Lineamenti di Teologia Cattolica – 08 (Escatologia)

Beato Angelico - Giudizio universale

Beato Angelico – Giudizio universale

ESCATOLOGIA

Il termine “escatologia” viene dal greco e significa “discorso sulle cose ultime”. L’escatologia è quindi la riflessione teologica che, basandosi sul mistero pasquale di Cristo, vede in esso il prototipo della condizione finale dell’umanità come coronamento del piano divino di creazione e di salvezza dell’uomo. Essa, quindi, riguarda sia il destino ultimo di ogni singolo uomo (escatologia individuale) che quello dell’umanità intera e di tutto l’universo (escatologia generale).

La morte.

Per i cristiani la morte non è la fine di tutto, ma è semplicemente la separazione dell’anima dal corpo. La morte, dal punto di vista della pura natura dell’uomo in se stessa è un qualcosa di naturale, ma se guardiamo alla persona umana come Dio l’ha voluta, vale a dire arricchita dei doni preternaturali, allora non possiamo dire che la morte è naturale, ma che è una conseguenza del peccato originale (Gen 2,17 e Rm 5,12). La morte è la fine del pellegrinaggio terreno dell’uomo, è la fine del tempo della grazia e dalla misericordia che Dio gli offre per realizzare la sua vita terrena secondo il disegno divino e per decidere il suo destino ultimo. Quando è finito l’unico corso della nostra vita terrena, noi non ritorneremo più a vivere altre vite. E’ stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta (Eb 9,27). Non c’è reincarnazione dopo la morte.

Oggi si tende a fare di tutto per vivere nell’inconsapevolezza della morte e si fa di tutto per nascondere a se stessi e agli altri la realtà di questo passo. In un’ottica cristiana, la morte, invece, è un appuntamento estremamente importante per ognuno di noi: questa è il momento in cui è data ad ogni persona la possibilità di sottoscrivere o rifiutare la vita precedentemente condotta. La morte è il momento in cui i beni terreni possono essere visti nella loro reale consistenza e si può davvero apprezzare il valore delle ricchezze spirituali, le uniche che ognuno di noi può portare con sé per sempre. La morte, quindi, ben lungi dal dover essere rimossa dalla nostra vita quotidiana, è la lente attraverso cui possiamo scorgere i valori autentici della nostra esistenza.

La morte comporterà la dissoluzione del nostro corpo, ma il nostro “io” profondo (la nostra anima) continuerà a sussistere. La condizione dell’anima disincarnata sarà molto dissimile da quella che noi sperimentiamo nel mondo fisico. L’anima non occuperà uno spazio, né si muoverà in esso, non mangerà, non berrà, non proverà sensazioni o emozioni sensibili; ma resterà comunque in possesso di ciò che più profondamente caratterizza l’io di ogni persona: il nostro pensiero, la nostra interiorità, i nostri desideri, il nostro amore, le nostre tendenze.

Il giudizio particolare.

 Sciolta dal corpo, e quindi anche dalla sua dimensione spaziale e temporale, l’anima continua a sussistere e resta fissata definitivamente nell’atto di amore verso Dio o di rifiuto di Dio che l’ha caratterizzata al momento della morte. Il momento della morte, quindi, fissa il destino di ogni anima alla luce di Cristo, e in questo senso si parla di “giudizio particolare”, quello riguardante ogni singola persona relativamente alla sua morte.

A questo punto, l’anima avrà di fronte a sé tre possibilità: o entrerà Paradiso, o nella situazione che si suole chiamare Purgatorio o in quella detta Inferno.

Se al momento della morte l’anima si trova in grazia di Dio ed è perfettamente purificata, allora è già pronta per godere della beatitudine del Paradiso. Se al momento della morte, pur trovandosi in grazia di Dio, l’anima non si è ancora completamente purificata dai suoi peccati, allora dovrà essere mondata nel Purgatorio. Se, infine, al momento della morte, l’anima non si trova in grazia di Dio, è cioè in stato di peccato mortale (in una condizione di rottura con Dio), allora questo stato di separazione dal Creatore, di rifiuto dell’amore divino, si eternerà e l’anima in oggetto precipiterà in quella condizione che è detta Inferno.

Il Paradiso.

Il Paradiso è quello stato di comunione di vita e di amore con la Santissima Trinità che attende tutti coloro che muoiono in grazia di Dio. Il Paradiso è caratterizzato dalla beatitudine essenziale derivante dalla visione di Dio, più una beatitudine accidentale derivante dai beni creati di cui l’anima potrà disporre. Tale stato di beatitudine sarà completato dopo la resurrezione, quando all’anima sarà finalmente permesso di riprendere possesso del proprio corpo ed essere nuovamente parte di un uomo completo.

In Paradiso il grado di beatitudine delle anime sarà diverso a seconda dei meriti che ciascuno avrà acquistato in vita. Vale a dire che l’intensità della visione di Dio sarà più o meno grande a seconda del grado di carità che l’anima avrà raggiunto al momento della morte. La carità, infatti, implica l’unione con Dio. Più un’anima ama Dio più entra in intimità con Lui.

L’intelletto dei beati non può comunque vedere Dio con le sue sole forze naturali, ma deve essere perfezionato da uno speciale dono di Dio, il lumen gloriae (lume di gloria). Questo fa sì che l’anima veda Dio immediatamente, direttamente, faccia a faccia (1 Cor 13,12), così come Egli è (1 Gv 3,2), senza la mediazione di idee o concetti.

Ovviamente, nessuna creatura può vedere Dio totalmente, anche se i beati potranno vederlo tutto (totutm sed non totaliter), perché Dio, essendo semplicissimo, non ha parti. In Dio i beati vedranno tutto quello che può contribuire alla loro perfetta beatitudine.

