Il Pio: Vero Santo Moderno (VI)

L’uomo pio è l’alleato di un Dio virile

Abbiamo già sottolineato precedentemente che l’uomo pio è naturalmente padre in quanto è affine alla Prima Persona della Trinità.

La relazione che l’uomo pio ha con Dio e con Gesù Cristo è personalizzata, cioè, per lui, Essi non sono concetti astratti e asettici ai quali sono dati tutte le caratteristiche positive che si possono immaginare, come fa il filosofo: non basta dire che Dio è Amore e quindi ama tutti per dire che si conosce Dio, come non basta dire che Pietro è un animale razionale per affermare che lo conosciamo.

Per il cristiano Dio è davvero una Persona e non solo in senso analogico ma propriamente, cioè ha una personalità, un volere, un’intelligenza ed una unicità che rendono molto interessante il fatto di conoscerLo: Dio ha il Suo carattere e anche il Suo caratterino.

Una volta, tantissimi anni fa, all’inizio della sua vita di giovane adulta, una figlia mia volle passare un mese presso un ordine femminile di clausura: quando venni riprenderla alla fine di quel ritiro lei era davvero entusiasta di quell’esperienza spirituale fortissima e mi disse in macchina, durante il tragitto di ritorno a casa, che aveva capito che aveva quella vocazione religiosa perché si era resa conto che amava “tutti” indiscriminatamente; dal che, immediatamente, io dedussi personalmente la profonda immaturità spirituale, all’epoca, di questa mia figlia, in quanto amare “tutti” e non persone specifiche in particolare mostra solo quanto una persona non abbia ancora incontrato l’amore, quello vero umano e/o spirituale, ma che restava, seppur con un’intenzione generosa anche se mal gestita, qualcuno che doveva ancora crescere; oggi è una donna compiuta, come le sue sorelle, e che sa cosa amare significhi nel concreto come la vita stessa gli ha poi insegnato. Glossare su un amore astratto per “tutti” è solo segno di ancora mancato incontro dell’amore concreto e in particolare  dell’amore spirituale. Non è quindi spirituale limitare la conoscenza personale che abbiamo di Dio e di Gesù al fatto che Egli ama “tutti”.

L’uomo pio desidera conoscere Dio sempre più profondamente e personalmente, nel senso che desidera conoscerne il carattere, il Suo modo di pensare per poter interagire con Lui da persona a Persona molto concretamente e non in un modo astratto che si nasconde dietro costrutti mentali e ideologie centrate, in finis, sul proprio ombelico.

Al fine di meglio conoscere la Personalità propria di Dio, l’uomo pio ama frequentare quotidianamente, in prima persona, le Sacre Scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento e per giunta si dedica con particolare affezione alla recita quotidiana dei Salmi che gli danno la possibilità di capire come Gesù pensa e pensava e di meglio identificarsi a Lui.

Infatti, l’Incarnazione di Gesù non significa solamente che Egli ha ricevuto il patrimonio genetico di un discendente del Re Davide, ma anche l’essere parte di una stirpe, quella semitica giudaica, e di una mentalità ebraica: la struttura mentale di Gesù è quella di un ebreo che recita i salmi, che conosce il Pentateuco e che ragiona, come uomo, all’interno di quel paradigma. Passare sotto silenzio questa realtà vuol dire non conoscere bene Gesù e limitarsi ad un rapporto troncato e falsamente idealizzato.

Come esempio estremo, ma immagino parlante, di certa mistificazione, a volte, purtroppo, anche da alti scranni, del personaggio Gesù per farNe un individuo astratto e svenevole al Quale far dire tutto e il contrario di tutto, vi è quello della messa sotto il moggio dei salmi imprecatori (5, 6, 11, 12, 35, 37, 40, 52, 54, 56, 58, 69, 79, 83, 100, 137, 139, e 143): in realtà l’ebreo Gesù li recitava regolarmente senza restrizioni mentali.

A titolo di esempio questo recitano i salmi 100:

1 Di Davide. Salmo.
Amore e giustizia voglio cantare,
voglio cantare inni a te, o Signore.
2 Agirò con saggezza nella via dell’innocenza:
quando verrai a me?
Camminerò con cuore integro,
dentro la mia casa.
3 Non sopporterò davanti ai miei occhi
azioni malvage;
detesto chi fa il male,
non mi sarà vicino
.
4 Lontano da me il cuore perverso,
il malvagio non lo voglio conoscere.
5 Chi calunnia in segreto il suo prossimo
io lo farò perire;
chi ha occhi altezzosi e cuore superbo
non lo potrò sopportare
.
6 I miei occhi sono rivolti ai fedeli del paese
perché restino a me vicino:
chi cammina per la via integra
sarà mio servitore.
7 Non abiterà nella mia casa,
chi agisce con inganno,
chi dice menzogne non starà alla mia presenza.
8 Sterminerò ogni mattino
tutti gli empi del paese,
per estirpare dalla città del Signore
quanti operano il male
.

