Lineamenti di Teologia Cattolica – 06 (La Chiesa)

LA CHIESA

Considerazioni generali.

Il termine “chiesa” proviene dal greco “ekklesìa”, che significa “assemblea convocata”. La Chiesa è dunque l’assemblea di coloro che sono stati convocati da Dio per avere fede in Gesù e stringersi attorno a Lui. Essa è stata prefigurata nella creazione, preparata nell’Antica Alleanza, fondata nelle parole e nelle azioni di Gesù Cristo, realizzata mediante la sua Croce redentrice e la sua Resurrezione, manifestata come mistero di salvezza con l’effusione dello Spirito Santo. Avrà compimento nella gloria del Cielo come assemblea di tutti i rendenti della terra.

La Chiesa non è la semplice somma dei fedeli, poiché questi, nella Chiesa, sono uniti tra loro e a Gesù, formando un unico corpo, detto “mistico” (misterioso). Cristo è il capo di questo corpo e noi tutti siamo le membra. Cristo è detto capo della Chiesa in due sensi: nel senso di Guida e Autorità sprema, e nel senso di Testa, da cui tutti il corpo riceve vita, sensibilità e movimento.

Così come il corpo di noi uomini è tenuto, per così dire, insieme dall’anima, il corpo mistico è tenuto assieme dallo Spirito Santo. Lo Spirito Santo, che è Dio, non viene però a formare con la Chiesa, che è qualcosa di creato, un’unità sostanziale: Esso rimane trascendente alla Chiesa, pur muovendola dall’interno.

La Chiesa vive di Spirito Santo, poiché Esso è il principio trascendente che causa tutte le sue attività. Da un punto di vista immanente e costitutivo, possiamo invece dire che la Chiesa ha una vita propria, che è la vita della grazia. La vita propria della Chiesa è una vita di fede, speranza e carità. Sono queste le virtù (i principi operativi) che emanano direttamente dalla grazia.

Le note speciali della Chiesa.

La Chiesa ha quasi duemila anni e più di un miliardo di aderenti, questo significa, se non altro, che essa gode di alcune prerogative speciali. I Cattolici credono che la Chiesa sia dotata di quattro note speciali: Unità, Santità,Universalità, Apostolicità.

La prima caratteristica della Chiesa è la sua Unità. Gesù ha parlato della Chiesa come sua (Mt 16,18) ed ha pregato per la sua unità (Gv 17). Paolo la presenta come l’unico corpo di Cristo (Ef 1,23; 2,11-19; 4,12; Col 1,18.24) che trova la sua unità nell’unico pane eucaristico (1 Cor 10,17-18): uno è Cristo, una è la Chiesa.

Il ruolo e la persona del Papa dimostrano come la Chiesa abbia un’unica autorità suprema. L’unità del Deposito della Fede dimostra che tutta la Chiesa condivide il medesimo corpo di dottrine (oggi esposto nel Catechismo della Chiesa Cattolica). Un unico insieme di leggi canoniche regola la vita interna della Chiesa diffusa su tutta la terra. Così, anche se, in effetti, la Chiesa di Rito Latino e quella di Rito Greco hanno due differenti Codici di Diritto Canonico, entrambi provengono da una medesima sorgente, il Papa, il quale è l’unica suprema autorità, l’unica corte suprema e l’unico supremo legislatore. La Chiesa possiede un unico insieme di sacramenti, celebrati nella stessa identica maniera in qualsiasi parte del mondo.

Questa unità nella liturgia, nella dottrina e nell’autorità è una caratteristica esclusiva del Cattolicesimo. Altre religioni hanno un unico sistema di credenze e pratiche, ma solo la Chiesa Cattolica gode di quella unità, personificata dal Papa, che garantisce che gli stessi sette sacramenti siano celebrati nella maniera corretta in ogni parte del mondo, che lo stesso corpo dottrinale sia insegnato ovunque e che ogni suo membro riconosca la suprema autorità del Vescovo di Roma.