L’Inferno.

La pena dell’Inferno è costituita, prima di tutto, dalla privazione della visione di Dio, pena del danno, a cui si aggiunge una qualche pena sensibile, pena del senso. La pena del danno è decisamente la più grave tra le due. L’anima dannata, infatti, proverà una sofferenza grandissima nell’essere lontana da Dio, ma al contempo l’ostinazione al suo rifiuto dell’amore del Creatore non le permetterà di giungere alla sua visione. La pena del senso invece è giustificata dal fatto che il peccatore, con l’atteggiamento tenuto in vita, non si è solamente distolto da Dio, ma ha anche anteposto i beni creati al bene assoluto, ha preferito al Creatore le creature, le quali non hanno senso se non riferite a Dio. Ecco perché, alla resa dei conti, nelle creature il peccatore non potrà trovare ciò che egli cerca, ma solo dolore.

I dannati, comunque, non soffriranno tutti allo stesso modo, ma il loro dolore sarà proporzionale al rifiuto che in vita avranno opposto a Dio e quindi alla gravità dei loro peccati. La pena dell’Inferno non avrà mai fine.

Il Purgatorio.

 Nella Scrittura vi sono solo accenni indiretti al Purgatorio ( 2 Mac 12,42-46 e 1 Cor 3,12-15). La Chiesa, però ha da sempre pregato per i defunti, il che si spiega solo con la fede nel Purgatorio. Infatti, è del tutto inutile pregare per i beati del Paradiso o per i dannati dell’Inferno.

Nel Purgatorio le anime di coloro che, pur essendo morti in amicizia con Dio, non hanno avuto modo di espiare in vita tutti i loro peccati e di purificarsi completamente dalle tendenze cattive per essere ammessi alla visione beatifica, scontano una pena temporanea e si mondano dalle scorie del peccato per poter accedere alla beatitudine.

Anche nel Purgatorio la pena principale consiste nella pena del danno, vale a dire dell’impossibilità di vedere Dio, anche se le anime, in questo caso, sono sorrette dalla certezza della salvezza. Secondo l’insegnamento comune dei teologi, alla pena del danno si aggiunge quella del senso (per le stesse ragioni addotte quando si è parlato dell’Inferno).

A differenza del Paradiso e dell’Inferno, i quali dureranno per sempre, il Purgatorio cesserà di essere nel giorno del giudizio universale, anche se per le singole anime avrà fine nel momento stesso in cui ciascuna di esse avrà terminato di espiare la sua pena e sarà perfettamente purificata.

La risurrezione dei morti.

La morte comporta la separazione dell’anima dal corpo. Il corpo cade nella corruzione, mentre l’anima persiste. Essa, però, si ricongiungerà un giorno al suo corpo per intervento dell’onnipotenza divina. Questo accadrà al ritorno glorioso di Cristo, prima del giudizio universale. Allora, ogni anima riprenderà il proprio corpo. Ciò sarà possibile perché, essendo l’anima la forma del corpo, all’identità dell’anima segue quella del corpo.

Il corpo risorto avrà caratteristiche diverse a seconda che a risorgere sia un giusto o un dannato. I giusti, infatti, prenderanno un corpo “spiritualizzato”, mentre ai dannati ciò non sarà concesso.  Il corpo dei risorti in stato di beatitudine viene detto “spirituale” non perché sia fatto di spirito (altrimenti non potrebbe essere corpo), ma per sottolineare il fatto che la materia sarà allora completamente sottomessa allo spirito. Per farci un’idea di come sarà questo corpo glorioso, possiamo guardare a Gesù risorto. Egli, infatti, è il primogenito di coloro che risuscitano dai morti (Col 1,18). In base a quanto asserito da S. Paolo ( 1 Cor 15,35 ss.), i teologi parlando di quattro caratteristiche del corpo glorioso: l’impassibilità, la spiritualità (di cui si è detto), l’agilità e lo splendore (si pensi alla trasfigurazione di Gesù sul Tabor, la quale è un anticipo della gloria della risurrezione).

Il giudizio universale.

A giudicarci durante il giudizio universale sarà nostro Signore Gesù Cristo (Mt 25,31 ss.), anche se, in quanto uomo, eserciterà il suo potere giudiziario per incarico e virtù di Dio Padre. Mentre nel giudizio individuale l’uomo è giudicato come singolo, nel giudizio universale viene giudicato in quanto membro della società umana (l’uomo è per essenza una creatura sociale) e di fronte a tutti gli uomini. Le azioni dell’uomo, infatti, non riguardano mai solo la persona singola, ma hanno sempre e comunque una valenza comunitaria. Inoltre, nel giudizio universale gli uomini saranno giudicati in anima e corpo, e la beatitudine o la dannazione dell’anima si ripercuoteranno anche sul corpo.

Il rinnovamento del mondo.

Dio non annienta mai nessuna realtà creata, questo mondo non è quindi destinato all’annientamento, ma ad essere rinnovato. Anche l’universo visibile è destinato ad essere trasformato, affinché il mondo stesso, restaurato nel suo stato primitivo, sia, senza più alcun ostacolo, al servizio dei giusti, partecipando alla loro glorificazione in Gesù Cristo risorto.

Allora tutti i nemici del Regno di Cristo saranno ridotti all’impotenza, e Gesù Cristo consegnerà il Regno di Dio al Padre (1 Cor 15,25). In tale modo sarà raggiunto in maniera perfetta lo scopo per cui il mondo è stato creato, poiché si avrà la perfetta glorificazione di Dio e la completa beatitudine delle creature che l’avranno meritata.

