«Die Sache Beginnt Mit» L’Enciclica Emerita E Profetica di Benedetto XVI (Parte II)

Nella prima parte della nostra analisi di “Die Sache beginnt mit” del vescovo emerito di Roma siamo rimasti attoniti dalla potenza esplicativa della diagnosi teologica del male che corrode la Chiesa: la radice si situa nel “Non Serviam” del cattolicesimo occidentale al Magistero della Chiesa sulla realtà umana, in particolare nella sua dimensione generativa, sessuale e matrimoniale, apostasia dalle conseguenze disastrose sul piano della riflessione teologica, morale e ormai vediamo anche sociale, demografica ed economica.

La violenza (“Die Sache beginnt mit”, §3) che ne è seguita si è estesa all’interno stessa della struttura ecclesiale tramite certi laici, teologi, sacerdoti, vescovi e cardinali con il loro rifiuto viscerale del Magistero della Chiesa; all’oscuramento della Santa Scrittura dietro un discorso pseudo-esegetico (non c’era nessuna video o registratore all’epoca, osa dire certo “generale” dei Gesuiti eppur vicinissimo al beneamato Papa Francesco); alla marcescenza liturgica per loro necessaria, in quanto la lex orandi esprime la lex credendi e passando da una liturgia vissuta come attuazione incruenta del sacrificio del Calvario a sceneggiatura e pantomima memoriale di un mito che può essere manipolato; alla cancellazione della nozione stessa dell’essenza  di quel che è  il peccato in quanto offesa a Dio stesso e alla sua riduzione a comportamento socialmente inconveniente in certe circostanze particolari date, ad esempio il buttare la lattina di plastica o il rifiutare il pensiero unico corrente buonista.

La radice della crisi attuale, l’apostasia contro il matrimonio e la vita della seconda parte degli anni ’60 è ancora ben presente: non si situa nel passato, il suo buco profondo, all’immagine del primo buco nero fotografato, continua ad aspirare anime di laici, di teologi, di sacerdoti, di vescovi e di cardinali. Se desideriamo uscire da questa apocalisse dove le stelle stesse si precipitano luccicando con forza prima di sparire per sempre nel baratro, dobbiamo eliminarne la causa in questo Evo e in questo Loco e cioè, appoggiandoci sullo Spirito Santo, dobbiamo rifiutare radicalmente e con estrema forza quest’apostasia mortale cacciandola dalla nostra vita per, poi, aiutare prima i nostri prossimi più cari quindi i più lontani a fare lo stesso.

Dopo aver guardato alla radice spirituale e teologica che fonda la crisi attuale della Chiesa, nella seconda sezione dei suoi appunti, Benedetto XVI si mette al lavoro per descrivere le varie cause accidentali che ne sono decorse e mettere in evidenza i meccanismi storici resi possibili dall’apostasia ormai imperante presso una minorità purtroppo sempre crescente di cattolici formali fagocitati dal buco nero credendo che, emettendo luce, questa fosse la prova che potevano illuminare la Chiesa di Cristo mentre, invece, era, ed è, il segno incontrovertibile che vanno a morte sicura aldilà dell’orizzonte del buco nero.

Benedetto XVI descrive le varie tappe della disgregazione delle stelle in vicinanza al buco nero dell’apostasia su citata nel caso particolare della formazione dei futuri sacerdoti e del problema della pedofilia: abbandono della legge naturale,  dissoluzione del concetto di morale proprio alla Buona Novella, “giustificazione” dei comportamenti sessuali di ogni genere, disordine nei seminari, creazione di club omosessuali nei seminari, rifiuto sistematico in certe parti del mondo all’accesso all’episcopato e al seminario a chi fosse fedele alla Triade Magistero Autentico, Tradizione e Sante Scritture in quanto tali e alle teologie che su tale Triade si fondano con fedeltà, l’apparizione massiva dei crimini pedofili nella Chiesa che giunse il suo culmine numerico (anche se non la loro denuncia pubblica ch eè di questi anni) alla fine degli anni ’70 inizio degli anni ’80.

Ricorderemo qui che una delle prime decisioni che prese Benedetto XVI quando era il Papa in carica della struttura ecclesiale cattolica fu, coerentemente a questa sua analisi, proprio quella di chiedere a tutti i vescovi del mondo di non ammettere persone con tendenze omossessuali nei seminari cercando così di rompere il cerchio vizioso, in quanto, se è vero che il problema della pedofilia è un problema societale, nella clero cattolico è strettamente legato all’omossessualità: incidentalmente, non sarà di certo al giorno d’oggi dove la struttura ecclesiale cattolica è governata fin dal vertice da omocrati che questa misura sarà applicata.

