Lineamenti di Teologia Cattolica – 04 (Il Salvatore)

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IL SALVATORE

Gesù Cristo.

Gesù Cristo è la seconda Persona della Trinità, il Verbo, che ha unito a sé una natura umana e si è fatto uomo pur restando Dio. In Gesù l’unica Persona divina ha assunto nel tempo natura umana, conservando al contempo la natura divina, posseduta dall’eternità. L’incarnazione non ha comportato alcun mutamento in Dio, il quale si è limitato ad unire a sé una natura umana.

Così come nel mistero della Trinità abbiamo tre Persone ed un’unica natura, nel mistero dell’Incarnazione abbiamo due nature per una Persona. Nel rispondere alla domanda “Chi è Gesù?” dobbiamo dire quindi che “E’ il Verbo”; mentre  nel rispondere alla domanda “Che cos’è Gesù?” dobbiamo dire “E’ Dio e uomo”, coesistendo in Lui due nature, la divina e l’umana. L’unione tra la natura divina e quella umana in Gesù è detta “unione ipostatica”, dal termine greco “ipostasi”, che significa “persona”. Le due nature sono infatti unite nell’unica Persona del Verbo.

L’opera dell’Incarnazione comprende la preparazione del corpo del Signore con la materia tratta dalla Vergine Maria, la creazione dal nulla dell’anima umana di Gesù, l’unione di questa con il corpo e l’unione del corpo e dell’anima umana alla Persona del Verbo. Tutto ciò avviene in un unico istante ed è opera di tutta la Trinità (essendo un’opera di Dio ad extra). Ad incarnarsi è stato però solo il Verbo. Come si è detto, comunque, l’opera dell’Incarnazione è “appropriata” di preferenza allo Spirito Santo (cosi come la creazione del mondo lo è al Padre). Ciò si giustifica per il fatto che questa è motivata dall’amore.

Gesù come uomo.

Eccezion fatta per il peccato originale (da cui Gesù non fu macchiato per il fatto di aver assunto la natura umana miracolosamente), la natura umana del Salvatore è identica alla nostra. I “monofisiti” negarono questa verità, asserendo che Gesù aveva solo un’umanità apparente. Questi avrebbe avuto solo natura divina, essendo stata la natura umana “assorbita” da quella divina. Il monofisismo è stato condannato come eretico dalla Chiesa.

Come tutti noi, quindi, Gesù aveva un corpo e un’anima immortale e godeva di tutte le facoltà proprie degli esseri umani: intelletto, volontà, sensibilità, ecc. Gesù era perfettamente uomo ed ha vissuto una vita integralmente umana. Gesù possedeva perfettamente tutto ciò che compete alla natura divina e tutto ciò che compete a quella umana: Egli era vero Dio e vero Uomo. Contrariamente a quanto asserito dall’eretico Nestorio, però, il fatto di possedere due nature distinte non ha implicato per Gesù anche il possesso di due distinte personalità, una divina ed una umana. Il fatto che in Gesù non ci fosse una persona umana ad affiancare quella divina non sminuisce la sua umanità, questo perché la nozione di persona non entra nel costitutivo di quella di natura.

Come uomo, Gesù possedeva in maniera somma i doni della grazia. Egli possedeva la pienezza della grazia santificante e le virtù infuse dello Spirito Santo. La natura umana del Redentore non era santa solo per l’unione col Verbo (grazia increata, grazia di unione), ma anche per via della grazia creata. Gesù non possedeva la virtù della fede, perché nel suo intelletto umano godeva già in questa vita terrena il dono della visione di Dio. Grazie a tale visione Gesù, come uomo, sapeva di essere Dio. L’intelletto umano di Gesù non avrebbe potuto conoscere i misteri di Dio se non per via di un qualche perfezionamento soprannaturale. Tale perfezionamento, che in questa vita è a noi dato dalla fede, in Gesù era dato fin da questa vita dalla visione. Vedendo Dio, Gesù, come uomo, vedeva tutto ciò che concerneva la sua missione salvifica ed aveva piena cognizione di quello che riguardava il suo essere Capo e Signore di tutto l’universo (molti teologi, però, basandosi sul dettato biblico, oggi ritengono che Gesù prese coscienza di sé e della propria missione in modo progressivo ed entro i limiti dettati dalla sua missione).