 

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Categorie:Filosofia, teologia e apologetica

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33 replies

  1. Tutto chiaro. Mi chiedo solo (ma non perché l’autore sia poco chiaro, bensì perché si tratta di un mistero per me insondabile) come sia possibile che le anime, separate del corpo, sperimentino la pena del senso. Forse lo saprò solo quando sarò di là 🙂

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    • ipotesi: L’anima e il corpo sono unite nell’uomo, quando è in vita ciò che “colpisce” il corpo sensibile ha quindi un effetto anche sull’anima, nella gioia come nella sofferenza, quindi si potrebbe dare nell’anima separata dal corpo dopo la morte una condizione di sofferenza simile all’effetto di cui parlavo prima, ma cusato da altro.

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      • forse la condizione di sofferenza dell’anima è dovuta ai contenuti della mente che non vengono abbandonati completamente al momento del distacco…si potrebbe pensare che siano i desideri a orientare il percorso dell’anima e il suo stato di infelicità-disagio ecc?

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    • Il fatto di avere l’anima separata dal corpo è una situazione contro la natura umana stessa per la quale la forma deve sempre informare un corpo: è una conseguenza del peccato originale ed è una pena in sé.

      L’anima separata dal corpo soffre quindi di questa assenza di compiutezza nel proprio fine: nel caso di chi beneficia della visione beatifica è una sofferenza non dolorosa in quanto l’anima già beneficia della pienezza del bene di Dio anche se la può ancora estendere al corpo che non ha, mentre nel caso dell’anima dannata questa sofferenza è dolorosa in quanto la propria incompiutezza non è “compensata” da nessuna visione beatifica che la “riempie” perfettamente.

      Alla resurrezione dei corpi l’anima di chi è stato salvato estenderà al corpo fino allora assente il gaudio provato dalla visione beatifica, mentre invece nel caso dei dannati l’assenza di bene si estenderà ai corpi riacquistati aumentando il dolore dell ‘anima con quella del corpo.

      Ma non incorriamo in strane immagini: l’anima non è una nuvoletta che svolazza qua e là, come la forma di un triangolo non va in giro per la strada; non si può trovare l’anima in un posto, come anche disseccando tutti i triangoli del mondo non si troverà mai la forma del triangolo in un posto speciale o a parte.

      In Pace

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      • quindi la pena del senso è quella sofferenza che l’anima prova per la sua separazione dal corpo, perchè il senso proprio dell’anima è quella di informare un corpo?

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        • Compensibile il desiderio di formulare ipotesi sulle modalità concrete in cui si presenterà quanto ci è detto per Rivelazione. E nondimeno, come diceva un antico filosofo, ἀνθώπους μένει ἀποθανόντας, ἅσσα οὐκ ἔλπονται οὐδὲ δοκέουσιν (“gli uomini alla morte li attendono cose che non s’immaginano né s’attendono”). Il mistero in questa materia è, da sempre, fitto. Ed è giusto, bene e bello che lo sia.

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          • Navigare ore 14.07
            Credo che questa dichiarazione andrebbe fatta SEMPRE come premessa e poi, per sicurezza, anche come conclusione quando si affrontano certi argomenti.
            Troppo spesso si danno per scontati i fondamentali, del pensiero e della realtà….. andando così incontro ad una serie di fraintendimenti.
            Quello classico è: “voi cattolici credete di avere la verità in tasca e credete e fate credere che tutto andrà come dite voi”.
            Il punto è che qualsiasi descrizione umana è parziale, può dare conto solo della visione limitata umana. Questo lo sanno anche i cattolici, ed è bene dirlo chiaramente.

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            • Ne sono convinto anch’io, Trinity. Provo sempre un singolare mélange di compassione e ripulsa quando vedo l’escatologia trasformarsi in una sorta di Baedeker dell’aldilà. Bisognerebbe avere l’accortezza (e la carità) di astenersi dal ridurre il mistero alle coordinate teoretiche di questo o quel pensatore (l’ho già detto e torno a ripeterlo: il tomismo è un ottimo strumento di navigazione, ma non è il solo, e la reductio del Cattolicesimo ad Thomam è uno dei maggiori passi falsi compiuti dalla Chiesa nella sua bimillenaria storia). Giusto, proficuo, persino doveroso riflettere sull’eschaton, ma trasformare ciò che è mera immagine speculativa, ancorché fondata su un serio impianto logico, in descrizione puntuale della realtà è velleitario: quando si entra in questo piano inclinato, con buona pace di papa Francesco e delle sue recenti riflessioni sui nostri fratellini minori a quattro zampe, preferisco rivolgermi alla silente saggezza del mio serenissimo coinquilino con la coda 🐱

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              • Se si ammette l’epictasi al posto del solo paradiso e l’apokatastasi essenziale contro il ripugnante inferno, si risolve.

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              • Se il Cristo percorre le tappe per l’uomo , l’eschaton che è l’ultima tappa è fondamentale…il riconsegnare il regno al Padre presuppone un superamento del paradiso che sarà propedeutico al divenire Figli nel Figlio.

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        • Il fine di ogni essere umano è di adorare e glorificare Dio e questo può essere fatto perfettamente da ogni persona nella misura in cui codesta ha una conoscenza diretta e la più completa possibile secondo le proprie oggettive capacità di conoscere Dio, il che avviene appunto nella visione beatifica.

          L’essere umano è una realtà materiale capace di questa adorazione e glorificazione e il suo principio vitale, quello che informa questa realtà materiale, è quello che chiamiamo anima.

          Se questo principio vitale raggiunge il proprio scopo di glorificare Dio con la materia che informa allora esso realizza il proprio fine e entra nella beatitudine perfetta secondo la sua natura.

