A Dio Morricone, ma a noi cosa resta?

“Ei fu”. In morte di Ennio Morricone è un incipit dovuto. Pochi in Italia posseggono infatti quello strano talento di saper mettere d’accordo un pò tutti. Di solito questo privilegio è concesso agli artisti italiani di fama internazionale perché da un lato aiutano l’italiano medio esterofilo a sentirsi meno sciocco nei confronti di altre popolazioni (e questo sentimento, diciamolo, è da sciocchi!), dall’altro permettono anche a chi non ha cultura artistica di sentirsi un critico d’eccezione. Rilanciando coccodrilli (altrui), in molti oggi hanno tentato di elevare lodi all’autore romano di cui conoscevano, forse, solo il tema principale di Mission. Allo stesso tempo molte pagine cattoliche hanno cercato di unire l’arte del compositore con la sua fede cattolica più o meno dichiarata, pubblicando articoli di apologetica al suon di “e ricordati che devi morire”.

Chiariamoci: tutto questo è legittimo nonché normalissimo. Solo che il personaggio di Morricone forse permette davvero una riflessione più densa del solito coccodrillo dell’oboista di turno, sia per i suoi meriti indiscussi che per i limiti discutibili. Il risultato per altro potrebbe anche essere interessante con tutto questo pot-puorri di argomenti passibili di approfondimento.

Per cercare un contradditorio, ho volutamente contattato un criticone di prima categoria: Franz, direttore di coro e compositore, che i lettori più assidui conosceranno come l’autore delle lucide tirate musicologiche di Radio Croce-Via. Ho chiesto a lui perché molti, in questi anni di amicizia, sono stati i compositori contemporanei caduti sotto la sua scure di censore, fra i quali anche il Maestro romano, per altro in tempi non sospetti.

Allora l’ho contattato e gli ho chiesto una sorta di discussione/intervista, subito concessa a patto di farla dinnanzi ad una birra ghiacciata. Ed allora eccoci qui: la birra c’è, Franz pure, pronti a discutere del genio “molto regolare” di Morricone, cercando di tracciare quel che vuole essere una riflessione personale sulla sua arte, sia profana che sacra, e quindi prendere il volo sulle prospettive culturali della musica in generale e sacra in particolare di questo strano momento storico decadente.

Nulla diremo su Ennio in quanto uomo di fede. La questione era totalmente sua e tale deve restare. Men che meno diremo di Ennio come uomo. Non abbiamo avuto la ventura di conoscerlo e crederemo a tutti coloro che in vita l’hanno avuto come amico, compagno e collega.

Allora Franz, ora mi spieghi perché quando stamane ti ho chiesto due righe di commento alla morte del compositore Morricone, mi hai risposto con un no comment?

Non voglio certo dire che disistimo Morricone, ma il mio rapporto conflittuale con la sua musica temo mi impedirebbe di scrivere un degno coccodrillo. E non certo per perseguire una sorta di politically correct o perché mi preoccupi di quanto impopolare potrei diventare, bensì perché non avrei forse la lucidità per tributare il dovuto al personaggio.

Capisco che questo non è esattamente il momento giusto per le critiche, ma sono convinto che se ben argomentate possono aiutare “gli orfani” del Maestro romano a comprendere meglio la sua arte e la sua bravura. Cosa ne pensi di quelli che dicono (dicevano) che fu un grandioso scolaro e mai un insegnante. Concordi?

Concordo e spero alla fine di questa intervista si capisca bene il perché arrivo a dire questo. Proverò ad essere più oggettivo possibile, pur sapendo che in questo frangente è una pretesa bella e buona.

Vengo subito al dunque, visto che la birra è buona e scende fin troppo bene, il rischio di finirla prima della fine dell’intervista è alto: fammi capire perché ritieni che Morricone non sia così importante per la musica da film rispetto ad altri nomi altisonati. Cioè stiamo parlando di uno che ha dimostrato in certi momenti della carriera un senso del teatro (cinematografico) a mio avviso quasi pari a Verdi e che in altri momenti ha scritto le “zumpaparate” contemporanee più famose per il cosidetto ascoltatore medio.

Ritengo che Morricone sia assolutamente importante nel panorama della musica da film e che abbia scritto delle buone cose, ma con un linguaggio estremamente personale e invadente, forte di un’identità propria che non si è mai fusa veramente al cinema – e le legnate prese agli Oscar ne sono la prova (sì, sto volutamente ignorando il premio alla carriera che mi mette sempre tristezza e quello del 2016 su una colonna sonora non tra le sue migliori). Insomma, mi viene in mente Johnny Depp, altro sulla bocca di tutti ma che di Oscar non ne ha mai beccati, perchè fondamentalmente ogni sua performance è “Johnny Depp che investiga”, “Johnny Depp che cammina strano”, “Johnny Depp che taglia le gole” etc.
O Sylvester Stallone.
O Lino Banfi.