La volontà umana di Gesù era anch’essa arricchita dai doni della grazia, in special modo dalla carità. Essa era inoltre impeccabile, anche se non in sé stessa, bensì per via della sua unione con il Verbo. Tale impeccabilità è conseguenza del fatto che essendoci in Cristo soltanto la persona divina del Verbo, ammettere che egli avrebbe anche potuto peccare significherebbe ammettere che il Verbo, cioè Dio, avrebbe potuto peccare, il che è chiaramente assurdo. Nonostante questo, la volontà umana di Gesù era pienamente libera, poiché il libero arbitrio, infatti, non consiste nella sola possibilità di scegliere tra il bene ed il male, ma anche in quella di poter scegliere tra vari beni. La mozione divina sulla volontà di Gesù era, pur nel rispetto della sua umana libertà, in grado di spingerla infallibilmente verso il bene.

La Redenzione.

Il Verbo si è incarnato, come recita il Credo, “per noi uomini e per la nostra salvezza” (Mt 1,21). Gesù ci ha liberato dai peccati e, soprattutto, dal peccato originale.

L’umanità, per via del peccato originale, era esclusa dalla visione di Dio. Essa era una massa condannata alla perdizione (massa peditionis, come dice S. Agostino). Dio ha comunque deciso di intervenire per salvare le sue amate creature da questa triste condizione. Certamente, però, Dio non poteva fare come se il peccato non ci fosse: Egli infatti è assoluta verità e l’esistenza del peccato è una verità. Dio avrebbe potuto offrire ad ogni singolo uomo la grazia del pentimento, dando così ad ognuno la possibilità di redimersi. In questo caso, però, il peccato non sarebbe stato adeguatamente riparato. Il peccato, infatti, ha una gravità infinita (sul piano morale), in quanto offesa a Dio, la cui dignità è infinita, mentre le opere buone delle persone umane (nel caso di eventuali opere compiute per riparare al peccato) hanno sempre un valore finito. Pertanto, anche se pentito e desideroso di riparare al peccato, l’uomo non sarebbe mai stato in grado di soddisfare adeguatamente l’offesa fatta a Dio.

Era necessario conciliare misericordia e giustizia. Ecco allora il perché dell’Incarnazione redentrice: il Verbo eterno, assumendo la natura umana, si è fatto solidale con gli uomini e a nome nostro ha offerto a Dio il sacrificio riparatore. Tale sacrificio, in quanto compiuto da uno di noi a nome nostro, appartiene a tutti noi. D’altro canto, essendo stato compiuto dal Verbo, che è Dio, ha quel valore infinito che nessuna opera semplicemente umana avrebbe mai potuto avere.

Con la morte e la resurrezione di Cristo si è realizzata la redenzione dell’umanità ed è stata riaperta per ognuno di noi la strada che conduce alla salvezza.

Offrendosi liberamente alla sua passione, Gesù, quale sacerdote, ha offerto sé stesso in sacrificio al Padre. Tale sacrificio ha comportato una riparazione adeguata (anzi, sovrabbondante) per i nostri peccati (il peccato originale ed i peccati attuali), meritandoci la grazia e riaprendo per noi le porte del Paradiso. In seguito alla sua Passione  e Morte, Dio Padre ha premiato ed esaltato il suo Figlio Gesù dandogli, anche come uomo, ogni potere in cielo e in terra (Mt 28,18). Ora Egli siede alla destra del Padre ed è giudice dei vivi e dei morti.

La Risurrezione di Gesù è avvenuta il terzo giorno dalla morte. Durante questo lasso di tempo, la sua anima, staccata dal corpo, è discesa nella dimora dei morti, per liberare le anime di tutti i giusti morti senza averLo potuto conoscere. Dopo un periodo che il Vangelo secondo Luca indica come di quaranta giorni, periodo in cui a molti fu concesso di incontrarLo per rendere testimonianza della sua Risurrezione, Gesù è asceso al cielo, per sedere alla destra del Padre fino alla fine dei tempi, quando tornerà per giudicare i vivi e i morti e per istaurare un regno che non avrà mai fine. Egli comunque non ci ha abbandonati, ma rimane con noi fino alla fine del mondo (Mt 28,20).