          Però dopo la prima morte, il principio vitale in questione (l’anima) raggiunge il proprio scopo di glorificare Dio malgrado l’assenza della materia che dovrebbe informare (e per grazia di Dio stesso): soggettivamente è beato , ma oggettivamente è incompleto nella sua estensione al corpo che manca.

          La promessa insita nella Buona Novella, che è l’essenza della Buona Novella stessa nel suo nocciolo il più essenziale espressa dalla storica Resurrezione del Cristo, è che ci sarà una risurrezione dei corpi, cioè sarà dato ai principi vitali umani la capacità di informare di nuovo la materia e, ormai, in modo completo e in tutta la sua estensione, adorare e glorificare Dio.

          In Pace

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  2. Domanda.
    Nella Divina Commedia Dante chiede ai beati del paradiso che sono disposti in ordine gerarchico, se quelli posti nei cerchi più esterni non abbiano in quache modo desiderio di essere posti negli ordini più vicini a Dio. La risposta che viene data è che tutti i beai sono ripieni della grazia di Dio, ma ciascuno in modo proprio, come delle tazze di dimensioni diverse ma tutte ricolme, non è possibile quindi che un beato desideri di più essendo gia pieno della Grazia in modo propio secondo quanto la “la sua anima può contenere” .si tratta di una idea sostenibile?

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  3. posso fare una domanda su cui mi interrogo da un po’? Considerando la tendenza attuale (che trovo molto stimolante) della teologia a vedere il giudizio particolare e il giudizio universale come due stati contemporanei, sebbene distinti logicamente, che senso rimane al dogma dell’Assunzione di Maria?

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    • Se “la tendenza attuale” fosse il principio del vero allora ci potremmo porre la domanda che ci poni caro Law.

      Ma la questione deve essere presa invece con spirito realista: cioè usando dei fatti reali incontrovertibili e tenerne esplicitamente conto invece di cercare di fare finta che non esistono. È un fatto storico e di fede incontrovertibile che sia Gesù che la Vergine Santissima sono stati assunti in cielo dopo il loro passaggio in terra ed è esperienza comune il non vedere questo tipo di evento ripetersi con noialtri.

      Questo fatto mostra semplicemente che l’affermazione che il giudizio particolare e il il giudizio universale avvengano contemporaneamente non trovano riscontro con la realtà e sono quindi da abbandonare: infatti se fosse il caso vedremmo immediatamente l’assunzione dei corpi dei morti ormai gloriosi.

      A questo va aggiunto un’altra considerazione: non è possibile oggi come oggi avere un giudizio universale in quanto tutte le conseguenze universali dei nostri atti ancora non sono state realizzate in quanto il futuro non esiste, come neanche il passato non esiste più.

      La concezione che ci viene da una fisica di stampo newtoniana e con sottolineatura einsteiniana che il tempo sia una una realtà a sé stante e che il futuro già esiste da punto di vista di qualcuno che lo guarderebbe da, diciamo, un’ipotetica quinta dimensione, è men che meno provata, ma, anzi, impossibile da affermare per chi conosce un po’ di termodinamica e di fisica quantistica. Fisici modernissimi come Rovelli non hanno nessun problema ad affermare che il tempo non esiste di per sé (come invece è lo spazio) ma è solo il risultato, per semplificare, di un effetto di prospettiva.

      Se quindi il tempo non ha esistenza in sé, il futuro non esiste di già e quindi nessun giudizio universale è possibile oggi al momento della nostra morte: nessuno può prevedere il futuro, nessuno può conoscere qualcosa che non esiste, manco Gesù…

      In Pace

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      • «Se “la tendenza attuale” fosse il principio del vero allora ci potremmo porre la domanda che ci poni caro Law»

        Premesso che non sono Law, ovviamente siamo nel campo delle ipotesi, dal momento che, come insegna Livi, la teologia formula ipotesi di interpretazione del dogma.

        « È un fatto storico e di fede incontrovertibile che sia Gesù che la Vergine Santissima sono stati assunti in cielo dopo il loro passaggio in terra ed è esperienza comune il non vedere questo tipo di evento ripetersi con noialtri»

        Dipende da cosa intendi per “assunzione in cielo”. Intendi che i corpi sono spariti?

        «Questo fatto mostra semplicemente che l’affermazione che il giudizio particolare e il il giudizio universale avvengano contemporaneamente non trovano riscontro con la realtà e sono quindi da abbandonare»

        Eppure a me è sempre sembrata una prospettiva molto interessante con cui si spiegano molte cose, peraltro sposata da fior fior di teologi. Per esempio, cito Giacomo Biffi: «Non si riesce a vedere come sia possibile pensare a diversi giudizi successivi per chi, avendo oltrepassato la soglia della morte, è entrato in una condizione temporale che non tollera successioni. Insomma l’ipotesi teologica dei “due giudizi” cronologicamente distinti, anche se ha avuto storicamente una sua validità, in quanto al riparo dalla sua scroza sono state preservate due verità certamente contenute nella Rivelazione (e cioè il giudizio universale alla fine del mondo e la retribuzione immediata dopo la morte), è in se stessa grezza e teologicamente imperfetta. […] E’ evidente che con la morte e la resurrezione del Figlio di Dio il “giudizio” è già in atto. Esso è dunque una realtà che, sovrastando tutta la linea temporale, si colloca insieme al termine della storia e al di sopra di ogni momento storico […] Non c’è nessun tratto di tempo, per quanto piccolo, che separa la retribuzione immediata e il rendiconto universale; essi ono l’unico e identico giudizio». Sulla stessa linea Ravasi: «In realtà, questa successione è frutto del nostro computo temporale perché, oltre la vita terrena, c’è solo l’istante eterno e infinito in cui tutta la creazione è trasfigurata, giudicata, salvata o condannata».