Ma dai!

Evvabeh, si ride, ma il punto rimane. La sostanziale differenza con lo zumpappà di Verdi la puoi beccare nel tredicesimo quadro di Rigoletto il quale inizia con una danzetta rurale che definire banale è riduttivo, ma la stessa ha un’appropriatezza e una potenza comunicativa a dir poco impressionante. Non è certo paragonabile al lirismo di Nuovo Cinema Paradiso, ma in quelle quattro note c’è un mondo di emozioni sul quale puoi scrivere un libro. Prendi, ascolta

Immàginati questa roba senza il recitativo ma con le stesse battute, parlate. Tutta la parte introduttiva potrebbe essere una colonna sonora da Oscar…eppure son due idee in croce.

Capisco, ora non voglio però scrivere il libro su Verdi, ma capire la tua idea su Morricone e sul perché arrivi a dire che è troppo “invadente”. Dove cogli questo nei suoi pezzi? E perché adesso una personalizzazione dello stile diventa un limite? E secondo te, anche se lo fosse, un regista non potrebbe sfruttare questo limite formando una sorta di cinema SOPRA la sua musica così “potentemente personale”, esattamente come Kubrick girava con le musiche di Strauss e Ligeti, da sempre non pensate per il cinema e che pure si dimostravano delle grandiose pennellate da Oscar? Sto mettendo molta carne al fuoco, ma la birra dovremo pure “asciugarla” in qualche modo!

La premessa al discorso che faremo è che, a prescindere da qualsivoglia appunto critico, Morricone ha scritto alcune grandi pagine nell’ambito delle colonne sonore. Ricordiamolo sempre, ad ogni frase. Con questo in mente, posso spiegarti che il fatto di essere “invadente”, cioè avere una spiccata integrità artistica ed espressiva, non è negativo in quanto riferito alla poetica dell’artista in sè, quanto più rispetto al conflitto col prodotto filmico.

Quindi mi stai dicendo che non era questo teatrante che dipingevo poc’anzi?

Si e no, perché è pur vero che alcune cose nell’immaginario collettivo sono diventate iconiche, ma solo in conseguenza del suo percorso e del suo background. Ad esempio lui è diplomato in tromba e ha fatto credere a tutti che questo strumento abbia a che fare con l’immaginario western americano, ma è un assurdo storico nonché etnomusicologico, mica siamo in Messico! Eppure ecco che la colonna sonora di “Per un pugno di dollari” (una fra le tante) diventa la pennellata più straordinaria del far west. Macché, è Morricone puro che ridisegna il West e quindi contribuisce alla nascita di un vero e proprio mito cinematografico , quello di Leone, che però guarda caso non è il western alla John Ford, ma il suo contraltare italico, per l’appunto chiamato “spaghetti western”.

Allora è per questo che Morricone diceva sempre di “scrivere non pensando al successo, ma solo a sé stesso”?

Diciamo che lui l’avrà detto per altri motivi, ma noto un certo lapsus freudiano…

Tornado a Kubrick invece?

E’ esattamente quello che ti ho appena detto: questo limite sfruttato a dovere ha addirittura creato un mito cinematografico. Mica pizza e fichi. Il punto è che a me pare questo una contraddizione rispetto al concetto di “Original SoundTrack”. Chiaramente fa parte della libertà di un regista trovare dei brani su cui egli appoggia le sue immagini, ma qui si sta parlando di composizioni OST e quindi al compositore viene chiesto di musicare il film e non viceversa. A me invece pare che spesso il risultato è che il film sembra quasi “rimontato” sulla musica, anche – lo specifico – se questo non è davvero avvenuto.

In effetti se proprio devo pensare ad una colonna sonora di Morricone famosa non riesco a legarla a doppio filo con una precisa inquadratura. Se penso a Gabriel’s oboe, penso all’ultima volta che l’ho ascoltata eseguita dal vivo, non ad una particolare immagine del film iconica, anche perché quell’aria solista viene ripresa nel film una svalangata di volte e quasi (solo quasi) perde di valore descrittivo.

Fra l’altro lo devo chiedere a te cosa centra l’oboe con il Sud America?

Evvabeh, il missionario era un oboista!

O magari non lo era ma lo è diventato. Ben venga eh, intendiamoci, dico solo che potrebbe essere l’ennesima conferma di quel che dico o l’eccezione (che comunque conferma la regola).

E allora vengo ad una domanda diretta: quali sono le colonne sonore più azzeccate di Morricone e perché.