La seconda caratteristica della Chiesa è la sua Santità. Questo non significa che tutti i suoi membri siano dei santi, ma solo che la Chiesa, nel suo insieme, è santa in quanto sposa di Cristo e suo corpo mistico. Tutti i membri della Chiesa, anche il Papa, sono capaci di peccare, ma la Chiesa, in quanto istituzione fondata da Cristo non può peccare.

Molti critici disinformati, per dimostrare come questa pretesa dei Cattolici sia infondata, sono soliti citare casi di Papi, Vescovi e sacerdoti notoriamente corrotti. Questo genere di attacchi, però, non coglie il bersaglio. Il fatto che ci siano alcuni mariti infedeli e violenti non significa certo che il matrimonio, come istituzione, sia un qualcosa di negativo. Così, parecchi membri della Chiesa siano stati o siano dei peccatori incalliti non significa che la Chiesa non sia una santa istituzione. Noi cattolici vediamo la Chiesa come un’istituzione di origine divina e, in quanto tale, come una santa istituzione.

La terza caratteristica della Chiesa è la sua universalità (cattolicità, appunto). la Chiesa universale, perché destinata a tutti gli uomini (Mt 28,19).

La Chiesa non è patrimonio esclusivo di nessuna nazione o cultura e mantiene la sua unità nella diversità. La Chiesa è aperta a tutti gli uomini, poiché Dio vuole che tutti gli uomini si salvino. Così come l’unico sacrificio di Cristo ha redento tutti gli uomini dal peccato originale, così la Chiesa (che è il corpo mistico di Cristo) è una sola per tutti gli uomini.

L’ultima caratteristica essenziale della Chiesa è la sua origine apostolica. Solo la Chiesa Cattolica, infatti, può far risalire la sua storia fino agli apostoli che Cristo stesso inviò a predicare per il mondo e che a Pentecoste ricevettero il dono dello Spirito Santo.

Gesù fondò la Chiesa sugli apostoli ed è necessario quindi per la Chiesa di Cristo poter dimostrare di discendere direttamente da questi. Ogni Vescovo cattolico è un successore diretto di uno degli apostoli. Così, la credibilità e l’autorità della Chiesa nel suo complesso ha a suo fondamento la credibilità e l’autorità degli apostoli stessi.

Necessità della Chiesa.

Sono pienamente incorporati nella Chiesa coloro che, avendo lo Spirito di Cristo, accettano integralmente la sua struttura e tutti i mezzi di salvezza in essa istituiti, e nel suo organismo visibile sono congiunti con Cristo – che la dirige mediante il Sommo Pontefice e i Vescovi – per tramite dei vincoli della professione della fede, dei sacramenti, del regime ecclesiastico e della comunione.

“Fuori dalla Chiesa non c’è salvezza” (Extra Ecclesiam nulla salus). La Chiesa è necessaria, quindi, alla salvezza. Questo significa che colui che abbandona coscientemente la Chiesa Cattolica non può salvarsi. Ma l’espressione può essere riferita anche a quanti sono nati e vivono fuori dalla Chiesa Cattolica, nel senso che senza un certo legame con la Chiesa, sia pure inconscio, non c’è salvezza. Ora, noi sappiamo che questo legame con la Chiesa lo possono avere tutti coloro che, mossi dalla grazia preveniente da Dio, aspirano, sia pure inconsapevolmente, a unirsi a Gesù mediante il cosiddetto “battesimo di desiderio”, il quale può essere anche implicito. In questo modo è assicurata davvero a tutti la possibilità di avere un contatto, minimo ma sufficiente alla salvezza, con Gesù Cristo e con la sua Chiesa. Ciò non toglie che sia compito imprescindibile della Chiesa quello di evangelizzare tutti gli uomini, perché tutti possano giungere alla pienezza della fede esplicita: Dio, infatti, nella sua infinita benignità, vuol rendere noi tutti collaboratori dell’altrui salvezza ed è nostro dovere assecondare questo divino desiderio (pur nella consapevolezza che il Signore saprà sopperire alle nostre mancanze ed offrire ad ognuno la possibilità di salvarsi, a prescindere dalla sua esplicita adesione alla Chiesa visibile).

La gerarchia ecclesiastica.