Il Papa Emerito si china in seguito su alcune considerazioni di carattere canonico che mostrano come una concezione da dove una morale specificamente riconosciuta in quanto cattolica, e che si esprimeva, con elegante magnificenza, nella legge naturale di tomassiana memoria eppoi lungo i secoli nella sua forma un po’ più degradata del giusnaturalismo, ne era stata esclusa in quanto ormai, per l’appunto, non c’era più, nella mentalità di certo clero corrotto e corruttore, la nozione di bene assoluto, ma solo di situazionismo pratico e dissolutore, per cui si formò una mentalità pervasiva che egli chiama “garantismo” e che impedì la messa in opera di misure radicali verso i criminali.

Per il Papa Emerito questo “garantismo” quando eccessivo può andare contro la Fede, in quanto ovviamente, se la Chiesa protegge quasi sistematicamente i criminali, allora la Chiesa protegge il crimine, ma se protegge il crimine e non la Virtù, essa è una menzogna e non certo Testimone delle Opere di Dio.

Nella terza e ultima sezione di “Die Sache beginnt mit” il vescovo emerito di Roma offre alla Chiesa, e a chi, lasciandosi spingere dallo Spirito Santo, vuole ascoltarlo, gli antidoti a questa situazione.

Egli ci offre uno sguardo teologico profondo, quello che affronta il male, il buco nero, che esiste oggi in questo Evo e in questo Loco: la sola soluzione per uscire dall’apostasia è “L’antidoto al male che minaccia noi e il mondo intero ultimamente non può che consistere nel fatto che ci abbandoniamo a questo amore. Questo è il vero antidoto al male. La forza del male nasce dal nostro rifiuto dell’amore a Dio. È redento chi si affida all’amore di Dio. Il nostro non essere redenti poggia sull’incapacità di amare Dio. Imparare ad amare Dio è dunque la strada per la redenzione degli uomini.” (Ibid., §23).

Non solo Benedetto XVI ci indica la medicina, ma da buon taumaturgo, ce ne spiega anche le ragioni intime della sua efficacia “Solo se le cose hanno un fondamento spirituale, solo se sono volute e pensate – solo se c’è un Dio creatore che è buono e vuole il bene – anche la vita dell’uomo può avere un senso.” (Ibid., §24). “Così finalmente la frase “Dio è” diviene davvero una lieta novella, proprio perché è più che conoscenza, perché genera amore ed è amore”. (Ibid., §26). “La società occidentale è una società nella quale Dio nella sfera pubblica è assente e per la quale non ha più nulla da dire. E per questo è una società nella quale si perde sempre più il criterio e la misura dell’umano.” (Ibid., §27). “Come ha potuto la pedofilia raggiungere una dimensione del genere? In ultima analisi il motivo sta nell’assenza di Dio. Anche noi cristiani e sacerdoti preferiamo non parlare di Dio, perché è un discorso che non sembra avere utilità pratica.” (Ibid., §28)

Ed ecco Benedetto rammendarci la prima medicina concreta: “Il primo compito che deve scaturire dagli sconvolgimenti morali del nostro tempo consiste nell’iniziare di nuovo noi stessi a vivere di Dio, rivolti a lui e in obbedienza a lui. “ (Ibid., §29). “In effetti, anche nella teologia, spesso Dio viene presupposto come fosse un’ovvietà, ma concretamente di lui non ci si occupa.” (Ibid., §30)

Eppoi il primo strumento: “Consideriamo questo riflettendo su un punto centrale, la celebrazione della Santa Eucaristia. Il nostro rapporto con l’Eucaristia non può che destare preoccupazione. A ragione il Vaticano II intese mettere di nuovo al centro della vita cristiana e dell’esistenza della Chiesa questo sacramento della presenza del corpo e del sangue di Cristo, della presenza della sua persona, della sua passione, morte e risurrezione. In parte questa cosa è realmente avvenuta e per questo vogliamo di cuore ringraziare il Signore (Ibid., §32).

Purtroppo, denuncia il vescovo emerito di Roma: “… largamente dominante è un altro atteggiamento: non domina un nuovo profondo rispetto di fronte alla presenza della morte e risurrezione di Cristo, ma un modo di trattare con lui che distrugge la grandezza del mistero. La calante partecipazione alla celebrazione domenicale dell’Eucaristia mostra quanto poco noi cristiani di oggi siamo in grado di valutare la grandezza del dono che consiste nella Sua presenza reale. L’Eucaristia è declassata a gesto cerimoniale quando si considera ovvio che le buone maniere esigano che sia distribuita a tutti gli invitati a ragione della loro appartenenza al parentado, in occasione di feste familiari o eventi come matrimoni e funerali. L’ovvietà con la quale in alcuni luoghi i presenti, semplicemente perché tali, ricevono il Santissimo Sacramento mostra come nella Comunione si veda ormai solo un gesto cerimoniale. Se riflettiamo sul da farsi, è chiaro che non abbiamo bisogno di un’altra Chiesa inventata da noi. Quel che è necessario è invece il rinnovamento della fede nella realtà di Gesù Cristo donata a noi nel Sacramento”. (Ibid., §33)