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Categorie:Filosofia, teologia e apologetica

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31 replies

  1. Sarebbe bene definire, spiegare bene cosa si intente con la parola Verbo o Logos.

    Dire che Gesù è il Verbo di Dio cosa significa? Che è la Parola di Dio? Il Progetto di Dio? L’amore di Dio?

    Verbo e Logos sono teologicamente sinonimi?

    Un uomo disinteressato di questo secolo che sente dire “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio” ci dice: “Bò, e a me?”.

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  2. Eh, quel Pantocratore! Il Cristo cosmico, il Verbo, il Redentore…

    Tornando al tema (però quell’Immagine convertirebbe i sassi, persino l’uomo disinteressato di questo secolo, se gli rimanesse qualche scampolo di anima), vi fu, a suo tempo, qualcuno che fece notare come nel prologo giovanneo il πρὸς valesse, più che un apud un ad, un “verso”, quasi a dire “rivolto verso”, e come tale elemento, insieme con la distinzione fra τὸν Θεόν (ossia ὃ Θεὸς) e Θεὸς, cioè fra “Dio” con articolo (soluzione, argomentava lo studioso, sovente usata per indicare il Padre) e senza articolo, restituisse alla perfezione la struttura Trinitaria ponendo in campo la circolazione dell’Amore di Dio (lo Spirito Santo). Forse trattavasi su una pura suggestione teologica, ma a me non dispiacque allora e non dispiace neppure adesso.

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  3. …la distinzione fra τὸν Θεόν (ossia ὃ Θεός) e Θεός, cioè fra “Dio” con articolo (soluzione, argomentava lo studioso, sovente usata per indicare il Padre)…

    Che ὃ Θεὸς (con articolo) sia usato per indicare il Padre, o comunque per marcare una specifica distinzione, non è in realtà tanto frequente: nella stragrande maggioranza dei casi la presenza o l’assenza dell’articolo sembrano non comportare particolari differenze in termini di significato. Ma qui, nel Prologo, il riferimento al Padre è davvero scoperto. E a me sembra che la scelta della preposizione, quel πρός, meriti un’attenta considerazione: la relazione che instaura pone infatti il Λόγος come persona (e come una persona distinta), non come semplice funzione dell’ὃ Θεός.

    Circa il termine λόγος, invece, non è mancato chi, specie in tempi recenti, ne ha negati gli intenti filosofici, affermando che il suo uso neotestamentario riferito a Gesù dev’essere inquadrato in relazione all’immagine veterotestamentaria della “parola di Dio” e non in rapporto alla nozione greca (specie platonica) di λόγος. Obiezione inconsistente, perché un termine può esprimere strati semantici, o addirittura una dominante semantica, che vanno al di là dell’orizzonte immediatamente contemplato dal suo autore/latore (e qui dovremmo tornare a un vecchio scambio che ebbi – in civilissimo dissenso, ma in dissenso – con il buon Simon, là dove sostenni che la volontà dell’autore non è affatto risolutiva riguardo al campo della significazione di quanto egli ha detto o scritto).

    Il rapporto fra grecità e Nuovo Testamento resta cardinale per la messa a fuoco del Cristianesimo, molto più del rapporto fra Nuovo Testamento e paleostrato semitico. A patto però di intenderne il Centro più come il signore (anzi, il Signore) dell’immagine qua sopra, che come un simpatico giovinotto impegnato a fare trekking per le vie della Palestina.

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    • Da un lato posso darti ragione, un termine può esprimere strati semantici multiformi e sono altrettanto d’accordo che è un esercizio non indifferente di fede nei confronti dell’esegesi e dell’ermeneutica circoscrivere un termine all’interno di una immagine netta e precisa che si ha dell’autore del testo che contiene quel termine. In fondo mai sapremo con certezza cosa Giovanni indicasse con quel termine, quanto è sottostrato semitico e quanto ellenistico. Già anche solo pensare che tale prologo sia poi una riflessione “personale” di Giovanni può portare ad un errore non indifferente, poiché non è scontato e potrebbe benissimo essere che tale prologo fosse una narrazione talmente importante da essere “messa a memoria” per l’omiletica successiva riguardo agli attributi di Dio e la figura del Cristo.

