie alla possibilità di spostamenti rapidi ed a basso prezzo. Questo crea un interscambio mai accaduto, una mistura , una omogenizzazione che porterà probabilmente in qualche decina o centinaia di anni ad una progressiva mitigazione delle differenze culturali e di tradizione. Accidenti se è antropologico tutto questo!
                Per non parlare del rapporto con la malattia, la possibilità di guarire , capire , migliorare, e quindi l’interruzione della dipendenza totale dall’ignoto o dal Dio autocreato, la consapevolezza spesso eccessiva che tutto si possa affrontare, in una forma di fiducia nella scienza che spesso , anche tra i cattolici, sfocia nello scientismo (ricordiamo Charlie Gard ? Pur di non prendere atto che la morte non si potesse evitare, c’erano cattolici pronti a scommettere su cure miracolose di questo o quell’ospedale come se fossero certe e a lottare per esse, tralasciando di ricordare che per un Charlie Gard inguaribile c’erano decine di migliaia di aborti evitabili e decine di migliaia di bambini morti per le malattie più innocue, come la diarrea, che si sarebbero potuti salvare con pochi spiccioli)
                Di nuovo tutto questo crea un uomo diverso , somma dei peccati di sempre con le possibilità di oggi, e la presunta conoscenza di oggi. Un uomo che si sente inadeguato alla velocità della società che lo circonda (infatti molti erano meravigliati di come in fondo si stesse bene durante il lockdown con un ritmo di vita meno frenetico).

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                • Certo, ma tutto ciò non cambia la natura umana: come l’invenzione della ruota non ha cambiato la natura umana rispetto a chi non l’aveva inventata (ad esempio le civilizzazioni amerindiane).

                  Di certo la tecnologia potenzia la relazione con il mondo circostante, ma in niente rende di per sé l’uomo migliore o peggiore: diciamo che agisce da rivelatore, come la cartina di tornasole, in quanto più la dipendenza alla tecnologia è grande, meno chi ne è schiavo è capace di libertà, per definizione. E, si sà, chi non è libero non si salva ma si impelaga sempre più lontano nell’infelicità antropologica

                  Non c’è evoluzione della natura umana, dove per evoluzione intenderemmo l’avvenire di un uomo sempre migliore, sempre più atto a rendere gloria a Dio, che è il fine per il quale ès tato creato

                  In Pace

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              • Il mio commento voleva soltanto condividere e partecipare alla riflessione di Mentelibera, che come sempre dimostra di avere le idee ben chiare.
                Ciò detto, nulla quaestio sul fatto che la “tecnica”, come qualsiasi strumento, non diminuisce la responsabilità del genere umano, semmai la incrementa. Chi possiede un’arma qualsiasi, partendo dalla clava, assume la piena responsabilità dell’eventuale utilizzo.
                Non concordo invece – se ho ben inteso il tuo pensiero – su quanto asserisci sull’utilizzo della contraccezione.
                Parere legittimo il tuo, ma non appare in nessun modo che “Avendo a disposizione uno strumento che gli permette di controllare la propria fecondità, l’uomo si è dato uno strumento con il quale affermare ancora più radicalmente l’invito del Creatore di compartecipare alla Sua fecondità, rifiutando di utilizzare tale strumento per questo fine”.
                La contraccezione di qualsiasi tipo sia, è sempre servita fin dagli albori a limitare le gravidanze, altrimenti perché farne uso? E quindi a non cogliere l’invito di compartecipare alla fecondità del Creatore, perseguendo ciò che oggi con parola assai garbata si chiama genitorialità responsabile.
                A proposito dello strapotere della “tecnica” proprio oggi c’è un interessante articolo di Meotti su “Il Foglio” dal titolo inquietante: “La Danimarca verso una società senza bimbi Down”.
                Realtà che avvalora più che mai ciò che ho già scritto: “La nostra specie che non si fermerà davanti a niente per eliminare il rischio di malattie o di tratti percepiti come negativi, nella propria discendenza”.