        «infatti se fosse il caso vedremmo immediatamente l’assunzione dei corpi dei morti ormai gloriosi.»

        Ma i corpi gloriosi non sono come i nostri, dunque non è detto che li vedremmo.

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        • Lorenzo. Di questa teoria non ho compreso una cosa.
          Allora: è comprensibile il discorso sul momento eterno, sulla dimensione atemporale. Ma poi, come lo interpreta il momento della resurrezione ? ….. in quel momento che cosa accade? O sarebbe già accaduto anche quello, per i defunti?

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          • esatto, anche la resurrezione è già accaduta. In pratica, se vediamo le cose dal punto di vista di Dio, tutto è già accaduto. Semmai, sarebbe da discutere come intendere la parusia, e anche su quello Biffi ha delle pagine bellissime.

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            • Beh, sì, anch’io spesso ho pensato alla dimensione senza il Tempo di mezzo. Però c’è anche lo svolgersi storico, quello in cui siamo ora. No?
              In pratica sono 2 le dimensioni da prendere in considerazione e da descrivere: quella atemporale e quella temporale-storica.
              Oppure sarei fuori strada io attuando questa distinzione, secondo la teoria che dici?

              Il fatto della Parusia senza Tempo riesco anche ad immaginarmela (comunque se hai qualche copiaincolla bello da mettere, fai pure).
              Era la resurrezione dei corpi che mi creava problemini. Tipo: ci dovrebbe essere un qualche legame (appunto il legame “ultimo”, e misterioso nella realizzazione) tra spirito e materia. In parole povere: corpi gloriosi e natura che viene “risanata” anch’essa. Questo legame col pianeta terra, o tra Terra e Cielo, tra materia e Cielo in qualche modo si dovrebbe attuare… nel Tempo, anche nel Tempo. ….E in questo momento, non c’è…..per quelli vivi in questo momento.
              C’è una risposta per questo?

              Grazie.
              (molto interessante)

              P.s. mi sembra che ci sia una qualche confusione di piani. In pratica: hai richiamato nel post precedente la morte e resurrezione di Cristo, avvenuta nel Tempo. Ma allora: anche PRIMA della Sua morte e resurrezione doveva avvenire lo stesso che hai detto (i due giudizi, i corpi gloriosi di tutti i defunti, ecc.) in quanto nel momento della Creazione Dio aveva già “presente” anche il Figlio morto e risorto. Era già avvenuto tutto, fuori dal Tempo. Dico bene?

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            • “anche la resurrezione è già accaduta” : qui siamo in pieno platonismo della peggior specie e distacco dall’esperienza reale concreta, infatti, sfido chiunque affermare che già vive in un corpo risuscitato e il sostenere tale tipo di affermazione estravagante, richiederebbe due ipotesi supplementari tutt’altro che deducibili dalla Buona Novella e cozzando di fronte con l’insegnamento del Magistero in materia, la prima che già adesso sono predeterminato ( e quindi non essendo libero non avrei più nessuna responsabilità etica e morale) e la seconda, alquanto fantastica, che il mio Io con il mio corpo esisterebbe già in due versioni: ora in quella temporale e atemporalmente in quella di Dio. Questo non corrisponde né all’esperienza di ognuno di noi e questo va contro l’unità stessa del nostro essere.

              Molto più semplice attenersi al reale e cercare di interpretare detto reale con buon senso: chiaramente chi esiste ora è quest’essere concreto hic et nunc e che il suo futuro non è determinato come la traiettoria di una pallottola sparata da un fucile d’assalto. Ascoltiamo poi la Buona Novella che ci dice che saremo giudicati per quel che facciamo concretamente e che non è stato predefinito da nessuno, neanche da Dio e la nostra ricompensa la riceveremo pienamente, nell’integralità del nostro essere, alla fine dei tempi quando tutte le cose saranno riassunte.

              In Pace

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        • (A) “come insegna Livi, la teologia formula ipotesi di interpretazione del dogma.” : esatto! Ma come insegna anche Livi, qualunque sia l’interpretazione del dogma essa non può andare né contro il dogma stesso né contro il reale che constatiamo non fosse altro dal buon senso comune

          (B) “Dipende da cosa intendi per “assunzione in cielo”. Intendi che i corpi sono spariti?” : certo che i corpi sono spariti: è un dato di fatto che nessuna reliquia dei corpi di Gesù e di Maria è mai esistita e mai se ne è fatta menzione in alcuna testimonianza storica

          (C) “Giacomo Biffi: «Non si riesce a vedere come sia possibile pensare a diversi giudizi successivi per chi, avendo oltrepassato la soglia della morte, è entrato in una condizione temporale che non tollera successioni.” : questa affermazione di Biffi entra ad esempio in collisione frontale con un altro insegnamento del Magistero circa il Purgatorio, infatti se fosse vero, come lui afferma, che l’assenza di condizione temporale non tollerasse successioni, allora il Purgatorio, luogo di transizione e di cambiamento per eccellenza, non potrebbe intrinsecamente esistere

          (D) “l’ipotesi teologica dei “due giudizi” cronologicamente distinti, … è in se stessa grezza e teologicamente imperfetta.” : grezzo è il pensiero che esprime questo concetto, dello stesso stampo di chi tratta di minchiata il pensiero di Aristotele. Tanto per cominciare si oppone alla testimonianza delle Scritture in quanto tale: qualunque sia l’interpretazione teologica essa non può andare contro il senso primo della loro testimonianza. Ad esempio, chiaramente Gesù parla dei risuscitati del Giudizio finale dove i Giusti da lui salvati saranno alla sua destra nella piana/valle ai piedi orientali di Gerusalemme e quelli dannati nella valle della Gehenna a sua sinistra (bisogna essere andati a Gerusalemme per capire di cosa si parla); lo stesso Gesù prima di morire promette al Buon Ladrone di essere con Lui in Cielo la sera stessa (giudizio particolare) e chiaramente nessuno ha mai parlato della resurrezione del Buon Ladrone quella sera lì (giudizio universale). La stessa Resurrezione di Gesù non è contemporanea alla Sua morte ma avviene dopo tre giorni, come il segno di Giona.