Così come nel corpo umano ci sono varie membra che hanno ciascuna una funzione propria, così accade nella Chiesa, che è il corpo mistico di Cristo. In primo luogo, è necessario distinguere una “Chiesa congregante” (costituita dalle gerarchie ecclesiastiche) ed una “Chiesa congregata” (costituita dall’assemblea dei fedeli).

Durante la sua vita terrena, Gesù riunì attorno a sé un gruppo di discepoli (72) e poi un gruppo più ristretto, i “dodici”, a cui ha affidato alcuni compiti specifici di predicazione. Dopo la Risurrezione apparve ai “dodici” e li inviò a predicare, a battezzare ed a continuare la sua missione, costituendoli come capi del nuovo Israele, con la funzione di rappresentarlo in tutto. (Mt 4,18-19; cfr. Mc 1,16- 18; Lc 5,10; Mt 10,1.5.40; cfr. Mc 3,13-18; 6,6-13; Lc 6,12-16; 9,1-6; Mt 19,27-28; Mt 28,18-20 cf Mc 16,15-18; Gv 15,14-16; Gv 17,6-9.18-19; Gv 20,22-23; Atti 1,8; Atti 1,24-25)

Gli apostoli, obbedendo al comando che Egli aveva dato, predicarono il Vangelo di Gesù, figlio di Dio, e fecero sorgere delle Chiese. Prima di lasciare queste comunità per andare ad evangelizzare altrove, essi costituirono dei capi che continuassero la loro opera e sostenessero nella fede quelli che avevano creduto a loro. (Atti 6,2-6; Atti 13,2-3; Atti 14,21-23; Atti 20,17-18… 28; 1 Tim 4,14; 1 Tim 5,17-22; 2 Tim 1,6; Tito 1,5).

Alla fine del I secolo è già chiaramente delineata una gerarchia in seno alle varie Chiese locali: a capo di ogni comunità c’è un Vescovo, visto come successore degli apostoli e rappresentante di Gesù Cristo, coadiuvato, per la parte spirituale, dai Presbiteri ( = anziani – da cui la parola “preti”) e, per la parte organizzativa e materiale, dai Diaconi (= servitori). Questa è la struttura gerarchica che, anche se nei secoli ha subito alcune modifiche marginali, caratterizza ancora oggi la Chiesa Cattolica.

Compito della gerarchia ecclesiastica è quello di prolungare nel tempo i poteri che aveva Gesù personalmente. Il Signore, infatti, era Profeta (cioè insegnava a nome e con l’autorità di Dio), era Sacerdote (in quanto perdonava i peccati ed aveva il compito di offrire se stesso in sacrificio) ed era Re (avendo il compito di governare tutti gli uomini in vista della loro salvezza eterna). Così la Chiesa gerarchica ha la missione profetica di predicare il Vangelo ad ogni creatura, la missione sacerdotale di santificare i fedeli con i sacramenti e di offrire il sacrificio eucaristico, la missione regale di guidare i fedeli verso la salvezza eterna.

Il Papa è il Vescovo di Roma ed è il pastore supremo della Chiesa Cattolica, successore diretto dell’apostolo Pietro, primo Vescovo della città eterna.

Perché il Vescovo di Roma gode del primato nella Chiesa? Perché egli è il successore di Pietro, al quale Cristo conferì il primato tra gli apostoli (Mt 16,18-19; Lc 22,31-32; Gv 21,15-17), primato che egli esercitò ampiamente e che gli fu sempre riconosciuto in seno alla Chiesa primitiva. Ne fa testimonianza il libro degli Atti degli Apostoli dove più volte egli agisce come capo degli apostoli. Per esempio indíce la riunione per sostituire Giuda (1,15-26); parla a nome degli altri (2,14-41); condanna Anania e Saffira (5,1-10); decide, dopo una visione, la predicazione ai pagani (c. 10-11); presiede il concilio di Gerusalemme (15,6-11).