      D’altro canto bisogna a mio avviso procedere con i piedi di piombo, non attribuendo ad ogni termine in studio necessariamente tutti i significati che può avere oggi (evvabeh), ma nemmeno che poteva avere al tempo, dando per scontato che implicitamente in questo caso Giovanni li avesse conosciuti tutti o – in caso – li sposasse in toto.

      Ritengo il profilo scritturistico letterale, visto sotto la lente dell’ermeneutica contemporanea (a là Ricoeur per intendeci) enormemente importante e i risultati di certe indagini sono davvero strepitose e ricche di fascino (ascoltatevi le esegesi di Barbaglia sul Padre Nostro e capirete cosa sto dicendo). Eppure resta in me quella sensazione di errore tipico di chi tramuta uno strumento filosofico come l’ermeneutica, atto ad aprire nuovi sentieri in una montagna precisa, in una filosofia in sé, come fosse una nuova montagna da esplorare e che necessariamente deve scegliere, in modo “protestante”, cosa accettare della montagna che si è abbandonata e cosa invece rifiutare. Difficile da spiegare, ma se ascoltate qualche lezione dell’amico Barbaglia sentirete la distanza delle sue conclusioni rispetto ad un magistero esegetico corrente. E se da una parte questa distanza denota una possibile “arretratezza prudenziale” dello stesso Magistero, dall’altro spesso si arriva ad uno scontro fra proposte di difficile risoluzione. Ad esempio l’idea della Fede DI Gesù quale archetipo di FEDELE a Dio Padre cozza con l’idea della Fede IN Gesù che si sa essere Cristo Dio per scienza infusa; che quest’ultima posizione sia una “mezza comodità” sono disposto ad accettarlo, meno che debba essere messa in discussione semplicemente non accettandola o accettandola parzialmente.

      Comunque sto divangando. Per chiudere: mi stanno bene le congetture, anche terminologiche, ma che siano congetture che non contrastino con la Tradizione e il Magistero della Chiesa poiché se lo fanno sono congetture, certamente affascinanti, a volte incredibilmente rigorose, che magari pretendono di risolvere un problema millenario e sfiorano la genialità, ma sono anche certamente sbagliate se pensate come Verità nei confronti di un Magistero erroneo. Punto. 🙂

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      • Eppure resta in me quella sensazione di errore tipico di chi tramuta uno strumento filosofico come l’ermeneutica… in una filosofia in sé

        Sono completamente d’accordo, Minstrel. Ed lo stesso problema che può presentarsi con l’indagine filosofica o critico-testuale: utile strumento congetturale (di ragionevoli e ragionate congetture), ma non certo scienza esatta. Giusti i piedi piombati.

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    • (Scusatemi, non riesco a copiaincollare le frasi che vorrei, ma mi spiegherò lo stesso).

      Secondo me non si può dire che la grecità rimane cardinale molto più del paleostrato semitico.
      A parte che non sarebbe tanto “paleo” lo strato semitico (basti pensare come paragone ad un italiano madrelingua che scrivesse di teologia/fatti religiosi/racconti di fede in inglese , con la differenza che nel caso dei vangeli cambiano anche tutti i sistemi linguistici-alfabetici-grammaticali nonché linguistico culturali….) ma in ogni caso va interpretato l’incontro perfetto, provvidenziale, tra i due mondi. Non c’è altra strada (per me) anche considerando che è pacifico per tutti gli studiosi che il greco dei vangeli è piuttosto “elementare” , tipico dei non-madrelingua.
      Capisco lo Spirito Santo…. però non esageriamo.
      Volevo infatti copiaincollare, tra le altre, la frase di minstrel che ha copiato Navigare: non facciamo troppo a fette, non sezioniamo troppo le Scritture. Il contesto rimane fondamentale, per la parte ‘umana’ degli scritti – anche senza scomodare troppo Tradizione e Magistero.