Dico che li recitava senza restrizioni mentali, in quanto Egli stesso li  ha esplicitamente integrati nel Suo insegnamento, ad esempio, in Mt 23:13: “Ma guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; poiché né entrate voi né lasciate entrare coloro che stanno per entrarvi” oppure in Mt 26:23–24 “Ed egli, rispondendo, disse: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto mi tradirà. Il Figlio dell’uomo certo se ne va secondo che è scritto di lui; ma guai a quell’uomo per mezzo del quale il Figlio dell’uomo è tradito! Sarebbe stato meglio per lui di non essere mai nato»”, ma numerosi sono i passaggi imprecatori nell’insegnamento di Gesù ad ulteriore esempio quando si riferisce a chi crea scandalo per i bambini e in tante altre occasioni.

L’uomo pio che frequenta il Cristo non si scandalizza di queste parole ed espressioni in quanto esse vibrano anche nel profondo della sua anima in sintonia con il Suo Dio e questo perché l’uomo pio è tanto virile quanto il suo stesso Dio è virile e tutti i risvolti della Sua Personalità sono punti di appoggio con il quale può stabile una relazione forte, biunivoca, personalizzata e maschile.

Un uomo che ha di fronte a sé stesso qualcuno senza asperità, tutto liscio, dolciastro, svenevole, sempre “…bbbuono” non prova per lui nessun interesse umano: quanti tra chi mi leggono in questo momento apprezzerebbero un conoscente così liscio da esserne insipido e soprattutto quanti vorrebbero passare tempo a conoscerlo meglio?

Il Dio Vero, cioè quello concreto, ha una personalità molto più interessante per chi si dà la pena di conocerLo in prima persona: il Dio Vero è eminentemente maschile e, per questo, sommamente interessante.

Già da un punto di vista concettuale il Dio Creatore è un Dio che crea facendo uscire dal nulla il Creato e non lo riassorbe in Lui ma, al contrario, lo vuole indipendente da Lui, maschilmente è rivolto verso l’esterno del proprio essere: le divinità che riassorbono il loro creato in un modo circolare, tipo Pachamama o Demeter sono tutte femminili, infatti un tratto tipico della femminilità e della maternità in particolare è di ricevere in sé, poi sì di partorire, ma poi di riammettere nel suo seno la creatura generata per accudirla e, infatti quasi sempre, queste deità della fecondità chiedevano un sacrificio cruente che ritornasse loro simbolicamente il frutto da loro generato come nel caso di Astarte o Tanit.

Tutta la Personalità del Dio dell’Antico Testamento è chiaramente maschile salvo qualche rarissimo passo dove sembra esprimersi con sonorità materne che, secondo me, sono una prefigurazione della Chiesa, la Quale, Essa sì, anche se non una deità ma al servizio di Dio, Corpo di Gesù e animata dallo Spirito Santo, ha un ruolo materno e circolare da svolgere, per esempio nella continua rinascita, grazie a Lei, alla Grazia divina quando l’umanità La perde.

Ma adesso dobbiamo riflettere cosa vuol dire molto concretamente avere una personalità maschile per noi uomini, per Dio e quindi per l’uomo pio.

Per rispondere a questa domanda in modo concreto vorrei seguire la proposta di John Eldredge nel suo libro Wild At Heart in quanto corrisponde alla mia esperienza personale, in famiglia e in società: essa consiste nell’ identificare tre desideri primordiali e profondi del cuore dell’uomo maschio, i quali, se non sono soddisfatti, conducono ad una tragica sofferenza personale, spirituale, morale e, finalmente, umana.

E questi tre desideri ci identificano e ci determinano dall’infanzia, attraverso l’adolescenza, l’età adulta e anche la vecchiaia e probabilmente la morte stessa:

  • Il desiderio di lottare per essere un eroe
  • Il voler vivere una grande avventura
  • Il conquistare una bellissima donna

Per questo ci piacciono i film con eroi con i quali ci possiamo identificare, per questo vogliamo compiere avventure pericolose, se lo potessimo come vorremo, in montagna, sul mare o nello spazio, per questo siamo sempre a cercare validazione di accettazione quando in vicinanza di una donna attraente: ovviamente con modalità proprie ad ogni età e stato di vita.

