Sulla barca con Cristo

In una piazza San Pietro deserta, bagnata da un pioggia che rifletteva sul selciato un cielo nascosto dalle nubi, Papa Francesco in una solitudine che sembrava rappresentare quella di ogni Uomo oggi, ha pregato il Signore e offerto a noi una riflessione su un Vangelo quanto mai adatto al Tempo che Dio ci ha chiamati a vivere:

In quel medesimo giorno, verso sera, disse loro: «Passiamo all’altra riva». E lasciata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che moriamo?». Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?».

(Marco 4, 35-41)

La riflessione del Santo Padre, concreta, che va alla radice del male che stiamo vivendo, fisico certamente, ma spirituale prima di ogni altra cosa che qui riporto per chi non abbia avuto modo di ascoltarla:

«Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo ritrovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti.

La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di ‘imballare’ e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente ‘salvatrici’, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità. Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri ‘ego’ sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli.

Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”. ‘Perché avete paura? Non avete ancora fede?’. Signore, ci rivolgi un appello, un appello alla fede. Che non è tanto credere che Tu esista, ma venire a Te e fidarsi di Te. In questa Quaresima risuona il tuo appello urgente: “Convertitevi”, «ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12). Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. È la forza operante dello Spirito riversata e plasmata in coraggiose e generose dedizioni. 

Medici, infermieri e infermiere, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù: «che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21). Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti.

Non siamo autosufficienti, da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai. Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Il Signore si risveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale. Abbiamo un’ancora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore. In mezzo all’isolamento nel quale stiamo patendo la mancanza degli affetti e degli incontri, sperimentando la mancanza di tante cose, ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi.

Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità e di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza.

Cari fratelli e sorelle, da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro, stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: «Voi non abbiate paura» (Mt 28,5). E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché sappiamo che Tu hai cura di noi”.»



Categorie:Attualità cattolica

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34 replies

  1. Momento alto. I minuti di silenzio di fronte al Santissimo sono stati toccanti.

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  2. “La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di ‘imballare’ e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente ‘salvatrici’, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità. Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri ‘ego’ sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli.

    Profondamente in sintonia

    In Pace

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    • Veramente un’ altro di quei discorsi che ognuno interpreterà come li pare.

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      • Già proprio lì sta il problema…

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      • A parte forse quel “pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato” che potrebbe richiamare taluni illazioni che vorrebbero il coronavirus frutto dell’inquinamento, mi specifichi cosa, nel discorso del Santo Padre, potrebbe essere letto come in contrasto col millenario e retto Magistero?
        Ti sei accorto di come questo discorso del Papa contrasti con la “Laudato si” e con “Querida Amazzonia”, esortazioni nelle quali la natura viene quasi presentata come un qualcosa di idilliaco?

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        • Secondo me non contrasta con nulla. E’ una lettura capziosa e maliziosa quella che interpreta “Laudato sì” e “Querida Amazzonioa” come rappresentazioni idilliache e utopistiche della natura. Si tratta del tipico “strowman argument”.
          Esse, in particolare Laudato si, non fanno altro che descrivere la nostra “casa comune” , che bella o brutta che sia, è anche l’unica che abbiamo e che dobbiamo proteggere e condividere con gli altri.
          Si tratta di un discorso molto concreto e reale, e molto cattolico perché chiama a proteggere il creato ove ci ha collocato Dio.
          In questo creato ci sono anche gli eventi naturali catastrofici e le epidemie, di cui dobbiamo limitare finchè possibile i danni, accettando di non poterli eliminare.

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          • Citami qualche passo della “Laudato sì” o della “Querida Amazzonioa” in cui siamo invitati a rivolgerci a Dio perché ci preservi dalle forze distruttrici (ovviamente per la specie umana) della natura.

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          • Non ho ancora letto qua, ma ho letto ls quando è uscita e su quella concordo con te.

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  3. Se il coronavirus attacca i nostri polmoni materiali, queste parole del Santo Padre sono un balsamo vivificante per i nostri polmoni spirituali.

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  4. Adesso , per paura, si aggrappano alla barca di Cristo , affermando di essere nella stessa barca di Gesu’ . Ma fino a poco tempo fa portavano in trionfo la Pachamama e si prosternavano ai musulmani. E di Cristo non parlavano mai……
    Che voltafaccia!