Il Papa è infallibile, cioè incapace di errare nel dare un insegnamento di carattere dottrinale e morale quando parla alla Chiesa universale in qualità di suo pastore supremo. Quando il Sommo Pontefice si avvale della sua autorità sulla Chiesa per esporre un insegnamento dottrinale o morale gode, infatti, dell’assistenza dello Spirito Santo e questo gli impedisce di sbagliare.

Quanto detto non significa che il Papa non possa commettere errori in senso assoluto. Egli non gode di alcuna infallibilità in ambito scientifico, storico, filosofico, politico, o in qualsiasi altra branca dello scibile, ma solo per ciò che riguarda la fede e la morale e solo quando, nell’esprimere un insegnamento in questi specifici ambiti, dichiari esplicitamente di paralare per conto della Chiesa. Ovviamente, l’infallibilità del Papa quale maestro non lo pone in alcun modo al sicuro dalla possibilità di commettere peccati. I Papi possono peccare, proprio così come peccò Pietro quando per ben tre volte rinnegò Cristo (Mt 26,69-75).

Sta di fatto che, in quasi duemila anni, nessun Pontefice ha mai ufficialmente insegnato nulla che fosse contrario al contenuto della fede, anche se, a livello individuale, alcuni Papi si sono macchiati di peccati anche molto gravi.

L’infallibilità del Papa è un “riflesso” dell’infallibilità della Chiesa nel suo complesso ed egli ne gode in quanto pastore supremo della Chiesa infallibile. La Chiesa è infallibile in quanto custode del messaggio di Cristo e suo corpo mistico (1 Tim 3,15; 1 Tess 4,2-8 )

L’infallibilità è esercitata dalla Chiesa in due modi: attraverso il Magistero Straordinario e attraverso il Magistero Ordinario.

Appartengono al Magistero Straordinario quegli insegnamenti che, appunto, esulano dall’ordinario. Quando viene convocato un Concilio Ecumenico, presieduto e approvato dal Papa, e questo emana dei decreti ufficiali, tali decreti sono considerati definitivi ed infallibili (sempre che nel testo dei medesimi sia chiaramente specificato che quanto ivi scritto è da considerarsi vincolante per tutti i credenti). Nel corso della storia della Chiesa si sono avuti 21 Concili Ecumenici. Al Concilio, che di solito poi viene ricordato con il nome del luogo in cui si è svolto, sono invitati tutti i Vescovi della Chiesa, ai quali si possono affiancare, in qualità di osservatori, anche degli altri esponenti del clero e alcuni laici. Solo i Vescovi hanno però diritto di voto. In genere, i Concili Ecumenici vengono convocati per dirimere delle dispute teologiche. Al termine di ogni Concilio sono emanati dei documenti ufficiali con lo scopo di spiegare un determinato contenuto della fede, interpretare le Scritture, o risolvere una controversia di carattere etico.

Ecco la lista dei Concili Ecumenici:

I Concili Ecumenici hanno definito dottrine come: la divinità di Cristo (Nicea I); il titolo di Maria Santissima come Madre di Dio (Efeso); le due nature di Cristo, umana e divina, unite in un’unica persona divina (Calcedonia); il termine transustanziazione per descrivere come il pane ed il vino eucaristici sono cambiati durante la Messa nel Corpo ed il Sangue di Cristo (Laterano IV); i sette sacramenti, la Scrittura e la Sacra Tradizone, la dottrina del peccato originale (Trento); l’infallibilità papale (Vaticano I).

Oltre ai decreti conciliari, appartengono al Magistero Straordinario della Chiesa anche i pronunciamenti cosiddetti ex cathedra del Sommo Pontefice, quelli cioè pronunciati dal Papa quale pastore supremo della Chiesa. Questo significa che il Papa quando vuole esprimere un insegnamento infallibile deve dire espressamente e in modo inequivocabile che intende vincolare la fede di tutti i cristiani (nella quasi bimillenaria storia della Chiesa si contano solo due casi di pronunciamenti ex cathedra). Occorre far notare che, secondo la fede cattolica, tra infallibilità e non-infallibilità, non esiste una mezza infallibilità. Perciò quando il Papa fa una affermazione che riguarda la fede o la morale: o intende usare la sua infallibilità (e allora lo deve dire espressamente); o non intende usare la sua infallibilità (allora su tale affermazione non è impegnata l’autorità del Papa, a meno che egli citi affermazioni già definite infallibilmente da Concili Ecumenici o da altri Papi).