Per questo è importantissimo quando educhiamo i nostri figli maschi di far vivere loro esperienze da “eroi”, “grandi” avventure e saper prendersi cura delle persone di sesso femminile: se li lasciamo perdere il gusto di realizzare questi tre desideri, allora saranno infelici e non sapranno nemmeno perché.

Ma l’uomo pio si rende conto che questi tre desideri li condivide, mutatis mutandis ma pari pari, con Dio Stesso e Gesù.

Infatti, chi legge la Bibbia senza paraocchi ideologici si rende conto che (1) “Il Signore è prode in guerra, si chiama Signore” (Esodo 15, 3), (2) che a Dio piacciono le grandi avventure ed i viaggi interminabili come quelle di Noé, di Abrahamo, di Mosé, di Davide, (3) che a Dio anche piacciono le belle donne come lo prova con la creazione di Eva, o il suo amore per Israele che esprime nel Cantico dei Cantici o nel Libro di Osea, o con la Vergine Santissima o con la Chiesa Sua Sposa, per la Quale Egli dà la Sua Vita, riunendo, addirittura, in un solo  atto di Redenzione, la soddisfazione effettiva dei suddetti tre desideri maschili .

L’uomo pio, pienamente a suo agio nella sua mascolinità, è capace di interagire con Dio e Gesù stessi, ad un livello di tu per tu che non è facilmente immaginabile per chi non si dà la pena di percorrere questa via di mutua conoscenza e riconoscenza e di santo “commercio”.

Ma di quale stampo è specificamente la relazione tra un uomo pio e Dio: certamente non quello della confusione dei generi, un uomo pio ama Dio come ama un amico carissimo, un padre onorabile, un fratello esemplare, ed è cosciente del proprio evo e luogo che fanno parte della propria personalità, non intrude in casa altrui e non desidera che ci sia intrusione, l’amore per l’amico non è mai fusionale, ma è basato sul rispetto reciproco e la mutua comprensione benintesa.

Questo YHVH lo ha capito benissimo, per questo Egli ha offerto al Suo Popolo Alleanze, e non fusioni, per vincere battaglie da eroi assieme, vivere grandi avventure per conquistare la Bella che è la Gerusalemme Celeste e non effusioni materne o coccole femminee: e questa relazione di Alleanza tra un credente adulto con il Suo Dio è quella che Egli ci propone continuamente, non un piagnucolare ed un lamentarsi irrisori, non un atteggiamento snervato e svenevole, ma un Noè che discute, un Abrahamo che difende Lot, un Mosè che sa arrabbiarsi, un Gesù che sa mandare a quel paese chi se lo merita e discutere a Tu per Tu la Volontà del Padre.

In un’Alleanza, anche se c’è un alleato più forte, c’è sempre spazio per l’eroismo, per la grande avventura, per la donna bellissima, ma la più grande è la certezza di poter realizzare questi desideri nella propria vita con la Grazia di Dio come lo annuncia la Buona Novella.

In Pace

(Continua)

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Categorie:Filosofia, teologia e apologetica, For Men Only, Simon de Cyrène

4 replies

  1. Spedito al volo alla moglie. Almeno comincia a capire intimamente cosa gli chiedono (e chiedono a loro stessi) i 4 maschi di casa…
    Grazie Simon, la faccenda si sta presentando sempre più profonda, difficile, splendida!

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  2. C’e’ un ‘altra « bellissima donna »il cui amore aiuta a entrare nella vera vita., spirituale e’la Sophia o Sapienza divina.
    Questa bellissima dama e’stata cantata nei versi giovanili del poeta simbolista russoAlexander Blok, discepolo del filosofo Solov’ev, e amico di Berdjaev.
    Gli ortodossi dipingono anche icone dedicate alla Sophia vista come.una donna con ali di angelo. E non dimentichiamo che la prima grande chiesa cristiana fu dedicatadedicatHagia a « Hagia Sophia  » a Costantinopoli.
    Nella mistica ebraica YHWH il tetragramma del Nome impronunciabile di Dio e’maschile, ma la Shekinah, la presenza nel mondo di Dio , a volte tradotta con « Gloria di Dio » e’femminile.
    Della Sapienza divina viene detto che informa cioe’da’ forma.a tutte le cose create da Dio e che era con Lui alla creazione del mondo. E’l’origine della Bellezza che possiamo contemplare nella creazione:bellezza che.e’il risultato di armonia, misura, sapienza divina.
    Come Solov’ev e il.poeta Blok innamoriamoci di questa « bellissima dama »