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    • Che ci piaccia o meno, al timone della Barca di Pietro c’è il successore di Pietro:
      se la governa in modo difforme dai suoi predecessori potrebbe anche essere legittimo contestarlo;
      se invece la governa bene, perché biasimarlo?

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    • Ma chi sei tu Giampiero che continui a puntare il dito?

      Non so sai chi dovrei preferire tra chi eventualmente per paura (tale quale i Discepoli nella barca) “volta la faccia” verso Cristo e chi invece continua a puntare il dito…

      Anzi ben lo so perché ben si riconosce lo spirito dell’Accusatore che non conosce misericordia e neppure ha timor di Dio nell’accusare i Fratelli.

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  5. Io non accuso i fratelli, ne’i veri fedeli, i veri credenti , il veri apostoli, ma gli ipocriti , rimarco i traditori che si spacciano per fratelli.Quelli che fino a ieri si vergognavano di Cristo , quelli che fino a ieri hanno tradito Gesu’e oggi lo pregano. Che facce toste. Non ho sentito da loro nessuna parola di pentimento. Non hanno pronunciato la parola peccato.Non hanno chiesto perdono. Adesso tutti i prelati sodomiti, pedofili, copertori di pedofili, intrallazzatori, adoratori di PACHAMAMA , tutti si spacciano per amici di Gesu’. Facile non credete?
    Se bastasse una messinscena televisiva per essere amici di Gesu’…..

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    • Messinscena televisiva… MAH!

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      • Già l’ho detto caro Bariom.
        Questi espisodi, come il coronavirus, fanno emergere il vero retropensiero di qualcuno, che pretende perfezione pensando evidentemente d’esser perfetto.
        Bisogna avere grande misericordia di questi fratelli ingannati, che mai saranno felici e mai saranno veramente consolati fin quando si lasceranno inondare dal desiderio di giudizio verso tutto e tutti, senza opporre resistenza e senza riconoscere la natura dei propri pensieri.
        Non dobbiamo dimenticarci d’altra parte che tutti noi siamo nati ciechi, elemosinando quello che pensavamo fosse indispensabile perché ignari di quello che veramente lo era.

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  6. Padre Cavalcoli:

    “io ritengo invece che sia utile e salutare considerare questa pandemia come castigo divino per i nostri peccati, soprattutto quelli di noi cattolici, da quelli del Papa a quelli dei Vescovi, dei teologi, dei moralisti, dei politici fino all’ultimo di noi.Per capire con occhio di fede che cosa sta succedendo, dobbiamo guardare alla storia biblica dei rapporti di Israele con Dio. Ora la Chiesa, che è il nuovo Israele, per capire l’attuale comportamento di Dio nei suoi confronti, deve rifarsi a quella storia. In tal modo impariamo a capire il messaggio che Dio vuol darci con questa pandemia.

    Esso è l’esortazione a liberare la Chiesa dai più gravi peccati, dai virus più pericolosi che la infestano: la superbia, l’ipocrisia, la doppiezza, l’idolatria, l’empietà, l’eresia, il modernismo, il rahnerismo, il panteismo, lo gnosticismo, il pelagianesimo, l’attaccamento al mondo, la sete di potere, la disonestà, la magia, l’avarizia, l’ingiustizia, il tradimento, l’egoismo, la lussuria, lo scisma, l’apostasia.

    Solo se ci libereremo da tutti questi idoli, Dio ci ascolterà, faremo una buona Quaresima in preparazione della Pasqua

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    • Di fatti può essere anche questa una chiavi di lettura e allora iniziamo a fare il mea culpa del caso invece di dare sempre degli ipocriti-voltafaccia-eretici e Dio sa cosa agli altri, caro Gian Piero.
      Che anche il continuo ergersi a giudici del comportamento altrui non di fronte a FATTI, ma basandoci sulle nostre libere interpretazioni e facendoci ago delle bilancia, è uno dei grossi peccati di noi tutti credenti oggi.

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      • A scanso di equivoci mi cito (solo per praticità) da altro blog in un mio commento del 27 scorso prima ancora delle bellissima riflessione serale del Santo Padre:

        Può essere la risposta (a questa pandemia) in Colossesi 1,24 che citi?

        «Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa.»

        O in 2Cor 1,5-7?

        Di fatto queste sono risposte di un credente a un Comunità di credenti… Noi (credenti) possiamo darci queste risposte e comunque fare un bel esercizio di Fede nel crederlo fermamente, ma se si andasse a proporre questa risposta al Mondo?