      Sì, Mauro, avevo sentito mesi fa Barbaglia (youtube) sul Padre Nostro, la manna, ecc. Solo che ora non ricordo esattamente dove cozzava col Magistero (so che ogni tanto lui cozza e di solito anche avverte gli ascoltatori). A volte poi è anche difficile sapere/conoscere qual è il Magistero preciso su alcuni argomenti….
      Qualcuno ha detto che oggi bisogna sapere troppe cose per essere eretici… Forse tu, Simon, Navigare e pochi altri potreste essere eretici sul serio. Io ancora no 😉

      P.s. quando scrivete in greco se possibile traslitterate per i comuni mortali. Così oltre a kyrios e a logos magari imparo a riconoscere anche altre paroline nei testi originali 😉
      Ogni tanto li guardo, come guardo l’ebraico, e vedo tanti disegnini 😀

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      • anche considerando che è pacifico per tutti gli studiosi che il greco dei vangeli è piuttosto “elementare” , tipico dei non-madrelingua

        e nondimeno greco 😉

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        • Ma certo 🙂
          Scritti greci sul logos incarnato ebreo 😉

          (Sottolineo che io sono pro mentalità dell’incontro, versus quella della competizione tra mondi e fazioni. Ultimamente nomino tanto l’ebraismo solo perché sto studiando in quel senso, e non perché io voglia affermare superiorità o priorità. Allo stesso modo non mi piace che vi sia priorità “occidentale” fino quasi al punto di tagliare la radice effettiva. Attenzione che siamo pur sempre i “selvatici” innestati sull’olivo buono, come dice San Paolo. Lo so che qualcuno si potrà sentire ferito nell’orgoglio, ma secondo me ci fa solo bene. Come probabilmente fa bene agli ebrei sapere, almeno ad un qualche livello inconscio, che Dio ha deciso che nel Piano c’eravamo pure noi “pagani”)

          Logos che ha comunque fatto parecchio trekking in Palestina (per usare le tue parole)
          😀

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          • Più corretto rifarsi alla vite. La cultura classica è il nobile vitigno di cui gustiamo i meravigliosi frutti vinificati (Chardonnay, Riesling, Pinot Noir, Nebbiolo…), la base ebraica è il resistente portinnesto selvatico, che in sé darebbe l’uva americana (come ha fatto l’ebraismo in America, effettivamente 😀 ) da cui cavare facili vinelli ad alto contenuto di metanolo (causa cecità e, in certe concentrazioni, morte). Messo così il paragone botanico-agronomico è pertinente 😉 .

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            • No. Secco.
              😀
              Motivo del diniego:
              Perché procedendo in tal maniera si rischia di cadere anche noi, come (la gran parte del) l’ebraismo, nel “dio etnico”, stavolta europeo oppure del “popolo della cultura classica” (in contrapposizione ma con la stessa valenza del popolo d’Israele così come inteso dagli ebrei).

              Più vicina alla realtà è la concezione che vede i passaggi storici della mano di Dio… ma non li assolutizza traducendoli quasi ad un livello teologico. (per troppi secoli senza il “quasi”).
              Bello vedere come il Signore abbia posto un antidoto a certi errori, sempre che gli uomini vogliano assumere tale antidoto e non preferiscano invece morire avvelenati: Gesù, il Messia, è nato ebreo, secondo le Scritture ebraiche, ed è sempre rimasto tale. Nel suo ministero non ha messo neanche un piede in terra straniera. E credo che , dopo la Resurrezione, lo Spirito Santo avrebbe potuto “spedirlo” ovunque, senza chiedere agli apostoli di attenderlo a Gerusalemme.
              Quindi: se etnico dev’essere è ebreo completamente, l’olivo è quello, l’albero è quello – e tutti gli altri innesti (per quanto possano dare esiti raffinatissimi, anche migliori di ciò che poteva fare l’albero d’origine) rimangono pur sempre innesti “selvatici”. Non si scappa.
              Se invece vogliamo uscire da quella visione ‘competitiva’ : tutti, da ambo le parti, dobbiamo ammettere che non poteva esserci Rivelazione in senso pieno senza la collaborazione di olivo e innesti. Non poteva esserci l’Occidente di oggi senza lsraele (e viceversa, guardando alle vicende storiche). Perché Dio non si è incarnato Greco? Perché non ha fornito Scritture Antiche in lingua greca? Non sarebbe stato più “logico”? Perché la mia Bibbia pesa così tanto, soprattutto “per colpa” delle scritture ebraiche canonizzate cristiane?
              Tutto ciò rimane un’indicazione sempre valida per chi ha Fede oggi (ebrei e cristiani) e vuole seguire il Piano di Dio. Il mondo richiede, come ha sempre richiesto, la collaborazione di tutti i rami, dell’albero intero…..