Mi vuoi proprio far dire cose politicamente scorrette? E allora ti dico quali sono i brani che personalmente apprezzo particolarmente: il lirismo del main theme di Nuovo Cinema Paradiso, Debora’s theme di Once upon a time in America, il walzer di main theme di Giù la testa, ma tutti soffrono di quel limite che abbiamo discusso. Sono piccoli capolavori di melodia o armonia o scrittura orchestrale, che però mi pare cozzino con le possibilità che offriva loro sia l’immaginario degli argomenti dei film che le immagini dei film stessi. I film tentano di essere descrittivi ad esempio, ma la musica quasi mai e questo scollamento mi da un certo fastidio.

Quindi quelli che per molti sono i colpi di genio di Morricone….

…per me sono i suoi limiti. Guarda mettila cosi, che i lettori del blog capiscono subito: è come voler discutere di un dogma mandando a quel paese il dogma stesso. Chiaro che hai più libertà di argomentare e di esprimere idee nuove al riguardo, ma è altrettanto chiaro e chi conosce bene il dogma si sente quanto meno un poco preso in giro.

Bella questa metafora. E mi consente di entrare al volo nell’argomento che potrebbe interessare i lettori. Ennio è conosciuto al grande pubblico per le OST, ma in realtà è stato arrangiatore di svariate canzoni e compositore di numerosissimi brani di musica contemporanea. Cosa conosci di questo enorme pezzo della sua arte e cosa eventualmente consigli? Almeno queste parti non hanno la problematica del conflitto che sollevi no?

Non c’è il conflitto, ma la personalità resta. Potrei dirti che il tema di “se telefondando” è ispirato alle sirene della polizia di Marsiglia. Oppure ti consiglierei di ascoltarti lo straordinario arrangiamento di “Sapore di sale” con l’orchestra che straluna l’ascoltatore con dei cluster improvvisi alla Petrassi (alla allievo di Petrassi…). Grandiosa idea che stupiva ai tempi e poteva avere anche motivazione intrinseca nella malinconia del testo della canzone, ma se un albero si giudica dai frutti, noto che ad ascoltarli oggi i suoi arrangiamenti suonano poco attuali.

Si, ma suonano così perché mancavano ancora tutte le novità in campo di mixing e audio enginering e…

No, suonano cosi perché frutto di una scuola che però… non ha fatto scuola, se non nella scrittura degli archi per San Remo, ovviamente quando sono illuminati. Sono gli stessi anni in cui nascevano i Beatles capitanati da un George Martin che non era né compositore diplomato né direttore d’orchestra. Ascoltàti oggi i suoi arrangiamenti, anche quelli orchestrali, e dimmi se non ti suonano moderni.

Sei una palla. Insomma tutto deve essere un capolavoro?

Non dev’essere tutto straordinario per forza, il problema è che il tema dell’anello di Shore ci piacerà sempre più di qualsiasi altra cosa. È una manciata di note ed è straordinario perché di natura straordinaria, non perché di fattura particolarmente pregevole. Giusto per tirare in ballo un genio totale,Wagner l’abbia in gloria! Il fatto è che se a Morricone togli il sodalizio con Leone e il western in generale, rimangono bellissime (e languide) melodie. Mentre se a Shore togli LOtR, rimane comunque un monumento della musica leitmotivica.
È un tecnicismo, si potrebbe obiettare. Ed è vero, ma che piaccia o non piaccia, la composizione è mettere nero su bianco delle note. Fra l’altro è proprio quel tecnicismo che ti fa apprezzare la composizione, anche se sei un profano….

E ancora siamo sul cinema, allora andiamo sui pezzi classici. Era un diplomato, aveva studiato con Petrassi, insomma cosa consigli?

Consiglio di ascoltare Petrassi.

Franz, ma…

E allora ti dico che a mio umilissimo avviso le sue composizioni chiamiamole classiche sono fuori tempo massimo. Per il linguaggio classico contemporaneo sono a tratti povere, per quello “popular” troppo sofisticate.
Se Berlioz ha scritto la sinfonia fantastica, Mozart la Jupiter e Beethoven la nona e tu vuoi scrivere una sinfonia, capisci che la forma è stata sondata da geni musicali sui quali inevitabilmente un ascoltatore di “classica” pone a confronto la tua nella sua testa. Se ti presenti come uno che si è divertito con due note ok, ma se vuoi fare il nuovo Mozart, qualche osso rotto te lo ritrovi…

Non mi pare che Morricone fosse uno che parlava di se come novello Mozart. Cioè non aveva la prosopopea pubblicitaria di Allevi…

Figuriamoci, non mi sarei scomodato a bere una birra se tu mi avessi chiesto di parlare di Allevi. Quest’ultimo però è l’apice di un modo di proporre la musica, propria di questo momento storico, che da un lato scoraggia i compositori “avventurosi” a tentare nuove strade e dall’altro inganna un pubblico già di per sé ignorante in materia, anche se tenta strenuamente di non apparire tale.