        Come minimo, ti sentiresti rispondere: “Grazie ma io non ho chiesto né ho acconsentito a partecipare alla sofferenza o alla consolazione di cui cianci…”
        Che ne sarebbe di coloro che per questa pandemia, bestemmiano o si scandalizzano di quel Dio che non conoscono?
        Temo la risposta sia un po’ più complessa e articolata e neppure credo possa essere del tutto esaustiva, perché i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri.

        Certo è che nulla accade per “caso”, né nulla accade che Dio non governi, voglia o permetta.
        Certo è che come per ogni Uomo, ogni accadimento che segna un svolta, un dubbio, un inciampo, ma anche un’opportunità, una gioia, un dono è una Parola di Dio.

        Il problema allora è comprendere questa Parola, chiedere Discernimento, implorare la Sapienza o anche solo la Fede di accettarla: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!»
        Per quanto ci possa scandalizzare, questa Parola di Dio è un richiamo all’Uomo, è un atto di Misericordia, basta riandare alla Scritture che sono un Parola Viva e sempre attuale, non solo racconto di avvenimenti che furono.

        Quante volte Dio ha dovuto richiamare il Suo Popolo (il Popolo di Israele nella Storia della Salvezza è tutta l’Umanità, non solo il Popolo dei Battezzati), a partire da Noè e il tempo del Diluvio, a Sodoma e Gomorra, al protratto Tempo nel Deserto (non entrò nella Terra Promessa la generazione che si mise in cammino, perché si meritò il suo girovagare), all’Esilio (che tanto somiglia a questo Tempo, né tempio, né luogo per il sacrificio…).
        Forse che il braccio del Signore si è accorciato? Che Dio non si curi più delle Sue Creature in questo tempo pieno di menzogne di errori e orrori?

        Non tanto giusta punizione (forse anche, non saprei dire), ma di certo un avvertimento, un richiamo forte e anche doloroso a chi più non vuole ascoltare né sentire, a un Uomo che si è costruito il suo piedistallo e si è creduto dio della sua stessa esistenza… poi, poi basta un microorganismo che neppure puoi vedere e tutto, tutto crolla… tutto!

        La sofferenza, la morte di ogni singolo ci è d’inciampo se non di scandalo, ma oggi più di ieri perché? Solo perché d’un tratto ci balza agli occhi ed è tanto vicina a noi e in tal numero? E le morti per ebola, tanto lontane da noi?
        La morte tutti ci attende. Fa veramente differenza se oggi per il virus o domani per altro?
        La differenza è che vorremmo sempre darci una spiegazione per ogni morte e allora se si può trovare un colpevole, siamo vagamente “sollevati” (si fa per dire), se non troviamo un colpevole – ma anche oggi lo cerchiamo: i cinesi; il governo; il complotto – allora è il fato, la “sfiga”, il karma, la “natura” che si ribella (mah!).

        Questi avvenimenti sono una Parola di Dio che tutti interroga, che ci scuote dal profondo e ancora non se ne vede la fine e ancora chi invoca Dio e implora Indulgenza e deriso e ingiuriato… Speriamo il cuore del “faraone” non resti duro come al tempo di Mosè e noi che abbiamo il dono della Fede, restiamo saldi e si, offriamo noi i nostro sacrifici a Dio in unione a quello eterno di Cristo, sacrifico (sacrum facere) a cui si uniscono tutti i sacrifici degli “Uomini di buona volontà”, che agiscono per il bene altrui e allora di nuovo spenderà a noi il Suo Volto.

        Abbi pietà di noi, Signore Dio di tutto, e guarda,
        infondi il tuo timore su tutte le nazioni.