Il Magistero Ordinario Universale è composto da tutto ciò che in seno alla Chiesa viene insegnato ubinque, semper et ab onnibus (dovunque, sempre e a tutti). Questo, come il Magistero Straordinario, gode dell’infallibilità (anche perché il Magistero Straordinario ad altro non serve che a chiarire che una certa dottrina è da sempre stata insegnata dalla Chiesa).

Da quanto detto sopra ricaviamo, quindi, che è infallibile solo il Magistero dei Vescovi nella loro collegialità, in quanto solo la collegialità dei Vescovi è espressiva della fede della Chiesa. Ecco perché un singolo Vescovo (così come il Papa) può anche essere dichiarato eretico e scomunicato senza che questo venga a ledere l’infallibilità del Magistero della Chiesa stessa.

Quelle verità di fede che tutti i cristiani sono tenuti a ritenere sono dette dogmi.  La definizione di un dogma da parte di un Concilio Ecumenico o di un pronunciamento ex cathedra di un Papa non crea una nuova dottrina, ma si limita a definire in maniera inequivocabile una dottrina da sempre insegnata dalla Chiesa. Una definizione dogmatica è quindi  la provvidenziale coagulazione della fede già esistente nei fedeli e dalla gerarchia raccolta in una prospettiva normativa e vincolante esattamente perché esprime la fede preesistente di tutta la Chiesa. La negazione di essa costituisce una eresia e pone fuori della Chiesa.

In base a quanto detto sopra, quindi, possiamo individuare due tipologie di dogmi:

definiti: quando c’è stato un pronunciamento infallibile di un papa o di un concilio ecumenico (es. la divinità di Gesù, che fu definita dal concilio di Nicea del 325). Un dogma normalmente viene definito quando qualche cristiano lo nega, facendo nascere una spaccatura nella Chiesa. Qualora si tratti di un punto importante per la fede, l’autorità (Papa o Concilio Ecumenico) interviene e lo definisce infallibilmente.

non definiti: quando si tratta di verità pacificamente credute da tutti, dovunque e sempre (es. la risurrezione di Gesù è un dogma che non è mai stato definito, perché non è mai stato messo in discussione da cristiani). Occorre notare che non tutte le affermazioni che comunemente si insegnano nel catechismo sono dogmi di fede. Ci sono anche punti che è possibile credere come verità, senza che la loro negazione costituisca un’eresia ed escluda dall’appartenenza alla Chiesa (es. le apparizioni di Lourdes, il limbo dei bambini non battezzati,...).

Oltre ad essere il supremo pastore della Chiesa, il Papa è anche il Vescovo di Roma. Il Papa non è, per così dire, “più Vescovo” degli altri Vescovi, ma la sua autorità si estende a tutta la Chiesa. Il Papa ha la suprema, piena, immediata ed universale autorità su tutti i cattolici del mondo, mentre quella degli altri Vescovi è limitata ai cattolici su una determinata area geografica, detta diocesi.

Ogni Vescovo riceve la propria autorità al momento della sua ordinazione episcopale e governa la propria diocesi non come una sorta di “ambasciatore” del Papa, ma con pieni poteri, in quanto successore degli apostoli. Ogni cinque anni ogni Vescovo deve recarsi dal Papa e ragguagliarlo sulla propria diocesi. Il resto del tempo, i Vescovi si dedicano alla propria diocesi e viaggiano in lungo e largo per la medesima onde amministrare i sacramenti della Cresima e dell’Ordine Sacro, di cui solo loro possono essere ministri.

Oltre ai Vescovi, vi sono gli Arcivescovi, i quali si distinguono dai primi solo per l’ampiezza della diocesi da loro amministrata, la quale è detta arcidiocesi. Alcuni Arcivescovi, poi, hanno anche il titolo di Cardinale. I Cardinali sono i componenti del Sacro Collegio, l’organo che alla morte di ogni Pontefice ha il compito di eleggerne uno nuovo e di collaborare con il medesimo nel governo della Chiesa.