Spiegami cosa intendi per “scoraggiare” i compositori.

E’ una sorta di rischio pigrizia che ritengo essere tipico degli artisti nei momenti decadenti. All’artista il pubblico chiede talmente poco che lui, da un lato, può rivendersi per quello che non potrà mai essere (tanto chi lo capisce questo?) e dall’altro può accontentarsi di proporre della mediocrità perché tanto sa che verrà applaudito lo stesso. Il pubblico di oggi è quello che si compra con un titolo di giornale e che venderebbe la madre per un selfie con un influencer che raramente fa rima con artista.

Si, ma qui parli di Allevi.

O di chi si propone come direttore d’orchestra di pezzi propri, forse senza esserne all’altezza.

E chi ha orecchie per intendere… Ho capito che è inutile chiederti dei pezzi sacri di Morricone.

Sai cosa diceva Morricone? Che tutta la sua opera era sacra, non come genere ma come attitudine. E sono certo che lui ci credesse e sosteneva che questa cosa gli era stata riconosciuta. Legittimo, soprattutto se questa affermazione arrivava da altri e non è nata da lui o in seno ad una campagna pubblicitaria atta a creare una mitologia ad uso e consumo del pubblico di cui sopra.
E allora cosa devo dirti? Se l’artista stesso diceva che i brani che ho (quasi) consigliato prima sono per lui “cosa sacra”, e allora ascolta quelli.

L’ho già detto che sei una palla? E allora mi permetto di fare una domanda all’artista che sei tu, cosi la smetti di essere geloso.

Mi fa piacere che hai capito i punti che ho trattato…….

Daje. Domanda provocazione e la faccio al Franz compositore di pezzi sacri: ma la musica sacra, come la fede, non è una molto più personale di una composizione profana? Non prendere subito la frusta, è una provocazione! Mi spiego: scrivere un Requiem certamente comporta problemi legati alla Tradizione musicale occidentale notevolissimi, ma ognuno “sente” personalmente in maniera diversa “l’ira di Dio”. Certamente un compositore tenderà a far urlare l’orchestra quando scrive un Dies Irae, ma non è che deve essere per forza una apocalisse come quella Verdiana e la prova ce la dà le parti (seppur tremendissime) in piano della partitura mozartiana. Ora, i punti della domanda sono due: primo mi pare che si possa dire che scrivere profano sembra dare più libertà compositiva, ma a mio avviso non è vero perché scrivere sacro per un credente è raggiungere quel massimo di Libertà data sia dalla fede che da Dio stesso che è libertà pura. Chiaro che ci si deve intendere su cosa significhi “libertà”. Ma qui arriviamo al secondo punto: è chiaro che critiche possono essere avanzate ad ogni partitura sacra, ma spesso le critiche mi sembrano sfiorare anche lati e sentire personali che di solito attengono alle questioni di fede e questo per cosi dire fa perdere di mordente alla critica.

Ma con queste premesse allucinanti, ti riesce di fare una domanda?

Allora la domanda: ma come diamine si fa a stabilire oggi quando un prodotto musicale sacro è davvero un capolavoro? So che la provocazione si è trasformata in una domanda sulla critica artistica in un mondo relativista, devastato dall’antiartisticità e dalla merda (cito Dante, eh!) del sentimentalismo post romantico, cioè è una domanda impossibile, ma tant’è… è colpa della birra.

Non credo personalmente che sia del tutto possibile stabilirlo, ne che, forse, sia così importante farlo.
Le arti sono lo sviluppo di espedienti tecnici votati al raggiungimento di fini comunicativi. E’ tecnica portata all’estremo mai fine a sé stessa ma votata all’espressività personale dell’autore. Lo sviluppo dell’una inficia l’altra senza una vera e propria regola. Non è che se io scrivo più tecnico di te, comunico di più, sono caratteristiche parallele! E’ la lama a doppio taglio della musica; è proprio questa caratteristica a donargli la sua universalità. Il capolavoro è sempre un atto di sottomissione a questa lama, che esprime la tecnica necessaria per raggiungere l’espressione comunicativa soggettiva. E più il gioco si fa personale, quindi profondo come nel caso di una musica che coinvolge la fede e il percorso interiore di un artista, più il prodotto finale diventa un diamante con innumerevoli sfaccettature in cui la critica può perdere di lucidità o non cogliere la bellezza del corpus artistico in generale. La critica poi è comunque una parcellizzazione di un generale che ognuno poi coglie con la propria sensibilità.

Stai smontando ogni critica possibile comprese le tue a Morricone?