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    • Padre Cavalcoli non è nuovo a queste interpretazioni , che gli sono già costate una seria “ammonizione” dal suo vescovo in occasione del terremoto di Amatrice.
      L’uomo, dopo il peccato originale, è stato precipitato sulla terra, alla mercè degli eventi naturali.
      Carestie, Terremoti, Eruzioni , inondazioni, epidemie e catastrofi varie fanno parte di questa realtà, ed hanno sempre colpito l’umanità. Tutta l’umanità, senza distinzione di razza o religione.
      il Signore , quando ha deciso di cacciare Adamo, ha già all’origine permesso che tutto questo succedesse, ma certo non come un castigo particolare ma semplicemente come conseguenza della condizione umana.
      Se inviasse appositamente dei castighi, in questo modo diffuso e senza distinzione tra giusto ed empio, cristiano e non cristiano, bambino e vecchio, che razza di “Amore” dimostrerebbe? E’ una eresia pensare che l’autore della giustizia punisca l’innocente col colpevole.
      Purtroppo Padre Cavalcoli dimentica la parola di Giovanni 9 :
      -“In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio “-
      La croce è per tutti una occasione di manifestare l’opera di Dio, in dipendenza della nostra reazione alla croce stessa.
      Come stai reagendo tu, Gian Carlo, a questa croce ? E’ una occasione per rivedere la tua vita, per alzare gli occhi al cielo e dire “Abba Padre, abbi pietà di me che sono peccatore?”
      Oppure ti serve solo per sparare giudizi sugli altri, sentendoti migliore di tutti ?
      Come mai, invece di apprezzare il discorso del Papa , ti sei messo a giudicare chi lo pronunciava?

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      • Però perdonami ML

        La Storia della Salvezza è un continuo a partire da Noè e il Diluvio (e meno male che il Signore a posto in cielo l’arcobaleno 😉), di richiami molto seri e anche duri – duri in relazione alla dura cervice dell’Uomo – perché l’Umanità si converta a Dio.
        La venuta di Cristo, che ci apre una speranza che non avevamo, che ci ha donato la Chiesa, strumento e sacramento di Salvezza, Luce per le Nazioni, non modifica sostanzialmente l’intervento di Dio nella Storia, né la venuta di Cristo, può smentire o sostanzialmente modificare l’agire di Dio Padre.
        D’altronde basta andare all’Apocalisse per rendersi conto che anche gli Ultimi Tempi non saranno proprio una “passeggiata”…

        E in ogni caso in che modo la morte per Coronavirus tanto per restare all’attualità, punirebbe l’eventuale “giusto” o comunque il credente?
        E’ forse la morte (che venga da virus o altro accidente) un dis-grazia per il credente?
        Non credo proprio… lo è la carestia, la fame, la nudità, la spada forse?

        Quindi dove in una epidemia come questa si dovrebbe leggere una “ingiustizia”?

        Neppure accetto il concetto che “le cose seguano il loro corso” senza che Dio non le governi, senza che OGNI fatto (di rilevante spessore ovviamente), personale o comunitario, non ci interroghi, non sia da considerare come Parola di Dio per la nostra vita.

        Secondo il tuo ragionare, metà delle cose dette dal Santo Padre nella sua (ribadisco per me splendida) riflessione, sarebbero senza fondamento alcuno.

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        • Evidentemente non mi sono proprio spiegato. Intendevo esattamente il contrario di quello che mi attribuisci. Rileggimi.
          cito solo una mia frase , mettendo in maiuscolo le parole essenziali :

          “il Signore , quando ha deciso di cacciare Adamo, ha già all’origine permesso che tutto questo succedesse, MA CERTO NON COME UN CASTIGO PARTICOLARE, ma semplicemente come conseguenza della condizione umana.
          Se inviasse APPOSITAMENTE dei castighi, in questo modo diffuso e senza distinzione tra giusto ed empio, cristiano e non cristiano, bambino e vecchio, che razza di “Amore” dimostrerebbe? E’ una eresia pensare che l’autore della giustizia punisca l’innocente col colpevole”

          Quindi :
          1) Dio non manda gli eventi naturali come una “castigo”, ma permette che accadano, ed accadono perché la condizione dell’uomo è mortale immersa nella natura.
          2) Se invece Dio mandasse castighi diffusi per “punire” un imprecisato e non personalizzato comportamento di una indistinta umanità, verrebbe meno a se stesso che è l’autore della giustizia. (può punire il giusto con l’ingiusto ? semmai anche nell’antico testamento esso voleva salvare tutti i giusti a causa di un solo giusto!)
          3) Gesù è venuto anche per mostrarci come leggere autenticamente la storia della salvezza dell’antico testamento.

          Non so se ho risposto. Per scritto non mi risulta facile.

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          • 1) Dio non manda gli eventi naturali come una “castigo”… chi lo dice?
            «Io tutti quelli che amo li rimprovero e li castigo. Mostrati dunque zelante e ravvediti.» Apocalisse 3,19

            2) Gli eventuali castighi di Dio non sono né così diffusi, né imprecisati (se non nel nostro non riconoscerli), né per un “imprecisato” comportamento dell’Umanità.