Osserva ancora Benedetto XVI: “L’attualità di quel che dice l’Apocalisse è lampante. L’accusa contro Dio oggi si concentra soprattutto nello screditare la sua Chiesa nel suo complesso e così nell’allontanarci da essa. L’idea di una Chiesa migliore creata da noi stessi è in verità una proposta del diavolo con la quale vuole allontanarci dal Dio vivo, servendosi di una logica menzognera nella quale caschiamo sin troppo facilmente. … Ma anche oggi c’è pure la Chiesa santa che è indistruttibile. Anche oggi ci sono molti uomini che umilmente credono, soffrono e amano e nei quali si mostra a noi il vero Dio, il Dio che ama. Anche oggi Dio ha i suoi testimoni (“martyres”) nel mondo. Dobbiamo solo essere vigili per vederli e ascoltarli.(Ibid., §38)

E conclude con ottimismo e un appello all’azione concreta: “La Chiesa di oggi è come non mai una Chiesa di martiri e così testimone del Dio vivente. Se con cuore vigile ci guardiamo intorno e siamo in ascolto, ovunque, fra le persone semplici ma anche nelle alte gerarchie della Chiesa, possiamo trovare testimoni che con la loro vita e la loro sofferenza si impegnano per Dio. È pigrizia del cuore non volere accorgersi di loro. Fra i compiti grandi e fondamentali del nostro annuncio c’è, nel limite delle nostre possibilità, il creare spazi di vita per la fede, e soprattutto il trovarli e il riconoscerli. (Ibid., §39)

Il momento è venuto per noi di chiudere la nostra riflessione a caldo di questa enciclica (i.e. circolare) personale, espressione del Magistero Ordinario e Autentico della Chiesa in quanto ci insegna quel che la Chiesa sempre insegna, riassumendo in modo esplicito cosa il vescovo emerito di Roma ci indica come “survival kit” per noi e per la Chiesa rimasta fedele a Cristo e non caduta nell’apostasia:

(1) Creare itinerari catecumenali per gruppi di persone desiderose, perché mosse dallo Spirito di Dio, di studiare e applicare nella vita personale concreta la buona dottrina, cioè quel che ho chiamato succintamente qui sopra la Triade Magistero, Tradizione, Scritture.

(2) Cercare intorno a noi i laici, i sacerdoti, i vescovi ed i cardinali che sono testimoni con la loro vita e sofferenza: essi esistono e non trovarli è pigrizia del cuore!

 (3) Celebrare la Santa Messa, con sacerdoti che La capiscano e siano pronti a viverLa come la Chiesa La ha sempre vissuta, con “un nuovo profondo rispetto di fronte alla presenza della morte e risurrezione di Cristo”

(4) Eradicare dalle nostre vite concrete ogni civetteria accondiscendente inverso la grande apostasia che causa tutti questi mali: vivere quindi la propria vita maritale, sessuale, genitoriale secondo quando insegnato con assoluta charezzza e senza tergiversazioni dai Papi, in particilare San Paolo VI e San Giovanni Paolo Magno.

(5) Vivere in obbedienza a Dio, e quindi ai Suoi comandamenti , anteponendoLo sempre in ogni nostra considerazione e decisione concreta.

Amici carissimi, grazie al vescovo emerito di Roma, Benedetto XVI, è ormai chiaro per ognuno di noi che il tempo è venuto di smetterla di lamentarsi della crisi nella Chiesa, di criticare sterilmente ed ereticamente il S.S. Concilio Vaticano II o di crogiolarsi con le umane stranezze del Santo Padre Francesco ma è arrivato l’ultimo momento, almeno per noi, di passare all’azione e qui avete la direzione da tenere come “martyres”, come testimoni della Buona Novella, in questo Evo e in questo Loco.