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  3. Allora butto pure io due cose che sento:
    a)La Shekinah non è la gloria di Dio ma la sua presenza. In tal senso è associabile all’aspetto femminile dello Spirito Santo come la Sophia è la sorella del Logos. Verrebbe da chiedersi chi sia la controparte femminile del Padre ed io una risposta la ho, per me: d’altronde in metafisica pochissimi provano a rispondere sulla realtà della Materia Prima ossia della Possibilità Pura.
    D’altronde sappiamo tutti che il singolare non lo conosce nessuno in sè per sè.
    Purtroppo non posso spiegarmi meglio giacché pur essendo vero che l’essenza passa per la forma dice Tommaso, per la questione della partecipazione, ciò nonostante io ritengo che sostrato forma e sostanza siano cose diverse nel sinolo da cui emerge la psiche.
    Tutto ciò comporta troppe derive ma Aristotele dice che non c’è conoscenza nel singolo. Appunto…ma vabbè.
    Era solo per segnalare che , forse, la materia prima è la parte femminile del Padre… »diciamo ».
    Se il termine possibilità pura non piace sembrando potenziale, non sò che farci. A casa mia possibile è sinonimo di certo, però boh.
    b) Il discorso della Presenza dello Spirito poi và inteso in quanto inabitazione e vivificazione, stanti al credo, cosa del tutto avulsa dall’immanenza che le si vuole appioppare. La cabala giudaica successiva al sefer Hasidim fra gli askenaziti ed il sefer Zohar fra i sefarditi è del tutto inaffidabile…infatti l’esilio della Shekinah in Malkuth giust’appunto non ha senso.
    c) Sophia ossia sapienza ( chokmah ) biblica è aldilà o comprendente scienza e saggezza. Toccherebbe fare una gran disamina, ma davvero pregnate, sui doni dello Spirito Santo e le virtù in generale. Ugualmente qui glissare la cabala per piacere.
    d) Non esiste 1 personalità divina, credo e suppongo si debba porre più precisione. C’è un’unico Essere in 3 persone con le proprie personalità, ovviamente.
    e) ribadita anche la femminilità di DIO ( di certo nessuno nega che la complementarietà implica una subordinazione ) Tralasciando LA Chiesa – che se uno preferisce vederla sposa piuttosto che corpo della seconda persona incarnata stessa faccia pure ma credo perde un po’ del discorso – sta pippa sulla virilità è stucchevole.
    Certo noi semo masculi ma sta storia della morte del padre non può non accompagnarsi alla morte della madre.
    Continuare a bistrattare il 50% della popolazione è stupido. Ribadisco subito, se magari fossi stato travisabile, che la complementarietà duale implica una sottomissione per forza di cose.
    f) i sofianisti sono eretici per la Chiesa ortodossa « bizantina »
    Quando si è detto che « Dio è anche madre… » non si è sentita l’eresia dov’è…Dio è anche MADRE, FIGLIA e …Spirito Santo…che poi non mi pare un caso che gli si dedichi due pezzi invece che uno solo quando ci si segna sacramentalmente.
    Dire che Dio è Padre ma anche Madre e basta è un’idiozia.
    Comunque sia non ho letto tutta la trafila delle varie parti e mi scuso se magari questa fosse cosa solo precipuamente maschile per cui magari scrivo a vanvera.
    Ma come i grandi monaci e monache han indicato, a confusione data, l’importante è la comunione con DIO, seguirLi e basta, che viene di rimando.
    Sto mondo degenere è tale perché giust’appunto i cristiani sono divenuti sempre meno, penso e suppongo, boh.
    p.s. cauti con la grande avventura. Un monaco fugge da qualsivoglia cosa, insomma, meno perentorietà, nel cristianesimo ogni visione ha il suo posto, non sarebbe La religione dell’Unico Uno Tripersonale.
    p.p.s il capo della Chiesa locale è IL che si sposa CON ? E’ più bella l’immagine dell’anima come sposa che la Chiesa. Parere individuale eh
    p.p.p.s ammazza quante cazzate ho scritto ehehe

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    • Se « potenza » significa « poter essere », allora « potenza pura » vuol dire « solo poter essere », quindi « potenza pura » e’ « non essere », di cui non si puo’ predicar nulla (men che meno l’ esistenza).
      La potenza che un gatto ha di saltare sarebbe nulla se il gatto non fosse gatto (anima sensitiva) in atto.
      L’essere in potenza dipende necessariamente dall’ essere in atto (partecipato). In Dio, come atto puro d’essere, la potenza non e’ nemmeno pensabile.
      Pax

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