          (E) “il “giudizio”… è dunque una realtà che, sovrastando tutta la linea temporale, si colloca insieme al termine della storia e al di sopra di ogni momento storico […] Non c’è nessun tratto di tempo, per quanto piccolo, che separa la retribuzione immediata e il rendiconto universale; essi sono l’unico e identico giudizio»” (1)Qui siamo già nella confusione dei concetti, la nozione stessa di linea temporale è una rappresentazione mentale newtoniana completamente sorpassata nel contesto attuale delle conoscenze scientifiche: il futuro veramente non esiste e non è per niente predefinito, Biffi et similes dovranno farsene una ragione. (2) l’affermazione che essi siano l’unico ed identico giudizio è quindi un’affermazione gratuita, sarebbe possibile affermarlo solo nell’interpretazione, già condannata esplicitamente dal Magistero, che chi fosse morto rimarrebbe morto fino alla resurrezione finale quando sarebbe giudicato personalmente e universalmente. (3) quel che Biffi sembra non rendersi conto è che il Giudizio finale è un atto di gloria eterno a Dio ed è il Paradiso stesso in quanto tale dove gli esserei umani nell’integralità del loro essere realizzano pienamente il loro fine. Questo Giudizio Universale, lui, non cesserà mai, in quanto perfettamente atemporale: Esso è la Gloria di Dio

          (F) “Sulla stessa linea Ravasi: «In realtà, questa successione è frutto del nostro computo temporale perché, oltre la vita terrena, c’è solo l’istante eterno e infinito in cui tutta la creazione è trasfigurata, giudicata, salvata o condannata»” : purtroppo queste affermazioni, presentate in questo modo, esprimono solo una concezione platonica dell’ “istante eterno”, in un linguaggio fumoso ( l’istante eterno = l’infinito nullo= la bellezza brutta= il cerchio quadrato = il tutto niente , etc etc) dove ci si crede più intelligenti del reale stesso e dove si appiccicano concezioni mal capite provenienti dalla (pseudo-) cultura contemporanea ai dati rivelati e testimoniatici dalla Santa Chiesa.

          (G) “Ma i corpi gloriosi non sono come i nostri, dunque non è detto che li vedremmo.” : infatti quel che si dovrebbe vedere è lo sparire dei corpi non il vederli, mentre, messo a parte chi si fa cremare, i corpi e i loro resti in-animati sono visibili per molto tempo dopo il decesso (Vedi B di cui sopra)

          In Pace

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          • Ah, già, giusto. Io dicevo che non mi quadrava la situazione dei vivi, cioè di noi in questo momento. Ma non quadrerebbe neanche quella dei morti di cui vediamo i corpi.
            Comunque il confronto con Lorenzo è interessante. Vediamo se e come può rispondere alle obiezioni di Simon.

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            • @Trinity

              «Beh, sì, anch’io spesso ho pensato alla dimensione senza il Tempo di mezzo. Però c’è anche lo svolgersi storico, quello in cui siamo ora. No?
              In pratica sono 2 le dimensioni da prendere in considerazione e da descrivere: quella atemporale e quella temporale-storica.»

              Tutto giusto. In particolare, c’è da prendere in considerazione quali rapporti ci sono tra queste due “dimensioni”. Biffi le disquisice a lungo elencando 5 norme, che qui sintetizzo:
              1- Ciò che è eterno può essere detto compresente a tutto ciò che è temporale, indipendentemente dai legami di efficienza
              2- Ciò che è temporale possiede una relazione di “prima” e di “poi” con ciò che è ugualmente temporale e non possiede mai, propriamente parlando, una relazione reale di “prima” e di “poi” con ciò che è eterno
              3- Ciò che è eterno può possedere una relazione di efficienza con ciò che è temporale, e ciò che è temporale può possedere una relazione di efficienza con ciò che è eterno
              4- Ciò che è temporale può essere espresso come “anteriore” o “posteriore” a ciò che è eterno, a seconda che il rapporto di causalità proceda dal temporale all’eterno o dall’eterno al temporale
              5- Le relazione di efficienza tra un evento temporale e un evento eterno possono essere reciproche, purché sotto aspetti formali diversi

              «Il fatto della Parusia senza Tempo riesco anche ad immaginarmela (comunque se hai qualche copiaincolla bello da mettere, fai pure)»

              Brevemente, diciamo che la parusia è già un fatto. Ciò è già chiaro in Giovanni, che introduce le manifestazioni del Risorto col termine “venne” e “viene”. Il fatto è che Gesù ha avuto delle “epifanie”, compresa quella universale che concluderà la storia, ma esse non aggiungono niente alla esaltazione di Cristo che si è avverata nella Pasqua. Esse sono appunto manifestazioni di estensione diversa e di diversa intensità dell’unica realtà che in se stessa è perfettamente compiuta. Cristo è ormai intronizzato, il giudice è insediato, il “mondo” è già sostanzialmente finito: sono i sudditi, gli imputati che non hanno ancora aperto gli occhi. Pertanto, la parusia non sarà un “ritorno” di Gesù (parola che negli scritti neotestamentari è accuratamente evitata), ma una manifestazione universale e necessaria della “venuta” di Gesù dal Padre al mondo. Ma gli occhi possono essere aperti anche prima: nella fede, che anticipa il regno al di là della “scena di questo mondo”, oppure eccezionalmente nella visione diretta del Risorto, come è stato concesso ad alcuni.