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                • La malvagità intrinseca della contraccezione non è questione di opinione, ma di chiarissimo insegnamento magisteriale.
                  In Pace

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                • Limitandoci alla sola contraccezione, vi sono riferimenti a questa pratica (sarebbe interessante capire con quale efficacia 🙂 ) fin dal 1850 a.c.
                  Il desiderio dell’uomo di controllare in qualche modo le nascite è antico come l’uomo stesso quindi, ed ha attraversato tutti i popoli.
                  Di certo la pillola, negli anni 50, ha costituito una pietra miliare in questo senso.
                  Per quanto concerne Mario, che ringrazio, credo che la tua frase andrebbe modificata :
                  “La nostra specie che non si fermerà davanti a niente per eliminare il rischio di malattie o di tratti percepiti come negativi, nella propria discendenza, che costituiscano uno sconvolgimento per la vita dei genitori”
                  In molti casi infatti quello che spaventa non è la malattia del figlio, quanto l’impatto sulla nostra vita , consapevole che probabilmente dovremo gestire per sempre e con fatica e con dolore quel figlio.
                  Una missione che difficilmente , senza Dio, è accettabile a priori, salvo poi (come spesso succede) accettarla stoicamente e con inspiegabili energie , dopo.

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                • Infatti, il desiderio dell’uomo di affrancarsi dalls sua vocazione naturale e da quella soprannaturale è insita nella scelta del peccato originale.
                  La tecnologia non crea nuovi peccati o nuove virtù: essa ne potenzia, nel bene come nel male, l’azione. Lì dove poteva non essere chiaro la differenza tra bene e male, tra virtù e vizio, l’effetto di leva tecnologico elimina il rischio di cecità o di miopia nella formulazione del giudizio etico e, aldisopra di questo, nel proprio posizionarsi con radicalità dal lato di Cristo.
                  Non dimentichiamoci che la Buona Novella richiede la nostra radicalità.
                  In Pace

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              • Primo “cambio” di natura umana: peccato originale
                Secondo e ultimo cambio di natura umana: transumanar per accedere alla visione beatifica.
                Dante docet. 😉

                http://www.treccani.it/vocabolario/trasumanare/

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  2. @Mentelibera
    “…Che costituiscano uno sconvolgimento per la vita dei genitori”.
    Verissimo anche questo, ma con tutta la buona volontà di questo mondo e i limiti etici fin qui prodotti, come dar loro torto?
    Da anni incontravo nei pomeriggi inoltrati nelle strade fuori mano del mio quartiere una donna minuta dai capelli bianchi che accompagnava con amorevole discrezione, quasi si vergognasse di quella triste realtà, il figlio adulto diversamente abile e incapace di badare a se stesso a fare la passeggiata. Poi un giorno all’improvviso ad accompagnare il figliolo non c’era più lei, ma un uomo più giovane.
    Potremmo mai immaginare quale sia stata la vita di quella donna e quali i suoi più intimi pensieri, sapendo che un giorno non avrebbe più potuto badare al proprio figliolo?
    Per questo quella frase da aggiungere da te suggerita: “…che costituiscano uno sconvolgimento per la vita dei genitori”, non mi scandalizza in nessun modo e scelgo di non giudicare, tacendo.
    Quella missione, con o senza Dio si accetta stoicamente, perché non c’è altro da fare se non si vuole vivere con un lacerante rimorso che ogni notte farebbe capolino.
    Nota di colore.
    Nell’antico Egitto per proteggersi da scottature, sabbia, morsi di insetti gli uomini sotto la gonna indossavano una specie di sacchetto, tenuto da una striscia di stoffa. Tra gli uomini di rango, però, – sempre loro – era diffuso un preservativo, una piccola guaina che copriva solo la punta, ricavata dagli intestini degli animali.
    Proprio vero: nulla di nuovo sotto il sole
    .

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