In Pace

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Categorie:Attualità cattolica, Filosofia, teologia e apologetica, Magistero, Simon de Cyrène

9 replies

  1. Cerca le differenze:
    – “Una società nella quale Dio è assente – una società che non lo conosce più e lo tratta come se non esistesse – è una società che perde il suo criterio. Nel nostro tempo è stato coniato il motto della “morte di Dio”. Quando in una società Dio muore, essa diviene libera, ci è stato assicurato. In verità, la morte di Dio in una società significa anche la fine della sua libertà, perché muore il senso che offre orientamento. E perché viene meno il criterio che ci indica la direzione insegnandoci a distinguere il bene dal male. La società occidentale è una società nella quale Dio nella sfera pubblica è assente e per la quale non ha più nulla da dire. E per questo è una società nella quale si perde sempre più il criterio e la misura dell’umano. In alcuni punti, allora, a volte diviene improvvisamente percepibile che è divenuto addirittura ovvio quel che è male e che distrugge l’uomo. È il caso della pedofilia. Teorizzata ancora non troppo tempo fa come del tutto giusta, essa si è diffusa sempre più. E ora, scossi e scandalizzati, riconosciamo che sui nostri bambini e giovani si commettono cose che rischiano di distruggerli. Che questo potesse diffondersi anche nella Chiesa e tra i sacerdoti deve scuoterci e scandalizzarci in misura particolare.” (Die Sache beginnt mit §27)
    -“In realtà l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia, poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità; essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno cambiato la gloria dell’incorruttibile Dio con l’immagine e la figura dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili.
    Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen.
    Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura.Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento. E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d’una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa.” (Rm 1.18-32)

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  2. Simon ha colto bene che le note di BXVI costituiscono Magistero Autentico. Volerle considerare, invece, opinioni personali di un vescovo in pensione è, al contrario, insipienza autentica.

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    • Certo che le note di Benedetto sono Magistero autentico, altrimenti perche’ avrebbero provocato tanta rabbia e tanto sconcerto ? Tante reazioni scomposte? Soprattutto fra i teologi “ liberal” ? Se fossero solo le opinioni personali di un pensionato non se le sarebbe filate nessuno.
      Invece il problema ( per i teologi liberal) e’ che Ratzinger non solo e’ ancora vivo e vegeto ma ci sta ancora con la testa : e non possono liquidare le sue parole ne’ sono capaci di controbatterle nel merito.

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  3. (2) Cercare intorno a noi i laici, i sacerdoti, i vescovi ed i cardinali che sono testimoni con la loro vita e sofferenza: essi esistono e non trovarli è pigrizia del cuore!

    Questo credo gia si stia facendo. Anche “gli altri” lo fanno. Ma è una situazione che non credo sia buono duri a lungo. Come avevo detto in un commento in un`altro post, abbiamo due fedi differenti in fondo i fedeli fanno silenziosamente lo scisma che le gerarchie hanno paura di affrontare.

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    • Non importa che gli altri lo facciano: sono già condannati dalla storia, sono sterili, e non si riproducono.

      Ad esempio, già oggi in Francia l”essenziale delle nuove vocazioni sono veramente cattoliche e sempre meno moderniste, e queste ultime non reggono tanto nel tempo, le famiglie che hanno apostato non fanno più di uno o due figli e questa loro prole solitamente non ha neanche più la fede.

      Occupiamoci di noi e delle nostre famiglie, trasmettendo la ,nostra fede integralmente e di generazione in generazione come anche ai nostri prossimi: è un mistero d’inquità al quale non possiamo rispondere e di cui non abbiamo responsabilità quella delle persone che sono cattoliche solo per via di un certificato di battesimo e che pensano in modo mondano.

      In Pace

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      • Il problema delle eresie è che sono attraenti (basti pensare a questa eresia https://carm.org/what-is-once-saved-always-saved ) per questo molti ci cadono dentro.

        Essere ortodossi è difficile perché occorre accettare molte verità non necessariamente attraenti, o comunque meno attraenti rispetto alle false dottrine.

        Questo spiega il successo di gente come Grillo e i modernisti tedeschi.

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        • Il peccato è sempre attraente.
          In Pace

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          • Vero (poi dipende anche dal peccato, alcuni peccati particolarmente orribili suscitano ripugnanza in quasi tutti) ma ho citato l’OSAS perché credo sia l’eresia più attraente di tutte, visto che una persona che vive credendo di essere salva al 100% è sicuramente più felice di chi vive nel dubbio.

            San Tommaso infatti mi pare dicesse che nessuno può essere veramente felice sulla terra perché nessuno ha la certezza della salvezza, quindi chi viene cresciuto credendo in quell’eresia è facile che sia più felice di chi non ci crede.

            Però rimane una falsità, purtroppo, come sono false le dottrine dei modernisti cattolici.

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            • Chi si crede salvato è già dannato, lo insegna Gesù e lo ricorda il S.S. Concilio di Trento.
              Quanto alla tua citazione di San Tommaso, dacci la citazione completa e precisa.
              Per giunta, non si è su terra per essere “felici” ma per essere messi alla “prova”, condotti in questo Deserto dallo Spirito Santo come lo fu Gesù.
              In Pace

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