No, sto diversificando fra la chiave di lettura soggettiva e quella oggettiva. Le critiche espresse finora su Morricone di certo hanno lati soggettivi miei personali (l’abbiamo detto subito), ma le stesse rispondono a parametri oggettivi che mi pare d’aver chiarito. Con questi parametri oggettivamente descrivibili e chiariti, penso si capisca perché ascolto altro rispetto a Morricone, ciò non toglie che altri potrebbero dare peso diverso a questi parametri fattuali e di conseguenza costruire una critica diversa.

Quindi la critica dovrebbe creare spazi oggettivi di manovra entro i quali uno possa elaborare il proprio pensiero critico? Cioè se uno ritiene che le OST non debbano sottostare all’immaginario etnomusicale di quanto descritto dal soggetto del film, potrebbe benissimo dirti che non cogli l’estrema originalità geniale del maestro Morricone nell’aver introdotto una tromba in un luogo dove dominava il banjo e i tamburi navajo… e ti dirò, per me queste trovate spiazzanti restano dei veri e propri capolavori. Manieristi quanto vuoi, ma funzionali a creare un mito.

E io sono realista e non me ne faccio nulla dei miti altrui. Buio, applausi, sipario.

Anche un’intervista può essere arte?

Oggi giorno cosa non è considerata arte? Ho voluto finire in provocazione, ma queste aiutano a far riflettere anche se non sono arte. Ricordo una intervista a Sgarbi di qualche anno fa a Lucca Comics dove demoliva una sedicente opera d’arte composta da un bidet pieno di escrementi. Ha semplicemente proposto questa immagine: se si ponesse il bidet e la gioconda nella stessa stanza degli Uffizi e poi un terremoto facesse crollare l’edificio, i posteri in quale delle due opere riconoscerebbero una forma di comunicazione artistico tecnica per loro stessi?

Quel bidet resta comunque una sorta di monito per noi e il nostro tempo…

L’arte certamente esprime il tempo in cui nasce. Ma non può “morirsi addosso” e nemmeno “parlarsi addosso”. Ha certamente bisogno di appigli del tempo per poter parlare con i fruitori, ma deve avere rilancio universale. E questo rilancio avviene necessariamente a mio avviso solo con l’incontro / scontro dell’animo dell’artista con il reale. Se il bidet smette di essere provocazione, smette di essere arte; la gioconda in qualsiasi tempo è percepita come arte e nell’immaginato di Sgarbi può essere sempre considerabile tale in quanto proposizione personale di un reale sublimato. Il bidet necessita di una sublimazione provocatoria da parte del fruitore, non dell’artista, e questo dimostra ancora una volta come da un lato l’artista non abbia neppure la voglia (per non dire la possibilità) di trovare un modo di sublimare il reale lasciando l’onere al pubblico e come quest’ultimo risulti poco assennato tanto da ritenere uno shock negativo, bello.

Insomma, a Dio Morricone e a noi?

A noi il pretesto per berci una birra insieme. Cin alla sua salute!

Ciao Ennio, grazie anche per questo.



Categorie:Sacra Arte

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9 replies

  1. Grazie Minstrel di questa intervista. Il Maestro Franz mi trova molto d’accordo. Sarei curiosa di sapere cosa pensa invece di John Williams, spero in un’altra intervista (che vi dia l’occasione di un’altra birra fresca, cosa gradita con questo caldo).
    Una riflessione a proposito di musica sacra che fa mio marito, anche lui musicista, è che quello di “compositore” tout court è un mestiere relativamente recente; per quanto riguarda la nostra tradizione (ma penso valga anche per altre culture) il compositore nasce con la musica sacra, da essere fruita durante la liturgia. Quanti Kapellmeister componevano tanta di quella musica per le varie occasioni liturgiche senza la preoccupazione di “lasciare ai posteri”, ma con l’urgenza di avere il materiale da essere consumato secondo necessità. E questo modo di comporre, senza pretese di immortalità o di capolavoro, ma cercando di fare bene per il Signore, quante pagine meravigliose ha dato come frutto, e quanto ha affinato la tecnica di quelli più dotati (basta pensare quanti dei grandi compositori sono venuti fuori da questa tradizione). E’ un argomento moto interessante che inviterebbe a una riflessione approfondita sulla musica sacra oggi (cioè, come essere degni eredi di questa tradizione, come riprendere la strada dell’unica finalità che può dare fecondità, fare in soli Deo gloria, per amore e per servizio).
    Volevo anche farti i complimenti per il rosario cantato con la notazione moderna in “karaoke”, è molto utile e ben fatto. Non avevo avuto occasione di sentirlo nel periodo pasquale perché durante il lockdown ho sempre lavorato, anche più del solito.
    Buona settimana, e buon canto!