I Presbiteri sono consacrati come collaboratori qualificati del Vescovo nella guida della comunità cristiana. I Presbiteri possono amministrare tutti i sacramenti ad eccezione dei due (Ordine Sacro e Cresima) riservati ai Vescovi.

Nella Chiesa Cattolica vi sono due tipologie di Presbiteri: i presbiteri secolari e quelli regolari.

I Presbiteri secolari sono chiamati così proprio per essere distinti da quelli regolari, i quali sono quei Presbiteri che appartengono ad un ordine (come i Francescani o i Domenicani) e sono, pertanto, sottoposti ad una determinata regola di vita consacrata, con i voti a questa collegati.

I Parroci sono quei Presbiteri a cui è demandata l’amministrazione di una Parrocchia. La Parrocchia è, per così dire, la “cellula base” della Chiesa. Essa è una comunità stabile di credenti idonea a celebrare l’Eucaristia. I Parroci sono spesso affiancati nel loro lavoro da altri Presbiteri, da Diaconi, da Suore e da laici (in qualità di assistenti pastorali).

I Diaconi possono battezzare e celebrare matrimoni. A parte l’amministrazione di questi sacramenti, i compiti del Diacono sono soprattutto la lettura del Vangelo e la predicazione durante la messa, la catechesi, la celebrazione dei funerali e la cura degli edifici ecclesiastici.

L’assemblea dei fedeli.

I fedeli che non appartengono alla gerarchia della Chiesa non sono, per così dire, dei membri della Chiesa di “seconda categoria”. La dignità fondamentale dei membri della Chiesa, infatti, è data dal fatto di essere stati resi, con il Battesimo, figli di Dio, fratelli di Gesù, templi vivi dello Spirito Santo. Possiamo anzi dire che le dignità di tipo gerarchico sono al servizio di quelle che derivano dal Battesimo.

Anche ai semplici fedeli è dato di partecipare al triplice ufficio di Cristo quale Profeta, Sacerdote e Re. I semplici fedeli compiono la loro missione profetica testimoniando la loro fede, la missione sacerdotale offrendo il sacrificio eucaristico (nel quale sono chiamati ad unire l’offerta della loro stessa vita) e la missione regale sconfiggendo in sé le forze di Satana e lavorando per l’edificazione su questa terra del Regno di Cristo.

I semplici fedeli sono detti laici in quanto si impegnano a compiere la loro missione nel mondo consacrandolo dall’interno, come una sorta di lievito. Il laico è colui che, privo dell’ordine sacro o dei voti religiosi, si impegna negli affari secolari in quanto cristiano.

Nella Chiesa è contemplata anche una forma di vita consacrata o religiosa, la quale permette sia ai semplici fedeli che ai membri della gerarchia di seguire più da vicino Gesù vergine, povero e obbediente. Questo stato di vita, caratterizzato dai voti di castità, povertà ed obbedienza è da sempre stato tenuto in sommo onore in seno alla Chiesa. La storia della Chiesa è illuminata dagli esempi di santità che sono stati offerti dagli appartenenti ai vari Ordini Religiosi e Congregazioni.

La comunione dei santi.

La Chiesa non si estende solo alla terra, ma abbraccia anche le anime sante del Purgatorio e gli angeli e i beati del Cielo. Il legame che tutti i membri della Chiesa hanno con Cristo, l’inabitazione in essi dello Spirito Santo, il vincolo della scambievole carità fanno sì che la Chiesa terrena, quella del Purgatorio e quella del Cielo siano in realtà un’unica Chiesa. Questa Chiesa viene detta “comunione dei santi”.

Il vincolo della scambievole carità si realizza in due modi: per quanto riguarda i fedeli su questa terra, c’è uno scambio di doni ottenuti da Dio mediante la preghiera, la possibilità di meritare gli uni per gli altri mediante le opere buone compiute in stato di grazia e la capacità di soddisfare gli uni per gli altri mediante opere di penitenza, purché compiute in stato di grazia; per quanto riguarda i rapporti con i  beati del Cielo, c’è la venerazione, la lode e la preghiera di domanda da parte dei fedeli di questa terra, e la preghiera di intercessione da parte dei beati a beneficio di noi fedeli; per quanto riguarda infine il rapporto con le anime del purgatorio, c’è la preghiera di suffragio dei fedeli di questa terra.