              «Ma allora: anche PRIMA della Sua morte e resurrezione doveva avvenire lo stesso che hai detto (i due giudizi, i corpi gloriosi di tutti i defunti, ecc.)»

              Bisogna intendersi sul termine “prima”. Tutto sta a capire che la morte di Gesù ha un legame di causa con i corpi gloriosi ecc, ma questo legame di causa non è temporale (vedi la terza norma di Biffi). Quindi sì: anche prima di Gesù avveniva lo stesso, ma tuttavia senza Gesù non sarebbe avvenuto.

              @Simon

              «certo che i corpi sono spariti: è un dato di fatto che nessuna reliquia dei corpi di Gesù e di Maria è mai esistita e mai se ne è fatta menzione in alcuna testimonianza storica»

              Sì ma non mi sembra che questo sia sufficiente per poterne asserire con certezza la sparizione dei corpi. Nel caso di Gesù già ci sono parecchie prove, ma nel caso di Maria praticamente non sappiamo nulla.

              «questa affermazione di Biffi entra ad esempio in collisione frontale con un altro insegnamento del Magistero circa il Purgatorio, infatti se fosse vero, come lui afferma, che l’assenza di condizione temporale non tollerasse successioni, allora il Purgatorio, luogo di transizione e di cambiamento per eccellenza, non potrebbe intrinsecamente esistere»

              Ma infatti è da tempo che non si parla più di Purgatorio in senso temporale, e credo per ottimi motivi. E non parlo di teologi iper-progressisti, ma della manualistica più “standard” e ligia al magistero.

              «grezzo è il pensiero che esprime questo concetto»

              Scusa Simon, in genere ti ammiro ma in questo caso mi sembri troppo rigido, senza motivo.

              «Ad esempio, chiaramente Gesù parla dei risuscitati del Giudizio finale dove i Giusti da lui salvati saranno alla sua destra nelle ai piedi orientali di Gerusalemme e quelli dannati nella valle della Gehenna a sua sinistra»

              Ma questo non ci dice nulla sulla collocazione temporale di questo atto.

              «lo stesso Gesù prima di morire promette al Buon Ladrone di essere con Lui in Cielo sera stessa e chiaramente nessuno ha mai parlato della resurrezione del Buon Ladrone quella sera lì»

              Non mi sembra che questa annotazione vada a favore della tua tesi. Se fosse vero quello che dici, Gesù avrebbe dovuto dire al ladrone che sarebbe stato in Cielo fra millemila anni. Invece gli dice proprio che «OGGI sarai con me in paradiso».

              «La stessa Resurrezione di Gesù non è contemporanea alla Sua morte ma avviene dopo tre giorni»

              Siamo sicuri? E se invece dicessimo che la resurrezione, per sua stessa natura, non ha tempo (essendo proprio un legame fra divenire e eternità), e quella che è avvenuta dopo tre giorni è solo una manifestazione visibile della resurrezione vera e propria? A me sembra che in questo modo tutto torni molto meglio.

              «Qui siamo già nella confusione dei concetti, la nozione stessa di linea temporale»

              Sostituisci “linea temporale” con “divenire”, e credo che a questo punto sarai d’accordo.

              «quel che Biffi sembra non rendersi conto è che il Giudizio finale è un atto di gloria eterno a Dio ed è il Paradiso stesso in quanto tale dove gli esserei umani nell’integralità del loro essere realizzano pienamente il loro fine. Questo Giudizio Universale, lui, non cesserà mai, in quanto perfettamente atemporale»

              A me pare che quel che stai dicendo è esattamente quel che dice Biffi. Proprio perché il giudizio universale, come dici tu, è atemporale, allora non ha senso collocarlo temporalmente dopo un altro giudizio. Cos’è che mi sfugge?

              «infatti quel che si dovrebbe vedere è lo sparire dei corpi non il vederli, mentre, messo a parte chi si fa cremare, i corpi e i loro resti in-animati sono visibili per molto tempo dopo il decesso»

              Sì ma stai nuovamente dando per scontato che resurrezione=sparizione dei corpi, e le motivazioni che hai dato a favore di questa equazione non mi hanno convinto. Noi sappiamo che il corpo di Gesù è sparito. Forse pure quello di Maria. Ma, come dicevo, non potrebbero queste essere manifestazioni esteriori “speciali” della resurrezione che avviene nell’eternità?

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              • @Lorenzo89

                Mi permetto di riprendere l’ordine delle argomentazioni, sennò andremo in confusione nel dialogare.