              Interessante l’ultimo articolo sul blog del Dr. Eli Lizorkin-Eyzenberg, cristiano, studioso di queste tematiche
              http://jewishstudies.eteacherbiblical.com/9469/
              Are there still Greek and Jews in Christ Jesus?

              E anche del Prof. Mark Nanos, ebreo, sullo stesso blog
              http://jewishstudies.eteacherbiblical.com/myth-law-free-paul-standing-christians-jews-mark-nanos/

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              • Trinity, le avevo risposto, ma il commento è andato perduto in qualche cantone della rete… Segno che così doveva essere. Niente di grave, perché nel nostro scambio su questo tema non ci moveremmo, temo, nemmeno di un millimetro. D’altronde è certo molto più ciò su cui siamo in accordo che ciò che ci divide.

                Tengo però a segnalarle che la mia concezione della classicità non ha nulla di etnico. Non esiste “un popolo classico”, ma una civiltà classica, cui si può sempre aderire via logos.

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              • Ho ritrovato il commento e l’ho postato. Tanto per riattizzare il fuoco ahahah! 😀

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              • Grazie Minstrel. In realtà ho già capito che con Trinity esiste, quanto alla qualità della visione, una sintonia di fondo. 😉

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  4. @francetrinity…le avevo detto di alleggerire certe frequentazioni… 😮

    Scherzi (ma non troppo) a parte, vengo alle sue puntualizzazioni. Nessuna deriva etnica: Gesù non può, non deve e non vuole essere etnico. Non si sostiene la superiorità di un popolo, ma di una civiltà. La differenza? Del popolo si partecipa per appartenenza etnica (o altrimenti in forme di associazione o cooptazione in qualche fascia cadetta): così l’induismo non speculativo, lo scintoismo, l’ebraismo e altri. Di una (stavo per dire “della”) civiltà si può tranquillamente partecipare per mera adesione volontaria. Alla civiltà si è pienamente convertibili. Non c’è, dunque, alcun “popolo della cultura classica” in senso etnico. Solo, semmai, in senso logico. L’affermarsi della civiltà classica ha segnato la maturità dei tempi, non la supremazia etnico-razziale di un popolo.

    E ancora. Gesù non avrebbe avuto alcun bisogno di mettere piede in terra straniera, perché lo straniero aveva messo abbondantemente piede nella sua, che era all’epoca sotto occupazione. Ciononostante il piede in terra straniera lo mise eccome, e in un’età per la natura umana decisiva (nell’età dell'”imprinting”): fu in un Egitto reduce dal cosmopolitismo ellenistico; e vi fu portato nell’intento di sottrarlo non alle persecuzioni dei forestieri che occupavano la terra in cui era nato, ma quelle, come si sa, di soggetti più indigeni.

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    • Grazie Navigare e grazie Minstrel che riattizza fiamme 😀
      Niente da eccepire, Navigare. Discorso equilibratissimo.

      Osservo anche che alcuni (tipo Daniel Boyarin, lo so è studioso “controverso” antipatico praticamente a tutti) tendono ad apprezzare la coesistenza di entrambe le spinte – così bene esposte da lei Navigare, prendendone i punti forti da sviluppare per un mondo che trovi una strada verso la pace. (e nel contempo individuando i rischi di certe derive, possibili per entrambi i sistemi valoriali).

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      • Ma grazie a lei, Trinity. È sempre bello vedere persone che cercano (e trovano!) con passione, sincerità e felicità d’intuito le “cose alte”.