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    • Grazie Lidia, per la presenza e per i sempre bei commenti. Questo oltre che bello è avvincente perché in primis citi uno dei più grandi autori di OST a mio umile avviso e secondo rilanci una riflessione sulla musica sacra che per me diverrà a pieno titolo un futuro soggetto d’articolo/intervista all’amico Franz!
      Riguardo a Williams dico solo che ho avuto la ventura di cantare in coro, con l’orchestra italiana del Cinema, l’intera partitura di Harry Potter e il prigioniero di Azkaban e ci sono dei brevi momenti semplicemente straordinari, nascosti per altro nelle scene. Chiaro che qui stiamo parlando di una vera e propria industria musicale al servizio del film, ma anche questo è arte.
      Grazie ancora.

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  2. Interessante, ma resto decisamente perplesso…
    Ieri su wikipedia ho dato una scorsa alle colonne sonore fatte da Morricone.

    https://it.wikipedia.org/wiki/Colonne_sonore_di_Ennio_Morricone

    sono infinite…e molte neppure le ricordavo fatte da lui (una su tutte : gli intoccabili)
    Ora sinceramente essere originali e sinceri nei giudizi è una dote. Ma eccedere è pericoloso.
    Sostenere che la musica di Morricone sovrastasse il film è possibile. Ma forse dipendeva dalla debolezza del film….
    E sostenere che non abbia meritato i riconoscimenti che ha avuto o che non fosse in grado di dirigere la propria musica (il che è certamente possibile perchè talento di compositore e di direttore non sempre coincidono) , è comunque un giudizio che andrebbe espresso partendo da un punto di vista un po meno personale, e che tenga conto del giudizio (pur non condiviso) di tanti altri bravi musicisti.
    Perchè al contrario di molti registi, Morricone non è diventato famoso perchè premiato, ma è stato premiato perchè già diventato famoso per conto suo, grazie ad una carriera infinita ed all’essere stato scelto da decine dei maggiori registi di sempre.
    Le emozioni scaturite da quelle musiche non possono essere oggetto di riduzione tecnica, o di giudizio sommario musicologico, un po come il famoso libro di J. Evans Prichard sul valore della poesia, citato dal prof Keating (Robin Williams) nell'”Attimo Fuggente”.
    La costruzione e tensione psicologica dei Western di Leone si è fondata anche sulla musica di Morricone, che forse non sarà stata consona al periodo storico per strumenti e tipologia, ma sicuramente ha determinato un genere cinematografico, che (insieme alla musica) faceva della tensione, delle attese, dei silenzi , delle pause, dei primi piani e degli sguardi , una forma di comunicazione che è stata ripresa da decine di registi.
    Mi scuso per la schiettezza ma prima di criticare aspramente un autore che ha preso 2 oscar, svariate nomination, è riconosciuto internazionalmente, ha emozionato intere generazioni senza distinzioni di razza, etnia , religione e sesso, ed è stato scelto per le colonne sonore di circa 200 film, numerosi dei quali hanno fatto la storia del cinema, bisognerebbe farsi una domanda e cioè verificare se per caso il proprio giudizio non sia alterato da una forma di invidia o antipatia personale, e se veramente siamo certi di avere la competenza reale (e non soltanto formale) per esprimerlo. Mi scuso ancora per essere cosi diretto.

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    • Sei stato chiarissimo MenteLibera e per me hai fatto bene ad avanzare diretto al punto senza tergiversare.
      VEdremo se Franz avrà due minuti per dire la sua, di mio ti dico che – avendo assistito direttamente alle sue risposte – non ho trovato né astio né rabbia nelle critiche di Franz, ma anzi una lucidità che mi ha impressionato tanto da trascrivere praticamente quasi tutto quello che ci siamo detti. La questione soggettiva che citi per altro è stata messa in evidenza, lucidamente appunto dicevo, da lui stesso fin dall’inizio e alla fine spiega la motivazione per la quale LUI trova oggettivamente problemi ad ascoltarlo.
      Poi conosco i miei polli, sia lui che voi, se mi consentite. Sapevo che chiedere pareri ad uno che fa saggi di N pagine per lezioni di critica e orchestrazione su dieci battute tratte da movimento sinfonico mozartiano e ritiene monumentali precisi compositori e sopravvalutati altri seppur grandi è sempre un terno al lotto; cosi come fare un “coccodrillo” che sembra pura critica nel momento in cui bisognerebbe tessere solo lodi dell’interessato, c’era un rischio di “offendere” la sensibilità di qualcuno. A me è parso interessante proporlo e proporlo proprio in questo momento sia perché la critica mi è sembrata costruttiva e mai personale, sia perché in fondo – lo si è capito penso – quello che qui viene descritto come limite, per molti è l’emblema della grandiosità di Morricone.
      Eppoi mi fido di Franz come mi fido di voi. Mi fido che lui sa mettersi in gioco senza cercare alcuna provocazione inutile e che cerca il confronto serio. E mi fido di voi che se girate su questo blog da molto saprete con quali basi nascono gli articoli e quindi commentare per un rilancio. Con questo in mente ho pubblicato e per ora non me ne sto affatto pentendo.