                Infatti comincerò a risponderti non con il punto (A) ma dapprima con il punto (E):
                «Qui siamo già nella confusione dei concetti, la nozione stessa di linea temporale» Sostituisci “linea temporale” con “divenire”, e credo che a questo punto sarai d’accordo. È certo che se rimpiazzassimo le nozioni di tempo e altre linee temporali con quella di divenire saremmo molto più d’accordo: il tempo è un costrutto mentale e la linea temporale è una rappresentazione possibile di tale costrutto, ma quel che è reale è il divenire ed i l cambiamento! Ma il cambiamento ed il divenire benché specifici al mondo materiale e, in questo quadro, mentalmente concepibili al’interno del costrutto mentale “tempo”, ci può essere cambiamento e divenire nel mondo non materiale come quello spirituale, ad esempio la caduta degli angeli o al loro accessione alla visione beatifica è avvenuta con un divenire del loro essere che dal poter obbedire a Dio sono ( o non sono) passati all’atto di obbedienza. In questo senso la distinzione tomistica tra eternità propria solo a Dio e eviternità propria alle creature spirituali e temporalità propria alle creature materiali fa molto senso concettualmente per non incorrere nelle aberranti affermazioni da te riportate

                Questo mi conduce direttamente alla tua risposta circa il punto (B): “Ma infatti è da tempo che non si parla più di Purgatorio in senso temporale, e credo per ottimi motivi. E non parlo di teologi iper-progressisti, ma della manualistica più “standard” e ligia al magistero2. La situazione del purgatorio è quella spirituale del divenire, vi è un cambiamento, il quale è meglio espresso nel concetto di eviternità di cui sopra, in quanto porta un essere che in potenza può godere della visione beatifica ad un essere che attualmente gode to tale visione beatifica. È solo il godimento della visione beatifica , la quale facendoci entrare nell’intimità della vita stessa della Santa Trinità, che dà accesso all’eternità concepita come assenza di cambiamento. Le immagini di Purgatorio sottomesso al “tempo” (il quale non esiste nemmeno) sono solo analogie a scopo pedagogico, piû o meno risucito secondo i casi.

                Riprendo adesso gli altri punti e le tue osservazioni:

                (A) “non mi sembra che questo sia sufficiente per poterne asserire con certezza la sparizione dei corpi. Nel caso di Gesù già ci sono parecchie prove, ma nel caso di Maria praticamente non sappiamo nulla”: nei due casi è assoluta certezza perché a noi tocca fare qui teologia cattolica come ben dice Mons Antonio Livi , sennò si fa filosofia religiosa: il dogma dell’Assunzione di Maria è la testimonianza stessa dello Spirito Santo tramite la Sua Chiesa, che la Vergine Santissima è stata assunta corpo e anima in Cielo immediatamente alla fine del suo percorso terreno. Nel caso di Gesù, poi, è uno dei fondamenti della nostra fede stessa. Questo è pe ril etologo che si pretende cattolico un dato di fatto non discutibile, come per lo scienziato non è discutibile che dove c’è massa c’è gravità: può spiacere, ma è così.

                (D) “Ma questo non ci dice nulla sulla collocazione temporale di questo atto”: ma certo che c’è una collocazione “temporale” precisa ed è quando il Figlio dell’Uomo Ritornerà (altro dogma di fede) e per la Chiesa non è ancora tornato e per questo implora ancora oggi levando gli occhi ad Oriente Maranhatta!

                (F) “Non mi sembra che questa annotazione vada a favore della tua tesi. Se fosse vero quello che dici, Gesù avrebbe dovuto dire al ladrone che sarebbe stato in Cielo fra millemila anni. Invece gli dice proprio che «OGGI sarai con me in paradiso»” : È a favore della mia tesi, visto che, per l’appunto alla “canonizzazione” del Buon Ladrone, nell’oggi terreno di Gesù non è avvenuta nessuna resurrezione. Atteniamoci al reale: da quel venerdì precedente la Pasqua ebrea, il Buon Ladrone gioisce della visione beatifica ma dovrà aspettare il Giudizio universale per godere della resurrezione dei corpi alla fine dei tempi.

                (G) “Siamo sicuri? E se invece dicessimo che la resurrezione, per sua stessa natura, non ha tempo (essendo proprio un legame fra divenire e eternità), e quella che è avvenuta dopo tre giorni è solo una manifestazione visibile della resurrezione vera e propria? A me sembra che in questo modo tutto torni molto meglio” : ne siamo sicurissimi in quanto è quel che ci è stato relato dalla testimonianza dei Vangeli e della chiesa stessa. Il resto dele tue affermazioni è un costrutto che suppone l’esistenza di due realtà parallele, mentre invece il reale è uno e uno solo.

                (H) “A me pare che quel che stai dicendo è esattamente quel che dice Biffi”: se quello che tu dici è quello che dice Biffi, allora no. Io dico quel che la Chiesa ha sempre insegnato mentre cerco di darne un’interpretazione la più attinente alla realtà dogmatica e al contempo al nostro reale tout court

                (I) “Sì ma stai nuovamente dando per scontato che resurrezione=sparizione dei corpi”: già, infatti il corpo è solo uno ed è quello, non può essere morto E vivo , non facciamo una teologia di zombies….

                In Pace

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          • “questa affermazione di Biffi entra ad esempio in collisione frontale con un altro insegnamento del Magistero circa il Purgatorio, infatti se fosse vero, come lui afferma, che l’assenza di condizione temporale non tollerasse successioni, allora il Purgatorio, luogo di transizione e di cambiamento per eccellenza, non potrebbe intrinsecamente esistere”

            Se non ricordo male, mi corregga se sbaglio, quesi teologi interpretano il Purgatorio come una purificazione istantanea, ma questo è assurdo, perché come ha detto se il Giudizio universale fosse contemporaneo a quello particolare i corpi dei defunti sparirebbero da davanti i nostri occhi, e soprattutto non avremmo avuto centinaia di mistici che hanno avuto contatti con le anime del Purgatorio, riferendosi ad esse come anime disincarnate.

            Perciò penso anche io che sia una tesi che non sta in piedi, quella.

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  4. Chiedo ai carissimi commentatori di sospendere la disputa sull’eternità divina. Sto scrivendo un nuovo post di inquadramento della questione e continueremo lì! 😀

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  5. Sono capitata in questo sito come per caso …se il caso esiste. Vi ringrazio.

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