        Credo di avere già proposto il parallelo altrove, ma per aiutare a sottolineare il fatto che il cristianesimo segna proprio il trascendimento dell’elemento etnico, mi piace accostarne l’opera – con tutti i debiti, e non pochi, distinguo del caso – all’azione intrapresa dal buddismo nei riguardi dell’induismo. Anche in quel caso vediamo una religione a base etnica (ed esclusiva!) imperniata sul legalismo ritualistico e su una fittissima rosa di prescrizioni e tabù. E anche in quel caso ne abbiamo una raffinatissima spiritualizzazione, direi l’inveramento. Chi è bramino, per il Buddha? Non chi nasce nella corrispondente casta socio-censitaria, ma colui che segue il Dharma, la Legge, dove il termine Legge ha ormai assunto un significato che pone il concetto in rotta di collisione con l’antica concezione legalistico-formale e viene (l’indù riformato direbbe “torna”) ad assumere una valenza squisitamente metafisica.

        È solo uno spunto di riflessione, beninteso, ma non insuscettibile di fecondi sviluppi. A volte simili escursioni si rivelano più utili di quanto si possa immaginare, come insegnava l’apologo del rabbi Eisik di Cracovia.

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        • Caro Navigare Necesse est tutto quello che lei dice è un dejà vu, dejà vecu: si chiama gnosticismo,
          gnosticismo cristiano., ma sempre gnosticismo .
          peccato che le “valenze squisitamente metafisiche” che lei come tutti gli gnostici evoca, nulla
          hanno a che vedere con la Croce di Cristo “scandalo per i Giudei e FOLLIA PER I GRECI”.
          Guardi che tanti hanno cercato di trasformare il messaggio evangelico in una gnosi di tipo platonico.
          non ci sono mai riusciti, però .

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          • No, non credo affatto che il messaggio evangelico sia riducibile a un sistema – magari di estrazione gnostica – di tipo platonico o neoplatonico, e nemmeno alla variante del platonismo che si suole chiamare aristotelismo. Non è riducibile a una gnosi, né a una filosofia. Semplicemente perché è molto di più dell’una e dell’altra. Ma per rendersi conto di questo occorre maturare, con l’aiuto della Persona raffigurata in apertura di questo post, la capacità di spingersi oltre la lettera, saper scorgere in profondità ciò che significa la lettera, coglierne il respiro.

            La vecchia zuppa gnostica e i sincretismi da saldo di fine stagione non sono interessanti. Ma è sempre bene esaminarsi a fondo, per non rischiare di non ritrovarsi involontariamente a gnosticheggiare: non c’è gnosticismo più deleterio di quello non consaputo. E persino un passo come “Ἰουδαίοις μὲν σκάνδαλον ἔθνεσιν δὲ μωρίαν”, “scandalo per i Giudei e stoltezza per gli altri”, può, per chi rimane incagliato nel rubricismo, costituire un esercizio gnostico.

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            • Per Navigare

              “Ma per rendersi conto di questo occorre maturare, con l’aiuto della Persona raffigurata in apertura di questo post, la capacità di spingersi oltre la lettera, saper scorgere in profondità ciò che significa la lettera, coglierne il respiro.”

              Ben detto, caro Navigare. “La lettera uccide, ma lo Spirito vivifica”. (2Cor 3,6)

              Adesso ti sei beccato pure dello gnostico, LOL e ancora LOL! 😀 😀 😀

              “Anche in quel caso vediamo una religione a base etnica (ed esclusiva!) imperniata sul legalismo ritualistico e su una fittissima rosa di prescrizioni e tabù. E anche in quel caso ne abbiamo una raffinatissima spiritualizzazione, direi l’inveramento”.

              Non potrei essere più d’accordo, e dico anche che il cattolicesimo spesso è rimasto impantanato nel legalismo e nel moralismo prescrittivo, cosa che si spera verrà superata.

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              • Eh, caro Vincent, quando si scambiano opinioni in uno spazio brachilogico com’è quello offerto da internet bisogna mettere in conto anche il rischio delle etichettature.