      PS: sarebbe stato interessantissimo discutere sulla direzione d’orchestra, anche in generale, confrontando grandi direttori con il gesto e la gestione orchestrale di Morricone, ma non credo sarebbe stato il momento (per l’appunto) e nemmeno il luogo (questo blog non è esattamente ClassicVoice). Per quel poco che posso dire, a me pare che in Italia, sia nel pubblico pop che in quello colto, veramente pochi sanno cosa significhi dirigere. Ho trovato anche musicisti grandiosi che non hanno mai avuto la ventura di essere diretti che non riuscivano a cogliere davvero cosa significhi questo “mestiere” a metà strada fra l’arte e la disciplina e il filologo e il filosofo. E pure io, che nel mio piccolo sono stato diretto più volte, sto zitto quando si parla di direzione perché ad ogni piè sospinto ne scopro una nuova. Diciamo che se vogliamo e se volete c’è spazio per un altro approfondimento, senza far confronti devastanti però… vedremo.

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      • Conosco personalmente una cantante che per anni, forse più di 10, è stata nel coro di Morricone, in giro per l’italia e per il mondo. Avendo avuto esperienze di altre direzioni (ma parliamo di coro, non di strumentale) anche lei non ne parlava benissimo. Ma ovviamente anche li…il carattere del direttore che ti riprende e ti fa rifare le prove 100 volte, al freddo ed al caldo, …forse…incide sul giudizio :-):-)

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        • O forse, se sei professionale e sai che non sei propriamente in miniera, no. Chissà… 😉

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          • infatti…ma dobbiamo dire che la situazione economica dei coristi di questi concerti non è che propio sia rosea eh…ma è vero…sempre meglio che scavare il carbone col piccone:-)

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  3. Ciao MenteLibera, ti ringrazio per la schiettezza nel commento. Mi scuso se può esserti parso che il mio giudizio (basato sulla, ti assicuro, totale assenza di invidia per Morricone…invidia di cosa, poi? Li ha rubati a me i suoi Oscar?) abbia voluto essere una riduzione tecnica dell’opera dell’autore in questione.
    Come dicevo, ma lo ripeto perchè evidentemente non sono stato chiaro a sufficienza, la mia non è una stroncatura o una critica aspra, bensì il mio punto di vista soggettivo basato su osservazioni oggettive: questo si evince anche dal tuo commento, nel quale ti sei premurato di scrivere “che forse non sarà stata consona al periodo storico per strumenti e tipologia”: insomma entrambi stiamo tenendo conto dello stesso elemento nel nostro sentire riguardo alla musica di Morricone. Nel tuo giudizio scegli di anteporre a questo dato oggettivo altri elementi, peraltro validissimi, che ai tuoi orecchi fanno sparire quello che, mi pare eh, liquidi come un difetto di forma. Insomma, è esattamente il modo di muoversi rispetto all’oggettività del quale parlavo: stessa cosa che ho fatto io, ma per me quello che per te è un vizio di forma, è un fattore molto più determinante.
    E ci tengo a specificare che l’uso della tromba è solo un esempio, che il mio parere (non giudizio, non critica) non si limita all’uso degli strumenti nell’orchestrazione o al periodo storico: ho citato ad esempio Giù la testa, il cui tema è secondo me veramente di altissima levatura. Ma prova a farlo sentire a qualcuno che di Giù la testa non ha mai nemmeno sentito parlare: interroga quella persona sul genere del film a cui quel tema è collegato, sfido chiunque a trovare chi a primo achito, senza pensarci, esclamerebbe “western!”. Non metto in dubbio le capacità compositive (nell’ambito delle colonne sonore, punto) di Morricone, mi sembra di averlo detto con chiarezza ma lo ribadisco, bensì il livello di scollamento che lo rende, a mio parere, totalmente estraneo alla visione cinematografica/teatrale di Shore, Williams, Rota, Badalamenti, Zimmer, Piovani, Elfman, Hisaishi…per citare solo alcuni esempi.