 

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Categorie:Filosofia, teologia e apologetica

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9 replies

  1. Grazie per l’articolo Trianello. Solo un appunto

    “L’ultima caratteristica essenziale della Chiesa è la sua origine apostolica. Solo la Chiesa Cattolica, infatti, può far risalire la sua storia fino agli apostoli che Cristo stesso inviò a predicare per il mondo e che a Pentecoste ricevettero il dono dello Spirito Santo.”

    Anche la Chiesa Ortodossa ha un’autentica successione apostolica. Scusate la pedanteria ma ho grande stima dei fratelli ortodossi. 🙂

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    • Se è per questo, anche la Chiesa anglicana ha ripristinato la successione apostolica nel XVIII secolo, tanto è vero che quando i presbiteri appartenenti a questa confessione passano alla Chiesa cattolica (il che è avvenuto spesso ultimamente) non necessitano di essere nuovamente ordinati.

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      • Mi chiedo come si possibile una successione apostolica valida nella chiesa anglicana, quando sia la S.Messa come la Confessione per essi non hanno lo stesso valore sacramentale di quello cattolico.,E’ vero che la successione apostolica non si è interrotta, ma non riconoscendo l’autorità del papa ha ancora valore e quale? Grazie

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        • Come ho già detto rispondendo ad altri, ho preso una cantonata. In effetti, contrariamente a quanto pensavo, il rito di ordinazione dei presbiteri anglicani non è ritenuto valido dalla Chiesa cattolica e questi vengono riordinati quando decidono di farsi cattolici.

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  2. A me è capitato di conoscere un presbitero anglicano che è diventato cattolico, e, se ho compreso bene quanto mi diceva, era stato nuovamente ordinato sacerdote. La Chiesa cattolica ha riconosciuto che ci fossero delle grazie nel ministero svolto come pastore della Church of England, ma non la validità del sacramento dell’ordinazione sacerdotale. Per di più, non essendo il celibato ecclesiastico sempre obbigatorio nella Chiesa anglicana, il mio conoscente aveva ottenuto una speciale dispensa papale per tenere con sé la propria moglie e svolgere contemporaneamente il ministero sacerdotale. Viene subito in mente, inoltre, la questione dell’accesso delle donne al sacerdozio, accesso permesso dalla Chiesa angliana ma non da quella cattolica. Insomma mi ero davvero fatta l’idea, evidentemente erronea, che vi fossero tante insanabili differenze nella concezione del sacerdozio tra cattolici e Church of England,da rendere impossibile la riconciliazione in questo senso.Mi stupisce molto apprendere che vi sia valida successione apostolica per i fratelli separati della chiesa inglese! (non dubito che Trianello dica il vero, ovviamente, mi limito a constatare la mia ignoranza)

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    • Errore mio. Il rito di ordinazione dei presbiteri anglicani non è ritenuto valido, per cui questi vengono nuovamente ordinati quando decidono di diventare cattolici. In base alla Anglicanorum coetibus a costoro, se sposati, è concesso di rimanere tali e di mantenere alcune delle peculiarità specifiche della loro Chiesa di provenienza.

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      • Per Trianello
        “Errore mio. Il rito di ordinazione dei presbiteri anglicani non è ritenuto valido, per cui questi vengono nuovamente ordinati quando decidono di diventare cattolici”.

        Infatti mi pareva strano, non ho detto nulla perché ho pensato di essermi sbagliato, ma mi risultava appunto che solo la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa avessero la successione apostolica valida. 🙂

        Sarà utopico ma io auspico ad una riunione in futuro.

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  3. Ecco, a proposito di ignoranza, mi scuso per l’ondivago uso dei tempi verbali (dal passato prossimo al trapassato e ritorno 🙂 ) Oggi non ci sto con la testa 😦

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