            3) E’ una frase che dice tutto e nulla…

            Infine se accettassimo il fatto che il Castigo è Misericordia, non avremmo nessun problema ad accettarlo per quel che è e non vedremmo alcuna ingiustizia nell’agire di Dio.

            E infatti io non leggo questo virus come “castigo” o comunque non castigo come l’uomo intende questo termine.
            D’altronde etimologicamente “castigare” significa “rendere puro”.

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  7. «Quando si fa sera, voi dite: “Bel tempo, il cielo rosseggia”; e al mattino: “Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo”. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi?» (Matteo 16, 2-3).
    Quando oggi ho letto che è rimasto seriamente danneggiato dalla pioggia il miracoloso Crocifisso trecentesco scampato alle fiamme nel 1519 ed al quale venne attribuita la cessazione della peste a Roma nel 1522, ho avuto come l’impressione di un segno che non annuncia niente di buono, altro che fine del coronavirus …

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    • Il Crocifisso ligneo gravemente danneggiato non e’ un segno, e’ un effetto dovuto ad una causa, la scelta ben precisa degli organizzatori della “ palcoscenico ’ , che hanno lasciato il Crocifisso di legno ben due ore sotto la pioggia senza nulla a proteggerlo.
      Il centro, il culmine della scena doveva essere la postazione papale, ben protetta da un orribile tettoia di plexiglas con lucine , con al centro un seggio che , badate bene, non era rivolto verso il Crocifisso , ma gli dava le spalle, per poter inquadrare la piazza scenograficamente deserta. Effetti speciali alla Young Pope di Sorrentino . E cosi’ mentre il Papa seduto sul seggio , sotto la tettoia , leggeva l’ omelia alla piazza vuota, dietro le sue spalle il povero Crocifisso esposto alla pioggia sembrava davvero l’ immagine della desolazione.
      Questo accade quando si parla dando le spalle al Cristo e volendo il primo posto sulla scena .

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      • Ammazza @Gian Piero, quanto t’arrovelli… (contento te)
        Mi sa questa fosse la Pasqua della Parusia, avresti da ridire anche sulla “regia” del Padreterno.

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      • Era dietro quel crocefisso, quelli presenti in Basilica e davanti a quello che tiene nella catena al collo sotto la canottiera e a tutti gli altri di fronte a lui a Roma.
        Non ti è piaciuto il disegno architettonico? È giusto, da buon italiano medio per noi è normale essere allenatore di calcio ieri, architetto oggi, profeta domani e economista neokeynesiano dopodomani…

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    • Una cosa e’certa e appurata : il Crocifisso sotto la pioggia si e’rovinato. E NESSUNO ci ha pensato prima Per voi e’ normale?.
      Un’altra fosa e’certa ed appurata : il cattolico non breve essere PAPOLATRA e il centro della sua fede non e”il papa.
      Il papa si può”criticare,le scenografie delle apparizioni papali si possono criticare. Non siamo ancora in un regime dittatoril-clericale ,cari Mistrel e Bariom . Chi crede piu’nel papa e nelle scenografie papali che nel Cristo non ha ancora potere assoluto.

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      • Ari MAH! (ariecco le accuse ai fratelli di cui ti dicevi scevro… papolatri papolatri!)

        Il Crocefisso antico si è rovinato? AMEN! Ci penseranno i restauratori… (sarai mica un po’ pachamama anche tu?), è colpa del Santo Padre? Ah, di sicuro! MAH!
        Gian Piero te lo dico col cuore come lo dico a me stesso CONVERTITI! Che è meglio 😉 finché ne hai il tempo.

        At salud.

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        • Se per convertirti intendi convertirmi alle TUE opinioni , caro Bariom , non lo faro’ mai.
          Il mio consiglio a te: finche’ sei in tempo, rifletti e pensa, considera con saggezza, rifletti sui FATTI. La faccenda del Crocifisso rovinato e’ indifendibile. Se vuoi difendere per partito preso l’ indifendibile , allora non parti dalla realta’ ma dall’ ideologia

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          • Alle mie opinioni? Dio ci scampi!

            La “faccenda” del crocefisso rovinato è invece perfetta dimostrazione di come sia tu a partire dalla TUA ideologia… ti saluto.

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