                Spiace che qualcuno confonda lo gnosticismo con la metafisica 😕 (la gnosi può essere anche una metafisica, ma non è certo sinonimo di metafisica), ma può capitare. Bisognerebbe capire in primo luogo che cosa il nostro interlocutore intenda con “gnosi” e “gnostico”, con quali tratti caratterizzanti ne definisca il concetto; dipendentemente da questo, è possibile che in me o in lui o in altri siano presenti tracce di “gnosticismo” 😮

                Be’, l’ora è tarda e devo ritirarmi nella grotta a ripassare l’elenco delle sfere e degli Arconti ❗

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            • Per Navigare

              “Bisognerebbe capire in primo luogo che cosa il nostro interlocutore intenda con “gnosi” e “gnostico”, con quali tratti caratterizzanti ne definisca il concetto; dipendentemente da questo, è possibile che in me o in lui o in altri siano presenti tracce di “gnosticismo” .”

              La mia impressione è che ogni tentativo di smarcarsi da un’interpretazione riduttiva, letteralista e legalista della Scrittura e della Legge venga visto come “gnosticismo”.
              Del resto, Navigare, per alcune persone sono 50 anni che la Chiesa è eretica per queste ragioni. 😉

              Più sopra ho postato l’articolo di un un teologo moralista cattolico (questo http://www.nicodemo.net/NN/giornali_pop.asp?ID=3061 )
              che secondo me esprime magnificamente il modo giusto di applicare la Legge, in un ambito nel quale noi Cattolici ci siamo spesso fossilizzati nel legalismo più ottuso.
              Poi è chiaro, con i tradizionalisti o simil tali è sempre difficile andare “oltre” la lettera e la sua applicazione bovina e rigida, non per loro limiti intellettivi, ma perché la loro forma mentis porta a questo.

              “Be’, l’ora è tarda e devo ritirarmi nella grotta a ripassare l’elenco delle sfere e degli Arconti ❗ ”

              BTu scherzi, ma c’è chi pensa che la Chiesa sia da più o meno 50 anni in mano a Satana, basta pensare le fandonie messe in giro sul beato Giovanni Paolo II http://personefamoseallinferno.blogspot.it

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  5. “per non rischiare di ritrovarsi”

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  6. Per Navigare

    “Bisognerebbe capire in primo luogo che cosa il nostro interlocutore intenda con “gnosi” e “gnostico”, con quali tratti caratterizzanti ne definisca il concetto; dipendentemente da questo, è possibile che in me o in lui o in altri siano presenti tracce di “gnosticismo” .”

    La mia impressione è che ogni tentativo di smarcarsi da un’interpretazione riduttiva, letteralista e legalista della Scrittura e della Legge venga visto come “gnosticismo”.
    Del resto, Navigare, per alcune persone sono 50 anni che la Chiesa è eretica per queste ragioni. 😉

    Più sopra ho postato l’articolo di un un teologo moralista cattolico (questo http://www.nicodemo.net/NN/giornali_pop.asp?ID=3061 )
    che secondo me esprime magnificamente il modo giusto di applicare la Legge, in un ambito nel quale noi Cattolici ci siamo spesso fossilizzati nel legalismo più ottuso.
    Poi è chiaro, con i tradizionalisti o simil tali è sempre difficile andare “oltre” la lettera e la sua applicazione bovina e rigida, non per loro limiti intellettivi, ma perché la loro forma mentis porta a questo.

    “Be’, l’ora è tarda e devo ritirarmi nella grotta a ripassare l’elenco delle sfere e degli Arconti ❗ ”

    BTu scherzi, ma c’è chi pensa che la Chiesa sia da più o meno 50 anni in mano a Satana, basta pensare le fandonie messe in giro sul beato Giovanni Paolo II http://personefamoseallinferno.blogspot.it

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  7. Menzogne spudoratissime, tra l’altro (quei ciarlatani non sono nemmeno capaci di inventarle bene) visto che GPII ne aveva parlato eccome dell’inferno http://www.uccronline.it/2014/04/13/come-puo-esistere-linferno-se-dio-e-misericordioso/

    Chissà, forse quella gente l’ha “messo” all’inferno perché GPII non insegnava (come vorrebbero i tradizionalisti) che tutti i non cattolici siano irrimediabilmente dannati se non si convertono. 😉

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  8. Scusate per il commento duplicato.

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