    Ora, riguardo alla legge dei grandi numeri. Non mi pare di aver detto che Morricone non ha meritato i suoi riconoscimenti, ho semplicemente detto che il premio alla carriera (qualsiasi premio alla carriera) mi lascia sempre un sacco di tristezza, al pari dei coccodrilli, con l’aggravante che lì Morricone era ancora vivo. E riguardo a Heightful Eight ho espresso un giudizio, vero – non molto argomentato ma non mi pareva la sede, riguardo alla non assoluta qualità di quella colonna sonora rispetto a molte altre scritte da M., non mi pare un giudizio nè categorico, nè tantomeno strampalato.
    Messo in chiaro questo, tendo a non dare molto peso alla legge dei grandi numeri e, credimi, non per spocchia ma per il suo oggettivo fallimento. Rocky ha vinto l’oscar come miglior film, nel 1977. Al di là di giudizi personali o di natura emotiva/generazionale sulla pellicola, dovrei per questo ritenerlo migliore di, ad esempio, Taxi Driver, Tutti gli uomini del presidente e Quinto potere, tutti nominati quell’anno? Insomma.
    Vogliamo dire che qualcosa ci piace, sacrosantamente ignorando dei criteri oggettivi? Vogliamo mettere in dubbio le competenze altrui perchè troviamo in alcuni pareri personali l’espressione di invidie inesistenti? Vogliamo anche limitarci dire “per me XY è un mito, pappappero”? Liberissimi di fare tutto questo, ma non tiriamo in ballo la legge dei grandi numeri per argomentare, per favore, visto che gli Snarky Puppy suonano nei locali e il Liga a Campovolo.

    In ultimo, scusandomi per la lungaggine nel rispondere, riguardo al Morricone direttore, ti posso assicurare che non c’è alcun tipo di nota personale nel mio, qui sì, giudizio. Credo che sia sufficiente la minima competenza in campo (e non dico per forza come direttore, anche come orchestrale) per giudicare il gesto di M. per quello che era. Questo lo si può riscontrare in ogni direttore o musicista che l’abbia visto all’opera o da ogni orchestrale che sia stato diretto “da Morricone” (o, più accuratamente, dal suo violino di spalla). Non c’entra niente con la composizione, infatti anche lì non ho approfondito, non è obbligatorio che un compositore sappia dirigere, come hai detto tu stesso sono competenze diverse: tuttavia un compositore che non sappia dirigere, potrebbe benissimo evitare di farlo.

    Spero di essere stato chiaro e non averti annoiato. Riguardo alle mie competenze reali, poi, mi interrogo ogni giorno, ma se mai dovessi diventare un idiota e smettere di farlo, ti ringrazio per avermi lasciato il promemoria nero su bianco!

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    • Salve Franz, la (anzi ti) ringrazio moltissimo per il tempo che hai dedicato a me, che sono un mero appassionato di cinema più che cultore di musica.
      Rileggendo il mio commento forse , scrivendolo a caldo, non ho trovato le parole più adatte…e me ne scuso ancora.
      Nel merito permettimi qualche appunto , ovviamente a parer mio :
      1) La musica , in un film, è un elemento emozionale. Non necessariamente deve esprimere un elemento anche di contesto. Se per esempio facessi un film sulla preistoria o sugli aztechi, che strumenti potrei usare? Nella musica da film, un pò come nella poesia, vale la “licenza poetica”, cioè conta molto l’effetto e non necessariamente l’ortodossia del mezzo. Tecnicamente hai perfettamente ragione. E se parlassimo di Stanley Kubrick (per esempio) probabilmente avrebbe utilizzato solo strumenti del tempo (così come in Barry Lindon utilizzò solo l’illuminazione naturale , e per la sera il lume di migliaia di vere candele). Ma ogni regista persegue il suo scopo nel suo modo di vedere le cose. In ogni caso è sempre una finzione.
      2) Perché è una finzione? Perché al contrario dell’illuminazione, delle scenografie, dei vestiti, dei dialoghi , etc etc la musica è nel cinema è un elemento artificialmente aggiunto. Un elemento che nella realtà non esiste. Nella vita reale i fatti avvengono senza colonna sonora :-). E’ quindi un elemento posto, per esempio, per rendere l’emozione del momento e restituire meglio il contesto psicologico interiore (gioia, tristezza, timore, paura, etc) In questo ambito quindi è ben difficile sostenere che debba avere delle regole che non siano il risultato, inteso ovviamente che tale risultato deve essere ottenuto senza scadere nel grottesco o il surreale (a meno che non sia proprio il grottesco, o il surreale il risultato da perseguire :-)).
      3) Termino con una domanda che mi sono posto anni fa parlando con un amico, e che forse finalmente posso rivolgere ad un professionista. Rivolsi a questo amico, reduce da un concerto dei Pink Floyd (o meglio dei resti degli stessi) questa ingenua domanda : “Come ha suonato Gilmore l’assolo di “Confortably Numb” (che ritengo una della canzoni rock più belle della storia , per inciso)?”
      Egli mi rispose in modo sorprendente : “in che senso come l’ha suonata ? La canzone è la sua , e può suonarla come gli pare, sarà sempre la versione corretta”.
      La cosa mi ha colpito perché non ci avevo mai pensato. Si può giudicare un direttore che diriga la sua musica, se il risultato che ottiene è a suo parere quello che egli voleva ottenere componendola? (ovviamente al netto di evidenti errori rispetto allo spartito..).
      Grazie molte per l’attenzione
      Buona Giornata.

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